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La fiera delle meraviglie – Viaggio intorno al Paris Photo

di Benedetta Donato

A due anni di distanza dall’ultima edizione del 2019 al Grand Palais, dopo essere stata cancellata nel 2020 a causa della pandemia, finalmente la fiera di fotografia più importante del mondo, ha riaperto i battenti dal 10 al 14 novembre a Parigi. Svoltasi presso il Grand Palais Éphémère, struttura adiacente la Tour Eiffel, in attesa che le operazioni di ristruttrazione del Grand Palais giungano al termine, ha accolto oltre 190 espositori provenienti da 30 paesi, tra gallerie presenti fisicamente e sul web, grazie a Online Viewing Room (di cui 16 esclusivamente on line), premi internazionali e case editrici con oltre 863 artisti presentati nei Solo & Duo Shows e nei Group Shows. 118 i musei e le istituzioni internazionali che hanno confermato la loro visita.

Questi i numeri riguardanti la sola fiera ed è possibile dunque farsi un’idea dell’imponenza di una vera e propria macchina pensata, costruita, funzionante al solo scopo di diffondere la fotografia non solo in termini commerciali, ma di promozione della cultura visiva.

Il merito certamente va agli organizzatori e alla direttrice Florence Bourgeois che, per chi non lo sapesse, dopo una lunga esperienza nel mondo della finanza e dell’industria, si rimette a studiare, perfezionando il suo curriculum formativo presso l’École du Louvre e la Sorbonne Paris IV, al fine di approfondire la storia dell’arte e della cultura visiva per, come lei stessa ha affermato: «far convergere il mio interesse per il mondo dell’arte con la specializzazione professionale e legittimare la mia scelta di lavorare in questo settore». In un’intervista rilasciata a Madame Figaro all’alba del 15 novembre, dichiara: «Cerco di conciliare gli imperativi commerciali e di redditività di una grande fiera internazionale con l’eccellenza artistica. Dal mio arrivo, nel 2015, ho subito notato la mancanza di visibilità delle donne artiste presenti in fiera; in qualche anno siamo passati dal 20% al 32% e con la piattaforma EllesXParis Photo continuiamo a crescere». Si tratta un programma avviato nel 2018 in collaborazione con il Ministero della Cultura e sostenuto da Women In Motion per promuovere la visibilità delle donne artiste e il loro contributo alla storia della fotografia. Per questa edizione 2021, Nathalie Herschdorfer, storica dell’arte specializzata nella fotografia e direttrice del museo Locle in Svizzera, presenta una selezione di opere scelte tra le proposte delle gallerie. Le artiste selezionate beneficiano di una visibilità sul sito web, uno spazio online contenente interviste, articoli e statistiche sulla rappresentazione delle donne fotografe.

Trovate tutto qui e c’è da rifarsi gli occhi: https://ellesxparisphoto.com/

Non solo artiste selezionate tra gli espositori, ma anche presenti nel settore CURIOSA, uno spazio dedicato agli emergenti, a cura di Shoair Mavlian Direttrice di Photoworks. Qui il programma completo e gli autori esposti in questa ultima edizione:

https://www.parisphoto.com/fr-fr/foire/actu/curiosa-2021.html

Ogni giorno, si sono svolte iniziative di interesse, rivolte ad ogni tipo di pubblico: dalle preview riservate ai collezionisti e alla stampa, dalle conversazioni aperte al pubblico per LE PLATFORME con esperti del settore ai talk curati da THE EYES con diversi autori, dalle proiezioni cinematografiche alle presentazioni di premi prestigiosi, dalle pubblicazioni editoriali per finire con i booksigning.

A questo proposito, tra gli eventi più attesi, sicuramente c’è stato l’annuncio dei vincitori del Paris Photo – Aperture Foundation Photobook Awards, anticipato dall’esposizione con le pubblicazioni finaliste, consultabili presso lo spazio editoria.

