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Mostra – 40 ANNI POSITIVI – Dalla pandemia di AIDS a una generazione HIV FREE

di Fabrizio Bonfanti

A proposito di pandemie…

Il dramma dell’AIDS, purtroppo, non è ancora stato risolto e non sempre ci ricordiamo di questa pandemia che rischia di rimanere silenziosa, ma che continua a mietere vittime soprattuto in Paesi dove l’accesso alle cure è difficile se non impossibile.

Il 1 Dicembre ricorre il “World AIDS Day” ovvero una giornata commemorativa per le vittime dell’AIDS e di sensibilizzazione sul tema.

Pochi giorni fa è stata inaugurata la mostra “40 anni positivi” nello spazio dei Frigoriferi Milanesi, che raccoglie documenti di archivio, fotografie, campagne pubblicitarie che ripercorrono i 40 anni di lotta all’AIDS.

Accolgono i visitatori una serie di pannelli che ripercorrono la storia drammatica dei primi anni di diffusione dell’infezione di HIV, dell’evoluzione del movimenti di sensibilizzazione nel mondo e delle terapie. Vi sono poi testimonianze concrete, come un gruppo di fotografie realizzate da un anonimo in un reparto di malattie infettive, i manifesti pubblicitari degli anni in cui si stava diffondendo il virus.

Molto emozionante è vedere la stanza dedicata le coperte del Names Project AIDS Memorial Quilt che venivano realizzate, in passato, per ricordare le persone che non sono sopravvissute alla malattia.

La seconda parte del percorso espositivo, invece, racconta di come si siano evolute le terapie che permettono a un positivo di vivere una vita normale con una pillola al giorno senza il rischio di di diffondere la malattia. Sono presenti video della performance “I Miss You” di Franco B oltre che alcune sue fotografie, ritratti dell’artista Larry Stanton realizzati prima della sua morte, il video “Last Night I took a man” di David Wojnarowicz

Il percorso si chiude con il messaggio U=U (Undetectable=Untrasmittable) ovvero una persona sieropositiva in terapia non trasmette il virus e quindi è sicuro.

Promossa e organizzata da Milano Check Point, con il supporto di ALA Milano Onlus, Anlaids sezione Lombarda, ASA Milano Onlus, CIG – Arcigay Milano, Fondazione LILA Milano Onlus e NPS Italia Onlus e Simit Lombardia, col patrocinio del Consiglio Regionale di Regione Lombardia, del Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato al Welfare e Salute, main sponsor Viiv Healthcare, Gilead Sciences, Durex, top sponsor Janssen and Cilag, Cepheid, UniCredit, media partner Corriere della Sera e Fondazione Corriere della Sera, la

 

“40 ANNI POSITIVI. Dalla pandemia di AIDS a una generazione HIV free”

Milano, Frigoriferi Milanesi | Sala Galleria (via Piranesi 10)

Orari:

Lunedì e martedì chiuso. Da mercoledì a venerdì 15.00-20.00. Sabato e domenica 10.00-20.00

Per altre informazioni:  40annipositivi@gmail.com

www.milanocheckpoint.it

FB: milanocheckpoint

IG: milano.checkpoint

TW: @MiCheckPoi

 

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Mostra – Ilaria Abbiento, Καρδια.

Inaugura il prossimo 31 luglio, presso Plaza Project Art Room (Hotel Plaza e De Russie, piazza D’Azeglio 1, Viareggio, Lucca, la personale di Ilaria Abbiento dal titolo Καρδια. Resterà aperta fino al 3 ottobre 2021.

Capraia è un’isola vulcanica, l’unica dell’arcipelago toscano.

La prima eruzione, circa nove milioni di anni fa, provocò un violento terremoto e metà dell’isola sprofondò nel mare.

 

καρδια è un lavoro elaborato durante una residenza d’artista sull’isola di Capraia, Plaza Art Residency

a cura di Claudio Composti, mc2gallery.

Il corpo del lavoro si compone di alcune opere fotografiche, una pietra vulcanica, un mareografo costruito con un elettrocardiogramma registrato sull’isola e un video, un diario e due antiche carte nautiche di Capraia dipinte a mano con il rame.

