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Mostra – Giovanni Hänninen “Le molte vite di Milano”

Da un incontro piacevole e quasi casuale con Giovanni Hänninen, nasce l’idea di “Le molte vite di Milano”, la mostra che inaugurerà la nuova stagione della galleria Valeria Bella per quanto riguarda gli eventi in sede. La mostra mette a fuoco alcuni elementi di Milano che stanno particolarmente a cuore al fotografo finlandese cresciuto a Milano. Ingegnere aerospaziale coi piedi ben saldi per terra, Hänninen rimane affascinato da figure carismatiche come Gabriele Basilico, che lo battezza fotografo e ne diventa una specie di padrino. La mostra si basa su un estratto del grande lavoro realizzato da Hänninen su Milano. Al centro di tutto il Teatro alla Scala, con il quale Hänninen collabora da più di un decennio. Cominciando come fotografo di scena della Filarmonica della Scala ha poi focalizzato la sua attenzione sull’architettura del Teatro grazie a una mostra con il Museo Teatrale alla Scala nel 2019. Queste esperienze gli hanno permesso di vedere il Teatro con un occhio nuovo e intimo. Soffermandosi su momenti solitamente invisibili al pubblico che mostrano la grandiosità di questo Teatro unico al mondo. La mostra attinge da un grande corpus di lavoro che indirizza lo sguardo ai diversi volti della metropoli: The Missing Piece è un ritratto molto personale di Milano. La città, dal centro alla periferia, appare riempita di spazi bianchi immacolati durante il primo lockdown occidentale: tutte le pubblicità sono sparite lasciando un senso di vuoto che ha preso il posto dei sogni, quello smarrimento che ha caratterizzato le insicurezze di questi primi anni ’20. Nella città in attesa vediamo una sorta di città ideale che fu, costituita dai pezzi dimenticati della metropoli, luoghi pubblici dove la gente ha vissuto, spazi che non servono più o che stanno rinascendo nell’idea di una nuova vita. Un cinema, un teatro, una stazione di servizio con un passato pieno di significati e un presente di oblio. Le eccellenze universitarie milanesi fanno da contraltare alla cittàinattesa. Sono i luoghi dove Milano forgia le nuove generazioni, luoghi di avanguardia e tradizione, dove il futuro non è altro che lo sviluppo del passato (quasi) sempre grande di Milano. ‘Ndrangheta, una storia nascosta della Milano notturna: un viaggio nella notte milanese a scoprire le influenze della malavita nella vita della città. In mostra due chioschi ambulanti, uno dei quali fatto esplodere perché non pagava il pizzo diventando così corpo di reato. Completano l’esposizione de “Le molte vite di Milano” un affettuoso ritratto delle 5 vie, dove si trova lo studio del fotografo, e il suo progetto più recente Flux, human trajectories in Architecture una serie di immagini che studia il movimento delle persone negli spazi urbani. Una perfetta rappresentazione dei milanesi, che non si fermano mai, neanche nelle foto di Giovanni Hänninen.
Note biografiche sull’autore
Giovanni Hänninen ha conseguito un dottorato di ricerca in Ingegneria aerospaziale e insegna Fotografia per l’architettura al Politecnico di Milano. Dal 2009 fotografa per la Filarmonica della Scala. Nel 2012 suinvito di Gabriele Basilico realizza con Alberto Amoretti il progetto città in attesa. The Josef and Anni Albers Foundation lo invita a fotografarela propria residenza d’artista in Senegal e le sue immagini vengono scelteper la mostra Thread (2017) da David Zwirner, New York. Nel 2018 presenta il progetto d’arte pubblica People of Tamba in diverse città. Nel2019 realizza una campagna fotografica per la Pilotta di Parma e partecipa alla mostra Nei Palchi della Scala al Museo Teatrale alla Scala. Ilsuo progetto The Missing Piece (2020) ha vinto il PhotoBrussels Festival. Nel 2021 partecipa al Padiglione Italia della XVII Biennale di Architettura con la sua serie di fotografie volute da Arte Sellaper il progetto Dopo/After.

La mostra in breve:

Galleria Valeria Bella “Le molte vite di Milano” di Giovanni Hänninen dal 30 settembre al 21 ottobre 2022

Inaugurazione il 29 settembre dalle ore 18.30 Via Santa Cecilia 2, entrata da via San Damiano

Orari: MAR/SAB h. 10 – 19 non stop LUN h. 15 – 19

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In mostra a Milano i vincitori del Sony World Photography Award 2022

Dal 14 settembre al 30 ottobre, i prestigiosi spazi di Fondazione Stelline di Milano ospiteranno la mostra italiana dei vincitori di uno dei più seguiti contest internazionali, il Sony World Photography Award. Giunto alla 15esima edizione, e promosso da World Photography Organisation e Sony, il contest quest’anno ha visto in finale otto autori italiani, tra i quali Giacomo d’Orlando, Lorenzo Poli, Alessandro Gandolfi, Federico Borella, con oltre 340.000 immagini inviate, provenienti da 211 territori, e più di 156.000 presentate al solo concorso Professional, il numero più alto di concorrenti nella storia degli Awards. La collettiva, possibile grazie alla main partnership di Fondazione Fiera Milano e al grande impegno di Cristina Papis, responsabile comunicazione di Sony, dopo la tappa dello scorso aprile alla Somerset House di Londra, è stata nuovamente prodotta in Italia e curata da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine. Sarà un’occasione unica per ammirare da vicino alcune delle migliori produzioni fotografiche contemporanee, come il progetto “Migrantes” del fotografo australiano Adam Ferguson, che si è aggiudicato il titolo di Photographer of the Year; le opere di Federico Borrella sul traffico di animali esotici, premiato con il 2° posto per la categoria Wildlife and Nature all’edizione Professional, quelle di Giacomo Orlando e Alessandro Gandolfi, che si sono aggiudicati il 3° posto rispettivamente nella categoria Ambiente e Natura Morta, oltre al progetto di Antonio Pellicano, vincitore del National Award, Rise Up Again.

“Gli scatti proposti costituiscono testimonianze preziose del nostro tempo perché racchiudono storie che non conosciamo e che meritano di essere raccontate e condivise. Siamo particolarmente orgogliosi dei riconoscimenti conquistati ogni anno, e mai come in questa edizione, dai fotografi italiani grazie al valore culturale e all’eccellenza tecnica che distinguono le loro opere. È importante sottolineare la natura internazionale del concorso, aspetto che Sony desidera valorizzare attraverso le tappe locali di un tour globale che permette a un pubblico sempre più vasto di ammirare le fotografie premiate. E ricordare che Sony World Photography Awards rappresenta solo uno dei modi, sebbene sicuramente tra i più importanti, con cui Sony si impegna a sostenere il mondo della fotografia, attraverso la continua innovazione tecnologica da un lato e un supporto fattivo al lavoro dei fotografi di ogni livello dall’altro. Il premio, infatti, rappresenta una piattaforma internazionale di grande visibilità che ci auguriamo possa aprire per vincitori e finalisti nuove opportunità di lavoro”. Federico Cappone, Country Manager di Sony in Italia.

Il nostro direttore, Barbara Silbe, afferma: “I vincitori di questa competizione raccontano le storie dell’umanità e portano fino a noi frammenti di terre vicine e lontane, riassegnando alla fotografia il suo ruolo nodale, quello che da sempre mi incanta: la sua capacità di testimoniare gli avvenimenti contemporanei e consegnarli alla futura memoria collettiva. Le vicende che emergono dagli sguardi originali dei tanti fotografi premiati, riguardano segnatamente la natura, le migrazioni, la crisi climatica, l’inclusività, le fonti energetiche, la bellezza, i giovani, la scienza… Riguardano noi, i cambiamenti che abbiamo attraversato e che ci attendono. E selezionare l’insieme della produzione 2022 nelle sue dieci categorie, mi ha rinnovato la convinzione che gli Awards siano di grande valore, proprio perché il gran numero di progetti inviati da tutto il mondo sollecitano quell’empatia tra gli individui che talvolta sembriamo dimenticare. Negli altri ci riconosciamo, ci ritroviamo, e i fotografi lo sanno”. 

