Pubblicato il Lascia un commento

Adriano Nicoletti – Approdo

Di Barbara Silbe

Come molti suoi conterranei, anche Adriano Nicoletti tanto tempo fa dovette lasciare la sua regione, la Puglia, in cerca di lavoro. Per poi tornare. Con questo incipit inizia la nostra intervista, pubblicata sul suo recente libro “Approdo”, al quale ho avuto il piacere e l’onore di collaborare. Queste pagine racchiudono la sua stessa esistenza e raccontano il suo modo di vivere il paesaggio, come una sorta di ossessione verso i suoi luoghi di appartenenza, un’affezione molto forte, dove lui sempre cerca un’autenticità del territorio che non sia necessariamente condivisa con tutti, ma che parta da se stesso, dalla nostalgia, da dettagli consumati che sono i ricordi e la testimonianza della nostalgia. “Nel mio percorso personale di crescita come autore – mi disse Adriano in quella lunga conversazione – ho sperimentato anche altri generi, ma raccontare il paesaggio è ciò che più mi seduce. Lo indago per capire le persone ed è un modo per orientarmi nel mondo. E’ un bene collettivo, molto collegato all’umanità, spiega come la società sia capace di darsi delle regole, come si auto-rappresenti, che rapporto abbia con la vita stessa. Non ho mai una visione puramente estetica. Io vedo due direttrici fondamentali, nel paesaggio. Una più generale, l’altra più intima. E’ per noi costruzione identitaria, forse ne è la più importante componente sia per il singolo individuo che per una società. Conserviamo riferimenti comuni a luoghi o sensazioni, abbiamo odori di elezione che ci ricordano chi siamo.”

Osservando questa produzione, sfogliando il bel libro autoprodotto e curato dalla straordinaria Benedetta Donato, con un contributo di Massimo Siragusa oltre al mio, si sviluppa un’idea di esplorazione della geografia dalla quale non può mai prescindere un ritorno e, di conseguenza, un’appartenenza e un nuovo principio. Scatti verticali, che mimano la prua della barca che entra in porto e che sono la sintesi di un progetto durato oltre 15 anni, dove il territorio del Salento diventa il pretesto per indagare gli scenari e i contesti rilevati, in un percorso che si articola tra memoria e presente, storia e mito, archeologia e architettura. Come afferma Siragusa, tra le pagine del libro: «La storia del paesaggio è storia dell’uomo». Nicoletti, sembra prendere spunto da questa dichiarazione e si sofferma sulle trasformazioni, sulle impronte che l’essere umano lascia nel proprio ambiente, modificandolo.

L’azione compiuta dall’autore, consente di accostarsi al lavoro editoriale, attraverso più livelli di lettura. Sono infatti sei le sezioni, che intervallano le oltre 75 immagini e articolano la foliazione: Arrivo, Radici, Impermanenza, Natura Umana, Tracce, Paesaggio Resiliente.

Ogni titolo rimanda a concettualità diverse che, come comune denominatore hanno i luoghi indagati, attraverso un approccio sia diretto alla comprensione dei mutamenti intervenuti sul campo oggetto di indagine sia pertinente ad un punto di vista più personale, rivolto a quell’emotività che crea legame con un territorio. Partendo dalla propria esperienza personale, l’autore compie un viaggio che, come scrive Barbara Silbe: «ci parla di una costante ricerca della sua più intima identità». Lo si comprende dalle fotografie pubblicate e da un testo, a firma di Nicoletti stesso, che fa da prefazione all’intero lavoro e che rappresenta un’omaggio alla propria terra e, al contempo, un indizio per il lettore. La capacità di analisi non manca e da una dimensione di memoria – a tratti onirica – si viene accompagnati a quello che è lo stato attuale, di un paesaggio svelato e rilevato nei frammenti e dettagli, nelle atmosfere che in esso si respirano. Non c’è rischio di cadere nel luogo comune o di riportare un’immagine stereotipata di un luogo e delle sue tradizioni. Bensì, come si legge nel saggio introduttivo della curatrice: «viene offerta una chiave di accesso ad universi, che si concretizzano in rappresentazioni di quei caratteri considerati unici e degni di attenzione. Una prospettiva nuova da cui ripartire, un’inedita sfida dello sguardo e del pensiero, verso cui continuare a tendere».

