Un calendario per San Francesco

 

 

Dal 10 al 21 settembre p.v., i frati del Sacro Convento e della Basilica di san Francesco in Assisi ridaranno vita al “Cortile di Francesco”, l’evento culturale nato come versione “francescana” del “Cortile dei Gentili”, promosso dal Dicastero per la cultura della Santa Sede come dialogo tra credenti e non credenti, che si è configurato negli anni sempre più come uno spazio di arricchimento reciproco. Siamo alla XI edizione, e proprio nel 2026 si concluderanno le celebrazioni del grande centenario francescano con gli ottocento anni dalla pasqua di Francesco (1226-2026). La comunità che ruota intorno al Sacro Convento, sempre attiva nel mantenere alta l’attenzione su questo santo così significativo anche per la società contemporanea, ha fatto nascere il calendario “San Francesco Vive” 2026, un progetto che, grazie all’obiettivo del fotografo Gianluigi Di Napoli, apre una finestra su quel mondo fatto di luci e di ombre come le foto in bianco e nero che l’hanno catturata: di momenti felici e difficoltà, di leggerezza e profondità, nella speranza che tutto ciò possa far accogliere il dono che Francesco rappresenta nella quotidianità di ciascuno di noi.

La presentazione del calendario è un’occasione unica per scoprire in anteprima le fotografie che lo compongono e condividere il significato profondo di questa iniziativa, nata per celebrare il centenario e rinnovare il messaggio senza tempo di san Francesco.  L’edizione di quest’anno del Cortile di Francesco si inserisce appieno nel cammino del grande centenario francescano articolato in quattro anniversari: l’approvazione della Regola bollata e la prima rappresentazione del Natale di Greccio nel 2023, l’impressione delle stimmate nel 2024, la stesura del Cantico delle Creature, che celebriamo proprio quest’anno, e il transito di Francesco nel 2026.

Anche in questa edizione ci saranno conferenze, lectio, tavole rotonde, spazi di riflessione, testimonianze e molto altro. Il fil rouge del centenario della stesura del Cantico delle Creature (1225-2025) offre l’opportunità per riflettere, fare esperienza e celebrare intorno a tre parole chiave: bellezza, armonia e creatività, per continuare ad esplorare il terreno di dialogo e arricchimento reciproco che caratterizza il Cortile di Francesco sin dal principio.

Il calendario si può richiedere scrivendo a redazione@sanfrancesco.org

 

Queste le parole del fotografo incaricato di realizzare gli scatti

Non l’avrei mai immaginato”

Gianluigi Di Napoli, fotografo

 

Un reportage all’interno di un convento francescano – soprattutto in quello di Assisi! – non rientrava nei miei orizzonti professionali. Era qualcosa di distante, almeno in apparenza, dal mio modo di lavorare, dai soggetti che ero abituato a incontrare. E invece è successo. Ed è successo in un modo che ha superato ogni aspettativa, lasciandomi addosso una sensazione difficile da definire, come quando si vive qualcosa di profondamente vero e lo si capisce solo a distanza di tempo.

Il lavoro mi ha anche messo davanti a persone complesse, intense, difficili da raccontare. Non necessariamente religiose, ma certo cariche di significati. Ricordo che il photo editor di Vanity Fair mi diceva: «A te posso affidare personaggi che non potrei mai dare a un fotografo di moda». Così ho fotografato figure come Paolo Villaggio, Francesco De Gregori, Lucio Dalla. Dalla in particolare, con la sua fede semplice, il suo spirito ironico e la sua profondità quasi disarmante, è stato forse quello che più mi ha preparato – senza che io lo sapessi – a questo incontro con il mondo francescano.

