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Incontri – Da Bottega Immagine con Erminio Annunzi

Prende il via “Dialoghi d’autore: un percorso nella fotografia contemporanea”, ciclo di appuntamenti culturali che abbiamo condiviso e ideato con Bottega Immagine, la scuola milanese di formazione alla fotografia in via Carlo Farini 60 con la quale da tempo collaboriamo. Il 24 gennaio è fissata la prima serata in compagnia di Erminio Annunzi, uno dei più bravi fotografi paesaggisti italiani, oltre che un ottimo docente e tra i massimi esperti di stampa digitale, firma autorevole del nostro magazine con il quale ha lungamente collaborato. L’intento di questi incontri, che saranno a ingresso gratuito, è quello di offrire un percorso che possa aiutarvi a sviluppare la vostra visione attraverso la conoscenza del linguaggio e del pensiero di molti grandi autori. Come a dirvi che oltre alla tecnica c’è di più, vi proporremo ogni mese una chiacchierata, fatta di parole e immagini, alla quale parteciperanno anche il direttore responsabile di EyesOpen! Magazine, Barbara Silbe, e il direttore di Bottega Immagine Stefano Bernardoni.

Vi aspettiamo il 24 gennaio, dalle ore 18:30 alle 20:30

ERMINIO ANNUNZI, incontro e mostra fotografica:

Grazie ad una attività di oltre trenta anni nella fotografia, ha maturato  una complessa e articolata esperienza sulla fotografia di ripresa e di stampa: gli studi di fotografia, svolti presso la FotoTecknichum Schule di Agfa Gevaert a Monaco di Baviera, gli hanno permesso di arrivare a una profonda conoscenza tecnico/artistica nel campo delle arti e della fotografia. In seguito ha iniziato importanti collaborazioni con agenzie fotogiornalistiche quali Daily for Press e AP, occupandosi di fotografia sportiva, di cronaca e natura: in seguito ha pubblicato immagini su riviste di natura, su quotidiani nazionali ed è stato collaboratore presso AGFA GEVAERT, ricoprendo anche il ruolo di direttore responsabile della galleria fotografica omonima. Da alcuni anni ha spostato la sua attenzione verso il paesaggio di natura declinando la visione dei luoghi in chiave artistica interpretativa.

Oltre all’attività di ripresa fotografica, da molti anni si è dedicato anche all’insegnamento della fotografia. Tra le sue collaborazioni annotiamo Toscana Photographic Workshop, Scuola di Contrasto, Spazio Forma, NABA, Eyes Open, Canon Academy e Istituto Italiano di Fotografia. All’attivo del percorso artistico, annoveriamo anche importanti mostre di fotografia realizzate in Italia ed all’estero: Arles (Collettiva), il mois de la photographie a Grenoble e il Festival della fotografia Europea di Busto Arsizio.

Ecco cosa dice di se stesso:
Lungo il mio percorso fotografico professionale, che mi ha portato ad affrontare molti generi diversi di fotografia, ho avuto la possibilità di collaborare con varie riviste italiane ed estere di natura e viaggi a carattere divulgativo e scientifico e con molte testate giornalistiche. Ho, inoltre, avuto la fortuna di conoscere ed avere come docenti, fotografi che hanno saputo trasmettermi la passione per la fotografia, elemento essenziale per la pratica fotografica.
Assieme al percorso di fotografo ho affiancato, da ormai quasi venti anni, anche quello di docente; sono infatti sempre più convinto che la fotografia potrà vivere ancora a lungo solo se la conoscenza e la cultura fotografica diventino patrimonio diffuso.

