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Talk – Nicola Tanzini, I Wanna Be An Influencer

In occasione dell’ultima settimana di permanenza della mostra di Nicola Tanzini dal titolo “I Wanna Be An Influencer”, a cura di Benedetta Donato, la galleria milanese STILL ospiterà l’incontro Esserci o non essere. Luoghi instagrammabili e nuove geografie dello sguardo (martedì 13 giugno alle ore 18). Ispirato dall’ultimo libro fotografico di Tanzini, edito da Skira e anch’esso curato da Benedetta Donato, è un talk interamente dedicato alle tematiche legate ai nuovi comportamenti sociali, relativi alle scelte in ambito turistico e a come è mutata la concezione dei luoghi, nella condivisione tramite i social network.

Oggi ormai vecchie e nuove mete si definiscono in base alla loro instagrammabilità, caratteristica peculiare per spingere le persone a visitarle e a fotografarle, per aderire ad un nuovo modello sociale. “Non sembra esserci una differenza di valore tra luoghi monumentali e luoghi anonimi. La gerarchia non dipende dalla storia, né dall’estetica, ma forse, da una certa disposizione dello spazio che consente alla figura umana di spiccare come protagonista rispetto allo sfondo: ribaltando così il ruolo subordinato che il corpo aveva nelle tradizionali fotografie in posa davanti ai monumenti”, scrive il giornalista Michele Smargiassi in un recente articolo pubblicato sul blog di Repubblica Fotocrazia. “L’ultima tappa, per ora, della fotografia dei luoghi, è la loro riduzione a accessori della affermazione personale. Siamo entrati nell’era dell’ego-panorama“.

A confrontarsi proprio sull’argomento, insieme all’autore Nicola Tanzini e alla curatrice Benedetta Donato, interverranno lo stesso Michele Smargiassi – giornalista a la Repubblica, fondatore del blog Fotocrazia, scrittore, studioso tra i riferimenti più autorevoli di storia della fotografia e di cultura dell’immagine. Per Repubblica e National Geographic ha curato “Visionari”, la collana inedita dedicata alle citta` piu` affascinanti del mondo, raccontate attraverso gli scatti dei grandi maestri della fotografia internazionale. A condurre l’incontro sarà Denis Curti – critico e curatore, direttore artistico delle Stanze della Fotografia di Venezia e del Festival di Fotografia di Capri, fondatore di STILL. direttore della testata Black Camera sulla piattaforma digitale di Rolling Stone Italia e curatore di diverse pubblicazioni per Marsilio Editori tra cui “Capire la fotografia contemporanea” (2020)

Note biografiche

Nicola Tanzini (Pisa, 1964) è un imprenditore e fotografo da oltre trent’anni. La sua ricerca si ispira prevalentemente al movimento della fotografia umanista, ponendo al centro i comportamenti, le situazioni quotidiane appartenenti alla natura umana. Ha fondato Street Diaries, un progetto itinerante e in costante evoluzione sulla fotografia di strada. Nel 2018 ha pubblicato Tokyo Tsukiji ( a cura di Benedetta Donato, ContrastoBooks), l’ultimo reportage fotografico sul mercato ittico più grande del mondo. Le sue opere fanno parte di alcune collezioni museali, tra cui si ricordano: il Museo d’Arte Orientale “Edoardo Chiossone” di Genova e il Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste. I Wanna Be An Influencer è il suo secondo libro (Skira, 2022).

Benedetta Donato, curatrice e critica di fotografia, si occupa di mostre e progetti editoriali in ambito di cultura visiva. Direttrice del RCA – Romano Cagnoni Award, Premio Internazionale di Fotogiornalismo, promosso dalla Fondazione Romano Cagnoni di cui è membro del Consiglio di Amministrazione. Collabora con diverse realtà del settore, come musei, gallerie e festival. Tra le sue ultime pubblicazioni: Enciclopedia dell’Arte Contemporanea Istituto dell’Enciclopedia Italana – Treccani, Corriere della Sera e Nikon per “Accademia di Fotografia” 2022 – 2023. Lettrice portfolio, membro della giuria in eventi internazionali, è inoltre nominator per il Leica Oskar Barnack Award. Dal 2015 firma la sua rubrica per la rivista IL FOTOGRAFO, Gruppo Sprea Editore.

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Libri – Mimmo Jodice, Saldamente sulle nuvole.

Di Jacopo Scarabelli

Oggi, quando vediamo una fotografia, l’attenzione è spesso latente. Lo sguardo corre e, troppo frequentemente, ci fermiamo di fronte a una superficialità visuale che ci blocca senza scavare in profondità, e passiamo all’immagine successiva. Ma chi è l’autore? Quale è il suo vissuto? Quale percorso lo ha portato a quell’immagine? Per provare a rispondere a queste e altre domande, vi segnaliamo una pubblicazione che ci consente di comprendere quanto le esperienze personali dell’esistenza possano incidere sulla produzione creativa.