Tutto l’incasso della biglietteria, grazie anche alla collaborazione con Fondazione Fiera Milano e Fondazione Stelline, verrà totalmente devoluto a Fondazione Progetto Arca, onlus che lo scorso 30 marzo ha avviato una collaborazione con Fondazione Fiera Milano per supportare il popolo ucraino. La collaborazione ha visto a oggi l’invio di 22 tir con a bordo oltre 170 tonnellate di materiali (alimentari, prodotti per l’igiene personale, pannolini, stoviglie monouso, coperte, sacchi a pelo e altri beni di prima necessità, oltre a giocattoli e pelouche) e la recente realizzazione di un video nel quale sei fra i più famosi comici milanesi (Giacomo Poretti, Raul Cremona, Elio, Pucci, Enrico Bertolino e Andrea Pisani) invitano a donare per il sostentamento di due mense per gli sfollati gestite dai volontari di Progetto Arca, attive rispettivamente ai confini dell’Ucraina con Polonia e Romania. Fondazione Fiera Milano, insieme al Gruppo Fiera Milano, ha messo a disposizione di questo appello risorse, relazioni e capacità logistica, in linea con la propria missione che include il sostegno ai territori e alle comunità.

Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca: “È un onore essere partner in questo importante progetto artistico che vede la sua manifestazione finale a Milano, la città in cui Progetto Arca è nata e da cui siamo partiti per ogni missione umanitaria che abbiamo affrontato in questi anni di aiuto ai più fragili. Come quella in Ucraina, iniziata il giorno dopo l’inizio della guerra. Oggi siamo ancora lì: abbiamo dispensato aiuti, alimenti e conforto alle tante famiglie che abbiamo accolto, e abbiamo costruito in tempo record mense da migliaia di pasti al giorno per gli sfollati. Questo è stato possibile in particolare grazie al sodalizio con Fondazione Fiera Milano e oggi proseguiamo accompagnati da altri sostegni concreti come questo con Sony World Photography Awards. Grazie di cuore da parte mia e di tutti gli operatori e volontari che ogni giorno sono in prima linea con il loro tempo, le loro competenze e la loro energia”.

Creati dalla World Photography Organisation e acclamati in tutto il mondo, i Sony World Photography Awards rappresentano uno degli appuntamenti più importanti per il settore fotografico internazionale. Aperti a tutti a titolo gratuito, rappresentano un importante sguardo sul mondo della fotografia contemporanea e offrono agli artisti, sia affermati che emergenti, la straordinaria opportunità di esporre il proprio lavoro. Inoltre, oltre a consentire l’occasione per riconoscere i fotografi più influenti al mondo attraverso il premio Outstanding Contribution to Photography; tra i vincitori degli anni passati figurano Martin Parr, William Eggleston, Candida Hofer, Nadav Kander, Graciela Iturbide, Elliott Erwitt.

LA MOSTRA

Fondazione Stelline, dal 14 settembre al 30 ottobre 2022.

Orari: da martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 20 al costo di €12 (ridotto €8).

CREDITI FOTOGRAFICI, DA SINISTRA A DESTRA, PER RIGA:

© Adrees Latif, Stati Uniti, shortlist, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Fabian Ritter, Germania, finalista, concorso Professional, Documentaristica, Sony World Photography Awards 2022

© Andrea Bettancini, Italia, shortlist, concorso Professional, Documentaristica, Sony World Photography Awards 2022

© Hugh Kinsella Cunningham, Regno Unito, shortlist, concorso Professional, Fotografia creativa, Sony World Photography Awards 2022

© Luca Locatelli, Italia, shortlist, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Serena Dzenis, Australia, shortlist, concorso Professional, Architettura e Design, Sony World Photography Awards 2022

© Raphaël Neal, Regno Unito, finalista, concorso Professional, Fotografia creativa, Sony World Photography Awards 2022

© Anna Neubauer, Austria, finalista, concorso Professional, Portfolio, Sony World Photography Awards 2022

© Adam Ferguson, Austrialia, finalista, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Georgios Tatakis, Grecia, finalista, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Areshina Nadezhda, Federazione Russa, shortlist, concorso Open, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Phillip Walter Wellman, Stati Uniti, shortlist, concorso Professional, Ritratto, Sony World Photography Awards 2022

© Oana Baković, Romania, finalista, concorso Professional, Vita selvaggia e natura,  Sony World Photography Awards 2022

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The Unseen

L’agenzia indipendente RANKIN CREATIVE darà voce a chi è ingiustamente stato censurato sui social media con una mostra in partnership con Quantus Gallery, aperta dal 16 al 24 giugno. Saranno esposti ritratti del grande fotografo ad altri 13 autori censurati, oltre alle loro opere. Con questa iniziativa ha voluto lanciare un progetto di comunità online che mette in luce la censura ingiusta utilizzando le sue risorse per riconfigurare coloro che sono stati ingiustamente messi a tacere online. “THE UNSEEN”, questo il titolo dell’evento, è aperto a chiunque abbia sperimentato la rimozione dei contenuti, la rimozione dell’account, promozione/divieto di annunci o divieti ombra. Il progetto intende creare un dibattito positivo attorno a questo tema, per provocare un cambiamento di atteggiamenti e
pratiche di lavoro. “La censura è uno strumento necessario per prevenire le fake news, proteggere i bambini e altro ancora. Ma viene spesso utilizzato inavvertitamente per mettere a tacere le voci emarginate”, ha affermato lo stesso Rankin, fondatore e fotografomolto noto nel panorama internazione, che con EyesOpen! Magazine ha a lungo collaborato.

THE UNSEEN sta evidenziando in modo specifico l’ampiezza e la gravità della censura ingiusta in un modo mai visto prima. Le statistiche di coloro che si sono uniti alla comunità evidenziano i motivi principali per cui le persone emarginate si sentono censurate:

• CORPO FEMMINILE E SESSISMO/MISOGINIA
• ESPERIENZE CORRELATE 29,6%
• ESPERIENZE DI HOMO/QUEERPHOBIA 10%
• ESPERIENZE POLITICAMENTE CORRELATE 7%
• DISCRIMINAZIONE FATPHOBIA/PLUS SIZE 5%
• ESPERIENZE DI ABLEISMO 4%
• ESPERIENZE DI RAZZISMO 4%

Il progetto ha suscitato grande interesse già nelle sue fasi iniziali, con centinaia di persone da tutto il mondo che hanno condiviso le loro storie e si sono unite alla discussione. Le storie condivise sul modulo di iscrizione di THE UNSEEN e i post che il partecipante aveva censurato saranno tutti inclusi nel sito Web di THE UNSEEN che verrà lanciato il 15 giugno.

“Finora abbiamo avuto una risposta incredibile e abbiamo appena iniziato”, ha detto Rankin. “Questa è una questione importante e le persone colpite meritano di avere voce in capitolo nelle politiche che li riguardano sulle piattaforme che amano e su cui costruiscono le loro attività”.

Per lanciare il progetto, RANKIN ha collaborato con la Digital-first Quantus Gallery di Shoreditch di Londra, per organizzare una mostra pubblica. Lo spettacolo conterrà tutti i post e molte delle storie inviate dai partecipanti, insieme ai ritratti di 13 membri della comunità fotografati da Rankin e resi interattivi dal team di progettazione esperienziale di Media.Monks.

“Volevamo riportare lo spettatore al controllo – prosegue RANKIN – e sovvertire il rapporto che abbiamo con le immagini che vediamo online, quindi lavorare con Media.Monks è stato l’ideale. Penso anche che sia importante mostrare come le tecnologie emergenti come 8th Wall possano essere utilizzate positivamente, per creare
cose più giuste”.

“Siamo entusiasti di lanciare questo progetto al pubblico, speriamo che il semplice atto di creare un database e la consapevolezza di queste storie aiutino a fare la differenza. Ma non abbiamo finito, lavoreremo fino a quando il sistema non sarà più equo”. hanno affermato i creativi che guidano il progetto OPALUKE (Opal Turner e Luke Lasenby.)

Il sito web (theunseen.site) e la mostra verranno lanciati il ​​15 giugno alle 19:00 e saranno aperti al pubblico dal 16 al 24 giugno presso la Quantus Gallery 11-29 Fashion Street, Londra, E1 6PX.

