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Mostre – Stefano Torrione, “INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini”

Il fotografo valdostano Stefano Torrione dedica un’indagine alla sua regione e ai grandi tesori che racchiude per portarli in mostra nel cuore di una città. Dal 25 settembre al 25 ottobre 2020 infatti, la milanese via Dante si trasformerà in una galleria d’arte open-air attraverso l’esposizione di 30 immagini fotografiche scattate dall’autore come omaggio alle bellezze monumentali di cui la Regione Valle d’Aosta è ricca.

Il progetto espositivo – promosso dalla Regione autonoma Valle d’Aosta e inserito nel programma espositivo annuale della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, nonché patrocinato dal Comune di Milano – si propone di far conoscere a un ampio pubblico, valorizzandoli, i siti più importanti dal punto di vista storico, culturale e architettonico presenti in questa regione incastonata nel cuore delle Alpi, “Intra Montes” appunto, dal latino “dentro le montagne”. 

Nel 2018 Torrione firma un servizio per la prestigiosa rivista National Geographic Italia dedicato alla Valle d’Aosta romana e INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini rappresenta l’ideale continuazione di quel reportage. L’obiettivo della mostra infatti è quello di approfondire e dare spazio, attraverso un lavoro di ricerca per immagini, all’immenso valore e all’infinita bellezza delle tante opere monumentali perfettamente conservate nella Regione, vere meraviglie dell’arte romana custodite in un ambiente duro e difficile come quello di una regione alpina di alta quota qual è la Valle d’Aosta: “Ho redatto una lista di 30 “capolavori” dell’Umanità senza che questi siano iscritti in alcuna lista dell’Unesco – dice il fotografo – 30 siti archeologici per rappresentare una regione nella sua completezza”. 

Per immortalare i grandi tesori della Regione – da quelli più conosciuti a quelli nascosti – Torrione ha scelto di utilizzare il linguaggio del reportage e le sue fotografie non sono mai statiche “cartoline” dei monumenti, ma immagini che fanno vivere i luoghi scelti, catturati in speciali momenti dell’anno e attraversati dall’umanità di chi li frequenta, calcando le “antiche pietre” sia nel proprio quotidiano che durante momenti di festa. Ecco allora apparire la ritualità, la tradizione popolare di una regione ricca non solo di monumenti, ma anche di cultura e di vita, secondo un approccio che è già stato il fil rouge dell’esposizione ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini, curata dallo stesso Stefano Torrione con Daria Jorioz e realizzata al Museo Archeologico Regionale di Aosta nell’inverno 2016-2017, che attualmente è allestita a Bolzano. 

È attraverso questa chiave di lettura che Torrione in INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini ritrae un’attrice mentre legge la Medea nel grandioso Teatro Romano di Aosta costruito alla fine del I° secolo d.C.; o un gruppo folk mentre sosta sul ponte che conduce al Forte di Bard, il complesso monumentale sede del Museo delle Alpi; o ancora, un anziano viticoltore mentre rientra camminando sull’antica Strada Romana delle Gallie, dove nel selciato sono ancora evidenti i segni del passaggio dei carri. 

La parola chiave della mostra è unicità, rappresentata da immagini dal forte impatto visivo, originali e in grado di colpire e incuriosire chiunque le guardi. Questo patrimonio iconografico sarà esposto nel centro di Milano, in quella Via Dante che collega il Duomo con il Castello Sforzesco e che ogni giorno viene percorsa da turisti, cittadini e pendolari e che per un mese, anche di notte – grazie a un impianto di illuminazione hi-tech alimentato da pannelli fotovoltaici – sarà visibile 7 giorni su 7 e h 24, raccontando le meraviglie più nascoste e più preziose della Regione Valle d’Aosta. 