Il volume è un’autopubblicazione in edizione limitata di 300 copie. Ad accompagnarlo, il poster formato cm 30×48 con un collage di tutte le immagini presenti nel libro. Disponibile presso le migliori librerie e anche on line. Per maggiori informazioni, visitare il sito dell’autore nella sezione dedicata a questo link:

https://www.adrianonicoletti.it/fotografia/?page_id=2

BIOGRAFIA

Nato nel 1971 a Parabita, in provincia di Lecce dove attulamente vive, si accosta al mondo della fotografia a vent’anni. Durante gli anni della formazione, si trasferisce, per frequentare la facoltà di Sociologia della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e prosegue l’approfondimento della disciplina fotografica, partecipando a corsi e workshop, che lo condurranno a specializzarsi nella fotografia di architettura e del paesaggio. Nel 2018, con Federico Patrocinio, è ideatore del progetto FONT – I caratteri del paesaggio: la mostra e la pubblicazione, con contributi collettivi sulle molteplici forme del paesaggio. Nel 2019 è ideatore e direttore artistico del WeLand Photofest, festival di fotografia del paesaggio, organizzato dall’Associazione Photosintesi nel borgo di Specchia, in provincia di Lecce.

Le sue fotografie sono state esposte in diverse mostre personali e collettive, pubblicate su riviste specializzate nazionali ed internazionali. Tra  suoi ultimi progetti, si ricordano inoltre le pubblicazioni: Finibus Terrae (Camera Infinita, 2018), Borgo Pace e Con i tuoi occhi (Officine della Fotografia, 2016 – 2017). È inoltre membro di Collectiv EV, gruppo di autori operanti nel campo dell’indagine e dell’esplorazione fotografica.

Pubblicato il Lascia un commento

Mjriam Bon – I Muri del Silenzio

L’etico progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace, parte dall’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne:
– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il lavoro, nato lo scorso anno sotto forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma, è diventato quest’anno un libro fotografico in edizione limitata, uscito per avviare una raccolta fondi il cui ricavato andrà a sostegno proprio delle donne vittima di violenza. Tra gli scopi primari dell’autrice,  c’è quello di abbattere quel muro di omertà e silenzio di chi non vede o fa finta di non rendersi conto, di chi non parla per timore o vergogna, omertà che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Le cento pagine raccolgono scatti recenti o inediti, per un totale di 75 volti di chi ha deciso di sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti di questi trittici dove, come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese, si sono coperti con le mani occhi, orecchie e bocca in forma di protesta verso chi non prende posizione per cambiare le cose e abbattere i “Muri del silenzio”

Queste le parole della stessa ritrattista: 

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.
Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

 

Pubblicato il Lascia un commento

Libri – Manuel Cicchetti, un omaggio alla fragilità delle Dolomiti

Un anno fa il ciclone Vaia abbatteva milioni di alberi nel Triveneto. Una ferita profondissima alle maestose Dolomiti, oggi ancora sanguinante mentre l’uomo, così piccolo di fronte al disastro, cerca con immane sforzo di riparare.

Dopo la fortunatissima e suggestiva mostra ospitata a Belluno nel cubo di Botta a Palazzo Crepadona, prosegue il viaggio di Manuel Cicchetti nelle città d’Italia, con l’intento di portare, nel linguaggio essenziale e puro delle immagini fotografiche, un deciso monito alla mano dell’uomo. Perché protegga e, dove può, ripari. E faccia un regalo ai suoi occhi.

Nel suo libro “Monocrome. Camminando tra le Dolomiti d’Ampezzo” l’anima delle montagne trova espressione nel bianco e nel nero, attraverso la suggestione di luci ed ombre di un territorio che vive di solenne e antica bellezza. Le fotografie in grande formato di Vaia sono affiancate a ricordarci il pericolo.

Una più ampia presa di coscienza sul valore del territorio parte anche dal messaggio artistico. Le fotografie di Cicchetti sono una lettera d’amore per il pianeta, ricca di speranza.

