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La fotografia che include

Siamo ormai abituati allo sguardo della fotografia sui volti e sui luoghi delle periferie umane, scatti di compassione e di denuncia. Risulta invece inedita questa esposizione che, coraggiosamente, ribalta il punto di vista. Si tratta di immagini scattate da giovani immigrati, fotografi sperimentali, e del loro sguardo sulla città che li ha accolti-non accolti in una più o meno recente esperienza di immigrazione.

La mostra “Percorso sperimentale di inclusione” si colloca all’interno dell’intervento sistemico che Fondazione Monserrate (attiva dal 1994 con programmi di promozione culturale e sociale in Italia, Asia e sud America) sta realizzando a Milano sul tema dell’inclusione sociale dei migranti. In particolare è frutto delle attività della “Finestra d’Amicizia” di Monserrate, che in 12 anni ha permesso di intercettare più di 2000 persone immigrate che vivono nelle periferie, ha favorito emersione di situazioni di fragilità e
integrazione sociale e culturale di giovani e adulti, sostenuto il cammino verso legalità e autonomia di numerose persone/famiglie con minori, il superamento di esperienze di isolamento ed estraneità ai nuovi contesti di vita, anche grazie ad attività di educazione linguistica e civica e iniziative innovative come percorsi di photolangage e tour storico-culturali e fotografici di conoscenza di Milano.
L’esposizione fotografica, ospitata da Milano Photo Week e Milano Photofestival 2019, è frutto di questo lavoro e del cammino personale di ciascuno di questi ragazzi e giovani adulti, di un percorso che li vede protagonisti e non beneficiari di un aiuto.
Accanto alle foto scattate dai giovani immigrati, sono esposte anche alcune foto scattate dai fotografi professionisti che hanno fatto gratuitamente da tutor durante le uscite fotografiche in città.
Una sezione speciale della mostra è dedicata ai ritratti fatti ai protagonisti del progetto dal fotografo Mattia Zoppellaro, noto per le pubblicazioni sulle più importanti riviste di cultura contemporanea italiane e internazionali.

Mostra fotografica “Percorso sperimentale di inclusione”
Palazzo Bovara, Corso Venezia 51 – Milano
dal 5 al13 giugno 2019

INAUGURAZIONE 4 giugno ore 18
Contatti:
Fondazione Monserrate Via San Vittore, 36/1 20123 Milano
segreteria@monserrate.it tel. 02 4818453 / 338 5411759

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The Phair – la fiera esclusiva che indaga il futuro della fotografia

Un peccato non esserci, ma le scelte degli organizzatori di The Phair sono categoriche: alla prima edizione possono esporre solo gallerie che siano state invitate a farlo, quasi a voler sottolineare che il comitato scientifico ha un’idea precisa e alta di che cosa debba essere una fiera di fotografia. Nel nome inglese di questa kermesse piemontese si condensano due parole: Photography e Fair, apre il 3 maggio a Torino nella ex Borsa Valori della centralissima via San Francesco da Paola, per restare aperta fino a domenica. I comitato di esperti coinvolti sembra aver guardato davvero nella giusta direzione per dialogare, proporre, riflettere sulla natura stessa di questa arte a centottanta anni dalla sua nascita, sulle nuove strade del collezionismo, sulle motivazioni e sulle scelte delle gallerie. Fanno parte della squadra Luca Panaro, critico e docente a Brera, che assume anche il ruolo di coordinatore del gruppo, Lorenzo Bruni, anche coordinatore di The Others che garantisce una family feeling tra le due fiere, Alessandro Carrer, curatore e docente a Urbino, Cristiana Colli, giornalista e curatrice, Giangavino Pazzola, consulente curatoriale di Camera, e Carla Testore esperta d’arte.

Il progetto, fortemente voluto da Roberto Casiraghi e Paola Rampini, è stato concepito per valorizzare in modo esclusivo un linguaggio artistico su cui è racchiusa una grande dinamicità e fermento culturale, ma pochi contesti di rifermento per proporre a collezionisti, curatori, direttori di musei e collezioni pubbliche e private, l’innovazione e riflessioni sull’immagine. Quasi a voler cercare quel fil rouge che rimetta in ordine la confusione in un mercato relativamente giovane, Roberto Casiraghi spiega:  “Ad inviti, perché si voleva selezionare le migliori gallerie italiane tra quelle che focalizzano le loro scelte sulla fotografia. Saranno 35 in spazi di venti mq. uguali per tutti, un allestimento sartoriale, più simile a una serie di mostre che a un impianto fieristico. Si è scelto di dare grande leggibilità all’esposizione per entrare in sintonia con le opere proposte, senza filtri. La formula è piaciuta molto e le adesioni, già in questa prima edizione, sono di altissimo profilo.”