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Mostra – #addiction, 22 artisti si interrogano sui concetti di dipendenza e indipendenza

Barbara Silbe

Questa collettiva di arte, fotografia e design vede protagonisti ventidue artisti italiani: fino al 31 settembre 2022 saranno ospitati negli spazi di hotel Nhow Milano, in via Tortona 35, con lavori sviluppati seguendo il filo conduttore delle dipendenze e indipendenze del mondo moderno. L’arte, uno degli aspetti più rappresentativi di questo hotel, sarà allora lo strumento espressivo attraverso cui distruggere i vincoli della società, le regole del consumismo e le imposizioni nate negli ultimi anni, specialmente durante la pandemia. Ogni forma di dipendenza viene quindi analizzata, scomposta e in seguito restituita e resa più comprensibile grazie a forme, colori, immagini e consistenze che ognuno degli autori ha indagato seguendo il suo stile unico e personale. Il progetto, di ampio respiro, punta infatti a sensibilizzare su temi importanti, in primis gli aspetti fisici e psicologici della dipendenza stessa. Grande spazio viene dato alla pop-art e all’arte concettuale, che ben si sposano con l’effetto “wow” della struttura stessa. Consumismo, viaggi, giochi, ma anche amore, isteria, vizio e standard sociali sono al centro della riflessione artistica della mostra, che torna a popolare uno degli hotel più singolari di tutta Milano.

Consumismo. Gaming. Viaggio. Questi i tre temi su cui si concentrano i 7 artisti che scelgono di parlare di dipendenza fisica: il  consumismo al centro della vita e dell’esperienza di ognuno, il gioco come liberazione e allo stesso tempo provocazione, e infine il viaggio come ispirazione dalla quotidianità e dai luoghi più esotici.

Loro sono:

Fabrizio Fontana, brindisino di nascita ma con un forte spirito internazionale, vira la sua ricerca artistica sull’idea di gioco, che riveste un ruolo di primo piano non solo come metodologia d’azione ma anche e soprattutto come indice di discriminazione sociale e codice d’accesso a una nuova visione della realtà. Il suo è un consumismo che sorpassa il brand e si inserisce nella società, nelle sue caratteristiche e nelle sue nevrosi, rendendo tangibile e ben visibile la dipendenza dal consumismo dell’uomo moderno.
Anche Antonella Casazza inventa attraverso il gioco, sottolineando la sua idea di arte lontana dalle élite ma rivolta al vasto pubblico, abbracciando in particolare la cultura pop e il mondo favolistico, noir e grottesco. Molto interessante anche la visione di Alessandro Piano, che utilizza mattoncini Lego, pedine del Monopoli e carri armati di Risiko per raccontarsi. In questi casi, la dipendenza è scandagliata
dalle sue origini, traducendosi in opere pop dal sapore e dai colori infantili ma dalla retorica decisamente attuale.

Non meno singolare il percorso di Luca Mancone: l’artista si distingue infatti per il materiale protagonista delle sue opere, lo scontrino, che viene ogni volta imprigionato nel quadro solo nella sua essenza, non nella sostanza. La carta termica si modifica nel tempo, dando vita ad un processo di “invecchiamento” attraverso il quale l’aria e il calore trasformano le tonalità, rendendole più calde. L’arte contemporanea e astratta di Luca Mancone muta quindi nel tempo e le sue opere, lentamente, accompagnano chi le vive in un vero e proprio viaggio che a partire dal consumismo e la dipendenza da esso crea opere senza tempo.

Infine Alessandro Gaudio, che sfrutta il video come strumento per rafforzare e amplificare il suo messaggio per denunciare la subdola dipendenza dal gioco. Infine, Elisabetta Reicher e Valentina Ambrosi, artiste entrambi milanesi profondamente legate alla loro città, ritratta da Reicher con le sue strade e i suoi dettagli e raccontata da Ambrosi con impegno alle arti manuali,
in particolare scultura e pittura. Viaggio metaforico, quindi, che ripercorre le vie della città natale e la reinventa grazie all’arte, in un viaggio intimo e positivo.

Dipendenza psicologica: amore, vizio, norme sociali. A questo hanno lavorato 12 autori:

Impattante: è descrivibile con questo aggettivo la Screw Art di Alessandro Padovan, un sorprendente processo del quale l’artista è tra i maggiori esponenti a livello internazionale. Ogni opera è realizzata con viti autofilettanti inserite nel legno che ne creano la tridimensionalità, per poi essere rifinita con colori acrilici, generando di conseguenza un forte impatto emotivo, tattile e artistico.
Paola Bartolacci, nata a Milano, è artista autodidatta e da sempre attratta dalla natura e dal mondo animale. La sua produzione parla di natura, emozioni e molto altro: attraverso l’utilizzo dei materiali più vari e spesso di riciclo, infatti, l’artista crea affascinanti sculture di parti anatomiche come cuori e cervelli, pezzi di eterno equilibrio tra passione e razionalità. La gabbia toracica è allora protagonista delle sculture esposte e rappresenta il vero e proprio fulcro della dipendenza, simboleggiando in ultimo l’uscita da questo mondo.

Parte di Domingo Salotti, Adrenalina è un nome molto noto nel mondo dell’arredo. Il brand e le sue opere simboleggiano la libertà di esprimersi, di fantasticare ad alta voce, di dare colore all’immaginazione, che prende forma in sedute iconiche e all’avanguardia. Adrenalina attinge all’esperienza e alla sapienza della manifattura artigianale coniugata alla ricerca di materiali innovativi, trasporando su un piano materico di forme e tessuti il concetto di dipendenza.

Fotografo, musicista, grafico e videomaker: si definisce così Alessandro Sinyus e il connubio di questi elementi origine a creazioni fotografiche con una spiccata ricerca dell’essenziale. Gli anni di studi nel settore della grafica, i suoi viaggi e le sue esperienze nel campo della moda e della musica internazionale l’hanno forgiato artisticamente, dando ai suoi scatti e alle sue creazioni un mix di estro e rigore grafico che le rende riconoscibili sin dal primo sguardo. Per la mostra #addiction, l’artista sceglie di rappresentare il corpo umano nella sua essenzialità, ricoperto solo di un velo trasparente di plastica: una denuncia agli standard sociali e alla dipendenza estetica e psicologica che ne derivano.

È una plasmatrice della materia Cristina Accettulli in arte Crisiplastica. Da sempre attratta dal grottesco e dal surreale, si è specializzata nella formatura artistica e negli effetti speciali. In una giocosa dialettica tra purezza e ossessione, le sue personali creazioni restituiscono un’esperienza carnale e visionaria, talvolta disturbante, che anche in questo caso pone l’accento sul corpo umano e le dipendenze che può creare, riscrivendo completamente l’idea di bellezza.
Giovanni Minelli nasce a Bergamo il 15 dicembre 1976. Durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera frequenta i corsi di design industriale con Davide Boriani e Roberto Semprini. Nascono in questo periodo di formazione i primi progetti, che si collocano tra l’oggetto d’arte e il design industriale. Questo percorso lo porta rapidamente a inserirsi nell’emergente segmento dell’art design, facendosi notare ed avvicinandosi alle aziende emergenti del design italiano. Attraverso le sue opere e i suoi progetti, Minelli coniuga le sue radici artistiche con le tecnologie e la ricerca tipiche dell’industrial design, rendendo
comprensibile ai più la complicatezza delle dipendenze.

Architetto e fotografo, Marcello Campora vede nel suo lavoro uno strumento di indagine e riflessione sulle trasformazioni sociali e rinnovamenti culturali. Questi cambiamenti sono raccontati attraverso le storie degli uomini e delle donne che ne sono protagonisti inconsapevoli: è proprio così, attraverso le sue foto, che l’artista rende visibile la dipendenza e i suoi effetti sul corpo di uomini e donne.
Pioniere del writing italiano, inventore della pittura 3D su muro e su tela, Pongo con la sua arte crea fuori fuoco e successioni di piani in 3 dimensioni, strutturando immagini con diversi livelli di lettura attraverso l’uso degli occhialini. Dal figurativo alla pop all’arte concettuale astratta, le sue opere in 3D a spray e acrilici regalano emozioni, offrono universi di interpretazioni e restituiscono eleganza ad ogni ambiente. In occasione della mostra #addiction, Pongo realizza un neurone di luci dotato di sinapsi, opera che rende visibile e comprensibile il processo psichico che porta alla dipendenza.

La passione per l’arte e l’interesse nei confronti delle dipendenze si fondono nell’opera di Alessandra Pierelli, artista anconese che, oltre ad organizzare numerose mostre personali, collabora anche con la Bg gallery di Santa Monica Los Angeles e lo Spazio Cima di Roma. In occasione di questa mostra, l’artista gioca con la resina, le puntine e il polistirolo, portando in esposizione una testimonianza
dell’oggi e il bisogno sempre più forte di assistenza dei problemi dell’epoca moderna. Il tutto, in chiave squisitamente pop.