Stefano Torrione valdostano di nascita e milanese di adozione, dopo la laurea in Scienze Politiche si dedica alla fotografia. Professionista dal 1992, inizia la carriera a Epoca e vince nel 1994 ad Arles (Francia) il Premio Kodak Europeo Panorama. Si dedica poi al reportage geografico ed etnografico viaggiando negli anni in molti paesi del mondo e pubblicando servizi su numerose riviste italiane e straniere tra cui Geo, Bell’Italia, Meridiani Montagne e National Geographic Italia. Negli ultimi anni ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine realizzando un altro grande progetto sulle Alpi esposto nella mostra del National Geographic La Guerra Bianca allestita al Forte di Bard nel 2018, a Milano nel 2017 e a Trento nel 2016. Ha recentemente fondato una propria casa editrice. www.stefanotorrione.com 

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Mostre – Enrica Gjuzi, Svestirsi

Riprendono a Istituto Italiano di Fotografia, via Enrico Caviglia 3 a Milano, le mostre appartenenti alla rassegna fotografica “Venti Rosa. Nuovi sguardi femminili sul contemporaneo”, ciclo di esposizioni inserite nel palinsesto “I Talenti delle donne” promosso dal Comune di Milano per l’anno 2020.  che sono l’occasione per dare visibilità a nuovi punti di vista originali e alle sensibilità proprie dell’universo femminile. Sono dedicate ai progetti inediti di talentuose autrici neo diplomate all’Istituto e raccontano condizioni, percorsi e aspettative dell’esistenza umana.

Dopo lo stop obbligato dettato dall’emergenza sanitaria che ha interrotto la rassegna al primo appuntamento, Istituto Italiano di Fotografia ha calendarizzato nuovamente gli appuntamenti a partire da settembre 2020, prevedendo la partecipazione delle mostre al palinsesto del Milano Photofestival 2020.

La rassegna riprende giovedì 17 settembre 2020 alle ore 18:30 con l’inaugurazione della mostra Svestirsi di Enrica Gjuzi, che resterà visitabile fino al 28 settembre.

“Un racconto intorno all’identità sessuale, tematica data per scontata ma che ancora oggi crea incomprensioni e pregiudizi”.

 

Biografia

Enrica Gjuzi nasce a Sant’Elpidio a Mare nel 1997, dove frequenta il Liceo Artistico.

Dopo l’arte comincia ad appassionarsi alla fotografia, diplomata arriva a Milano dove frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia, come studentessa e assistente.

Terminato il percorso di studi, lavora e manda avanti alcuni dei suoi progetti personali, alcuni intimi concentrati sul rapporto umano, altri sul rapporto uomo natura.

Enrica ci presenta il suo progetto “Svestirsi” dove affronta l’argomento dell’identità sessuale, intesa come infinita e mutabile, formata da strati differenti di verità e lati nascosti dove cerca di mettere a nudo il lato emotivo e non solo fisico.

 

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Mostra – Angelo Ferrillo e Sara Rossatelli “Behind Three Stars”

Officine Fotografiche Milano riapre coraggiosamente la stagione espositiva con l’esposizione “Behind Three Stars” di Angelo Ferrillo e Sara Rossatelli, un progetto fotografico che coinvolge i ristoranti italiani insigniti delle tanto bramate tre stelle della Guida Michelin. La mostra è a cura di Barbara Silbe e Chiara Oggioni Tiepolo ed è parte del circuito di Photofestival.

Testo di Barbara Silbe

“La cucina, come la fotografia o qualunque altra arte, è tutta questione di ingredienti e pensiero. E il cibo è stato ed è, per l’umanità, inesauribile fonte di ispirazione. Necessità di sopravvivenza, certo, ma anche gioia per il palato, modo per esprimere il bisogno di bellezza, materia plasmabile percepita da tutti i sensi. Noi italiani mangiamo con gli occhi e, attraverso ciò che prepariamo, ci prendiamo cura degli altri. E’ segno della nostra stessa civiltà al quale molti artisti in ogni tempo si sono dedicati. Apripista della natura morta fu Caravaggio, ma andando a ritroso si trovano raffigurazioni di tavole imbandite anche nelle necropoli etrusche, nella Roma antica, nel Medioevo… Di cibo si parla nell’Odissea, nella Divina Commedia, nelle Sacre Scritture, nel Gattopardo, nel Signore degli Anelli, in Montalbano.

