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Il writer Endless in mostra a Milano

Di Barbara Silbe

Endless venne scoperto per le strade e sui muri di Londra ed è oggi uno dei più apprezzati e noti street-artist della scena internazionale contemporanea. Non è un fotografo, ma lo segnaliamo volentieri sulle pagine di EyesOpen! Magazine mossi dallo spirito di commistione tra le varie discipline artistiche che ci è sempre piaciuto. Le sue opere, da ieri in mostra al Salotto di Milano di corso Venezia 7, nel capoluogo meneghino, sono dissacranti ed estetiche, apparentemente leggere, ma con al loro interno un messaggio provocatorio potente di critica alla società del consumi e alla futilità del lusso. La sua fama è aumentata sempre più, fino a catturare l’attenzione dei curatori, dei galleristi e dei media di tutto il mondo. Gran parte del suo lavoro si concentra sulla rappresentazione di elementi chiave della società odierna, coprendo aspetti come il “culto del marchio”, la pubblicità, il consumismo e la cultura della celebrità.

Oltre che per le strade di Londr,a le sue opere si possono visionare nella galleria londinese Cris Contini Contemporary, partner di questa esposizione italiana dal titolo The Queen & Culture Exhibition che si è tenuta a Londra lo scorso ottobre 2020 nella suggestiva location di The Crypt Gallery.  Questa versione è curata da Simona Gervasio e resterà aperta fino all’8 maggio. Raccoglie una selezione di opere ispirate al periodo del lockdown, audaci riflessioni sugli eventi chiave e sui cambiamenti sociali che hanno avuto luogo a partire da marzo dello scorso anno. Tra le opere esposte ci saranno nuove interpretazioni dei pezzi più iconici di Endless, inclusa “Lizzy Vuitton”, la sua prima opera a ottenere riconoscimento pubblico. Il suo racconto non è mai né positivo né negativo, lo spettatore è libero di esplorare la varietà di messaggi nascosti e interagire con l’estetica dirompente, dissacrante e giocosa dei suoi molteplici lavori. Lungo il percorso espositivo appare la Regina Elisabetta che fa una boccaccia, ed è spesso presente il suo celebre logo “CHAPEL”, della serie Deities (una serie di dipinti che mostrano il contrasto tra vecchi e nuovi simboli di adorazione), dove la sua reinterpretazione modifica l’iconico profumo Chanel N.5 per farci ragionare sulla trasformazione dei valori culturali in un mondo dove i marchi e le celebrities sono paragonabili a nuove divintià e  i negozi sono le nuove chiese.

Endless ha anche realizzato un autoritratto per la collezione del Museo degli Uffizi, il primo donato da uno street-artist, una tecnica mista che lo raffigura insieme a una celebre coppia dell’arte contemporanea, Gilbert & George, all’interno del loro studio. L’artista londinese è stato inoltre il primo a ricevere l’incarico, in queste settimane, di dipingere un murales nella località sciistica di Cortina D’Ampezzo, in occasione dei Mondiali di Sci Alpino 2021.

La mostra è visitabile anche virtualmente nella galleria digitale di VR Art Gate.

Altre info: tel. 0276317715

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Adriano Nicoletti – Approdo

Di Barbara Silbe

Come molti suoi conterranei, anche Adriano Nicoletti tanto tempo fa dovette lasciare la sua regione, la Puglia, in cerca di lavoro. Per poi tornare. Con questo incipit inizia la nostra intervista, pubblicata sul suo recente libro “Approdo”, al quale ho avuto il piacere e l’onore di collaborare. Queste pagine racchiudono la sua stessa esistenza e raccontano il suo modo di vivere il paesaggio, come una sorta di ossessione verso i suoi luoghi di appartenenza, un’affezione molto forte, dove lui sempre cerca un’autenticità del territorio che non sia necessariamente condivisa con tutti, ma che parta da se stesso, dalla nostalgia, da dettagli consumati che sono i ricordi e la testimonianza della nostalgia. “Nel mio percorso personale di crescita come autore – mi disse Adriano in quella lunga conversazione – ho sperimentato anche altri generi, ma raccontare il paesaggio è ciò che più mi seduce. Lo indago per capire le persone ed è un modo per orientarmi nel mondo. E’ un bene collettivo, molto collegato all’umanità, spiega come la società sia capace di darsi delle regole, come si auto-rappresenti, che rapporto abbia con la vita stessa. Non ho mai una visione puramente estetica. Io vedo due direttrici fondamentali, nel paesaggio. Una più generale, l’altra più intima. E’ per noi costruzione identitaria, forse ne è la più importante componente sia per il singolo individuo che per una società. Conserviamo riferimenti comuni a luoghi o sensazioni, abbiamo odori di elezione che ci ricordano chi siamo.”