Nato nel 1943 e diplomatosi in geometra, Anacleto Spazzapan nella sua vita si è cimentato in diversi lavori: progettista, assistente di produzione, ristrutturazioni e commercio. Dopo diverse esperienze, nel 2011 il designer e artista ha cominciato a disegnare e produrre elementi d’arredo con una tecnica originale che vede l’utilizzo esclusivo di tondini in ferro delle dimensioni molto ridotte, dai 3,5 agli 8 millimetri. È con questa tecnica minimalista che l’artista comunica la conseguenza ultima delle dipendenze, in particolare il vizio, nella mostra dedicata all’hotel nhow di Milano.

Andrea Rocca è un artista e designer Italiano nato e cresciuto a Milano, città nella quale ha iniziato il suo percorso professionale e artistico. Le diverse e numerose esperienze personali e professionali in Italia e all’estero hanno contribuito alla costruzione e all’evoluzione di una nuova identità artistica eclettica e creativa. In occasione di questa mostra, l’artista trasferisce sulla tela richiami cinematografici e iconici che parlano di una dipendenza, il vizio, che rimane latente nell’animo e non viene mai scoperta.

Peter Hide 311065 (Franco Crugnola) nasce a Varese nel 1965. Creativo di professione, concepisce e progetta con la moglie il primo ebook della storia nel 1992 ed è il precursore di quella corrente artistica di carattere globale definita “MONEY ART”, che attraverso l’uso sistematico di banconote nelle opere, utilizzate proprio come supportomateria del lavoro, sonda il delicato rapporto tra societàeconomia e individuodenaro come messaggio di un malessere contemporaneo. È proprio attraverso le banconote che l’artista dialoga con lo spettatore, allertandolo su quanto sia facile diventare vittima
del desiderio e del vizio derivanti proprio dal denaro.

Arte in galleria e arte in strada. Dipendenza dall’indipendenza: è questo il filo conduttore che unisce gallerie d’arte, spazi di design
e collettivi di street art.

HYSTERIA ART Gallery nasce con l’intento di dar vita ad un luogo totalmente dedicato alla cultura, un vero e proprio ponte che riavvalora l’importanza dell’arte quale strumento di comprensione e traduzione del periodo storico contemporaneo, dove gli artisti stessi ne sono interpreti assoluti. Tre le categorie presenti: Drama, Abstract e New Pop, rispettivamente basati su una filosofia introspettiva e teoretica dell’arte, sulla ricerca del segno, della materia e l’utilizzo del colore e infine sul linguaggio vorace dell’immagine in stile hype.
Theinteriordesign.it è una società nata dall’idea di un gruppo di giovani appassionati di design e professionisti che si propone di riconoscere ed esaltare l’enorme valore di questa professione, spesso sottovalutata. L’obiettivo è quello di creare un network in grado di far circolare le idee più giovani e creative nell’attuale panorama del design e dell’arte, permettendo l’incontro tra domanda e offerta in modo semplice, diretto e trasparente. Dove? Presso lo showroom in via Monte Pordoi 8 a Baranzate, alle porte di Milano.

Street Art In Store, realtà unconventional con sede a Milano, è una costellazione eclettica di collezionisti, amanti dell’arte in ogni sua forma ed espressione, artisti affermati e talenti emergenti, ognuno con il proprio universo poetico, che condividono l’ambizione di offrire e di vivere esperienze sempre più immersive. È un’atmosfera che consente una connessione armoniosa tra gli amanti della street art e gli artisti, grazie a esposizioni in location di prestigio che diventano punto di incontro relazionale e di interscambio culturale alla scoperta di nuove tendenze artistiche, tra cui i famosi murales.

L’hotel
Fulcro d’arte, design e moda, nhow Milano è situato nel polo milanese della creatività, in via Tortona 35. Progettato dall’architetto Daniele Beretta e arredato dall’interior designer Matteo Thun, è nato dalla vecchia fabbrica della General Electric ristrutturata e riconvertita, è in uno spazio multifunzionale, una scatola di esperienze che ospita oggetti di design e opere d’arte da scoprire, ma, soprattutto, da vivere. nhow Milano ribalta completamente il concetto architettonico e strutturale di spaziohotel preferendo quello di installazione interattiva, frutto di contaminazioni glamour e lifestyle italiano. Stile eclettico, spazi ampi e confortevoli che alternano pezzi d’arte e di design, rimanendo sempre funzionali. Nhow è il brand lifestyle e unconventional di NH Hotel Group. Questi hotel iconici sono stati progettati da Foster + Partners, OMA (fondato da Rem Koolhaas), Karim Rashid, Sergei Tchoban e Matteo Thun, tra gli altri. www.nh-hotels.com

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Mostra – Guido Harari, Remain in Light

La Mole Vanvitelliana di Ancona, dal 2 giugno al 9 ottobre 2022, ospita l’antologica dedicata a “50 anni di fotografie e incontri” di Guido Harari. Il titolo, sfilato al celebre disco dei Talking Heads,Remain in Light”, è forse una dichiarazione di intenti, un imperativo, o piuttosto un augurio scaramantico. «Restare in luce» è più dell’esortazione che il fotografo indirizza ai suoi soggetti prima di far scattare l’otturatore: è soprattutto una preghiera, perché la memoria di quanto si è voluto fissare non evapori. La mostra è concepita come un diario di incontri, un caleidoscopio, un ottovolante dei momenti di una vita da
osservatore di mestiere (o per sensibilità), un percorso che svela un incredibile scrigno di passioni e sentimenti. È lo sviluppo di tante storie che gli sguardi di Guido Harari hanno saputo cogliere e fissare.
La mostra è promossa dal Comune di Ancona e La Mole, in collaborazione con Rjma progetti culturali, Wall Of Sound Gallery e Maggioli Cultura, col contributo speciale del main sponsor MAN Truck & Bus
Italia.

Oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali e proiezioni, raccontano tutte le fasi della eclettica carriera di uno dei maggiori fotografi italiani: dagli esordi degli anni Settanta come fotografo e giornalista
in ambito musicale, ai ritratti intesi come racconto intimo degli incontri con i maggiori artisti e personalità del suo tempo, da Fabrizio De André a Bob Dylan, Vasco Rossi, Lou Reed, Kate Bush, Paolo Conte,
Ennio Morricone, Renzo Piano, Wim Wenders, Giorgio Armani, Carla Fracci, Greta Thunberg, Dario Fo e Franca Rame, Rita Levi Montalcini, Zygmunt Bauman, Josè Saramago, fino all’affermazione di un
lavoro che nel tempo ha incluso editoria, pubblicità, moda e reportage. I visitatori saranno guidati in mostra da un’audioguida con la voce narrante dello stesso Harari. Videointerviste e il documentario di Sky Arte a lui dedicato, li condurranno nel cuore del suo processo creativo. Al termine del percorso espositivo, troveranno una stanza, la “Caverna Magica”, che in alcune giornate dedicate, sarà allestita con un set fotografico. Qui, su prenotazione, chi lo desidera potrà essere ritratto da Harari e ricevere una stampa Fine Art in formato cm.30×42, firmata dall’autore. I ritratti realizzati verranno anche esposti in tempo reale nello stesso ambiente in una specie di mostra nella mostra. Inoltre, in occasione della mostra, Rizzoli Lizard ha pubblicato un volume omonimo di oltre 400 pagine e 500 illustrazioni, di cui molte inedite, disponibile nelle librerie e sui principali store online, e in vendita al bookshop della Mole Vanvitelliana.
Il percorso espositivo si compone di otto sezioni, partendo dagli anni Settanta quando Harari, ancora adolescente, inizia a coniugare le sue due grandi passioni: la musica e la fotografia. Si prosegue via via con
immagini e sequenze inedite insieme a filmati d’epoca, videointerviste e un documentario di Sky Arte  a lui dedicato.


