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Isabella Franceschini – The garden

Isabella Franceschini vive da sedici anni a contatto con la natura della campagna circostante Ozzano dell’Emilia e il giardino è sempre stato il suo rifugio segreto, la sua oasi rigenerante, una bolla di leggerezza e libertà dove si ritrova. “Nei giorni della pandemia – racconta lei stessa – quel giardino è stato il luogo che mi ha permesso di indagare su me stessa e di confrontarmi con le mie insicurezze. Così, l’oppressione provocata in me dalla battaglia contro il nemico invisibile, è diventata matrice di sogni malinconici che mi hanno aiutato a non smarrirmi, ma di continuare a sperare”.

Un incedere poetico, il suo, attento ai dettagli, alle sensazioni, alla percezione di se stessa tradotta in gesti e brandelli di quel mondo protettivo, pieno di sorprese e di appagamento, che l’autrice racconta con uno stile carico di percezioni tattili, perfino uditive e olfattive, ottenute nonostante la “costrizione” della bidimensionali del mezzo fotografico. In questo sua oasi verde, come esistesse un Dio delle piccole cose, tutto è fondamentale, perfino l’ombra di un fiore al tramonto. Ed è importante la sua grande capacità di narrazione, che rende speciale l’ordinario e spazia dal ritratto all’indagine documentale: questa attitudine denota una grande curiosità per l’essere umano e le sue infinite sfaccettature.

BIOGRAFIA

Isabella Franceschini è una fotografa freelance italiana. Si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bologna. Dal 2008 si è avvicinata alla fotografia viaggiando all’estero e da allora la fotografia è diventata parte fondamentale della sua vita. Ha cominciato a studiare fotografia nella sua città approfondendo il reportage, il ritratto, il bianco e nero, la street photography. Successivamente ha frequentato a Roma la Masterclass di fotogiornalismo annuale. Attualmente Isabella si dedica alla fotografia documentaria, sviluppando progetti a lungo termine principalmente ispirati da tutto ciò che influenza gli esseri umani e le loro relazioni. Il suo interesse per il mondo è rivolto principalmente verso le persone e la quotidianità. Ha già ricevuto diversi premi e pubblicato su molte riviste specializzate e generaliste, anche all’estero. 

Sito: www.isabellafranceschini.com

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Mjriam Bon – I Muri del Silenzio

L’etico progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace, parte dall’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne:
– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il lavoro, nato lo scorso anno sotto forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma, è diventato quest’anno un libro fotografico in edizione limitata, uscito per avviare una raccolta fondi il cui ricavato andrà a sostegno proprio delle donne vittima di violenza. Tra gli scopi primari dell’autrice,  c’è quello di abbattere quel muro di omertà e silenzio di chi non vede o fa finta di non rendersi conto, di chi non parla per timore o vergogna, omertà che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Le cento pagine raccolgono scatti recenti o inediti, per un totale di 75 volti di chi ha deciso di sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti di questi trittici dove, come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese, si sono coperti con le mani occhi, orecchie e bocca in forma di protesta verso chi non prende posizione per cambiare le cose e abbattere i “Muri del silenzio”

Queste le parole della stessa ritrattista: 

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.
Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

 

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Marco Lorini – Tresigallo, Luglio 2020

Prendendo spunto dalla iscrizione (SOGNI) sovrastante un edificio dei tanti che fanno di Tresigallo, piccolo centro del ferrarese, uno degli esempi più fulgidi dell’architettura razionalista, è sorta una considerazione fra quella scritta e la struttura che la sostiene. L’architettura razionalista, sviluppatasi fra le due guerre del ‘900 in mezza Europa e principalmente in Germania, Russia e Italia, aveva nella sua concezione di progettazione e costruzione l’eliminazione di ogni componente emotiva ed estetizzante e la purificazione delle forme da ogni apparato decorativo.
Il Sogno è qualcosa di irrazionale che si contrappone, quindi, alla razionalità. In progetto fotografico composto da 8 dittici e incentrato sugli edifici di progettazione razionalista di Tresigallo, vuole mettere a confronto le rigorose e schematiche linee, frutto anche del pensiero del loro tempo, con aspetti decorativi, multiformi ed estetici di particolari presenti sulle strutture. Nei particolari si possono leggere rotture delle linee, contrapposizioni fra il razionalismo della forma con l’irrazionale del cielo, con l’estetismo dei decori, con le ombre viste come elemento di rottura

