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Il futuro di Sony alla Design Week di Milano

Immaginate un mondo in cui l’intelligenza e la tecnologia sono integrate nella vita di ogni giorno. Questo è “Affinity in Autonomy”, nuovo progetto di Sony che suggerisce un nuovo sguardo alla relazione tra esseri umani e robot esposto allo Spazio Zegna, Via Savona, 56/A, Milano, fino al 14 aprile. L’esposizione analizza l’emozione, la relazione e il comportamento dei robot, nonché il modo in cui gli esseri umani possono interagire e co-esistere con gli stessi oggi e in futuro, e considera l’impatto sui sensi attraverso la tecnologia. Dal lancio del primo Entertainment Robot, ‘AIBO’, nel 1999, Sony ha continuato ad approfondire e accrescere la propria conoscenza e comprensione in ambito di Intelligenza Artificiale e Robotica.

La visione di Sony sulla robotica è “umanista”, ha progettato macchine in grado di arricchire le nostre vite e guardare alle relazioni che queste nuove tecnologie possono favorire, perché sono “capaci di provare emozioni”. L’obiettivo è quello di mostrare come cambia il nostro approccio: quando gli uomini capiscono che gli “amici robot” sono “vivi”, allora iniziano a provare un senso di affinità nei loro confronti e abbassano le loro difese provando empatia.

Il percorso espositivo permette ai visitatori di attraversare diverse “zone” sensoriali alla scoperta di cinque interazioni chiave tra esseri umani e robot:

1. Awakening: la prima zona intensifica la consapevolezza sensoriale attraverso la quale i visitatori fanno esperienza di un nuovo tipo di intelligenza, che si rivela sulle pareti attraverso luci e suoni e che li guida verso un futuro in cui viene rivelato come gli esseri umani interagiranno con i robot in modi inaspettati e imprevedibili

2. Autonomous: questo ambiente esplora l’indipendenza e la reazione spontanea dei robot attraverso un braccio meccanico che assume il centro della scena: gli ospiti vengono rilevati autonomamente dal braccio nel momento in cui entrano. Ciò può portare i visitatori a porsi delle domande su ciò che provano e su come reagiscono a questa situazione.

3. Accordance: si passa poi a una zona abitata da “sfere”, ognuna con una propria personalità distinta. Le sfere interagiscono, cooperano e agiscono in armonia tra di loro. I movimenti imprevedibili di questi robot possono dare vita alla creazione di comunità.

4. Affiliation: attraverso l’interazione continua con gli esseri umani, i robot evolveranno sia dal punto di vista intellettuale sia da quello emotivo – cosa di cui si potrà fare esperienza in quest’area. Incominciando a intuire questa relazione simbiotica, gli ospiti potranno immaginare un futuro in cui i robot sembreranno più “vivi”.

5. Association: nei prossimi anni, i robot avranno un ruolo essenziale nelle nostre vite, nella società e nelle infrastrutture. Nell’ultima parte del viaggio proposto dall’esposizione, sarà chiesto ai visitatori di esprimere i propri pensieri sul futuro dell’affinità in autonomia con i robot.

Yutaka Hasegawa, Head del Creative Center ha commentato, “‘Affinity in Autonomy’ mostra l’evoluzione della relazione tra esseri umani e tecnologia: uno sguardo su come potrà essere il futuro dell’Intelligenza Artificiale applicato alla Robotica, alla scoperta dell’intelligenza e delle emozioni dei robot. Dall’anno della sua fondazione nel 1961, Sony è stata all’avanguardia nel campo del design e dell’innovazione, in linea con i principi dei propri fondatori esplicitati in “fare ciò che non è mai stato fatto prima” ed “essere sempre un passo avanti.

Dal lancio del primo Entertainment Robot, ‘AIBO’, nel 1999, Sony ha continuato ad analizzare e accrescere la propria conoscenza e comprensione in tema di Intelligenza Artificiale. La mostra affonda le radici nelle credenziali di Sony in questo ambito: evoluzione, emozione e comportamento dei robot suggeriscono una capacità di apprendimento, crescita e sviluppo, in cui la relazione di “amicizia” con gli esseri umani gioca una parte importante.”

Titolo: ‘Affinity in Autonomy’

Dove: Spazio Zegna, Via Savona, 56/A, Milano, Italy

FIno al 14 aprile

Dettagli: sito internet: sony.net/AiA/

Instagram: www.instagram.com/sonydesign_official/

www.sony.net/design

Principali tecnologie utilizzate per l’esposizione:

Nella mostra “Affinity in Autonomy”, sono state utilizzate le tecnologie all’avanguardia dei sensori di immagine di Sony. Camere stereo con sensori d’immagine Time-of-Flight retroilluminati e sensori CMOS per applicazioni di rilevamento equipaggiati con global shutter rendono possibili nuove esperienze interattive, attraverso la percezione dell’ambiente circostante tra uomini e i robot.

