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Festival – Live. Living Inside Various Experiences

Il prossimo weekend si terrà a Milano il primo festival organizzato da Selfselfbooks, piattaforma nata poco più di un anno fa legata all’editoria giovane e indipendente che utilizza il metodo del crowdfunding per produrre libri fotografici. Nato a inizio 2021, il loro prolifico progetto ha dato vita a ventitre pubblicazioni in dieci mesi.

LIVE è pensato per essere un momento d’incontro, che durerà da vernerdì 10 a domenica 12 giugno: tre giorni di fotografia e cultura, in cui vivere diversi progetti, diversi racconti, diverse esperienze all’interno dello spazio Pergola15, nel contesto della Design Week, nel quartiere più futuristico di Milano. Cinquantuno autori in mostra presenteranno i loro lavori in conversazione con fotografi inseriti nel settore di competenza, curatori e photo editor, per raccontare come la fotografia si stia muovendo al giorno d’oggi, in quali canali si inserisce e come si evolve all’interno dell’ambito artistico ed editoriale.

Le esperienze che permeeranno il festival sono frutto dello studio dei curatori e allestitori Laura Tota e Andrea Isola, che appositamente hanno studiato un allestimento fluido legato non solo al design, ma all’abitare, al vivere e convivere con le immagini, in un mondo che costantemente ce ne mette a disposizione migliaia.

Durante le giornate della kermesse sarà possibile fare esperienza del know how di diversi professionisti del settore (tra cui Francesco Merlini, Barbara Silbe e Claudio Composti per citarne alcuni) grazie a talk e letture portfolio, presenti nel palinsesto insieme a incontri con autori già pubblicati dalla piattaforma Selfself, tra i quali Francesco Sambati, Lorena Florio, Luca Meola e Federica Cocciro, cui si uniranno i nuovi autori 2022, tra i quali spiccano protagonisti Alessandra Canteri, Giulia Degasperi, Marco Barbieri, Jacopo Scarabelli.

Una talk sull’imprenditorialità nel mondo dell’immagine aprirà le porte del Festival il 10 giugno alle 18.30 insieme al team Selfself, cui si uniranno le realtà di Gogol&Company, Frab’s Magazine e Chippendale Studio per fornire al pubblico una risposta concreta sul tema in questo periodo storico.

La giornata di sabato 11 vedrà invece protagoniste le trentaquattro autrici internazionali che hanno partecipato alla campagna collettiva Selfself A Soft Gaze At Intimacy, lanciata a fine marzo e conclusasi con successo a inizio maggio. Il libro, realizzato grazie all’aiuto dei sostenitori, verrà infatti presentato durante la serata in dialogo con alcune delle autrici tra le quali Giulia Gatti, Maya Francis, Serena Salerno e Jasmine Bannister. Sarà un momento per raccontare com’è nata l’idea della campagna, con un focus sul concreto supporto fornito all’associazione ucraina ЦВІТ (fondata da una delle autrici incluse nella pubblicazione, Kris Voitkiv), e un’occasione per raccontare i lavori intimi e carnali delle autrici coinvolte, raccontate anche attraverso lo sguardo analitico di quattro curatrici italiane attive sul panorama fotografico e artistico: Benedetta Donato, Laura Davì, Alessia Locatellli e Laura Tota.

La collaborazione con il nuovo festival di fotografia torinese Liquida Photofestival, vedrà inoltre parte integrante dell’allestimento anche i lavori dei vincitori del Grant 2022 che racconteranno in prima persona le loro esperienze attraverso l’immagine, per dialogare infine insieme ai dieci autori menzioni speciali selezionati per una pubblicazione collettiva Selfself nell’inverno 2023.

Il direttore di EyesOpen! Magazine, Barbara Silbe, sabato mattina 11 giugno a partire dalle 11.30 dialogherà con Jacopo Scarabelli per presentare il libro al quale stanno lavorando insieme e che sarà affidato a SelfSelfBooks per la campagna di crowdfounding e per essere pubblicato.

 

 

LIVE – Living Inside Various Experiences

10,11,12 Giugno

Inaugurazione Venerdì 10/06 ore 17.30

Sab-Dom 11.30-23

Spazio Pergola15

Via Della Pergola 11/4

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Libri – Anna Di Prospero, Nei miei occhi

Contrasto pubblica Nei miei occhi, la prima monografia dedicata al lavoro di Anna Di Prospero. Tra gli sguardi più innovativi del panorama fotografico contemporaneo, la fotografa realizza un racconto che è un’originale ricerca sull’identità e la sua storia personale: il volume raccoglie le sue serie più famose, le fotografie più interessanti, ed è arricchito dal testo vibrante e coinvolgente della scrittrice americana Francine Prose.

Accompagnata dalla macchina fotografica, Anna Di Prospero posa ogni giorno i suoi occhi sul quotidiano, restituendocelo in immagini dal valore intimo e, al tempo stesso, assoluto: «Per me lo straordinario sta nella rielaborazione che faccio attraverso le mie fotografie costruite, dove il mio personale diventa qualcosa di più universale, ma con un mio punto di vista», racconta.

Le fotografie la ritraggono così nella sua casa, nel giardino, insieme alle persone con cui condivide la vita, i genitori, il compagno, i figli. Il suo sguardo si sposta verso la sua città, Latina, o verso quelle che frequenta per lavoro, come Parigi o New York. I ritratti sono l’esatto contrario dei selfie del nostro tempo, perché in ogni immagine Anna Di Prospero ci appare di spalle, assumendo così una nuova forma ogni volta, per raccontare quella complessità che ci accomuna e permettendo il coinvolgimento e l’immedesimazione di chi osserva: «Le straordinarie fotografie di Anna di Prospero ci ricordano che ognuno di noi ospita molti sé. È nella natura degli esseri umani», spiega Francine Prose nel testo che apre il volume.

