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Mostra – Livio Senigalliesi racconta il suo “Diario dal Fronte”

Intervista di Marta Calcagno Baldini

“ ‘Livio, voglio la copertina!’ mi dicevano i direttori prima che partissi. E io andavo: non si può essere un testimone senza partecipare”. Livio Senigalliesi, 25 conflitti in 30 anni di lavoro. Classe 1956, milanese, il Museo Diocesano gli dedica, fino all’8 gennaio 2023, una mostra personale a cura di Barbara Silbe (giornalista e direttore di EyesOpen! Magazine): “Bisogna che finalmente Senigalliesi sia conosciuto anche in Italia” spiega, svelando una caratteristica fondamentale del fotografo milanese: i suoi reportage sono stati pubblicati più spesso sui più importanti giornali stranieri (El Mundo, El Pais, The Guardian, The Indipendent, Le Monde, Le Nouvel Observateur, Die Welt, Der Spiegel, fino al Los Angeles Times o Time Magazine). In italia soprattutto “Epoca” e “L’Europeo”.
In mostra si trova una selezione di 50 fotografie, raccolte in numerosi scenari di guerra dal Medio Oriente al Kurdistan, dal Kuwait all’Unione Sovietica fino all’Africa: “Non ho staccato mai per 40 anni – dice Senigalliesi – e sono andato avanti come attratto da un file rouge che sta più nel valore storico della documentazione che dalla fotografia stessa”. E rivela, a sorpresa: “Io non sono un appassionato di fotografia: uso la macchina come uno strumento. Mi interessa vivere la storia mentre accade. Attraversando le sue contraddizioni le prime linee, andando da una parte e dall’altra”.

Ogni sua parola, davanti a immagini di soldati, di carri armati, di funerali di bambini, di palazzi distrutti, o l’approfondimento sul Vietnam sugli effetti sulle popolazioni locali dell’Agent Orange, il defoliante alla diossina nebulizzato dagli americani sulle zone di foresta dove i vietcong si annidavano, conferma che sono fotografie che vengono anzitutto dal rispetto della situazione in cui si trova. Non c’è un giudizio e non c’è gusto sadico per l’orrore e la sofferenza. Durante l’assedio di Sarajevo, dal 1992 al 1996, i giornalisti stavano nell’Holiday Inn, l’hotel diventato rifugio di -quasi- tutti gli inviati. “Io arrivavo lì ogni tanto, schivando le pallottole, perché c’era l’unico telefono satellitare. Erano tutti in quell’albergo perché c’erano i generatori di corrente che andavano a benzina. Avevano il caldo e la luce. Quando arrivavano quelli come me in albergo venivano a farmi le domande. A volte raccontavo ciò che vivevo e vedevo, altre no. Nel 1991 sono partito commissionato dal settimanale Europeo per la ex Jugoslavia e tornai a casa nel 2000. Mi muovevo come si muoveva il fronte e imparavo dalla gente, vivendoci insieme”.

Racconta, con la erre moscia, e ascoltandolo si ha conferma di ciò che le sue immagini dicono chiaramente: ogni situazione è colta con una sensibilità data dall’approfondimento. “La complessità di una guerra o di un assedio come quello, ad esempio, di Sarajevo si può capire vivendolo da parte dell’assediato e dell’assediante – spiega ancora Senigalliesi -.  Spesso anche l’assediante vive le stesse tragedie dell’assediato”. E bisogna sapersi muovere: “La prima cosa da imparare è la lingua, è determinante per capire cosa ti accade intorno, o trattare con i soldati che ti vogliono uccidere. Sono stato anche davanti a un plotone di esecuzione, dovevo essere fucilato. Poi, solo per il fatto che parlavo il serbo, li ho convinti a chiamare via radio il loro capo, che gli ha intimato di lasciarmi andare, dato che avevo tutti gli accrediti previsti per un reporter in zona di guerra. I miei lanzichenecchi mi avevano già detto ‘togliti le scarpe che non ti servono più’. Io stavo già con le gambe dentro un fiume. Eravamo in undici in fila e alla fine nel fango ho raccattato soldi e le macchine fotografiche che mi volevano rubare e mi sono salvato”.  E conclude “Gli altri 10 però li hanno fucilati. Capisci che poi torni a casa con un dolore e un senso di colpa che ti perseguitano, ti chiedi “perché io no?”. Mi hanno messo tante volte il coltello alla gola. Mi hanno rubato tutto, i rullini: un mese di lavoro. Li buttavano nel fuoco. Io non mollavo. Ero una lastra di acciaio. Solo facendolo ho scoperto che ero fatto per questo mestiere. Tanti miei colleghi hanno mollato, o hanno iniziato a drogarsi, o bere. Bere è istintivo. Io sempre tutti sotto controllo, ma poi esplodi”. Questo è il momento della rielaborazione. Oltre alla mostra le esperienze di foto-giornalismo di Senigalliesi sono raccolte nel libro “Diario dal fronte”, acquistabile su www.it.blurb.com (33,53 euro): un importante punto di arrivo nella sua carriera. Il suo sistema di lavoro va aldilà del reportage: “gli antropologi l’hanno chiamata ‘documentazione partecipata’ ”.

 

Livio Senigallliesi, “Diario dal fronte”, aperta fino all’8 gennaio 2023

Museo Diocesano Carlo Maria Martini, piazza Sant’Eustorgio 3, Milano

Orari: martedì- domenica, 10-18; chiuso lunedì

Tel. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it 

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Mostre – Jeff Robb, Beyond Nature

Aperta da oggi al Salotto di Milano, corso Venezia 7, la personale dell’artista britannico Jeff Robb dal titolo ‘Beyond Nature’. Già presentata in anteprima europea a Londra presso la Crypt Gallery, la mostra arriva per la prima volta in Italia grazie alla galleria Cris Continy Contemporary e raccoglie le sue immagini floreali in 3D che non rivelano semplicemente la bellezza della natura, ma invitano lo spettatore in un nuovo mondo conducendolo oltre le apparenze, alla scoperta di cosa c’è dietro un fiore, condividendone forme, colori, delicatezze e mistero.

Il lavoro di Jeff Robb, famoso per il suo utilizzo originale della tecnica lenticolare, è complesso ed è il risultato di studi in botanica e della passione pe la natura uniti alla sperimentazione delle più moderne tecnologie 3D.  Forse ancora più importante, le opere riflettono il suo profondo studio della mente umana e del suo funzionamento. Giocando con la luce e la forma, con l’osservazione scientifica e l’estro surrealista, Robb guida lo spettatore in un universo parallelo di bellezza. Un mondo di simmetria e ordine formale (ogni fiore è diviso in due metà identiche e simmetiche) e nel contempo ricco di colori esplosivi e forme sensuali e ondulate.

Ho una laurea in botanica che mi ha dato modo di capire come funzionano le piante, il loro sviluppo e la fisiologia’. – dichiara l’artista – ‘Sono affascinato dalla loro forma e funzione e dalla loro infinita bellezza. La biforcazione di ogni fiore ci permette di guardare oltre la natura includendo la simmetria che permette alla mente di inventare e ricostruire la perfezione’.

Jeff Robb prende in esame centinaia di fiori e le loro infinite diversità, ne elabora le immagini in 3D e le “scolpisce” digitalmente. Nel suo lavoro, l’autore esplora le modalità con cui il cervello umano interpreta le informazioni e le domande irrisolte che la logica e la scienza non possono spiegare. Queste tematiche sono al centro della sua poetica creativa.

Sono interessato al mondo della fisica quantistica’ – prosegue l’artista – ‘e alle cose a cui la scienza non può realmente rispondere, come la luce e il tempo. Ancora non sappiamo cosa sia la luce o la gravità. Tuttavia, come artista, il mio obiettivo primario è quello di creare opere visivamente interessanti e la ragione dietro il mio lavoro è di secondaria importanza. Gli artisti fanno domande, non rispondono’.