Cucinare, insomma, è cultura e lo spiegano bene queste immagini dedicate agli undici ristoranti che nel nostro Paese hanno ricevuto le prestigiose tre stelle dalla guida Michelin. Una faccenda seria, fatta di impegno costante, di ricerca, di creatività, collaborazione e passione, e non è strano che a indagare queste eccellenze siano stati due fotografi che in queste caratteristiche si riconoscano da diverso tempo. Sara e Angelo hanno condiviso questo percorso nella ristorazione top in perfetta simbiosi, tanto da rendere quasi impossibile distinguere chi ha scattato cosa, con l’intento di dare risposte a domande che si facevano da un po’ e che, forse, ci siamo posti anche noi. Per esempio, come si arriva a realizzare piatti che sono opere d’arte?

Affrancandosi dai classici canoni estetici con i quali tendiamo a immaginare un racconto dedicato a questo universo patinato che non tutti i palati e i portafogli possono permettersi, i due fotografi hanno privilegiato spontaneità ed empatia dietro le quinte, cercando di non interferire con i soggetti inquadrati. Si sono soffermati sui gesti, sull’atmosfera in cucina, sulla naturalezza del flusso di lavoro, sulla cura dei clienti in sala, sui rapporti tra i componenti di queste affiatate brigate organizzate come un’orchestra il cui direttore è lo chef. La ricerca stellare a quattro mani, nata da un’idea dei due autori, è durata due mesi e mezzo. Alla base c’è sicuramente uno studio iconografico approfondito sui generi più comunemente abbinati alla ristorazione, la fotografia di food o, più in generale, i lavori “corporate” e pubblicitari. Lo stile usato da Sara e Angelo si colloca però a metà fra lo storytelling e il reportage, mette in primo piano proprio il pensiero e gli ingredienti di questi piatti inarrivabili, affidandosi alle testimonianze dirette dei vari soggetti fino a svelare, a chi osserva la serie, quanto il backstage di una sfilata sia determinante per la riuscita di qualunque passerella.”

Info mostra

Inaugurazione 17 settembre, ore 19. Aperta dal 18 settembre al 16 ottobre 2020

Orario di visita
da lunedì a giovedì 15.00-20.00
venerdì 11:00 – 13:00 e 14:00 – 18:00

Ingresso gratuito*

*Stando alle attuali limitazioni previste nei regolamenti nazionali e regionali per il contenimento della diffusione del Covid-19, potrebbe essere richiesto ai visitatori della mostra di indossare protezioni personali (mascherine e guanti), oltre al rispetto delle regole di distanziamento.

L’accesso alla mostra è contingentato, max 20 persone contemporaneamente. Consigliata ma non obbligatoria la prenotazione della visita tramite email, scrivendo a ofm@officinefotografiche.org. in caso di mancata prenotazione potrebbe essere necessario attendere.

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Lisa Borgiani – What is Europe to you?

What is Europe to you? è un progetto artistico che intende rappresentare il sentimento europeo attraverso immagini e parole espresse dalle storie e dalle idee delle singole persone che compongono la grande comunità dell’Europa.

In mostra dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 a Villa Vigoni, Menaggio, Como

What is Europe to you?
Questo è il titolo del viaggio fotografico nelle principali città e capitali europee ideato dalla fotografa Lisa Borgiani. Attraverso una mappatura delle città scelte l’autrice identifica i quartieri dove incontra le persone che ritrae in modo spontaneo e inaspettato mentre rispondono alla stessadomanda: What is Europe to you?, che cosa significa per te l’Europa? Ogni persona è ritratta mettendo in risalto la parola chiave che riassume la sua idea di Europa, riportata in una breve intervista. Immagine e parola entrano così in stretto dialogo.

Lo scopo è quello di cogliere e rappresentare ritratti e sentimenti che provengono da diverse culture ed espressi in varie lingue per rafforzare l’idea di una identità comune europea. Il progetto è iniziato nel 2019 ad Atene e a Berlino -interviste e testi a cura della giornalista Marta Ottaviani- per poi proseguire a febbraio 2020 a Milano e a Roma a luglio 2020. Il viaggio proseguirà nelle altre città europee: Parigi, Bruxelles, Madrid, Vienna etc…

Dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 Villa Vigoni, centro italo-tedesco per il dialogo europeo, ospiterà la mostra fotografica “What is Europe to you?” con una scelta di ritratti e interviste realizzati nelle città di Milano e Berlino. La mostra si inserisce in un anno speciale: il trentesimo anniversario della riunificazione
tedesca e verrà inaugurata nell’ambito del Vigoni Forum per studenti, martedì 8 settembre 2020 alle ore 18:00.