Così, storia dopo storia, di Anna Di Prospero vediamo il corpo muoversi nello spazio, adagiarsi per terra, stringere al petto il figlio o abbracciare un’amica, ma non vediamo mai il suo viso. La sua presenza, delicata e misteriosa, si muove in ambienti quotidiani che diventano subito scenari da favola e, in ogni immagine, vediamo quel che vedono i suoi occhi e la seguiamo, come seguiremmo Alice alla scoperta del Paese delle meraviglie.

Note biografiche

Anna Di Prospero nasce a Roma nel 1987. Ha studiato fotografia presso l’Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York. La sua ricerca fotografica si caratterizza per il segno introspettivo con cui esplora la quotidianità e il rapporto tra uomo e spazio. Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e Stati Uniti, tra cui Les Rencontres D’Arles, Month of Photography Los Angeles, La Triennale di Milano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Tra i suoi riconoscimenti il Sony World Photography nella categoria Portraiture, il People Photographer of the Year degli International Photography Awards e il Discovery of the Year dei Lucie Awards 2011.

Il volume

NEI MIEI OCCHI, Anna Di Prospero

Con un testo di Francine Prose

FORMATO: 25×25 cm
PAGINE: 128
FOTOGRAFIE: 70 a colori
CONFEZIONE: brossura con sovraccoperta
PREZZO: € 39,90

www.contrastobooks.com

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Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume

Dal 26 marzo all’8 maggio 2022, la mostra “Il filo e il fiume di Paolo Simonazzi sarà ospitata nelle sale dello storico Palazzo Pigorini a Parma. L’esposizione, a cura di Andrea Tinterri e Ilaria Campioli e organizzata dall’Associazione Bondeno Cultura (ABC) in stretta collaborazione con il Comune di Parma nell’ambito del programma ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020+21, propone una selezione di venti scatti, tutti di grande formato, tratti dal progetto realizzato dal
fotografo reggiano tra il 2013 e il 2021 e dedicato al Po e ai territori che attraversa. Accompagna la mostra, il volume omonimo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie l’intera serie composta da 56 scatti e due contributi critici di Davide Papotti e Francesco Zanot. Le loro parole, insieme a quelle dell’artista, sono parte del prezioso contribuito video del regista Riccardo Marchesini, presente in mostra, che potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza e chiavi di lettura del progetto.

Protagonista di “Il filo e il fiume” è il lento, pesante e inesorabile scorrere del Po, che appare anche laddove non viene fotografato direttamente: la sua presenza emerge nel paesaggio circostante e nelle persone che abitano i luoghi solcati dalle sue acque. Il “filo” a cui fa riferimento il titolo è per l’autore al tempo stesso un’evocazione della forma fluviale, un elemento fisico che compare ripetutamente nelle fotografie e una metafora di “cucitura territoriale”. Il risultato è un’antologia di paesaggi differenti ma in relazione tra loro, uniti insieme dalla presenza del fiume, parte di un mondo forse in via di estinzione e di cui l’autore
– nel solco di una tradizione fotografica che inizia nel dopoguerra – ci consegna tracce visive, invitandoci all’ascolto di quello che Francesco Zanot chiama il canto flebile di un territorio sovraterritoriale, all’attacco della geografia politica, aggrappato com’è alla linea traballante dell’acqua per centinaia di chilometri.
Il fiume diventa dunque al contempo sottofondo evocativo e presenza implicita: come scrive Davide Papotti, esso viene esplorato per “sottrazione”, escludendo quasi sempre l’immagine stessa delle acque, […] per provare a indagare fino a quanto riesce a spingersi nell’“entroterra” l’identità fluviale. Papotti sottolinea inoltre che il filo, in ultimo, è anche quello che congiunge, invisibile ma tenace, i lavori di Paolo Simonazzi inanellati nel corso del tempo: sottili rimandi, delicate coerenze, sottese citazioni, giochi di assonanza.

Il progetto prende dichiaratamente ispirazione dal lavoro Sleeping by the Mississippi del fotografo statunitense Alec Soth, un’indagine conoscitiva condotta nel 2004 lungo il corso del più grande bacino idrografico dell’America settentrionale. Il titolo di Simonazzi fa riferimento inoltre all’album musicale The river and the thread (2014) di Rosanne Cash, in cui la cantautrice americana – figlia di Johnny Cash – ripercorre il Sud degli Stati Uniti alla ricerca del passato
e dei ricordi della
sua famiglia.

Note biografiche

Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) vive e lavora a Reggio Emilia. Il suo approccio stilistico rivela uno sguardo al tempo stesso affettuoso e ironico per quei luoghi di provincia dove il reale si confonde impercettibilmente con il surreale. Ha partecipato a numerose mostre e realizzato diverse pubblicazioni tra cui: Tra la Via Emilia e il West (Baldini Castoldi Dalai, 2007), un progetto che illustra la penetrazione dell’iconografia americana nel paesaggio dell’Emilia-Romagna, esposto in anteprima a Villa delle Rose – MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, e poi in altre città, tra cui New York e San Francisco; Bell’Italia (Silvana Editoriale, 2014), presentato prima a Reggio Emilia nell’ambito del festival Fotografia Europea, e successivamente a Sydney, Melbourne, Tokyo e Mosca; Mantua, Cuba (Greta’s Books, 2016), una ricerca sentimentale che indaga una cittadina di provincia ai confini dell’isola di Cuba, con esposizioni tra le altre sedi a L’Avana nel 2016 e molto recentemente a Mantova. So near, so far (Danilo Montanari, 2018), progetto dedicato alla Via Emilia, che segue la mostra realizzata nel 2016 alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia; Icons of Liscio (GuaraldiLAB, 2019), ispirato alla fascinazione dei manifesti iconici delle orchestre da ballo in Emilia-Romagna e presentato nel 2021 al SI Fest – Savignano Immagini Festival. Nel 2019 un’opera del progetto Cose ritrovate (Marsilio editori, 2014), ispirato ai testi di Ermanno Cavazzoni e Raffaello Baldini, è stata selezionata per la mostra Premios de Fotografía Fundación ENAIRE 2019 nell’ambito del festival PHotoEspaña di Madrid. Con La casa di Lenin (I Quaderni di Gente di Fotografia, 2021),nel centenario dalla nascita del Partito Comunista italiano, Simonazzi rende omaggio al poeta e agricoltore reggiano Lenin Montanari.

