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Exhibition – David LaChapelle in Paris

We published the incredible work of David LaChapelle on our issue “Habitat”. He found time to give us an almost surreal and very entertaining interview where he talked about his hyper-realistic style, his thinking and the world. Now the artist is celebrated in Paris with LETTER TO THE WORLD, a large-scale exhibition designed for Galerie Templon’s new space at Rue du Grenier Saint-Lazare. Conceived as a journey through LaChapelle’s imagination, Letter to the World brings together iconic pieces as well as the photographer’s dramatic new work. The exhibition is designed to create a dialogue between two contrasting worlds: from destruction to utopia, excess to redemption. On the lower level, a dynamic selection of iconic works illustrate LaChapelle’s vision of the world we live in today.  The pieces work to represent the challenges of human civilization on the verge of collapse— faltering under the pressure of environmental dangers, the excesses of consumer culture and celebrity idolization. The virtuosic Seismic Shift (2012) as well as the defining Death by Hamburger (2001) and Addicted to Diamonds (1997) are positioned in concert with the artist’s portrait renderings of Andy Warhol, Faye Dunaway, Michael Jackson, Princess Diana and more. On the upper level, the artist responds to to the mortal world with a fantastical utopia.  Throughout the expansive space, over 50 new pictures narrate intimate and powerful scenes from the artist’s imagination – a world where nature and man coexist with joy.

David LaChapelle moved to the jungles of Hawaii 12 years ago. Inspired by his quest for spirituality and a more secluded life, his new works reveal a surprising aspect of his investigations. Drenched in an explosion of unusual, electric colors, his images are composed like collages. They bring to mind the experiments of early photography and evoke William Blake, Leonardo da Vinci and religious iconography. Included in this new world is a preview of his latest series in which LaChapelle photographs figures which he feels would be his ultimate subjects.  This includes the arresting portrait of George Harrison featured above this text, State of Consciousness, 2018.

Letter to the World is on view November 3 through December 29 at Galerie Templon, 28 Rue du Grenier-Saint-Lazare, 75003, Paris

All the images are © David LaChapelle. Courtesy Templon, Paris & Brussels

 

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Robert Mapplethorpe – Avanguardia americana

L’occasione per parlare di Robert Mapplethorpe ci è data da una mostra ospitata alla galleria Franco Noero di Torino e organizzata in collaborazione con la fondazione che tutela l’opera del grande fotografo americano. Dell’autore sono raccolti 98 pezzi che si prestano a una sequenza di associazioni, somiglianze e contrasti declinati in tutti i generi da lui indagati durante la carriera. Ci sono ritratti, nature morte, nudi, sensualità, per una visione d’insieme che parte dalla produzione giovanile degli anni Settanta. Mapplethorpe fu uno dei massimi esponenti dell’Avanguardia americana ed è ancora considerato il simbolo anticonformista di una contemporaneità senza tempo, che ha saputo impersonare un senso estremo di libertà che si esprime costantemente nell’intreccio tra la sua pratica artistica, gli aspetti intimi della sua vita, i suoi compagni di strada, le celebrità e il pubblico.

Lui, controverso e irriverente, trasformò la pornografia in arte pura. Nei suoi primi esperimenti realizzò collage ritagliando immagini prese dai giornali pornografici gay. Sua compagna in gioventù fu Patti Smith: legati da una storia d’amore quando ventenni arrivarono insieme a New York, poi da una tenera amicizia e dal sodalizio artistico quando il fotografo scoprì di essere omosessuale. Mapplethorpe diede scandalo rendendo pubblico il suo amore per il curatore d’arte Sam Wagstaff e i rapporti con altri uomini. Visse quel decennio famelico e folle dell’emancipazione gay in cui la creazione artistica e il sesso erano strettamente legati, trasportando se stesso fino a quegli anni Ottanta venati di sottile edonismo che lo videro famoso. Ritrasse personaggi come William Burroughs, Allen Ginsberg, Jimi Hendrix, Andy Warhol, Janis Joplin, Louise Bourgeois…

Frequentava locali in cui erano lecite perversioni e scene scabrose, realizzava nudi statuari di corpi fasciati in lattex, si faceva autoritratti in cui impersona Lucifero. Recitava la parte dell’artista senza regole, per il gusto di attaccare i dogmi bigotti della società borghese, giocando con l’anticonvenzionale, con il suo stesso bisogno di superare i confini. Nonostante i tentativi di censura, divenne uno degli artisti più applauditi del XX secolo. Il suo lavoro fu quasi tutto prodotto in studio, connotato da una profonda passione per la scultura e l’architettura classica e dalla sua capacità di creare un senso di misterioso stupore giocando con luci e ombre reali e metaforiche.

Il Mapplethorpe ambizioso e sfrontato era però anche un uomo fragile, vulnerabile e puro, di una purezza che emerge nei suoi scatti perfetti e caratterizzati da un formalismo estetico senza pari. Morì di Aids nel 1989. L’amica di sempre, Patti Smith, continuò a scrivergli lettere e a conservarne la memoria anche quando era già scomparso. Le sue fotografie sono esposte nei musei di mezzo mondo.

Pubblicato su EyesOpen! n. #8 – Ovest