Nel rispetto delle normative previste per l’emergenza Covid-19, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra ogni giovedì dalle ore 15:30 alle ore 16:30. I posti sono limitati, per la prenotazione vi preghiamo di scrivere a reception@villavigoni.eu  entro il lunedì antecedente la data in cui si desidera visitare la mostra.

Villa Vigoni si impegna nel rafforzamento delle relazioni italo-tedesche in un contesto europeo. Sostiene lo scambio bilaterale nei campi della politica, dell’economia, della scienza, della formazione e della cultura. La mostra è realizzata in collaborazione con POLI.DESIGN | Master in Digital Strategy
(Politecnico di Milano) e Galleria Podbielski Contemporary (Milano). Progetto grafico e dell’allestimento: Alessandro Colombo

Per ulteriori informazioni: www.villavigoni.eu e www.whatseurope.eu

What is Europe to you?- Official Video
ITALIANO: https://youtu.be/rhRkn9Ct9r0
ENGLISH: https://youtu.be/Kze9BR69Ubc
Per partecipare al progetto e sostenere la campagna di crowfunding “The European Project” clicca qui: https://www.gofundme.com/f/what-is-europe-to-you

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Mostra – Gianmarco Maraviglia, “Under Covid”

Apre il 15 settembre, presso l’associazione culturale Zona K via Spalato 11, a Milano, la personale di Gianmarco Maraviglia a cura di Chiara Oggioni Tiepolo. La serie di fotografie esposte racconta il tempo sospeso del lockdown e la conseguente riapertura, in una narrazione a metà fra il racconto intimo e l’indagine fotogiornalistica, pur evitando la dimensione più dettagliata della malattia. Ma anche lui si è ritrovato di fronte al dilemma del “disallineamento”. Come rappresentare e sintetizzare dunque visivamente il cambio di piano sequenza del reale che le nostre esistenze hanno subito? Nasce così il glitch, l’errore di sistema. Immagini di “matrixiana” suggestione che lasciano aperto un interrogativo sul nostro futuro prossimo.

E’ come se qualcosa si fosse inceppato e poi rotto. Rotto il tempo, la realtà, le abitudini. Il senso di libertà, la leggerezza, una certa arroganza nel dare per scontata la vita, perfino. Quella vita. Poi è arrivato il giorno in cui è cambiato tutto. Stroncata la spensieratezza, annullata una gestualità tipicamente italica, spazzato via lo scorrere “normale” delle consuetudini e delle giornate. Ci si è scoperti vulnerabili, l’universo tutto da conquistare si è rimpicciolito fino a entrare
all’interno delle pareti domestiche. Polverizzate le certezze, spogliate le impalcature, ci si è stretti alle uniche sicurezze ancora solide.
Si è aspettato, come se fossimo rinchiusi in un bunker, che un’entità altra ci desse nuovamente il via libera. Si è affidata la nostra esistenza prima a un bollettino, poi alle tecnologie. La parola “controllo” ha assunto le tinte rassicuranti di un mantello di protezione. E infine la riapertura. Evviva. Ecco dunque tutti riversarsi in strada, con la fretta e l’urgenza di riappropriarsi del tempo che fu, la necessità quasi fisica di convincersi che fosse tutto finito, passato, pronto a essere dimenticato. Eppure. Abbiamo fatto finta che non fosse successo niente, volevamo che non fosse successo niente. Ma qualcosa continua a non funzionare. Ed è solo adesso, probabilmente, ora che le emozioni si depositano e sedimentano, che abbiamo il coraggio e la lucidità di comprendere quanto davvero quella frattura del normale si sia fissata dentro di noi in maniera irreversibile.