Il fotografo sarà a Torino giovedì 6 febbraio presso il Punto Touring di via S. Francesco d’Assisi, 3 dalle ore 17.30 per incontrare chiunque desideri avere uno scambio di opinioni diretto, conoscere le tecniche fotografiche utilizzate, parlare di montagna e di tutela del territorio, prendere visione del libro (le cui copie in vendita saranno con l’occasione autografate) e di una selezione delle fotografie originali di Vaia.

Parte del ricavato della vendita è devoluta per il ripristino e la cura delle foreste abbattute dalla tempesta di vento e pioggia dell’ottobre 2018.

 

“Monocrome. Camminando tra le Dolomiti d’Ampezzo” di Manuel Cicchetti, edizioni Touring Club Italiano, introduzione di Denis Curti, testi in italiano e inglese. 180 pagine, formato 30×30, cartonato. Patrocini di Fondazione Dolomiti UNESCO, Comune di Cortina d’Ampezzo, Regole d’Ampezzo e Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo.

Pubblicato il Lascia un commento

Libri – Nobuyoshi Araki, Polarnography

Polarnography è una raccolta di cento Polaroid inedite realizzate da Nobuyoshi Araki nel 2016, nelle quali ritratti femminili e squarci di cielo si dividono equamente lo spazio, secondo un abbinamento mai casuale. I controversi nudi di donne giapponesi legate secondo la tecnica
kinbaku l’hanno reso famoso in tutto il mondo, così come è noto l’amore viscerale che Araki nutre verso la città di Tokyo, celebrato in molte sue serie di immagini e pubblicazioni, da Tokyo Lucky Hole a Tokyo Diary, Tokyo Novelle o Suicide in Tokyo. Donna e cielo dunque non
solo convivono nel tradizionale quadrato Polaroid, quanto si completano l’una nell’altro, nelle forme come nei colori: cento combinazioni per altrettante opere uniche, inedite e irripetibili. Le cento Polaroid dell’autore sono riprodotte in facsimile e contenute in una scatola che è a sua volta il facsimile di quella che conteneva le foto Polaroid vergini. La composizione retorica tra Polaroid e Pornografia è ovviamente all’origine del titolo Polarnography. Le opere, in perfetto facsimile, sono un prezioso oggetto da collezione.

Il libro, un pezzo da collezione, è pubblicato da Skira editore: 8,7 x 10,8 cm in scatola 9 x 11.5 x 6.5 cm contenuta in confezione 29 x 35.5 x 6.8 cm in tela e acetato. Prezzo: € 89,00

Pubblicato il Lascia un commento

Books – The magic story of a legendary train

We announce the release of a new, beautiful book from ACC Art Books: “Orient Express, the Story of a Legend”. With a forward from the actor Kenneth Branagh, a text from Guillaume Picon and photographs by Benjamin Chelly, it explores the legacy of the train known as ‘the king of trains, the train of kings.’  Orient Express was the first train to connect Europe and the gateway to the East, and it reached an immediate succes as it was the incarnation of all the desires and fantasies associated with it. Put on the rail in 1883 by the Compagnie Internationale des Wagons-Lits connecting Paris Gare de l’Est with Costantinopoli, now Istanbul, the service was interrupted during the two World wars between 1914 and 1921 and between 1939 and 1945, to cease definitively in 1977 due to competition from air transport.

Symbol of a slow and luxurious way of traveling, the Orient Express has often appeared in books and films, often as a place of mystery and intrigue, becoming a timeless myth also thanks to literature and cinema. Many years after its final journey, “Orient Express, the Story of a Legend” explores previously unpublished archives and opens the doors to the restoration workshops giving the witnesses to this mythical story brought back to life. The book features over 200 new and archival images documenting its extraordinary journey.