Mimmo Jodice ha affidato la sua biografia alla penna di Isabella Pedicini in un nuovo libro dal titolo “Saldamente sulle nuvole”, edito da Contrasto Books. La scrittrice, storica dell’arte e saggista fa emergere la vita vera di un creativo che trova nella fotografia la sintesi più intima del suo comunicare. Partendo dal basso attraverso le vicissitudini storiche della sua città, Napoli. In un crescendo fatto di una continua sfida personale nell’affermare il suo linguaggio fotografico per ciò che aveva da dire col suo stile e gusto. Un percorso che lo vede indagare il sociale, ma che lo porta anche verso una fotografia sempre più interiore.

Jodice è uno sperimentatore dell’analogico, anche post sviluppo e stampa. Uno sguardo che cerca nuove soluzioni creative da vivere in prima persona, fisicamente. La sua formazione passa anche dal disegno e dal dipinto, fino alla scultura, a sottolineare la sua sensibilità verso il processo che porta a un risultato finale. Una ricerca che traspare nelle sue parole che ci raccontano anche la storia della fotografia e la difficoltà che questo media ha sempre avuto (soprattutto in Italia), nell’affermare la sua potenza comunicativa e nel posizionarsi all’interno del mercato dell’arte.

L’autore ha però seguito il suo sogno, tenendo i piedi poggiati “saldamente sulle nuvole”. Il titolo del libro è solo una sintesi delle tante frasi presenti nel testo che ci ricordano quanto l’arte trascenda la realtà e si manifesti grazie a qualcosa che viene da dentro. La storia che abbiamo vissuto, le relazioni avute, i drammi e le gioie. Ogni pezzo del puzzle è volto a formare il nostro pensiero e le nostre idee. Coltivandole e comprendendole potremo quindi trovare la giusta direzione per trasformarle in un’arte.

Così, un capitolo dopo l’altro, tra foto di famiglia e opere iconiche che hanno attraversato le stesse vicende italiane a partire dagli anni ’70, arriviamo ai giorni nostri, dove Jodice, che ricordiamo essere uno dei più apprezzati maestri della fotografia italiana, ci scrive: “Dopo tanti anni di lavoro, a un giovane che oggi si affaccia alla carriera di fotografo potrei dire che la fase della progettazione è fondamentale, ma questa è forse una raccomandazione estendibile a tutti gli autori che utilizzano i diversi linguaggi dell’universo creativo. È necessario lavorare su idee e convinzioni specifiche, realizzando progetti sentiti che nascano da una profonda e intima esigenza espressiva. È importante, innanzitutto, lavorare per sé, per il piacere di vedere un risultato, per emozionarsi davanti a una cosa che è nata così come è stata pensata. Il vero obiettivo è emozionarsi ed essere felici per quello che si è riusciti a fare, per il piacere personale, indipendentemente dall’ambizione di un risultato immediato”.

Un consiglio, il suo, che ha ancora più valore di fronte alle tante “scorciatoie creative” che ci portano a realizzare immagini solo per il piacere degli altri. Senza un percorso, senza una storia, senza un fotografo.

 

IL LIBRO

Mimmo Jodice con Isabella Pedicini. Saldamente sulle nuvole.

FORMATO: 18,6X23 CM

PAGINE: 232

FOTOGRAFIE: 146 a colori e in b/n

COLLANA: In Parole

PREZZO: 22,90 euro

www.contrastobooks.com

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Libri – Enrico Ratto, che fine ha fatto il fotogiornalismo?

Di Barbara Silbe

 

Enrico Ratto fa il punto sul fotogiornalismo superstite della profonda crisi in cui versa l’editoria. Ne approfondisce ogni sfumatura, ne eviscera debolezze e punti di forza, raccogliendo le testimonianze di molti dei protagonisti che lo animano in diciassette interviste. Le ha inserite in questo imperdibile breviario dal titolo “Visual Journalism. Conflitti. Identità. Impegno”, edito da Emuse nella collana fotografia.

