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Paola Gallo Balma – Corniglia

Le Cinque Terre, patrimonio dell’Unesco, sono l’Appennino che si tuffa nel Mar Ligure. Una combinazione che ha portato alla creazione di meravigliosi paesaggi: le coste alte e frastagliate, scogliere scoscese con calette profonde, terrazzamenti di muretti a secco coltivati, sentieri e mulattiere fra boschi e olivi. A fare da cornice in questo territorio ci sono cinque piccoli borghi marinai, incastonati nelle insenature delle pietra, che si affacciano direttamente sul mare. Luoghi dove l’uomo di queste parti ha tenacemente ha posto le sue radici e sulla roccia ha costruito le case, strette una all’altra, separate solo da carrugi e baciate dal sole. Qui il contadino ha addomesticato i pendii , ricavando lembi di terra dove coltivare il proprio orto, piantare le vigne e gli olivi per poter celebrare ogni anno il rito della vendemmia e della spemitura delle olive. Unica eccezione dei cinque borghi è Corniglia, che si trova a 100 metri sul livello del mare ed è più un paese rurale e montano piuttosto che marino, sito permeato di una conoscenza che sa di terra, di mare e dell’odore di libro antico.

Corniglia è costituita di persone che hanno scelto questa vita e che tengono stretti i ricordi di un tempo passato. Corniglia è Mario, che ti accoglie nella sua casa e condivide le sue giornate fatte di gesti antichi e umili e che racconta di meravigliosi luoghi lontani. E’ il sapere di Stefano, un conoscenza che nemmeno i suoi 15.000 libri potrebbero contenere. E’ la memoria di una vecchia fotografia che porta Vittoria a raccontare cosa le sue stanche mani hanno raccolto.
Corniglia è oggetti sommersi sul fondo del mare, sacralità, storia, durezza, impegno e dedizione.
Corniglia è il mare che si fa rarefatto, risale la costa e si adagia leggero sulle case e sulle vite degli abitanti, il vento che cambia l’andamento delle giornate e il camminare fra i carrugi.
Corniglia è magia dove paesaggio e persone si mostrano ai miei occhi per la loro vera natura.
Corniglia è sospesa sul mare e sospesa nel tempo

BIOGRAFIA

Paola Gallo Balma è nata nel 1982 e cresciuta in un piccolo paese vicino a Torino. Si laurea prima nella specialistica e poi nella magistrale al Politecnico di Torino nella prima facoltà di Architettura.
Negli stessi anni universitari si avvicina alla fotografia come autodidatta. All’età di 24 anni inizia a collaborare con un fotografo locale dapprima in negozio, a contatto con le persone e nelle impaginazioni di album e successivamente sul campo per i vari lavori su commissione.

Architettura e fotografia diventano due percorsi di analisi, progettazione visiva e ricerca personale che viaggiano parallelamente.
Negli anni successivi decide di portare avanti entrambe le passioni nelle esperienze lavorative. Collabora così nello stesso momento sia in studi di architettura che con diversi fotografi locali.

Negli ultimi anni, spinta dalla voglia di migliorare, decide di concentrarsi solo sulla fotografia e frequenta alcuni workshop: Assisi wedding reportage nel marzo 2018 con fotografi di matrimonio quali Roberto Panciatici, Victor Lax e Sergio Pieri e il fotografo di moda Marco Onofri. Successivamente, sempre nel 2018, segue il workshop di Maria Zavaglia, fotografa di matrimonio, la quale le suggerisce di incontrare il fotografo Giovanni Marozzini.

Con quest’ultimo, ad aprile 2019, frequenta il workshop “Le vie dei pastori – Marche e Abruzzo”, e si avvicina alla fotografia autoriale, descrittiva e interpretativa.
A novembre-dicembre 2019 parte per l’Argentina e dopo due settimane di sosta a Buenos Aires si unisce al gruppo di Marrozzini viaggiando nella Patagonia tra Bahia Blanca e Ushuaia .

Partecipa a due concorsi fotografici con il progetto fotografico “il gaucho Pol” :

  • –  BIFOTO FEST 2020 (SARDEGNA) arrivando fra i 13 portfoli selezionati dalla giuria
  • –  RIAPERTURE 2020 (FERRARA) arrivando fra ii 20 portfoli selezionati dalla giuria

    Partecipo ad alcune letture portfolio del circuito FIAF (PORTFOLIO ITALIA) arrivando nella rosa dei selezionati sempre del portfolio “il Gaucho Pol” :

– Portfolio SEGNALATO nelle letture di CORIGLIANO CALABRO.