SEZIONI MOSTRA
1. LIGHT MY FIRE. IL BIG BANG DI UNA PASSIONE
La mostra inizia con la ricostruzione idealizzata della stanza di Harari adolescente, con tutta l’iconografia che lo ha ispirato: poster, foto, riviste d’epoca, pagine di diario, copertine di dischi, autografi e memorabilia.
2. ALL AREAS ACCESS
Uno sguardo privilegiato e molto ravvicinato sul backstage di tournée, alla ricerca di un’intimità con gli artisti, che esploderà presto nella dimensione più esclusiva del ritratto: da Fabrizio De André a Paolo Conte, Lou Reed, Peter Gabriel, Kate Bush, Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Mark Knopfler, Claudio Baglioni, Gianna Nannini, Frank Zappa e altri.
3. FRONTE DEL PALCO
I concerti: rivelazioni e melodia cinetica, da Bowie ai Queen, da Dylan a Lou Reed, Queen, Springsteen, Bob Marley, Pink Floyd, McCartney, Rolling Stones, Miles Davis, Neil Young, Clash, Led Zeppelin, Prince, Police, Talking Heads, Michael Jackson, Stevie Wonder, James Brown, Nirvana, Simon & Garfunkel, Santana, Giorgio Gaber, Ray Charles, Tina Turner e molti altri.
4. WOODSTOCK’94
La coda della cometa. Una riflessione su quel che rimane dell’utopia musicale degli anni Sessanta in un intenso reportage sul festival del 25° anniversario, dove il pubblico è protagonista assoluto.

5. SEE ME, FEEL ME. NUOVE COMPLICITÀ
I ritratti dei musicisti del cuore: Tom Waits, Lou Reed e Laurie Anderson, Jeff Buckley, George Harrison, Keith Richards, Patti Smith, Bob Dylan, B.B. King, Frank Zappa, Van Morrison, Bob Marley, Eric Clapton, Elton John,  Kate Bush, Clash, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Philip Glass, Peter Gabriel, Nick Cave, George Michael, R.E.M., Iggy Pop, Paolo Conte, Battiato, De André, Vinicio Capossela, Vasco Rossi, Battiato, Morgan, Litfiba, Giorgio Gaber, Milva, Mia Martini, Enzo Jannacci, Pino Daniele, Lucio Dalla, Ivano Fossati, De Gregori, Zucchero, Guccini, Ezio Bosso e molti altri.
6. IL RITRATTO COME INCONTRO
Gli incontri del cuore: lunghe frequentazioni e collisioni isolate. José Saramago, Wim Wenders, Richard Gere, Pina Bausch, Greta Thunberg, Luis Sepulveda, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg, Hanna Schygulla, Lindsay Kemp, Daniel Ezralow, Alejandro Jodorowsky, Mikhail Baryshnikov, Richard Avedon, Sebastiao Salgado, Helmut Newton, Frank O. Gehry, Robert Altman, Madre Teresa e molti altri.
7. ITALIANS
I protagonisti della cultura e della società, eccellenze italiane tra Novecento e Duemila, fotografate quasi come fossero tutte rockstar, dall’avvocato Gianni Agnelli a Rita Levi Montalcini, Ennio Morricone, Nanni Moretti, Roberto Benigni, Umberto Eco, Michelangelo Antonioni, Dario Fo e Franca Rame, Bernardo Bertolucci, Carmelo Bene, Roberto Baggio, Ettore Sottsass, Renzo Piano, Carla Fracci, Vittorio Gassman, Lina
Wertmuller, Monica Vitti, Gino Strada, Luciano Pavarotti, Sophia Loren, Giorgio Armani, Carla Fracci, Margherita Hack, Alda Merini, Marcello Mastroianni, Enzo Biagi, Miuccia Prada, Toni Servillo e molti altri.
8. RESTARE IN LUCE. I FOTOGRAFI
Alcuni dei grandi fotografi che hanno ispirato Harari, colti in ritratti che sembrano emergere dal buio, quasi a volerlo esorcizzare: Duane Michals, Richard Avedon, Sebastiao Salgado, Helmut Newton, Paolo Pellegrin, Steve McCurry, Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna, Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli.
9. FOTOGRAFARE SENZA MACCHINA FOTOGRAFICA
Una passione parallela: la curatela dei libri, l’editing di testi, documenti e immagini, il recupero e il restauro di archivi dimenticati, il progetto grafico come elemento essenziale del racconto, libri come occasioni di incontri vecchi e nuovi. Le biografie illustrate di Fabrizio De André, Fernanda Pivano, Mia Martini, Giorgio Gaber e Pier Paolo Pasolini, presentate con doppie pagine tratte dai libri e una video proiezione con filmati inediti di lavorazione con Fernanda Pivano e presso l’Archivio Pasolini.
10. IN CERCA DI UN ALTROVE
Antidoti ai rituali della fotografia commerciale e ai ritratti di celebrities: schegge di reportage, ricerche e sperimentazioni inedite, alla ricerca di nuovi linguaggi. Una sezione della mostra che Harari intende in
progress.
11. CAVERNA MAGICA
Al termine del percorso espositivo, in alcune giornate dedicate, visionabili sul sito della mostra, sarà allestito un set fotografico dove su prenotazione il visitatore, potrà essere ritratto da Harari e ricevere una stampa Fine Art del proprio ritratto in formato 30x42cm, firmata dall’autore. I ritratti realizzati verranno esposti in tempo reale nello stesso ambiente in una specie di mostra nella mostra.

Sede della mostra
Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli, Banchina Giovanni da Chio, n.28 Ancona
Orari di apertura
2 giugno 9 ottobre 2022
Da martedì a domenica 10-13 e 15.30-20.30. Aperture serali dopo le 20.30 in occasione di eventi nella Mole.
Chiuso il lunedì ad eccezione del 15 agosto
Biglietti (audioguida inclusa)
Intero € 11,00
Ridotto € 9,00 gruppi di minimo 12 persone e titolari di apposite convenzioni,
Ridotto speciale € 5,00 per scuole e ragazzi dai 6 ai 18 anni,
Gratuito minori di 6 anni, disabili e accompagnatori, giornalisti accreditati, guide turistiche con
patentino, docenti accompagnatori
Prevendita € 1,00
Sito web mostra per info: www.mostraguidoharari.it

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Mostre – Elliott Erwitt, 100 fotografie

di Barbara Silbe

C’è un ‘istituzione milanese, custode dell’arte sacra e nata per valorizzare il patrimonio della diocesi, che, grazie anche alla lungimiranza di chi lo dirige, negli ultimi anni è diventata punto di riferimento cittadino per la fotografia. Sto parlando del Museo Diocesano, collocato presso i Chiostri di Sant’Eustorgio in pieno centro storico. Per la bella stagione ospiterà l’antologica dedicata a uno dei più importanti autori del Novecento, Elliott Erwitt (Parigi, 1928) e costituita da un’ampia selezione dei suoi scatti più noti in bianco e nero e a colori. Inaugurata il 27 maggio, sarà visitabile fino al 16 ottobre ed è curata da curata da Biba Giacchetti, organizzata dal Museo Diocesano in collaborazione con SudEst57, col patrocinio del Comune di Milano, sponsor Crédit Agricole. Raccoglie cento dei suoi scatti più famosi, da quelli più iconici a quelli meno conosciuti che Erwitt aveva deciso di utilizzare per i suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari, dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. La mostra sarà anche l’occasione per iniziative collaterali ospitate negli spazi interni ed esterni del museo, che già nelle passate edizioni hanno portato molti visitatori a godere del suo chiostro per conferenze, aperitivi, approfondimenti.

“Anche quest’anno – dichiara Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano – il Museo Diocesano propone per il periodo estivo una mostra di fotografia, aprendosi alla città anche in orario serale e offrendo nel gradevole spazio del chiostro diverse attività culturali. Le sale del museo accolgono una importante retrospettiva dedicata a Elliott Erwitt, uno dei più straordinari fotografi, ancora vivente, del quale presentiamo le immagini più iconiche affiancate ad altre meno note. Tanti sono i temi toccati da Erwitt nel corso della sua lunga carriera: i ritratti di importanti personaggi del mondo della politica o dello spettacolo, i grandi fatti della storia, i bambini, i reportage di viaggio, ma anche la propria famiglia. Egli guarda sempre alla realtà, da quella più nota a quella più intima e personale, con uno sguardo curioso, talvolta con una sottile e delicata ironia che rende i suoi scatti sempre affascinanti e capaci di portare nuove riflessioni”.