TITLE:   Orient Express, The Story of a Legend

EDITOR:   Sue Bennett

PUBLICATION DATE:   September 2018

TRIM SIZE:   240 x 290mm

PRICE:   £40.00 / $55.00

ISBN:   978-1-85149-915-1

IMPRINT:   ACC Art Books

PAGE COUNT:   260

WORD COUNT:   21,965

PICTURE COUNT:   216 cmyk / 119 bw

BINDING:   Hardback

Pubblicato il Lascia un commento

Libri – Massimo Tramontana, Come Una Bella Anima

Il debutto artistico di Massimo Tramontana, imprenditore con la passione per la fotografia,avviene per mezzo di un libro dal titolo Come una bella anima che fino a pochi mesi fa era solo un progetto sognato da molto tempo, ma mai concretizzato. La decisione di realizzarlo è scaturita da un nobile scopo, una spinta di quelle che riempiono il cuore e contribuiscono a dare più senso alla vita: supportare l’Associazione CAF, Onlus che accoglie e cura bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti donando i proventi delle vendite della pubblicazione e delle iniziative a esso correlate.

Come una bella anima è è l’acronimo di Cuba, ma è anche e soprattutto il riferimento alla bellezza dell’anima dei bambini. Bambini a cui l’autore dedica il suo lavoro e il suo coinvolgimento. Le pagine raccolgono una sequenza di immagini ambientate nell’isola caraibica che colgono istanti della quotidianità, espressioni e sentimenti di persone vere. Un viaggio reale e interiore che accompagna l’osservatore dentro una Cuba lontana dagli stereotipi. La destinazione però è un pretesto, un’opportunità per guardare alla realtà con occhi diversi.

“Partivo senza meta, aspettando che la strada me la indicasse. Volevo che fosse lei, la Isla, a ispirarmi. A me toccava capire cosa volesse propormi. Sono rimasto in attesa. In attesa di segnali profondi”.

Il libro è stato presentato lo scorso giovedì a Milano, presso la Galleria Wunderkammer in via Ausonio 1/A, dove è allestita anche la mostra. Il libro e le opere in mostra sono acquistabili in loco e il ricavato sarà devoluto all’Associazione CAF Onlus che dal 1979 accoglie e cura in maniera specifica e professionale bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti, con l’obiettivo di spezzare la catena che troppo spesso trasforma i minori vittime di violenza in adulti violenti o trascuranti. Nel tempo, accanto al lavoro con i minori e in risposta ai bisogni del territorio, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie. Dalla sua fondazione ad oggi, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1000 minori e offerto un importante sostegno a tante famiglie in crisi.

Pubblicato il Lascia un commento

Libri – In “258 Minutes” un racconto per immagini a un anno dalle stragi di Parigi

Mi trovo nuovamente a scrivere di un progetto curato da Benedetta Donato, ottima professionista che è anche collaboratore di questa testata. La ragione non va naturalmente cercata in questo legame, quanto piuttosto nello scrupolo con il quale sceglie di cosa occuparsi e come. Segnatamente, mi riferisco al libro del fotografo Angelo Ferrillo da poco pubblicato e sul quale Benedetta ha posto, appunto, la sua firma curatoriale, insieme a quella del maestro Giovanni Gastel. Il volume, edito da Crowdbooks in tre lingue, si intitola “258 Minutes” ed è un lavoro che ricorda e reinterpreta gli attacchi terroristici che sconvolsero Parigi il 13 novembre 2015. L’autore ripercorre quei luoghi a un anno di distanza, le sue scarpe vanno nei siti cittadini dove si è compiuta la catastrofe che fu definita l’11 settembre del Vecchio continente. Ferrillo compie quello stesso percorso del terrore: lo stadio, il café Bonne Biere, la pizzeria Casa Nostra, rue de Charonne, il Bataclan, il ristorante Comptoir Voltaire… Ricostruisce sensazioni, atmosfere e memoria impiegandoci lo stesso tempo: quei 258 minuti che sono trascorsi dalla prima esplosione avvenuta allo Stade de France quella notte (erano le 21.20), fino alla liberazione degli ultimi ostaggi del Bataclan, quando l’orologio segnava le ore 00.58. Sono poco più di quattro ore, durante le quali il fotografo non intende riproporci tracce lasciate dalla distruzione di allora, quanto piuttosto raccontarci il vissuto del qui e ora, il quotidiano che ostinatamente, istintivamente, prosegue per la sua strada trasformando ogni gesto inconsapevole in lotta per tornare alla normalità. Non dimenticare, intendiamoci, ma reagire  comunque anche attraverso la memoria.