A Luglio 2020 inizia questo progetto fotografico su Corniglia.

 

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Isabella Franceschini – The garden

Isabella Franceschini vive da sedici anni a contatto con la natura della campagna circostante Ozzano dell’Emilia e il giardino è sempre stato il suo rifugio segreto, la sua oasi rigenerante, una bolla di leggerezza e libertà dove si ritrova. “Nei giorni della pandemia – racconta lei stessa – quel giardino è stato il luogo che mi ha permesso di indagare su me stessa e di confrontarmi con le mie insicurezze. Così, l’oppressione provocata in me dalla battaglia contro il nemico invisibile, è diventata matrice di sogni malinconici che mi hanno aiutato a non smarrirmi, ma di continuare a sperare”.

Un incedere poetico, il suo, attento ai dettagli, alle sensazioni, alla percezione di se stessa tradotta in gesti e brandelli di quel mondo protettivo, pieno di sorprese e di appagamento, che l’autrice racconta con uno stile carico di percezioni tattili, perfino uditive e olfattive, ottenute nonostante la “costrizione” della bidimensionali del mezzo fotografico. In questo sua oasi verde, come esistesse un Dio delle piccole cose, tutto è fondamentale, perfino l’ombra di un fiore al tramonto. Ed è importante la sua grande capacità di narrazione, che rende speciale l’ordinario e spazia dal ritratto all’indagine documentale: questa attitudine denota una grande curiosità per l’essere umano e le sue infinite sfaccettature.

BIOGRAFIA

Isabella Franceschini è una fotografa freelance italiana. Si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bologna. Dal 2008 si è avvicinata alla fotografia viaggiando all’estero e da allora la fotografia è diventata parte fondamentale della sua vita. Ha cominciato a studiare fotografia nella sua città approfondendo il reportage, il ritratto, il bianco e nero, la street photography. Successivamente ha frequentato a Roma la Masterclass di fotogiornalismo annuale. Attualmente Isabella si dedica alla fotografia documentaria, sviluppando progetti a lungo termine principalmente ispirati da tutto ciò che influenza gli esseri umani e le loro relazioni. Il suo interesse per il mondo è rivolto principalmente verso le persone e la quotidianità. Ha già ricevuto diversi premi e pubblicato su molte riviste specializzate e generaliste, anche all’estero. 

Sito: www.isabellafranceschini.com

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Marco Lorini – Tresigallo, Luglio 2020

Prendendo spunto dalla iscrizione (SOGNI) sovrastante un edificio dei tanti che fanno di Tresigallo, piccolo centro del ferrarese, uno degli esempi più fulgidi dell’architettura razionalista, è sorta una considerazione fra quella scritta e la struttura che la sostiene. L’architettura razionalista, sviluppatasi fra le due guerre del ‘900 in mezza Europa e principalmente in Germania, Russia e Italia, aveva nella sua concezione di progettazione e costruzione l’eliminazione di ogni componente emotiva ed estetizzante e la purificazione delle forme da ogni apparato decorativo.
Il Sogno è qualcosa di irrazionale che si contrappone, quindi, alla razionalità. In progetto fotografico composto da 8 dittici e incentrato sugli edifici di progettazione razionalista di Tresigallo, vuole mettere a confronto le rigorose e schematiche linee, frutto anche del pensiero del loro tempo, con aspetti decorativi, multiformi ed estetici di particolari presenti sulle strutture. Nei particolari si possono leggere rotture delle linee, contrapposizioni fra il razionalismo della forma con l’irrazionale del cielo, con l’estetismo dei decori, con le ombre viste come elemento di rottura

Biografia.
Marco Lorini è nato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, nel 1957. Ha iniziato la passione per la fotografia a fine anni Settanta, finalizzando gli scatti in camera oscura. Dopo anni in cui la fotografia è stata usata solo per raccontare la famiglia, nel 2010 ha ripreso vigore la passione venendo in contatto con il circolo fotografico di zona, il Photo Club Mugello, di cui è presidente dal 2017. Ha partecipato a varie mostre collettive di circolo e una personale (Terre di Siena) in Borgo San Lorenzo. L’interesse fotografico è volto su fotografia a progetto, concettuale, astratta, di strada, ma principalmente su ciò che desta curiosità e che pone riflessione. Ha partecipato a diversi workshop a partire dal 2014.