Osservando questa produzione, sfogliando il bel libro autoprodotto e curato dalla straordinaria Benedetta Donato, con un contributo di Massimo Siragusa oltre al mio, si sviluppa un’idea di esplorazione della geografia dalla quale non può mai prescindere un ritorno e, di conseguenza, un’appartenenza e un nuovo principio. Scatti verticali, che mimano la prua della barca che entra in porto e che sono la sintesi di un progetto durato oltre 15 anni, dove il territorio del Salento diventa il pretesto per indagare gli scenari e i contesti rilevati, in un percorso che si articola tra memoria e presente, storia e mito, archeologia e architettura. Come afferma Siragusa, tra le pagine del libro: «La storia del paesaggio è storia dell’uomo». Nicoletti, sembra prendere spunto da questa dichiarazione e si sofferma sulle trasformazioni, sulle impronte che l’essere umano lascia nel proprio ambiente, modificandolo.

L’azione compiuta dall’autore, consente di accostarsi al lavoro editoriale, attraverso più livelli di lettura. Sono infatti sei le sezioni, che intervallano le oltre 75 immagini e articolano la foliazione: Arrivo, Radici, Impermanenza, Natura Umana, Tracce, Paesaggio Resiliente.

Ogni titolo rimanda a concettualità diverse che, come comune denominatore hanno i luoghi indagati, attraverso un approccio sia diretto alla comprensione dei mutamenti intervenuti sul campo oggetto di indagine sia pertinente ad un punto di vista più personale, rivolto a quell’emotività che crea legame con un territorio. Partendo dalla propria esperienza personale, l’autore compie un viaggio che, come scrive Barbara Silbe: «ci parla di una costante ricerca della sua più intima identità». Lo si comprende dalle fotografie pubblicate e da un testo, a firma di Nicoletti stesso, che fa da prefazione all’intero lavoro e che rappresenta un’omaggio alla propria terra e, al contempo, un indizio per il lettore. La capacità di analisi non manca e da una dimensione di memoria – a tratti onirica – si viene accompagnati a quello che è lo stato attuale, di un paesaggio svelato e rilevato nei frammenti e dettagli, nelle atmosfere che in esso si respirano. Non c’è rischio di cadere nel luogo comune o di riportare un’immagine stereotipata di un luogo e delle sue tradizioni. Bensì, come si legge nel saggio introduttivo della curatrice: «viene offerta una chiave di accesso ad universi, che si concretizzano in rappresentazioni di quei caratteri considerati unici e degni di attenzione. Una prospettiva nuova da cui ripartire, un’inedita sfida dello sguardo e del pensiero, verso cui continuare a tendere».

Il volume è un’autopubblicazione in edizione limitata di 300 copie. Ad accompagnarlo, il poster formato cm 30×48 con un collage di tutte le immagini presenti nel libro. Disponibile presso le migliori librerie e anche on line. Per maggiori informazioni, visitare il sito dell’autore nella sezione dedicata a questo link:

https://www.adrianonicoletti.it/fotografia/?page_id=2

BIOGRAFIA

Nato nel 1971 a Parabita, in provincia di Lecce dove attulamente vive, si accosta al mondo della fotografia a vent’anni. Durante gli anni della formazione, si trasferisce, per frequentare la facoltà di Sociologia della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e prosegue l’approfondimento della disciplina fotografica, partecipando a corsi e workshop, che lo condurranno a specializzarsi nella fotografia di architettura e del paesaggio. Nel 2018, con Federico Patrocinio, è ideatore del progetto FONT – I caratteri del paesaggio: la mostra e la pubblicazione, con contributi collettivi sulle molteplici forme del paesaggio. Nel 2019 è ideatore e direttore artistico del WeLand Photofest, festival di fotografia del paesaggio, organizzato dall’Associazione Photosintesi nel borgo di Specchia, in provincia di Lecce.

Le sue fotografie sono state esposte in diverse mostre personali e collettive, pubblicate su riviste specializzate nazionali ed internazionali. Tra  suoi ultimi progetti, si ricordano inoltre le pubblicazioni: Finibus Terrae (Camera Infinita, 2018), Borgo Pace e Con i tuoi occhi (Officine della Fotografia, 2016 – 2017). È inoltre membro di Collectiv EV, gruppo di autori operanti nel campo dell’indagine e dell’esplorazione fotografica.