Osservare una delle fotografie di Jeff Robb è come guardare le famose macchie di inchiostro dello psichiatra Hermann Rorschach: piegando la carta mentre l’inchiostro è ancora bagnato, si ottiene un’immagine bilateralmente simmetrica e viene chiesto agli spettatori quali figure vedano nella macchia.

 

Beyond Nature –  Jeff Robb

17 novembre – 16 dicembre 2022

Corso Venezia, 7 – Milano

Opening 17 novembre dalle 19,00 alle 21,00

Orari:  lunedì – venerdì: 10,00 – 18,00;  sabato e domenica su appuntamento

 

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Mostra – Denis O’Regan, 69 Days

Irlandese, con base a Londra  il fotografo Denis O’Regan e la sua galleria londinese West Contemporary lanceranno insieme una mostra online intitolata “69 Days”, nella quale esporranno e rilasceranno per l’acquisto quindici fotografie (sei inedite e 9 del repertorio classico dell’autore), tutte stampate in edizione limitata da collezione, in diverse edizioni e grandezze. Un vero on line show, accessibile per appassionati e collezionisti da tutto il mondo, che resterà aperto dal 24 Ottobre fino all’1 Gennaio 2023. 
La selezione di ritratti comprende quelli a David Bowie (O Regan era il fotografo ufficiale dell’artista), gli Stones, Freddie Mercury o Bob Marley, selezione e titolo pensati anche per celebrare il sessantanovesimo compleanno di Denis che cade quest’anno. Il numero 69 è anche l’età che il suo collega David Bowie aveva quando è morto prematuramente e 1969 è inoltre un anno speciale per i fans di Bowie, con l’uscita dell’incredibile ‘Space Oddity’. Infine, nello stesso anno si tenne il mitico concerto di Woodstock, e poi avvenne la pubblicazione di ‘Let It Bleed’ dei The Rolling Stones (un altro soggetto di O’Regan) e del loro singolo ‘Honky Tonk Women’.
Il 10% delle vendite per la mostra “60 days” verrà donato alla “Great Ormond Street Hospital’s charity” GOSH. O’ Regan ha infatti da sempre supportato enti di beneficienza per bambini durante la sua carriera, in quanto sostiene di dover aiutare I giovani in tutte le maniere possibili.
Foto Credits Denis O Regan
Courtesy of West Contemporary
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Finalmente riapre il Mufoco, spazio pubblico italiano dedicata alla fotografia

Per la fortuna nostra, e della Fotografia, sabato 22 ottobre riprenderà l’attività espositiva del Museo di Fotografia Contemporanea, Mufoco, presso la sede storica di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo, Milano.  Le sue porte si riapriranno in grande stile, per l’occasione di due mostre e di un appuntamento di discussione sull’evoluzione della fotografia voluto dal nuovo Presidente del Museo, il poeta Davide Rondoni.

Il prossimo biennio 2023-2024 (ventesimo di fondazione del museo e quarantesimo del progetto Viaggio in Italia, custodito da Mufoco, che vide protagonisti grandi maestri della fotografia) sarà vissuto con nuove collaborazioni e progetti. Il Museo di Fotografia Contemporanea, primo e unico museo pubblico in Italia dedicato alla fotografia contemporanea, si è da sempre interrogato sul significato dei tre concetti contenuti nel suo nome, tutti in dinamica trasformazione: museo, fotografia, contemporanea. La sua identità è in continua evoluzione, cercando di definire il significato di che cosa è un museo, comprendere come cambia la fotografia nella società e riflettere su cosa significhi essere contemporanei oggi, ed elaborando lungo queste linee di ricerca i suoi progetti, la sua organizzazione, i suoi ritmi, i suoi stessi spazi, fisici e virtuali. Questo si pone come luogo di relazione, in dialogo con le istituzioni, con il proprio ambito disciplinare e con le comunità del territorio. Sperimenta forme nuove di partecipazione diretta da parte dei cittadini, attraverso progetti di arte pubblica, e al contempo consolida un’esperienza espositiva che conta oltre 130 mostre personali e collettive (Italia, Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Olanda, Finlandia, Germania, Francia, Grecia, Albania, Spagna, Brasile e Giappone), alcune particolarmente note e apprezzate dal grande pubblico come l’opera immersiva The Ballad of Sexual Dependency della fotografa statunitense Nan Goldin, proveniente dal MoMA di New York e Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura, dedicata all’opera del maestro italiano.

Sabato 22 ottobre, dalle ore 15, saranno aperte le mostre “Paesaggio dopo Paesaggio”, a cura di Matteo Balduzzi, con fotografie di Andrea Botto, Claudio Gobbi, Stefano Graziani, Giovanni Hänninen, Sabrina Ragucci, Filippo Romano (fino al 29 gennaio 2023) e “Biomega” di Cosimo Veneziano, a cura di Lisa Parola (fino al 27 novembre 2022).

La prima mostra si inserisce nel filone della fotografia di paesaggio, tema particolarmente significativo per il Museo e ampiamente rappresentato nelle sue collezioni da opere dei grandi maestri della fotografia italiana ed europea, fino alle espressioni di autori più giovani che si sono confrontati con una nozione di paesaggio sempre più estesa. La mostra presenta oltre 100 opere di 6 artisti nati tra la metà degli anni Sessanta e Settanta, una generazione che si è formata in continuità con la tradizione della fotografia italiana di paesaggio, ma che ne ha poi esplorato pratiche e linguaggi osservando l’evoluzione del contesto internazionale. I progetti, acquisiti nel 2021 grazie al bando Strategia Fotografia promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del MIC, vengono ora per la prima volta esposti al pubblico.

Biomega consiste in un’installazione composta da serigrafie e ricami su tessuto, esito un articolato progetto transdisciplinare che l’artista Cosimo Veneziano ha avviato nel 2016 e che, partendo dall’uso delle biotecnologie in ambito agroalimentare, riflette su tematiche centrali della contemporaneità quali il rapporto tra arte e natura e, più specificamente, tra coltivazione, globalizzazione, consumo, marketing e immagine. L’opera è stata acquisita dal Museo al termine del progetto, realizzato grazie al sostegno della DGCC del MIC nell’ambito della VII edizione del programma Italian Council (2019) e promosso da Fondazione Sardi Per l’Arte e l’Associazione Arteco di Torino.

La giornata prevede, inoltre, due tavole rotonde di approfondimento. La prima, alle ore 15, vedrà i 6 autori della mostra “Paesaggio dopo Paesaggio” raccontarsi e riflettere sulle prospettive e sull’eredità della fotografia italiana, in dialogo con il curatore della mostra Matteo Balduzzi. Seguirà alle ore 16.30 un momento di discussione su alcuni dei temi centrali del progetto “Biomega”, a cui partecipano l’autore Cosimo Veneziano, la curatrice Lisa Parola, il filosofo Davide Dal Sasso.