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Portfolio – Elsa Falciani, Parkesine

21 maggio 2019: I deputati del Parlamento europeo – 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni –
hanno confermato il loro appoggio alla proposta della Commissione Europea per ridurre l’impatto
ambientale della plastica. Nel 2021 sarà vietata la produzione di vari oggetti di plastica ritenuti più
inquinanti.
Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da
plastica in Europa fino al 2030.
Questo lavoro è titolato Parksine perché la storia della plastica comincia nell’XIX° secolo, quando, tra il
1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il
primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine Si tratta di un primo tipo di celluloide,
utilizzato per la produzione di manici e scatole, ma anche di manufatti flessibili come i polsini e i colletti
delle camicie.
La plastica nonostante il suo carattere altamente nocivo è nata e si evoluta in pochissimo tempo, negli
ultimi 60 anni, quindi un processo recente e veloce.
Il lavoro è proiettato nell’anno 3020 (per essere archeologia la distanza deve essere almeno di 1000 anni)
la fotografa ha immaginato un ipotetico ritrovamento di uno strato geologico di plastica e quindi l’inizio di
un processo archeologico.
Le domande che hanno portato avanti il lavoro della fotografa sono state:
Si può ipotizzare la nascita di un’archeologia della plastica?
La plastica diventerà una nuova parte della natura?
L’intuizione è stata quella di combinare la teoria e la pratica della disciplina Archeologica al disagio
ambientale, creato dalla plastica, seguendo le fasi di un processo di ritrovamento archeologico come fase
strutturale del processo artistico.
Secondo l’artista l’ immaginazione è un mezzo potente per comprendere dove ci troviamo e chi siamo, e
che l’invenzione poetica possa agevolare la riflessione e la comprensione dei problemi ambientali di oggi
senza dover ricorrere al messaggio visivo esplicito dei media.

Biografia

Elsa Falciani, nata nel 1977, psicoterapeuta di professione, lavora a Milano.
Dal 2017 ha iniziato a prendere sul serio il suo ruolo di fotografa.
“Fotografo perché sento visceralmente il bisogno di fotografare”.
Raccontare storie con fotografie è diventata la sua ossessione che le permette di conoscere nuove culture, nuovi punti di vista e affrontare nuove sfide tutto ciò la porta a conoscere nuove parti di sé e nuovi modi per raccontare le sue storie.
“La fotografia e le arti visive mi insegnano sempre a scavare dentro di me per poter superare i miei limiti prospettici per leggere e raccontare il mondo che incontro fuori e dentro di me”.
Autodidatta, cerca sempre di migliorare frequentando corsi e seminari.

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Portfolio – Noemi Cilenti

Pubblichiamo il portfolio di una giovane autrice milanese che, con un taglio introspettivo e poetico, racconta la sua storia personale utilizzando le immagini. Il suo lavoro  si concentra soprattutto sul corpo e sulle emozioni, messe in scena con l’espediente dell’autoritratto e di alcune simbologie. Noemi compie un viaggio di rinascita, un percorso a ostacoli che diventa archetipo nel quale riconoscersi, dove la sofferenza riscatta se stessa senza narcisismo, pur mettendosi al centro della ricerca. Pare piuttosto un dialogo interiore, possibile grazie al medium fotografico che la conduce a trovare risposte sulla sua identità.
Non rendermi triste, non farmi piangere. 


A volte l’amore non è abbastanza e la strada diventa dura.

Sento il mio cuore spezzarsi a ogni passo che faccio.

Scappare… Perchè? Da chi? Da cosa? Inciampare e incrociare una voce sconosciuta:
“Lasciati baciare sotto la pioggia battente” mi disse “Ti piacciono le ragazze folli!” gli risposi come sfida. Ma questa, è un’ altra “canzone”.

Fermarmi invece di correre, in un attimo mi sono ritrovata da sola sotto questa pioggia nera,  un mondo parallelo, rinchiusa in un Paradiso Oscuro.

Il cielo azzurro diventa grigio, come il mio amore, un contrasto confusionale, un vuoto incolmabile.

Hai portato via una parte di me, lasciandomi sola con la mia parte più tenebrosa.

Se fosse questa la parte migliore di me?

Ho incontrato molte persone in questo mondo.
“Chi veglierà su di te quando me ne sono andato?” Tutto brucia lentamente  come parole che macchiano una lettera.

Mi sento persa ma non spaesata,
nel cammino abbiamo perso noi stessi.
Ma io vorrei sentirmi rinata.

Il mio stomaco è stato calpestato,

il mio cuore anch’esso vuoto e soffocato.

Il dottore dice che io non sono il mio passato.

Vorrei urlare, ma la mia voce non la sente nessuno.

“Chi interromperà la tua caduta?” il fuoco brucia lasciando cadere i sensi di colpa. “Lascia che tu perda tutto” le mie mani sporche di terra mi sollevano piano piano.