www.paolosimonazzi.com

Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume.
Dal 26 marzo all’8 maggio 2022

A cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri
Con i contributi critici di
Davide Papotti e Francesco Zanot
Sede espositiva
Palazzo Pigorini, Strada della Repubblica 29/a, Parma
Orari di apertura
mercoledì, giovedì e venerdì: ore 15.30 – 19.30 | sabato e domenica: ore 10.30 – 19.30

Ingresso gratuito

Catalogo
Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume, Silvana Editoriale, 2021, 160 pp., edizione bilingue italiano /
inglese. Testi di Davide Papotti e Francesco Zanot

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Mostre – Gian Butturini a Milano

Aperta da oggi e fino al 6 marzo, presso STILL Fotografia, l’esposizione che rende omaggio a Gian Butturini (1935-2006), uno dei fotoreporter italiani più apprezzati a livello internazionale. E’ curata da Gigliola Foschi e Stefano Piantini, promossa dall’Associazione Gian Butturini, e presenta cinquanta fotografie, tratte da due suoi lavori e suoi libri più famosi – London by Gian Butturini e Dall’Irlanda dopo Londonderry – che raccontano, da un lato, le contraddizioni di Londra alla fine degli anni sessanta, nel periodo passato alla storia come quello della Swinging London, quando cioè la capitale inglese era diventata un crogiuolo di nuove tendenze legate alla moda, alla musica, all’arte e alla cultura in genere, dall’altro, le tensioni politiche e sociali nell’Irlanda del Nord, seguiti al Bloody Sunday, la strage avvenuta a Derry il 30 gennaio 1972 quando l’esercito inglese fece fuoco sulla folla di manifestanti, uccidendone quattordici.

Butturini, che iniziò a scattare immagini sul conflitto nordirlandese una settimana dopo i fatti di Derry, testimonia la radicalizzazione della situazione politica e militare in quel paese. L’autore non cerca di creare immagini volutamente forti, fissando azioni belliche o di protesta, quanto, da vero fotoreporter, far vedere e far capire ciò che sta accadendo con grande capacità di testimonianza, di composizione fotografica unite a una altrettanto notevole sensibilità politica e umana. Nelle atmosfere così cupe e minacciose, tra barricate, cavalli di frisia, fili spinati, soldati armati di mitragliatori, auto bruciate ai lati delle strade, Butturini ritrae i bambini, vittime innocenti in un drammatico conflitto.

La sezione dedicata a Londra racconta la capitale inglese da una prospettiva nuova, critica, non patinata e documenta le incursioni di Butturini tra le strade londinesi popolate da ragazze in minigonna, immigrati, junkie, emarginati, abitanti della City che sembrano vivere in un mondo a parte. È una Londra fuori dagli stereotipi quella che emerge dai suoi scatti, cogliendone tutte le contraddizioni con un occhio innovativo, dove indagine documentaria, interventi grafici e pagine scritte si coniugano a fini espressivi.

“Questa è una mostra – afferma Gigliola Foschi – in difesa della libertà di parola, immagine e pensiero. Una mostra contro una cancel culture che, senza confronto e senza discussione, nella liberale Inghilterra ha fatto ritirare dal commercio il libro London by Gian Butturini e infangato la figura di un uomo che per tutta la vita si era impegnato contro ogni forma di razzismo e d’ingiustizia”.

Fu infatti una doppia immagine con una donna di colore che vende i biglietti della metro chiusa dentro un bugigattolo e un gorilla in gabbia che, invece di suscitare indignazione nei confronti delle condizioni di due esseri viventi, entrambi giustamente intrappolati e discriminati, com’era nell’intento di Butturini, ha scatenato un’accusa di “razzismo conclamato”, costringendo l’editore a togliere il volume dalle librerie.

Il percorso visivo si chiude idealmente con una decina di gruppo di collage situazionisti, opere in cui Butturini, fotografo, ma anche grafico, interviene con colori e scritte graffianti su strisce di fumetti degli anni settanta. Batman o Nembo Kid, ad esempio, si trasformano in eroi della controcultura che rovesciano e stravolgono, in modo provocatorio, i significati proposti dalla cultura dominante.

Accompagna la mostra un libro edito STILL/Pazzini Editore con un testo di Gigliola Foschi.

In occasione del 50° anniversario del Bloody Sunday, domenica 30 gennaio alle ore 18.00, a Still Fotografia a Milano, si terrà un incontro che approfondirà il conflitto che ha insanguinato l’Irlanda del Nord. In collegamento da Derry Gianluca Cettineo, autore di diversi volumi dedicati all’Irlanda, interverrà in diretta per raccontare la giornata di commemorazione e intervisterà i presenti. Ingresso libero fino esaurimento dei posti. La serata potrà essere seguita anche in diretta Instagram.

Note biografiche

Gian Butturini (1935 – 2006), fotoreporter internazionale, poliedrico artista della comunicazione, si afferma da giovane a Brescia come designer e architetto d’interni. Nel 1969 pubblica London by Gian Butturini; nel 2017 esce il reprint del libro (Damiani editore) con prefazione di Martin Parr, successivamente ritirato dal commercio con l’accusa di “razzismo conclamato”, senza che questa potesse essere discussa. Ha realizzato quaranta libri fotografici, tra i quali Cuba 26 luglio, Dall’Irlanda dopo Londonderry, Tu Interni Io Libero con Franco Basaglia, C’era una volta il Muro; DONNE lo sguardo, le storie con introduzione di Carla Cerati e due volumi dedicati alla storia cilena. Nell’autobiografico DAIQUIRI (Edizioni Mimesis) ha narrato le cronache dei suoi reportage. Sue foto sono state esposte in Strange and Familiar al Barbican Centre di Londra, alla Manchester Art Gallery e alla Somerset House in occasione di PHOTO LONDON 2018. In qualità di regista ha prodotto documentari, tra i quali Crimini di Pace, con musiche di Luigi Nono, e Bologna, 10.15 strage. Ha inoltre realizzato il film Il Mondo degli Ultimi con Lino Capolicchio, premiato in vari festival internazionali. Il lascito culturale dell’autore è attualmente promosso dall’Associazione Gian Butturini. www.gianbutturini.com.