“Elliott ed io – afferma Biba Giacchetti – salutiamo con entusiasmo questa retrospettiva che il Museo Diocesano ha voluto dedicargli. Elliott è molto legato a Milano, città dove trascorse l’infanzia fino alla partenza per gli Stati Uniti a causa delle leggi razziali. La selezione delle immagini in mostra, molte delle quali mai esposte a Milano, è stata curata da me in stretta collaborazione con Elliott, come ogni progetto che lo riguarda. Sono certa che questa selezione delle sue icone più note affiancate ad immagini inedite a Milano, potrà generare una nuova curiosità, che si aggiungerà all’amore che da sempre accompagna gli scatti di questo grande fotografo”.

Il percorso espositivo ripercorre l’intera carriera dell’autore americano e offre uno spaccato della storia e del costume del secolo scorso, osservato attraverso la sua tipica ironia, pervasa da una vena surreale e romantica, che lo ha identificato come il fotografo della commedia umana.  L’obiettivo di Erwitt ha spesso anche colto momenti e situazioni che si sono iscritte nell’immaginario collettivo come vere e proprie icone; è il caso dello scatto con Nixon e Kruscev a Mosca nel 1959, talmente efficace che lo staff del presidente degli Stati Uniti se ne appropriò per farne un’arma nella sua campagna elettorale, dell’immagine tragica e struggente di Jackie Kennedy in lacrime dietro il velo nero durante il funerale del marito, del celebre incontro di pugilato tra Muhammad Ali e Joe Frazier del 1971, o ancora di un giovane Arnold Schwarzenegger in veste di culturista durante una performance al Whitney Museum di New York. Grande ritrattista, Erwitt ha immortalato numerose personalità, dai padri della rivoluzione cubana, Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara, in una rara espressione sorridente, ai presidenti americani che ha fotografato dagli anni Cinquanta fino a oggi con una particolare predilezione per J.F. Kennedy che stimava e che fissò sulla pellicola in una posa ufficiale e in una insolita, mentre fuma indisturbato durante la convention democratica nel 1960.

In questa galleria di personaggi, un angolo particolare è riservato a Marilyn Monroe, forse la stella del cinema più fotografata di tutti i tempi, colta sia in momenti privati e intimi, sia nei momenti di pausa sui set dei film; di lei, Erwitt ammirava, più che la bellezza, la capacità di flirtare con l’obiettivo, che rendeva remota la possibilità di sbagliare lo scatto. Uno dei temi ricorrenti nella carriera di Erwitt è quello dei bambini che ama – ha avuto sei figli e un numero esponenziale di nipoti – e con i quali ha sempre avuto un rapporto speciale. Alle immagini tranquillizzanti, in cui i piccoli sono colti nella loro allegria, la bambina di Puerto Rico o i ragazzini irlandesi, entrambi fotografati per una campagna di promozione turistica dei due paesi.

A questi scatti si affiancano quelli dedicati agli animali, in particolare ai cani, presi in pose il più delle volte buffe o che richiamano un atteggiamento antropomorfo d’imitazione dell’uomo. Così ne parlò lui stesso: “Le foto dei cani hanno una duplice chiave di lettura. Colti in determinate situazioni i cani sono semplicemente divertenti. Ma i cani possiedono anche qualità umane, e io sono convinto che le mie foto abbiano un fascino antropomorfico. Nella sostanza non hanno nulla a che vedere con i cani… insomma, nel mio intento riguardano essenzialmente la condizione umana. Ma gli altri possono vedervi quello che vogliono”.

Al Museo Diocesano di Milano non mancano le immagini che rivelano il suo spirito romantico tipico di certa fotografia umanista del Novecento e che mostrano coppie d’innamorati che si scambiano momenti di tenerezza all’interno delle auto o si abbracciano in place du Trocadéro davanti alla Tour Eiffel in un giorno di pioggia, mentre la silhouette di un uomo salta una pozzanghera. Erwitt è stato anche un grande viaggiatore e ha documentato le società e le vicende della gente comune dei paesi che visitava come fotoreporter, dalla Francia alla Spagna, dall’Italia alla Polonia, dal Giappone alla Russia, agli Stati Uniti e gli scorci di vita delle metropoli americane. Accompagna la mostra un volume SudEst con testi di Elliott Erwitt e Biba Giacchetti.

Durante il periodo di apertura, si terrà una serie di visite narrate e di approfondimento alla mostra. Il primo appuntamento è in programma giovedì 2 giugno, alle ore 16.30.

Tutti i martedì e i mercoledì di giugno, l’esposizione rimarrà aperta anche in orario serale dalle 18.00 alle 22.00, con ingresso ridotto (€6,00).

Note biografiche

Elliott Erwitt è nato in Francia da una famiglia di emigrati russi, nel 1928. Passa i suoi primi anni in Italia. A 10 anni si trasferisce con la famiglia in Francia e da qui negli Stati Uniti nel 1939, stabilendosi dapprima a New York, poi, dopo due anni, a Los Angeles.

Nei primi anni ‘50, Erwitt dopo essere transitato per Pittsburg, la Germania e la Francia, si stabilisce a New York, città che elegge sua base operativa fondamentale. Flessibilità e spirito d’adattamento necessari tanto alla sua professione che ai suoi interessi, lo hanno visto muoversi molto spesso intorno al pianeta prima di far ritorno alla base. Durante i suoi studi alla Hollywood High School, Erwitt lavora in un laboratorio di fotografia sviluppando stampe “firmate” per i fan delle star di Hollywood. Nel 1949 torna in Europa viaggiando e immortalando a lungo realtà e volti in Italia e Francia. Questi anni segnano l’inizio della sua carriera di fotografo professionista. Chiamato dall’esercito americano nel 1951 continua a lavorare per varie pubblicazioni e, contemporaneamente, anche per l’esercito americano stesso, mentre staziona in New Jersey, Germania e Francia. La grande opportunità gli viene offerta dall’incontro, durante le sue incursioni newyorchesi a caccia di lavoro, con personalità come Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker che amano le sue fotografie al punto da diventare suoi mentori. Nel 1953 congedato dall’esercito, Elliott Erwitt viene invitato da Robert Capa, socio fondatore, ad unirsi a Magnum Photos in qualità di membro fino a diventarne presidente nel 1968. Ancora oggi ne è membro attivo e resta una delle figure leader nel competitivo mondo della fotografia. I libri di Erwitt, i saggi giornalistici, le illustrazioni e le sue campagne pubblicitarie sono apparse su pubblicazioni di tutto il mondo per oltre quarant’anni. Pur continuando il suo lavoro di fotografo Elliot Erwitt negli anni ‘70 comincia a girare dei film. Tra i suoi documentari si ricorda Beauty Knows No Pain (1971) Red White and Blue Glass (1973) premiato dall’American Film Institute e The Glass Makers of Herat (1997). Negli anni ‘80 Elliott Erwitt produce 17 commedie satiriche per la televisione per la Home Box Office. Dagli anni ‘90 fino ad oggi continua a svolgere un’intensa e varia vita professionale che tocca gli aspetti più disparati della fotografia.

Tra le sedi espositive più prestigiose dove Erwitt ha presentato i suoi lavori, si segnala The Museum of Modern Art a New York, The Chicago Art Institute, The Smithsonian Institution a Washington D.C., The Museum of Modern Art di Parigi (Palais de Tokyo), The Kunsthaus a Zurigo, il Museo Reina Sofia a Madrid, The Barbican a Londra, The Royal Photografic Society a Bath, The Museum of Art del New South Wales a Sydney.

ELLIOTT ERWITT. 100 FOTOGRAFIE

Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)

27 maggio – 16 ottobre 2022

Orari: martedì- domenica, 10-18. Chiuso lunedì.

Nel mese di giugno, il martedì e il mercoledì, la mostra rimarrà aperta anche dalle 18.00 alle 22.00 (ingresso €6,00)

Biglietti:

Intero, € 8,00

Ridotto e gruppi, € 6,00

Scuole e oratori, € 4,00

Informazioni: T. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

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Mostra – Fausto Giaccone. Commedia umana

La personale del fotografo umanista Fausto Giaccone (San Vincenzo, 1943), è ospitata alla galleria Valeria Bella e si intitola “Commedia umana”. La selezione attinge al suo vasto archivio. Il suo lavoro merita di essere studiato, apprezzato e collocato tra quello dei grandi fotografi italiani della seconda metà del Novecento. L’uomo, in tutte le sue sfaccettature, sta al centro del suo mondo. L’universo di Fausto è trasversale ed è popolato da uomini, donne e bambini di tutte le tipologie umane, che catturano il suo interesse senza alcuna distinzione.