Il suo intento è quello di indagare con gli autori quali siano le difficoltà e come sia cambiato negli anni questo settore, a seguito dello tsunami portato dalla tecnologia digitale e dai social network che hanno catturato i lettori facendoli disamorare della carta stampata. Ratto, arguta penna del settore che vediamo su diverse testate nazionali e che abbiamo imparato a conoscere con i suoi “Maledetti Fotografi” (strepitosa serie di incontri con i grandi nomi della fotografia internazionale) e con la pubblicazione precedente a quella che vi sto raccontando, scritta a quattro mani con Michele Neri “L’ultima foto” (edita da Seipersei), Ratto, dicevo, coordina gli interventi di fotografi e fotografe che si soffermano con lui ponendosi domande sul proprio metodo di lavoro, sul sistema dei media e sulla posizione che hanno scelto di prendere di fronte agli eventi che guidano la nostra epoca. Il mestiere del fotogiornalismo è cambiato e, anche se è sempre stato soggetto a evoluzioni, valeva la pena indagare con profondità la piega che ha preso in questa epoca. E’ diversa la narrazione per mezzo delle immagini, diverse sono le piattaforme per diffondere le notizie, più competitivo il campo d’azione in un momento nel quale una guerra ferisce profondamente l’Europa e tante zone del mondo sono dilaniate da conflitti, fame, stravolgimenti politici e sociali. Lo sguardo dei fotografi è oggi meno supportato dai media tradizionali, ma non è venuta meno la necessità del racconto veritiero dei fatti. Lo sanno bene Alfredo Bosco, Fabio Bucciarelli, Alessio Paduano, Lorenzo Tugnoli, che affrontando molti passaggi complicati si recano nelle zone calde del mondo per documentare gli avvenimenti e riportarli fino a noi. Le interviste di Enrico Ratto mettono in luce i loro e molti altri punti di vista, come quelli di Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, Gabriele Micalizzi, Alessandro Cinque, Ilvy Nijokiktjien, Benedicte Kurzen, Paolo Verzone, Carolina Arantes, Christopher Occhicone, Tommaso Protti, Paolo Woods, Eric Bouvet, Aline Deschamps, Fabio Bucciarelli, Chloé Sharrock. I loro linguaggi e pensieri di certo, nel corso della carriera, si sono contaminati a vicenda. Oggi per chi fa il loro mestiere serve muoversi su più medium: immagini, testi, video, grafica, voce, in una totalità dove ogni azione è utile e necessaria a rendere le storie più fruibili al pubblico contemporaneo sempre più bisognoso di qualità e obiettività, sia che si tratti di eventi bellici che di ricerca scientifica, migrazioni, cambiamenti sociali. Queste diciassette grandi firme del fotogiornalismo sono oggi raccolte in queste 104 pagine rilegate in brossura, un quaderno di appunti imperdibile e utilissimo per comprendere meglio la nostra epoca.

  

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Libri – Alessia Tagliaventi, “Colpo d’Occhio – Le fotografie fanno cose”

Le immagini ci parlano, scovano i dettagli più nascosti della realtà, ci pongono domande, bloccano solo una frazione di secondo e un piccolo pezzo di ambiente, sono ambigue, non si svelano mai fino in fondo per permettere di divertirci a immaginare quello che non dicono. “Le fotografie fanno cose”, come recita il titolo di questa nuova pubblicazione di Contasto, ci emozionano e stimolano la fantasia e la curiosità per conoscerle e giocarci. Firmato da Alessia Tagliaventi, con design e illustrazioni di Francesca Crisafulli – Mook, questo libro ricco di immagini, diverse sorprese e  molte storie di fotografia pensate per i più giovani, è suddiviso in quattro sezioni (Personaggi, Luoghi, Oggetti, Animali), e presenta una straordinaria serie di scatti di grandi autori e autrici, da Elliott Erwitt a Luigi Ghirri, da Garry Winogrand a Helen Levitt fino ad Alex Webb, tra gli altri. Ogni immagine è accompagnata da un breve testo di Alessia Tagliaventi che la racconta e la spiega evidenziandone gli aspetti principali, come una guida, come punti di partenza per costruire storie sempre nuove. Al libro è allegato un cartoncino con un foro, da usare come una cornice per giocare a osservare i dettagli delle foto che più incuriosiscono, oppure per scoprire “porzioni di mondo”. Il proposito è quello di educare giovani occhi all’arte della fotografia in un modo interattivo che permette di aggiungere la propria osservazione ai diversi sguardi intorno a noi per portarci nello spazio, a rivalutare angoli sotto casa, indietro nel tempo, a fermare un istante impercettibile al solo sentire umano. La fotografia può raccontare storie, mostrare il mondo, ma anche inventarlo. Un libro per conoscere, approfondire e prendere spunto per ideare narrazioni, guardarsi intorno e, perché no, fotografare tutto quello che ci colpisce perché tutto è modificabile, a seconda di chi guarda, e le storie diventano potenzialmente infinite.

Alessia Tagliaventi è editor, curatrice, e docente di Storia della Fotografia, per Contrasto ha seguito numerosi progetti editoriali ed è autrice di pubblicazioni e saggi critici sul linguaggio fotografico. È stata anche coautrice, con Michele Smargiassi, dei fascicoli Maestri di fotografia, in abbinamento con La Repubblica e National Geographic. Attualmente insegna presso l’Istituto Europeo di Design di Roma.

 

Scheda:

FORMATO: 21 x 28,5 cm

PAGINE: 88

FOTOGRAFIE: 33 a colori e in b/n

CONFEZIONE: cartonato

PREZZO: 29,90 Euro

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Libri – Il mondo dei videogiochi nell’indagine di Jacopo Scarabelli