Scheda tecnica

MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA

Villa Ghirlanda, via Frova 10 Cinisello Balsamo, Milano

orari: mercoledì, giovedì, venerdì ore 16-19 sabato e domenica ore 10-19. Ingresso libero

E info@mufoco.org T +39 02 6605661 www.mufoco.org

22 ottobre 2022 – 29 gennaio 2023

PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO. Fotografie di Andrea Botto, Claudio Gobbi, Stefano Graziani, Giovanni Hänninen, Sabrina Ragucci, Filippo Romano.  A cura di Matteo Balduzzi

22 ottobre – 27 novembre 2022

BIOMEGA di Cosimo Veneziano

A cura di Lisa Parola

Inaugurazione | sabato 22 ottobre 2022

Ore 15 Apertura delle mostre

Ore 15 Talk BIOMEGA  |  Ore 16.30 Talk PAESAGGIO DOPO PAESAGGIO (prenotazione consigliata: servizioeducativo@mufoco.org

Ore 18 Presentazione istituzionale

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Mostra – Ruggero Rosfer, Renaissance

Da Fabbrica Eos Gallery, VialePasubio (angolo via Bonnet) a Milano, giovedì 13 ottobre aprirà la personale che celebra Ruggero Rosfer, artista visivo proveniente dal mondo della fotografia di moda che, attraverso una rappresentazione simbolica del corpo femminile, indaga aspetti socio-culturali contemporanei. La mostra, curata da Benedetta Donato, sarà inaugurata a partire dalle ore 18.30. Il progetto “Renaissance”, che dà il titolo all’intero progetto, si compone di 15 fotografie inedite a stampa giclée su carta baritata montata su dibond. Ideato dall’artista nel 2020, il lavoro è stato portato a termine nel 2022 negli spazi della Cooperativa Scultori di Carrara. Attraverso una sequenza di immagini, una modella/attrice disegna e scolpisce il proprio corpo in un blocco di marmo fino ad amalgamarsi essa stessa con la materia, in una moltitudine di raffigurazioni legate all’antico femmineo e orientate al divenire.

«Ruggero Rosfer – scrive la curatrice Benedetta Donato – immortala una metamorfosi ciclica, non come appannaggio di un’eredità atavica, ma come frutto di un approccio di costruzione e rigenerazione profonda. Un nuovo rito di iniziazione, un risveglio interiore, che muove dalla potenza di un sentire artistico preciso, capace di  scolpire, plasmare la materia e renderla sotto forma di narrazione inedita, attraverso la commistione di linguaggi molteplici e differenti dimensioni: dal disegno alla scultura fino alla fotografia e dalla bidimensionalità alla tridimensionalità. I punti di vista offerti, consentono di andare ben oltre la prospettiva ristretta e parziale, illusoria e portatrice di un’unica verità. “Renaissance” non è altro che rigenerazione, rinnovamento, riappropriazione del pensiero e della volontà. Partecipazione a qualcosa che è in noi e al di là di noi».

“L’azione compiuta da Ruggero Rosfer  – prosegue Donato – prende avvio da concettualità lontane, da quella fecondità del principio femminile, che non va confusa con l’archetipo riferito all’estetica legata al femmineo. Quest’ultimo infatti non è identità concreta, bensì immagine interiore, densa di un simbolismo che, nella selezione di opere presentate, diventa visibile e si articola in questa serie di concetti primordiali, sintetizzati nel mistero universale, sapientemente reinterpretato, come forza creativa e creatrice, in grado di scolpire il mondo. Accade di attraversare il mito della creazione, in un intenso viaggio, dove la figura protagonista di queste rappresentazioni, si riappropria del suo potere, della propria forza, perpetrando il ciclo infinito di vita-morte-rinascita, con l’ausilio e per volontà delle sue stesse mani, metafora di un ventre fecondo e quindi del principio femminile per eccellenza, che qui genera nuova vita in primis del pensiero, a sottolineare la profondità dell’intenzione, consapevole, di una peculiarità unica e innata, da cui irradiano molteplici significati e abilità”.

Il percorso espositivo è completato da una scultura in bronzo nata dal dialogo di Ruggero Rosfer con il gallerista Giancarlo Pedrazzini. Grazie alle riprese 3D, alla predisposizione di un modello plastico e alla successiva fusione in bronzo, verrà riprodotta in forma tridimensionale l’opera intitolata “Renaissance VI”, che ritrae la figura femminile nell’atto di scolpire il blocco di marmo.

La mostra, accompagnata da un catalogo (progetto grafico e stampa RMT) con un testo critico di Benedetta Donato e un ricco apparato iconografico, sarà visitabile da martedì a venerdì con orario 11.00-13.00 e15.30-18-30, sabato su appuntamento.

Per informazioni: tel. 026596532, info@fabbricaeos.it, www.fabbricaeos.it.

La sede storica della galleria, con un programma espositivo parallelo, si trova in Piazzale A. Baiamonti a Milano.

 

 

Ruggero Rosfer, note biografiche

Rosfer nasce a Milano nel 1969. Dopo il diploma di maturità artistica, frequenta la Facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano. Nel 1996 si trasferisce a Londra e inizia a lavorare come fotografo di moda, collaborando con diverse testate inglesi ed italiane. Nel 2005 viene chiamato come fotografo di scena sul set de “Il Mercante di Venezia”, per la regia di Michael Radford, dove ritrae Al Pacino, Jeremy Irons e Joseph Fiennes. Il lavoro viene pubblicato in esclusiva da “Vanity Fair Italia”. Lo stesso anno si trasferisce a Pechino, iniziando una serie di collaborazioni, tra cui si ricordano quella con il giornalista Fabio Cavalera per alcuni reportage pubblicati dal “Corriere della Sera” e altre con testate cinesi di moda, quali “Vogue”, “L’Officiel” e “Marie Claire”. Gli vengono inoltre affidati i ritratti dei campioni olimpici cinesi, chiamati a partecipare alle Olimpiadi di Pechino del 2009. Nel 2006 prende avvio un profondo sodalizio con l’artista cinese Shaokun, dal quale nascono progetti unici, in cui la fotografia raffinata di Rosfer si fonde perfettamente con la magistrale pittura ed incisione di Shaokun. I lavori firmati dal duo di artisti vengono presentati in anteprima mondiale nel 2008 presso la galleria milanese Fabbrica Eos di Giancarlo Pedrazzini. In quel periodo, Rosfer realizza la campagna sociale per “Telefono Donna” contro la violenza sulle donne. Divenuta oggetto di un controverso dibattito perché ritenuta un’immagine choc, la campagna viene censurata dalle istituzioni, nonostante gli apprezzamenti da parte del pubblico femminile. I manifesti censurati, numerati e firmati dall’artista, vengono successivamente esposti nella galleria Fabbrica Eos e il ricavato delle vendite devoluto all’Associazione “Telefono Donna”, che aveva commissionato la campagna. Dalla fotografia originale nasce l’opera intitolata “Senza parole”. Nel 2012 viaggia in India per alcuni mesi, dove fotografa il Paese, attraverso le sue diverse caste sociali. Protagoniste del reportage sono le famiglie: da quelle nobili dei Maharaja a quelle più umili della comunità degli intoccabili, per restituire una visione della dignità umana. A Jaipur nasce il lavoro “Free to dream”, composto da fotografie e una video installazione ed esposto nel 2014 durante la personale presso Fabbrica Eos. Negli anni firma diverse campagne pubblicitarie di successo: nel 2013 è autore della comunicazione di bellezza per l’azienda Bionike Italia; dal 2016 lavora con l’agenzia Sportwide per alcune campagne sociali promosse dall’UNHCR – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che vedono coinvolti quali testimonial d’eccezione personaggi del mondo dello sport come Gianluca Vialli, Demetrio Albertini e molti altri. L’attitudine poliedrica di Rosfer lo porta a spaziare con la sua arte dal cinema alla musica. Spesso regista di spot pubblicitari, è inoltre autore della cover del singolo “Generazione”, interpretato dal cantante Francesco Tricarico. Il suo ultimo lavoro, “Renaissance”, composto da una serie di 15 fotografie e una scultura, è stato realizzato a Carrara, terra di cave e laboratori dedicati alla lavorazione del marmo. Attualmente vive e lavora a Milano.