GIAN BUTTURINI. LONDRA 1969 – DERRY 1972. UN FOTOGRAFO CONTRO. Dalla Swinging London al Bloody Sunday

Milano, Still Fotografia (Via Zamenhof, 11) fino al 6 marzo. Orari: martedì-venerdì, 10-18; giovedì, 10-19.30; sabato, 15-19

Informazioni: Tel. 02.36744528; info@stillfotografia.it; press@stillfotografia.it

Sito internet: ww.stillfotografia.it 

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Libri italiani nell’olimpo del settimanale Time

di Barbara Silbe

Ottime notizie per l’editoria fotografica italiana, che sta raggiungendo livelli sempre più alti di qualità: è stata resa nota la storica classifica del Time, il primo news magazine settimanale degli Stati Uniti, sui migliori libri fotografici del 2021: tre dei venti volumi selezionati portano il marchio made in Italy di Musumeci Spa, printing atelier con sede ad Aosta. Curata dal dipartimento fotografico della rivista, la classifica è il risultato delle scelte di ciascun editor sui progetti fotografici più toccanti pubblicati in un anno profondamente connotato dall’isolamento causato dalla pandemia. Questi, nel dettaglio, i tre volumi di pregio stampati da Musumeci S.p.A.

PICKPOCKET di Daniel Arnold (Elara Press) è la prima monografia dell’autore, una documentazione altamente espressiva delle strade di New York, tra il 2009 e il 2020. La particolarità risiede nell’origine delle prime fotografie del libro. Partendo dalle foto inizialmente pubblicate su Instagram, infatti, il libro è stato realizzato durante una serie di incontri su Zoom durante la quarantena.

What She Said di Deanna Templeton (Mack) racchiude le pagine dei diari segreti e le fotografie di numerose adolescenti, per lo più incontrate casualmente e fotografate per strada. Il libro mostra come il tempo sia essenziale per crescere, guarire e aprire uno spazio in cui la forza può essere trasmessa alla generazione successiva.

In Plain Air di Irina Rozovsky (Mack) rappresenta un vero e proprio inno all’esperienza comune di visitare il Prospect Park di Brooklyn, New York. Le fotografie dell’autrice vanno oltre le crepe dei muretti e dei marciapiedi, raccontando la sua personale storia d’amore con questo luogo iconico.

“Nei tre libri fotografici traspare immediatamente tutta la poesia che si svela di fronte all’obiettivo grazie alla sensibilità dei tre autori – afferma Michele Biza, amministratore unico di Musumeci S.p.A. e presidente di Altre Industrie Manifatturiere di Confindustria Valle d’Aosta – La stampa ci riconsegna così la loro visione, in maniera fedele, onesta e palpitante di vita. È un onore aver catturato l’attenzione del pubblico più critico e attento del panorama mondiale, quello composto dai giornalisti del Time. Una soddisfazione che condivido con i team che hanno lavorato con professionalità e competenze specifiche per molti mesi a questi libri fotografici. Un triplice riconoscimento che in qualche modo premia la qualità e l’eccellenza dell’artigianalità Made in Italy. In Musumeci siamo depositari di una memoria del saper fare che rappresenta un importante elemento di congiunzione tra arte e fotografia, tra il presente e il passato delle antiche tradizioni”.

 

 

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Libri – Armando Rotoletti, Marina di Ventimiglia

Il libro fotografico “Marina di Ventimiglia”, realizzato dal fotografo siciliano Armando Rotoletti e dallo storico ventimigliese Mario Ascheri, svela il passato e il presente della città ligure attraverso un susseguirsi di immagini e racconti. Promosso da Marina Development Corporation, attore principale di un grande progetto di rigenerazione urbana volto a valorizzare la qualità paesaggistica-naturale e l’identità storico-artistica di Ventimiglia, il volume – costituito da 128 pagine, formato 34×32 cm, 89 fotografie, rilegatura e rifiniture di pregio – vuole essere un omaggio alla città, alla sua gente e al suo futuro di nuova destinazione turistico-ricettiva, di portata internazionale ma a forte vocazione italiana.

Armando Rotoletti è nato a Messina, ha studiato fotografia a Londra, si è dedicato al fotogiornalismo prima di essere protagonista di numerose mostre personali e collettive. Ha esplorato la realtà antropologica di un paese alle pendici dell’Etna, e ha documentato lo straordinario territorio del vulcano. Le pietre e i volti della sua Sicilia. Marina di Ventimiglia è l’accorata testimonianza del suo primo incontro con la Riviera ligure di ponente. Un colpo di fulmine… a cielo sereno.

 Mario Ascheri, invece a Ventimiglia è nato e la sua presenza in questo libro attesta il suo legame profondo con la sua città da cui partì dopo il liceo classico, avviato a una carriera universitaria e professionale che lo vide presto Professore di Storia del diritto medievale e moderno e all’occorrenza di Storia delle istituzioni politiche, di Istituzioni medievali e Storia del Rinascimento. A Ventimiglia i suoi soggiorni da ‘spantegau’ (emigrato, disperso) sono stati brevi ma continui e intensi, e le ferie non gli hanno impedito di organizzare seminari di storia dai quali sono nate pubblicazioni e si è consolidato un gruppo di validi cultori di storia.