Inaugurazione – 15 settembre 2020, ore 19. Aperta fino al 24 settembre

Orari: da martedì a domenica 17.00 – 21.00, lunedì 17.00 – 19.00. Ingresso gratuito contingentato a max 20 persone contemporaneamente
ZONA K è un’associazione culturale con attività riservate ai soci. Per accedere alla mostra
occorre inviare la richiesta tesseramento almeno 24 ore prima sul sito www.zonak.it, costo tessera € 2,00.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
ZONA K – Via Spalato 11 – 20124 Milano
biglietti@zonak.it |T. 02.97378443 – CELL: 393.8767162 (da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle
19.00)
www.zonak.it

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Musei – La fotografia sale in quota

Esiste un luogo per le immagini situato a 2275 metri di altitudine, affacciato sulla val Pusteria dalla cima piatta di Plan de Corones come un balcone sulla bellezza. Si tratta del Lumen Museum, edificio dall’architettura moderna, ben armonizzata con il paesaggio aperto a 360 gradi verso piste e altre cime, che occupa 1800 mq di superficie espositiva suddivisa per quattro piani. E’ una bella casa per mostre permanenti e temporanee, proiezioni, incontri, eventi culturali e momenti gourmet di indimenticabile cucina del territorio, per un’esperienza unica e coinvolgente nel cuore delle Dolomiti che speriamo di poter presto visitare al termine della lunga quarantena che ci vede tutti isolati da tanto tempo. Plan de Corones, o Kronplatz, è meta molto apprezzata dagli amanti dello sci e degli sporti invernali, o da chi ama dedicarsi al trekking e alla fotografia naturalistica durante la bella stagione, ma per approfondire la conoscenza delle Alpi, imparando a guardarne tutte le diversità, non c’è nulla di meglio che osservarle con altri sguardi e altre prospettive, quelle dei grandi maestri delle ascensioni e dell’obiettivo che nel corso dei decenni hanno lasciato segni indelebili tra queste valli.

La storia della fotografia, dalle origini al contemporaneo, è passata da Lumen e questo centro è anche un vero omaggio alla montagna in tutte le sue sfaccettature che, nella sua ideazione, ha coinvolto grandi nomi come l’alpinista Reinhold Messner, o lo chef stellato Norbert Niederkofler. E’ nato in collaborazione con TAP (l’archivio tirolese per la documentazione fotografica) Durst, National Geographic, Red Bull Illume, Alinari, AlpiNN e la Provincia Autonoma di Bolzano, ed è stato ricavato recuperando una ex stazione a monte della funivia grazie a un progetto dell’architetto Gerhard Mahlknecht. Il percorso espositivo si sviluppa dall’alto verso il basso, secondo un approccio multiprospettico e multidisciplinare. Si parte da un focus storico e tecnico sull’esordio della fotografia di montagna, concepita in primis quale strumento di documentazione scientifica e, solo con il tempo, diventata testimone di imprese estreme che hanno trasformato le vette in un attraente scenario d’avventura ed emozioni. Dalla Wunderkammer, tra veri e propri cimeli del 1800, si passa al Wall of Fame, dedicato ai pionieri della fotografia del genere e al Dia Horama, l’area che presenta sequenze fotografiche dei più importanti autori del museo. Un’area importante è dedicata alle mostre temporanee che variano annualmente e stagionalmente, oltre alle esposizioni permanenti come Messner meets Messner by Dust, che propone installazioni multimediali e realtà virtuali tra scatti, citazioni, audio del pioniere alpino Reinhold Messner. Oppure ancora la sala Adrenalina, dove l’innovazione digitale svela le foto sportive più straordinarie del celebre contest internazionale Red Bull Illume. Imperdibili sono anche la Sala degli Specchi che, combinando arte e montagna, mostra l’eterna interazione della forza della natura attraverso l’illusione dei riflessi, o la Stanza dell’Otturatore, nella quale un’enorme, suggestiva apertura tonda sulla parete, incornicia il panorama visibile come se si guardasse da una fotocamera e, una volta chiusa, diventa schermo di proiezione video.

Per maggiori informazioni sulla programmazione e sulle visite: https://lumenmuseum.it

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Una mostra e un workshop dedicati a Milano

Nell’ambito di “Photo Week”, grande evento diffuso che chiude il 17 giugno, promosso da AIF, Associazione Italiana Foto & Digital Imagin e tutto dedicato alla fotografia ospitata in diversi spazi milanesi, Panasonic sponsorizza una mostre e un workshop in collaborazione con due bravi autori.
A Palazzo Castiglioni, corso Venezia 47, è allestita l’esposizione “Milano, città che sale”, in collaborazione con i fotografi Giorgio Galimberti e Daniele Barraco, che raccogli venti scatti di paesaggio urbano e otto ritratt. Rimarrà aperta fino al 17 giugno, da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 18.00.