– Sensori d’immagine Time-of-Flight retroilluminati

Con la tecnologia ToF viene misurata la distanza da un oggetto attraverso il tempo in cui la luce proveniente da una fonte luminosa raggiunge l’oggetto e la riflette al sensore. I sensori d’immagine ToF rilevano le informazioni sulla distanza per ciascun pixel, consentendo la creazione di mappe di profondità estremamente accurate. Il nuovo sensore, che adotta l’architettura del sensore d’immagine CMOS retroilluminato, consente una rilevazione più accurata della luce riflessa, grazie a una migliorata sensibilità del sensore.

– Sensori d’immagine CMOS per applicazioni di rilevamento con funzione di global shutter (IMX418)

Il nuovo prodotto trae forza dai vantaggi del sensore d’immagine CMOS equipaggiato con una funzione di global shutter senza distorsione sul piano focale, con minor consumo energetico. Questo prodotto impiega un angolo di visione con un rapporto di 1:1, che minimizza la perdita di informazione dovuta all’inclinazione del dispositivo, sia che la camera sia montata davanti, dietro, sopra, sotto, a sinistra o a destra di un HMD, drone o robot autonomo.

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Mostre – Valentina Murabito

A volte accade che i migliori talenti italiani decidano di migrare all’estero, dove trovano terreno più accogliente per esprimersi. E’ questo il caso di Valentina Murabito, artista di origini siciliane, nata a Giarre nel 1981 che da tempo opera sulla scena internazionale stando di base a Berlino. Viene da studi liceali classici e da tanto impegno messo poi nello studio della grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Catania, dove ha fatto pratica sia con moderni software grafici che con vecchie tecniche come xilografia, litografia e fotografia. Nel 2008 ha vinto due borse di studio per studiare fotografia alla Moholy Nagy University of Arts and Design di Budapest. Durante questo periodo ha creato la sua prima grande serie “Melankólikus”, che riunisce la video arte, la fotografia e la documentazione video. Oggi Valentina Murabito fa esperimenti in camera oscura con luce, prodotti chimici o dissolvendo e rimodellando direttamente lo strato fotosensibile, l’emulsione fotografica. I suoi lavori fotografici sono un ibrido complesso di varie forme d’arte combinate nella fotografia analogica sperimentale. Negli ultimi quindici anni ha lavorato con la fotografia analogica in bianco e nero, trattantola in modo molto sperimentale fino agli ultimi sviluppi in cui lavora direttamente con il nitrato d’argento che applica e sviluppa su materiali diversi dalla carta (cemento, legno, acciaio o intere pareti). Le sue creazioni sono pezzi unici.  Sfoca i confini del mezzo della fotografia analogica e crea esseri intermedi che giocano con i ruoli di genere o la separazione tra uomo e animale. Mette in discussione il concetto di identità, trattando le teorie dei pensatori classici greci e latini come Eraclito, Socrate e Apuleio e filosofi come Hannah Arendt e Giorgio Agamben.

Noi ci auguriamo che prima o poi Valentina Murabito decida di tornare in patria e che anche qui ci siano gallerie disposte a investire in lei. Tre diverse sedi espositive tedesche attualmente raccolgono e propongono la sua poetica visione artistica:

Resta aperta fino al 28 aprile la sua personale “A Dream within a Dream”, ospitata e organizzata dalla Galleria Ingo Seufert di Monaco di Baviera. In mostra fotografie analogiche di esseri umani e animali e tutto ciò che è “in mezzo”, che ha sviluppato su carta baritata e d’acquerello, legno, acciaio e blocchi di cemento. Mentre la galleria di Monaco Størpunkt celebra i suoi pezzi di piccolo formato con la mostra “Half a pound of art” fino al 29 maggio. Infine a Berlino le sue opere sono affiancate da lavori di René Groebli, Donata Wenders, Stefan Moses e altri autori, nell’esposizione dal titolo “Magic of silence” alla galleria Johanna Breede Fotokunst per il suo decimo anniversario, sempre fino al 29 maggio.