Il loro incontro culturale e artistico si traduce in un volume intriso di luoghi e monumenti, di volti, tradizioni e cultura, che narrano la storia di un territorio sospeso tra il bianco e nero del passato, e i colori del presente guardando con ottimismo al futuro.  “Bisogna pensare – si legge nella prefazione di Rotoletti – al passato di questo luogo per capire come mai il nucleo antico di una città di mare abbia trovato la sua dimensione nella sommità di uno sperone di roccia, ‘sospeso’ tra il mare e la montagna”.

“L’occhio del ‘foresto’ – gli fa eco Ascheri nell’introduzione – vede quel che la routine mette in ombra per i residenti. Un libro così elegante invita a ripetere l’esperienza di Rotoletti, e non si resterà delusi. E poi c’è un’ulteriore motivazione per questa avventura: si può sempre tentare di andare oltre le sue scoperte”.

E in questo rincorrersi tra passato e presente che si inserisce la visione di “Marina di Ventimiglia”, sintesi tra le radici del centro storico, ora protagonista di una nuova riqualificazione, e lo sviluppo che sta interessando il litorale.

Il libro è disponibile online sul sito dell’autore www.armandorotoletti.com e in alcuni punti vendita di Ventimiglia (offerta minima suggerita 40 euro). Il ricavato sarà devoluto in beneficenza in collaborazione con l’associazione “Le ragazze di Vilma” che si occupa di attività benefiche nella città alta.

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Libri – Vaia, viaggio consapevole dentro un disastro

di Barbara Silbe

Ci sono stata, a vedere quello sfacelo. Venti fortissimi di scirocco, tra il 26 e il 30 ottobre del 2018, hanno sferzato le Dolomiti trasformando antiche foreste di conifere in un cumulo di macerie. Il colpo d’occhio era impressionante: milioni di alberi schiantati al suolo da un uragano, evento estremo che normalmente si verifica nelle zone tropicali del mondo. Solo a guardarle mancava il fiato, veniva da piangere. E’ colpa nostra, pensai subito. Per aver riscaldato il posto che ci ospita, sfruttato le sue risorse, comportandoci come il peggior predatore del pianeta Terra. Mi venne in mente che quelle piante accatastate erano esseri viventi e che quello era un immenso cimitero. Oggi,  sfogliando il libro di Manuel Cicchetti edito da The Music Company, scopro che lui quei pini spezzati, sradiacati, li ha chiamati per nome, uno ad uno, come si fa col gatto di casa, con ogni vecchio amico. Nomi, e peculiarità, caratteri, occupazioni, come se li avesse incontrati e ci avesse parlato davvero, lungo il suo girovagare nella desolazione. Le sue immagini in bianco e nero, le parole tra le pagine, cariche di implicazioni emotive ed estetiche, sembrano voler restituire memoria a quegli abeti, come a dirci di ascoltarli, rispettarli, riconnetterci con loro.

“Mi chiamo Fioretto, perché gli ultimi metri della mia cima sono esili e ondeggiano al vento come se fossi un tiratore di  scherma che combatte contro il vento. Quando si placa il soffio riposo, pronto per la prossima sfida. Quei fendenti leggeri ora non sono più, la mia lama è stata spezzata e nessuno potrà più forgiarla di nuovo. Non era lo stesso vento che giocava con me quel giorno, ma un turbine iroso, ho pensato, mentre cedevo di schianto”. 

Personificandoli, ce li rende amici, parenti e, come in una Spoon River dei boschi, li fa ritornare a noi. Le fotografie ritraggono gli alberi ormai caduti, ma quale grido avrebbero potuto lanciare, un attimo prima della fine? Se già la testimonianza fotografica dà voce a quelle piante, il lavoro va oltre, ed è affidato al giornalista Angelo Miotto il compito di immaginare l’ultimo pensiero di RadiceTorta, Fioretto, FustoDritto, Corteccia, TanaFelice e molti altri cui vuole conferire l’onore di un nome proprio, portando al lettore il loro ultimo messaggio.

L’intervento scritto dell’autore, a corredo delle immagini racchiuse in questo volume, si intitola “Dar voce a quella natura”: una raccolta di pensieri che raccontano le ragioni di questa indagine tra poesia e denuncia e suggeriscono molto riguardo al suo amore per l’ambiente. Cicchetti ricorda le parole pronunciate da Ansel Adams di fronte al Comitato Democratico il 24 agosto del 1968: “Il terribile problema che abbiamo ora di fronte a noi è come salvare questo pianeta perché sia un mondo in cui poter vivere. La tutela dell’ambiente è implicitamente più importante della guerra e della pace, della politica, del razzismo, dei problemi e delle gelosie nazionali e internazionali. Se i principi di base dell’ecologia, naturale e umana, non vengono ascoltati, l’uomo è sicuramente condannato”.  A decenni di distanza, ancora attuali e dannatamente inascoltate.

Vaia. Viaggio consapevole dentro un disastro

Formato: 30 x 24 cm Lingue: Ita, En, Es
Stampa: Offset Copertina: cartonata
Carte: multiple Fedrigoni Tatami e Materica
Rilegatura: Svizzera
Sestini: Si
Progetto grafico: Massimo Fiameni
Prefazione: Denis Curti
Stampa: Faenza Group
Prezzo di copertina: 40 euro
Patrocini: Comune di Belluno, Fondazione Teatri delle Dolomiti, Festival Oltre le Vette

Note biografiche

– Manuel Cicchetti – fotografo (1969)

Inizia a fotografare sin da ragazzo. Nei primi anni ’90 opera in ambito musicale realizzando copertine per la BMG, EMI e CNI. Lavora come fotografo di scena per importanti teatri, compagnie teatrali, orchestre e festival.