 

Riprendiamo qui alcuni appunti della stessa autrice:

 

[καρδιά, dal greco antico, vuol dire cuore.]

ho mal d’amore

Osservo da giorni la carta nautica di Capraia. Il mio sguardo, che segue le dolci linee di costa, d’un tratto

s’incanta sui frammenti delle rive e il profilo dell’isola mi appare come i contorni di un cuore lacerato.

Mi chiedo se le mie fratture collimino con le erosioni dell’isola.

 

Capraia, febbraio 2020

L’isola è un cuore sospeso sull’acqua.

Dal mare mi infiltro nelle sue arterie.

 

La percorro nei suoi molteplici sentieri.

La polvere vulcanica, le pietre sanguigne che ho ritrovato e le lesioni nei suoi bordi forse sono la verifica di

ciò che avevo immaginato. Registro la mia presenza sull’isola con il diagramma del mio ritmo cardiaco,

un mareografo immaginario che si accorda all’ondeggiare del mare e pulsa come la luce che lampeggia dalla lanterna del faro.

Nell’assenza di un segnale imparo a leggere il vento e ascoltare il mare, dolce anestetico di ogni mio dolore.

Così l’oceano, che circonda l’isola e il mio cuore, rimarginerà, almeno in parte, le vermiglie abrasioni.

 

Mentre il mio cuore prova a guarire, quello di mio padre sta per fermarsi.

 

φιλικῶς

con amore.

 

 

Claudio Composti

 

“Ognuno rinasce ogni giorno. Non sapremo mai se la conseguenza di quello che ci accade ci porta da una parte o dall’altra…credo nel “giusto tempo” anche nell’accettare quel tempo… e accettare quello che c’è”.

(Ezio Bosso, compositore – 1971/2020)

 

La sincronicità è un principio di nessi acausali che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro, bensì come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora.

Così ha fatto Ilaria Abbiento, sincronizzando il battito del suo cuore ad ogni passo fatto per i sentieri lungo la costa dell’isola di Capraia. E non solo. Ha trascorso lì un periodo, in inverno, da sola, per una residenza d’artista… “Registro la mia presenza sull’isola con il diagramma del mio ritmo cardiaco, un mareografo immaginario che si accorda all’ondeggiare del mare e pulsa come la luce che lampeggia dalla lanterna del faro…”.  Le rosse “vene” rocciose che solcano questa isola di origine vulcanica sembrano darle ragione. Mappandone le linee di costa, si è spinta prima del tramonto fino in cima al faro, di fronte alla lanterna spenta fino a che, improvvisamente, si è accesa, come un cuore che improvvisamente torna a battere. E illumina. Unica luce per i marinai nella notte o nella tempesta, in quel buio che a volte arriva troppo presto nella vita di ognuno. Ha studiato le carte nautiche dell’isola, scorgendo nelle sue linee la forma di un cuore appoggiato sul mare, di cui ha scoperto essersi persi dei pezzi di costa in passato, sprofondati nel mare in seguito ad eruzioni… “Osservo da giorni la carta nautica di Capraia. Il mio sguardo, che segue le dolci linee di costa, d’un tratto s’incanta sui frammenti delle rive e il profilo dell’isola mi appare come i contorni di un cuore lacerato. Mi chiedo se le mie fratture collimino con le erosioni dell’isola” scrive nel suo diario di bordo immaginario, capitano esperto di un viaggio dell’anima. Pezzi di “cuore” perduti, ricuciti con la sua arte e il suo amore viscerale per il mare, che la aiutano a tracciare nuove rotte per navigare tra le isole del suo arcipelago interiore, come lo chiama lei e a lenire le sue ferite del cuore. Quelle che lascia la vita, quando accade…“Così l’oceano, che circonda l’isola e il mio cuore, rimarginerà, almeno in parte, le vermiglie abrasioni. Mentre il mio cuore prova a guarire, quello di mio padre sta per fermarsi.” E si ferma. Sincronicità.