(Barbara Silbe)

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Mostra – Sandro Mele, Appunti per una rivoluzione

Inaugura oggi, giovedì 4 aprile, alle ore 19, la personale di Sandro Mele. Ospitata presso Bottega Immagine Centro per la Fotografia di via Carlo Farini 60 a Milano, a cura di Luca Galofaro. L’intento della mostra è esporre una selezione di opere che rimandino ai lavori ’schierati’, come appunti di progetti di ricerca con cui nel tempo, Mele ha studiato e messo a fuoco  diverse situazioni sociali e universali precarie e complesse, spesso poste sullo sfondo del mondo del lavoro. Da ‘Fansipat’ del 2006, che comprende dipinti, fotografie e documentazione video, e racconta la storia di Fabrica Sin Padrones in Patagonia, dove gli operai gestiscono la fabbrica, a ’The American brothers’ del 2013 che pone il punto di vista operaio sulla dirigenza Marchionne della Fiat; o la video installazione ‘ Ti avevo avvertito’  2014, dove il racconto come testimonianza di vita emigrante si intreccia a quello famigliare, convergendo nella figura del padre, il protagonista della storia, o ancora ‘gasnero’, un progetto editoriale sulle attuali trasformazioni del territorio salentino (edizioni Maretti 2018).Priva di una struttura narrativa rigida, la mostra anima il doppio livello dello spazio, secondo un percorso informale e non cronologico che invita il visitatore ad entrare in una sorta di archivio, una raccolta di numerose opere le cui tematiche, riflessioni e dichiarazioni appartengono profondamente all’artista, in primo luogo come persona – e al contempo definiscono le scelte poetiche e politiche su cui Mele da sempre imposta la propria ricerca.

Con le parole del curatore Luca Galofaro : “ Appunti per una rivoluzione è una stratificazione di eventi. Un andare lenti tra le pieghe del reale. Un estremo tentativo quello di Sandro Mele di metterci in guardia nei confronti di un mondo che lentamente sta cancellando la nostra voglia di confrontarci. Lotte sindacali, territori consumati, cronaca.
Sandro Mele scrive attraverso la pittura una dichiarazione di intenti, un atto di resistenza estremo per metterci in guardia : sostiene con forza che stiamo lentamente distruggendo il futuro dei nostri figli. Arte e politica sono da sempre in conflitto tra di loro, quando l’arte infatti è dichiaratamente politica esiste una difficoltà ad accettarla, ma anche a trasformarla in un prodotto commerciale o tanto meno in uno spazio di dialogo.
Gli appunti di Sandro Mele rifiutano ogni visione estetizzante del mondo, sono frammenti che fanno sentire le persone dentro il proprio tempo. Anche guardando tempi e paesi lontani, Mele ci chiede di essere informati, ci chiede ancora di costruirci un’opinione sensibile al mondo, e non al flusso di informazioni che lo attraversa.
Inconsapevolmente questi appunti costruiscono il nostro ritratto. Il ritratto è una ricerca iconografica capace di fermare il tempo.”

 

Sandro Mele è nato a Melendugno (Lecce) nel 1970. vive e lavora a Roma, dove ha collaborato con l’artista Fabio Mauri. Tra le mostre personali SPUNTI PER L’AVVENIRE (Bologna, Galleria AF Contemporary, 2015), SACROSANCTUM (Oratorio San Mercurio, Palermo, 2015) THE AMERICAN BROTHERS (Venezia, Galleria Michela Rizzo, 2013), LUCHA (Roma, Fondazione Volume! Officine Farneto, 2010), CAMPO ARGENTINO (Roma, Galleria L’Union, 2006). Tra le mostre collettive: FANGO VOL. 2 ( Grimmuseum, Berlino), WONDERMORE (Roma, MAXXI, 2018), LA FINE DEL NUOVO CAP. XIII (Zagabria – HDLU, Mestrovic Pavilion,2017), EVIDENCE OF ABSENCES (MoREMuseum of refused and unrealised art projects, 2016), LAVOROWORKVORE (Buttrio, SPAC – Spazio Pubblico per l’Arte Contemporanea, 2013), VIDEO ARTE ITALIANA 2004‐2012 (Buenos Aires, Museo d’Arte Moderna, 2012), GAP GENERAZIONI A CONFRONTO (Roma, MAXXI B.A.S.E., 2012), NON TUTTO È IN VENDITA (Bologna, via Farini 33, 2011), HEAR ME OUT (Genazzano, Castello Colonna, 2011), ENTE COMUNALE DI CONSUMO (Genazzano, Castello Colonna, 2010), IL CAOS (Isola di San Servolo, evento collaterale alla Biennale d’Arte di Venezia, 2009), MEDITERRANEAN (Roma, Palazzo Rospigliosi, 2009).