Il prestigioso riconoscimento internazionale, che ogni anno conferisce il premio per tre categorie riguardanti le pubblicazioni di settore: Miglior libro fotografico, Miglior catalogo fotografico e Miglior primo libro fotografico. Quest’anno, nell’ordine, sono stati premiati: Muhammad Faldi e Fatris MF con The Banda Journal (Jordan, jordan Édition, Jacarta Indonesia)

What They Saw: Historical Photobook by Women, 1843-1999 di Russet Lederman e Olga Yatskevitch, eds. (10×10 Photobooks, New York)

Sasha Phyars-Burgess con Untitled (Capricious Publishing, New York)

Infine la menzione speciale della giuria è andata a Vasantha Yogananthan per Amma, l’ultimo capitolo della serie di pubblicazioni del progetto A Myth of Two Souls (Chose Chommune, Marseille, France)

La mia visita in fiera è avvenuta nella giornata di mercoledì 10 novembre, in occasione della preview riservata alla stampa proveniente da tutto il mondo. Non nascondo l’emozione di accedere ad uno dei luoghi più importanti per la fotografia, dopo un lungo periodo di stop. E non solo perché è stato un modo di ritornare a quella modalità di fruizione che consideriamo normale, ma per il lavoro di selezione elevatissima che si percepisce e si può quasi toccare con mano, girando per gli stand di questa fiera.

Tra i primi lavori in cui mi sono imbattuta, quello di Thomasz Machiński (1942), presentato dalla Galleria Christian Berst è sicuramente degno di nota. Si tratta di un meccanico di origine polacca, la cui produzione è stata scoperta non molto tempo fa ed è stata esposta ai Rencontres Internationales de la Photographie ad Arles nel 2019 nella sezione “Photo Brut”. Ebbene, questo autore ha realizzato 22.000 autoritratti in neanche mezzo secolo!

Proseguo la mia visita e ritrovo un’altra presenza già notata ad Arles, si tratta dell’installazione ospitata dallo stand di Polka Galerie “TV Nation” di The Anonymous Project, nato nel 2017 in seguito all’acquisto di diapositive vintage da parte del regista Lee Shulman. Si tratta di materiale a colori degli ultimi 70 anni di storie di vita quotidiana senza tempo, che rischiano di essere dimenticate. The Anonymus Project è diventato una vera e propria impresa artistica, che vuole restituire significato a questi ricordi, creando nuovi modi di interpretazione e narrazione.

La stessa galleria presenta “The Day May Break”, di Nick Brandt, artista impegnato, che propone immagini di rara potenza e raffinatezza, in cui compaiono persone e animali colpiti dal degrado ambientale e dalla distruzione, in un’atmosfera di sospensione, come in attesa che il destino comune si compia. La potenza di queste fotografie, riesce a far isolare i visitatori e a creare un’immersione totale nella narrazione proposta da questo grande autore.

Il tema della salvaguardia ambientale ricorre in “Allegoria” di Omar Victor Diop, presentato da MAGNIN-A Art Gallery, dove l’autore pone la questione fondamentale dell’ambiente, a partire dal continente africano. Si tratta di una rappresentazione allegorica in cui il fotografo – come per le serie precedentemente prodotte – è protagonista delle sue immagini, ispirate dalle preoccupazioni dell’umanità per un mondo naturale che potrebbe diventare un ricordo, da rivedere in un futuro non poi così lontano soltanto nei libri.

La narrazione prodotta in Africa è ultimamente al centro di grande interesse da parte della critica e del pubblico dell’arte. Non a caso, in concomitanza al Paris Photo, si svolge la fiera AKAA, acronimo di Also Know As Africa, giunta quest’anno alla sesta edizione.

Ho visitato la manifestazione, riscontrando anche qui una qualità molto elevata e una selezione davvero interessante. Tra le varie gallerie, ho avuto il piacere di intrattenermi negli spazi di Fisheye Gallery e di VisionQuesT 4rosso contemporary photography, presenti rispettivamente con i Solo Show dedicati a Delphine Diallo e alcuni tra i suoi lavori più noti e a Bruno Cattani con il progetto “VODOO”.

Altri lavori interessanti da segnalare ad AKAA: Kader Diaby, Mário Macilau, José Chambel, Justin Dingwall, James Barnor, Marc Posso e l’ipnotica opera di Angèle Etoundi Essamba. Tra le diverse proposte, non è raro trovare autori presenti in entrambe le fiere, come nel caso di Saïdou Dicko, artista visivo autodidatta, che nel 2005, inizia a lavorare con la fotografia e a soli sei mesi dal suo debutto fotografico, presenta la sua prima mostra alla Dakar Biennial Off 2006, dove ha vinto un premio, il primo di una lunga serie.