La potenza della sua narrazione viene dal fatto che ci venga imposto il ragionamento e il ricordo di quei momenti attraverso l’inquadratura di atmosfere notturne, a volte asettiche altre volte frenetiche, con un distacco circostanziato dalla distanza temporale e affidandosi a immagini che, come l’asfalto, assorbono e attutiscono ogni cronaca. Ferrillo ci vuole dire che siamo in un momento qualunque, in una strada qualunque di una città qualunque. Cosa fa la gente? Manda un messaggino mentre sosta per strada, fa la fila alla cassa del supermercato, cena al ristorante, lega una bici al palo che fu testimone di un’esplosione, sale sui mezzi pubblici, attraversa sulle strisce pedonali. Le bombe e gli spari sono lì, impregnano ogni passo, ma restano relegate a dodici mesi prima. Sono i segni, lo scandire delle ore sulle pagine nere, quel meraviglioso raccolto estrapolato dai social composto da una micro selezione dei post concitati di quella tragica notte, a dirci cosa successe allora. Lui ci rivela la sua visione con un anno di scarto, un’azione del ricordare che non scade mai nella commemorazione, eppure la memoria è talmente viva da fargli sentire il bisogno di raccogliere in un libro quel suo vagabondare. “La sensazione è che manchi qualcosa – scrive Benedetta Donato nel suo intervento – il vuoto che ci sembra riempire alcuni frammenti è dato dall’assenza di appigli e di riferimenti al passato più recente. In questo spazio, Ferrillo costruisce il suo racconto e individua il terreno fertile dove coltivare una relazione visiva tra memoria, luoghi e vita quotidiana – irrimediabilmente snaturati – che hanno a che fare con la storia”. 

Giovanni Gastel, nel presentare il volume l’altra sera in Triennale a Milano, in un incontro affollato che rientra nel ciclo di appuntamenti organizzati da AFIP International in collaborazione con CNA Professioni, ha evidenziato alcune cose importanti. La prima è che Angelo Ferrillo ha un approccio concettuale alla fotografia. Troppo spesso e a torto incluso in quell’inflazionato filone di questa arte che è la street photography, l’autore vira invece verso una progettualità sempre più ragionata in anticipo, che lo porta ad avere una visione profonda di quel che andrà a fare ben prima di iniziare il lavoro. La seconda scoperta fatta dal maestro italiano del ritratto di moda è che Ferrillo ha trovato la sua cifra stilistica, definita dallo stesso Gastel “ferrilliana”: quel bisogno di concettualità ponderata, fatto di una memoria al contrario che gioca sullo spazio e sul tempo, lo applica ora a tutta la sua produzione. Ultima constatazione è che il modo di esprimersi di Angelo Ferrillo trova il contenitore perfetto nelle pagine di un libro. Più che in una mostra, più che su un giornale, serve uno scrigno che si apra un capitolo dopo l’altro, rivelando e conservando nei decenni quel vagabondare. 

Barbara Silbe

Pubblicato il Lascia un commento

Tokjo – Il mercato Tsukiji visto da Nicola Tanzini

Intervallo, il sipario si accosta e sospende l’ennesima rappresentazione. Questa sorta di backstage in bianco e nero è silenzioso, calmo, i fotogrammi fermano i movimenti rallentati e precisi di una scena sospesa. Gli attori sono i lavoratori del più famoso mercato ittico del mondo, quello di Tokjo, che due giorni fa è stato smantellato per sempre. Dopo 83 anni di attività, quell’area diventerà un parcheggio per le Olimpiadi. Quel luogo incredibile però, tempio delle aste mondiali del tonno e dove vengono vendute ogni anno più di 700mila tonnellate di pesce, è reso immortale dallo sguardo di un fotografo italiano. Lui è Nicola Tanzini, fondatore di Street Diaries, progetto itinerante e in costante evoluzione sulla fotografia di strada, che si alimenta grazie ai numerosi viaggi compiuti dall’autore intorno al mondo. La sua ricerca si ispira prevalentemente al movimento della fotografia umanista, ponendo al centro i comportamenti, le situazioni quotidiane appartenenti alla natura umana, in quello che l’autore definisce il proprio ambiente naturale: la strada. Dal suo approfondimento giapponese deriva “Tokyo. Tsukiji” che si traduce nel suo primo libro (edito da Contrasto) e in una mostra personale ospitata da Leica Galerie in via Mengoni 4 a Milano, fino al 4 novembre con ingresso libero. Sia il volume che la sua personale sono curati da Benedetta Donato.