INFO

Appunti per una rivoluzione – mostra personale di Sandro Mele, a cura di : Luca Galofaro

allestimento : Fuga_ Officina dell’Architettura

sede : Bottega Immagine – CENTRO FOTOGRAFIA MILANO

indirizzo : Via Carlo Farini, 60 – Milano

inaugurazione : Giovedì 4 aprile 2019 ore 19

date : 4 Aprile – 7 Aprile 2019

orari : 10 – 22

info : +39 392 6125954

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Mostre – Piero Gemelli vi invita a casa

Un museo, il suo studio, la sua casa. Così sceglie di raccontarsi Piero Gemelli, aprendo le porte di un luogo tra i più belli di Milano, che è spazio multiuso per il quotidiano e per la sua creatività.  Le mura del suo head quarter in zona Navigli si sono trasformati in uno spazio per meditare sull’intera carriera, un percorso dal titolo “An interior life” che resterà aperto al pubblico fino all’11 aprile. Da qualche anno Gemelli ha trasformato il suo studio fotografico in un castello moderno. Una casa bellissima in cui fa coesistere i suoi mondi possibili e le svariate vite che vorrebbe vivere.  Espone lì una raccolta di immagini emerse dall’archivio che spaziano dagli ultimi scampoli degli anni 70 a oggi. Scatti che dialogano e interagiscono con l’ambiente circostante pieno di mobili, di oggetti, cimeli e desideri. Intrise di quel lessico familiare che mandano in crisi il concetto stesso di White Cube, di galleria bianca, asettica e iper tecnologica preferendo un ambiente osmotico in cui l’identità è data dalla  contaminazione tra gli stili e dalla stratificazione dei ricordi. Quello che troverete è una sorta di diario per immagini, una collezione di frammenti che hanno segnato il suo incedere nel panorama della grande fotografia italiana. Lui, classe 1952, proprio come scrive la sua curatrice Maria Vittoria Baravelli “sfugge a qualunque classificazione che abbia presunzione di assolutezza”. Dopo gli studi in architettura si trasferisce a Milano dove intraprende la sua carriera di fotografo. Specializzato in beauty e still life, ha collaborato a lungo con Vogue Italia e con le edizioni estere di Conde Nast, realizzando campagne e immagini pubblicitarie per marchi internazionali quali Gucci, Ferrè, Tiffani, Lancome, Estee Lauder, Revlon e Shiseido.

“Tuttavia – prosegue Maria Vittoria Baravelli nel testo curatoriale – il suo approccio alla fotografia è più vicino e analogo a quello che seguirebbe un architetto per un progetto. Lo scrive Natalia Aspesi in apertura della monografia “Piero Gemelli, fotografie 1983-1993” in cui si legge che in fin dei conti:  “Gemelli sia più che un architetto diventato fotografo, un architetto che ha scelto la scultura. Un uomo che crea opere con le cose e con i corpi e li fotografa solo perché non può mostrare l’oggetto che amorevolmente immagina e costruisce”. Piero Gemelli ha guardato, sognato, immaginato costruito e prodotto fotografie che si configurano come la summa di tutto ciò che ha visto, letto e studiato. Perché la moda, è tutt’altro che frivola ed è da considerarsi un oggetto sociologico privilegiato, sul cui campo si giocano incontri che vedono coinvolti attori provenienti da tutti i settori della via sociale, culturale ed economica. E se è vero che la moda e la fotografia ad essa collegata, è in grado di raccogliere tutti gli stimoli, di rimetterli in gioco diventando così terreno di interpretazione, traduzione e spazio di una cultura condivisa, l’idea che una mostra fotografica venga esposta nella stessa casa studio del fotografo risulta tanto virtuosa quanto interessante”

An interior life

Fino all’11 aprile, visitabile solo su appuntamento

Piero Gemelli Studio – via Morimondo, 5  20143 Milano

Per prenotarsi:  gallery@pierogemelli.com

 

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Mostre – Bruno Cattani, l’arte dei luoghi

Il nucleo esposto al Leica Store di Roma fino al 4 marzo fa parte di un lavoro, molto più ampio che Bruno Cattani sta portando avanti da alcuni anni sui luoghi dell’arte. Si tratta di siti che sono come una vera macchina del tempo dentro la quale poter viaggiare con gli occhi e con la mente e perfino sentirsi vivere a ritroso nella storia passata, per ritrovare le radici della nostra cultura. Sono musei dove la statua, il quadro, l’opera d’arte, sono spettatori, fermi testimone del tempo e della nostra storia.

“Nel fotografare ho tentato di tenere vivo sempre il rapporto dell’uomo con le proprie opere” – dice Bruno Cattani. “La presenza dell’uomo è continua, e anche là dove sono rappresentati oggetti materiali, il punto di vista non è quello della pura forma, del gioco della luce e dell’ombra, ma quello dell’assidua memoria della nostra vita e dei segni che l’usura del tempo lascia sugli oggetti che ci sono compagni, non mi sono soffermato a mostrare dettagli, ma voglio riprendere l’insieme indissolubile formato dall’oggetto d’arte e dallo sguardo del visitatore.