Le gallerie che partecipano sono: 1/9 unosunove di Roma, Francesca Antonini di Roma, Alfonso Artico di Napoli, Enrico Astuni di Bologna, Valeria Bella di Milano (che accoglie alcune opere di Toni Thorimbert), Continua di San Gimignano in provincia di Siena, Massimo de Carlo di Milano, Raffaella De Chirico di Torino, Tiziana Di Caro di Napoli, Doppelgaenger di Bari, Fabbrica EOS di Milano, Studio G7 di Bologna, Gagliardi & Domke di Torino, Guidi &Shoen di Genova, In Arco di Torino, Giò Marconi di Milano, MATÈRIA di Roma, METRONOM di Modena, Montrasio Arte di Milano, Franco Noero di Torino, Davide Paludetto di Torino, Francesco Pantaleone di Palermo, Alberto Peola di Torino, Giorgio Persano di Torino, Photo & Contemporary di Torino, Pinksummer di Genova, Poggiali di Firenze, PrimoPiano di Napoli, Lia Rumma di Napoli, Tucci Russo di Torre Piellice in provincia di Torino, Shazar di Napoli, Paola Sosio di Milano, Traffic di Bergamo, VisionQuesT 4rosso di Genova e Z2o Sara Zanini con sede a Roma.

Una grande varietà di artisti contemporanei italiani e stranieri, nomi affermati a livello internazionale e nuovi foto-artisti frutto di un’attenta politica di scouting, per citarne alcuni: Anri Sala, Simone Mussat Sartor, Tomas Saraceno, Paola De Pietri, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Myriam Laplante, Mario Airò, Annette Kelm, Lida Abdul, Giovanno Ozzola, Andy Warhol, Luca Vitone, Robert Capa…

Otto macro argomenti da approfondire, dei quali si parlerà sulla web tv, fruibile sul sito thephair.com attraverso incontri e interviste: l’editoria, i new media, il collezionismo, le fondazioni, i giovani autori, il mercato, il ruolo dei musei e le committenze. Nel programma anche un contest supportato da Nikon per raccontare per immagini l’esperienza di visita con un massimo di 5 scatti condivisi su Instagram: i 10 scatti che otterranno il maggior numero di “like” andranno al giudizio del comitato di consulenza che selezionerà i tre più meritevoli di ricevere una reflex digitale. Lo scatto vincitore assoluto sarà anche pubblicato su La Stampa l’8 maggio 2019.

Nello spazio Polaroid Originals un’esposizione di scatti, non in vendita, realizzati dal fotografo ed artista Alan Marcheselli, capaci di raccontare alla perfezione la magia dello scatto istantaneo analogico Polaroid. Inoltre, ogni giorno, due performance live di Alan Marcheselli che daranno una visione artistica e personale della versatilità della fotografia istantanea Polaroid Originals.

Nella tradizione torinese lo spazio lettura: una libreria con titoli dedicati al tema tutti da sfogliare e acquistare e una bouvette rievocazione storica di un caffè d’altri tempi il “Bar Maggiora” a cui ben si addice l’elegante stile mitteleuropeo del caffè Illy.

L’appuntamento sarà annuale. Dettagli su thephair.com

Viste guidate gratuite condotte dai curatori di The Phair, con prenotazione obbligatoria: orari e iscrizione sul sito www.thephair.com – Orario di apertura al pubblico dalle 12,00 alle 21,00.

Ingresso: biglietto intero 12 euro, 10 euro per i membri della Community Nikon Club (www.nikonclub.it), Abbonamento Musei Torino Piemonte; Torino+Piemonte Card: ridotto 8 euro giovani 12/18 anni e studenti universitari fino a 25 anni

Aurora Valade
“Ritratti di Torino” Il Signore dei sentimenti
2010
Stampa lambda su dibond
80 cm x 65 cm
Courtesy: GAGLIARDI E DOMKE
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Intervista a Federico Borella, reporter di umanità e Photographer of the Year

Di Barbara Silbe

Un teschio, sorretto da una mano come fosse un trofeo. Come fosse l’intero racconto di una storia antica. E’ l’immagine simbolo del progetto “Five Degrees”, del fotografo bolognese Federico Borella, che ha vinto il premio Fotografo dell’Anno al Sony World Photography Award 2019. In quella serie lui, gran sorriso e notevole umanità, ha voluto raccontare il dramma dei suicidi maschili nella lontana comunità agricola di Tamil Nadu, nel sud dell’India, colpita dalla più grave siccità degli ultimi 140 anni. Partendo da uno studio dell’università di Berkley, che ha trovato una correlazione tra il cambiamento planetario del clima e l’aumento del numero dei suicidi tra i contadini indiani indebitati per i mancati raccolti, Borella ha esplorato l’impatto dei cambiamenti climatici su questa regione agricola e sulla sua comunità attraverso una serie di ritratti, vedute aeree, paesaggi, dettagli e ricordi dei defunti e dei loro cari ancora in vita.

Federico ha conseguito una laurea in lettere e studiato archeologia prima di scegliere il fotogiornalismo come mestiere dieci anni fa. In quello scatto potente e assoluto di un cranio umano ha racchiuso l’essenza del racconto che ha diffuso e di sé, a conferma del fatto che in ciò che si fotografa mettiamo noi stessi e ciò che siamo stati capaci di diventare.