Biografia.
Marco Lorini è nato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, nel 1957. Ha iniziato la passione per la fotografia a fine anni Settanta, finalizzando gli scatti in camera oscura. Dopo anni in cui la fotografia è stata usata solo per raccontare la famiglia, nel 2010 ha ripreso vigore la passione venendo in contatto con il circolo fotografico di zona, il Photo Club Mugello, di cui è presidente dal 2017. Ha partecipato a varie mostre collettive di circolo e una personale (Terre di Siena) in Borgo San Lorenzo. L’interesse fotografico è volto su fotografia a progetto, concettuale, astratta, di strada, ma principalmente su ciò che desta curiosità e che pone riflessione. Ha partecipato a diversi workshop a partire dal 2014.

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Portfolio – Elsa Falciani, Parkesine

21 maggio 2019: I deputati del Parlamento europeo – 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni –
hanno confermato il loro appoggio alla proposta della Commissione Europea per ridurre l’impatto
ambientale della plastica. Nel 2021 sarà vietata la produzione di vari oggetti di plastica ritenuti più
inquinanti.
Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da
plastica in Europa fino al 2030.
Questo lavoro è titolato Parksine perché la storia della plastica comincia nell’XIX° secolo, quando, tra il
1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il
primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine Si tratta di un primo tipo di celluloide,
utilizzato per la produzione di manici e scatole, ma anche di manufatti flessibili come i polsini e i colletti
delle camicie.
La plastica nonostante il suo carattere altamente nocivo è nata e si evoluta in pochissimo tempo, negli
ultimi 60 anni, quindi un processo recente e veloce.
Il lavoro è proiettato nell’anno 3020 (per essere archeologia la distanza deve essere almeno di 1000 anni)
la fotografa ha immaginato un ipotetico ritrovamento di uno strato geologico di plastica e quindi l’inizio di
un processo archeologico.
Le domande che hanno portato avanti il lavoro della fotografa sono state:
Si può ipotizzare la nascita di un’archeologia della plastica?
La plastica diventerà una nuova parte della natura?
L’intuizione è stata quella di combinare la teoria e la pratica della disciplina Archeologica al disagio
ambientale, creato dalla plastica, seguendo le fasi di un processo di ritrovamento archeologico come fase
strutturale del processo artistico.
Secondo l’artista l’ immaginazione è un mezzo potente per comprendere dove ci troviamo e chi siamo, e
che l’invenzione poetica possa agevolare la riflessione e la comprensione dei problemi ambientali di oggi
senza dover ricorrere al messaggio visivo esplicito dei media.

Biografia

Elsa Falciani, nata nel 1977, psicoterapeuta di professione, lavora a Milano.
Dal 2017 ha iniziato a prendere sul serio il suo ruolo di fotografa.
“Fotografo perché sento visceralmente il bisogno di fotografare”.
Raccontare storie con fotografie è diventata la sua ossessione che le permette di conoscere nuove culture, nuovi punti di vista e affrontare nuove sfide tutto ciò la porta a conoscere nuove parti di sé e nuovi modi per raccontare le sue storie.
“La fotografia e le arti visive mi insegnano sempre a scavare dentro di me per poter superare i miei limiti prospettici per leggere e raccontare il mondo che incontro fuori e dentro di me”.
Autodidatta, cerca sempre di migliorare frequentando corsi e seminari.