Per arrivare a questa particolare visione dove l’atto del guardare e la cosa da vedere si confondono in una sola materia, ho impiegato la pellicola a infrarossi sensibile al calore e, proprio per questo, adatta a cogliere il calore dei corpi vedenti che si muovono all’interno dei musei  ovunque l’arte sia esposta. Il risultato è che lo spettatore perde la sua sostanza, come se si dissolvesse nel gesto rituale della contemplazione.

Il messaggio del museo trovo che sia molto complesso, è un luogo che invita non solo alla consultazione, ma anche all’emozione estetica, in pratica non è solo un luogo dove si stratificano oggetti e reperti secondo i loro tempi storici, ma è anche un deposito. D’emozioni.

 

Bio

Bruno Cattani inizia a fotografare nel 1982 ed è fotogiornalista dal 1988. Nel 1996 partecipa a una ricerca fotografica sui Musei di Reggio Emilia, iniziando il suo studio su i luoghi dell’arte. Negli anni riceve numerosi incarichi nell’ambito della ricerca fotografica per musei quali il Musée Rodin, il Musée du Louvre, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, l’Istituto Nazionale per la Grafica, il Pergamonmuseum di Berlino e la Soprintendenza Archeologica di Pompei. Nel 2000 è presente nell’esposizione D’après l’Antique al Museo du Louvre e, nello stesso anno, la sua mostra L’arte dei luoghi è inserita all’interno del programma del Mois de la Photo di Parigi. Figure Nel Tempo è il titolo della personale che si tiene, nel 2002,  alla Galleria Civica di Modena a cura di Walter Guadagnini. Nel 2003 espone alcune sue fotografie che gli sono state commissionate dal Musée Rodin di Parigi, nella mostra curata da Sandro Parmiggiani  Camille Claudel. Anatomie della vita interiore tenutasi a Palazzo Magnani di Reggio Emilia.

Nel 2005 inizia la sua ricerca sulla memoria che si snoda come un viaggio all’interno del ricordo, nel quale egli cerca di far rivivere il passato emozionale attraverso immagini narrative ed evocative. Nel 2008 partecipa alla terza edizione della manifestazione Fotografia Europea di Reggio Emilia. Nella primavera del 2010 presenta la mostra personale Memorie con un libro edito da Allemandi a cura di Sandro Parmiggiani.

E’ tra gli artisti invitati ad esporre al Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con sei fotografie del lavoro Memorie selezionate da Italo Zannier.

Il suo progetto Eros, dedicato alle forme corporee nel mondo della statuaria, frutto di anni di ricerca stilistica all’interno di spazi espositivi in tutta Europa, viene proposto per la prima volta al Chic Art Fair di Parigi nel 2012

Sognare giocando, un’incursione nel mondo fantastico dell’infanzia attraverso i giocattoli, è tra i suoi ultimi lavori e viene proposto ad Arte Fiera di Bologna 2013 e al Mia di Milano nel 2014.

Il 2014 è l’anno della ristampa del volume Memorie, edito da Danilo Montanari Editore, nuovo capitolo della sua ricerca che prosegue con molti nuovi scatti, in  occasione della personale alla Bugno Art Gallery di Venezia e di quella al festival di Spilimbergo, promossa dal CRAF e a fine 2015 presso la Photographica Fine Art di Lugano.  Il coreografo Valerio Longo sceglie le sue immagini per il video di Nude Anime, spettacolo realizzato per La Fondazione Nazionale per la Danza Aterballetto.

Nel 2016 partecipa a collettive in diverse gallerie. Il progetto The Memory Box, tratto dalla serie Memorie, è esposto a Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura di Genova, durante lo stesso anno. Nel mese di dicembre presenta, sempre a Genova, una sua personale Carousel  presso la VisionQuesT contemporary photography.  Qualche mese più tardi, nel numero di Febbraio 2017, il British Journal of Photography gli dedica un articolo sul progetto Carousel nella sezione Projects.

È presente in molte fiere di fotografia in tutto il mondo (Arte Fiera Bologna, Mia Milano, Torino, Verona, Parigi, Bruxelles, Miami,Lione e Photo London ). Per due anni consecutivi è tra i finalisti del premio BNL al Mia  2013- 2014 e vicitore nel 2015.

Sue fotografie sono conservate presso: Archives Photographiques du Musée du Louvre, Maison Européenne de la Photographie di Parigi, The New York Public Library for the Performing Arts, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Bibliotéque Nationale de France di Parigi, Musée Réattu  d’Arles, Musée de la photographie di Charleroi, Musée Nicephore Niépce Ville de Chalon sur Saône, Maison Europeenne de la Photographie di Parigi, Polaroid  Collections, Stati Uniti Museum of Photography, Museo di Thessaloniki (Grecia).

http://www.brunocattani.it/

La mostra è aperta con i seguenti orari: lunedi 14.30/19.30; martedi – sabato 10.30/19.30. Domenica chiuso.
Leica Store, Via dei Due Macelli 57, 00187, Roma.

