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Portfolio – Marco Merati, “1000 metri da casa”

1000 METRI DA CASA
Questo progetto fotografico nasce dal tempo, dalla sorpresa di camminare lentamente per le vie di un quartiere che dovrei conoscere bene, considerato che ci abito da sette anni. E che invece, ho sempre vissuto di fretta. Viviamo veloci e non abbiamo tempo di fermarci a guardare quello che abbiamo intorno. Quando lo facciamo, ci stupiamo delle molte cose che ci passano davanti e che neppure vediamo. Succede con le strade, ma immagino che sia così anche con le persone che incontriamo sul nostro cammino. Ho imparato ad osservare lentamente, ad avere tempo, a ritornare più volte negli stessi luoghi e nelle stesse strade, sullo stesso angolo di strada, scoprendo sempre punti di vista differenti e angolazioni nuove. Ho cominciato a portarmi la macchina fotografica, in una tracolla, come se non ci fosse e, camminando e osservando lentamente, ho iniziato a fotografare. Le strade che avevo percorso mille volte acquistavano un aspetto nuovo. Un muro di mattoni, un giardino, una vecchia fabbrica, un grande viale, un cancello chiuso, uno spazio abbandonato, un’architettura moderna. Ho passato un mese così, poi è cresciuta la curiosità di scoprire di più. Allora sono entrato all’interno di vecchie fabbriche, di capannoni in disuso, in aree chiuse e abbandonate, nel grande bosco della Goccia, sono salito sui gasometri per ammirare il paesaggio e sono entrato in decadenti palazzotti di inizio ‘900, con enormi turbine, dove gli zingari avevano lasciato un segno del loro passaggio, negli spazi del Politecnico, in uffici di spedizionieri. Ho conosciuto tanta gente che mi ha arricchito. Vagabondi, ex operai della Montedison, proprietari di antiche fabbriche che hanno resistito al tempo, ingegneri nostalgici, rom, studenti fuori sede del Politecnico, immigrati, comitati di lotta, genuine signore milanesi dai ricordi ancora vividi, scultori ed artisti che hanno arricchito di opere d’arte un luogo sconosciuto. Mi sono spostato di solo un chilometro da casa mia ed ho scoperto il mondo. Forse è un mondo un po’ decadente per alcuni, troppo cittadino o metropolitano. Ma la poesia è ovunque. Se solo camminassimo sempre un po’ più lentamente…

BOVISA o del nessun luogo
Il progetto fotografico nasce con l’dea di cristallizzare il paesaggio e le trasformazioni urbane di un quartiere, attraverso una ricerca fotografica di luoghi e di simboli che consumiamo quotidianamente, senza però coglierne l’essenza sociale e il valore storico. Le grandi fabbriche di un tempo, amate da Testori, da Luchino Visconti e Le Corbusier, ritratte da Sironi, sede di cultura del lavoro e lotte operaie, hanno lasciato profonde cicatrici nel territorio: luoghi senza nome, capannoni silenziosi, cancelli chiusi sul vuoto e muri di cinta innalzati sul nulla. Le architetture industriali sono a ricordarci il tempo passato, come le vecchie
cascine, che a dispetto di ingombranti e colorati palazzi, sembrano quasi indifferenti al passare del tempo. Nella chiesa della Bovisa, a lato dell’altare maggiore, è quasi nascosto un affresco sacro, dove alle spalle di una Madonna in preghiera si riconoscono le ciminiere delle vecchie fabbriche della zona. Simbolo di un legame inscindibile tra la sacralità e la cultura del lavoro, che qui è sempre stato presente.
Un angolo di Milano che offre sorprendenti contrasti urbanistici, un paesaggio urbano unico in continua trasformazione, eppure immobile nelle sue contraddizioni e nelle sue dissonanze. Un luogo sospeso tra memoria e riscatto, in bilico tra passato e futuro dove il tempo sembra scorrere in modo circolare. Un luogo costellato di non luoghi. Il profondo processo di recupero edilizio di ampi insediamenti produttivi si mescola ancora con le poche architetture di un’archeologia industriale che, con le ciminiere delle vecchie fabbriche abbandonate, gli scheletri delle officine e dei gasometri dismessi, resistono schiacciati tra la ferrovia e la circonvallazione. Le scellerate decisioni di varie giunte comunali che si sono susseguite negli ultimi trent’anni hanno cancellato un patrimonio culturale, sociale e architettonico unico.
Nei luoghi dove si ergevano grandi fabbriche ora resta il vuoto. E con il vuoto si cancella la memoria. Intanto, la riqualificazione urbana avanza colorata e prepotente, come a scrollarsi di dosso la polvere dell’indifferenza, del declino. E da qui riparte la mia ricerca fotografica: una narrazione visuale per riscoprire il passato e fissare su una stampa il presente, in un dialogo onirico con il futuro.