 

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Mostra – Giovanni Hänninen “Le molte vite di Milano”

Da un incontro piacevole e quasi casuale con Giovanni Hänninen, nasce l’idea di “Le molte vite di Milano”, la mostra che inaugurerà la nuova stagione della galleria Valeria Bella per quanto riguarda gli eventi in sede. La mostra mette a fuoco alcuni elementi di Milano che stanno particolarmente a cuore al fotografo finlandese cresciuto a Milano. Ingegnere aerospaziale coi piedi ben saldi per terra, Hänninen rimane affascinato da figure carismatiche come Gabriele Basilico, che lo battezza fotografo e ne diventa una specie di padrino. La mostra si basa su un estratto del grande lavoro realizzato da Hänninen su Milano. Al centro di tutto il Teatro alla Scala, con il quale Hänninen collabora da più di un decennio. Cominciando come fotografo di scena della Filarmonica della Scala ha poi focalizzato la sua attenzione sull’architettura del Teatro grazie a una mostra con il Museo Teatrale alla Scala nel 2019. Queste esperienze gli hanno permesso di vedere il Teatro con un occhio nuovo e intimo. Soffermandosi su momenti solitamente invisibili al pubblico che mostrano la grandiosità di questo Teatro unico al mondo. La mostra attinge da un grande corpus di lavoro che indirizza lo sguardo ai diversi volti della metropoli: The Missing Piece è un ritratto molto personale di Milano. La città, dal centro alla periferia, appare riempita di spazi bianchi immacolati durante il primo lockdown occidentale: tutte le pubblicità sono sparite lasciando un senso di vuoto che ha preso il posto dei sogni, quello smarrimento che ha caratterizzato le insicurezze di questi primi anni ’20. Nella città in attesa vediamo una sorta di città ideale che fu, costituita dai pezzi dimenticati della metropoli, luoghi pubblici dove la gente ha vissuto, spazi che non servono più o che stanno rinascendo nell’idea di una nuova vita. Un cinema, un teatro, una stazione di servizio con un passato pieno di significati e un presente di oblio. Le eccellenze universitarie milanesi fanno da contraltare alla cittàinattesa. Sono i luoghi dove Milano forgia le nuove generazioni, luoghi di avanguardia e tradizione, dove il futuro non è altro che lo sviluppo del passato (quasi) sempre grande di Milano. ‘Ndrangheta, una storia nascosta della Milano notturna: un viaggio nella notte milanese a scoprire le influenze della malavita nella vita della città. In mostra due chioschi ambulanti, uno dei quali fatto esplodere perché non pagava il pizzo diventando così corpo di reato. Completano l’esposizione de “Le molte vite di Milano” un affettuoso ritratto delle 5 vie, dove si trova lo studio del fotografo, e il suo progetto più recente Flux, human trajectories in Architecture una serie di immagini che studia il movimento delle persone negli spazi urbani. Una perfetta rappresentazione dei milanesi, che non si fermano mai, neanche nelle foto di Giovanni Hänninen.
Note biografiche sull’autore
Giovanni Hänninen ha conseguito un dottorato di ricerca in Ingegneria aerospaziale e insegna Fotografia per l’architettura al Politecnico di Milano. Dal 2009 fotografa per la Filarmonica della Scala. Nel 2012 suinvito di Gabriele Basilico realizza con Alberto Amoretti il progetto città in attesa. The Josef and Anni Albers Foundation lo invita a fotografarela propria residenza d’artista in Senegal e le sue immagini vengono scelteper la mostra Thread (2017) da David Zwirner, New York. Nel 2018 presenta il progetto d’arte pubblica People of Tamba in diverse città. Nel2019 realizza una campagna fotografica per la Pilotta di Parma e partecipa alla mostra Nei Palchi della Scala al Museo Teatrale alla Scala. Ilsuo progetto The Missing Piece (2020) ha vinto il PhotoBrussels Festival. Nel 2021 partecipa al Padiglione Italia della XVII Biennale di Architettura con la sua serie di fotografie volute da Arte Sellaper il progetto Dopo/After.

La mostra in breve:

Galleria Valeria Bella “Le molte vite di Milano” di Giovanni Hänninen dal 30 settembre al 21 ottobre 2022

Inaugurazione il 29 settembre dalle ore 18.30 Via Santa Cecilia 2, entrata da via San Damiano

Orari: MAR/SAB h. 10 – 19 non stop LUN h. 15 – 19

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In mostra a Milano i vincitori del Sony World Photography Award 2022

Dal 14 settembre al 30 ottobre, i prestigiosi spazi di Fondazione Stelline di Milano ospiteranno la mostra italiana dei vincitori di uno dei più seguiti contest internazionali, il Sony World Photography Award. Giunto alla 15esima edizione, e promosso da World Photography Organisation e Sony, il contest quest’anno ha visto in finale otto autori italiani, tra i quali Giacomo d’Orlando, Lorenzo Poli, Alessandro Gandolfi, Federico Borella, con oltre 340.000 immagini inviate, provenienti da 211 territori, e più di 156.000 presentate al solo concorso Professional, il numero più alto di concorrenti nella storia degli Awards. La collettiva, possibile grazie alla main partnership di Fondazione Fiera Milano e al grande impegno di Cristina Papis, responsabile comunicazione di Sony, dopo la tappa dello scorso aprile alla Somerset House di Londra, è stata nuovamente prodotta in Italia e curata da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine. Sarà un’occasione unica per ammirare da vicino alcune delle migliori produzioni fotografiche contemporanee, come il progetto “Migrantes” del fotografo australiano Adam Ferguson, che si è aggiudicato il titolo di Photographer of the Year; le opere di Federico Borrella sul traffico di animali esotici, premiato con il 2° posto per la categoria Wildlife and Nature all’edizione Professional, quelle di Giacomo Orlando e Alessandro Gandolfi, che si sono aggiudicati il 3° posto rispettivamente nella categoria Ambiente e Natura Morta, oltre al progetto di Antonio Pellicano, vincitore del National Award, Rise Up Again.

“Gli scatti proposti costituiscono testimonianze preziose del nostro tempo perché racchiudono storie che non conosciamo e che meritano di essere raccontate e condivise. Siamo particolarmente orgogliosi dei riconoscimenti conquistati ogni anno, e mai come in questa edizione, dai fotografi italiani grazie al valore culturale e all’eccellenza tecnica che distinguono le loro opere. È importante sottolineare la natura internazionale del concorso, aspetto che Sony desidera valorizzare attraverso le tappe locali di un tour globale che permette a un pubblico sempre più vasto di ammirare le fotografie premiate. E ricordare che Sony World Photography Awards rappresenta solo uno dei modi, sebbene sicuramente tra i più importanti, con cui Sony si impegna a sostenere il mondo della fotografia, attraverso la continua innovazione tecnologica da un lato e un supporto fattivo al lavoro dei fotografi di ogni livello dall’altro. Il premio, infatti, rappresenta una piattaforma internazionale di grande visibilità che ci auguriamo possa aprire per vincitori e finalisti nuove opportunità di lavoro”. Federico Cappone, Country Manager di Sony in Italia.

Il nostro direttore, Barbara Silbe, afferma: “I vincitori di questa competizione raccontano le storie dell’umanità e portano fino a noi frammenti di terre vicine e lontane, riassegnando alla fotografia il suo ruolo nodale, quello che da sempre mi incanta: la sua capacità di testimoniare gli avvenimenti contemporanei e consegnarli alla futura memoria collettiva. Le vicende che emergono dagli sguardi originali dei tanti fotografi premiati, riguardano segnatamente la natura, le migrazioni, la crisi climatica, l’inclusività, le fonti energetiche, la bellezza, i giovani, la scienza… Riguardano noi, i cambiamenti che abbiamo attraversato e che ci attendono. E selezionare l’insieme della produzione 2022 nelle sue dieci categorie, mi ha rinnovato la convinzione che gli Awards siano di grande valore, proprio perché il gran numero di progetti inviati da tutto il mondo sollecitano quell’empatia tra gli individui che talvolta sembriamo dimenticare. Negli altri ci riconosciamo, ci ritroviamo, e i fotografi lo sanno”. 