“Hai proprio ragione – esordisce Federico – ho sempre avuto una enorme passione per l’archeologia. Ho una formazione di studi classici e alla fine il mio sguardo abituato a guardare alla gente e alla storia è finito per entrare totalmente nel mio lavoro di reportage!

Come mai hai lasciato l’altra strada? E quando hai capito che volevi fare il fotografo?

Da studente mi interessavo soprattutto alle popolazioni del Centro e Sudamerica, ma alla fine del percorso universitario, parlando con un professore, capii che la strada per esercitare era ancora lunghissima. Avrei potuto forse insegnare, ma ho preferito dedicarmi alla fotografia, parlare della gente, raccontare storie.

La sera in cui hai ricevuto il premio a Londra eri molto emozionato, anche se cercavi di contenerti… 

Mamma mia, è stata una botta forte. Come ti dissi lì, è stato bellissimo e credo di non essermi ancora ripreso, non ho ancora realizzato di aver vinto proprio io un contest così importante.

Sei consapevole di esserti scelto una strada abbastanza faticosa?

Lo so, per “Five Degrees” è stata durissima infatti: l’ho realizzato lo scorso maggio e laggiù quello è il mese più caldo in assoluto. Non si poteva stare fuori per più di due ore. E i primi due giorni che ero lì, non mi aveva ancora raggiunto la ragazza che faceva da traduttrice (lei veniva da un altra città). Ho fatto un sopralluogo in un tempio indù in mezzo a un fiume, per entrare dovevo togliere le scarpe e l’asfalto era bollente. Ho girato scalzo per quegli spazi enormi con i piedi che davvero bruciavano.

Mi stai raccontando il rovescio della medaglia.

Vedi, fare fotografia è fatica, impegno, non solo sul posto, ma anche nella preparazione che precede un progetto, o dopo, quando devi promuoverlo. Da fuori si immagina che chi fa il mio lavoro faccia una bella vita sempre in viaggio e si diverta, invece è molto impegnativo. Serve preparazione, tenacia, devi crederci veramente e sapere cosa stai facendo, altrimenti non vai da nessuna parte.

Che farai ora? 

Ho già due progetti in mente, in realtà. Il primo si intitola “RelationCip” e indaga le relazioni tra l’uomo e le nuove tecnologie, con molti sottocapitoli da sviluppare. La parte che andrò a fare in Giappone riguarda l’assistenza medica. Ho trovato una casa di cura per anziani che ha dei dispositivi sperimentali. Come in cane Aibo presentato da Sony all’ultimo Salone del Mobile a Milano, un cagnolino robot che interagisce con gli uomini, crea empatia. Lo usano anche lì per fare compagnia ai pazienti e aiutarli.

Un altro filone che seguo riguarda l’entertainment e i nuovi musei digitali, gli ologrammi e la realtà virtuale applicate all’arte, al cinema… Oppure sto studiando come raccontare il settore delle relazioni sociali, come ad esempio il fenomeno dei matrimoni o dei bambini nati dopo storie d’amore nate sui social network. Una parte di questo progetto vorrei ancora svilupparla in India, dove sono nate cliniche per la digital detox: si tratta di campi sul modello dei loro ashram dove si va in meditazione per disintossicarsi dall’eccesso di connessione che ormai affligge tutto il mondo occidentale.

Proseguirai il tuo impegno per raccontare i cambiamenti climatici e l’ambiente?

Sicuramente sì, ma in modo meno diretto. Mi sono fatto molte domande sulla necessità di cambiamento che ci coinvolgerà tutti. L’umanità è dipendente da molte cose, una fra tutte l’energia elettrica. Dobbiamo andare verso un uso di energie rinnovabili, e non parlo dell’elettrico, perché alla fine anche quello inquina. Le turbine che trasformano una cascata in energia, sporcano l’acqua che ci passa attraverso. La sola vera energia rinnovabile è il sole. In India, con quella enorme densità di popolazione, come pensano di reperire energia per vivere? So che puntano sul solare. Devo capire se posso sviluppare le mie idee per raccontare la green energy, prima di tutto capendo l’accessibilità a certi siti. Una delle più grandi centrali di energia solare è a soli 300 chilometri da dove ho realizzato la serie che ha vinto il Sony.

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Il contest, assegnato a Londra il 17 aprile scorso, quest’anno ha visto protagonista l’Italia. Borella in finale era infatti in ottima compagnia: nelle dieci categorie dela sezione Professional hanno vinto anche Alessandro Grassani, primo premio nella categoria Sport con un lavoro sulle donne di Goma, in Congo, vittime di soprusi e violenze, che boxano per conquistare il loro riscatto, per respingere con i fatti le aggressioni fisiche e psicologiche in un paese che le vorrebbe fragile e sottomesse. Poi il duo artistico composto da Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, che hanno conquistato il primo posto nella categoria Discovery con un lavoro ambientato a Istanbul, dove ritraggono luoghi e persone nei cui volti si riflette la profonda trasformazione messa in moto dal governo del Paese. Infine c’è un secondo posto nella categoria ritratto di Massimo Giovannini, che con la serie Henkō (parola giapponese che significa “cambiamento” e “luce variabile o insolita”) esplora come la luce possa alterare il modo in cui vediamo e percepiamo cose e persone.