 

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Mostra – Thomas Struth. Nature & Politics

Fino al 22 aprile, la Fondazione Mast di Bologna presenta ‘Nature & Politics’, una selezione di grandi foto a colori realizzate da Thomas Struth. Il fotografo, famoso per i suoi scatti di vedute urbane, ritratti individuali e di famiglia, immagini di grande formato nei musei e foto della serie ‘Paradise’, dal 2007 si è interessato anche a scienza e tecnologia, in siti industriali e centri di ricerca di tutto il mondo.

Le 25 immagini esposte mostrano luoghi inaccessibili come laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie, piattaforme di perforazione.  Struth propone un viaggio che conduce il visitatore dove le immagini parlano e svelano anche quello che non vediamo, l’aspetto invisibile.

Nella fotografia “Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence Spectrometer” il flusso del racconto conduce al caos della giungla industriale con grovigli di cavi, sbarre, giunzioni, coperture metalliche e rivestimenti plastici. Una grande confusione di oggetti dove lo sguardo si perde. Un’altra foto ci mostra un intervento su un corpo realizzato con l’aiuto di un robot e di strumenti chirurgici manovrati a distanza. Si tratta di un’operazione chirurgica alla prostata. La macchina aleggia sul corpo creando un mix di umano e tecnologico, in un’atmosfera surreale ed estranea. Attraverso queste immagini, Struth esplora l’estetica di macchinari tecnologicamente avanzati che influenzano la nostra esistenza e suggerisce la complessità di un tema come la delega tecnologica che affascina e inquieta, più o meno consapevolmente, noi tutti. Affidiamo ai ritrovati tecnologici compiti e funzioni un tempo di nostro appannaggio. Queste fotografie fanno pensare al nostro rapporto futuro con le macchine e l’intelligenza artificiale e sulla possibilità che esse prendano il sopravvento sull’essere umano.

Come ha spiegato Urs Stahel – curatore della mostra – “Con la consueta precisione e meticolosità e con una spiccata sensibilità estetica, Thomas Struth realizza grandiose immagini del mondo della ricerca contemporanea e dell’alta tecnologia. Attraverso le sue fotografie siamo in grado di percepire tutta la complessità, la portata, la forza dei processi, ma anche di intuire il potere, la politica della conoscenza e del commercio che essi celano. Col tempo impariamo a dare un nome alle singole parti di questi processi, ce ne appropriamo integrandoli nel mondo che conosciamo, ma il nesso complessivo sfugge alla nostra comprensione e non ci resta altro che un grande stupore, a volte divertito, di fronte all’alterità straniante di questi ‘ingranaggi’ ipertecnologici del presente e del futuro.”

Al livello zero della Photogallery, si trova la videoinstallazione del 2003 “Read this like seeing it for the first time” (Leggilo come se lo vedessi per la prima volta) dove l’artista tedesco rappresenta il lavoro umano, l’ interazione tra insegnante e studenti  nell’ambito di una lezione di musica. I ragazzi devono imparare ad “arrendersi” all’insegnamento e apprendere con  la massima precisione manuale e artistica.

MAST di Bologna, via Speranza 42. Termine della mostra: 22 Aprile.

INGRESSO GRATUITO. Orari di apertura: Martedi-Domenica dalle 10 alle 19

Informazioni: www.mast.org

 

 

(Testo a cura di Carolina Masserani)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mostre – Carla Iacono. Melancholia

Apre il 25 gennaio 2019 alla galleria VisionQuestT 4rosso, piazza Invrea 4 r, Genova, la personale di Carla Iacono curata da Clelia Belgrado.