L’autore comincia a fotografare nel fatidico 1968, l’anno delle grandi proteste sociali.  Gli eventi di quegli anni, turbolenti o pacifici, offrono grandissimi spunti per il suo lavoro. L’ interesse di Giaccone non è tanto la documentazione di un evento, quanto il minimalismo della quotidianità, di cui diventa un magistrale interprete. Fotografa gente di ogni genere, impegnata in ogni tipo di attività, non importa quale.

A volte sono i gesti più semplici a ispirare uno scatto, e l’occhio di Giaccone è pronto a catturare questi momenti, visti spesso con quel pizzico di ironia che sdrammatizza tutto, e che caratterizza molte delle sue fotografie. Il suo punto di vista è generalmente ottimista e positivo, il suo sguardo sul genere umano mostra sempre i lati migliori, anche se in profondità si possono intuire difficoltà e aspetti cupi. Lavoratori, contadini, operai, studenti, giovani, anziani, professionisti. Che in testa abbiano la bombetta degli operatori dello Stock Exchange di Londra, oppure coppole siciliane, a Giaccone non importa. La cosa fondamentale per lui è fotografare questa umanità, non per farne uno studio sociologico o documentarista, ma per farne emergere le caratteristiche più basiche, e fare un grande ritratto corale di questa commedia umana. Aperta con ingresso libero fino al 10 giugno 2022

 

FAUSTO GIACCONE Commedia umana

Galleria Valeria Bella

Via Santa Cecilia 2, ingresso da via San Damiano

20122 Milano

Orari: da martedì a sabato dalle 10 alle 19 orario continuato. Lunedì 15 – 19.

www.valeriabella.com

 

 

 

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Mostra – Danilo De Marco. Un tempo in Cina

Nuovo appuntamento con la fotografia e l’arte del fotografare a San Vito al Tagliamento (PN) nella chiesa di San Lorenzo, che ospiterà la mostra Danilo De Marco. Un tempo in Cina nell’ambito della 36esima edizione del Premio Friuli Venezia Giulia Fotografia 2022. A cura del CRAF (Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia), la significativa selezione di immagini del maestro friulano vincitore del Premio regionale si inaugurerà venerdì 27 maggio alle ore 18 e resterà visitabile fino al 4 settembre.

Da quasi quarant’anni Danilo De Marco collabora da ‘libero fotografo’ con testate giornalistiche internazionali. La sua storia con la fotografia inizia molto presto e, intorno ai vent’anni, prende in mano la macchina fotografica per non lasciarla più. La raccolta Un tempo in Cina, lavoro svolto da De Marco nel 1992 è quanto mai attuale. Uno studio sociale e antropologico che esprime il percorso, sempre coerente, del suo autore. Ritratti che spesso denunciano le condizioni di un popolo che si presenta con uno sguardo sorridente, immerso in una vita povera ma dignitosa.

Ispirato da un pensiero politico sempre rigoroso, De Marco accetta senza commentare, proponendo una ricerca efficace attraverso la fotografia. E alle suggestive immagini presenti in mostra fa da corredo il catalogo a cura di Arturo Carlo Quintavalle, che dedica al reporter un ampio approfondimento, insieme a testi di autori quali Paola Castellani, Laura De Giorgi, lo stesso Danilo De Marco, Fulvio dell’Agnese, Emanuele Giordana, Alvise Rampini, Michele Smargiassi. Il catalogo è stato realizzato da Forum Editrice Universitaria Udinese.

 

Note biografiche

Danilo De Marco è nato a Udine nel 1952. La sua intraprendenza lo porta presto nel mondo del lavoro dove, come apprendista in un laboratorio fotografico di stampa, da giovanissimo entra in contatto con il mondo della fotografia. Il sodalizio è immediato, ma quando non trova più respiro nel clima culturale – e politico – friulano, inizia a viaggiare per il mondo alla ricerca di aspirazioni di giustizia e di vita in altri luoghi, presso culture diverse e diverse comunità. Dall’America latina all’Asia, dall’Africa al Medio Oriente, De Marco è un instancabile cercatore che trova e trasforma il suo lavoro in reportages da offrire, al ritorno in Europa, a testate responsabili, in mostre, cataloghi, monografie.

 

La mostra

Danilo De Marco. Un tempo in Cina

Chiesa di San Lorenzo, San Vito al Tagliamento-Udine

27 maggio – 4 settembre 2022 con ingresso libero

Orari di apertura: sabato e domenica, 10.30-12.30 e 15.30-19.00

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Don’t Touch My Children, un progetto artistico per i bambini del mondo

Segnaliamo un importante progetto internazionale che apre il 7 maggio a Nuoro: si intitola DTMC , “Don’t Touch My Children”. Voluto e ideato con coraggio, determinazione e molta caparbia da Seb Falchi, artista fotografa sarda che vive e lavora negli Stati Uniti. Il progetto ‐ in prezioso partenariato con l’artista di Orune Nietta Condemi De Felice ‐ è patrocinato da Unicef Italia, Comune di Nuoro ‐ Assessorato alle politiche sociali, Camera di Commercio, Museo MAN, Istituto Scolastico Podda sempre della città di Nuoro e dal museo Midi di Norbello. Ha collaborato nella prima fase l’Associazione Presenza Isole Comprese di Nuoro e nella seconda, l’Associazione Culturale Insula Felix di Olbia. Sponsor di DTMC l’Hotel Centrale di Olbia.
Il format born in USA made in Italy a partire dalla Sardegna, era stato lanciato per il 21 marzo 2020 ma bloccato dal primo lockdown italiano. E’ la seconda volta che le due artiste si uniscono per affrontare attraverso lo strumento dell’arte, temi sociali che toccano l’intera collettività, infatti è del 2017 la performance interattiva contro la violenza di genere (Don’t Touch My Brain) partita da San Francisco per approdare a San Teodoro.

La performance interattiva è divisa in due parti, una creativa e l’altra più scientifica. La prima si terrà a partire dalle 9.30 presso la libreria Mieleamaro in Corso Garibaldi, con l’esplosivo allestimento a terra del coloratissimo photo carpet: un tappeto lungo 130 metri, inondato di fotografie di bimbi donate dagli artisti partecipanti. Prezioso nella posa in opera sarà l’aiuto dei bambini e dei giovani che stenderanno il photo carpet fino a farlo finire all’interno del palazzo del Museo MAN. La parte scientifica sarà ospitata nella Sala Convegni della Camera di Commercio di Nuoro in Via Papandrea 8, con la presentazione di un convegno-dibattito pubblico al quale interverrano numerosi esperti e personalità. Il tema del dibattito sarà “LA TUTELA DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI” indagare dalla radice i danni della violenza psico fisica del minore per iniziare un percorso educativo di cambiamento che, partendo dalla famiglia ‐ prima istituzione del bambino ‐ lavori in sinergia con la scuola e tutte le istituzioni.
Il progetto coinvolge circa 60 fotografi a livello internazionale, come il fotografo nonché docente di fotografia Kevin Bransfield del Monterey Peninsula College e il fotografo afgano Naser Bayat, solo per citarne alcuni.
DON’T TOUCH MY CHILDREN è solo all’inizio ‐ sostiene l’ideatrice Seb Falchi ‐ l’idea è quella di innescare una joint venture con i giovani, le amministrazioni comunali e gli artisti italiani per portare l’idea negli Stati Uniti. Questo è solo il numero zero, la cartina tornasole per capire se la mia terra è pronta a fare un salto coraggioso e presentarsi ovunque con contenuti culturali importanti dei quali spesso non si tiene conto. In programma ci sono altre edizioni in Sardegna e non solo ‐ continua l’artista ideatrice dell’evento ‐ un evento che non avrebbe potuto vedere la luce se non grazie alla sinergia di molteplici attori; chi ha creduto progetto e ha fatto sì che tutta questa bellezza accadesse, a partire da tutti i fotografi e vignettisti, Nietta, tutti i patrocinanti e partecipanti al convegno. Nonché lo staff che dietro le quinte ha lavorato sodo per comporre il meraviglioso puzzle artistico culturale. Abbiamo bisogno di ottimismo, di infondere il desiderio di un futuro buono da costruire tutti insieme per i bambini e gli adolescenti, che sono giovani adulti da rispettare, accompagnare, sollecitare per sviluppare i loro talenti e la creatività di cui sono colmi. In un periodo post pandemico come il nostro, i rapporti umani con la riscoperta del gioco, l’arte come ponte che unisce e mai divide, sono le fondamenta solide sul quale costruire un futuro ex novo, conclude Seb Falchi. Un momento d’arte, d’incontro e di idee tutte da mettere su strada.