Καρδια assume così una forte valenza personale e simbolica che rende omaggio al ciclo della vita e all’amore puro, di cuore, che vive all’unisono di gesti e silenzi, distanze e parole, in un tempo tutto suo, sincronico, oltre la nostra volontà. Il “giusto tempo”. Dante, nella Divina Commedia, descrive Ulisse come chi, ubbidendo al suo destino di curioso giramondo, “per seguir virtute e canoscenza” ha ripreso il mare una volta giunto a Itaca e ha varcato le Colonne d’Ercole, giungendo ai piedi del monte Purgatorio. Ilaria Abbiento si fa mare e ci naviga, novella Ulisse, in quel viaggio che chiamiamo vita, in cerca della propria isola interiore dove approdare e da cui, forse, non ripartire. E traccia per noi nuove rotte sulle coordinate della sua poesia e del suo amore folle e irresistibile per il mare. Da batticuore.

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In Val di Non è aperta la mostra “A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Long, Fulton, Griffin, Girardi”

di Barbara Silbe

C’è una valle alpina molto fotogenica, ideale per incursioni dedicate al paesaggio, al trekking fotografico, al buon cibo e alla cultura. Si tratta della Val di Non, provincia di Trento, un’ampia visuale dolomitica che si snoda tra il Brenta e il fiume Noce da Mezzolombardo fino a Cles. Sui pendii di queste montagne si coltivano le mele più buone del mondo, mentre non tutti sanno che questa terra ospita ben 43 antichi manieri e dimore storiche oggi visitabili: Castel Valer, Castel Nanno, Castel Coredo, Castel Belasi, Castel Thun, Palazzo Nero… edifici possenti che custodiscono tesori e storia, alcuni dei quali recentemente restaurati. Sono tra i meglio conservati di tutto l’arco alpino e la loro riapertura al pubblico li ha visti trasformarsi in un bellissimo spazio espositivo diffuso che, fino al 30 ottobre, ospiterà la mostra collettiva “A Line Made by Walking. Pratiche immersive e residui esperienziali in Long, Fulton, Griffin, Girardi”, prevalentemente incentrata su opere, per lo più inedite, provenienti dalla prestigiosa Collezione Panza di Biumo, dove pittura, grafica, scultura, installazioni, fotografia e videoarte dialogano tra loro e con gli spettatori.

A Castel Belasi, edificio affrescato tardo duecentesco legato alla famiglia nobile famiglia Kuhen, recentemente restaurato e fulcro della mostra, sono ospitate 21 opere: 15 sono inedite e 6 sono state parte della Collezione Guggenheim New York dal 1996 al 2003. Il filo conduttore, pensato come un dialogo tra il territorio, i suoi castelli e le opere, è la pratica del camminare quale esperienza estetica. Oltre a quelli di Richard Long, Hamish Fulton e Ron Griffini, a Castel Belasi, sarà presentata una serie di lavori di Daniele Girardi. Castel Valer, Castel Nanno e Castel Coredo gli altri manieri coinvolti dal percorso espositivo che ospiteranno altri pezzi, quaderni d’artista e approfondimenti.

A cura di Jessica Bianchera, Pietro Caccia Dominioni e Gabriele Lorenzoni.

Un’estate in castello

Oltre a una parte del percorso espositivo della mostra, Castel Valer, il fiore all’occhiello tra i manieri della Val di Non, propone novità interessanti: autentico scrigno di tesori, abitato ininterrottamente alla famiglia Spaur dal XIV secolo, da quest’anno oltre alle visite guidate sarà possibile partecipare a una serie di attività culturali, gastronomiche e didattiche, nonché organizzare eventi privati. Le aree fiabesche come il giardino, la loggia o il salone degli stemmi, faranno da cornice alle tante proposte ideate per gli ospiti.

Se prima valeva la pena raggiungere questo luogo anche solo per farsi incantare dall’imponente bellezza della struttura, con la sua torre ottagonale, unica in tutto il Nord Italia, che svetta tra i filari di melo, con queste nuove iniziative sarà possibile immergersi da protagonisti nei magnifici spazi di uno dei castelli più ricchi di elementi originali di tutte le Alpi.

Castel Belasi, che ospiterà, appunto, il cuore della mostra, si mette in evidenza anche per gli affreschi del Cinquecento che richiamano il modello decorativo del refettorio del castello del Buonconsiglio di Trento. Sottoposto a recente restauro ha ritrovato importanti decorazioni intorno alle porte dei saloni e ha svelato una facciata affrescata di notevole fattura. In questa sede si troveranno una selezione di lavori per lo più inediti di Long, Fulton e Griffin appartenenti alla Panza Collection.