Camminando parallelamente ho rotto quello specchio fatto di bugie e lacrime.
Mi sono rialzata, lasciando morire il vuoto colmandolo con la fame del coraggio.

E se fosse questo il mondo che mi appartiene?
“Chi si prenderà cura di te quando me ne sarò andato?” ME STESSA, la persona che ho ritrovato.”

 

Biografia

Noemi Cilenti è nata nel 1990 in provincia di Milano, ma risiede in un piccolo paese della Brianza. Ha iniziato il suo percorso studiando turismo da adolescente, periodo  nel quale si è interessata sempre di più al mondo dell’arte e della ristorazione. Ha conseguito un master post diploma in Comunicazione e all’università frequentato  Lettere Moderne. Sognava di fare la giornalista e questo l’ha ricondotta alla sua passione più grande di quando era bambina: la fotografia. Dopo aver approfondito diverse tematiche, studia cucina per affinare la tecnica della food photography e lavora come assistente in uno studio fotografico. Inizia così a collaborare con riviste, agenzie e ristoranti. Nel 2016 realizza la sua prima mostra personale dedicata alla fotografia del cibo durante il Fuori Salone di Milano. Ancora oggi le raccontare il mare come facevo da bambina, utilizzando una macchinetta Kodak usa e getta. Ha al suo attivo già alcune mostre personali e collettive. Per saperne di più: https://www.noemicilenti.com/food.html 

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Portfolio – LUAP, un orso rosa per indagare il mondo e noi stessi

LUAP, nella vita Paul Robinson, è un artista visuale emergente e poliedrico la cui attività è apprezzata a livello globale da Londra a New York, da Dubai a Hong Kong e Berlino. Ha esposto insieme ad artisti di fama internazionale tra cui Picasso, Banksy, Warhol e Hirst alla Andipa Gallery di Knightsbridge e ha creato grandi opere d’arte su misura per l’esclusivo London Members ‘Club e Daisy Green. Quest’anno celebra i dieci anni dalla creazione del suo “The Pink Bear”, un grosso orso rosa-fluo che usa come alter ego e che porta in luoghi esotici per porre l’accento su temi e tabù che non ci lasciano indifferenti: la salute mentale, l’ambiente, l’isolamento.

LUAP indossa la sua tuta da orso e si carica addosso 20 kg di attrezzatura fotografica professionale fino ai confini della terra, guidandoci in una perlustrazione dentro e fuori se stesso e indagando la perdita dell’innocenza dell’individuo. Ha visitato tutti i continenti tranne l’Antartide e la produzione fotografica che realizza funge da rimbalzo per la fase successiva del suo processo creativo. Impiegando diversi mezzi e tecniche, affronta le questioni legate al crescente senso di eco-ansia che affligge ormai così tanti di noi, in particolare i giovani. LUAP usa la sua arte, quindi, per attirare il suo pubblico e trasmettere un messaggio oscillante tra angoscia e speranza.

L’orso rosa vive e si muove in mezzo a noi. Esplora, si diverte, si sofferma, addirittura pensa: è fotografato mentre fissa un abisso pieno di spazzatura, evocando la realtà affrontata dalla nostra giovinezza. In un altra opera l’artista spruzza vernice acrilica per generare l’illusione di una foresta verde vista da lontano, ma avvicinandosi alla tela i grani acrilici multicromatici diventano distinguibili, richiamando le microplastiche che ora dominano paesaggi un tempo incontaminati. La sua creatività affronta tematiche come l’innocenza dell’infanzia, l’isolamento e la solitudine inquinata che spesso ci travolge nelle grandi metropoli, sensazioni che si amplificano ancora di più oggi, in tempi di Coronavirus e crisi climatica.

“Lo storytelling rende la profondità, definendo il lavoro e stabilendo un dialogo franco su verità scomode” – ci spiega LUAP – L’Orso Rosa nasce dall’essere a disagio nella propria pelle, mentre siamo alla ricerca di noi stessi, per superare la disconnessione generata dal disagio con la realtà. Allo stesso modo, il mio personaggio nella sua ricerca si connette con la natura, sperando di ristabilire un legame perduto da tempo a causa del degrado dell’ambiente. Lui in origine era un orso polare, rappresenta il più onesto ponte di connessione, guarda la realtà dritto negli occhi, sperando di trovare un paradiso perduto “. Una stampa del Pink Bear è stata recentemente venduta a un valore tre volte più alto del prezzo di listino da Christie’s per conto del Terrence Higgins Trust.