A fine febbraio il secondo appuntamento con un nuovo ospite di “DIALOGHI D’AUTORE: un percorso nella fotografia contemporanea”
Per ulteriori informazioni, tel. 02 49766208; info@bottegaimmagine.it

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Portfolio – Mario Ermoli, GoHome

Il nome del progetto è “GoHome”, imperativo categorico. E stride, disorientandoci, abbinato a quelle incerte inquadrature dove nulla è definito. Una serie di fotografie a colori raffigurano edifici o esterni di città evanescenti, sdoppiati, volutamente sfuggenti al nostro bisogno di osservare. Il paesaggio urbano è rarefatto, ridotto all’essenziale, case, terra e poco altro, in una semplificazione che mette ulteriormente il risalto i soggetti inquadrati. Allo spettatore viene restituita una sorta di ricordo inafferrabile, la memoria di qualcosa che abbiamo visto in precedenza e di cui ci chiediamo il significato, come se le fotografie rappresentassero una sintesi di un soggetto che è stato reale, ma ora non ne siamo più sicuri. Palazzi in costruzione o vecchi condomini di periferia, la trasformazione in atto attraverso l’obiettivo di Mario Ermoli riporta tutto a una dimensione onirica. Lo spazio minimal sembra aver perso i caratteri legati al luogo o al tempo e diventa teatro della sensazione lasciata dal ricordo, è la Casa.

Altre informazioni sull’autore su http://www.marioermoli.com

 

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Rassegna – Esplorazioni. Nuove mappe per la fotografia

Il 16 novembre Église presenta il secondo capitolo di #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, il primo progetto di Égliselab, la fucina creativa dell’Associazione socioculturale palermitana che da oltre due anni lavora nel campo delle arti visive.E’ stato bello vederli crescere anche a distanza. Bello assistere alla loro passione, alla serietà con la quale hanno affrontato questa prima grande avventura nel mondo dell’arte guidati dalla dedizione e dalla comprensione di quanto, per elevarsi, occorra affrontare le cose con autorevolezza.

17 autori + 1 curatore

Il percorso proposto, articolato in due momenti espositivi, ha visto coinvolti diciassette fotografi siciliani, con produzioni selezionate e poste in dialogo dalla curatela, prosegue con la seconda mostra dove protagoniste saranno le esperienze fotografiche, le ricerche visive, le riflessioni e i contributi del secondo gruppo di autori.  Alberto Alicata, Iole Carollo, Nino Cannizzaro, Fabio Florio, Giuseppe Iannello, Claudio Majorana, Francesco Malavolta, Ornella Mazzola, Luca Savettiere saranno gli interpreti rappresentanti di questo nuovo momento espositivo che, in un continuum con la precedente mostra, persegue lo scopo di proporre nuovi scenari per la fotografia contemporanea che nascono in questo specifico territorio.

La Sicilia rimane il luogo in cui si articolano i diversi progetti, il punto di partenza per una riflessione più ampia e assume il ruolo di radice culturale, offrendo la possibilità di ispirazione e di vedere accostate ricerche apparentemente differenti. Produzioni che spaziano dal paesaggio al ritratto, dall’architettura al reportage, di cui tutti gli autori partecipanti sono interpreti.

Il caleidoscopico percorso di rappresentazioni, idealmente ininterrotto, è volto ad instaurare un dialogo duraturo tra i giovani autori di questo territorio e a porre le basi di nuove sinergie che guardano al mondo esterno.

Partner di questo secondo momento espositivo sarà Denis Curti, Direttore Artistico della Casa dei TreOci e Direttore della rivista IL FOTOGRAFO, che il giorno sabato 17 novembre terrà una lectio magistralis dal titolo “Le nuove mappe della fotografia”, interessante lettura delle ricerche protagoniste di #18Esplorazioni.

Il progetto #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, ideato e curato da Benedetta Donato, si inserisce nell’ambito delle iniziative di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è stato possibile grazie al supporto di Église e alla partecipazione di tutti gli autori.

LE DATE/GLI AUTORI/I PROGETTI

 

#18ESPLORAZIONI I                 dal 21 Settembre – 21 Ottobre 2018

Simona Bonanno (Chains of Silence), Gianni Cipriano (Where is my Brother?), Francesco Faraci (Atlante Umano Siciliano), Cristina Faramo (Volcanic Island), Alberto Gandolfo (Quello che resta), Salvatore Di Gregorio (Project Mirabella), Roselena Ramistella (Rochì), Dodo Veneziano (Brandelli del tempo)

 