Altro maniero visitabile sarà Castel Nanno, che si presenta come un’elegante residenza cinquecentesca, manifestando con chiarezza alterne fasi di uso e abbandono. L’edificio è stato, infatti, villa fortificata di campagna, a riparo della famiglia Madruzzo, caserma austro ungarica, ricovero coatto delle truppe italiane durante la Grande Guerra e deposito utile al lavoro nei campi.

Dimora dalle antiche origini, protagonista dell’estate della Val di Non in castello, è anche Castel Coredo, austero palazzo documentato per la prima volta nel 1291, che oggi ha l’aspetto di una dimora signorile settecentesca in cui sono ben visibili le stratificazioni del tempo e che ospita, tra le altre ricchezze, un ritratto di bambina del pittore trentino Bartolomeo Bezzi e la prima edizione del celebre Dioscoride, un trattato miniato di botanica stampato a Venezia nel 1565 del medico Pietro Andrea Mattioli, che soggiornò a lungo a Trento e in Val di Non.

Non perdete infine l’occasione per andare a Castel Thun, definito tra i più bei manieri medievali di tutta la Penisola e sottoposto a un lungo restauro. Immerso tra i meleti, svetta con la sua imponenza e racchiude tesori, mobili, pezzi d’arte, armi, porcellane che consentono un vero viaggio nel tempo. Che sia per vederli tutti insieme, uniti anche dal percorso espositivo legato alla mostra, o per ammirarne anche uno soltanto, i castelli della Val di Non costituiranno un ulteriore motivo per scegliere la valle trentina per un weekend fotografico e culturale o per un periodo di relax all’aria aperta con le Dolomiti di Brenta, patrimonio UNESCO, a fare da sfondo.

Info sulla mostra e sui castelli della Val di Non: www.castellivaldinon.it

Info turistiche: www.visitvaldinon.it

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“Rovine”, la prima semi-retrospettiva di Nicholas Party al MASI Lugano LAC

di Fabrizio Bonfanti

Avevamo già parlato del MASI di Lugano in occasione della collettiva “Capolavori della fotografia moderna 1900-1940”. Questa volta siamo tornati lì per la pittura, segnatamente per l’inaugurazione della mostra “Rovine” di Nicholas Party. L’artista svizzero presenta la sua prima semi-retrospettiva, come l’ha definita lui stesso, nel bellissimo spazio del MASI. L’esposizione ospita 31 lavori a pastello e 4 sculture alcune opere provengono da collezionisti provati e rappresentano il lavoro degli ultimi dieci anni dell’artista svizzero, mentre altre sono state realizzate per la mostra come lo stesso spazio espositivo è stato progettato da Party stesso. Lui è solito costruire le sue mostre adattando gli spazi ospitanti diventato essi stessi parte dell’elaborato artistico.

Party ha completamente ridisegnato lo spazio seminterrato creando un percorso che è opera d’arte esso stesso. I visitatori possono immergersi in una cattedrale di colori brillanti guidati dal tragitto che li porta a scoprire il suo lavoro. Sono accolti da due sculture di teste giganti e poi vengono subito rapiti dalle tele presenti nelle sale successive. I temi sono quelli classici della pittura: il paesaggio, il ritratto e la natura morta, sorta di archetipi artistici, che Party interpreta con i tratti dei sui pastelli dai colori strabilianti e pop.

Le rappresentazioni sono immaginarie e non fanno riferimento a luoghi od oggetti specifici, sono tuttavia riconoscibili e diventano lo strumento per dell’espressione creativa dell’artista.

Esternamente al percorso vi sono 4 opere ispirate al pittore simbolista svizzero Arnold Bocklin (1827-1901) dove vi sono rappresentati paesaggi in disfacimento, da qui il nome “Rovine” della mostra, ospitate in un ambiente cupo che contrasta nettamente con il resto dell’esposizione

Il tema “Rovine” per Party rappresenta tuttavia il cambiamento, la transizione da uno stato all’altro.