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La “Rimini sparita” rivive grazie a un’associazione che, in sei anni, ha già raccolto 140mila immagini

Il 16 luglio 1942 quasi 13mila ebrei – donne e bambini compresi – vengono rastrellati a Parigi in sole 48 ore e rinchiusi nel Velodromo d’Inverno, in quello che verrà tragicamente ricordato come “Rafle du Vél’ d’Hiv” (il Rastrellamento) . Di questo episodio, uno dei più drammatici del Novecento francese, rimarranno pochi testimoni (800 persone, solo adulte) e nessuna fotografia, se si esclude un’istantanea dei bus utilizzati per il trasporto dei prigionieri scattata clandestinamente da un cittadino. Sottolineo: nessuna fotografia.
In una quotidianità permeata dalle immagini, in cui il flusso digitale scandisce le attività personali, professionali e informative di ognuno, su cui si basa ormai il nostro libero arbitrio e la formazione dell’opinione pubblica, appare inconcepibile l’esistenza di un fatto storico nonostante l’assenza di documentazione visiva; documentazione, però, che in epoche passate, laddove le attrezzature e i materiali costituivano dotazione elitaria perché costosa e appannaggio di pochi abbienti e competenti, ci è pervenuta e perviene progressivamente sempre più rarefatta nello spingerci a testimoniare contesti remoti nel tempo.
Da questa constatazione e dalla volontà di parlare un linguaggio visivo adeguato alle nuove generazioni che, appunto, formano loro stesse attraverso il flusso fotografico, nasce l’Associazione “Rimini Sparita”, no-profit dedicata alla scoperta e alla narrazione delle trasformazioni urbanistiche, culturali, sociali ed economiche di un territorio soprattutto attraverso le immagini, affinché siano immediatamente fruibili e condivisibili dai più giovani secondo le dinamiche contemporanee di comprensione e divulgazione.
Un ritorno alla fotografia, quindi, come pura testimonianza storica e come realtà fattuale al di là delle narrazioni testuali, delle opinioni soggettive e delle interpretazioni dialettiche, tornando al pregio incorruttibile delle immagini che restano, per superare la convenzione delle fotografie “da social network”… che passano in un batter di streaming e rivalutare, con la forza del soggetto e l’unicità irripetibile del contesto, il valore di uno scatto.
“Rimini Sparita”, nata per gioco tra alcune persone accomunate dalla sola passione, in sei anni di attività ha ormai raccolto circa 140mila immagini (scattate tra il 1875 e il 2000), contestualizzate specificatamente nel territorio romagnolo, sì provinciale dal punto di vista dimensionale e culturale, ma piuttosto importante – anche a livello europeo – per il ruolo assunto nel turismo di massa e nell’industria del divertimento (leggi divertimentificio) nazionale tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento. Rimini come monumento al pop(olare), realizzato attraverso una narrazione prettamente visiva in cui le cartoline, la foto ricordo e il manifesto hanno costituito l’ossatura di un racconto lungo un secolo. Da souvenir a testimonianza.
Un patrimonio iconografico che “Rimini Sparita” cerca tuttora di rintracciare costantemente in archivi pubblici e privati, altrettanto sconfinati, spesso privi di valorizzazione e doverosa premura nella conservazione: è infatti drammaticamente frequente il reperimento di materiale irreversibilmente degradato (e mai digitalizzato) sia in cassetti e bauli di comuni cittadini, sia – purtroppo e incredibilmente – in fondi fotografici ufficiali e, presumibilmente, strutturati dalle pubbliche istituzioni precluse all’intervento (volontario e gratuito) di associazioni private come la nostra; materiale di cui, presto, si perderà definitivamente lo status qualitativo e, con esso, la descrizione di un’intera epoca.
(Testo a cura di Nicola Gambetti)

 

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Mostre – Bruno Cattani, l’arte dei luoghi

Il nucleo esposto al Leica Store di Roma fino al 4 marzo fa parte di un lavoro, molto più ampio che Bruno Cattani sta portando avanti da alcuni anni sui luoghi dell’arte. Si tratta di siti che sono come una vera macchina del tempo dentro la quale poter viaggiare con gli occhi e con la mente e perfino sentirsi vivere a ritroso nella storia passata, per ritrovare le radici della nostra cultura. Sono musei dove la statua, il quadro, l’opera d’arte, sono spettatori, fermi testimone del tempo e della nostra storia.