A proposito di premi, durante la mia visita al Paris Photo, incontro Gosette Lubondo Diakota, vincitrice del Prix Maison Ruinart, giunto alla terza edizione. Il suo lavoro è una riflessione sulla memoria, l’eredità e il tempo, che merita di essere osservato con molta attenzione. Credo sia l’unica artista presente in fiera di cui non ho scattato fotografie, per godermi il piacere di parlare con lei e gustare le sue opere dal vivo. Ha un profilo Instagram che potete seguire: https://www.instagram.com/gosettelubondo/?hl=it

Terminata la piacevole conversazione con questa autrice, ammiro le opere di Zanele Muholi, artista, fotografa e attivista sudafricana, che si è impegnata per la causa LGBTQI e per l’affermazione dell’identità lesbica nel suo paese. La sua ricerca più recente la vede molto spesso partecipante e creatrice delle sue immagini, che fanno riferimento ad esventi specifici della storia politica sudafricana. Esagerando l’oscurità del suo tono della pelle, Muholi rivendica un’oscurità più profonda, per stravolgere le immagini della cultura dominante.

Proseguo ancora la mia visita, notando come l’indagine artistica possa essere tramite per veicolare messaggi diversi che non hanno a che fare solo con l’estetica. Trovo così un mix che varia dalla fotografia documentaria al fotogiornalismo, come nel caso di Alex Majoli, Antoine D’Agata, Diana Markosian, e un racconto di spaccati di società che attraversano gli anni, con i lavori di Diane Arbus, Hiro e Sofia Valiente. Il rapporto tra uomo e natura emerge nelle rappresentazioni di Laura Henno, Aino Kannisto e Erwin Olaf Cartella 3 Immagini 19, mentre i ritratti del mondo animale sono protagonisti dell’obiettivo di Michael Ackerman e Todd Hido.

Poi ci sono i mondi altri, le diverse culture presenti nelle fotografie di Charles Fréger, Chester Higgins, Hannah Darabi, Edith Roux, Alfred Seiland, Adriana Lestido, Ilit Azoulay. Ancora la stravaganza e l’irriverenza di Juergen Teller e Boris Mikjailov.  Le immagini di impatto di Pieter Henket. L’autore ha presentato in anteprima a Paris Photo presso lo stand della Kahmann Gallery, il progetto su una nuova generazione di messicani che sta sfidando le rigidi tradizioni sull’espressione di genere, sesso, sessualità e religione.

La figura umana torna sotto altre forme nelle fotografie di Aaron Siskind, Sara Punt e Sofia Uslenghi, l’indagine sul territorio di William Christenberry, la metafotografia di Tòth Gàbor e ancora autori come Irving Penn, Gordon Parks, Saul Leiter, Cy Twombly, Vivian Maier, Edward Burtynsky, Paolo Roversi, Paolo Ventura, Cathleenn Naundorf, Mary Ellen Mark che ti fanno rimanere senza fiato. Ma se ne ha ancora bisogno perché usciti da qui, dopo essersi rifatti gli occhi e le orecchie grazie ai tanti confronti cui si è potuto assistere, mi aspetta un tour per musei, accademie, gallerie e librerie.

Mi precipito quindi al Prix de Photographie de l’Académie des beaux-arts William Klein che quest’anno è stato conferito ad Annie Leibovitz, cui è stata dedicata la mostra esposta fino al 5 dicembre 2021. Poi è la volta della MEP-Maison Européenne de la Photographie per la grande mostra dedicata ai 50 anni di carriera di Samule Fosso. Ancora la Magnum Photos, che ospita la doppia personale Bruce Davidson e Khalik Allah, “New York”; l’inaugurazione di ImageNation Paris con una selezione di autori tra cui Delgina Carmona, Theo Gosselin, Cihan Bektas, Claire Luxten e al piano superiore la collettiva “Tell me a Story” curata da Laura Tota.

Il mio tour parigino prosegue con il percorso Off print, la rassegna organizzata in diverse librerie della città, dove oltre ad un’ampia selezione di libri, si possono visitare mostre temporanee. La conclusione di queste giornate mi vede nello studio di Frank Horvat, per una visita guidata alla mostra “J’aime le strip-tease. Frank Horvat vu par Valérie Belin”. Condotta da Fiammetta Horvat, questa visita diviene una sorpresa con accesso al prezioso archivio e alla collezione privata dell’autore, che negli anni ha acquisito centinaia di opere di altri fotografi, costituendo una collezione da museo!