Ancora pochi giorni per aggiudicarsi il primo libro fotografico del reporter milanese Jacopo Scarabelli. Si intitola“Play the Game Over”, raccoglie e sintetizza la sua lunga indagine, intrapresa nel 2017, quando gli Esports vennero dichiarati disciplina olimpica. Il suo sguardo si concentra sulle squadre, sulle dinamiche, sui molti appuntamenti e i suoi protagonisti, ed evidenzia le influenze che il fenomeno ludico ha sulla società contemporanea. Affidato alla casa editrice SelfSelf Books, ideata e nata a febbraio 2021 per supportare autori giovani o più affermati nell’ambito dell’editoria fotografica, il volume è in prevendita sulla loro piattaforma crowdfunding fino a fine ottobre.Il fotografo, talento emergente noto anche per la sua serie diritratti RGB che attingono allo stesso linguaggio e il cui lavoro è già stato ampiamente riconosciuto da premi e pubblicazioni a livello italiano e internazionale, ha affidato la curatela del progetto a Barbara Silbe, giornalista che da molti anni si occupa di fotografia: insieme hanno compiuto un attento lavoro di editing sul vasto archivio di Scarabelli, per affidare alle pagine del libro la sintesi di quanto realizzato fin qui. La pubblicazione, di interesse sia per gli appassionati del tema, che per i collezionisti di fotografia, sarà acquistabile esclusivamente in questa prevendita e non è prevista ristampa. Permetterà di comprendere come il videogioco sia diventato il media contemporaneo di intrattenimento più rilevante, sia per l’economia che muove sia per l’influenza che esercita sulle nostre vite, anche quelle di chi non se ne rende conto o li considera marginali. Questo fenomeno soffre infatti di un forte pregiudizio e di disinformazione, lo si considera una subcultura come i fumetti o la streetart, eppure è oggi un’industria fiorente, che genera più profitti di quella musicale o cinematografica e finisce per permeare le nostre esistenze più di quanto ce ne rendiamo conto. Le pagine di quello che sarà il futuro libro dell’autore conterranno il lungo reportage (iniziato nel 2017), oltre a testi curatoriali e giornalistici e a dati preziosi raccolti da Scarabelli durante il suo approfondimento. Sono molti i protagonisti: le squadre Esports, i cosplayer, il ragazzo che gioca tra le quattro mura di casa e mal visto dai genitori, questi ultimi che diventano tifosi delle squadre e sostengono i figli durante le competizioni, i cosplayers e i nuovi professionisti del settore come gli streamer e i caster, nuovi lavori ancora incompresi eppure sempre più proficui. E molti altri. Come già accennato, “Play The Game Over” è rivolto agli appassionati di gaming e ai fotografi, ma vuole anche raggiungere un pubblico generalista, con l’intento di informare chi non lo comprende e diffondere conoscenza. Il videogioco è diventato il media contemporaneo di intrattenimento più rilevante, sia per l’economia che muove sia per l’influenza che ha sulla società. Allo stesso tempo, soffre di un forte pregiudizio e di disinformazione. Attraverso questo suo articolato reportage, ricerca visiva di grande valore che vanta una specifica, originale forma espressiva, l’autore scava nei suoi stessi ricordi di fruitore di video giochi e finisce per farci comprendere meglio il media e, di conseguenza, la società che si muove ed evolve parallela a noi. MSI Italia, marchio leader nella produzione di software e hardware gaming a livello mondiale, si è impegnata a sostenere il progetto editoriale “Play the Game Over”. Un riconoscimento importante per la ricerca dell’autore che così approfonditamente ha indagato questo mondo digitale in continua evoluzione.
 
CAMPAGNA DI PREORDER ATTIVA fino al 31.10.2022 sul sito di Self Self Books
Soglia minima necessaria: 4000€
Rewards disponibili: 40€, 60€, 90€, 120€
 
Per maggiori informazioni o per interviste:
Jacopo Scarabelli 3497216024
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Festival – Live. Living Inside Various Experiences

Il prossimo weekend si terrà a Milano il primo festival organizzato da Selfselfbooks, piattaforma nata poco più di un anno fa legata all’editoria giovane e indipendente che utilizza il metodo del crowdfunding per produrre libri fotografici. Nato a inizio 2021, il loro prolifico progetto ha dato vita a ventitre pubblicazioni in dieci mesi.

LIVE è pensato per essere un momento d’incontro, che durerà da vernerdì 10 a domenica 12 giugno: tre giorni di fotografia e cultura, in cui vivere diversi progetti, diversi racconti, diverse esperienze all’interno dello spazio Pergola15, nel contesto della Design Week, nel quartiere più futuristico di Milano. Cinquantuno autori in mostra presenteranno i loro lavori in conversazione con fotografi inseriti nel settore di competenza, curatori e photo editor, per raccontare come la fotografia si stia muovendo al giorno d’oggi, in quali canali si inserisce e come si evolve all’interno dell’ambito artistico ed editoriale.

Le esperienze che permeeranno il festival sono frutto dello studio dei curatori e allestitori Laura Tota e Andrea Isola, che appositamente hanno studiato un allestimento fluido legato non solo al design, ma all’abitare, al vivere e convivere con le immagini, in un mondo che costantemente ce ne mette a disposizione migliaia.

Durante le giornate della kermesse sarà possibile fare esperienza del know how di diversi professionisti del settore (tra cui Francesco Merlini, Barbara Silbe e Claudio Composti per citarne alcuni) grazie a talk e letture portfolio, presenti nel palinsesto insieme a incontri con autori già pubblicati dalla piattaforma Selfself, tra i quali Francesco Sambati, Lorena Florio, Luca Meola e Federica Cocciro, cui si uniranno i nuovi autori 2022, tra i quali spiccano protagonisti Alessandra Canteri, Giulia Degasperi, Marco Barbieri, Jacopo Scarabelli.