“Nel fotografare ho tentato di tenere vivo sempre il rapporto dell’uomo con le proprie opere” – dice Bruno Cattani. “La presenza dell’uomo è continua, e anche là dove sono rappresentati oggetti materiali, il punto di vista non è quello della pura forma, del gioco della luce e dell’ombra, ma quello dell’assidua memoria della nostra vita e dei segni che l’usura del tempo lascia sugli oggetti che ci sono compagni, non mi sono soffermato a mostrare dettagli, ma voglio riprendere l’insieme indissolubile formato dall’oggetto d’arte e dallo sguardo del visitatore.

Per arrivare a questa particolare visione dove l’atto del guardare e la cosa da vedere si confondono in una sola materia, ho impiegato la pellicola a infrarossi sensibile al calore e, proprio per questo, adatta a cogliere il calore dei corpi vedenti che si muovono all’interno dei musei  ovunque l’arte sia esposta. Il risultato è che lo spettatore perde la sua sostanza, come se si dissolvesse nel gesto rituale della contemplazione.

Il messaggio del museo trovo che sia molto complesso, è un luogo che invita non solo alla consultazione, ma anche all’emozione estetica, in pratica non è solo un luogo dove si stratificano oggetti e reperti secondo i loro tempi storici, ma è anche un deposito. D’emozioni.

 

Bio

Bruno Cattani inizia a fotografare nel 1982 ed è fotogiornalista dal 1988. Nel 1996 partecipa a una ricerca fotografica sui Musei di Reggio Emilia, iniziando il suo studio su i luoghi dell’arte. Negli anni riceve numerosi incarichi nell’ambito della ricerca fotografica per musei quali il Musée Rodin, il Musée du Louvre, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, l’Istituto Nazionale per la Grafica, il Pergamonmuseum di Berlino e la Soprintendenza Archeologica di Pompei. Nel 2000 è presente nell’esposizione D’après l’Antique al Museo du Louvre e, nello stesso anno, la sua mostra L’arte dei luoghi è inserita all’interno del programma del Mois de la Photo di Parigi. Figure Nel Tempo è il titolo della personale che si tiene, nel 2002,  alla Galleria Civica di Modena a cura di Walter Guadagnini. Nel 2003 espone alcune sue fotografie che gli sono state commissionate dal Musée Rodin di Parigi, nella mostra curata da Sandro Parmiggiani  Camille Claudel. Anatomie della vita interiore tenutasi a Palazzo Magnani di Reggio Emilia.

Nel 2005 inizia la sua ricerca sulla memoria che si snoda come un viaggio all’interno del ricordo, nel quale egli cerca di far rivivere il passato emozionale attraverso immagini narrative ed evocative. Nel 2008 partecipa alla terza edizione della manifestazione Fotografia Europea di Reggio Emilia. Nella primavera del 2010 presenta la mostra personale Memorie con un libro edito da Allemandi a cura di Sandro Parmiggiani.

E’ tra gli artisti invitati ad esporre al Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia con sei fotografie del lavoro Memorie selezionate da Italo Zannier.

Il suo progetto Eros, dedicato alle forme corporee nel mondo della statuaria, frutto di anni di ricerca stilistica all’interno di spazi espositivi in tutta Europa, viene proposto per la prima volta al Chic Art Fair di Parigi nel 2012

Sognare giocando, un’incursione nel mondo fantastico dell’infanzia attraverso i giocattoli, è tra i suoi ultimi lavori e viene proposto ad Arte Fiera di Bologna 2013 e al Mia di Milano nel 2014.

Il 2014 è l’anno della ristampa del volume Memorie, edito da Danilo Montanari Editore, nuovo capitolo della sua ricerca che prosegue con molti nuovi scatti, in  occasione della personale alla Bugno Art Gallery di Venezia e di quella al festival di Spilimbergo, promossa dal CRAF e a fine 2015 presso la Photographica Fine Art di Lugano.  Il coreografo Valerio Longo sceglie le sue immagini per il video di Nude Anime, spettacolo realizzato per La Fondazione Nazionale per la Danza Aterballetto.

Nel 2016 partecipa a collettive in diverse gallerie. Il progetto The Memory Box, tratto dalla serie Memorie, è esposto a Palazzo Ducale, Fondazione per la Cultura di Genova, durante lo stesso anno. Nel mese di dicembre presenta, sempre a Genova, una sua personale Carousel  presso la VisionQuesT contemporary photography.  Qualche mese più tardi, nel numero di Febbraio 2017, il British Journal of Photography gli dedica un articolo sul progetto Carousel nella sezione Projects.

È presente in molte fiere di fotografia in tutto il mondo (Arte Fiera Bologna, Mia Milano, Torino, Verona, Parigi, Bruxelles, Miami,Lione e Photo London ). Per due anni consecutivi è tra i finalisti del premio BNL al Mia  2013- 2014 e vicitore nel 2015.