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Margherita Micheletti – Ginevra

Margherita Micheletti ci racconta una storia.  La protagonista, attraverso la quale sceglie di narrare, è una giovane donna di nome Ginevra che cerca la sua strada nel mondo, che affronta ostacoli, interruzioni, paure, attrazioni e trasformazioni. Se questa storia fosse stata scritta, la giovane autrice sarebbe passata di continuo dalla terza alla prima persona: Ginevra è un modello, è lei, Ginevra siamo un po’ tutti.  Gli scatti selezionati di questa sua serie sono parte di un lungo racconto visivo che l’autrice ha realizzato durante un corso fatto da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine, in collaborazione con la scuola milanese di Bottega Immagine, e che riconsegna al pubblico comunicando con ognuno di noi, pur parlando a se stessa. Lo fa prendendo in prestito questa figura simbolica femminile per trattare temi universali e, al contempo, molto personali come l’accettazione di sé, la consapevolezza, il coraggio. Margherita stessa è la protagonista di questa metamorfosi e usa l’obiettivo come se fosse un microscopio, le serve a comprendere, le serve per analizzare quello che le accade. Lo fa con uno stile personale già connotato, pungente, producendo immagini eteree, contrastate, sulle quali interviene manualmente, ponendosi in bilico fra il ritratto, l’autoritratto, l’estetica e la concettualizzazione del pensiero, mescolando differenti linguaggi artistici come interventi grafici, collage e scrittura, per un risultato che ci parla inevitabilmente di fragilità e riscatto.

Questa è la sua descrizione del lavoro che con piacere pubblichiamo.

“Ginevra, la protagonista di questo racconto, è un personaggio mutevole. Persegue una continua metamorfosi (1) senza interruzioni di sorta. Ginevra non ha un volto predefinito, ne ha molti. Tutti volti di donne, che vanno a celebrare il mondo femminile in tutta la sua forza. E nella sua totale fragilità.

Lei è volubile, instabile, disturbata, disfunzionale, ma anche tenace e coraggiosa, una che va dritta agli obiettivi che si prefigge con perseveranza, una che lotta continuamente.

Viene mostrata inizialmente in tutta la sua totalità, passando da una fase all’altra. Il suo mondo è alquanto complesso, tanto da risultare contorto e intrecciato agli occhi del mondo. Così com’è intrecciata visceralmente la sua persona alla natura, con la quale si mescola inevitabilmente.

Ginevra ama senza riserve un’altra donna, con la quale ha un fitto scambio di lettere, ma è impaurita dall’amore di per sé stesso.

Durante il suo percorso, decide, in modo in apparenza consapevole, di prendere una scelta definitiva: buttarsi da un balcone, invero lo fa senza nessuna cognizione del fatto a cui sta andando incontro, quasi volesse diventar parte di quel mondo che lei vede da lassù e che non l’ha mai accettata pienamente”.

1 metamòrfoṡi s. f. [dal gr. μεταμόρϕωσις, der. di μεταμορϕόω «trasformare», comp. di μετα- «meta-» e μορϕή «forma»]. –1. Trasformazione, e in particolare trasformazione di un essere o di un oggetto in un altro di natura diversa, come elemento tipico di racconti mitologici o di fantasia, spesso soggetto di opere letterarie, spec. del mondo classico, nelle quali il termine è usato anche come titolo (nella traduz. ital.), soprattutto al plur.: le «Metamorfosi» di Ovidio, di Apuleio, di Nicandro di Colofone; «La metamorfosi» (ted. Die Verwandlung) di Franz Kafka.

Biografia

Classe 1985. Affascinata dal mondo della pellicola e dalle camere fotografiche del nonno, inizia a fotografare sin da piccola. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali e la specialistica ad indirizzo Arti Digitali, intraprende un percorso di forte sperimentazione artistica dove la fotografia è protagonista e le consente di esprimere il suo immaginario. Partecipa ad un paio di mostre e vince un concorso con una delle sue fotografie. Definisce l’obiettivo un “terzo occhio”, attraverso il quale osserva e congela in modo istantaneo oggetti e persone e la loro collocazione nell’ambiente circostante, il loro amalgamarsi, slegarsi e poi recuperarsi. Utilizza il mezzo digitale, accostato a quello analogico, nel quale si sta immergendo assiduamente. Per la sua ricerca trova sia essenziale l’unione di linguaggi artistici differenti, per questo motivo utilizza spesso l’ausilio della grafica, del collage, del disegno e della macchina da scrivere di un tempo. Il bianco e nero marcato, la luce e i colori che escono dai vinili e dall’atmosfera degli anni Sessanta, l’ambiente teatrale, che l’ha accompagnata in tutti questi anni, e una continua sperimentazione, sono una costante del suo lavoro.

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Sony National Awards 2021, per l’Italia vince Davide Giannetti

Davide Giannetti è il vincitore italiano del National Award assegnato nell’ambito dei Sony World Photography Awards 2021, iniziativa promossa dalla World Photography Organisation e da Sony per sostenere le comunità di fotografi locali di tutto il mondo: quest’anno, sono ben 53 i Paesi che hanno preso parte a questo concorso. L’edizione 2021 ha superato quota 330.000 candidature da 220 territori. Di queste, oltre 165.000 sono state inviate per il concorso Open, da cui è stato selezionato il vincitore del National Award.