Una talk sull’imprenditorialità nel mondo dell’immagine aprirà le porte del Festival il 10 giugno alle 18.30 insieme al team Selfself, cui si uniranno le realtà di Gogol&Company, Frab’s Magazine e Chippendale Studio per fornire al pubblico una risposta concreta sul tema in questo periodo storico.

La giornata di sabato 11 vedrà invece protagoniste le trentaquattro autrici internazionali che hanno partecipato alla campagna collettiva Selfself A Soft Gaze At Intimacy, lanciata a fine marzo e conclusasi con successo a inizio maggio. Il libro, realizzato grazie all’aiuto dei sostenitori, verrà infatti presentato durante la serata in dialogo con alcune delle autrici tra le quali Giulia Gatti, Maya Francis, Serena Salerno e Jasmine Bannister. Sarà un momento per raccontare com’è nata l’idea della campagna, con un focus sul concreto supporto fornito all’associazione ucraina ЦВІТ (fondata da una delle autrici incluse nella pubblicazione, Kris Voitkiv), e un’occasione per raccontare i lavori intimi e carnali delle autrici coinvolte, raccontate anche attraverso lo sguardo analitico di quattro curatrici italiane attive sul panorama fotografico e artistico: Benedetta Donato, Laura Davì, Alessia Locatellli e Laura Tota.

La collaborazione con il nuovo festival di fotografia torinese Liquida Photofestival, vedrà inoltre parte integrante dell’allestimento anche i lavori dei vincitori del Grant 2022 che racconteranno in prima persona le loro esperienze attraverso l’immagine, per dialogare infine insieme ai dieci autori menzioni speciali selezionati per una pubblicazione collettiva Selfself nell’inverno 2023.

Il direttore di EyesOpen! Magazine, Barbara Silbe, sabato mattina 11 giugno a partire dalle 11.30 dialogherà con Jacopo Scarabelli per presentare il libro al quale stanno lavorando insieme e che sarà affidato a SelfSelfBooks per la campagna di crowdfounding e per essere pubblicato.

 

 

LIVE – Living Inside Various Experiences

10,11,12 Giugno

Inaugurazione Venerdì 10/06 ore 17.30

Sab-Dom 11.30-23

Spazio Pergola15

Via Della Pergola 11/4

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Libri – Anna Di Prospero, Nei miei occhi

Contrasto pubblica Nei miei occhi, la prima monografia dedicata al lavoro di Anna Di Prospero. Tra gli sguardi più innovativi del panorama fotografico contemporaneo, la fotografa realizza un racconto che è un’originale ricerca sull’identità e la sua storia personale: il volume raccoglie le sue serie più famose, le fotografie più interessanti, ed è arricchito dal testo vibrante e coinvolgente della scrittrice americana Francine Prose.

Accompagnata dalla macchina fotografica, Anna Di Prospero posa ogni giorno i suoi occhi sul quotidiano, restituendocelo in immagini dal valore intimo e, al tempo stesso, assoluto: «Per me lo straordinario sta nella rielaborazione che faccio attraverso le mie fotografie costruite, dove il mio personale diventa qualcosa di più universale, ma con un mio punto di vista», racconta.

Le fotografie la ritraggono così nella sua casa, nel giardino, insieme alle persone con cui condivide la vita, i genitori, il compagno, i figli. Il suo sguardo si sposta verso la sua città, Latina, o verso quelle che frequenta per lavoro, come Parigi o New York. I ritratti sono l’esatto contrario dei selfie del nostro tempo, perché in ogni immagine Anna Di Prospero ci appare di spalle, assumendo così una nuova forma ogni volta, per raccontare quella complessità che ci accomuna e permettendo il coinvolgimento e l’immedesimazione di chi osserva: «Le straordinarie fotografie di Anna di Prospero ci ricordano che ognuno di noi ospita molti sé. È nella natura degli esseri umani», spiega Francine Prose nel testo che apre il volume.

Così, storia dopo storia, di Anna Di Prospero vediamo il corpo muoversi nello spazio, adagiarsi per terra, stringere al petto il figlio o abbracciare un’amica, ma non vediamo mai il suo viso. La sua presenza, delicata e misteriosa, si muove in ambienti quotidiani che diventano subito scenari da favola e, in ogni immagine, vediamo quel che vedono i suoi occhi e la seguiamo, come seguiremmo Alice alla scoperta del Paese delle meraviglie.

Note biografiche

Anna Di Prospero nasce a Roma nel 1987. Ha studiato fotografia presso l’Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York. La sua ricerca fotografica si caratterizza per il segno introspettivo con cui esplora la quotidianità e il rapporto tra uomo e spazio. Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e Stati Uniti, tra cui Les Rencontres D’Arles, Month of Photography Los Angeles, La Triennale di Milano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Tra i suoi riconoscimenti il Sony World Photography nella categoria Portraiture, il People Photographer of the Year degli International Photography Awards e il Discovery of the Year dei Lucie Awards 2011.