Nel 1999 Filippo Del Corno gli propone di realizzare per I Cantieri d’Arte Internazionali di Montepulciano la scenografia e la regia dell’opera Sulla Corda più Alta (“On the high wire”) di Philippe Petit. Sempre con Del Corno nel 2001 segue la regia dell’opera per il teatro “Orfeo a fumetti” (testo: Dino Buzzati da “Poema a fumetti”), in scena per il festival Suoni e Visioni. Fonda assieme a Lorenzo Ferrero e Angelo Miotto il gruppo di lavoro Hdemia per sviluppare la cultura giovanile in Italia.

Da questa esperienza nasce l’idea di Officium, società che si occupa di eventi come La Festa della Musica di Milano, il WOMAD festival itinerante ideato da Peter Gabriel, l’inaugurazione dei Mondiali di Sci del Sestriere ed altri. Lavora come creativo con J.Walter Thompson, Inferenzia, Fullsix, Reply, Weber Shandwinck, Hill+Knolton, Young & Rubicam.

Dal 2014 si dedica esclusivamente alla fotografia. Nel 2018 ha pubblicato con Touring Club il libro “Monocrome | Walking Through the Ampezzo Dolomites”.

– Angelo Miotto – giornalista (1969)

Giornalista per radio e stampa, cronista, ha realizzato documentari audio e video e webdocumentari, e scritto drammaturgie per teatro e opera. Per quindici anni a Radio Popolare Network, ha collaborato con Radio24 e Radio Svizzera Italiana, è stato caporedattore di Peacereporter.net / E-Il Mensile e ha fondato come direttore il magazine digitale Q Code Mag e la sua rivista cartacea Q CODE. È stato docente per quindici anni al Master di giornalismo dell’Università Cattolica di Milano.

Ha fondato l’ensemble di musica contemporanea Sentieri selvaggi, con Filippo Del Corno e Carlo Boccadoro. Nel campo della Comunicazione ha lavorato nel settore corporate e nella politica. È responsabile della comunicazione del Festival dei Diritti Umani di Milano, della cooperativa energetica ènostra, per Avanzi – Sostenibilità per azioni e AlCube, incubatore e acceleratore di startup. Nel corso della sua attività ha ricevuto vari riconoscimenti, fra cuiil primo premio Enzo Baldoni per il documentario video Cronache Basche, l’Anello debole e il premio Bizzarri.

Con Altreconomia ha pubblicato “Il ritorno delle cose” e “Milano siamo Noi”, con Milieu Editore “Metromoebius”, con NdA il saggio “Storie basche”, con Verdenero “L’Italia chiamò”.

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Portfolio – Maria Sécio, River Gurara

Si rimane catturati davanti alle foto realizzate da questa talentosa artista portoghese, immediatamente trasportati in un mondo parallelo e fiabesco, ma se ci si ferma ad osservare con maggiore attenzione, alcune evanescenti figure iniziano a manifestarsi e a dare vita allo scenario circostante e alle emozioni di chi osserva. L’apparente mancanza di riferimenti costringe a cercare indizi per capire meglio cosa accade, per placare una certa inquietudine che inevitabilmente ti coglie e che afferri solo dopo aver letto la storia che si cela dietro la sua poetica. Un racconto sorprendente, magico, ma allo stesso tempo disturbante. Come spesso accade con le cose che ci fanno paura, non si riesce a smettere di entrarci dentro, per coglierne i particolari e la profondità delle immagini.

(Antonio Verrascina)

 

La verità all’interno della cornice viene dal disorganizzare i momenti in una nuova narrazione astratta. I soggetti/modelli sono spogliati da se stessi. Permettendomi di alterare la loro natura nella mia. Questi nuovi personaggi spesso vestono le mie emozioni mentre inconsciamente inclino il mio lavoro ad esplorare le mie paure e i ricordi perduti.

La mia pratica analogica è spesso ciclica. Fotografo solo con la pellicola analogica perché mi fornisce gli stadi infiniti necessari per modificare un’immagine. La mia macchina fotografica è sempre impostata sulla modalità Bulb e questo fattore, “tecnicamente sbagliato”, mi permette di avere una più ampia scelta di movimento all’interno dell’inquadratura. Dopo aver sviluppato i negativi, procedo a distruggerli manualmente con sostanze acide. L’immagine è poi completa solo dopo una continua rielaborazione attraverso un editing manuale e digitale.

(Maria Sécio)

RIVER GURARA

Un giorno ho letto che i traumi possono essere trasmessi geneticamente.

All’epoca non ero a conoscenza dei traumi di mio padre. Fu solo alcuni anni dopo che mi raccontò la storia di quando vide il River Gurara affondare in una missione di salvataggio dei marines. Gli ordini dati erano di osservare, ma non di avvicinarsi. La nave si ruppe in due pezzi e rapidamente fu inghiottita dal mare lungo la costa di Sesimbra.

Per otto giorni mio padre raccolse i corpi che affioravano, già morti. Quando me lo disse io stavo già fotografando l’acqua senza sapere cosa mi spingeva a farlo. Quando me lo disse soffrivo già di talassofobia senza sapere perché. Mio padre ha risposto alla mia paura.

Usare l’acqua come tema non è mai stato qualcosa che ho scelto deliberatamente. È successo naturalmente. L’acqua è facilmente influenzata da ciò che la circonda e questa componente metamorfica mi affascina e mi spaventa allo stesso tempo.

River Gurara è diventato, quindi, il titolo di questo progetto come un omaggio alla paura di un padre e di una figlia. L’apparente equilibrio disorganizzato delle fotografie parla di un trauma messo a tacere da un’atmosfera spaventosa e misteriosa. I soggetti sono lasciati soli, vagano prima di una tempesta. Emergono dall’acqua come fantasmi che non hanno mai perdonato, vestendo le mie emozioni. Lì, aspettano il coraggio di nuotare di nuovo.

Il River Gurara abbandona la forma di una nave e diventa il purgatorio che questi personaggi conoscono come unica realtà

 

NOTE BIOGRAFICHE

Maria Sécio, nata nel 1994, è un’artista visiva portoghese attualmente residente a Berlino.