Sue fotografie sono conservate presso: Archives Photographiques du Musée du Louvre, Maison Européenne de la Photographie di Parigi, The New York Public Library for the Performing Arts, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Bibliotéque Nationale de France di Parigi, Musée Réattu  d’Arles, Musée de la photographie di Charleroi, Musée Nicephore Niépce Ville de Chalon sur Saône, Maison Europeenne de la Photographie di Parigi, Polaroid  Collections, Stati Uniti Museum of Photography, Museo di Thessaloniki (Grecia).

http://www.brunocattani.it/

La mostra è aperta con i seguenti orari: lunedi 14.30/19.30; martedi – sabato 10.30/19.30. Domenica chiuso.
Leica Store, Via dei Due Macelli 57, 00187, Roma.

 

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Nasce Noc Sensei – Portale multidisciplinare per la buona Fotografia

Partiamo col dire che cosa sia New Old Camera, ammesso di esserne capaci. La banalizziamo, così si capisce di più: si tratta di un negozio che vende “ferro”, fotocamere e accessori, vecchi e nuovi. Si trovano a Milano, in via Dante 12, per esser più precisi fa da collettore per fotografi e appassionati di materiale nuovo e usato che convogliano qui anche solo per l’assistenza, per un consiglio, una chiacchierata, uno scambio di prodotti e opinioni con chi certamente ne sa. Una volta ci ho trovato dentro clienti dall’Iran, a sottolineare la visione piuttosto internazionale del suo incredibile proprietario, il signor Ryuichi Watanabe. Un giapponese, sotto la Madunina da decenni, che trattiene i clienti e li fa tornare anche solo per la simpatia che sprigiona il suo volto. Che EyesOpen! sia da sempre amico di New Old Camera è cosa nota: ci hanno ospitati, venduti, raccontati sul loro seguitissimo canale youtube. Ora il negozio di fotografia più accogliente d’Italia ha deciso di fare un grande salto nell’etere, per essere ancora più vicino ai suoi clienti e trovarne di nuovi e, soprattutto, per fare cultura, tema tanto caro al signor Watanabe che si è sempre speso anche per organizzare convegni, eventi, mostre, talk e incontri intorno all’arte fotografica. Sostenuto dal suo stretto collaboratore e factotum, Giordano Suaria, ha aperto da qualche settimana un nuovo portale dove anche io pubblico contenuti. Si chiama NOC SENSEI, il “Chi siamo” recita così:

Sensei (先生 lett. “persona nata prima di un’altra”, pron. [‘sen.seː]) è un termine giapponese che ha spesso l’accezione di “maestro” o “insegnante”. Il termine viene spesso erroneamente pronunciato con la i finale, quando in realtà quella non è altro che un allungamento dell’ultima e, che quindi andrebbe pronunciata “sensee”.
NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia.
Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti.
Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori.
Queste le firme: Maurizio Vagnozzi, Marco Cavina, Giuseppe Ciccarella, Massimiliano Terzi, Raffaela Lepanto, Barbara Silbe, Gloria Daluiso, Claudio Trezzani, Ryuichi Watanabe.
E le collaborazioni: Gerardo Bonomo, Ugo Marinelli, Giulia Bianchi, Gabriele Lopez, Roberto Mutti.
In redazione: Giordano Suaria, Michela Avanti.
Si naviga su NOC SENSEI per informarsi, per imparare, seguire un corso, controllare i nuovi prodotti e approfondirne l’uso, ma anche leggere la recensione a una mostra o vedere un’intervista video a un esperto del settore o a un grande autore. Collabora con questo spazio perfino un’avvocato del lavoro, che vi illuminerà sui diritti di chi pratica la fotografia, e sui vostri doveri. La differenza è che ora la bravura di New Old Camera e dei suoi collaboratori sarà disponibile anche a utenti di altre regioni italiane o, perché no, oltreconfine. Il progetto è ambizioso ed è già decollato. I numeri degli accessi al sito sono importanti, le risposte sui canali social danno loro ragione: sollecitare l’interesse trattando argomenti utili, validi, colti, fa tornare la voglia di fotografia. Quella buona.
(Barbara Silbe)
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Incontri – Da Bottega Immagine con Erminio Annunzi

Prende il via “Dialoghi d’autore: un percorso nella fotografia contemporanea”, ciclo di appuntamenti culturali che abbiamo condiviso e ideato con Bottega Immagine, la scuola milanese di formazione alla fotografia in via Carlo Farini 60 con la quale da tempo collaboriamo. Il 24 gennaio è fissata la prima serata in compagnia di Erminio Annunzi, uno dei più bravi fotografi paesaggisti italiani, oltre che un ottimo docente e tra i massimi esperti di stampa digitale, firma autorevole del nostro magazine con il quale ha lungamente collaborato. L’intento di questi incontri, che saranno a ingresso gratuito, è quello di offrire un percorso che possa aiutarvi a sviluppare la vostra visione attraverso la conoscenza del linguaggio e del pensiero di molti grandi autori. Come a dirvi che oltre alla tecnica c’è di più, vi proporremo ogni mese una chiacchierata, fatta di parole e immagini, alla quale parteciperanno anche il direttore responsabile di EyesOpen! Magazine, Barbara Silbe, e il direttore di Bottega Immagine Stefano Bernardoni.