Il volume

NEI MIEI OCCHI, Anna Di Prospero

Con un testo di Francine Prose

FORMATO: 25×25 cm
PAGINE: 128
FOTOGRAFIE: 70 a colori
CONFEZIONE: brossura con sovraccoperta
PREZZO: € 39,90

www.contrastobooks.com

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Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume

Dal 26 marzo all’8 maggio 2022, la mostra “Il filo e il fiume di Paolo Simonazzi sarà ospitata nelle sale dello storico Palazzo Pigorini a Parma. L’esposizione, a cura di Andrea Tinterri e Ilaria Campioli e organizzata dall’Associazione Bondeno Cultura (ABC) in stretta collaborazione con il Comune di Parma nell’ambito del programma ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020+21, propone una selezione di venti scatti, tutti di grande formato, tratti dal progetto realizzato dal
fotografo reggiano tra il 2013 e il 2021 e dedicato al Po e ai territori che attraversa. Accompagna la mostra, il volume omonimo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie l’intera serie composta da 56 scatti e due contributi critici di Davide Papotti e Francesco Zanot. Le loro parole, insieme a quelle dell’artista, sono parte del prezioso contribuito video del regista Riccardo Marchesini, presente in mostra, che potrà fornire ulteriori elementi di conoscenza e chiavi di lettura del progetto.

Protagonista di “Il filo e il fiume” è il lento, pesante e inesorabile scorrere del Po, che appare anche laddove non viene fotografato direttamente: la sua presenza emerge nel paesaggio circostante e nelle persone che abitano i luoghi solcati dalle sue acque. Il “filo” a cui fa riferimento il titolo è per l’autore al tempo stesso un’evocazione della forma fluviale, un elemento fisico che compare ripetutamente nelle fotografie e una metafora di “cucitura territoriale”. Il risultato è un’antologia di paesaggi differenti ma in relazione tra loro, uniti insieme dalla presenza del fiume, parte di un mondo forse in via di estinzione e di cui l’autore
– nel solco di una tradizione fotografica che inizia nel dopoguerra – ci consegna tracce visive, invitandoci all’ascolto di quello che Francesco Zanot chiama il canto flebile di un territorio sovraterritoriale, all’attacco della geografia politica, aggrappato com’è alla linea traballante dell’acqua per centinaia di chilometri.
Il fiume diventa dunque al contempo sottofondo evocativo e presenza implicita: come scrive Davide Papotti, esso viene esplorato per “sottrazione”, escludendo quasi sempre l’immagine stessa delle acque, […] per provare a indagare fino a quanto riesce a spingersi nell’“entroterra” l’identità fluviale. Papotti sottolinea inoltre che il filo, in ultimo, è anche quello che congiunge, invisibile ma tenace, i lavori di Paolo Simonazzi inanellati nel corso del tempo: sottili rimandi, delicate coerenze, sottese citazioni, giochi di assonanza.

Il progetto prende dichiaratamente ispirazione dal lavoro Sleeping by the Mississippi del fotografo statunitense Alec Soth, un’indagine conoscitiva condotta nel 2004 lungo il corso del più grande bacino idrografico dell’America settentrionale. Il titolo di Simonazzi fa riferimento inoltre all’album musicale The river and the thread (2014) di Rosanne Cash, in cui la cantautrice americana – figlia di Johnny Cash – ripercorre il Sud degli Stati Uniti alla ricerca del passato
e dei ricordi della
sua famiglia.

Note biografiche

Paolo Simonazzi (Reggio Emilia, 1961) vive e lavora a Reggio Emilia. Il suo approccio stilistico rivela uno sguardo al tempo stesso affettuoso e ironico per quei luoghi di provincia dove il reale si confonde impercettibilmente con il surreale. Ha partecipato a numerose mostre e realizzato diverse pubblicazioni tra cui: Tra la Via Emilia e il West (Baldini Castoldi Dalai, 2007), un progetto che illustra la penetrazione dell’iconografia americana nel paesaggio dell’Emilia-Romagna, esposto in anteprima a Villa delle Rose – MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, e poi in altre città, tra cui New York e San Francisco; Bell’Italia (Silvana Editoriale, 2014), presentato prima a Reggio Emilia nell’ambito del festival Fotografia Europea, e successivamente a Sydney, Melbourne, Tokyo e Mosca; Mantua, Cuba (Greta’s Books, 2016), una ricerca sentimentale che indaga una cittadina di provincia ai confini dell’isola di Cuba, con esposizioni tra le altre sedi a L’Avana nel 2016 e molto recentemente a Mantova. So near, so far (Danilo Montanari, 2018), progetto dedicato alla Via Emilia, che segue la mostra realizzata nel 2016 alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia; Icons of Liscio (GuaraldiLAB, 2019), ispirato alla fascinazione dei manifesti iconici delle orchestre da ballo in Emilia-Romagna e presentato nel 2021 al SI Fest – Savignano Immagini Festival. Nel 2019 un’opera del progetto Cose ritrovate (Marsilio editori, 2014), ispirato ai testi di Ermanno Cavazzoni e Raffaello Baldini, è stata selezionata per la mostra Premios de Fotografía Fundación ENAIRE 2019 nell’ambito del festival PHotoEspaña di Madrid. Con La casa di Lenin (I Quaderni di Gente di Fotografia, 2021),nel centenario dalla nascita del Partito Comunista italiano, Simonazzi rende omaggio al poeta e agricoltore reggiano Lenin Montanari.