Quando fra Giulio, direttore della rivista San Francesco patrono d’Italia, mi ha chiamato proponendomi di realizzare il calendario per il 2026, anno dell’Ottavo centenario della morte di Francesco, ho dovuto chiedergli di ripetere. Pensavo di aver capito male. E invece era tutto vero. Dopo il primo momento di sorpresa, ho iniziato a riflettere su che tipo di lavoro potesse venire fuori. Mi è venuto subito in mente Il grande silenzio, il documentario di Philip Gröning girato in un monastero francese, frutto di due anni di immersione totale. Naturalmente, io avevo solo pochi giorni. Ma l’idea di restituire qualcosa di quel ritmo lento, raccolto, mi ha ispirato. Allo stesso tempo, speravo di trovare anche altro. Non solo la dimensione del silenzio e della liturgia, ma anche la gioia. Una gioia semplice, autentica, che avevo già intravisto nel modo di porsi di fra Giulio, e poi del Custode fra Marco, di fra Riccardo. Ero curioso di sapere se sarei riuscito a fotografarla. Se l’avrei trovata nei gesti, negli sguardi, nelle relazioni. Ma soprattutto se avrei potuto raccontarla senza alterarla, senza diventare un “corpo estraneo”.

Durante il reportage nel convento non ho impostato scene, non ho cercato la posa perfetta. Al contrario, ho cercato di creare spazi di libertà in cui qualcosa potesse accadere. Ha funzionato, e sono nate immagini inattese anche per me. Così è successo, ad esempio, nella foto dell’abbraccio, scelta poi per la copertina. Una scena in cui è emersa tutta la fraternità che si respirava in quei giorni. Non era pianificata. Ma era possibile, perché c’era fiducia.

Ecco, forse è stata proprio la fiducia la chiave di tutto. Temevo che i frati potessero sentirsi osservati, giudicati. Invece si sono mostrati per quello che sono, con una naturalezza disarmante. E mi hanno permesso di entrare nel loro ritmo, senza forzature. Mi sono sentito accolto, come se fossi lì da tempo. Questa sintonia è stata forse la cosa più inaspettata. La sera, nella mia stanza in convento – una fortuna non da poco! –, facevo fatica a prendere sonno. Le immagini del giorno mi scorrevano davanti agli occhi, una dopo l’altra. Dormivo a pochi metri dalla Tomba di san Francesco, e questa consapevolezza mi toccava nel profondo. In alcuni momenti mi sono ritrovato a piangere, senza sapere bene perché. Forse era solo la somma di tutte le emozioni accumulate: la bellezza dei gesti semplici come quando fra Peter mi ha invitato a cantare durante la messa, la potenza del coro dei frati durante la celebrazione mattutina, l’intensità dei silenzi condivisi, ma anche le tante risate. In quei momenti cercavo di restare “fotografo”, di mantenere un certo distacco. Ma bastava un attimo, uno sguardo, un frammento di luce, e l’emozione prendeva il sopravvento. Erano attimi in cui sentivo chiaramente che non stavo semplicemente documentando qualcosa: stavo partecipando a una vita che, pur non essendo mia, mi era stata aperta con generosità.

Oggi, che il lavoro è concluso, continuo a chiedermi cosa mi porterò dietro. Forse è ancora presto per dirlo. Forse certe cose si capiscono solo col tempo, e si manifestano in altri momenti, in altre fotografie. Magari in uno sguardo più paziente, in una scelta diversa. Forse saranno gli altri a notare il cambiamento prima di me.

Nel frattempo mi scopro ogni giorno più grato per ciò che la vita quotidiana mi concede: dai sorrisi di chi amo ai tramonti straordinari di questa meravigliosa Umbria, dove sento sempre più forte il desiderio di restare il più a lungo possibile.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Gianluigi Di Napoli è un fotografo italiano specializzato nel ritratto. Ha collaborato con testate nazionali e internazionali tra cui Vanity Fair, Io Donna, D – la Repubblica delle Donne, Marie Claire, Ferrari International Magazine. Il suo lavoro si distingue per uno sguardo sobrio, empatico e profondo, capace di cogliere la verità del soggetto senza mai forzare la scena. Ha fotografato artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Paolo Villaggio, Christopher Lambert, Ornella Vanoni, Arturo Brachetti ma anche volti meno noti, sempre con la stessa delicatezza e attenzione narrativa. Ha pubblicato due libri fotografici (Circus Life, Everynight, all Around the World, Stemmle Verlag – Zurigo e A poet in Action, Damiani Editore – Bologna). Ha presentato varie mostre istituzionali in gallerie e musei in Italia e all’estero come la Triennale di Milano, il MIA – Image Art Fair, l’Archiginnasio di Bologna e l’Atelier Renault Champs Élysées a Parigi.

 

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