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Mostre – Unica Bari

E’ allestita al Teatro Margherita, e raccoglie tre punti di vista diversi e momenti unici di una grande capitale del Mezzogiorno d’Italia. La collettiva Unica Bari si compone di sessanta scatti, realizzati in parti uguali da tre  talentuosi fotografi che con diversi stili e tematiche hanno raccontato le architetture, il paesaggio, le genti, le tradizioni, scegliendo tre diverse strade. Un’indagine fotografica del territorio che ha una doppia valenza. Innanzitutto è racconto del presente, per chi lo vive qui e ora, evidenziato proprio dai diversi sguardi che gli autori ci prestano. In secondo luogo è responsabilità della memoria, che loro stessi si assumono per registrarla: nell’istante stesso che questi scatti sono stati pensati, prodotti, stampati, esposti a un pubblico, sono diventati archivio documentale dei luoghi, delle persone, delle abitudini in quel determinato  momento storico, prezioso reperto da consegnare ai posteri. 
I fotografi coinvolti sono: 
Alessandro Arbusci si è concentrato sulle architetture, sui monumenti o gli edifici riconoscibili scevri da presenze umane, con una sequenza urbana carica di silenzio e quiete che registra questi giorni di lockdown: un ponte, lo stadio, l’aeroporto, la piazza della chiesa, i palazzi istituzionali, istanti dove nulla sembra accadere, tranne i movimenti dei suoi passi e dell’otturatore.  
Più umanista e aderente alla realtà il lavoro di Antonio Amendola che, con un taglio da street photography, si sofferma sui pescatori, sui lavoratori al mercato, su piazze assolate attraversate dai passanti. Lui con i soggetti sembra voler parlare, li avvicina a volte frontalmente, altre in punta di piedi da lontano, ma il dialogare è costante come costante è il mare a fare da sfondo.  
Mare che torna anche nell’indagine documentale di Marco Sacchi, ma il suo obiettivo è puntato sulle facce della gente, sulle tradizioni antiche e nuove della città, raccontate con scatti carichi di contrasto, dinamismo, ironia. I suoi soggetti hanno la forza dirompente del cinema neorealista di Zavattini che  presentava il candore dei piccoli eventi della quotidianità, per farli restare per sempre impressi in chi li guarda.
Il progetto editoriale è di Visual Crew, con la supervisione di Amedeo Novelli. La mostra è curata da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine.
Per approfondimenti, per ascoltare contenuti e fare un tour virtuale dell’esposizione, www.unicabari.it
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Libri – Lee Jeffries, A book of humanity

Lee Jeffries è un amico di EyesOpen! Magazine. E’ quel magnifico ritrattista che ci permise di realizzare la nostra prima copertina nel lontano 2014. I nostri lettori più affezionati se lo ricordano quel numero Zero da collezione diventato icona del magazine: a rappresentare l’inizio della nostra avventura fu un’anziana signora elegante e bellissima di nome June, una senza tetto, che l’artista inglese aveva fotografato con quel suo modo speciale di inquadrare la dignità profonda scritta sul volto di ogni individuo.

Oggi Lee torna a trovarci, attraverso un libro che raccoglie molto della sua ricerca. Si intitola “Portraits”, sembra uno scrigno foderato di pelle nera da dove escono preghiere. Una toccante introduzione, scritta dall’attore americano Josh Brolin, ci avvia a un viaggio profondamente personale in ciò che rende tutti noi esseri umani. Attraverso un alternarsi di narrazioni e immagini postprodotte in magnifici bianchi e neri contrastati o a colori carichi, il volume esplora l’emozione e l’amore che ci unisce. Sfogliando queste 240 pagine di ritratti e storie scritte a lato, scopriamo persone che emergono dal buio più profondo per affidarci le loro vite attraverso uno stile potente, che dimostra la straordinaria empatia e la spiritualità di un vero maestro dell’obiettivo.