In altre due sale si avvale della tecnica del trompe l’oeil dipingendo le pareti e le campiture in finto marmo policromo realizzate in collaborazione con l’artista Sarah Margnetti.

La mostra è un’immersione completa nel mondo di Party per certi versi straniante, è un viaggio in cui le opere e lo spazio espositivo dialogano offrendo nuove possibilità di lettura.

Definire il MASI un museo è tuttavia riduttivo, sarebbe più corretto chiamarlo un centro di aggregazione culturale: nell’auditorio all’aperto in estate vengono organizzati concerti e letture, mentre le altre sale ospitano la sopracitata mostra “Capolavori della fotografia moderna 1900-1940, che è un prezioso scrigno di fotografie vintage raccolte dal collezionista Thomas Walther , attualmente di proprietà del MOMA di New York. Si possono ammirare capolavori della fotografia originali difficilmente visibili data la loro delicatezza, normalmente custodite nell’istituzione museale newyorkese. Il prima piano invece ospita una mostra di pittura dal titolo “Sentimento e osservazione, arte in Ticino 1850-1950″ che raccoglie capolavori dal Realismo al Surrealismo nella regione, tra i quali anche pezzi di Sironi e Giacometti.

La mostra di Party sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022 ed è a cura del direttore del MASI Tobia Bezzola e di Francesca Bernasconi.

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Mostre – Richard de Tscharner “Il Canto della Terra. Un poema fotografico”

di Fabrizio Bonfanti

La città di Todi, Perugia, ospita la mostra “Il Canto della Terra. Un poema fotografico” di Richard de Tscharner in tre luoghi iconici della splendida città umbra.

Tre luoghi come i tre movimenti di un sinfonia. Il titolo rimanda all’opera di Mahler “Das Lied von der Erde”, l’ultima sinfonia composta dopo un periodo di sofferenza dell’autore legato a problemi di salute, famigliari e professionali oltre che ideologici.

Il lavoro di De Tscharner viene esposto per la prima volta al di fuori dei confini della patria del fotografo svizzero ed è un omaggio al nostro pianeta e alla vita: un percorso in 59 immagini da lui realizzate in 22 Paesi di tutto il mondo, dall’India all’Algeria, dall’Islanda al Perù, dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Cambogia alla Francia.

La Sala delle pietre di Palazzo del Popolo ospita il primo movimento: monumentale come il luogo stesso. Il paesaggio in bianco e nero, nitido, in grande formato ritrae luoghi remoti della Terra che portano le tracce, come delle cicatrici, degli eventi naturali che li hanno plasmati. La figura umana è assente lasciando il paesaggio protagonista.

Il secondo movimento, nella Pinacoteca della città, è composto da fotografie di rovine di popolazioni antiche. Le immagini dialogano con l’esposizione permanete di arte antica e sono un monito alla brevità della nostra permanenza sul pianeta.

L’ultimo movimento, nella Sala del Torcularium, nel Complesso delle Lucrezie, racconta la presenza dell’uomo nelle aree isolate e lontane del pianeta, dove le tradizioni sono rimaste incontaminate.

Lo sguardo dell’autore è contemplativo, intimo e ci permette di visitare idealmente mete lontane difficilmente raggiungibili, facendoci riflettere sulla fragilità e la bellezza del luogo che ci ospita,

Ci guida ad una riflessione sulle relazioni tra l’uomo e l’ambiente, sul patrimonio naturalistico e culturale veicolato da un linguaggio puro e sospeso dal tempo.

Il tema della rinascita è centrale, l’autore vuole mandare un messaggio ottimista alle nuove generazioni e sceglie le parole di Mahler per sottolineare la sua visione:

“Ovunque la terra amata

Fiorisce in primavera e rinverdisce

Ovunque ed eternamente, l’orizzonte si tinge d’azzurro!

Eternamente…Eternamente…”

La personale, curata da William A. Ewing, è organizzata da PHOTODI, associazione culturale presieduta da Mario Santoro, in collaborazione con il Museo Pinacoteca di Todi, col patrocinio del Comune di Todi – che ha collaborato mettendo a disposizione i suoi spazi espositivi più prestigiosi. Con questo evento inaugurato il 12 giugno scorso, si apre anche la stagione culturale della città e si integra impeccabilmente con la bellezza del luogo. Sarà visitabile fino al 22 Agosto 2021.