Sempre nella stessa location, il 14 giugno, dalle 14 alle 18 si svolgerà il workshop “Visite urbane” con Giorgio Galimberti, fotografo professionista e Lumix Ambassador Europeo, sul tema della street photography: “Visioni urbane”. Sarà composto da uno spazio di approfondimento culturale sulla semantica fotografica, seguito da una sessione di pratica per le vie del centro di Milano.
Per iscriversi al workshop sarà sufficiente visitare la sezione dedicata sul sito www.panasonic.it sul quale sarà creata una landing page dedicata tra il 20 ed il 25 maggio: le iscrizioni sono aperte per un massimo di 20 partecipanti.

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La fotografia che include

Siamo ormai abituati allo sguardo della fotografia sui volti e sui luoghi delle periferie umane, scatti di compassione e di denuncia. Risulta invece inedita questa esposizione che, coraggiosamente, ribalta il punto di vista. Si tratta di immagini scattate da giovani immigrati, fotografi sperimentali, e del loro sguardo sulla città che li ha accolti-non accolti in una più o meno recente esperienza di immigrazione.

La mostra “Percorso sperimentale di inclusione” si colloca all’interno dell’intervento sistemico che Fondazione Monserrate (attiva dal 1994 con programmi di promozione culturale e sociale in Italia, Asia e sud America) sta realizzando a Milano sul tema dell’inclusione sociale dei migranti. In particolare è frutto delle attività della “Finestra d’Amicizia” di Monserrate, che in 12 anni ha permesso di intercettare più di 2000 persone immigrate che vivono nelle periferie, ha favorito emersione di situazioni di fragilità e
integrazione sociale e culturale di giovani e adulti, sostenuto il cammino verso legalità e autonomia di numerose persone/famiglie con minori, il superamento di esperienze di isolamento ed estraneità ai nuovi contesti di vita, anche grazie ad attività di educazione linguistica e civica e iniziative innovative come percorsi di photolangage e tour storico-culturali e fotografici di conoscenza di Milano.
L’esposizione fotografica, ospitata da Milano Photo Week e Milano Photofestival 2019, è frutto di questo lavoro e del cammino personale di ciascuno di questi ragazzi e giovani adulti, di un percorso che li vede protagonisti e non beneficiari di un aiuto.
Accanto alle foto scattate dai giovani immigrati, sono esposte anche alcune foto scattate dai fotografi professionisti che hanno fatto gratuitamente da tutor durante le uscite fotografiche in città.
Una sezione speciale della mostra è dedicata ai ritratti fatti ai protagonisti del progetto dal fotografo Mattia Zoppellaro, noto per le pubblicazioni sulle più importanti riviste di cultura contemporanea italiane e internazionali.

Mostra fotografica “Percorso sperimentale di inclusione”
Palazzo Bovara, Corso Venezia 51 – Milano
dal 5 al13 giugno 2019

INAUGURAZIONE 4 giugno ore 18
Contatti:
Fondazione Monserrate Via San Vittore, 36/1 20123 Milano
segreteria@monserrate.it tel. 02 4818453 / 338 5411759

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Una call per avviare giovani fotografi al mercato dell’arte