Il progetto “Portraits” è autoprodotto con quella stessa cura per i dettagli che il fotografo impone a se stesso quando scatta ogni singola immagine e che è la chiave stilistica del suo lavoro. L’elegante pubblicazione racconta dieci anni di carriera, durante i quali l’autore ha percorso i marciapiedi del mondo alla ricerca degli ultimi – senzatetto, prostitute, orfani, alcolisti, tossicodipendenti, emarginati – per ridare loro un’identità. Queste fotografie fanno piangere e talvolta ridere, fanno provare emozioni profonde a chi le osserva e inducono a farsi una moltitudine di domande. Il suo istinto lo conduce sempre a cercare un lampo, in mezzo a quelle disperazioni inquadrate in primissimo piano. Li guarda tutti negli occhi, va oltre la loro condizione e scava fino a trovare ciò che affiora. La sua è una dichiarazione d’amore al genere umano.

Se volete ordinare il libro “Portraits”, lo trovate qui:  www.lee-jeffries.co.uk

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Portfolio – Noemi Cilenti

Pubblichiamo il portfolio di una giovane autrice milanese che, con un taglio introspettivo e poetico, racconta la sua storia personale utilizzando le immagini. Il suo lavoro  si concentra soprattutto sul corpo e sulle emozioni, messe in scena con l’espediente dell’autoritratto e di alcune simbologie. Noemi compie un viaggio di rinascita, un percorso a ostacoli che diventa archetipo nel quale riconoscersi, dove la sofferenza riscatta se stessa senza narcisismo, pur mettendosi al centro della ricerca. Pare piuttosto un dialogo interiore, possibile grazie al medium fotografico che la conduce a trovare risposte sulla sua identità.
Non rendermi triste, non farmi piangere. 


A volte l’amore non è abbastanza e la strada diventa dura.

Sento il mio cuore spezzarsi a ogni passo che faccio.

Scappare… Perchè? Da chi? Da cosa? Inciampare e incrociare una voce sconosciuta:
“Lasciati baciare sotto la pioggia battente” mi disse “Ti piacciono le ragazze folli!” gli risposi come sfida. Ma questa, è un’ altra “canzone”.

Fermarmi invece di correre, in un attimo mi sono ritrovata da sola sotto questa pioggia nera,  un mondo parallelo, rinchiusa in un Paradiso Oscuro.

Il cielo azzurro diventa grigio, come il mio amore, un contrasto confusionale, un vuoto incolmabile.

Hai portato via una parte di me, lasciandomi sola con la mia parte più tenebrosa.

Se fosse questa la parte migliore di me?

Ho incontrato molte persone in questo mondo.
“Chi veglierà su di te quando me ne sono andato?” Tutto brucia lentamente  come parole che macchiano una lettera.

Mi sento persa ma non spaesata,
nel cammino abbiamo perso noi stessi.
Ma io vorrei sentirmi rinata.

Il mio stomaco è stato calpestato,

il mio cuore anch’esso vuoto e soffocato.

Il dottore dice che io non sono il mio passato.

Vorrei urlare, ma la mia voce non la sente nessuno.

“Chi interromperà la tua caduta?” il fuoco brucia lasciando cadere i sensi di colpa. “Lascia che tu perda tutto” le mie mani sporche di terra mi sollevano piano piano.

Camminando parallelamente ho rotto quello specchio fatto di bugie e lacrime.
Mi sono rialzata, lasciando morire il vuoto colmandolo con la fame del coraggio.

E se fosse questo il mondo che mi appartiene?
“Chi si prenderà cura di te quando me ne sarò andato?” ME STESSA, la persona che ho ritrovato.”