#18ESPLORAZIONI II                dal 16 Novembre – 16 Dicembre 2018

Alberto Alicata (The Little Saint), Iole Carollo (Out of Africa), Nino Cannizzaro (Le Detroit Perdu), Fabio Florio (Rusted), Giuseppe Iannello (Gibellina 1968), Claudio Majorana (Head of the Lion), Francesco Malavolta (Linea di Confine), Ornella Mazzola (Females), Luca Savettiere (Piemonte Messina)

 

Info e Orari

Église

via dei Credenzieri, Palermo

info@egliseart.com

www.egliseart.com

*Vernissage*

Venerdì 16 Novembre ore 18.30

Durante la settimana

dal martedì al sabato ore 16:30 – 19

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Mostre – Fondazione Stelline per i giovani di CFP Bauer

Questa esposizione, accolta dal 12 al 22 luglio alla Fondazione Stelline di Milano, è fatta per conoscere e valorizzare i percorsi alla formazione delle nuove generazioni. Si intitola Bauer Update 2018, raduna oltre 150 opere, appartenenti a 17 progetti degli studenti del Centro di Formazione Professionale Bauer (Afol Metropolitana) che hanno frequentato i corsi di fotografia, graphic design, motion e web design, type design, illustrazione editoriale nell’anno 2017-2018. Allestita nel Quadriportico al piano terra del bel palazzo storico di corso Magenta, è il risultato delle riflessioni sui temi proposti, affrontati con gli strumenti della ricerca e del metodo didattico, delle attività di laboratorio e dei workshop tematici e professionalizzanti.
Fondamentale e visibile il contributo dei docenti, di autori di rilievo internazionale e dei collaboratori nelle aree formative della scuola, che hanno accompagnato gli studenti nel loro percorso di formazione.

CFP Bauer
Da oltre mezzo secolo il CFP Bauer forma professionisti della fotografia e della comunicazione visiva, fornendo proposte formative di qualità e secondo una logica di costante aggiornamento e di sviluppo di competenze nelle professionalità contemporanee.
CFP Bauer opera nell’area della fotografia e della comunicazione visiva. Fa parte di AFOL Metropolitana – Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro, ente iscritto all’Albo della Regione Lombardia degli operatori accreditati per i servizi di istruzione, formazione professionale e lavoro. A partire dalla propria storia, il centro intende confermare la contemporaneità della proposta formativa grazie alla costante verifica dei profili professionali nell’area della comunicazione visiva e della fotografia, valutandone la congruenza all’evolversi dei linguaggi e delle tecnologie digitali.

BAUER UPDATE 2018 – Fotografia, grafica, video
12-22 luglio 2018, Fondazione Stelline, corso Magenta 61, Milano
Orari: 10-20 (chiuso il lunedì). Ingresso libero.

 

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Mostra – Greg Gorman. Beyond the portrait

Di Barbara Silbe

29 Art in Progress, galleria fotografica di via San Vittore 13 a Milano, sceglie sempre bene chi rappresentare: annovera tra i suoi autori Lucien Clergue, Lelli e Masotti, Gian Paolo Barbieri, Giuseppe Mastromatteo, Valerio Berruti. Da domani 6 giugno, in corrispondenza con l’apertura della Milano Photo Week che animerà la città con molti eventi culturali, ospiterà la prima personale italiana di uno dei più apprezzati fotografi statunitensi, Greg Gorman. In quaranta opere verrà sintetizzata la sua trentennale carriera. Il percorso espositivo affianca ritratti non convenzionali di celebrità ai suoi nudi classici, scatti in cui emerge la sua essenza purista connotati da una luce violenta, da assenza di sfondi, arredi essenziali, bianco e nero dai forti contrasti. L’obiettivo di questo maestro del ritratto si è posato sull’intero jet set hollywoodian, da Al Pacino a John Travolta a Sharon Stone o Michael Jackson e Gerard Depardieu…

Nei suoi scatti c’è un attento studio sul linguaggio del corpo, nel quale esalta rotondità e movenze delle masse muscolari, che ottiene curando il punto di ripresa, le tonalità, la posizione delle luci e la creazione delle ombre. Queste ultime giocano un ruolo importante nei suoi ritratti,  perché rappresentano quella porzione di spazio inaccessibile allo spettatore, stimolandone la curiosità e la volontà di saperne di più. Il nero è il non detto, lo spazio aperto all’interpretazione di chi osserva. Maestro della messa in scena, l’artista arricchisce la sua gamma dei volti con molti studi sulla figura e, dunque, con una varietà di linguaggi corporei. Da Leonardo di Caprio agli inizi degli anni Novanta ad Alex Pettyfer, ritratto nel 2008, la serie di immagini esposta testimonia l’incessante ricerca dell’eterna giovinezza.