Tanzini ha impiegato due anni di lavoro per produrre questa importante testimonianza di un microcosmo che scompare. E lo ha fatto osservando un contesto frenetico e rumoroso come Tsukiji da un punto di vista inedito: si è soffermato dietro le quinte, sul volto meno conosciuto di questa realtà, concentrando il suo obiettivo sul termine della giornata lavorativa. Usa un linguaggio caratterizzato da forti contrasti e da un’attenzione maniacale per i gesti ripetitivi e le espressioni delle persone incluse nell’inquadratura. A fine mattina i lavoratori preparano le ultime cassette, fanno i conti, spingono bancali, puliscono strumenti e banchi, si fermano a fumare, mangiare, sbadigliare, riposare guardando il cellulare. L’autore rivolge in particolare il suo sguardo sull’area interna del mercato (jonai shijō), quella famosa per le aste dei tonni, che ogni turista in visita ambisce a vedere e che rappresenta l’anima del luogo i cui protagonisti sono i grossisti ripresi negli attimi che precedono la dismissione delle attività e la conseguente chiusura. Come gli astronauti o i palombari, i soggetti vengono fotografati in un momento di decompressione, ma forse, in fondo, anche un magazziniere o un commerciante possono portarci sulla Luna. O in fondo al mare.

Oltre al testo curatoriale di Benedetta Donato, il progetto editoriale realizzato da Contrasto Books si avvarrà del contributo di Masuo Nishibayashi, Direttore dell’Istituto di Cultura Giapponese in Roma. Il libro, proposto in un’unica edizione multilingue italiana/giapponese/inglese/francese, è distribuito in Italia e all’estero.

Barbara Silbe

 

 

Pubblicato il Lascia un commento

Humanscape – Giuseppe Mastromatteo

Due appuntamenti celebrano questo mese l’arte di Giuseppe Mastromatteo, autore che con il libro HUMANSCAPE, pubblicato da Silvana Editoriale, mette un punto sulla sua intera, introspettiva produzione. Il volume, che ripercorre a ritroso la storia artistica e creativa di questo ritrattista molto apprezzato nel mondo dell’arte contemporanea e del collezionismo (e che EyesOpen! ha pubblicato sul numero “Umani” lo scorso anno), è curato da Benedetta Donato e si avvale di contributi di grandi firme come Rankin, Oliviero Toscani, Walter Guadagnini, Barbara Silbe, Denis Curti, Giovanni Pelloso e altri. La sua prima pubblicazione monografica sarà presentata il 18 ottobre alle 18.30 presso la Libreria Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano. In contemporanea all’uscita del volume, la galleria 29ArtsInProgress di via San Vittore 13 a Milano, che rappresenta l’autore, ospita dal 4 ottobre al 18 novembre la produzione inedita di Mastromatteo, in una mostra curata da Giovanni Pelloso.