 

Biografia

Noemi Cilenti è nata nel 1990 in provincia di Milano, ma risiede in un piccolo paese della Brianza. Ha iniziato il suo percorso studiando turismo da adolescente, periodo  nel quale si è interessata sempre di più al mondo dell’arte e della ristorazione. Ha conseguito un master post diploma in Comunicazione e all’università frequentato  Lettere Moderne. Sognava di fare la giornalista e questo l’ha ricondotta alla sua passione più grande di quando era bambina: la fotografia. Dopo aver approfondito diverse tematiche, studia cucina per affinare la tecnica della food photography e lavora come assistente in uno studio fotografico. Inizia così a collaborare con riviste, agenzie e ristoranti. Nel 2016 realizza la sua prima mostra personale dedicata alla fotografia del cibo durante il Fuori Salone di Milano. Ancora oggi le raccontare il mare come facevo da bambina, utilizzando una macchinetta Kodak usa e getta. Ha al suo attivo già alcune mostre personali e collettive. Per saperne di più: https://www.noemicilenti.com/food.html 

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Portfolio – LUAP, un orso rosa per indagare il mondo e noi stessi

LUAP, nella vita Paul Robinson, è un artista visuale emergente e poliedrico la cui attività è apprezzata a livello globale da Londra a New York, da Dubai a Hong Kong e Berlino. Ha esposto insieme ad artisti di fama internazionale tra cui Picasso, Banksy, Warhol e Hirst alla Andipa Gallery di Knightsbridge e ha creato grandi opere d’arte su misura per l’esclusivo London Members ‘Club e Daisy Green. Quest’anno celebra i dieci anni dalla creazione del suo “The Pink Bear”, un grosso orso rosa-fluo che usa come alter ego e che porta in luoghi esotici per porre l’accento su temi e tabù che non ci lasciano indifferenti: la salute mentale, l’ambiente, l’isolamento.

LUAP indossa la sua tuta da orso e si carica addosso 20 kg di attrezzatura fotografica professionale fino ai confini della terra, guidandoci in una perlustrazione dentro e fuori se stesso e indagando la perdita dell’innocenza dell’individuo. Ha visitato tutti i continenti tranne l’Antartide e la produzione fotografica che realizza funge da rimbalzo per la fase successiva del suo processo creativo. Impiegando diversi mezzi e tecniche, affronta le questioni legate al crescente senso di eco-ansia che affligge ormai così tanti di noi, in particolare i giovani. LUAP usa la sua arte, quindi, per attirare il suo pubblico e trasmettere un messaggio oscillante tra angoscia e speranza.

L’orso rosa vive e si muove in mezzo a noi. Esplora, si diverte, si sofferma, addirittura pensa: è fotografato mentre fissa un abisso pieno di spazzatura, evocando la realtà affrontata dalla nostra giovinezza. In un altra opera l’artista spruzza vernice acrilica per generare l’illusione di una foresta verde vista da lontano, ma avvicinandosi alla tela i grani acrilici multicromatici diventano distinguibili, richiamando le microplastiche che ora dominano paesaggi un tempo incontaminati. La sua creatività affronta tematiche come l’innocenza dell’infanzia, l’isolamento e la solitudine inquinata che spesso ci travolge nelle grandi metropoli, sensazioni che si amplificano ancora di più oggi, in tempi di Coronavirus e crisi climatica.

“Lo storytelling rende la profondità, definendo il lavoro e stabilendo un dialogo franco su verità scomode” – ci spiega LUAP – L’Orso Rosa nasce dall’essere a disagio nella propria pelle, mentre siamo alla ricerca di noi stessi, per superare la disconnessione generata dal disagio con la realtà. Allo stesso modo, il mio personaggio nella sua ricerca si connette con la natura, sperando di ristabilire un legame perduto da tempo a causa del degrado dell’ambiente. Lui in origine era un orso polare, rappresenta il più onesto ponte di connessione, guarda la realtà dritto negli occhi, sperando di trovare un paradiso perduto “. Una stampa del Pink Bear è stata recentemente venduta a un valore tre volte più alto del prezzo di listino da Christie’s per conto del Terrence Higgins Trust.