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Mostra – Roberto Besana, I segni di Vaia

Dal 28 aprile al 29 ottobre, presso il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige, si terranno due manifestazioni: “I suoni di Vaia” e “I segni di Vaia”, iniziativa di forte impatto emozionale, da un’idea di Claudio Lucchin.

Centinaia di migliaia di immagini hanno raccontato la devastazione di quella tragedia avvenuta a fine ottobre 2018. Ora, con “I suoni di Vaia“, sarà l’audio a stimolare alcune urgenti riflessioni necessarie per elaborare gli effetti devastanti di quel fenomeno meteorologico estremo. La sonorizzazione e le musiche sono di Elisa Pisetta e Claudio Lucchin. L’iniziativa, in tutte le sue parti, costituisce un’opportunità per ragionare insieme sul futuro del nostro Pianeta e di noi che siamo i suoi abitanti. Forse per la prima volta, sarà possibile assistere all’incredibile sovrapposizione di suoni, armonizzazioni, rumori e dissonanze che la tempesta si è portata dietro e ci ha fatto sentire in modo sfuggente. Ma un urlo così forte, il grido di dolore di una Terra sofferente, non poteva che essere introdotto, o meglio accompagnato, da questa misurata, attenta e affascinante selezione d’immagini, che rappresenta, in termini psicologici e cognitivi, esattamente l’opposto di quello che proverete dopo.

Il percorso sonoro sarà preceduto, nell’allestimento, da “I segni di Vaia”, una serie di potenti immagini invernali del  fotografo Roberto Besana, che illustrano il prima e il dopo della distruzione di migliaia di ettari di bosco. Un video sul rapporto uomo-natura, ideato da Davide Grecchi e Roberto Besana su testo di Mimmo Sorrentino, sarà un ulteriore stimolo all’approfondimento. Besana racconta gli alberi, i boschi, la natura e la stessa tempesta con un’educazione e un punto di vista così raffinati e delicati, merito anche del sapiente uso del bianco e nero, da evitare di annichilire la nostra fragile umanità e, di conseguenza, la nostra personale curiosità. Perché queste bellissime fotografie hanno lo scopo di riattivarla, per provare a comprendere la complessità di quanto accaduto e tornare a curiosare in quei luoghi, senza timori, paure o, una più che normale titubanza, in modo da comprendere finalmente che abitare significa ontologicamente prendersi cura, dell’ambiente che ci accoglie e di tutti i viventi presenti.

I singoli fotogrammi in mostra, raccontano di presenze forti, instabili, forse ingombranti, perché Vaia ha inciso pesantemente il territorio con i segni del suo passaggio. Queste immagini, in più, ci permettono di smontare la tragedia, ci consentono una possibile interpretazione dell’evento, codificandone caratteristiche e portata, avviandoci così, sempreché se ne abbia la capacità, a capire come sia possibile procedere oltre. Sapendo, fin d’ora, che per affrontare e metabolizzare un disastro così grande è necessario innanzitutto ricorrere alla parola, con la quale provare a esorcizzare l’angoscia sul futuro; recuperare una certa capacità d’ascolto, per risintonizzare il nostro “stile di vita” con le più naturali necessità del pianeta e, infine, tornare a una più efficace cooperazione tra tutti gli uomini, meglio sarebbe fra tutti gli esseri viventi, perché, se vogliamo affrontare i problemi difficili e complessi di questo nostro tempo, è necessario connettere tra loro tutti i cervelli possibili.

Un ciclo di incontri di carattere scientifico animerà tutto il periodo di allestimento.

Con inaudita intensità la tempesta nota con il nome di Vaia, si abbatté a fine ottobre 2018 su tutto il Nordest italiano, in particolar modo sul Trentino Alto Adige e su tutta l’area delle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO. Venti fortissimi raggiunsero la velocità di 217,3 chilometri orari sul passo Rolle. Piogge torrenziali, che in soli tre giorni fecero registrare sulle montagne del Trentino e del Veneto fino a 715,8 mm caduti, superando di molto i dati dell’alluvione del 1966. Otto persone persero la vita, i danni furono elevatissimi, stimati in oltre tre miliardi di euro. Una ricchezza forestale di milioni di alberi venne schiantata al suolo dalle potentissime raffiche di vento, vennero distrutte decine di migliaia di ettari (41.000) di foreste alpine di conifere. Gli effetti della tempesta Vaia hanno posto, da subito, molti quesiti ad esperti di vari ambiti, a tutte le persone che vivono nei territori colpiti e ad un vastissimo pubblico attento alle problematiche del genere umano. Perché quella tragedia? Perché quella pioggia torrenziale così insolita per le latitudini dell’Italia settentrionale, perché quel vento di scirocco a velocità “uragano”, perché tutti quei danni da vento mai ricordati a memoria d’uomo? Che cosa ha provocato quel fortissimo vento che, secondo le stime ha abbattuto 42 milioni di alberi, un dato mai registrato in epoca recente in Italia? Al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina saranno diverse e in varie modalità le occasioni per riflettere insieme.

Testo di Roberto Besana

Silenziosa, consapevole tristezza

È nelle occasioni come questa che sento con certezza che la fotografia riesce a parlare alla nostra mente, a documentare, a tenere vivo il ricordo del passato e, in modo particolare, di quanto avvenuto nell’ottobre del 2018 sulle Dolomiti e le Prealpi Venete a causa dell’uragano Vaia.

Momenti e sensazioni che ho cercato di fissare indelebilmente con le mie immagini e di presentare in questa mostra, portandoli al vostro sguardo per non dimenticare.

Le parole, a mio avviso, non hanno altrettanta forza nel dare evidenza dell’accaduto.

Solo il suono, i rumori e le immagini possono raccontarci quanta distruzione si è abbattuta sulle montagne, quanti alberi si sono adagiati dopo essere stati estirpati con violenza.

Perché la vista e l’udito sono i sensi che più velocemente raggiungono la mente e il cuore, e che ancora meglio della parola rimangono impressi nella memoria.

Ecco, la fotografia scuote il cuore, l’anima di chiunque non ha potuto vedere né vagare per i versanti e le valli, ammutolito come me, incredulo e tristemente consapevole che siamo di fronte alla necessità di comprendere e condividere quanto la scienza ci dice da tempo: l’equilibrio ambientale si sta rompendo, si accelerano i fenomeni dirompenti per la nostra incuria di una vita dispendiosa di energia, di suolo, di risorse.

Nulla di male per la natura, lei è riuscita a sopravvivere nei milioni di anni passati a catastrofi ben più grandi e continuerà a farlo in un eterno infinito che viene prima degli uomini e continuerà dopo di loro.

Non è certo questo mammifero “Homo” che ne causerà la distruzione, ma dovrebbe essere lui ad agitarsi nel considerare l’avvenimento come presagio, avvertimento per la sua esistenza futura.

Rispettare la natura è portare rispetto a noi stessi, alla nostra qualità di vita sul Pianeta Terra, in cui siamo ospiti.

Solo così l’uragano Vaia, con il suo nome di donna madre, ci servirà per rigenerarci come gli alberi che via via ricresceranno, noi migliori di prima, più consapevoli, più umani.

Note biografiche

Roberto Besana nasce a Monza nel 1954 e risiede a La Spezia. È un uomo curioso e di talento con un lungo passato da manager editoriale che lo ha portato fino alla direzione generale della De Agostini Editore. Opera nella realizzazione di progetti culturali con mostre, convegni e pubblicazioni come i libri “Il paesaggio” del 2021 o “L’albero” del 2020. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, quindi temi legati alla natura, all’ambiente e al paesaggio e, come tali, i suoi principali filoni di ricerca. Un continuo indagare verso questo nostro terribile e meraviglioso mondo, con una meraviglia trovata nella brina sui fili d’erba al mattino, nella pioggia, nei campi lavorati dall’uomo e, soprattutto, negli alberi. Alberi che affondano le radici nel terreno dei primordi, ma che dalle cui gemme fioriscono le stelle, il sole e l’universo.

MUSEO DEGLI USI E COSTUMI DELLA GENTE TRENTINA

Aperto da martedì a domenica, ore 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00

tel. 0461 – 650314, fax 0461 – 650703

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