www.paolosimonazzi.com

Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume.
Dal 26 marzo all’8 maggio 2022

A cura di Ilaria Campioli e Andrea Tinterri
Con i contributi critici di
Davide Papotti e Francesco Zanot
Sede espositiva
Palazzo Pigorini, Strada della Repubblica 29/a, Parma
Orari di apertura
mercoledì, giovedì e venerdì: ore 15.30 – 19.30 | sabato e domenica: ore 10.30 – 19.30

Ingresso gratuito

Catalogo
Paolo Simonazzi. Il filo e il fiume, Silvana Editoriale, 2021, 160 pp., edizione bilingue italiano /
inglese. Testi di Davide Papotti e Francesco Zanot

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Mostre – Gian Butturini a Milano

Aperta da oggi e fino al 6 marzo, presso STILL Fotografia, l’esposizione che rende omaggio a Gian Butturini (1935-2006), uno dei fotoreporter italiani più apprezzati a livello internazionale. E’ curata da Gigliola Foschi e Stefano Piantini, promossa dall’Associazione Gian Butturini, e presenta cinquanta fotografie, tratte da due suoi lavori e suoi libri più famosi – London by Gian Butturini e Dall’Irlanda dopo Londonderry – che raccontano, da un lato, le contraddizioni di Londra alla fine degli anni sessanta, nel periodo passato alla storia come quello della Swinging London, quando cioè la capitale inglese era diventata un crogiuolo di nuove tendenze legate alla moda, alla musica, all’arte e alla cultura in genere, dall’altro, le tensioni politiche e sociali nell’Irlanda del Nord, seguiti al Bloody Sunday, la strage avvenuta a Derry il 30 gennaio 1972 quando l’esercito inglese fece fuoco sulla folla di manifestanti, uccidendone quattordici.

Butturini, che iniziò a scattare immagini sul conflitto nordirlandese una settimana dopo i fatti di Derry, testimonia la radicalizzazione della situazione politica e militare in quel paese. L’autore non cerca di creare immagini volutamente forti, fissando azioni belliche o di protesta, quanto, da vero fotoreporter, far vedere e far capire ciò che sta accadendo con grande capacità di testimonianza, di composizione fotografica unite a una altrettanto notevole sensibilità politica e umana. Nelle atmosfere così cupe e minacciose, tra barricate, cavalli di frisia, fili spinati, soldati armati di mitragliatori, auto bruciate ai lati delle strade, Butturini ritrae i bambini, vittime innocenti in un drammatico conflitto.

La sezione dedicata a Londra racconta la capitale inglese da una prospettiva nuova, critica, non patinata e documenta le incursioni di Butturini tra le strade londinesi popolate da ragazze in minigonna, immigrati, junkie, emarginati, abitanti della City che sembrano vivere in un mondo a parte. È una Londra fuori dagli stereotipi quella che emerge dai suoi scatti, cogliendone tutte le contraddizioni con un occhio innovativo, dove indagine documentaria, interventi grafici e pagine scritte si coniugano a fini espressivi.

“Questa è una mostra – afferma Gigliola Foschi – in difesa della libertà di parola, immagine e pensiero. Una mostra contro una cancel culture che, senza confronto e senza discussione, nella liberale Inghilterra ha fatto ritirare dal commercio il libro London by Gian Butturini e infangato la figura di un uomo che per tutta la vita si era impegnato contro ogni forma di razzismo e d’ingiustizia”.

Fu infatti una doppia immagine con una donna di colore che vende i biglietti della metro chiusa dentro un bugigattolo e un gorilla in gabbia che, invece di suscitare indignazione nei confronti delle condizioni di due esseri viventi, entrambi giustamente intrappolati e discriminati, com’era nell’intento di Butturini, ha scatenato un’accusa di “razzismo conclamato”, costringendo l’editore a togliere il volume dalle librerie.

Il percorso visivo si chiude idealmente con una decina di gruppo di collage situazionisti, opere in cui Butturini, fotografo, ma anche grafico, interviene con colori e scritte graffianti su strisce di fumetti degli anni settanta. Batman o Nembo Kid, ad esempio, si trasformano in eroi della controcultura che rovesciano e stravolgono, in modo provocatorio, i significati proposti dalla cultura dominante.

Accompagna la mostra un libro edito STILL/Pazzini Editore con un testo di Gigliola Foschi.