Attraverso la costruzione di immaginari inquietanti in cui i personaggi delle sue storie troverebbero spazio per esistere, Sécio ha sviluppato un modo molto particolare di raccontare storie che in seguito darà luogo all’immaginario che troveremo nelle sue opere. Le linee temporali lineari lasciano il posto a uno spazio in cui i ricordi intimi sono rappresentati in modo disordinato, creando momenti di apparente intimità con i personaggi sconosciuti che rappresenta nelle sue storie.

Dopo aver finito il liceo nella scuola d’arte António Arroio, in Portogallo, Sécio si è trasferita nel Regno Unito dove ha continuato i suoi studi in produzione cinematografica presso l’Arts University of Bournemouth seguita da un BA in fotografia presso la stessa istituzione. Tuttavia, Sécio inizierà a trovare la sua espressione artistica solo dopo aver lasciato l’università e aver viaggiato nel 2018 in Giappone e in Grecia dove ha avuto l’opportunità di partecipare alle residenze artistiche presso lo Studio Kura

(Itoshima) e Tryfon Arts Residency (Lesbo). Durante questo periodo, ha avuto le sue opere pubblicate in varie riviste d’arte a Milano, Berlino e Lisbona.

Nel 2020 ha avuto le sue prime mostre personali – “The Calm before” – alla Mina Gallery, ad Amsterdam e River Gurara all’Auditorio Augusto Cabrita in Portogallo. Questo progetto è stato anche quello che portato Maria a vincere il suo primo premio – “Novos Talentos FNAC 2020” nella categoria fotografia (Portogallo).

Nel corso dell’anno i suoi lavori sono stati esposti anche alla BARK Gallery di Berlino con la mostra collettiva “Corona-K”, la doppia-esposizione “Wabi Sabi 9+10 21” dove ha presentato le sue opere insieme a quelle di Allistair Walter e la Weserhalle Winter Auction Exhibition.

Attualmente, Sécio sta lavorando al suo libro fotografico River Gurara e sta ricominciando a lavorare con il video.

 

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Libri – da 28 anni a lezioni di fotografia con Toscana Photographic Workshop

Un compendio che ha visto una lunghissima gestazione, tanti rimandi, e finalmente la celebrazione di un anniversario insolito, il 28esimo, possibile grazie alla sosta che la pandemia ha imposto ai tanti impegni e agli anni impiegati a lavorare per la fotografia con serietà e passione. “Tra queste pagine troverete tante cose – come spiega lo stesso Carlo Roberti, fondatore e direttore di Toscana Photographic Workshop – un’introduzione di Grazia Neri, amica di lunga data del TPW, e una di Arno Rafael Minkkinen, che è il fotografo che ha registrato più presenze al TPW! E dopo una breve presentazione per fare gli onori di casa, una serie di pagine doppie, (il journey) ognuna dedicate ai fotografi che in questi anni hanno insegnato al TPW. Una foto (realizzata in Toscana) e una descrizione della loro esperienza.

A seguire, un diario, (la parte journal) dove cerco di raccontare in maniera condensata quello che è successo in questi anni: com’è nato il TPW, le nostre differenti sedi, lo spirito che si è creato, i fotografi e gli studenti che sono transitati, gli assistenti. Il mondo della fotografia vista da un piccolo gruppo isolato sulle colline toscane.

Nell’idea originale, il libro doveva finire qui, poi mi sono reso conto di quanti altri progetti sono nati dall’idea originale, e quindi ho aggiunto un’altra sezione: TPW World. Una carrellata dei nostri workshop in giro per l’Italia e nel mondo. Roma, Venezia, Genova, Napoli e soprattutto Sicilia, e poi India, Romania, Parigi, Mississippi, Portogallo… Le parti dedicate alle fotografie dei master sono su carta patinata opaca da 170 gr, quelle di diario su carta usomano da 100gr. Perché vogliamo che sia un diario, qualcosa da sfogliare di tanto in tanto. Anche il format del libro è una scelta precisa, qualcosa di comodo, che si tiene bene in mano, nello zainetto,  nella borsa. Decisamente non un coffee-table book (anche se non sfigurerebbe!), più qualcosa da sfogliare e sognare. Per chi ha fatto parte del mondo TPW, un tuffo nel passato, per chi ne ha solo sentito parlare, una sbirciatina in un Totally Perfect World! (come ci chiamano ogni tanto)“.

I testi sono in inglese, è previsto un link per visualizzare i testi in italiano.

TPW è un’avventura iniziata nel 1994 – prosegue Carlo Roberti – All’epoca si trattava di pochi workshop che si svolgevano nell’arco dell’estate, in Toscana – da cui il nome originale, Toscana Photographic Workshop. L’idea era semplice: offrire agli appassionati di fotografia la possibilità di migliorare la qualità delle loro immagini, tramite un workshop con fotografi professionisti, scelti tra i migliori al mondo. Il tutto, in un ambiente sereno e rilassato, dove insegnanti e studenti possono concentrarsi restando totalmente immersi nella fotografia. Non è mai stata una scuola nel senso tradizionale: le aule erano saloni in vecchi castelli, o ampie stanze in case coloniche; campi di girasoli, piazze di piccoli borghi, greti di un fiume e piccoli bar in campagna! Gli insegnanti sono tutti professionisti, provenienti da tutto il mondo, che per una settimana si dedicano completamente agli studenti, condividendo le loro competenze e visione estetica. I ritmi della settimana sono rilassati: dividiamo i pasti, guardiamo insieme le proiezioni serali, scambiamo idee. La settimana del workshop passa in fretta, ma lo spirito rimane attivo per molto dopo: scambi di idee, nascita di progetti comuni, appuntamenti durante l’anno per una comunità fotografica molto attiva. Ogni anno fotografi di tutto il mondo si incontrano in un piccolo borgo della Toscana, o Sicilia, o altri luoghi affascinanti. Si impara, si producono progetti, si creano nuove amicizie”.