“Melancholia” è innanzi tutto un gesto d’amore da parte dell’artista verso la propria famiglia e, al contempo, una riflessione sull’incertezza del futuro, nella speranza che ciascuno senta la responsabilità di dare un proprio contributo per lasciare ai propri figli un mondo migliore, basato sul rispetto per gli altri e l’amore per la cultura. L’inaugurazione è fissata a partire dalle ore 18.00, le opere saranno visibili fino al  30 marzo. A differenza dei precedenti lavori di Carla Iacono, basati principalmente sul ritratto, questo è un lavoro di paesaggio ma prosegue il percorso intrapreso con le serie precedenti, incentrate sull’analisi dei riti di passaggio, a partire dal passaggio dall’infanzia all’adolescenza. E di un rito di passaggio si parla anche in “Melancholia”. Le immagini sono state scattate durante i viaggi effettuati dall’artista per visitare la figlia Flora, che ha trascorso un anno a Tübingen (Germania) nell’ambito del programma Erasmus. Si tratta quindi ancora una volta di un lavoro autobiografico, in cui il viaggio è inteso soprattutto nel suo significato archetipico, ovvero processo di individuazione, e come meccanismo di distacco/ritorno. Il tutto rappresenta, mantenendo quindi una forte valenza autobiografica, il rito di passaggio della separazione. Come nei panorami simbolico-contemplativi del Romanticismo tedesco, il paesaggio è qui metafora dell’anima, ricco di contenuti che trascendono gli aspetti formali dell’immagine e rappresentano stati d’animo che spaziano dall’orgoglio materno alla malinconia ed alla preoccupazione per l’incertezza del futuro. Il linguaggio è pittorico/fiabesco, secondo lo stile ormai consolidato di Iacono; ci mostra vedute trasfigurate dal filtro della fantasia: luce, colori, piccoli particolari realizzati a collage (media già utilizzato dall’artista in lavori di installazione ed illustrazione), tra cui i corpi celesti inseriti nei cieli di tutte le vedute, che proiettano il reale in una dimensione più intima ed onirica. Come nell’omonimo film di Lars Von Trier “Melancholia” da cui è mutuato anche il nome del progetto, i corpi celesti si stagliano sullo sfondo scatenando un senso di spaesamento e sottolineando la dicotomia (tra vulnerabilità e forza) dell’affrontare un futuro incerto. Anche in questo caso, come nelle precedenti serie, l’autrice non rinuncia a citazioni storico-artistiche, rappresentative di specifici sentimenti o legate ai luoghi visitati durante i viaggi; innanzi tutto il cinema d’autore con i  richiami oltre che a Von Trier, anche a Andrej Tarkovskij, Alain Resnais, Gore Verbiski, Karel Zeman; e poi l’arte di Caspar David Friedrich e Dürer, i riferimenti a Eugenia di Leuchtenberg, principessa franco-tedesca a cui apparteneva una delle dimore ritratte, le silhouette di Lotte Reiniger. Completano la serie fotografica un’installazione ed un “Carnet de Voyage” a soffietto che “svelano” alcune delle fonti iconografiche.

Aperta fino al 30 marzo con i seguenti orari: dal martedì al sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento. Info: tel. 010 2464203 – +39 335  6195394. E-mail: info@visionquest.it

 

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Moste – Linda Fregni Nagler fa rivivere il Giappone dell’Ottocento

Fino al 7 aprile con ingresso gratuito è aperta a Milano, presso la sede di Banca Generali, la mostra “Hana to Yama” (Fiori e montagna) dell’artista Linda Fregni Nagler. E’ curata da Vincenzo De Bellis e inaugura il progetto triennale “BG Art Talent” per valorizzare i giovani artisti italiani. Il percorso espositivo guida lo spettatore in un viaggio esotico attraverso 30 opere legate alla scuola di Yokohama, sviluppatasi in Giappone nella seconda metà dell’Ottocento.

La caratteristica innovativa di questa tecnica stava nella minuziosa colorazione delle immagini in bianco e nero dei pittori locali, scattate da fotografi. I lavori esposti si suddividono in due soggetti tipici della Yokohama Shashin, i “Flower sellers”, venditori di fiori e le viste del Fujiyama. La materia prima è costituita dalla collezione pluriennale di fotografie raccolte dalla giovane artista, sulle quali è intervenuta a volte con un tocco leggero, altre più evidente, ma le ha manipolate con eleganza, ri-fotografate, ristampate e colorate a mano, tutto sempre in armonia con le immagini originali. Gli scatti del suo prezioso archivio, per lo più anonimi, raccontano il fascino senza tempo di un mondo apparentemente ancora immerso nella tradizione. Il Paese del sol levante in realtà si stava già modernizzando. Linda Fregni Nagler recupera e rende visibile un materiale come lo definisce lei stessa “di per sé estinto”, ridà voce alle immagini del passato. Ricerca, raccoglie, studia e traduce le sue riflessioni attraverso il linguaggio che le appartiene, quello visivo. L’elegante estetica del passato viene così interiorizzata nell’opera moderna.

Patrocinata dal Comune di Milano, “Hana to Yama” offre un nuovo scorcio su uno stile fotografico che univa la tecnica occidentale della stampa all’albumina con la tradizionale maestria dei pittori locali, con risultati artistici innovativi e di notevole pregio. Grande collezionista di fotografie storiche e affascinata dalle peculiarità di questa scuola, Linda Fregni Nagler porta avanti da diversi anni un percorso di raccolta di soggetti appartenenti a questo genere fotografico con l’obiettivo di far rivivere un mondo in via di estinzione e richiamare il carattere artistico di queste immagini, per le quali si presenta anche una grande difficoltà di attribuzione.

Accompagna la mostra un volume Humboldt books in duplice lingua, italiano e inglese.