Tutto l’incasso della biglietteria, grazie anche alla collaborazione con Fondazione Fiera Milano e Fondazione Stelline, verrà totalmente devoluto a Fondazione Progetto Arca, onlus che lo scorso 30 marzo ha avviato una collaborazione con Fondazione Fiera Milano per supportare il popolo ucraino. La collaborazione ha visto a oggi l’invio di 22 tir con a bordo oltre 170 tonnellate di materiali (alimentari, prodotti per l’igiene personale, pannolini, stoviglie monouso, coperte, sacchi a pelo e altri beni di prima necessità, oltre a giocattoli e pelouche) e la recente realizzazione di un video nel quale sei fra i più famosi comici milanesi (Giacomo Poretti, Raul Cremona, Elio, Pucci, Enrico Bertolino e Andrea Pisani) invitano a donare per il sostentamento di due mense per gli sfollati gestite dai volontari di Progetto Arca, attive rispettivamente ai confini dell’Ucraina con Polonia e Romania. Fondazione Fiera Milano, insieme al Gruppo Fiera Milano, ha messo a disposizione di questo appello risorse, relazioni e capacità logistica, in linea con la propria missione che include il sostegno ai territori e alle comunità.

Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca: “È un onore essere partner in questo importante progetto artistico che vede la sua manifestazione finale a Milano, la città in cui Progetto Arca è nata e da cui siamo partiti per ogni missione umanitaria che abbiamo affrontato in questi anni di aiuto ai più fragili. Come quella in Ucraina, iniziata il giorno dopo l’inizio della guerra. Oggi siamo ancora lì: abbiamo dispensato aiuti, alimenti e conforto alle tante famiglie che abbiamo accolto, e abbiamo costruito in tempo record mense da migliaia di pasti al giorno per gli sfollati. Questo è stato possibile in particolare grazie al sodalizio con Fondazione Fiera Milano e oggi proseguiamo accompagnati da altri sostegni concreti come questo con Sony World Photography Awards. Grazie di cuore da parte mia e di tutti gli operatori e volontari che ogni giorno sono in prima linea con il loro tempo, le loro competenze e la loro energia”.

Creati dalla World Photography Organisation e acclamati in tutto il mondo, i Sony World Photography Awards rappresentano uno degli appuntamenti più importanti per il settore fotografico internazionale. Aperti a tutti a titolo gratuito, rappresentano un importante sguardo sul mondo della fotografia contemporanea e offrono agli artisti, sia affermati che emergenti, la straordinaria opportunità di esporre il proprio lavoro. Inoltre, oltre a consentire l’occasione per riconoscere i fotografi più influenti al mondo attraverso il premio Outstanding Contribution to Photography; tra i vincitori degli anni passati figurano Martin Parr, William Eggleston, Candida Hofer, Nadav Kander, Graciela Iturbide, Elliott Erwitt.

LA MOSTRA

Fondazione Stelline, dal 14 settembre al 30 ottobre 2022.

Orari: da martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 20 al costo di €12 (ridotto €8).

CREDITI FOTOGRAFICI, DA SINISTRA A DESTRA, PER RIGA:

© Adrees Latif, Stati Uniti, shortlist, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Fabian Ritter, Germania, finalista, concorso Professional, Documentaristica, Sony World Photography Awards 2022

© Andrea Bettancini, Italia, shortlist, concorso Professional, Documentaristica, Sony World Photography Awards 2022

© Hugh Kinsella Cunningham, Regno Unito, shortlist, concorso Professional, Fotografia creativa, Sony World Photography Awards 2022

© Luca Locatelli, Italia, shortlist, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Serena Dzenis, Australia, shortlist, concorso Professional, Architettura e Design, Sony World Photography Awards 2022

© Raphaël Neal, Regno Unito, finalista, concorso Professional, Fotografia creativa, Sony World Photography Awards 2022

© Anna Neubauer, Austria, finalista, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Adam Ferguson, Austrialia, finalista, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Georgios Tatakis, Grecia, finalista, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Areshina Nadezhda, Federazione Russa, shortlist, concorso Open, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Phillip Walter Wellman, Stati Uniti, shortlist, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Oana Baković, Romania, finalista, concorso Professional, Vita selvaggia e natura,  Sony World Photography Awards 2022

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The Unseen

L’agenzia indipendente RANKIN CREATIVE darà voce a chi è ingiustamente stato censurato sui social media con una mostra in partnership con Quantus Gallery, aperta dal 16 al 24 giugno. Saranno esposti ritratti del grande fotografo ad altri 13 autori censurati, oltre alle loro opere. Con questa iniziativa ha voluto lanciare un progetto di comunità online che mette in luce la censura ingiusta utilizzando le sue risorse per riconfigurare coloro che sono stati ingiustamente messi a tacere online. “THE UNSEEN”, questo il titolo dell’evento, è aperto a chiunque abbia sperimentato la rimozione dei contenuti, la rimozione dell’account, promozione/divieto di annunci o divieti ombra. Il progetto intende creare un dibattito positivo attorno a questo tema, per provocare un cambiamento di atteggiamenti e
pratiche di lavoro. “La censura è uno strumento necessario per prevenire le fake news, proteggere i bambini e altro ancora. Ma viene spesso utilizzato inavvertitamente per mettere a tacere le voci emarginate”, ha affermato lo stesso Rankin, fondatore e fotografomolto noto nel panorama internazione, che con EyesOpen! Magazine ha a lungo collaborato.

THE UNSEEN sta evidenziando in modo specifico l’ampiezza e la gravità della censura ingiusta in un modo mai visto prima. Le statistiche di coloro che si sono uniti alla comunità evidenziano i motivi principali per cui le persone emarginate si sentono censurate:

• CORPO FEMMINILE E SESSISMO/MISOGINIA
• ESPERIENZE CORRELATE 29,6%
• ESPERIENZE DI HOMO/QUEERPHOBIA 10%
• ESPERIENZE POLITICAMENTE CORRELATE 7%
• DISCRIMINAZIONE FATPHOBIA/PLUS SIZE 5%
• ESPERIENZE DI ABLEISMO 4%
• ESPERIENZE DI RAZZISMO 4%

Il progetto ha suscitato grande interesse già nelle sue fasi iniziali, con centinaia di persone da tutto il mondo che hanno condiviso le loro storie e si sono unite alla discussione. Le storie condivise sul modulo di iscrizione di THE UNSEEN e i post che il partecipante aveva censurato saranno tutti inclusi nel sito Web di THE UNSEEN che verrà lanciato il 15 giugno.

“Finora abbiamo avuto una risposta incredibile e abbiamo appena iniziato”, ha detto Rankin. “Questa è una questione importante e le persone colpite meritano di avere voce in capitolo nelle politiche che li riguardano sulle piattaforme che amano e su cui costruiscono le loro attività”.

Per lanciare il progetto, RANKIN ha collaborato con la Digital-first Quantus Gallery di Shoreditch di Londra, per organizzare una mostra pubblica. Lo spettacolo conterrà tutti i post e molte delle storie inviate dai partecipanti, insieme ai ritratti di 13 membri della comunità fotografati da Rankin e resi interattivi dal team di progettazione esperienziale di Media.Monks.

“Volevamo riportare lo spettatore al controllo – prosegue RANKIN – e sovvertire il rapporto che abbiamo con le immagini che vediamo online, quindi lavorare con Media.Monks è stato l’ideale. Penso anche che sia importante mostrare come le tecnologie emergenti come 8th Wall possano essere utilizzate positivamente, per creare
cose più giuste”.