Davide Giannetti è stato selezionato in maniera anonima dalla giuria, che ha deciso di premiare la fotografia “Ritratto di volpe” candidata nella categoria Natural World & Wildlife del concorso Open. L’immagine ritrae una volpe rossa in cerca di cibo dopo una forte pioggia nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Il vincitore italiano è un fotografo specializzato in Outdoor Photography. Nella sua ricerca dello scatto perfetto si dedica a mettere in luce l’importanza del percorso intrapreso, cercando di comunicare attraverso le sue fotografie il senso autentico del viaggio e l’affascinante rapporto tra uomo e natura.

Davide ha commentato così il traguardo: “Sono felicissimo di aver raggiunto questo risultato, che è per me un traguardo professionale e personale molto importante. La grande differenza, per me, tra la fotografia di paesaggio e quella naturalistica sta nel momento preciso in cui scatto. Mentre nella prima, grazie a un’accurata pianificazione, so sin dall’inizio quando e come avverrà lo scatto, con la fauna le incognite sono molte di più e avviene tutto in pochi secondi. Per questo spesso mi ritrovo a trattenere il fiato per equilibrare l’emozione e la concentrazione. Non saprei cosa mi soddisfi di più per arrivare al risultato finale. Però posso dire di aver adorato quei pochi secondi che ho condiviso con questa volpe, proprio perché ha deciso di sostenere il mio sguardo quel tanto che è servito per farmi tornare a respirare.”

In qualità di vincitore del National Award per l’Italia, Davide Giannetti riceverà un set di attrezzature fotografiche digitali Sony.

I primi classificati dei concorsi Student, Youth, Open e Professional dei Sony World Photography Awards 2021 saranno annunciati il prossimo 15 aprile sulle piattaforme video e digitali della World Photography Organisation. Per maggiori informazioni su vincitori e finalisti, visitare il sito www.worldlphoto.org

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Stefania La Rosa – Personal branding per fotografi

Eccomi qui con il secondo appuntamento di tips sui Social.

Questa volta vorrei parlarvi del Personal Branding,, di che cos’è e di come può rivelarsi uno strumento potentissimo per il tuo business.

Innanzitutto, distinguiamo il Personal Brand, ovvero la tua identità personale o il tuo marchio e il Personal Branding, cioè l’insieme delle strategie che ti consentono di distinguerti dalla massa; ciò che ti differenzia dalla concorrenza o, meglio ancora, ciò che dovrebbe convincere un cliente ad affidarsi a te piuttosto che a un altro.

Non basta aprire un sito, un blog o una pagina social e gestirla senza alcun obiettivo e strategia, ma significa invece puntare su se stessi in quanto professionisti. Costruire una strategia per comunicare ai potenziali clienti un’identità precisa, forte e differenziante.

Per distinguerti devi prima di tutto decidere in quale ambito o ambiti specializzarti, in quanto è indispensabile definire esattamente cosa fai, in maniera chiara e che non possa dare adito a dubbi a chi segue la tua comunicazione.

Chiediti come impostare la strategia sui tuoi canali ponendoti delle semplici domande:

Quali sono i tuoi punti di forza e le tue debolezze? le minacce? e le opportunità?

Quali sono i tuoi obiettivi specifici, misurabili, ma soprattutto raggiungibili?

Studia il tuo pubblico per individuarne i loro bisogni, studia la tua concorrenza, individua i fotografi più affini a te e trai ispirazione per comunicare meglio il tuo brand.

Così facendo se sei un fotografo generalista come tanti altri puoi trasformarti, ad esempio, in un esperto di food  o un professionista della street photography.

Specializzandoti non aver paura di rivolgerti ad un pubblico troppo ristretto, ma anzi ti sarà più facile crearti diverse nicchie, ma soprattutto ti presenterai a loro con più competenze in quel preciso settore, un portfolio più vasto, maggiori casi studio ed attrezzatura più specifica.

E secondo voi quale potrebbe essere il mezzo migliore per fare personal brandig sul web se non i social?!?! Sicuramente Instagram è il miglior canale per pubblicare immagini, ma per chi di voi si rivolge ad un target “azienda” potrebbe essere estremamente efficace anche curare la propria presenza su Linkedin e perché no delle campagne con post sponsorizzati.

Il mio consiglio è quello di non improvvisare, lavora con metodo e con largo anticipo, crea il tuo piano editoriale, scegli gli argomenti, distribuiscili in maniera puntuale e sistematica.