Accompagna la mostra una pubblicazione digitale, scaricabile dal sito www.richarddetscharner.ch.

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A Lugano capolavori dal Museum of Modern Art di New York

Fino al 1° agosto, il Museo MASI di Lugano espone per la prima volta in Europa la pregiata collezione Thomas Walther proveniente dal MoMA di New York: oltre duecento capolavori della fotografia risalenti alla prima metà del XX secolo, per un approfondimento focalizzato intorno ai fotografi attivi in quel periodo storico, momento contrassegnato da esuberante creatività e radicali sperimentazioni che hanno consentito loro di superare i limiti di capacità espressive della fotografia trasformando questa arte in un mezzo fondamentale per le arti visive. Non solo i fotografi dell’epoca, ma gli stessi artisti figurativi, approfondirono le potenzialità di questo medium di recente invenzione, avviando tecniche e metodologie che ancora oggi sono alla base di molte tendenze. Ciò non vale solo per l’impiego della fotografia nel giornalismo, in architettura, nella moda o in pubblicità: l’uso di elementi fotografici permeò ogni arte e conobbe una straordinaria diffusione proprio in quei decenni.

La selezione esposta a MASI offre una visione impareggiabile di queste evoluzioni Tra il 1977 e il 1997 il collezionista Thomas Walther raccolse le migliori stampe d’epoca dei più importanti esponenti dei movimenti modernisti, così come una sorprendente selezione di immagini di professionisti meno noti, attivi prima della Seconda Guerra mondiale, riunendole in una collezione unica che il museo newyorkese potè acquisire  nel 2001 e 2017. Scattate in città, in campagna, in studio oppure realizzate per esposizioni importanti o per pubblicazioni d’avanguardia, tutte le immagini hanno un unico comune denominatore: le radicali innovazioni con le quali i più importanti fotografi del tempo hanno definito ed esplorato le loro visioni. Accanto a immagini iconiche di autori americani come Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Paul Strand, Walker Evans o Edward Weston, o di europei come Karl Blossfeldt, Brassai, Cartier-Bresson, André Kretész e August Sander, la Collezione Walther valorizza in particolare il ruolo centrale delle donne con opere di Berenice Abbott, Marianne Breslauer, Claude Cahun, Lore Feininger, Lee Miller, Tina Modotti e altre. Sono infine raccolti qui i capolavori della fotografia del Bauhaus, del Costruttivismo e del Surrealismo, e più di cento pezzi di altri rappresentanti delle avanguardie fotografiche, che evidenziano come la fotografia abbia conquistato la propria posizione centrale nel campo delle arti visive.

La collettiva è a cura di Sarah Meister, curatrice del Dipartimento di Fotografia del MoMA; di Quentin Bajac, direttore del Jeu de Paume di Parigi; di Jane Pierce, assistente alla ricerca della Carl Jacobs Foundations del MoMA.

Catalogo Silvana Editoriale disponibile in inglese e in italiano.

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Il writer Endless in mostra a Milano

Di Barbara Silbe

Endless venne scoperto per le strade e sui muri di Londra ed è oggi uno dei più apprezzati e noti street-artist della scena internazionale contemporanea. Non è un fotografo, ma lo segnaliamo volentieri sulle pagine di EyesOpen! Magazine mossi dallo spirito di commistione tra le varie discipline artistiche che ci è sempre piaciuto. Le sue opere, da ieri in mostra al Salotto di Milano di corso Venezia 7, nel capoluogo meneghino, sono dissacranti ed estetiche, apparentemente leggere, ma con al loro interno un messaggio provocatorio potente di critica alla società del consumi e alla futilità del lusso. La sua fama è aumentata sempre più, fino a catturare l’attenzione dei curatori, dei galleristi e dei media di tutto il mondo. Gran parte del suo lavoro si concentra sulla rappresentazione di elementi chiave della società odierna, coprendo aspetti come il “culto del marchio”, la pubblicità, il consumismo e la cultura della celebrità.

