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Joana Choumali – L’Ultima Generazione

Testo e Fotografie di Joana Choumali

Pubblicato su EyesOpen! n. 7 – SUD

Gli “Hââbré” sono l’ultima generazione con le cicatrici sul volto. Ho prodotto questa serie per non dimenticare.

La scarificazione consiste nell’eseguire un’incisione superficiale della pelle umana. Ha origini antiche. Comunemente praticata in Africa, ha sostituito il tatuaggio che si distingue poco sulla pelle scura. È una decorazione del corpo, rito di passaggio all’età adulta o segno d’appartenenza a un gruppo o status sociale, usanza ancestrale che oggi tende a scomparire a causa della pressione da parte delle autorità religiose e dello stato, o delle abitudini comuni o per l’introduzione di capi di abbigliamento nelle tribù.

Questa serie di ritratti solleva la questione del legame tra passato e presente e dell’immagine di sé sulla base di un contesto acquisito. E illustrano la complessità delle identità africana contemporanea divisa tra il suo passato e il futuro.

Mettendomi a fare ricerche sul tema, ho scoperto che esistevano pochissime immagini recenti sull’argomento. Ho avuto qualche difficoltà a trovare le persone da fotografare, un po’ per la loro rarità e un po’ perché si rifiutavano di posare. Integrati nel mondo del lavoro di una metropoli come Abidjan, questi uomini e donne testimoniano la loro identità culturale ed etnica indossandola sul loro volto. A volte fiere, a volte pesanti da tollerare, queste sacrificazioni sono la prova della loro appartenenza a un’etnia, a una cultura.

 

Il libro “Hââbré, L’ultima generazione”, è vincitore del Fourthwall Books Photobook Award 2016. È edito da Fourthwall Books.

Joana Choumali, nata nel 1974, è una fotografa di “fine art” con base ad Abidjan, Costa d’Avorio. Ha studiato Arti grafiche a Casablanca in Marocco e, prima di intraprendere la sua carriera fotografica, ha lavorato come direttore artistico in un’agenzia di pubblicità. Lavora principalmente su ritratti concettuali, mixed-media e documentari. Joana usa la sua fotografia per esplorare la propria identità. Gran parte del suo lavoro si concentra sull’Africa e ciò che, come africano, sta imparando sulle mille culture che la circondano. Il suo lavoro le permette di esplorare le sue idee e la nutre mentre espande le sue concezioni del mondo.