Al via la open call rivolta ai giovani talenti della fotografia che la galleria milanese 29 Arts In Progress propone annualmente per dare spazio ai nuovi linguaggi della fotografia contemporanea e agli autori non ancora presenti sul mercato di questa giovane arte. La seconda edizione è aperta per le candidature sino al 14 giugno 2019.  Sin dagli esordi, la galleria ha sempre avuto un’attenzione alle nuove espressioni dell’arte fotografica attraverso non solo la valorizzazione dei grandi maestri italiani e internazionali ma anche la creazione di un mercato primario, così difficile da raggiungere, per giovani talenti capaci di una progettualità di valore.
Un comitato di selezione appositamente costituito, in collaborazione con la direzione della galleria, si occuperà di individuare anche quest’anno cinque nuovi autori del panorama fotografico italiano ed internazionale, ai quali sarà data l’opportunità di esporre i propri lavori in una mostra allestita a Milano presso 29 ARTS IN PROGRESS gallery, offrendo ai collezionisti e a tutti gli appassionati nei diversi ambiti spunti interessanti e innovativi.
Gli artisti potranno sottoporre il loro portfolio attraverso l’apposita sezione online su http://29artsinprogress.com/unpublished-photo-2019/ a partire dal 23 aprile e sino al 14 giugno 2019. Le proposte saranno successivamente analizzate dal comitato di selezione ed entro il 1° luglio 2019 saranno annunciati i cinque fotografi selezionati.
Comitato di Selezione – UP19:
  • Giovanni Pelloso, Giovanni Pelloso, giornalista, curatore e critico di fotografia
  • Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture (MUSEC) di Lugano
  • Gianluca Ranzi, curatore e critico d’arte
  • Elena Zaccarelli, specialist modern & contemporary art presso Christie’s Italia
  • Giuseppe Mastromatteo, chief creative officer presso Ogilvy & Mather Italia
  • Barbara Silbe, giornalista e editor-in-chief di EyesOpen! Magazine
  • Due collezionisti d’arte contemporanea
I cinque fotografi finalisti dovranno far pervenire i loro lavori presso gli spazi della galleria, nei tempi e nelle modalità concordate.
La galleria si occuperà di tutti gli aspetti organizzativi e di comunicazione della mostra che sarà allestita dal 10 settembre al 5 ottobre 2019.
29 ARTS IN PROGRESS gallery
29 ARTS IN PROGRESS gallery è una galleria d’arte contemporanea specializzata in fotografia d’arte, situata nel cuore di Milano, accanto al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, nello storico quartiere di Sant’Ambrogio. 29 ARTS IN PROGRESS rappresenta il lavoro di fotografi internazionalmente riconosciuti e organizza tra cinque e sei mostre ogni anno.              La galleria rappresenta inoltre un ristretto gruppo di giovani artisti contemporanei, con una continua attenzione e spiccata sensibilità alle nuove espressioni dell’arte fotografica.    Sin dalla sua apertura la galleria ha curato esposizioni in partnership con musei pubblici e privati, tra i quali: The Hong Kong Arts Centre; Multimedia Art Museum, Mosca; Erarta Museum of Contemporary Art di San Pietroburgo; Palazzo Reale e La Triennale di Milano.
Informazioni: tel. 02 94387188, staff@29artsinprogress.com
Sito internet: www.29artsinprogress.com
Ufficio stampa – 29 ARTS IN PROGRESS gallery
Tel. 02 94387188
info@29artsinprogress.com
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Il futuro di Sony alla Design Week di Milano

Immaginate un mondo in cui l’intelligenza e la tecnologia sono integrate nella vita di ogni giorno. Questo è “Affinity in Autonomy”, nuovo progetto di Sony che suggerisce un nuovo sguardo alla relazione tra esseri umani e robot esposto allo Spazio Zegna, Via Savona, 56/A, Milano, fino al 14 aprile. L’esposizione analizza l’emozione, la relazione e il comportamento dei robot, nonché il modo in cui gli esseri umani possono interagire e co-esistere con gli stessi oggi e in futuro, e considera l’impatto sui sensi attraverso la tecnologia. Dal lancio del primo Entertainment Robot, ‘AIBO’, nel 1999, Sony ha continuato ad approfondire e accrescere la propria conoscenza e comprensione in ambito di Intelligenza Artificiale e Robotica.

La visione di Sony sulla robotica è “umanista”, ha progettato macchine in grado di arricchire le nostre vite e guardare alle relazioni che queste nuove tecnologie possono favorire, perché sono “capaci di provare emozioni”. L’obiettivo è quello di mostrare come cambia il nostro approccio: quando gli uomini capiscono che gli “amici robot” sono “vivi”, allora iniziano a provare un senso di affinità nei loro confronti e abbassano le loro difese provando empatia.

Il percorso espositivo permette ai visitatori di attraversare diverse “zone” sensoriali alla scoperta di cinque interazioni chiave tra esseri umani e robot:

1. Awakening: la prima zona intensifica la consapevolezza sensoriale attraverso la quale i visitatori fanno esperienza di un nuovo tipo di intelligenza, che si rivela sulle pareti attraverso luci e suoni e che li guida verso un futuro in cui viene rivelato come gli esseri umani interagiranno con i robot in modi inaspettati e imprevedibili

2. Autonomous: questo ambiente esplora l’indipendenza e la reazione spontanea dei robot attraverso un braccio meccanico che assume il centro della scena: gli ospiti vengono rilevati autonomamente dal braccio nel momento in cui entrano. Ciò può portare i visitatori a porsi delle domande su ciò che provano e su come reagiscono a questa situazione.