Oltre che per le strade di Londr,a le sue opere si possono visionare nella galleria londinese Cris Contini Contemporary, partner di questa esposizione italiana dal titolo The Queen & Culture Exhibition che si è tenuta a Londra lo scorso ottobre 2020 nella suggestiva location di The Crypt Gallery.  Questa versione è curata da Simona Gervasio e resterà aperta fino all’8 maggio. Raccoglie una selezione di opere ispirate al periodo del lockdown, audaci riflessioni sugli eventi chiave e sui cambiamenti sociali che hanno avuto luogo a partire da marzo dello scorso anno. Tra le opere esposte ci saranno nuove interpretazioni dei pezzi più iconici di Endless, inclusa “Lizzy Vuitton”, la sua prima opera a ottenere riconoscimento pubblico. Il suo racconto non è mai né positivo né negativo, lo spettatore è libero di esplorare la varietà di messaggi nascosti e interagire con l’estetica dirompente, dissacrante e giocosa dei suoi molteplici lavori. Lungo il percorso espositivo appare la Regina Elisabetta che fa una boccaccia, ed è spesso presente il suo celebre logo “CHAPEL”, della serie Deities (una serie di dipinti che mostrano il contrasto tra vecchi e nuovi simboli di adorazione), dove la sua reinterpretazione modifica l’iconico profumo Chanel N.5 per farci ragionare sulla trasformazione dei valori culturali in un mondo dove i marchi e le celebrities sono paragonabili a nuove divintià e  i negozi sono le nuove chiese.

Endless ha anche realizzato un autoritratto per la collezione del Museo degli Uffizi, il primo donato da uno street-artist, una tecnica mista che lo raffigura insieme a una celebre coppia dell’arte contemporanea, Gilbert & George, all’interno del loro studio. L’artista londinese è stato inoltre il primo a ricevere l’incarico, in queste settimane, di dipingere un murales nella località sciistica di Cortina D’Ampezzo, in occasione dei Mondiali di Sci Alpino 2021.

La mostra è visitabile anche virtualmente nella galleria digitale di VR Art Gate.

Altre info: tel. 0276317715

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Mostre – Unica Bari

E’ allestita al Teatro Margherita, e raccoglie tre punti di vista diversi e momenti unici di una grande capitale del Mezzogiorno d’Italia. La collettiva Unica Bari si compone di sessanta scatti, realizzati in parti uguali da tre  talentuosi fotografi che con diversi stili e tematiche hanno raccontato le architetture, il paesaggio, le genti, le tradizioni, scegliendo tre diverse strade. Un’indagine fotografica del territorio che ha una doppia valenza. Innanzitutto è racconto del presente, per chi lo vive qui e ora, evidenziato proprio dai diversi sguardi che gli autori ci prestano. In secondo luogo è responsabilità della memoria, che loro stessi si assumono per registrarla: nell’istante stesso che questi scatti sono stati pensati, prodotti, stampati, esposti a un pubblico, sono diventati archivio documentale dei luoghi, delle persone, delle abitudini in quel determinato  momento storico, prezioso reperto da consegnare ai posteri. 
I fotografi coinvolti sono: 
Alessandro Arbusci si è concentrato sulle architetture, sui monumenti o gli edifici riconoscibili scevri da presenze umane, con una sequenza urbana carica di silenzio e quiete che registra questi giorni di lockdown: un ponte, lo stadio, l’aeroporto, la piazza della chiesa, i palazzi istituzionali, istanti dove nulla sembra accadere, tranne i movimenti dei suoi passi e dell’otturatore.  
Più umanista e aderente alla realtà il lavoro di Antonio Amendola che, con un taglio da street photography, si sofferma sui pescatori, sui lavoratori al mercato, su piazze assolate attraversate dai passanti. Lui con i soggetti sembra voler parlare, li avvicina a volte frontalmente, altre in punta di piedi da lontano, ma il dialogare è costante come costante è il mare a fare da sfondo.  
Mare che torna anche nell’indagine documentale di Marco Sacchi, ma il suo obiettivo è puntato sulle facce della gente, sulle tradizioni antiche e nuove della città, raccontate con scatti carichi di contrasto, dinamismo, ironia. I suoi soggetti hanno la forza dirompente del cinema neorealista di Zavattini che  presentava il candore dei piccoli eventi della quotidianità, per farli restare per sempre impressi in chi li guarda.
Il progetto editoriale è di Visual Crew, con la supervisione di Amedeo Novelli. La mostra è curata da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine.
Per approfondimenti, per ascoltare contenuti e fare un tour virtuale dell’esposizione, www.unicabari.it
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Mostra – Uno chef stellato e un gallerista danno voce dall’arte britannica