Fai in modo che tutte le pubblicazioni abbiano lo stesso standard qualitativo, sia a livello di testo che di immagini (approccio, numero d’immagini, descrizione esaustiva).

Riuscire a padroneggiare al meglio il proprio personal branding sui social è un elemento fondamentale che ti contraddistingue e potrà finalmente far percepire ai tuoi potenziali clienti il tuo vero valore.

Se pensi di non riuscire a farcela da solo a gestire la tua comunicazione, non pensare che l’aiuto di un professionista, in questo caso di un Social media manager, significhi per forza affidargli la gestione completa dei tuoi profili, ma è possibile anche richiedere un intervento periodo per la creazione di un piano editoriale, per impostare la strategia oppure per una consulenza una tantum, questo ti aiuterebbe a ridurre sensibilmente i costi.

Stefania La Rosa

sito web: www.stefanialarosa.com

FB : @stefaniawebmarketing

LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/stefania-la-rosa-07525b37/

IG: @stefaledo

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Monia Marchionni – Never again the fog in the desert

Abbiamo deciso di pubblicare un altro progetto di questa autrice marchigiana, per il rinnovato valore di quanto ci ha presentato e per i diversi aspetti che ci hanno catturati nelle sue immagini. Facciamo riferimento alle valenze estetiche, ma anche alla profondità del racconto e all’originalità del linguaggio. Questa è una storia forte, dolente. Un crimine che la coscienza del mondo non può dimenticare, ma che spesso viene lasciato in un cassetto della memoria troppo faticoso da aprire. Lei lo ha fatto, con una consapevolezza acquisita una volta arrivata in Cile e che non le ha mai più permesso di ignorare il problema. Questo è la sua narrazione, poetica ma chirurgica, della storia:

“Questa serie è nata durante un viaggio nel Nord del Cile nel 2014, dopo aver conosciuto delle famiglie locali che mi hanno accompagnata alla scoperta del deserto di Atacama, ed è lì che ho visto una mano scolpita alta più di undici metri uscire dalla sabbia. Una vera e propria richiesta di aiuto, tesa a testimoniare tutte quelle mani che si trovano sotto e appartenute a persone ancora senza nome, senza identità, vittime della dittatura di Pinochet: i desaparecidos. Il dittatore fece sequestrare, torturare, uccidere e sparire tutti coloro sospettati di avere idee anti governative. Molte volte le vittime venivano portate in veri campi di concentramento dai quali non uscivano più se non per fare i “voli della morte” così tristemente chiamati perché i cadaveri venivano gettati in volo nell’oceano Atlantico. Diversi campi di prigionia si trovavano nel deserto di Atacama e perciò molti resti sono ancora seppelliti in fosse comuni e coperti da strati e strati di sabbia. Da quel momento ci sono povere figlie, mogli e madri che cercano ancora oggi senza sosta qualche resto dei loro amati padri, mariti e figli, le chiamano mujeres del desierto – le mogli del deserto. Vogliono solo piangere i propri cari e portare fiori di carta colorati sulle loro tombe, che neanche il sole potrà mai seccare.
Fino a quel momento avevo apprezzato la magia e il mistero del nord del Cile, ero rimasta affascinata dalle Salitrere, città nate nell’Ottocento nei pressi delle raffinerie e miniere che ospitavano le famiglie degli operai. Ma dopo aver visto quella mano ho preso coscienza di un dramma e non potevo più chiuderlo in qualche angolo della mente, così ogni luogo da lì in poi fotografato ha assunto una valenza metaforica. Ho lavorato sulle emozioni di una madre che perde il proprio figlio, sulla scomparsa, sul vuoto indescrivibile dopo un rapimento, sulla storia solo accennata a scuola.
L’indifferenza di molti di fronte ai crimini di guerra avvolge come una fitta e impossibile nebbia il deserto intero, perché quelli che non vedono
dimenticano e quelli che dimenticano non credono in ciò che è accaduto. La nebbia divora le strade, le montagne, il mare intero. La nebbia è l’oblio”.