3. Accordance: si passa poi a una zona abitata da “sfere”, ognuna con una propria personalità distinta. Le sfere interagiscono, cooperano e agiscono in armonia tra di loro. I movimenti imprevedibili di questi robot possono dare vita alla creazione di comunità.

4. Affiliation: attraverso l’interazione continua con gli esseri umani, i robot evolveranno sia dal punto di vista intellettuale sia da quello emotivo – cosa di cui si potrà fare esperienza in quest’area. Incominciando a intuire questa relazione simbiotica, gli ospiti potranno immaginare un futuro in cui i robot sembreranno più “vivi”.

5. Association: nei prossimi anni, i robot avranno un ruolo essenziale nelle nostre vite, nella società e nelle infrastrutture. Nell’ultima parte del viaggio proposto dall’esposizione, sarà chiesto ai visitatori di esprimere i propri pensieri sul futuro dell’affinità in autonomia con i robot.

Yutaka Hasegawa, Head del Creative Center ha commentato, “‘Affinity in Autonomy’ mostra l’evoluzione della relazione tra esseri umani e tecnologia: uno sguardo su come potrà essere il futuro dell’Intelligenza Artificiale applicato alla Robotica, alla scoperta dell’intelligenza e delle emozioni dei robot. Dall’anno della sua fondazione nel 1961, Sony è stata all’avanguardia nel campo del design e dell’innovazione, in linea con i principi dei propri fondatori esplicitati in “fare ciò che non è mai stato fatto prima” ed “essere sempre un passo avanti.

Dal lancio del primo Entertainment Robot, ‘AIBO’, nel 1999, Sony ha continuato ad analizzare e accrescere la propria conoscenza e comprensione in tema di Intelligenza Artificiale. La mostra affonda le radici nelle credenziali di Sony in questo ambito: evoluzione, emozione e comportamento dei robot suggeriscono una capacità di apprendimento, crescita e sviluppo, in cui la relazione di “amicizia” con gli esseri umani gioca una parte importante.”

Titolo: ‘Affinity in Autonomy’

Dove: Spazio Zegna, Via Savona, 56/A, Milano, Italy

FIno al 14 aprile

Dettagli: sito internet: sony.net/AiA/

Instagram: www.instagram.com/sonydesign_official/

www.sony.net/design

Principali tecnologie utilizzate per l’esposizione:

Nella mostra “Affinity in Autonomy”, sono state utilizzate le tecnologie all’avanguardia dei sensori di immagine di Sony. Camere stereo con sensori d’immagine Time-of-Flight retroilluminati e sensori CMOS per applicazioni di rilevamento equipaggiati con global shutter rendono possibili nuove esperienze interattive, attraverso la percezione dell’ambiente circostante tra uomini e i robot.

– Sensori d’immagine Time-of-Flight retroilluminati

Con la tecnologia ToF viene misurata la distanza da un oggetto attraverso il tempo in cui la luce proveniente da una fonte luminosa raggiunge l’oggetto e la riflette al sensore. I sensori d’immagine ToF rilevano le informazioni sulla distanza per ciascun pixel, consentendo la creazione di mappe di profondità estremamente accurate. Il nuovo sensore, che adotta l’architettura del sensore d’immagine CMOS retroilluminato, consente una rilevazione più accurata della luce riflessa, grazie a una migliorata sensibilità del sensore.

– Sensori d’immagine CMOS per applicazioni di rilevamento con funzione di global shutter (IMX418)

Il nuovo prodotto trae forza dai vantaggi del sensore d’immagine CMOS equipaggiato con una funzione di global shutter senza distorsione sul piano focale, con minor consumo energetico. Questo prodotto impiega un angolo di visione con un rapporto di 1:1, che minimizza la perdita di informazione dovuta all’inclinazione del dispositivo, sia che la camera sia montata davanti, dietro, sopra, sotto, a sinistra o a destra di un HMD, drone o robot autonomo.