“Siamo entusiasti di lanciare questo progetto al pubblico, speriamo che il semplice atto di creare un database e la consapevolezza di queste storie aiutino a fare la differenza. Ma non abbiamo finito, lavoreremo fino a quando il sistema non sarà più equo”. hanno affermato i creativi che guidano il progetto OPALUKE (Opal Turner e Luke Lasenby.)

Il sito web (theunseen.site) e la mostra verranno lanciati il ​​15 giugno alle 19:00 e saranno aperti al pubblico dal 16 al 24 giugno presso la Quantus Gallery 11-29 Fashion Street, Londra, E1 6PX.

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Mostra – #addiction, 22 artisti si interrogano sui concetti di dipendenza e indipendenza

Barbara Silbe

Questa collettiva di arte, fotografia e design vede protagonisti ventidue artisti italiani: fino al 31 settembre 2022 saranno ospitati negli spazi di hotel Nhow Milano, in via Tortona 35, con lavori sviluppati seguendo il filo conduttore delle dipendenze e indipendenze del mondo moderno. L’arte, uno degli aspetti più rappresentativi di questo hotel, sarà allora lo strumento espressivo attraverso cui distruggere i vincoli della società, le regole del consumismo e le imposizioni nate negli ultimi anni, specialmente durante la pandemia. Ogni forma di dipendenza viene quindi analizzata, scomposta e in seguito restituita e resa più comprensibile grazie a forme, colori, immagini e consistenze che ognuno degli autori ha indagato seguendo il suo stile unico e personale. Il progetto, di ampio respiro, punta infatti a sensibilizzare su temi importanti, in primis gli aspetti fisici e psicologici della dipendenza stessa. Grande spazio viene dato alla pop-art e all’arte concettuale, che ben si sposano con l’effetto “wow” della struttura stessa. Consumismo, viaggi, giochi, ma anche amore, isteria, vizio e standard sociali sono al centro della riflessione artistica della mostra, che torna a popolare uno degli hotel più singolari di tutta Milano.

Consumismo. Gaming. Viaggio. Questi i tre temi su cui si concentrano i 7 artisti che scelgono di parlare di dipendenza fisica: il  consumismo al centro della vita e dell’esperienza di ognuno, il gioco come liberazione e allo stesso tempo provocazione, e infine il viaggio come ispirazione dalla quotidianità e dai luoghi più esotici.

Loro sono:

Fabrizio Fontana, brindisino di nascita ma con un forte spirito internazionale, vira la sua ricerca artistica sull’idea di gioco, che riveste un ruolo di primo piano non solo come metodologia d’azione ma anche e soprattutto come indice di discriminazione sociale e codice d’accesso a una nuova visione della realtà. Il suo è un consumismo che sorpassa il brand e si inserisce nella società, nelle sue caratteristiche e nelle sue nevrosi, rendendo tangibile e ben visibile la dipendenza dal consumismo dell’uomo moderno.
Anche Antonella Casazza inventa attraverso il gioco, sottolineando la sua idea di arte lontana dalle élite ma rivolta al vasto pubblico, abbracciando in particolare la cultura pop e il mondo favolistico, noir e grottesco. Molto interessante anche la visione di Alessandro Piano, che utilizza mattoncini Lego, pedine del Monopoli e carri armati di Risiko per raccontarsi. In questi casi, la dipendenza è scandagliata
dalle sue origini, traducendosi in opere pop dal sapore e dai colori infantili ma dalla retorica decisamente attuale.

Non meno singolare il percorso di Luca Mancone: l’artista si distingue infatti per il materiale protagonista delle sue opere, lo scontrino, che viene ogni volta imprigionato nel quadro solo nella sua essenza, non nella sostanza. La carta termica si modifica nel tempo, dando vita ad un processo di “invecchiamento” attraverso il quale l’aria e il calore trasformano le tonalità, rendendole più calde. L’arte contemporanea e astratta di Luca Mancone muta quindi nel tempo e le sue opere, lentamente, accompagnano chi le vive in un vero e proprio viaggio che a partire dal consumismo e la dipendenza da esso crea opere senza tempo.

Infine Alessandro Gaudio, che sfrutta il video come strumento per rafforzare e amplificare il suo messaggio per denunciare la subdola dipendenza dal gioco. Infine, Elisabetta Reicher e Valentina Ambrosi, artiste entrambi milanesi profondamente legate alla loro città, ritratta da Reicher con le sue strade e i suoi dettagli e raccontata da Ambrosi con impegno alle arti manuali,
in particolare scultura e pittura. Viaggio metaforico, quindi, che ripercorre le vie della città natale e la reinventa grazie all’arte, in un viaggio intimo e positivo.

Dipendenza psicologica: amore, vizio, norme sociali. A questo hanno lavorato 12 autori:

Impattante: è descrivibile con questo aggettivo la Screw Art di Alessandro Padovan, un sorprendente processo del quale l’artista è tra i maggiori esponenti a livello internazionale. Ogni opera è realizzata con viti autofilettanti inserite nel legno che ne creano la tridimensionalità, per poi essere rifinita con colori acrilici, generando di conseguenza un forte impatto emotivo, tattile e artistico.
Paola Bartolacci, nata a Milano, è artista autodidatta e da sempre attratta dalla natura e dal mondo animale. La sua produzione parla di natura, emozioni e molto altro: attraverso l’utilizzo dei materiali più vari e spesso di riciclo, infatti, l’artista crea affascinanti sculture di parti anatomiche come cuori e cervelli, pezzi di eterno equilibrio tra passione e razionalità. La gabbia toracica è allora protagonista delle sculture esposte e rappresenta il vero e proprio fulcro della dipendenza, simboleggiando in ultimo l’uscita da questo mondo.

Parte di Domingo Salotti, Adrenalina è un nome molto noto nel mondo dell’arredo. Il brand e le sue opere simboleggiano la libertà di esprimersi, di fantasticare ad alta voce, di dare colore all’immaginazione, che prende forma in sedute iconiche e all’avanguardia. Adrenalina attinge all’esperienza e alla sapienza della manifattura artigianale coniugata alla ricerca di materiali innovativi, trasporando su un piano materico di forme e tessuti il concetto di dipendenza.

Fotografo, musicista, grafico e videomaker: si definisce così Alessandro Sinyus e il connubio di questi elementi origine a creazioni fotografiche con una spiccata ricerca dell’essenziale. Gli anni di studi nel settore della grafica, i suoi viaggi e le sue esperienze nel campo della moda e della musica internazionale l’hanno forgiato artisticamente, dando ai suoi scatti e alle sue creazioni un mix di estro e rigore grafico che le rende riconoscibili sin dal primo sguardo. Per la mostra #addiction, l’artista sceglie di rappresentare il corpo umano nella sua essenzialità, ricoperto solo di un velo trasparente di plastica: una denuncia agli standard sociali e alla dipendenza estetica e psicologica che ne derivano.

È una plasmatrice della materia Cristina Accettulli in arte Crisiplastica. Da sempre attratta dal grottesco e dal surreale, si è specializzata nella formatura artistica e negli effetti speciali. In una giocosa dialettica tra purezza e ossessione, le sue personali creazioni restituiscono un’esperienza carnale e visionaria, talvolta disturbante, che anche in questo caso pone l’accento sul corpo umano e le dipendenze che può creare, riscrivendo completamente l’idea di bellezza.
Giovanni Minelli nasce a Bergamo il 15 dicembre 1976. Durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera frequenta i corsi di design industriale con Davide Boriani e Roberto Semprini. Nascono in questo periodo di formazione i primi progetti, che si collocano tra l’oggetto d’arte e il design industriale. Questo percorso lo porta rapidamente a inserirsi nell’emergente segmento dell’art design, facendosi notare ed avvicinandosi alle aziende emergenti del design italiano. Attraverso le sue opere e i suoi progetti, Minelli coniuga le sue radici artistiche con le tecnologie e la ricerca tipiche dell’industrial design, rendendo
comprensibile ai più la complicatezza delle dipendenze.