Biografia

Monia Marchionni (Fermo, 1981) si diploma nel 2005 all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 2008 si laurea alla facoltà di Lettere e Filosofia con specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Dopo un periodo dedicato all’installazione, sceglie di proseguire da autodidatta lo studio della fotografia, linguaggio che le permette di allestire ambienti per le sue visioni. Lo sguardo è autoriale, lo stile riconoscibile, l’approccio è quello della staged photography.
Il punto di svolta per l’autrice si presenta nel 2014 durante un viaggio con suo marito in Cile: rimane impressionata dal deserto di Atacama e dalle atmosfere surreali e silenziose di vasti territori, così eterogenei tra loro. Porta con sé una Nikon, un vestito bianco e un libro di Isabelle Allende e torna con in grembo sua figlia e la sua prima serie fotografica “Never Again the fog in the desert”, premiata con le ”Nominee” ai FAPA Awards di Londra nel 2017 e con la “Honourable Mentions” agli IPA-Lucie Awards del 2018.
Dal 2016 al 2019 si dedica al progetto “Fermo Visioni Extra Ordinarie”, diversi scatti ottengono premi internazionali, tra questi: IPA-Lucie Awards, Artrooms Fair di Londra, Premio Arte Laguna. Nel 2019 vince il Life Framer Award di Londra con uno scatto della serie “The gardens from the sky”.
Il 2020 rappresenta un anno di conferme, il progetto di lunga data “Primo Amore” dedicato alla sua città Porto San Giorgio, vince il Premio Ghergo – Giovane Talento, si classifica al terzo Posto al FAPA – Fine Art Photography Award, è finalista al Premio Marco Pesaresi e anche SkyTG24 gli dedica un approfondimento. Sempre nel 2020 vince l’Honourable Mentions al SIPA – Siena International Photography Awards e, a seguito della lettura portfolio all’IMP Festival – International Month of Photojournalism, entra nell’“Italian Collection – Nuovi Talenti della Fotografia” curata da Italy Photo Award.
Durante il lockdown imposto per arginare la pandemia da Covid_19 realizza il progetto domestico “I Giorni Necessari” che viene ripubblicato dalle riviste e agenzie di fotografia più importanti: Contrasto, Perimetro, PhotoVogue, Collateral, EyesOpen!, Il Fotografo Magazine. Il progetto è finalista alla call “Isolation: you me we” della Lucie Foundation di Los Angeles e pubblicato sulla rivista internazionale Musée Magazine.
Monia Marchionni ha esposto in Italia e in Europa, in fiere d’arte e festival, in mostre collettive e personali; lavora a progetti personali e commerciali.

Il suo indirizzo Instagram è @monia_marchionni

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Stefania La Rosa – Una nuova rubrica per aiutarvi a implementare i vostri social media

Sono felice di inaugurare questa mia serie di interventi sulle pagine di EyesOpen! Magazine, con l’obiettivo di poter fornire ai lettori qualche consiglio utile su come muoversi nel vasto mondo dei social media.
Questo confronto sarà istruttivo e divertente per me quanto per voi.  Vi svelerò qualche segreto (ma non troppi), utili per il vostro loro lavoro, per comprendere l’importanza del buon utilizzo dei social media.
La figura professionale che oggi, più marcatamente, si può definire freelance, è proprio quella del fotografo, mestiere che deve sempre essere concentrato su come procacciarsi clienti in maniera autonoma, contando solo sulle proprie forze. Inizierò parlandovi delle opportunità di crescita professionale che i principali social networks possono darci, se utilizzati (o dati in gestione) nel modo corretto e con una
strategia di base rivolta a nostri potenziali clienti.
Il primo aspetto da prendere in considerazione è quello di rivolgersi ai nostri clienti finali. Da questo punto di vista, sicuramente siamo avvantaggiati: vendiamo un prodotto che, per essere apprezzato, deve essere “guardato”; e la maggior parte dei social network più utilizzati ci permette di mettere in bella mostra il nostro talento. Cerchiamo però di arrivare al punto e non di stupire il nostro cliente.
Muoviamoci per singola tipologia di cliente, postando contenuti specifici (food, eventi…). Mostriamo il nostro lavoro e spieghiamo, al nostro potenziale interlocutore, qual è il nostro approccio e come la nostra arte possa trasformare e valorizzare quello che catturiamo con il nostro obiettivo. Non dimentichiamoci mai che l’utente medio viene attirato da quello in cui si riconosce e cerchiamo di vincere le sue resistenze, spiegandogli quali sono le fasi del nostro lavoro che possono portare al risultato ottimale. Spesso il cliente potrebbe pensare che i suoi prodotti o la sua location non siano adatti ad uno scatto bellissimo come quelli che gli vengono proposti sui social.
Allarghiamo il nostro bacino di utenza con dei contenuti sponsorizzati. Se ci concentriamo su chi vogliamo che diventi il nostro cliente, ne capiremo anche esigenze e spesso (cosa molto importante) le stagionalità del loro lavoro. E’ quindi fondamentale arrivare al nostro target in un momento caldo, o con largo anticipo su di esso. Se riusciremo ad avere contenuti specifici, di qualità e se sceglieremo con cura le
caratteristiche del nostro pubblico, il momento e l’area geografica giusta, le nostre campagne pubblicitarie saranno ottimizzate e potranno darci risultati concreti senza il bisogno di budget stellari;

