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WeWorld Festival, da BASE Milano e online diritti umani, fotografia e tanto altro

Si chiude oggi l’undicesima edizione di WeWorld Festival, evento sulla condizione delle donne in Italia e nel mondo organizzato da WeWorld, ONG italiana che da cinquant’anni difende i diritti di donne, bambini e bambine in 27 Paesi. Il Festival si è svolto presso lo spazio BASE di Milano e online sulla pagina Facebook di WeWorld. Tre giorni di talk, dibattiti, performance e mostre, tutti ad accesso libero e gratuito, per continuare a parlare di empowerment, di diritti e della condizione femminile: un argomento tanto più importante nell’Italia di oggi, che ha visto le donne prime vittime economiche e sociali della pandemia. Tema centrale di questa edizione saranno gli stereotipi, di genere ma non solo, antichi e nuovi, che costituiscono ancora il fondamento della mancata inclusione di molte donne nella vita sociale, politica, economica e culturale del nostro Paese. Dagli stereotipi di genere a quelli legati all’aspetto fisico e al bodyshaming, dagli stereotipi su donne e maternità fino alla violenza di genere.

La fotografia è stata protagonista anche in questa edizione, con tre produzioni inedite di WeWorld: “Il Tempo Sospeso”, progetto multimediale realizzato con la fotografa internazionale Francesca Volpi, ospitato a BASE durante i giorni della kermesse con uno scenografico allestimento, grazie al contributo di Canon. Attraverso testimonianze e fotografie, Francesca Volpi, che ha visitato i campi dove opera WeWorld nella Valle della Bekaa e ad Akkar in Libano, accende i riflettori sulla vita delle rifugiate siriane a 10 anni dall’inizio del conflitto in Siria; “Io dagli Altri” con la fotografa Arianna Arcara – un progetto di ritratti, intimo e commovente per raccontare gli stereotipi delle adolescenti nelle periferie dove interviene WeWorld – che verrà presentato domenica in anteprima e il reportage fotografico di Vincenzo Montefinese presso la comunità Sikh nell’Agro Pontino per la ricerca condotta per WeWorld sullo sfruttamento lavorativo di donne migranti nella filiera agroalimentare, che verrà presentato venerdì.

Altri protagonisti di questa edizione: la star del fumetto Fumettibrutti (Josephine Yole Signorelli), la disability right advocate Sofia Righetti, le giornaliste Jennifer Guerra, Floriana Bulfon, Cristina Sivieri Tagliabue, Corinna de Cesare, Ilaria Dondi e Emanuela Zuccalà, le photo editor Manila Camarini e Renata Ferri, le fotografe Francesca Volpi e Arianna Arcara, le scrittrici Antonella Lattanzi, Elvira Serra, Viola Di Grado, lo scrittore Gianluca Nativo, l’autrice Marina Di Guardo, l’imprenditrice digitale e attivista Veronica @spora Benini, l’attrice Vittoria Schisano e l’attore Alberto Malanchino, la campionessa olimpica Elisa di Francisca, la ex tennista professionista ora life coach Sara Ventura, l’attivista Carlotta Vagnoli, le scrittrici e curatrici del progetto “Musa e Getta” Arianna Ninchi e Silvia Siravo, le giornaliste e autrici Daniela Simonetti e Tiziana Ferrario, le blogger di “Mammadimerda” Sara Malnerich e Francesca Fiore, l’antropologa Benedetta Barzini, la psicologa Elena Giulia Montorsi e la filosofa Maura Gancitano di Tlon.

Non sono mancate performance e spettacoli dal vivo: la performance live dei The Pozzolis Family, ovvero Gianmarco Pozzoli e Alice Mangione, una delle famiglie più famose del web, l’ascolto guidato del musicista David Blank, il monologo Favole con l’* dell’attore Massimiliano Loizzi, e a chiudere il Festival una conversazione con l’attrice Valeria Solarino.

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Robert Lundin – Sentinelle della prateria

Robert è un fotografo fine art svedese che, scrive, non pratica il mestiere a tempo pieno. Il suo stile seriale lo ha condotto a catalogare dei silos solitari in mezzo a grandi spazi, che resistono agli elementi naturali e al trascorrere degli anni, antichi testimoni del lavoro dell’uomo. Cartoline dall’Antropocene, le sue, inanimate, astratte, che pur escludendo soggetti vivi, ne fanno intuire tutta la presenza. Nella sua indagine contano il colore, le sfumature, la prospettiva le dimensioni, i vuoti e i pieni, le linee, i segni lasciati sui muri… ma più di tutto conta l’immaginazione che qui lo ha condotto e da qui lo fa (ci fa) partire per un viaggio nel tempo. Questi edifici si ergono come fari decadenti sopravvissuti all’uomo, eppure scopriamo, attraverso questa serie, che possiedono la nostra stessa caducità.

 

“Il lavoro di Robert mi ha colpito per la pulizia delle sue foto e per l’equilibrio che riesce a donare all’interno dei suoi fotogrammi. Gli scenari che ritrae sono degli enormi silos, delle maestose cattedrali circondate da un paesaggio innaturale, tanto da sembrare un set cinematografico abbandonato e sospeso nel tempo”

(Antonio Verrascina)

 

“Gli elevatori per cereali nordamericani mi hanno sempre incuriosito per le loro enormi dimensioni e per il loro design monolitico unico e senza finestre, come cattedrali che resistono agli elementi del tempo e segnalano la sublime presenza umana. Le persone sono innegabilmente al centro della storia e le loro impronte sono assolutamente ovunque nelle mie foto – ma non sono fotograficamente il soggetto principale. Attraversando il Canada occidentale nel 2018 ho esplorato la provincia canadese, principalmente agricola, del Saskatchewan. Durante questo percorso ho incontrato praterie e deserti sconfinati, luoghi in cui mi sono sentito totalmente in pace. Ciò che mi attrae è la sbalorditiva sensazione di soggezione quando si sperimenta il contrasto tra la vulnerabilità dell’uomo con la maestosità di ciò che è in grado di costruire. Lo scopo del mio lavoro è quello di trasmettere questa sensazione di imponenza e la sublimità dell’uomo in questa grande macchina che chiamiamo società. Penso che i vecchi edifici sopravvissuti alle generazioni umane, siano diventati fari nel tempo, anche se nel frattempo, stanno scomparendo proprio davanti ai nostri occhi: in Saskatchewan circa il 90% non esiste più”

(Robert Lundin)

 

Note biografiche

Cresciuto nei Paesi Bassi e in Svezia, Robert Lundin ha inizialmente avuto una lunga carriera nel business, conseguendo un Master in Economia aziendale a Rotterdam. Tuttavia, la fotografia è stata la sua vera passione. Ha seguito diversi corsi presso l’Accademia Fotografica di Stoccolma, tenendo numerose mostre nella sua città e a Parigi. Ha lasciato la sua carriera nel marketing nel 2017 per concentrarsi su nuove progetti di vita, tra cui viaggiare e fotografare.

www.robertlundinphotography.com