Beth Cullen-Kerridge, Chris Moon, Fred Coppin, Mark Beattie, Matt Roe e Robi Walters, Marc Queen, Hartland Miller sono solo alcuni dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea radunati al Kerridge’s Bar and Grill di Londra, locale del noto chef stellato Tom Kerridge che, sotto la curatela della galleria West Contemporary di Londra, riesce a dare voce all’altra sua grande passione, quella per le opere d’arte appunto. La collettiva “Voices in British Art”, aperta fino a dicembre, presenta dunque in un luogo insolito alcuni dei migliori artisti britannici le cui opere potranno essere viste con ingresso libero in uno spazio trasformato in sala espositiva all’interno del famoso ristorante del London Corinthia Hotel (senza obbligo di consumazione), e potranno, contemporaneamente, essere acquistate da casa accendendo online sul sito www.west-contemporary.com. La sede londinese della galleria West Contemporary ha prodotto la rassegna in collaborazione con curatori ospiti ed editori di stampe artistiche Manifold Editions, mettendo in campo tutti i talenti che le ruotano intorno e sfidando ancora una volta la sua intenzione di utilizzare spazi informali e pubblici per rendere fruibile l’arte a tutti.

Il gallerista Liam West dice: “Io e Tom lavoriamo a stretto contatto sui temi e sui concetti di West Contemporary messi in mostra al Kerridge’s Bar and Grill, quindi per “Voices of British Art” abbiamo escogitato questa idea di poter ordinare l’arte britannica di alto livello in contemporanea al famoso e squisito budino britannico” Liam West aveva già da tempo in mente di collaborato con Manifold Editions, uno dei migliori editori artistici del Paese, famoso per le sue stampe in edizione limitata di grandi artisti. “Avere Manifold come curatori ospiti per questa mostra è stato fantastico”, dice West.

Tom Kerridge commenta invece così: “Voices of British Art” offre ai commensali del Kerridge’s Bar & Grill l’opportunità di ordinare opere d’arte. insieme al loro caffè e ai loro dessert! Adoriamo questo concetto unico di West Contemporary, in collaborazione con Manifold Editions. Hanno prodotto una mostra davvero impressionante nel ristorante, che sono sicuro che i miei clienti apprezzeranno”.

Se passate da Londra, andate a curiosare questo insolito evento, che include opere fotografiche di grande valore.

(Barbara Silbe)

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Mostra – FEELING HOME. Sentirsi a casa

Una collettiva itinerante di autori italiani, ben orchestrati dalla curatela di Giusy Tigano, per un’esposizione-evento organizzato da GT Art Photo Agency in collaborazione con F2 Progetti per la Fotografia che fa tappa ora alla Galleria d’Arte Moderna GAM di Catania, via Castello Ursino 32. Apre il 3 ottobre con opere di  Isabella Balena, Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Pierfranco Fornasieri, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini, Daniele Vita, e sarà visitabile con ingresso libero fino al 30 ottobre. Nove autori raccontano attraverso 90 fotografie il sentimento del “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni, dove il tempo non pesa mai in quanto “specchio” del tempo interiore di ognuno di noi.

L’esposizione è patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura. Dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda ora in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini e Daniele Vita.

La curatrice Giusy Tigano afferma che “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”: offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identità per ognuno di noi“.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a loro estratti bibliografici e introduzioni personali, in aggiunta a  specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano. Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa”  (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie 115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie. Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online: https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

EVENTI SATELLITE

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva. Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio con nuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevole successo di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegati sono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Orari di apertura al pubblico da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 19.00. Informazioni: tel. 095.7428008, cultura.eventi@comune.catania.it, info@gtartphotoagency.com