Moltissimi altri gli autori esposti nelle diverse sedi di un enorme circuito: da Peter Lindbergh a Michale Kenna, da Mona Kuhn a Vivian Maier e ancora Daidō Moriyama, Raymond Depardon, William Klein e mostre incredibili come “Chefs d’Oeuvre Photografiques du MoMA. La Collection Thomas Walther” allestita al Jeu de Paume fino a febbraio 2022 e infine “Automated Photography”. Quest’ultima nasce da un progetto di ricerca sviluppato dal Master in Fotografia dell’ECAL – École cantonale d’art de Lausanne che mette in discussione questa situazione esaminando le tecnologie di produzione e distribuzione di immagini. Una mostra audiovisiva coinvolgente, un simposio e un libro presentano sguardi critici e una selezione di progetti che esplorano il potenziale estetico e concettuale della fotografia automatizzata.

Bisogna immaginare Parigi, in questo periodo dell’anno, come un contenitore di eventi dedicati quasi esclusivamente alla fotografia. Si passa dalle fiere sopra menzionate, alle grandi esposizioni allestite in diverse sedi della città, tra musei, fondazioni, accademie, gallerie, istituti di cultura, circuiti di librerie, fino agli archivi d’autore e alle manifestazioni concomitanti come Photo Saint Germain e Paris Photo Days, i festival come la Biennale de L’Image Tangible, il Festival du regard o i Rencontres Photographique du 10 e la Bourse de Commerce con una programmazione incredibile. Davvero impossibile menzionarli tutti!

Francamente è impensabile di venire qui solo per visitare il Paris Photo! Bisogna pianificare per bene il proprio tempo e certamente operare una selezione delle cose da fare e vedere, ma organizzarsi in modo da capire che la fiera di fotografia più importante del mondo è parte di un sistema molto più complesso con tante diramazioni, caratterizzato dal sostegno del Governo francese, dall’elevata e curata qualità dell’offerta, in tutte le possibili articolazioni in cui si può declinare la fotografia, intesa come espressione artistica e come campo professionale di altissima specializzazione.

Immaginate un caleidoscopio gigantesco e infinito, che non vi stanchereste mai di guardare… E riscoprirete Parigi che, a novembre, torna a splendere!

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ANDY ROCCHELLI GRANT 2021, premio al miglior dummy

C’è tempo fino al 1° settembre per candiarsi all’Andy Rocchelli Grant, premio fotografico internazionale promosso da CESURA in nome del suo cofondatore Andy Rocchelli, fotoreporter ucciso in Ucraina nel 2014. Andy era una fiamma insostituibile, e per fare in modo che i suoi valori come fotografo e come uomo possano continuare ad ardere, è stato istituito un importante grant in suo nome. Lo scopo è individuare il migliore dummy fotografico inedito e premiare il vincitore con la produzione e la pubblicazione del libro da parte di Cesura Publish, casa editrice del collettivo.

La giuria si riunirà a settembre 2021 per selezionare una short list di finalisti. A dicembre 2021 verrà annunciato il libro vincitore.

La prima edizione del grant è un progetto promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Il 24 settebre saranno annunciati i finalisti, a dicembre avverrà l’annuncio del vincitore e il lancio del libro fotografico.

 

La giuria

-David Campany, curatore, scrittore e Managing Director del Programs al Centro Internazionale di Fotografia a New York

-Tamara Corm, senior director alla Pace gallery di Londra

-Arianna Arcara, co-fondatrice di CESURA, fotografa e co-direttrice artistica di Cesura Publish

-Lucia Rocchelli, membro onorario della giuria, architetto

* un quinto giudice verrà annunciato a breve

-Alex Majoli, presidente di giuria, fotografo, membro di Magnum Photos, cofondatore di CESURA e co-direttore artistico di Cesura Publish

 

IN MEMORIA DI ANDY

Andy Rocchelli è stato un fotoreporter italiano, membro e fondatore di Cesura. Ha lavorato come fotogiornalista per otto anni, documentando l’Europa orientale, la Primavera Araba in Libia ed in Tunisia, le violazioni dei diritti umani in Kyrgyzstan e Inguscezia. In Italia, ha lavorato sul fenomeno del velinismo e il rapporto tra migranti e la criminalità organizzata. Al momento della sua morte, nei pressi della città di Sloviansk in Ucraina il 24 maggio 2014, stava documentando le condizioni dei civili intrappolati nel conflitto del Donbass. Russian Interiors, il suo libro fotografico, è stato pubblicato postumo da Cesura Publish. Era un esempio di integrità e correttezza: nel suo lavoro era animato da grande passione e costante determinazione, lo viveva in maniera fisica e intuitiva. I suoi valori sono ancora oggi una delle colonne portanti del nostro gruppo. Aveva la capacità di vedere grandi possibilità nelle piccole cose, e di creare molto da quel poco. La produzione editoriale stampata era un passaggio fondamentale della sua ricerca, in quanto strumento di diffusione e completamento del lavoro. Andy era una insostituibile pietra accendi fuoco e per fare in modo che i suoi valori come fotografo e come uomo possano continuare ad ardere, abbiamo voluto istituire un Grant in suo nome e di permettere a un autore o a un nuovo talento di creare un libro fotografico in piena libertà di espressione, come Andy avrebbe voluto.