Una volta Gorman ha detto: “Per me una fotografia ha più successo quando non risponde a tutte le domande e lascia qualcosa a desiderare”.
In questa affermazione è, forse, l’essenza della sua visione inconfondibile.

 

BEYOND THE PORTRAIT, Greg Gorman

29 ARTS IN PROGRESS gallery – Via San Vittore 13, Milano

Aperta da 6 giugno al 1 settembre 2018 con ingresso libero. Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00. Altri giorni e orari su appuntamento

Informazioni: tel. 02 94387188; info@29artsinprogress.com

Sito internet: www.29artsinprogress.com

 

 

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Lorenzo Zoppolato – La luce necessaria

Piccole Storie di EyesOpen! #3

In Messico, percorrendo una strada sterrata a mezza giornata di cammino da Huahutla de Jimenez, in un remoto cimitero, i tempi della vita e della morte si sovrappongono. Lontano dai flash artificiali delle grandi città, la luce assume la forma di una chiave che utilizzo per aprire spiragli nella realtà: qui il mondo dei vivi e quello dei morti si prendono per mano.

In questo luogo trovo “la luce necessaria” per affrontare le mie paure e parlare ai miei fantasmi. Sciolgo le redini della mia fotografia: non cerco il racconto etnografico di qualcosa di lontano, ma cerco di documentare tra me, i miei soggetti e l’ambiente che ci circonda. L’ingrediente principe di questa storia è il realismo magico che tanto amo nella letteratura e che abita e feconda il mio immaginario. In punta di piedi prendo parte a riti ancestrali preispanici che si fondono con quelli cristiani e divento intimamente parte di ciò che fotografo. Confondo il reale con l’immaginario ed è proprio lì che la luce necessaria mi permette di vedere, come un riflesso, “la sorella del sonno”. Mi lascio prendere per mano e riesco a camminare in equilibrio sul confine, prima invisibile, tra la vita e la morte.

Lorenzo Zoppolato è un fotografo professionista di 28 anni. Nel 2014 ho ottenuto una borsa di studio per il master in photography and visual design presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e inizia ad esporre presto, inizia da una mostra collettiva con il lavoro “Expoland” allo Spazio Forma Meravigli di Milano. Vince, a Bibbiena, il primo premio al festival “Foto Confronti” presso il Centro Italiano Della Fotografia a D’Autore e il secondo premio al “Portfolio Italia” organizzato dalla Fiaf. Una serie di altri riconoscimenti lo accompagnano, dal primo premio nel concorso “Black&White photographer of the year” nella categoria “Emerging Talent category”, e finalista nel concorso internazionale LensCulture Street Photography Awards 2015. Fino ad arrivare al 2018 con il riconoscimento più recente, dove è finalista, al “Italian street PhotoFestival”

Continua il suo percorso tra le soddisfazioni e le delusioni nel mondo della fotografia, andando avanti con tenacia e talento.

 

 

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Riccardo Simoncini – L’inganno della bellezza

Piccole Storie di EyesOpen! #1

Marzo 2017. Il viaggio d’istruzione di quinta liceo, meta: la Grecia. Le tappe da visitare prevedono le pietre miliari dell’arte occidentale: templi, statue e siti archeologici perfettamente conservati per migliaia di anni e considerati da sempre come ideale assoluto di perfezione, di bellezza inimitabile e irraggiungibile e per questo visitati ogni anno da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.