In un anno segnato dall’isolamento e dalle crisi esistenziali, l’autore vuole che l’arte stringa la mano alla società civile e aiuti ad attirare l’attenzione sulle questioni più urgenti dei nostri tempi cercando una partnership con cause specifiche, come il cambiamento climatico. Attraverso questa collaborazione cerca di confortare il suo pubblico.

“L’orso rosa – afferma LUAP – è nato per me come un alter ego, uno che cerca di sciogliere la paura e l’oscurità con la gioia e il calore di un ricordo d’infanzia. Quando qualcuno guarda la mia arte, voglio che si senta a suo agio di fronte a quel personaggio, a prescindere da cosa possa essere giustapposto. L’esperienza artistica chiude il cerchio ricreando ricordi felici per gli altri. Donando un momento condiviso di nostalgica felicità, spero di costruire un rifugio per chi osserva “.

 

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Portfolio – Nelson Morales, “Fantastic Woman”

Testo e foto di Nelson Morales

Marsha Tegard è una donna transgender di settantadue anni che vive nella Carolina del Nord, ha cambiato sesso nel 2015. Da quando l’ho incontrata, ho capito che aveva il bisogno di mostrare al mondo la sua storia di vita e che Potrebbe anche essere un esempio e un’ispirazione per altre donne transgender.

Marsha è diventata la mia musa ispiratrice, molto speciale, anche una cara amica. Ho potuto ascoltare e sentire la sua affascinante storia, dall’adozione da neonata alla sua adolescenza ribelle e travagliata. Per molti anni è stato anche militare, ho passato ore ad ascoltare tutte le sue esperienze.

Mi ha dato la sua intera collezione di fotografie. Ho portato assolutamente tutto nel mio studio e ho iniziato a fare collage e sperimentare con tutti i suoi ricordi. Per diversi mesi l’ho fotografata in tanti modi, è stata un’esperienza stimolante per me, è stata emozionante e qualcosa di nuovo anche nella mia esperienza di fotografo. Ho sentito di essere davvero riuscita a ritrarla nelle sue emozioni più profonde, piene di passione e anche di nostalgia.

Parlare di donne anziane transgender è un argomento relativamente nuovo, sebbene la politica sull’argomento rimanga alquanto complicata, dato l’attuale rifiuto da parte del governo conservatore degli Stati Uniti, Marsha è riuscita a farla franca perché ha un buon lavoro, una famiglia che la sostiene. vuole e sente anche un grande amore e valore per se stessa.

Giorno dopo giorno Marsha sfida una società che la sottopone a un certo grado di rifiuto, tuttavia è stata una donna forte che ha vissuto intensamente e ha anche apprezzato le cose semplici della vita. Per queste e molte altre cose Marsha è stata una delle donne più fantastiche che abbia mai incontrato.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Nelson Morales si dedica completamente alla fotografia in modo indipendente dal 2008 e ha frequentato diversi programmi educativi sulla fotografia contemporanea in Messico. Il suo lavoro si concentra principalmente su questioni di genere, corpo, identità sessuale e diversità. Ha realizzato diverse mostre collettive e individuali in paesi come: Germania, Paesi Bassi, Spagna, Canada, Portogallo, Malesia, India, Brasile, Argentina, Colombia, Costa Rica, Grecia, Stati Uniti e Messico.

Tra i risultati che ha ottenuto, spiccano i seguenti: Menzione d’onore al concorso internazionale di fotografia: “Young people in the mirror”, (2010). Vincitore del concorso fotografico “Ti fa vedere di più” sul canale 11 dell’IPN (2012). Vincitore del concorso “I giovani, le loro crisi e speranze” Fotoensayo Grant (2013). Finalista nel concorso di fotografia documentaria latinoamericana “Work and Days”, Finalista nella categoria di ritratti individuali “Kuala Lumpur Photo Fest. Premi. Nominato al festival internazionale di fotografia “Paraty em Focus 2014 e 2015 (Fortaleza, Brasile) Menzione d’onore al POY LATAM 2015. Menzione d’onore al 2 °. Biennale Héctor García. Nel 2016 ha ottenuto la borsa di studio Young Creators (FONCA). Selezionato nelle biennali di Oaxaca 2014 e 2016. Selezionato nella terza della fotografia contemporanea (2017). Selezionato alla Biennale di fotografia dell’Image Center (2018). Finalista al concorso FOLA PHOTOBOOK (2018). È stato uno dei vincitori del bando “Arte per tutti” dell’Università Autonoma dello Stato del Messico (2019). Menzione d’onore al concorso POY Latam per il suo libro fotografico Musas Muxe (2019). Finalista al concorso The Rencontres d’Arles Book Awards, Francia (2019). Primo posto al concorso internazionale PRIDE PHOTO AWARD nei Paesi Bassi (2019). Recentemente è entrato a far parte del National System of Fonca Creators.