 

CESURA

CESURA  è un collettivo fotografico, casa editrice ed un laboratorio attivo in Italia nel campo della fotografia documentaria, di ricerca e sperimentazione visiva il cui intento è creare una forza indipendente e autonoma nel panorama della fotografia nazionale ed internazionale. Dal 2008 è impegnata nel racconto dei fenomeni sociali della contemporaneità, come la documentazione della Primavera Araba e la più recente documentazione della pandemia di Covid-19. I suoi progetti sono stati pubblicati sui principali quotidiani e magazine nazionali e internazionali come Time Magazine, New York Times Magazine, The New Yorker, The Guardian, Le Monde, Internazionale, Repubblica, L’Espresso), ed esposti presso musei come Le Bal (Parigi), MoCP (Chicago), Nobel Peace Center (Oslo), Deichhtorhallen (Amburgo), Draiflessen Collection (Mettingen) e Kulturhuset (Stoccolma).

Per informazioni e contatti:

info@cesura.it  | andyrocchelligrant@cesura.it |+39 0523997198 | Via del Campo Sportivo, 6 Pianello V. T. (PC) 29010 Italy

 

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Portfolio – Michele Pavana

Mati, Nea Makri – regione Attica, Grecia.

Nella notte tra il 23 e 24 di luglio scoppia un furioso incendio nella zona costiera tra Rafina e Maratona. I forti venti caldi (124 km/h con temperatura di 40° circa) hanno favorito lo sviluppo del fuoco, di origine dolosa, che travolge le cittadine di Mati e Nea Makri, due delle zone turistiche più frequentate dagli ateniesi.

Il fuoco, partito dall’alto di una collina, distrugge tutto ciò che incontra nella sua discesa verso il mare. La velocità del vento lo rende talmente violento da non dare scampo a nessuno: l’incendio è cosi rapido da non dare il tempo alle persone di scendere dalle loro auto e uscire dalle case.

In una villa, a Mati, sono stati ritrovati 26 corpi carbonizzati abbracciati tra di loro, in una scena che, a detta di molti, ha ricordato Pompei nel 79. Il bilancio è pesantissimo: 100 morti, 25 dispersi e più di 550 feriti.

Queste immagini sono state realizzate nei luoghi della tragedia, le rovine deserte raccontano il dramma, come dolorosa testimonianza di un evento che non si deve ripetere.

 

Biografia

Michele Pavana, classe 1988, è un fotografo italiano. Ha iniziato la sua ccarriera collaborando con alcune riviste locali e come fotografo outdoor in occasione di eventi DC Shoes, Red Bull e altre aziende outdoor. Nel 2010 ha iniziato a lavorare su progetti a lungo termine e reportage; dopo il suo lavoro (2014/2915) sulla crisi dei rifugiati con i progetti “Postcards from far away”, in cui i rifugiati possono inviare la propria foto per i parenti in patria, è stato allievo di Alex Majoli presso Cesura Lab. Nel 2012 ha fotografato l’uragano Sandy a New York, per vedere gli effetti dell’uragano sui luoghi simbolo a Manhattan. Nel 2017 ha realizzato un reportage nel ghetto ebraico di Venezia, il più antico ghetto del mondo; le immagini sono scattate solo di notte perché durante i secoli la porte del ghetto venivano chiuse durante la notte e la popolazione ebraica non poteva uscire. Nel 2018 ha coperto le conseguenze dell’incredibile tragedia avvenuta a Mati, vicino ad Atene, in cui un rogo doloso ha distrutto due paesi e ucciso più di 100 persone. Quest’anno ha iniziato un progetto sul “decreto sicurezza”, per vedere come questa legge cambierà il modo di vivere di richiedenti asilo e di dipendenti delle associazioni che si occupano di accoglienza. Oggi lavora come fotografo freelance, per progetti a lungo termine, reportage e pubblicità.