Quella che questi turisti visitano, così come noi studenti, è solo però una faccia della Grecia, quella del passato, quella che tutti desiderano vedere e fotografare. È una Grecia viva, forte, ricca di bellezza e armonia. Ma purtroppo questo non è il suo unico volto.

Infatti durante gli spostamenti da un luogo storico all’altro, l’atmosfera cambia e si fa carico del presente, della quotidianità di un Paese che prima di tutto sta vivendo duramente la crisi economica, ma che allo stesso tempo è parte di una contemporaneità virtuale e dinamica, dove tutto prende parte al continuo fluire del tempo, ciò che il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman chiama “modernità liquida”.

“L’inganno della bellezza”, sviluppatosi durante una semplice e breve gita scolastica, intende affrontare proprio questo confronto tra due facce coesistenti di uno stesso Paese, una legata indissolubilmente al passato e l’altra al presente. Quest’ultima, apparentemente negativa, non deve essere ignorata, ma deve essere invece considerata, documentata e soprattutto accettata. Il nostro presente non deve essere abbandonato in virtù di un passato glorioso, ma deve essere curato e valorizzato allo stesso modo, perché questo stesso presente diventerà in futuro un passato che sta a noi determinare.

 

Riccardo Simoncini è nato ad Asti nel 1998. Frequenta la facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Torino. Fin da molto giovane coltiva le passioni della fotografia, della grafica e del cinema. Nel 2015 vince il Selected Works Prize al concorso fotografico International Filter Photo Contest organizzato da Kenko Tokina. Ha scritto e diretto due cortometraggi: Eyes for All (2015), selezionato dal Sottodiciotto Film Festival e Metamorfosi (2016) selezionato dal Central Film Festival (Missouri).

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Interview – Alys Tomlinson and her winning series “Ex Voto”

Barbara Silbe

Alys Tomlinson is an award-winning editorial and fine art photographer based in London. She was named “Photographer of the Year” at the prestigious Sony World Photography Award 2018. The World Photography Organization assigned the prize (25.000 $) to her winning series “Ex-Voto”, focused on religious devotions she found in many Christian pilgrimage sites worldwide. She often  photographed  anonymously and hidden places where pilgrims leave ex-votos as expressions of hope and gratitude, creating a tangible narrative between faith, person and the landscape. Taken at the pilgrimage sites of Lourdes (France), Ballyvourney (Ireland) and Grabarka (Poland), the project encompasses formal portraiture, large format landscape and small, detailed still-lifes of the objects and markers left behind. Shot on 5×4, large format film, the images evoke a distinct stillness and reflect the mysterious, timeless quality present at these sites of great spiritual contemplation. People and landscape merge as place, memory and history entwine. All the images are taken in 2016/2017

Hi Alys, would you define yourself a photographer or an artist? And why?

I consider myself primarily a photographer or perhaps a photographic artist. My work is often heavily research-based and my latest project ‘Ex-Voto’ drew on my Anthropological studies, so maybe I would even call myself a photographer and researcher.

What is Photography for you?

It starts as a curious impulse or fascination and is driven by the desire to find out more about a certain subject or community. Photography gives me freedom to explore ideas and allows me to tell the stories of others, to discover the unseen and document that in a very personal way.

Tell me more about the project winner of the SWPA.

I’ve been working on ‘Ex-Voto’ for around five years, exploring Christian pilgrimage sites in Ireland, France and Poland. The project is all shot on black and white, large format film and consists of three strands – portraits of the pilgrims, still life shots of the ‘Ex-Voto’ and the wider landscapes.

Tell me more about your feeling and mood when you realized you were named Photographer of the Year SWPA 2018

I was amazed and surprised, but also very happy that that the judges had seen meaning and depth in my work. To get this type of recognition for a project I have committed to for so long is hugely rewarding.

You are a great portrait maker, you put an extraordinary formalism in your landscape and you demonstrate an out of order capability to tell stories. What you like the most, and why, if you can choose?

I am always drawn to making portraits and find the connection you have with that person very interesting, as I am fascinated by people and how we relate to each other and our environment. However, I also love the stillness of photographing landscapes. With landscapes, it is often just me and the camera and I enjoy that solitude. I’m not sure that I can pick a favorite!