Biografia

Marco Merati è nato a Milano. Terminati gli studi di fotografia, inizia a lavorare come assistente in diversi studi fotografici che si occupano di fotografia industriale e pubblicitaria. Contemporaneamente inizia a collaborare con studi di architettura e imprese di costruzioni. Pubblica su riviste del settore ( Costruire, VetroSpazio, Abacus) e realizza diverse brochure di presentazione per imprese ed architetti. Pubblica anche su” l’Arca” e “Ville e Giardini” La passione per l’architettura lo spinge a ritrarre vari luoghi di Milano realizzatI in grande formato, e una serie di fotografie  vengono esposte nel 1995 alla galleria “Il Diaframma” di Lanfranco Colombo nell’ambito di un concorso per giovani fotografi. Da oltre vent’anni lavora nel turismo.

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Mostra – Gianmarco Maraviglia, “Under Covid”

Apre il 15 settembre, presso l’associazione culturale Zona K via Spalato 11, a Milano, la personale di Gianmarco Maraviglia a cura di Chiara Oggioni Tiepolo. La serie di fotografie esposte racconta il tempo sospeso del lockdown e la conseguente riapertura, in una narrazione a metà fra il racconto intimo e l’indagine fotogiornalistica, pur evitando la dimensione più dettagliata della malattia. Ma anche lui si è ritrovato di fronte al dilemma del “disallineamento”. Come rappresentare e sintetizzare dunque visivamente il cambio di piano sequenza del reale che le nostre esistenze hanno subito? Nasce così il glitch, l’errore di sistema. Immagini di “matrixiana” suggestione che lasciano aperto un interrogativo sul nostro futuro prossimo.

E’ come se qualcosa si fosse inceppato e poi rotto. Rotto il tempo, la realtà, le abitudini. Il senso di libertà, la leggerezza, una certa arroganza nel dare per scontata la vita, perfino. Quella vita. Poi è arrivato il giorno in cui è cambiato tutto. Stroncata la spensieratezza, annullata una gestualità tipicamente italica, spazzato via lo scorrere “normale” delle consuetudini e delle giornate. Ci si è scoperti vulnerabili, l’universo tutto da conquistare si è rimpicciolito fino a entrare
all’interno delle pareti domestiche. Polverizzate le certezze, spogliate le impalcature, ci si è stretti alle uniche sicurezze ancora solide.
Si è aspettato, come se fossimo rinchiusi in un bunker, che un’entità altra ci desse nuovamente il via libera. Si è affidata la nostra esistenza prima a un bollettino, poi alle tecnologie. La parola “controllo” ha assunto le tinte rassicuranti di un mantello di protezione. E infine la riapertura. Evviva. Ecco dunque tutti riversarsi in strada, con la fretta e l’urgenza di riappropriarsi del tempo che fu, la necessità quasi fisica di convincersi che fosse tutto finito, passato, pronto a essere dimenticato. Eppure. Abbiamo fatto finta che non fosse successo niente, volevamo che non fosse successo niente. Ma qualcosa continua a non funzionare. Ed è solo adesso, probabilmente, ora che le emozioni si depositano e sedimentano, che abbiamo il coraggio e la lucidità di comprendere quanto davvero quella frattura del normale si sia fissata dentro di noi in maniera irreversibile.

Inaugurazione – 15 settembre 2020, ore 19. Aperta fino al 24 settembre

Orari: da martedì a domenica 17.00 – 21.00, lunedì 17.00 – 19.00. Ingresso gratuito contingentato a max 20 persone contemporaneamente
ZONA K è un’associazione culturale con attività riservate ai soci. Per accedere alla mostra
occorre inviare la richiesta tesseramento almeno 24 ore prima sul sito www.zonak.it, costo tessera € 2,00.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
ZONA K – Via Spalato 11 – 20124 Milano
biglietti@zonak.it |T. 02.97378443 – CELL: 393.8767162 (da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle
19.00)
www.zonak.it