mail: info@stefanialarosa.com
sito web: www.stefanialarosa.com

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Chiara Dondi – naturAMORE

Chiara Dondi ha scritto alla nostra redazione presentandosi così: “Sono una fotografa analogica che vive a Bologna”, e ha allegato questo progetto che pubblichiamo volentieri. Le abbiamo risposto subito. Quelle poche righe ci fecero sorridere, una definizione asciutta, quasi drastica, di certo anacronistica in questa era digitale, ma ci sono ancora autori che preferiscono il mezzo più classico restando ai margini della tecnologia, per una ricerca meditativa che si trasforma quasi in una bandiera per l’autorialitià. Ora, benché fermamente convinti che non sia questa la discrimine per il successo del percorso artistico – ogni fotografo troverà il suo dopo un lavoro serio e impegnativo, qualunque mezzo e strada decida di praticare – abbiamo visto in Chiara un valore, che si traduce in ricerca, in un racconto intimo dove l’io trova se stesso proprio nella comunione con la Terra, con la natura, inquadrata con quel senso proprio del Romanticismo letterario che restituiva importanza alla passione. Ogni sua immagine, ogni scena, accoglie e riflette le sensazioni, le paure, i pensieri e ogni loro mutazione. Chiara aspira, come ogni romantico, ad evadere la realtà per cercare ideali assoluti come la bellezza, l’estasi, la pace, il ritorno alle sue origini, e ci riesce attraverso questi ritratti quadrati ambientati in un paesaggio che si trasforma in metafora.

Queste le sue parole:

naturaAmore

Troverai di più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le pietre ti insegneranno ciò che non si può imparare da maestri.
(San Bernardo)
Cercare un rifugio tra i boschi, lontano da ciò che ci spinge a correre e a non fermarci mai.  Allontanarsi dalla velocità, da ciò che non è necessario e che riempe temporaneamente, in maniera
sommaria, spazi dentro di noi che andrebbero invece colmati con il silenzio e la meditazione. Ricongiungersi alla natura come passo fondamentale di ricerca della giusta dimensione nella quale
riconoscersi e conoscersi veramente.

BIOGRAFIA
Nata e cresciuta a Bologna, studia Disegno Industriale all’Università di Firenze. Fin da piccola mostra interesse per la pittura e, crescendo, con l’aiuto del padre intraprende i primi passi nel mondo della fotografia analogica. Negli anni, il suo rapporto con tale strumento diventa sempre più connesso al suo background di pittrice e inizia a trattare la fotografia stampata come una tela da dipingere. Predilige il medio formato e le macchine fotografiche biottiche con pellicole Ilford. I suoi soggetti principali sono le donne con le quali cerca di creare immagini fatte di introspezione e simbolismo.

www.chiaradondi.com

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Paola Gallo Balma – Corniglia

Le Cinque Terre, patrimonio dell’Unesco, sono l’Appennino che si tuffa nel Mar Ligure. Una combinazione che ha portato alla creazione di meravigliosi paesaggi: le coste alte e frastagliate, scogliere scoscese con calette profonde, terrazzamenti di muretti a secco coltivati, sentieri e mulattiere fra boschi e olivi. A fare da cornice in questo territorio ci sono cinque piccoli borghi marinai, incastonati nelle insenature delle pietra, che si affacciano direttamente sul mare. Luoghi dove l’uomo di queste parti ha tenacemente ha posto le sue radici e sulla roccia ha costruito le case, strette una all’altra, separate solo da carrugi e baciate dal sole. Qui il contadino ha addomesticato i pendii , ricavando lembi di terra dove coltivare il proprio orto, piantare le vigne e gli olivi per poter celebrare ogni anno il rito della vendemmia e della spemitura delle olive. Unica eccezione dei cinque borghi è Corniglia, che si trova a 100 metri sul livello del mare ed è più un paese rurale e montano piuttosto che marino, sito permeato di una conoscenza che sa di terra, di mare e dell’odore di libro antico.

Corniglia è costituita di persone che hanno scelto questa vita e che tengono stretti i ricordi di un tempo passato. Corniglia è Mario, che ti accoglie nella sua casa e condivide le sue giornate fatte di gesti antichi e umili e che racconta di meravigliosi luoghi lontani. E’ il sapere di Stefano, un conoscenza che nemmeno i suoi 15.000 libri potrebbero contenere. E’ la memoria di una vecchia fotografia che porta Vittoria a raccontare cosa le sue stanche mani hanno raccolto.
Corniglia è oggetti sommersi sul fondo del mare, sacralità, storia, durezza, impegno e dedizione.
Corniglia è il mare che si fa rarefatto, risale la costa e si adagia leggero sulle case e sulle vite degli abitanti, il vento che cambia l’andamento delle giornate e il camminare fra i carrugi.
Corniglia è magia dove paesaggio e persone si mostrano ai miei occhi per la loro vera natura.
Corniglia è sospesa sul mare e sospesa nel tempo

BIOGRAFIA

Paola Gallo Balma è nata nel 1982 e cresciuta in un piccolo paese vicino a Torino. Si laurea prima nella specialistica e poi nella magistrale al Politecnico di Torino nella prima facoltà di Architettura.
Negli stessi anni universitari si avvicina alla fotografia come autodidatta. All’età di 24 anni inizia a collaborare con un fotografo locale dapprima in negozio, a contatto con le persone e nelle impaginazioni di album e successivamente sul campo per i vari lavori su commissione.