What surprised you most in this work on spirituality?

How open people were about their faith and how complex their beliefs were. I was also surprisingly moved at these pilgrimage sites, even as a non-believer there is a very special aura and unique feel when you are there.

You studied English literature before studying photography, do you think this first part of your schooling shaped your vision in art?

Photography is all about storytelling and I think my interest in literature and reading has shaped my work. The structure of good writing can be transferred to photographic storytelling. I am also very influenced by cinematography and film, particularly the work of directors such as Haneke, Tarkovsky and Pawlikowski.

Tell me something about your equipment, why do you use a huge Victorian-style single frame camera for this project?

It’s a very slow and considered approach, which means I have to think carefully about each shot. As the negatives are 5×4 inches, it allows for great detail. Also, the method of using large format is almost ritualistic, reflecting the religious subject matter.

How did you start your career and when?

After graduating from my BA degree, my first job was taking photographs around New York for the Time Out Guide, which taught me to be organized, creative and independent. I’ve been working as a professional photographer for around 10 years, combining commissioned work with my personal projects.

What’s the fun part of your job? and which one is the most demanding?

The most demanding is the dedication required and the need to hold on to the conviction that the work you’re making is of value. The most fun is meeting people I would never normally meet in my everyday life and taking off on photographic adventures, never knowing where it’s going to lead…

Which are your main future project after this important victory?

Winning the SWPA has instilled in me a need to prioritize my personal projects and not lose sight of that. I am hoping for a solo exhibition of the work and I’m also planning on making the ‘Ex-Voto’ project into a book which I’m very excited about, so I am currently looking at design options for publication.

 

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VII Summer School of Visual Storytelling

Paul Lowe
Segnaliamo con piacere:

PAUL LOWE, ZIYAH GAFIC, SARA TERRY

VII Summer School of Visual Storytelling
06/12 Luglio 2018
 II Sarajevo, Lukomir, Srebrenica, Bosnia

LINKE in collaborazione con VII Agency presenta:

Summer school of storytelling
Una masterclass con Paul Lowe, Ziyah Gafic e Sara Terry:
tre maestri della fotografia che negli ultimi 25 anni hanno documentato in profondità non solo l’atrocità del conflitto, ma anche le conseguenze del dopoguerra.

Un’esperienza formativa unica con tre professionisti dalle diverse prospettive, che in una settimana di lavoro aiuteranno i partecipanti a sviluppare nuove abilità sul campo, risolvere i problemi con creatività e intelligenza e a sviluppare il proprio stile, facendo un lavoro mirato sull’identità fotografica di ognuno.
Una parte del corso inoltre, sarà dedicata ai metodi per la corretta impostazione di un progetto a lungo termine,  dalla pianificazione alla presenza del testo nel corpus visivo, fino alla ricerca dei fondi necessari per finanziarlo.

L’Agenzia VII – con il lavoro prodotto durante la guerra in Bosnia, ha lasciato un segno duraturo nella storia del fotogiornalismo e ha realizzato alcune delle immagini più iconiche del 20° secolo sul conflitto e sulle sue conseguenze.

Durante il corso verranno assegnati compiti fotografici personalizzati che metteranno alla prova la capacità di problem solving, dando spazio alla creatività e all’intelligenza oltre che alla tecnica.

Il workshop prevede due momenti fotografici intorno alla città di Sarajevo, al remoto villaggio di montagna di Lukomir e a Srebrenica, in occasione della la commemorazione annuale dele vittime del genocidio del 1995.
I fotografi coinvolti hanno vissuto e lavorato in Bosnia negli ultimi 25 anni documentando in profondità la situazione della guerra e del dopoguerra da una serie di prospettive.

La Bosnia stato emergente che sta ancora affrontando gli effetti a lungo termine della devastante guerra civile che infuriava nel paese dal 1992 al 1995, oggi offre una visione unica di ciò chela guerra civile fa ad un paese secolare e
prospero. Nonostante L’accordo di pace di Dayton firmato nel 1995 che garantisce il ritorno dei rifugiati e la restituzione della proprietà privata, le tensioni etniche rimangono elevate e la comunità internazionale rimane un fattore determinante nel mantenere uno stato alquanto disfunzionale; un paese rimane diviso lungo le linee etniche con le quattro religioni diverse (Islam, il cattolicesimo, il cristianesimo ortodosso e l’ebraismo) che vivono fianco a fianco.