Info su http://www.tpw.it/tpw-anniversary-book/

 

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Adriano Nicoletti – Approdo

Di Barbara Silbe

Come molti suoi conterranei, anche Adriano Nicoletti tanto tempo fa dovette lasciare la sua regione, la Puglia, in cerca di lavoro. Per poi tornare. Con questo incipit inizia la nostra intervista, pubblicata sul suo recente libro “Approdo”, al quale ho avuto il piacere e l’onore di collaborare. Queste pagine racchiudono la sua stessa esistenza e raccontano il suo modo di vivere il paesaggio, come una sorta di ossessione verso i suoi luoghi di appartenenza, un’affezione molto forte, dove lui sempre cerca un’autenticità del territorio che non sia necessariamente condivisa con tutti, ma che parta da se stesso, dalla nostalgia, da dettagli consumati che sono i ricordi e la testimonianza della nostalgia. “Nel mio percorso personale di crescita come autore – mi disse Adriano in quella lunga conversazione – ho sperimentato anche altri generi, ma raccontare il paesaggio è ciò che più mi seduce. Lo indago per capire le persone ed è un modo per orientarmi nel mondo. E’ un bene collettivo, molto collegato all’umanità, spiega come la società sia capace di darsi delle regole, come si auto-rappresenti, che rapporto abbia con la vita stessa. Non ho mai una visione puramente estetica. Io vedo due direttrici fondamentali, nel paesaggio. Una più generale, l’altra più intima. E’ per noi costruzione identitaria, forse ne è la più importante componente sia per il singolo individuo che per una società. Conserviamo riferimenti comuni a luoghi o sensazioni, abbiamo odori di elezione che ci ricordano chi siamo.”

Osservando questa produzione, sfogliando il bel libro autoprodotto e curato dalla straordinaria Benedetta Donato, con un contributo di Massimo Siragusa oltre al mio, si sviluppa un’idea di esplorazione della geografia dalla quale non può mai prescindere un ritorno e, di conseguenza, un’appartenenza e un nuovo principio. Scatti verticali, che mimano la prua della barca che entra in porto e che sono la sintesi di un progetto durato oltre 15 anni, dove il territorio del Salento diventa il pretesto per indagare gli scenari e i contesti rilevati, in un percorso che si articola tra memoria e presente, storia e mito, archeologia e architettura. Come afferma Siragusa, tra le pagine del libro: «La storia del paesaggio è storia dell’uomo». Nicoletti, sembra prendere spunto da questa dichiarazione e si sofferma sulle trasformazioni, sulle impronte che l’essere umano lascia nel proprio ambiente, modificandolo.

L’azione compiuta dall’autore, consente di accostarsi al lavoro editoriale, attraverso più livelli di lettura. Sono infatti sei le sezioni, che intervallano le oltre 75 immagini e articolano la foliazione: Arrivo, Radici, Impermanenza, Natura Umana, Tracce, Paesaggio Resiliente.

Ogni titolo rimanda a concettualità diverse che, come comune denominatore hanno i luoghi indagati, attraverso un approccio sia diretto alla comprensione dei mutamenti intervenuti sul campo oggetto di indagine sia pertinente ad un punto di vista più personale, rivolto a quell’emotività che crea legame con un territorio. Partendo dalla propria esperienza personale, l’autore compie un viaggio che, come scrive Barbara Silbe: «ci parla di una costante ricerca della sua più intima identità». Lo si comprende dalle fotografie pubblicate e da un testo, a firma di Nicoletti stesso, che fa da prefazione all’intero lavoro e che rappresenta un’omaggio alla propria terra e, al contempo, un indizio per il lettore. La capacità di analisi non manca e da una dimensione di memoria – a tratti onirica – si viene accompagnati a quello che è lo stato attuale, di un paesaggio svelato e rilevato nei frammenti e dettagli, nelle atmosfere che in esso si respirano. Non c’è rischio di cadere nel luogo comune o di riportare un’immagine stereotipata di un luogo e delle sue tradizioni. Bensì, come si legge nel saggio introduttivo della curatrice: «viene offerta una chiave di accesso ad universi, che si concretizzano in rappresentazioni di quei caratteri considerati unici e degni di attenzione. Una prospettiva nuova da cui ripartire, un’inedita sfida dello sguardo e del pensiero, verso cui continuare a tendere».

Il volume è un’autopubblicazione in edizione limitata di 300 copie. Ad accompagnarlo, il poster formato cm 30×48 con un collage di tutte le immagini presenti nel libro. Disponibile presso le migliori librerie e anche on line. Per maggiori informazioni, visitare il sito dell’autore nella sezione dedicata a questo link:

https://www.adrianonicoletti.it/fotografia/?page_id=2

BIOGRAFIA

Nato nel 1971 a Parabita, in provincia di Lecce dove attulamente vive, si accosta al mondo della fotografia a vent’anni. Durante gli anni della formazione, si trasferisce, per frequentare la facoltà di Sociologia della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e prosegue l’approfondimento della disciplina fotografica, partecipando a corsi e workshop, che lo condurranno a specializzarsi nella fotografia di architettura e del paesaggio. Nel 2018, con Federico Patrocinio, è ideatore del progetto FONT – I caratteri del paesaggio: la mostra e la pubblicazione, con contributi collettivi sulle molteplici forme del paesaggio. Nel 2019 è ideatore e direttore artistico del WeLand Photofest, festival di fotografia del paesaggio, organizzato dall’Associazione Photosintesi nel borgo di Specchia, in provincia di Lecce.

Le sue fotografie sono state esposte in diverse mostre personali e collettive, pubblicate su riviste specializzate nazionali ed internazionali. Tra  suoi ultimi progetti, si ricordano inoltre le pubblicazioni: Finibus Terrae (Camera Infinita, 2018), Borgo Pace e Con i tuoi occhi (Officine della Fotografia, 2016 – 2017). È inoltre membro di Collectiv EV, gruppo di autori operanti nel campo dell’indagine e dell’esplorazione fotografica.