Il suo lavoro è stato pubblicato su Aperture, New York times, Vogue Italia, Vice, Mexicanísimo, Enfecto visual, TETU, L’ Oeil de la photograpie, The British Journal of photography, Der Greif e altri.

Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, “Musas Muxe” e nel 2019 ha pubblicato il suo secondo libro fotografico “Fantastic Woman”.

Il suo lavoro appartiene a diverse collezioni, sia pubbliche che private.

 

 

 

 

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Portfolio – Vivienne B

Di Barbara Silbe

VivienneB (nome d’arte di Vivienne Bellini), è una fotografa italiana il ​​cui lavoro si concentra sulla moda e sul ritratto. Recita così l’attacco della sua biografia che dice e non dice. Ho scoperto il talento che indubbiamente possiede questa fotografa scorrendo il suo profilo Instagram e sono rimasta colpita da uno stile originale che ricorda la pittura preraffaellita di Dante Gabriele Rossetti o John Everett Millais. E’ quello il primo rimando che viene in mente guardando le sue opere. Poi pensi ad altro, a quella pittura dove fiori e frutta hanno rappresentato un genere che tornò spesso a popolare le tele fino alla fine del Settecento, epoca dove gli elementi naturali, seppure nelle evidenti diversità stilistiche, conservavano la loro doppia natura di indagine naturalistica e allusione simbolica. Viene in mente anche Proust, tra questi scatti, e il suo affresco della Recherche, dove i dettagli descrittivi di pizzi e merletti narrano la bellezza e l’incanto dell’universo femminile verso il quale il grande romanziere richiede la nostra totale attenzione nella lettura, per non venirne esclusi. Le donne di VivienneB sono creature sensuali e dolci, forti e fragili, vere eppure enigmatiche, che oscillano e fanno oscillare nelle emozioni osservate da un’altra donna, la fotografa, che su di loro fa sostare uno sguardo senza voyeurismo e scevro da ogni convenzione. Emanano luce e profumo, queste immagini, e svelano movenze, pensieri, fantasie grazie a quel lato creativo che in fotografia non andrebbe abbandonato mai.

Biografia
VivienneB ha iniziato il suo viaggio fotografico a Venezia, con un corso di fotografia e psicologia dell’immagine. Poi si è trasferita in Sudafrica, a Città del Capo, per un progetto charity e per imparare l’inglese. Al suo ritorno in Italia, ha iniziato a concentrarsi e costruire il suo stile personale sulla figura umana e sulla moda come conseguenza dei suoi studi a Torino presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, principalmente sulle Arti Didattiche, Critica d’Arte, Storia dell’Arte e Arte Contemporanea. La sua sensibilità fotografica è ispirata dal flusso costante di immaginazione che incontrava nelle sue emozioni, esperienze di vita e sentimenti riguardo alle cose che la circondano. La fotografia di VivienneB è romantica, nostalgica, appassionata con un punto di vista a tratti drammatico o delicato. I suoi personaggi sono ritratti con sensualità, dolcezza, usando uno stile cinematografico. Il suo intento è creare immagini e storie che possano impressionare le emozioni e l’immaginazione dello spettatore. Ma, soprattutto, l’obiettivo che vuole raggiungere è creare un nuovo modo di fare fotografia di moda, dove il cinema e il gusto della moda possano convivere. I suoi lavori sono stati ospitati su diverse pubblicazioni internazionali, anche con interviste personali.

 

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Portfolio – Antonio Cauciello, Intimus

Di Barbara Silbe 

Ho una spiegazione per aver voluto accompagnare questo progetto. Ha a che fare con l’impegno, con la cura che Antonio Cauciello ha messo in quello che ha realizzato. Normalmente diffido di chi fotografa spazi abbandonati: è una moda che da qualche anno ha appassionato professionisti e amatori e che affligge chi di fotografia si occupa a tutto tondo. Forse da principio era anche originale. Era un modo per aprire finestre sul patrimonio architettonico in abbandono, ma oggi questa produzione è inflazionata, abusata, post prodotta uguale ovunque e da chiunque, senza un vero pensiero di spessore e progettazione a originarla. 