Sarajevo, la capitale, affascinante da visitare ed esplorare, è un mix unico di oriente e occidente e con la sua lunga e complessa storia è una città da scoprire.

Lukomir è il villaggio montano più alto e isolato della Bosnia, dove gli abitanti vivono ancora secondo le tradizioni degli altipiani del Dinaric, offrendo uno spaccato unico nel passato europeo. Il villaggio posto sul canyon mozzafiato di Rakitnica, i monti Obalj e Visocica.
Si potranno conoscere gli abitanti del villaggio e vedere come vivono in questo bellissimo ma difficile ambiente.
Ci sarà un’escursione facoltativa alla Cascata di Perugua (alta circa 40 metri) a Gornji prima di tornare Lukomir, uno dei pochi villaggi in Bosnia, se non l’unico, a non essere stato toccato dalla guerra.

Srebrenica è una piccola città nella Bosnia orientale (a 100 miglia da Sarajevo) ed è il luogo del primo atto di genocidio dall’Olocausto, sul suolo europeo. Ogni anno, l’11 luglio, i funerali delle vittime identificate si svolgono nel centro commemorativo di Srebrenica come parte della commemorazione del genocidio e migliaia di persone in lutto partecipano alla cerimonia.

Programma
Al di fuori delle presentazioni e dei tutorial individuali, ogni partecipante sarà libero di esplorare e girare per la cosmopolita città di Sarajevo.
Durante il corso ciascun tutor presenterà il proprio lavoro sulla Bosnia, ci saranno esercitazioni individuali secondo singole esigenze,
e sessioni di gruppo su come riuscire a finanziare, portare a termine progetti a lungo termine e su come sviluppare un proprio
portfolio personale, non solo risolvendo questioni tecniche, ma sviluppando strategicamente nuove abilità di narrativa visuale.
6 luglio
Arrivo e drink di benvenuto la sera.
7 luglio
Sessione 1: schema del programma del workshop e obiettivi
Sessione 2: lavorare sul proprio stile visivo
Sessione 3: esercitazioni individuali: 30 minuti con ciascun tutor a turno con i partecipanti del workshop
Sessione 4: Presentazione di Paul Lowe del suo lavoro in Bosnia
Sera: cena di gruppo nel ristorante locale
8 luglio
Sessione1: presentazione di Sara Terry del suo lavoro in Bosnia
Sessione 2: esercitazioni one-on-one
Sessione 3: Sviluppo di progetti a lungo termine con Sara Terry
Sera: partenza per un viaggio notturno a Lukomir
9 luglio
Tutto il giorno a Lukomir, ritorno in prima serata
10 luglio
Sessione 1: presentazione di Ziyah Gafic del suo lavoro in Bosnia
Sessione 2: : Presentazione lavoro fatto di Lukomir
Sessione 3: La poetica della visione con Ziyah Gafic
11 luglio
Escursione di un giorno a Srebrenica per la commemorazione annuale del massacro del 1995.
12 luglio
Sessione 1: Presentazione lavoro di gruppo di Srebrenica.
Sessione 2: esercitazioni individuali
Sessione 3: Riassunto finale e sessione di domande e risposte con tutti e 3 i tutor
Cena di chiusura
INFO PRATICHE & Condizioni
Insegnanti: Paul Lowe, Ziyah Gafic, Sara Terry
Località: Sarajevo, Lukomir, Srebrenica, Bosnia
Costo: 2,000 $ USD (1620 euro circa secondo i tassi cambio)
Durata: 7 giorni
Partecipanti: 15<20
Livello: tutti i livelli
Borse di studio: siPer prenotare un posto al workshop, è richiesto un deposito pari al 25% del costo totale del workshop.
Il pagamento finale e completo del saldo è dovuto entro e non oltre 120 giorni prima della partenza.
La prenotazione sarà annullata se il pagamento completo non è stato ricevuto entro 120 giorni prima della partenza.
Il deposito se non è rimborsabile. Consigliamo ai partecipanti di stipulare un'assicurazione contro l'annullamento del
viaggio. Se, in circostanze eccezionali, di infortunio o malattia, gli insegnanti non saranno disponibili saranno sostituiti
con un altro fotografo VII.
La quota del workshop include: 7 gg di WKS, un pranzo e la cena finale.  Generi di conforto durante il corso e tutti i
viaggi interni per il paese. Non include viaggio, pasti e alloggio.  Per chi fosse interessato esiste la possibilità di
alloggiare in case locali tramite airbnb a tariffe molto basse.
Invitiamo a sottoscrivere un'assicurazione contro l'annullamento del viaggio, perdita di oggetti personali e infortuni.
Si prega di verificare i requisiti di visto che possono variare a seconda della nazionalità.
http://viiphoto.com/event/vii-summer-school-of-storytelling/      VII Agency in partnership with LINKE.Lab
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Katia Morichetti – L’impossibile altrove