Architetto e fotografo, Marcello Campora vede nel suo lavoro uno strumento di indagine e riflessione sulle trasformazioni sociali e rinnovamenti culturali. Questi cambiamenti sono raccontati attraverso le storie degli uomini e delle donne che ne sono protagonisti inconsapevoli: è proprio così, attraverso le sue foto, che l’artista rende visibile la dipendenza e i suoi effetti sul corpo di uomini e donne.
Pioniere del writing italiano, inventore della pittura 3D su muro e su tela, Pongo con la sua arte crea fuori fuoco e successioni di piani in 3 dimensioni, strutturando immagini con diversi livelli di lettura attraverso l’uso degli occhialini. Dal figurativo alla pop all’arte concettuale astratta, le sue opere in 3D a spray e acrilici regalano emozioni, offrono universi di interpretazioni e restituiscono eleganza ad ogni ambiente. In occasione della mostra #addiction, Pongo realizza un neurone di luci dotato di sinapsi, opera che rende visibile e comprensibile il processo psichico che porta alla dipendenza.

La passione per l’arte e l’interesse nei confronti delle dipendenze si fondono nell’opera di Alessandra Pierelli, artista anconese che, oltre ad organizzare numerose mostre personali, collabora anche con la Bg gallery di Santa Monica Los Angeles e lo Spazio Cima di Roma. In occasione di questa mostra, l’artista gioca con la resina, le puntine e il polistirolo, portando in esposizione una testimonianza
dell’oggi e il bisogno sempre più forte di assistenza dei problemi dell’epoca moderna. Il tutto, in chiave squisitamente pop.

Nato nel 1943 e diplomatosi in geometra, Anacleto Spazzapan nella sua vita si è cimentato in diversi lavori: progettista, assistente di produzione, ristrutturazioni e commercio. Dopo diverse esperienze, nel 2011 il designer e artista ha cominciato a disegnare e produrre elementi d’arredo con una tecnica originale che vede l’utilizzo esclusivo di tondini in ferro delle dimensioni molto ridotte, dai 3,5 agli 8 millimetri. È con questa tecnica minimalista che l’artista comunica la conseguenza ultima delle dipendenze, in particolare il vizio, nella mostra dedicata all’hotel nhow di Milano.

Andrea Rocca è un artista e designer Italiano nato e cresciuto a Milano, città nella quale ha iniziato il suo percorso professionale e artistico. Le diverse e numerose esperienze personali e professionali in Italia e all’estero hanno contribuito alla costruzione e all’evoluzione di una nuova identità artistica eclettica e creativa. In occasione di questa mostra, l’artista trasferisce sulla tela richiami cinematografici e iconici che parlano di una dipendenza, il vizio, che rimane latente nell’animo e non viene mai scoperta.

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nel 1965. Creativo di professione, concepisce e progetta con la moglie il primo ebook della storia nel 1992 ed è il precursore di quella corrente artistica di carattere globale definita “MONEY ART”, che attraverso l’uso sistematico di banconote nelle opere, utilizzate proprio come supportomateria del lavoro, sonda il delicato rapporto tra societàeconomia e individuodenaro come messaggio di un malessere contemporaneo. È proprio attraverso le banconote che l’artista dialoga con lo spettatore, allertandolo su quanto sia facile diventare vittima
del desiderio e del vizio derivanti proprio dal denaro.

Arte in galleria e arte in strada. Dipendenza dall’indipendenza: è questo il filo conduttore che unisce gallerie d’arte, spazi di design
e collettivi di street art.

HYSTERIA ART Gallery nasce con l’intento di dar vita ad un luogo totalmente dedicato alla cultura, un vero e proprio ponte che riavvalora l’importanza dell’arte quale strumento di comprensione e traduzione del periodo storico contemporaneo, dove gli artisti stessi ne sono interpreti assoluti. Tre le categorie presenti: Drama, Abstract e New Pop, rispettivamente basati su una filosofia introspettiva e teoretica dell’arte, sulla ricerca del segno, della materia e l’utilizzo del colore e infine sul linguaggio vorace dell’immagine in stile hype.
Theinteriordesign.it è una società nata dall’idea di un gruppo di giovani appassionati di design e professionisti che si propone di riconoscere ed esaltare l’enorme valore di questa professione, spesso sottovalutata. L’obiettivo è quello di creare un network in grado di far circolare le idee più giovani e creative nell’attuale panorama del design e dell’arte, permettendo l’incontro tra domanda e offerta in modo semplice, diretto e trasparente. Dove? Presso lo showroom in via Monte Pordoi 8 a Baranzate, alle porte di Milano.

Street Art In Store, realtà unconventional con sede a Milano, è una costellazione eclettica di collezionisti, amanti dell’arte in ogni sua forma ed espressione, artisti affermati e talenti emergenti, ognuno con il proprio universo poetico, che condividono l’ambizione di offrire e di vivere esperienze sempre più immersive. È un’atmosfera che consente una connessione armoniosa tra gli amanti della street art e gli artisti, grazie a esposizioni in location di prestigio che diventano punto di incontro relazionale e di interscambio culturale alla scoperta di nuove tendenze artistiche, tra cui i famosi murales.

L’hotel
Fulcro d’arte, design e moda, nhow Milano è situato nel polo milanese della creatività, in via Tortona 35. Progettato dall’architetto Daniele Beretta e arredato dall’interior designer Matteo Thun, è nato dalla vecchia fabbrica della General Electric ristrutturata e riconvertita, è in uno spazio multifunzionale, una scatola di esperienze che ospita oggetti di design e opere d’arte da scoprire, ma, soprattutto, da vivere. nhow Milano ribalta completamente il concetto architettonico e strutturale di spaziohotel preferendo quello di installazione interattiva, frutto di contaminazioni glamour e lifestyle italiano. Stile eclettico, spazi ampi e confortevoli che alternano pezzi d’arte e di design, rimanendo sempre funzionali. Nhow è il brand lifestyle e unconventional di NH Hotel Group. Questi hotel iconici sono stati progettati da Foster + Partners, OMA (fondato da Rem Koolhaas), Karim Rashid, Sergei Tchoban e Matteo Thun, tra gli altri. www.nh-hotels.com

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Mostra – Guido Harari, Remain in Light

La Mole Vanvitelliana di Ancona, dal 2 giugno al 9 ottobre 2022, ospita l’antologica dedicata a “50 anni di fotografie e incontri” di Guido Harari. Il titolo, sfilato al celebre disco dei Talking Heads,Remain in Light”, è forse una dichiarazione di intenti, un imperativo, o piuttosto un augurio scaramantico. «Restare in luce» è più dell’esortazione che il fotografo indirizza ai suoi soggetti prima di far scattare l’otturatore: è soprattutto una preghiera, perché la memoria di quanto si è voluto fissare non evapori. La mostra è concepita come un diario di incontri, un caleidoscopio, un ottovolante dei momenti di una vita da
osservatore di mestiere (o per sensibilità), un percorso che svela un incredibile scrigno di passioni e sentimenti. È lo sviluppo di tante storie che gli sguardi di Guido Harari hanno saputo cogliere e fissare.
La mostra è promossa dal Comune di Ancona e La Mole, in collaborazione con Rjma progetti culturali, Wall Of Sound Gallery e Maggioli Cultura, col contributo speciale del main sponsor MAN Truck & Bus
Italia.

Oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali e proiezioni, raccontano tutte le fasi della eclettica carriera di uno dei maggiori fotografi italiani: dagli esordi degli anni Settanta come fotografo e giornalista
in ambito musicale, ai ritratti intesi come racconto intimo degli incontri con i maggiori artisti e personalità del suo tempo, da Fabrizio De André a Bob Dylan, Vasco Rossi, Lou Reed, Kate Bush, Paolo Conte,
Ennio Morricone, Renzo Piano, Wim Wenders, Giorgio Armani, Carla Fracci, Greta Thunberg, Dario Fo e Franca Rame, Rita Levi Montalcini, Zygmunt Bauman, Josè Saramago, fino all’affermazione di un
lavoro che nel tempo ha incluso editoria, pubblicità, moda e reportage. I visitatori saranno guidati in mostra da un’audioguida con la voce narrante dello stesso Harari. Videointerviste e il documentario di Sky Arte a lui dedicato, li condurranno nel cuore del suo processo creativo. Al termine del percorso espositivo, troveranno una stanza, la “Caverna Magica”, che in alcune giornate dedicate, sarà allestita con un set fotografico. Qui, su prenotazione, chi lo desidera potrà essere ritratto da Harari e ricevere una stampa Fine Art in formato cm.30×42, firmata dall’autore. I ritratti realizzati verranno anche esposti in tempo reale nello stesso ambiente in una specie di mostra nella mostra. Inoltre, in occasione della mostra, Rizzoli Lizard ha pubblicato un volume omonimo di oltre 400 pagine e 500 illustrazioni, di cui molte inedite, disponibile nelle librerie e sui principali store online, e in vendita al bookshop della Mole Vanvitelliana.
Il percorso espositivo si compone di otto sezioni, partendo dagli anni Settanta quando Harari, ancora adolescente, inizia a coniugare le sue due grandi passioni: la musica e la fotografia. Si prosegue via via con
immagini e sequenze inedite insieme a filmati d’epoca, videointerviste e un documentario di Sky Arte  a lui dedicato.


SEZIONI MOSTRA
1. LIGHT MY FIRE. IL BIG BANG DI UNA PASSIONE
La mostra inizia con la ricostruzione idealizzata della stanza di Harari adolescente, con tutta l’iconografia che lo ha ispirato: poster, foto, riviste d’epoca, pagine di diario, copertine di dischi, autografi e memorabilia.
2. ALL AREAS ACCESS
Uno sguardo privilegiato e molto ravvicinato sul backstage di tournée, alla ricerca di un’intimità con gli artisti, che esploderà presto nella dimensione più esclusiva del ritratto: da Fabrizio De André a Paolo Conte, Lou Reed, Peter Gabriel, Kate Bush, Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Mark Knopfler, Claudio Baglioni, Gianna Nannini, Frank Zappa e altri.
3. FRONTE DEL PALCO
I concerti: rivelazioni e melodia cinetica, da Bowie ai Queen, da Dylan a Lou Reed, Queen, Springsteen, Bob Marley, Pink Floyd, McCartney, Rolling Stones, Miles Davis, Neil Young, Clash, Led Zeppelin, Prince, Police, Talking Heads, Michael Jackson, Stevie Wonder, James Brown, Nirvana, Simon & Garfunkel, Santana, Giorgio Gaber, Ray Charles, Tina Turner e molti altri.
4. WOODSTOCK’94
La coda della cometa. Una riflessione su quel che rimane dell’utopia musicale degli anni Sessanta in un intenso reportage sul festival del 25° anniversario, dove il pubblico è protagonista assoluto.

5. SEE ME, FEEL ME. NUOVE COMPLICITÀ
I ritratti dei musicisti del cuore: Tom Waits, Lou Reed e Laurie Anderson, Jeff Buckley, George Harrison, Keith Richards, Patti Smith, Bob Dylan, B.B. King, Frank Zappa, Van Morrison, Bob Marley, Eric Clapton, Elton John,  Kate Bush, Clash, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Philip Glass, Peter Gabriel, Nick Cave, George Michael, R.E.M., Iggy Pop, Paolo Conte, Battiato, De André, Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Battiato, Morgan, Litfiba, Giorgio Gaber, Milva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Lucio Dalla, Ivano Fossati, De Gregori, Zucchero, Guccini, Ezio Bosso e molti altri.
6. IL RITRATTO COME INCONTRO
Gli incontri del cuore: lunghe frequentazioni e collisioni isolate. José Saramago, Wim Wenders, Richard Gere, Pina Bausch, Greta Thunberg, Luis Sepulveda, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg, Hanna Schygulla, Lindsay Kemp, Daniel Ezralow, Alejandro Jodorowsky, Mikhail Baryshnikov, Richard Avedon, Sebastiao Salgado, Helmut Newton, Frank O. Gehry, Robert Altman, Madre Teresa e molti altri.
7. ITALIANS
I protagonisti della cultura e della società, eccellenze italiane tra Novecento e Duemila, fotografate quasi come fossero tutte rockstar, dall’avvocato Gianni Agnelli a Rita Levi Montalcini, Ennio Morricone, Nanni Moretti, Roberto Benigni, Umberto Eco, Michelangelo Antonioni, Dario Fo e Franca Rame, Bernardo Bertolucci, Carmelo Bene, Roberto Baggio, Ettore Sottsass, Renzo Piano, Carla Fracci, Vittorio Gassman, Lina
Wertmuller, Monica Vitti, Gino Strada, Luciano Pavarotti, Sophia Loren, Giorgio Armani, Carla Fracci, Margherita Hack, Alda Merini, Marcello Mastroianni, Enzo Biagi, Miuccia Prada, Toni Servillo e molti altri.
8. RESTARE IN LUCE. I FOTOGRAFI
Alcuni dei grandi fotografi che hanno ispirato Harari, colti in ritratti che sembrano emergere dal buio, quasi a volerlo esorcizzare: Duane Michals, Richard Avedon, Sebastiao Salgado, Helmut Newton, Paolo Pellegrin, Steve McCurry, Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna, Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli.
9. FOTOGRAFARE SENZA MACCHINA FOTOGRAFICA
Una passione parallela: la curatela dei libri, l’editing di testi, documenti e immagini, il recupero e il restauro di archivi dimenticati, il progetto grafico come elemento essenziale del racconto, libri come occasioni di incontri vecchi e nuovi. Le biografie illustrate di Fabrizio De André, Fernanda Pivano, Mia Martini, Giorgio Gaber e Pier Paolo Pasolini, presentate con doppie pagine tratte dai libri e una video proiezione con filmati inediti di lavorazione con Fernanda Pivano e presso l’Archivio Pasolini.
10. IN CERCA DI UN ALTROVE
Antidoti ai rituali della fotografia commerciale e ai ritratti di celebrities: schegge di reportage, ricerche e sperimentazioni inedite, alla ricerca di nuovi linguaggi. Una sezione della mostra che Harari intende in
progress.
11. CAVERNA MAGICA
Al termine del percorso espositivo, in alcune giornate dedicate, visionabili sul sito della mostra, sarà allestito un set fotografico dove su prenotazione il visitatore, potrà essere ritratto da Harari e ricevere una stampa Fine Art del proprio ritratto in formato 30x42cm, firmata dall’autore. I ritratti realizzati verranno esposti in tempo reale nello stesso ambiente in una specie di mostra nella mostra.

Sede della mostra
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli, Banchina Giovanni da Chio, n.28 Ancona
Orari di apertura
2 giugno 9 ottobre 2022
Da martedì a domenica 10-13 e 15.30-20.30. Aperture serali dopo le 20.30 in occasione di eventi nella Mole.
Chiuso il lunedì ad eccezione del 15 agosto
Biglietti (audioguida inclusa)
Intero € 11,00
Ridotto € 9,00 gruppi di minimo 12 persone e titolari di apposite convenzioni,
Ridotto speciale € 5,00 per scuole e ragazzi dai 6 ai 18 anni,
Gratuito minori di 6 anni, disabili e accompagnatori, giornalisti accreditati, guide turistiche con
patentino, docenti accompagnatori
Prevendita € 1,00
Sito web mostra per info: www.mostraguidoharari.it