Così, quando Antonio si è presentato al mio desk al Photolux2018, a Lucca, per farsi leggere il portfolio lo scorso novembre, guardando quel suo malloppo ero svagatamente sulle difensive. Ero inquieta all’idea dell’ennesimo esercizio estetico dentro palazzi fatiscenti. Lui però era serio, accompagnato da due amici a sostenerlo emotivamente e quella sua agitazione mi rivelò quanto tenesse a ciò che aveva realizzato. Così mi misi comoda e attenta e, sfogliando stampa dopo stampa (ogni opera era realizzata ottimamente), mi resi conto che il suo era un investimento importante, come fondamentale era quello che lo aveva condotto lì a scattare: l’amore per la sua terra e per l’umanità. Traspariva dagli oggetti, dalle abitudini svelate e congelate in quegli istanti, era come se lui volesse aggiustare ogni cosa, ogni crepa nei muri, e il suo attrezzo per compiere il restauro era la fotocamera. 

Questo paese fantasma è un simbolo ed è pieno di rimandi metaforici che si insinuano tra vuoti e pieni, tra ingressi e scale dove sono andati i passi stessi dell’autore, testimone di un abbandono che lo rende curioso e addolorato. Da parte mia andava soltanto fatto un lavoro di presentazione, per raccontare al meglio la storia che narravano quei vani incrostati, ma lui il più l’aveva visto e reso immortale anche in caso di crollo. 

Nelle sue foto non c’è nessuno. Nessun essere umano, a parte chi scatta, è presente in quelle inquadrature. Eppure sembra di sentire rumori di passi e di vita di chi è appena stato lì. Come nei teatri di Candida Hofer, come nelle città americane di Walker Evans o nei palazzi giganteschi di Andreas Gursky e Thomas Struth, le persone vengono omesse e, nonostante questo,le si avverte presenti e tangibili. L’architettura si trasforma in un tema a sé stante, con il quale dialogare, attraverso il quale rivivere e sanare i ricordi. 

Con una lucidità assoluta e una chiarezza capace di avvolgere il più spesso dei ragionamenti, l’autore tocca uno dei problemi fondamentali della fotografia contemporanea: quella del legame tra realtà e rappresentazione estetica, sofferenza e bellezza, tragedie e uso massmediatico delle stesse. E quel problema lo aggira con un approccio di tipo accademico, lui che fa un lavoro umile, ma ha una laurea in filosofia, materia che a molti di noi risulta contorta eppure è tanto utile per analizzare la vita. Antonio cerca una sua verità senza sensazionalismi e sulla quale non è molto disposto a cambiare punto di vista. Lo so bene io, che ho dovuto seguire l’editing del lavoro battagliando per convincerlo su certe scelte e qualche volta (lo dico sorridendo sotto i baffi che non ho), ha vinto lui. Ha una precisione chirurgica nel dirti il perché di ogni scelta che ha fatto. E ha uno scopo: quello di donare l’eterno a un borgo dimenticato dove tutto è rimasto come era, dove una culla, un calendario o un soprabito appeso dicono a noi del paesaggio e dei suoi abitanti, e lo fanno senza retorica, grazie a delle armoniche, formali, immagini in bianco e nero scarnificate da ogni orpello.

Così parla invece l’autore stesso:

“L’uomo moderno è sempre più abituato a “violare” l’intimità altrui. Ormai è diventato quasi come un bisogno spiare le vite degli altri, attraverso quello che definiamo “ingresso principale”;  lo facciamo quasi inconsapevolmente postando e condividendo immagini e pensieri. Ci sentiamo, a nostra volta, osservati e ciò ci spinge a creare un’immagine distorta e fittizia di noi stessi: una sorta di alter ego che ostenta, attraverso la rete, il suo ideale di vita perfetta. Tutto questo contribuisce paradossalmente, a creare quel vuoto incolmabile che l’uomo si porta dietro e che cerca vanamente di riempire riducendosi in uno stato di insoddisfazione latente. Il mio intimus è diverso: non è una rappresentazione di un modello sociale di bellezza e perfezione bensì le mie immagini ritraggono quei luoghi in cui un evento “straordinario” e distruttivo ha stravolto lo stato delle cose. Sono luoghi improvvisamente abbandonati, “svestiti” del loro abito migliore. Un cataclisma, come fu il terremoto nell’Irpinia del 1980, che con la propria forza distruttrice ci rese infermi facendo emergere solo la parte più vera di noi. Mettendo insieme gli scatti che negli anni avevo realizzato in questi luoghi, mi si è materializzata un racconto: la storia di uomini, donne, bambini, che sorpresi nella loro intimità, dovettero abbandonare le stanze segrete del loro animo per salvarsi. Quello che per loro è stato un momento di enorme smarrimento, perché nella società moderna la casa rappresenta ancora tutto ciò che si possiede, luogo inaccessibile dove realmente si può scoprire e vedere la vera essenza dell’umanità, dove ognuno di noi è messo a nudo, dove si vivono anche momenti più dolorosi, più felici, quelli che per una certa pudicità non siano ancora pronti a condividere con gli atri, oggi è per me uno scrigno di ricordi, una narrazione, un’incursione nella loro intimità”.   