Mastromatteo lavora come Chief Creative Officerr di una delle agenzie di comunicazioni più importanti del mondo, ma in parallelo fa crescere da oltre un decennio un suo incredibile percorso artistico che lo ha portato a esporre in gallerie e fiere a Milano, Bologna, Capri, New York, Parigi, Miami, Basilea, Istanbul, Pechino… Il suo lavoro è estetico, eppure intriso di contenuti e dal suo mestiere di pubblicitario e dalla sua indole, gli deriva un’estrema capacità di sintesi.  Il libro Humanscape raccoglie 110 fotografie insieme a testimonianze, contributi e immagini che lo inseriscono a pieno titolo nel dibattito della cultura visiva internazionale, grazie anche a una foto-intervista che rappresenta il cuore del progetto: un dialogo tra l’autore e la curatrice Benedetta Donato che approfondisce i momenti fondamentali del percorso artistico di Mastromatteo attraverso le ispirazioni, gli incontri, gli aneddoti in una sorta di flash back di memorie restituite al presente. Ciò che emerge da questo confronto è anche una mappa visiva caratterizzata da più matrici in cui immagini di altri artisti, oggi divenute icone contemporanee e che hanno segnato la storia di Mastromatteo, sono giustapposte alle sue opere, con l’obiettivo di restituire a 360° il senso della sua ricerca artistica. Serie già conosciute sono pubblicate a fianco di produzioni inedite che evidenziano il tema centrale della sua indagine: la continua, estenuante ricerca dell’identità tra essenza e percezione. I soggetti dell’obiettivo dell’artista sono sempre i corpi e soprattutto i volti che rappresentano una teoria di tipi umani in cui la perfezione dei fisici torniti e dai contorni plastici, contrasta con la natura instabile ed effimera dell’uomo. Attraverso un uso quasi filologico della manipolazione digitale e della sottrazione, l’autore definisce questi ossimori scomponendo le immagini e creando un effetto di straniamento prima e di riconoscimento poi tra chi è ritratto, chi ritrae e anche in chi osserva.
Il libro-opera HUMANSCAPE è nelle librerie da ottobre.

 

Pubblicato il Lascia un commento

Libri – Flowers by Maurizio Galimberti

Di Barbara Silbe

Maurizio Galimberti saluta l’arrivo della Primavera con un libro dedicato ai fiori. Detto così, sembra una cosa banale, in realtà il Galimberti-pensiero è sempre complesso, intarsiato, da scoprire tessera dopo tessera. Il volume, l’ennesimo pezzo da collezione, lo presenta questa sera in corso Venezia 35 a Milano, incorniciando casa sua con una piccola mostra che raccogie le sue opere dedicate a Parigi e alla Tour Eiffel. Come i suoi celebri mosaici futuristi, anche gli scatti a quesi boccioli multicolore spostano continuamente la nostra attenzione sul dettaglio, sul punto di messa a fuoco, sulla cornice, su abbinamenti e movimenti che sono frutto della sua inesauribile forza espressiva. L’artista della fotografia istantanea, genio imprevedibile, scompone sempre ogni oggetto che si trova davanti, che sia una piazza, un monumento, un volto o un petalo delicato. Ci gioca, manipola, lo rimanda a noi intriso di nuovi significati per sollecitare la nostra fantasia. E questi scatti di margherite, tuberose, gigli, petunie o tulipani, sembrano maltrattare la fragilità della natura fino a fare uscire una nuova verità: sono tagliati o racchiusi in cornici, dai toni desaturati o vividi, abbinati a formare dittici o lasciati solitari alla nostra mercé… Eppure, tutti insieme concorrono a formare un bouquet di metafore che, attraverso un linguaggio universale, ci parla dei nostri stessi sentimenti.

Scrive così il professor Stefano Zecchi nel testo critico del libro: “Maurizio Galimberti fa un grande, originale lavoro misurandosi con i testimoni della aristocratica bellezza della natura, consapevole della loro potenza simbolica, prudente per non oltraggiarne la qualità. Di fronte a un fiore, il fotografo può rimanere ammaliato dall’idea di catturare con la sua macchina il segreto della bellezza: immagini perfette, colori che non trascurano le più lievi sfumature. Non è così per Galimberti che procede lentamente senza illudersi, e illuderci, di rappresentare la vita di un fiore attraverso il suo simulacro. Lentamente, perché si preoccupa di ritrarre qualche dettaglio per stimolarci a ricostruire con la nostra sensibilità il tutto: il particolare di un fiore è la tessera di un mosaico, perché nel mosaico il punto focale dell’immagine deve essere sempre, di volta in volta, definito. Un mosaico è avvolgente, domina lo sguardo, non gli dà la libertà di controllare l’immagine”.

“Flowers”, di Maurizio Galimberti, è edito da Centro Diffusione Arte.

E’ in vendita presso Armani Libri, via Manzoni 31 a MIlano e, prossimamente, anche su Amazon.