Architettura e fotografia diventano due percorsi di analisi, progettazione visiva e ricerca personale che viaggiano parallelamente.
Negli anni successivi decide di portare avanti entrambe le passioni nelle esperienze lavorative. Collabora così nello stesso momento sia in studi di architettura che con diversi fotografi locali.

Negli ultimi anni, spinta dalla voglia di migliorare, decide di concentrarsi solo sulla fotografia e frequenta alcuni workshop: Assisi wedding reportage nel marzo 2018 con fotografi di matrimonio quali Roberto Panciatici, Victor Lax e Sergio Pieri e il fotografo di moda Marco Onofri. Successivamente, sempre nel 2018, segue il workshop di Maria Zavaglia, fotografa di matrimonio, la quale le suggerisce di incontrare il fotografo Giovanni Marozzini.

Con quest’ultimo, ad aprile 2019, frequenta il workshop “Le vie dei pastori – Marche e Abruzzo”, e si avvicina alla fotografia autoriale, descrittiva e interpretativa.
A novembre-dicembre 2019 parte per l’Argentina e dopo due settimane di sosta a Buenos Aires si unisce al gruppo di Marrozzini viaggiando nella Patagonia tra Bahia Blanca e Ushuaia .

Partecipa a due concorsi fotografici con il progetto fotografico “il gaucho Pol” :

  • –  BIFOTO FEST 2020 (SARDEGNA) arrivando fra i 13 portfoli selezionati dalla giuria
  • –  RIAPERTURE 2020 (FERRARA) arrivando fra ii 20 portfoli selezionati dalla giuria

    Partecipo ad alcune letture portfolio del circuito FIAF (PORTFOLIO ITALIA) arrivando nella rosa dei selezionati sempre del portfolio “il Gaucho Pol” :

– Portfolio SEGNALATO nelle letture di CORIGLIANO CALABRO.

A Luglio 2020 inizia questo progetto fotografico su Corniglia.

 

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Isabella Franceschini – The garden

Isabella Franceschini vive da sedici anni a contatto con la natura della campagna circostante Ozzano dell’Emilia e il giardino è sempre stato il suo rifugio segreto, la sua oasi rigenerante, una bolla di leggerezza e libertà dove si ritrova. “Nei giorni della pandemia – racconta lei stessa – quel giardino è stato il luogo che mi ha permesso di indagare su me stessa e di confrontarmi con le mie insicurezze. Così, l’oppressione provocata in me dalla battaglia contro il nemico invisibile, è diventata matrice di sogni malinconici che mi hanno aiutato a non smarrirmi, ma di continuare a sperare”.

Un incedere poetico, il suo, attento ai dettagli, alle sensazioni, alla percezione di se stessa tradotta in gesti e brandelli di quel mondo protettivo, pieno di sorprese e di appagamento, che l’autrice racconta con uno stile carico di percezioni tattili, perfino uditive e olfattive, ottenute nonostante la “costrizione” della bidimensionali del mezzo fotografico. In questo sua oasi verde, come esistesse un Dio delle piccole cose, tutto è fondamentale, perfino l’ombra di un fiore al tramonto. Ed è importante la sua grande capacità di narrazione, che rende speciale l’ordinario e spazia dal ritratto all’indagine documentale: questa attitudine denota una grande curiosità per l’essere umano e le sue infinite sfaccettature.

BIOGRAFIA

Isabella Franceschini è una fotografa freelance italiana. Si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bologna. Dal 2008 si è avvicinata alla fotografia viaggiando all’estero e da allora la fotografia è diventata parte fondamentale della sua vita. Ha cominciato a studiare fotografia nella sua città approfondendo il reportage, il ritratto, il bianco e nero, la street photography. Successivamente ha frequentato a Roma la Masterclass di fotogiornalismo annuale. Attualmente Isabella si dedica alla fotografia documentaria, sviluppando progetti a lungo termine principalmente ispirati da tutto ciò che influenza gli esseri umani e le loro relazioni. Il suo interesse per il mondo è rivolto principalmente verso le persone e la quotidianità. Ha già ricevuto diversi premi e pubblicato su molte riviste specializzate e generaliste, anche all’estero. 

Sito: www.isabellafranceschini.com