(Antonio Cauciello)

Biografia

Antonio Cauciello è nato a Salerno nel 1981. Ha conseguito la laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica e Storia dell’Arte Contemporanea sul fotografo napoletano Mimmo Jodice. La passione per la fotografia è stata alimentata nel corso degli anni ed è maturata grazie alla frequentazione di varie associazioni fotografiche amatoriali, come il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, il Circolo Fotografico Salernitano e il Photo Club Mugello, tutti associati FIAF. Dopo diverse mostre nel circuito culturale salernitano e alcune pubblicazioni, nelle sezioni amatoriali,  su riviste nazionali, come Fotografia Reflex e il Fotografo, espone per due anni consecutivi al “The Darkroom Exhibition”, manifestazione organizzata da Luciano Corvaglia nell’ex Convento dei Domenicani a  Muro Leccese. Poi, per quattro edizioni, dalla 10’ alla 13’, è tra i fotografi selezionati per la mostra collettiva “Il Mostro” tenutasi presso la TAG, Tevere Art Gallery di Luciano Corvaglia. Nel 2018, viene selezionata una sua foto per Le Festival  des Recontres d’Arles, nel circuito Voies Off.  Attualmente vive e lavora a Firenze.

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Lisa Borgiani – What is Europe to you?

What is Europe to you? è un progetto artistico che intende rappresentare il sentimento europeo attraverso immagini e parole espresse dalle storie e dalle idee delle singole persone che compongono la grande comunità dell’Europa.

In mostra dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 a Villa Vigoni, Menaggio, Como

What is Europe to you?
Questo è il titolo del viaggio fotografico nelle principali città e capitali europee ideato dalla fotografa Lisa Borgiani. Attraverso una mappatura delle città scelte l’autrice identifica i quartieri dove incontra le persone che ritrae in modo spontaneo e inaspettato mentre rispondono alla stessadomanda: What is Europe to you?, che cosa significa per te l’Europa? Ogni persona è ritratta mettendo in risalto la parola chiave che riassume la sua idea di Europa, riportata in una breve intervista. Immagine e parola entrano così in stretto dialogo.

Lo scopo è quello di cogliere e rappresentare ritratti e sentimenti che provengono da diverse culture ed espressi in varie lingue per rafforzare l’idea di una identità comune europea. Il progetto è iniziato nel 2019 ad Atene e a Berlino -interviste e testi a cura della giornalista Marta Ottaviani- per poi proseguire a febbraio 2020 a Milano e a Roma a luglio 2020. Il viaggio proseguirà nelle altre città europee: Parigi, Bruxelles, Madrid, Vienna etc…

Dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 Villa Vigoni, centro italo-tedesco per il dialogo europeo, ospiterà la mostra fotografica “What is Europe to you?” con una scelta di ritratti e interviste realizzati nelle città di Milano e Berlino. La mostra si inserisce in un anno speciale: il trentesimo anniversario della riunificazione
tedesca e verrà inaugurata nell’ambito del Vigoni Forum per studenti, martedì 8 settembre 2020 alle ore 18:00.

Nel rispetto delle normative previste per l’emergenza Covid-19, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra ogni giovedì dalle ore 15:30 alle ore 16:30. I posti sono limitati, per la prenotazione vi preghiamo di scrivere a reception@villavigoni.eu  entro il lunedì antecedente la data in cui si desidera visitare la mostra.

Villa Vigoni si impegna nel rafforzamento delle relazioni italo-tedesche in un contesto europeo. Sostiene lo scambio bilaterale nei campi della politica, dell’economia, della scienza, della formazione e della cultura. La mostra è realizzata in collaborazione con POLI.DESIGN | Master in Digital Strategy
(Politecnico di Milano) e Galleria Podbielski Contemporary (Milano). Progetto grafico e dell’allestimento: Alessandro Colombo

Per ulteriori informazioni: www.villavigoni.eu e www.whatseurope.eu

What is Europe to you?- Official Video
ITALIANO: https://youtu.be/rhRkn9Ct9r0
ENGLISH: https://youtu.be/Kze9BR69Ubc
Per partecipare al progetto e sostenere la campagna di crowfunding “The European Project” clicca qui: https://www.gofundme.com/f/what-is-europe-to-you