Vi aspettiamo il 24 gennaio, dalle ore 18:30 alle 20:30

ERMINIO ANNUNZI, incontro e mostra fotografica:

Grazie ad una attività di oltre trenta anni nella fotografia, ha maturato  una complessa e articolata esperienza sulla fotografia di ripresa e di stampa: gli studi di fotografia, svolti presso la FotoTecknichum Schule di Agfa Gevaert a Monaco di Baviera, gli hanno permesso di arrivare a una profonda conoscenza tecnico/artistica nel campo delle arti e della fotografia. In seguito ha iniziato importanti collaborazioni con agenzie fotogiornalistiche quali Daily for Press e AP, occupandosi di fotografia sportiva, di cronaca e natura: in seguito ha pubblicato immagini su riviste di natura, su quotidiani nazionali ed è stato collaboratore presso AGFA GEVAERT, ricoprendo anche il ruolo di direttore responsabile della galleria fotografica omonima. Da alcuni anni ha spostato la sua attenzione verso il paesaggio di natura declinando la visione dei luoghi in chiave artistica interpretativa.

Oltre all’attività di ripresa fotografica, da molti anni si è dedicato anche all’insegnamento della fotografia. Tra le sue collaborazioni annotiamo Toscana Photographic Workshop, Scuola di Contrasto, Spazio Forma, NABA, Eyes Open, Canon Academy e Istituto Italiano di Fotografia. All’attivo del percorso artistico, annoveriamo anche importanti mostre di fotografia realizzate in Italia ed all’estero: Arles (Collettiva), il mois de la photographie a Grenoble e il Festival della fotografia Europea di Busto Arsizio.

Ecco cosa dice di se stesso:
Lungo il mio percorso fotografico professionale, che mi ha portato ad affrontare molti generi diversi di fotografia, ho avuto la possibilità di collaborare con varie riviste italiane ed estere di natura e viaggi a carattere divulgativo e scientifico e con molte testate giornalistiche. Ho, inoltre, avuto la fortuna di conoscere ed avere come docenti, fotografi che hanno saputo trasmettermi la passione per la fotografia, elemento essenziale per la pratica fotografica.
Assieme al percorso di fotografo ho affiancato, da ormai quasi venti anni, anche quello di docente; sono infatti sempre più convinto che la fotografia potrà vivere ancora a lungo solo se la conoscenza e la cultura fotografica diventino patrimonio diffuso.

A fine febbraio il secondo appuntamento con un nuovo ospite di “DIALOGHI D’AUTORE: un percorso nella fotografia contemporanea”
Per ulteriori informazioni, tel. 02 49766208; info@bottegaimmagine.it

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Portfolio – Mario Ermoli, GoHome

Il nome del progetto è “GoHome”, imperativo categorico. E stride, disorientandoci, abbinato a quelle incerte inquadrature dove nulla è definito. Una serie di fotografie a colori raffigurano edifici o esterni di città evanescenti, sdoppiati, volutamente sfuggenti al nostro bisogno di osservare. Il paesaggio urbano è rarefatto, ridotto all’essenziale, case, terra e poco altro, in una semplificazione che mette ulteriormente il risalto i soggetti inquadrati. Allo spettatore viene restituita una sorta di ricordo inafferrabile, la memoria di qualcosa che abbiamo visto in precedenza e di cui ci chiediamo il significato, come se le fotografie rappresentassero una sintesi di un soggetto che è stato reale, ma ora non ne siamo più sicuri. Palazzi in costruzione o vecchi condomini di periferia, la trasformazione in atto attraverso l’obiettivo di Mario Ermoli riporta tutto a una dimensione onirica. Lo spazio minimal sembra aver perso i caratteri legati al luogo o al tempo e diventa teatro della sensazione lasciata dal ricordo, è la Casa.

Altre informazioni sull’autore su http://www.marioermoli.com

 

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Rassegna – Esplorazioni. Nuove mappe per la fotografia

Il 16 novembre Église presenta il secondo capitolo di #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, il primo progetto di Égliselab, la fucina creativa dell’Associazione socioculturale palermitana che da oltre due anni lavora nel campo delle arti visive.E’ stato bello vederli crescere anche a distanza. Bello assistere alla loro passione, alla serietà con la quale hanno affrontato questa prima grande avventura nel mondo dell’arte guidati dalla dedizione e dalla comprensione di quanto, per elevarsi, occorra affrontare le cose con autorevolezza.