In occasione del 50° anniversario del Bloody Sunday, domenica 30 gennaio alle ore 18.00, a Still Fotografia a Milano, si terrà un incontro che approfondirà il conflitto che ha insanguinato l’Irlanda del Nord. In collegamento da Derry Gianluca Cettineo, autore di diversi volumi dedicati all’Irlanda, interverrà in diretta per raccontare la giornata di commemorazione e intervisterà i presenti. Ingresso libero fino esaurimento dei posti. La serata potrà essere seguita anche in diretta Instagram.

Note biografiche

Gian Butturini (1935 – 2006), fotoreporter internazionale, poliedrico artista della comunicazione, si afferma da giovane a Brescia come designer e architetto d’interni. Nel 1969 pubblica London by Gian Butturini; nel 2017 esce il reprint del libro (Damiani editore) con prefazione di Martin Parr, successivamente ritirato dal commercio con l’accusa di “razzismo conclamato”, senza che questa potesse essere discussa. Ha realizzato quaranta libri fotografici, tra i quali Cuba 26 luglio, Dall’Irlanda dopo Londonderry, Tu Interni Io Libero con Franco Basaglia, C’era una volta il Muro; DONNE lo sguardo, le storie con introduzione di Carla Cerati e due volumi dedicati alla storia cilena. Nell’autobiografico DAIQUIRI (Edizioni Mimesis) ha narrato le cronache dei suoi reportage. Sue foto sono state esposte in Strange and Familiar al Barbican Centre di Londra, alla Manchester Art Gallery e alla Somerset House in occasione di PHOTO LONDON 2018. In qualità di regista ha prodotto documentari, tra i quali Crimini di Pace, con musiche di Luigi Nono, e Bologna, 10.15 strage. Ha inoltre realizzato il film Il Mondo degli Ultimi con Lino Capolicchio, premiato in vari festival internazionali. Il lascito culturale dell’autore è attualmente promosso dall’Associazione Gian Butturini. www.gianbutturini.com.

GIAN BUTTURINI. LONDRA 1969 – DERRY 1972. UN FOTOGRAFO CONTRO. Dalla Swinging London al Bloody Sunday

Milano, Still Fotografia (Via Zamenhof, 11) fino al 6 marzo. Orari: martedì-venerdì, 10-18; giovedì, 10-19.30; sabato, 15-19

Informazioni: Tel. 02.36744528; info@stillfotografia.it; press@stillfotografia.it

Sito internet: ww.stillfotografia.it 

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Libri italiani nell’olimpo del settimanale Time

di Barbara Silbe

Ottime notizie per l’editoria fotografica italiana, che sta raggiungendo livelli sempre più alti di qualità: è stata resa nota la storica classifica del Time, il primo news magazine settimanale degli Stati Uniti, sui migliori libri fotografici del 2021: tre dei venti volumi selezionati portano il marchio made in Italy di Musumeci Spa, printing atelier con sede ad Aosta. Curata dal dipartimento fotografico della rivista, la classifica è il risultato delle scelte di ciascun editor sui progetti fotografici più toccanti pubblicati in un anno profondamente connotato dall’isolamento causato dalla pandemia. Questi, nel dettaglio, i tre volumi di pregio stampati da Musumeci S.p.A.

PICKPOCKET di Daniel Arnold (Elara Press) è la prima monografia dell’autore, una documentazione altamente espressiva delle strade di New York, tra il 2009 e il 2020. La particolarità risiede nell’origine delle prime fotografie del libro. Partendo dalle foto inizialmente pubblicate su Instagram, infatti, il libro è stato realizzato durante una serie di incontri su Zoom durante la quarantena.

What She Said di Deanna Templeton (Mack) racchiude le pagine dei diari segreti e le fotografie di numerose adolescenti, per lo più incontrate casualmente e fotografate per strada. Il libro mostra come il tempo sia essenziale per crescere, guarire e aprire uno spazio in cui la forza può essere trasmessa alla generazione successiva.

In Plain Air di Irina Rozovsky (Mack) rappresenta un vero e proprio inno all’esperienza comune di visitare il Prospect Park di Brooklyn, New York. Le fotografie dell’autrice vanno oltre le crepe dei muretti e dei marciapiedi, raccontando la sua personale storia d’amore con questo luogo iconico.

“Nei tre libri fotografici traspare immediatamente tutta la poesia che si svela di fronte all’obiettivo grazie alla sensibilità dei tre autori – afferma Michele Biza, amministratore unico di Musumeci S.p.A. e presidente di Altre Industrie Manifatturiere di Confindustria Valle d’Aosta – La stampa ci riconsegna così la loro visione, in maniera fedele, onesta e palpitante di vita. È un onore aver catturato l’attenzione del pubblico più critico e attento del panorama mondiale, quello composto dai giornalisti del Time. Una soddisfazione che condivido con i team che hanno lavorato con professionalità e competenze specifiche per molti mesi a questi libri fotografici. Un triplice riconoscimento che in qualche modo premia la qualità e l’eccellenza dell’artigianalità Made in Italy. In Musumeci siamo depositari di una memoria del saper fare che rappresenta un importante elemento di congiunzione tra arte e fotografia, tra il presente e il passato delle antiche tradizioni”.