In un anno segnato dall’isolamento e dalle crisi esistenziali, l’autore vuole che l’arte stringa la mano alla società civile e aiuti ad attirare l’attenzione sulle questioni più urgenti dei nostri tempi cercando una partnership con cause specifiche, come il cambiamento climatico. Attraverso questa collaborazione cerca di confortare il suo pubblico.

“L’orso rosa – afferma LUAP – è nato per me come un alter ego, uno che cerca di sciogliere la paura e l’oscurità con la gioia e il calore di un ricordo d’infanzia. Quando qualcuno guarda la mia arte, voglio che si senta a suo agio di fronte a quel personaggio, a prescindere da cosa possa essere giustapposto. L’esperienza artistica chiude il cerchio ricreando ricordi felici per gli altri. Donando un momento condiviso di nostalgica felicità, spero di costruire un rifugio per chi osserva “.

 

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Contest Nikon

Il Nikon Photo Contest 2020-21 giunge alla 38a edizione e conferma la doppia anima foto e video, mantenendo – come nella scorsa edizione – oltre al concorso fotografico anche una competition di cortometraggi; in entrambe le categorie Open e Next Generation si potrà quindi partecipare con foto e con video dalla durata ridotta.

Il tema della categoria Open è “Connect” (Connessione) e agli autori dietro all’obiettivo verrà chiesto di esplorare il significato e l’importanza della comunicazione, oltre ai legami che connettono le persone nel mondo. Dando libero sfogo all’immaginazione, i fotografi e i videomaker dovranno esprimere il loro punto di vista unico sulla “connessione” di cui sono testimoni nel proprio ambiente.

La categoria Next Generation, aperta ad artisti fino ai 25 anni, ha per tema “Passion” (Passione). Il significato stesso della parola evoca azione, suscita empatia e ha il potere di cambiare il futuro. A volte può persino spostare il mondo, che è un po’ il senso dell’intera categoria. La giuria cerca immagini che trasmettano un forte senso di passione pura, a prescindere dall’oggetto su cui essa si fissa.

L’obiettivo del concorso è quello di condividere con più persone possibile il nuovo valore che ha acquisito il mondo dell’imaging; gli artisti hanno la possibilità di esprimere la loro creatività attraverso le immagini e di ispirare emozioni e coraggio negli altri.

La giuria di questa edizione sarà ancora una volta capitanata dal Direttore artistico Neville Brody. Figura influente con carriera trentennale, Brody si è occupato di realizzazioni eterogenee, dalle copertine dei dischi al corporate branding, per alcune delle società più famose del mondo e resta un’ispirazione per molti artisti, tra cui i giovani fotografi che saranno alla guida della prossima generazione.

Il Nikon Photo Contest è uno dei più grandi concorsi di fotografia al mondo. Si tiene dal 1969 e, ad oggi, sono più di 440.000 i fotografi che hanno presentato oltre 1.710.000 opere fotografiche, rendendo il concorso un vero e proprio evento internazionale. All’edizione precedente, la 37ª, circa 33.000 fotografi totali provenienti da 170 paesi hanno inviato 97.369 opere per la selezione. Il numero di iscritti è stato il più alto mai raggiunto.

Il concorso è aperto a tutti i fotografi e videomaker, professionisti e non, indipendentemente dall’età, dal sesso o dalla nazionalità. Per ulteriori informazioni sulle categorie del concorso e sulle regole per l’iscrizione e la presentazione delle proprie opere, visitare il sito web Nikon Photo Contest. I vincitori saranno annunciati con ogni probabilità nel luglio 2021.

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Portfolio – Nelson Morales, “Fantastic Woman”

Testo e foto di Nelson Morales

Marsha Tegard è una donna transgender di settantadue anni che vive nella Carolina del Nord, ha cambiato sesso nel 2015. Da quando l’ho incontrata, ho capito che aveva il bisogno di mostrare al mondo la sua storia di vita e che Potrebbe anche essere un esempio e un’ispirazione per altre donne transgender.