17 autori + 1 curatore

Il percorso proposto, articolato in due momenti espositivi, ha visto coinvolti diciassette fotografi siciliani, con produzioni selezionate e poste in dialogo dalla curatela, prosegue con la seconda mostra dove protagoniste saranno le esperienze fotografiche, le ricerche visive, le riflessioni e i contributi del secondo gruppo di autori.  Alberto Alicata, Iole Carollo, Nino Cannizzaro, Fabio Florio, Giuseppe Iannello, Claudio Majorana, Francesco Malavolta, Ornella Mazzola, Luca Savettiere saranno gli interpreti rappresentanti di questo nuovo momento espositivo che, in un continuum con la precedente mostra, persegue lo scopo di proporre nuovi scenari per la fotografia contemporanea che nascono in questo specifico territorio.

La Sicilia rimane il luogo in cui si articolano i diversi progetti, il punto di partenza per una riflessione più ampia e assume il ruolo di radice culturale, offrendo la possibilità di ispirazione e di vedere accostate ricerche apparentemente differenti. Produzioni che spaziano dal paesaggio al ritratto, dall’architettura al reportage, di cui tutti gli autori partecipanti sono interpreti.

Il caleidoscopico percorso di rappresentazioni, idealmente ininterrotto, è volto ad instaurare un dialogo duraturo tra i giovani autori di questo territorio e a porre le basi di nuove sinergie che guardano al mondo esterno.

Partner di questo secondo momento espositivo sarà Denis Curti, Direttore Artistico della Casa dei TreOci e Direttore della rivista IL FOTOGRAFO, che il giorno sabato 17 novembre terrà una lectio magistralis dal titolo “Le nuove mappe della fotografia”, interessante lettura delle ricerche protagoniste di #18Esplorazioni.

Il progetto #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, ideato e curato da Benedetta Donato, si inserisce nell’ambito delle iniziative di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è stato possibile grazie al supporto di Église e alla partecipazione di tutti gli autori.

LE DATE/GLI AUTORI/I PROGETTI

 

#18ESPLORAZIONI I                 dal 21 Settembre – 21 Ottobre 2018

Simona Bonanno (Chains of Silence), Gianni Cipriano (Where is my Brother?), Francesco Faraci (Atlante Umano Siciliano), Cristina Faramo (Volcanic Island), Alberto Gandolfo (Quello che resta), Salvatore Di Gregorio (Project Mirabella), Roselena Ramistella (Rochì), Dodo Veneziano (Brandelli del tempo)

 

#18ESPLORAZIONI II                dal 16 Novembre – 16 Dicembre 2018

Alberto Alicata (The Little Saint), Iole Carollo (Out of Africa), Nino Cannizzaro (Le Detroit Perdu), Fabio Florio (Rusted), Giuseppe Iannello (Gibellina 1968), Claudio Majorana (Head of the Lion), Francesco Malavolta (Linea di Confine), Ornella Mazzola (Females), Luca Savettiere (Piemonte Messina)

 

Info e Orari

Église

via dei Credenzieri, Palermo

info@egliseart.com

www.egliseart.com

*Vernissage*

Venerdì 16 Novembre ore 18.30

Durante la settimana

dal martedì al sabato ore 16:30 – 19

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Mostre – Fondazione Stelline per i giovani di CFP Bauer

Questa esposizione, accolta dal 12 al 22 luglio alla Fondazione Stelline di Milano, è fatta per conoscere e valorizzare i percorsi alla formazione delle nuove generazioni. Si intitola Bauer Update 2018, raduna oltre 150 opere, appartenenti a 17 progetti degli studenti del Centro di Formazione Professionale Bauer (Afol Metropolitana) che hanno frequentato i corsi di fotografia, graphic design, motion e web design, type design, illustrazione editoriale nell’anno 2017-2018. Allestita nel Quadriportico al piano terra del bel palazzo storico di corso Magenta, è il risultato delle riflessioni sui temi proposti, affrontati con gli strumenti della ricerca e del metodo didattico, delle attività di laboratorio e dei workshop tematici e professionalizzanti.
Fondamentale e visibile il contributo dei docenti, di autori di rilievo internazionale e dei collaboratori nelle aree formative della scuola, che hanno accompagnato gli studenti nel loro percorso di formazione.

CFP Bauer
Da oltre mezzo secolo il CFP Bauer forma professionisti della fotografia e della comunicazione visiva, fornendo proposte formative di qualità e secondo una logica di costante aggiornamento e di sviluppo di competenze nelle professionalità contemporanee.
CFP Bauer opera nell’area della fotografia e della comunicazione visiva. Fa parte di AFOL Metropolitana – Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro, ente iscritto all’Albo della Regione Lombardia degli operatori accreditati per i servizi di istruzione, formazione professionale e lavoro. A partire dalla propria storia, il centro intende confermare la contemporaneità della proposta formativa grazie alla costante verifica dei profili professionali nell’area della comunicazione visiva e della fotografia, valutandone la congruenza all’evolversi dei linguaggi e delle tecnologie digitali.

BAUER UPDATE 2018 – Fotografia, grafica, video
12-22 luglio 2018, Fondazione Stelline, corso Magenta 61, Milano
Orari: 10-20 (chiuso il lunedì). Ingresso libero.