Banca Generali Private, piazza S. Alessandro 4. Info: 02.885521

Orari di apertura: 14,30-18,30 martedì, mercoledì e giovedì oppure su appuntamento (receptionprivatemi@bancagenerali.it)

 

(testo a cura di Carolina Masserani)

 

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Libri – Massimo Tramontana, Come Una Bella Anima

Il debutto artistico di Massimo Tramontana, imprenditore con la passione per la fotografia,avviene per mezzo di un libro dal titolo Come una bella anima che fino a pochi mesi fa era solo un progetto sognato da molto tempo, ma mai concretizzato. La decisione di realizzarlo è scaturita da un nobile scopo, una spinta di quelle che riempiono il cuore e contribuiscono a dare più senso alla vita: supportare l’Associazione CAF, Onlus che accoglie e cura bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti donando i proventi delle vendite della pubblicazione e delle iniziative a esso correlate.

Come una bella anima è è l’acronimo di Cuba, ma è anche e soprattutto il riferimento alla bellezza dell’anima dei bambini. Bambini a cui l’autore dedica il suo lavoro e il suo coinvolgimento. Le pagine raccolgono una sequenza di immagini ambientate nell’isola caraibica che colgono istanti della quotidianità, espressioni e sentimenti di persone vere. Un viaggio reale e interiore che accompagna l’osservatore dentro una Cuba lontana dagli stereotipi. La destinazione però è un pretesto, un’opportunità per guardare alla realtà con occhi diversi.

“Partivo senza meta, aspettando che la strada me la indicasse. Volevo che fosse lei, la Isla, a ispirarmi. A me toccava capire cosa volesse propormi. Sono rimasto in attesa. In attesa di segnali profondi”.

Il libro è stato presentato lo scorso giovedì a Milano, presso la Galleria Wunderkammer in via Ausonio 1/A, dove è allestita anche la mostra. Il libro e le opere in mostra sono acquistabili in loco e il ricavato sarà devoluto all’Associazione CAF Onlus che dal 1979 accoglie e cura in maniera specifica e professionale bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti, con l’obiettivo di spezzare la catena che troppo spesso trasforma i minori vittime di violenza in adulti violenti o trascuranti. Nel tempo, accanto al lavoro con i minori e in risposta ai bisogni del territorio, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie. Dalla sua fondazione ad oggi, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1000 minori e offerto un importante sostegno a tante famiglie in crisi.

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Mostre – Massimo Sestini guarda il mondo in perpendicolare

Massimo Sestini è uno dei grandi fotografi italiani. Nasce come paparazzo, ma oltre agli scoop da prima pagina di giornali scandalistici è anche autore, artista e giornalista testimone di molti fatti del mondo. Oggi viene celebrato a Roma dalla mostra “L’aria del tempo”, a cura di Alessandra Mauro, con una quarantina di fotografie di grande e medio formato. Da sempre alla ricerca del punto di vista impossibile dal quale inquadrare il mondo, questa volta ci regala uno sguardo zenitale sulla nostra penisola, preciso e appassionato itinerario alla scoperta del paesaggio e delle genti italiane. Fatti di cronaca, bellezze naturali, drammi, avvenimenti politici, tragedie e momenti di svago: è riuscito a raccontare tutto con la sua macchina fotografica e tutto con un punto di vista nuovo e diverso. Le immagini in mostra, alcune di grande formato, permettono di vivere e di sentire le visioni aeree ed eteree dei luoghi che l’autore ci propone. Sempre alla ricerca della “foto diversa”, nel corso degli anni Sestini ha perfezionato il suo metodo fino alla ripresa perpendicolare che gli permette di ottenere un impatto dimensionale amplificato. Con questa visione perpendicolare, il fotografo gioca nel capovolgere le nostre percezioni visive, fa navigare la Concordia spiaggiata, ribalta cielo e terra inseguendo un Eurofighter, osa nelle proiezioni delle ombre animate. Dall’alto di un elicottero o di un aereo, attraverso la visione completa di un fatto di cronaca (il barcone dei migranti fotografato dal cielo: un’immagine che ha fatto storia e ha vinto numerosi premi come il prestigioso World Press Photo, o ancora l’affondamento della Costa Concordia all’isola del Giglio), di una consuetudine (il ferragosto sulla spiaggia di Ostia), di un dramma naturale (il terremoto del Centro-Italia), di avvenimenti storici e culturali (dalla strage di Capaci al funerale del Papa), nelle immagini di Sestini l’Italia svela in un modo unico le sue bellezze, le sue fragilità, la sua grandiosa complessità.

L’ARIA DEL TEMPO, Fotografie di Massimo Sestini. Fino al 10 marzo 2019 presso WEGIL, Largo Ascianghi 5, Trastevere – Roma. Catalogo edizioni Contrasto.