Marsha è diventata la mia musa ispiratrice, molto speciale, anche una cara amica. Ho potuto ascoltare e sentire la sua affascinante storia, dall’adozione da neonata alla sua adolescenza ribelle e travagliata. Per molti anni è stato anche militare, ho passato ore ad ascoltare tutte le sue esperienze.

Mi ha dato la sua intera collezione di fotografie. Ho portato assolutamente tutto nel mio studio e ho iniziato a fare collage e sperimentare con tutti i suoi ricordi. Per diversi mesi l’ho fotografata in tanti modi, è stata un’esperienza stimolante per me, è stata emozionante e qualcosa di nuovo anche nella mia esperienza di fotografo. Ho sentito di essere davvero riuscita a ritrarla nelle sue emozioni più profonde, piene di passione e anche di nostalgia.

Parlare di donne anziane transgender è un argomento relativamente nuovo, sebbene la politica sull’argomento rimanga alquanto complicata, dato l’attuale rifiuto da parte del governo conservatore degli Stati Uniti, Marsha è riuscita a farla franca perché ha un buon lavoro, una famiglia che la sostiene. vuole e sente anche un grande amore e valore per se stessa.

Giorno dopo giorno Marsha sfida una società che la sottopone a un certo grado di rifiuto, tuttavia è stata una donna forte che ha vissuto intensamente e ha anche apprezzato le cose semplici della vita. Per queste e molte altre cose Marsha è stata una delle donne più fantastiche che abbia mai incontrato.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Nelson Morales si dedica completamente alla fotografia in modo indipendente dal 2008 e ha frequentato diversi programmi educativi sulla fotografia contemporanea in Messico. Il suo lavoro si concentra principalmente su questioni di genere, corpo, identità sessuale e diversità. Ha realizzato diverse mostre collettive e individuali in paesi come: Germania, Paesi Bassi, Spagna, Canada, Portogallo, Malesia, India, Brasile, Argentina, Colombia, Costa Rica, Grecia, Stati Uniti e Messico.

Tra i risultati che ha ottenuto, spiccano i seguenti: Menzione d’onore al concorso internazionale di fotografia: “Young people in the mirror”, (2010). Vincitore del concorso fotografico “Ti fa vedere di più” sul canale 11 dell’IPN (2012). Vincitore del concorso “I giovani, le loro crisi e speranze” Fotoensayo Grant (2013). Finalista nel concorso di fotografia documentaria latinoamericana “Work and Days”, Finalista nella categoria di ritratti individuali “Kuala Lumpur Photo Fest. Premi. Nominato al festival internazionale di fotografia “Paraty em Focus 2014 e 2015 (Fortaleza, Brasile) Menzione d’onore al POY LATAM 2015. Menzione d’onore al 2 °. Biennale Héctor García. Nel 2016 ha ottenuto la borsa di studio Young Creators (FONCA). Selezionato nelle biennali di Oaxaca 2014 e 2016. Selezionato nella terza della fotografia contemporanea (2017). Selezionato alla Biennale di fotografia dell’Image Center (2018). Finalista al concorso FOLA PHOTOBOOK (2018). È stato uno dei vincitori del bando “Arte per tutti” dell’Università Autonoma dello Stato del Messico (2019). Menzione d’onore al concorso POY Latam per il suo libro fotografico Musas Muxe (2019). Finalista al concorso The Rencontres d’Arles Book Awards, Francia (2019). Primo posto al concorso internazionale PRIDE PHOTO AWARD nei Paesi Bassi (2019). Recentemente è entrato a far parte del National System of Fonca Creators.

Il suo lavoro è stato pubblicato su Aperture, New York times, Vogue Italia, Vice, Mexicanísimo, Enfecto visual, TETU, L’ Oeil de la photograpie, The British Journal of photography, Der Greif e altri.

Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, “Musas Muxe” e nel 2019 ha pubblicato il suo secondo libro fotografico “Fantastic Woman”.

Il suo lavoro appartiene a diverse collezioni, sia pubbliche che private.