Barbara Silbe

Di Katia Morichetti colpisce l’uso che fa del mezzo fotografico. Come fosse un’estensione del pensiero, trasforma l’obiettivo in un microscopio attraverso il quale analizza il mondo che le sta intorno, la sua famiglia e la sua stessa persona. Nel suo esprimersi, non ricorre però a quel genere d’indagine che diventa essenza meditativa come nelle opere-astrazione di Abbas Kiarostami, non usa nemmeno l’autoritratto alla Francesca Woodman a cui moltissime autrici dopo di lei si sono ispirate. Katia è documentale, dà attenzione alla storia, vuole fermare le cose che le accadono, analizzarle e ripensarle anche nei giorni a venire. Con questa serie compie un atto coraggioso, quello di svelare se stessa e i suoi ricordi. Attraverso l’arte manifesta il desiderio di mettere un punto e proseguire. E’ introspettiva, non introversa. Ogni inquadratura è un racconto a sé stante ed è discorso che si srotola. Ogni fase del suo narrare cerca soluzioni, fosse anche solo interiori, a darle equilibrio. E in chi osserva resta la voglia di una seconda puntata con il lieto fine.

Katia Morichetti è nata a Macerata nel 1975. Ha iniziato a interessarsi di fotografia solo sette anni fa, ma ha già al suo attivo diverse mostre, pubblicazioni e riconoscimenti. Questo ci scrive la stessa autrice per introdurre il suo portfolio:

“Qualche giorno prima del mio ottavo compleanno i miei mi portarono da uno psicologo infantile.
Balbettavo.
Lo psicologo fece le cose che una bambina intelligente e introversa si aspetta:
disegna la tua famiglia, disegna tua madre, la tua casa. Poi lui parò coi miei e,
quando ce ne siamo andati mi sono ritrovata due genitori che non erano quelli
che ricordavo, quelli di un’ora prima, insomma.
Mia madre mi ascoltava, mio papà sorrideva.
Si parlavano tra loro.
Sorridevano parlandosi tra di loro.
Non va bene, pensai, chi sono questi?
Questa curiosa situazione durò mezza giornata.
Il giorno del mio compleanno già si ignoravano di nuovo tra di loro, ed iniziavano
ad ignorare di nuovo anche me.
Mia madre riprese i suoi rancori, poggiati momentaneamente sulla scrivania dello psicologo,
e se li rimise nell’abito da casa a fiori.
Mio padre prese i suoi sensi di colpa e tornò a tenersi occupato per non pensare:
l’orto, i libri, poi la tv.
La causa della balbuzie non è chiara: dicono ansia, rabbia repressa, ereditarietà.
Di fatto, io sentivo di incespicare con le parole perché volevo essere ascoltata
per un tempo un po’ più lungo ed avevo così tanto da dire.
Ma non mi capitava che qualcuno mi ascoltasse.
Che loro mi ascoltassero.
Non capitava praticamente mai.
A casa mia, si sta molto in silenzio”.