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Chiara Conti – Mercanti Vietnamiti

Generazioni #11

Chiara Conti è una giovane fotografa e una viaggiatrice. Ha documentato la cultura Vietnamita, e in particolare i mercanti con il suo personale stile “retrò” che ricorda tanto i viaggi dei reporter anni ’70 e la pellicola.

“Ho cominciato a dare una spiegazione a quello che mi si presentava della cultura vietnamita il gior­no in cui ho incontrato Trang. Eravamo quasi al capolinea del nostro viaggio, stavamo attraversando le insenature del Mekong la mattina all’alba, in visita ai floating market.

Trang mi ha raccontato della guerra, della generazione di sua madre, del profondo cambiamento che sta compiendo il suo Paese, della dittatura comunista che l’attraversa e, per forza, lo caratteriz­za. La vittoria del regime ha costretto il Vietnam a un periodo di frazionamento del cibo, le famiglie avevano a disposizione 150 gr di carne al mese, trovavano sostentamento da tutto ciò che il territorio offriva spontaneamente: piante infestanti, riso, erbe, la frutta degli alberi. Ogni tanto ripenso ai mille occhi che ho incontrato e mi chiedo se siano ancora lì dove li ho lasciati, se ogni persona che mi ha sfamato abbia ancora quel sorriso tranquillo che ho conosciuto, se ogni mattina, ancora, all’alba i floating market si accendano come lucciole o se abbia smesso di piovere sulle bancarelle di Hue. Mi sembra uno spettacolo così preciso e importante che mi fa strano, ogni tanto, immaginare che ogni giorno quello che ho visto rinasce di nuovo, anche senza di me”

Su EyesOpen! n.11

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Clarissa Ceci – F-lux

Generazioni #10

F-lux è la forma dei pensieri di Clarissa Ceci, gli stimoli e le sensazioni che affollano la sua mente quando è in balia della città. Parte da un’idea molto caotica e le da un ordine/disordine visivo trasformandolo in questo “flusso di coscienza”, a un percorso di liberazione e ricerca che è avvenuto durante un anno.

“Milano per me è un luogo da scoprire, territorio di nessuno, dove i ricordi e le sensazioni si cuciono come su una grande tela; dove spesso mi sono sentita persa, dove ho visto riflesse le mie angosce, dove ho creato la mia nuova casa, un nuovo mondo di salvezza. La città dove divento donna”

Pubblicato integralmente su EyesOpen! n.11

 

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Myriam De Rosa – Il cielo non cambia

Generazioni #9

Myriam De Rosa ha realizzato un’originale composizione per parlare del cielo. “Il cielo non cambia” è nato dalla sua personale esigenza.

“Io vengo dal mare, ho sempre parlato al mare, chiesto al mare. Io soprattutto lo ascolto. Poi, un giorno, mi sono ritrovata senza di lui e ho temuto che avrei dovuto iniziare a parlare agli estranei ed è stato così che ho riscoperto il cielo.

Il mare e il cielo, in fondo, un po’ si somigliano; hanno entrambi il grande potere di essere immensi, ma di non fare paura. Il cielo, poi, ha questa particolarità di non avere prospettiva. Nelle foto, infatti, sono gli oggetti a dirci se siamo sdraiati su un prato, affacciati a un balcone o se, semplicemente, alziamo lo sguardo mentre passeggiamo. Usufruirne dovrebbe essere obbligatorio”

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Greta Citti – Non è mai domenica

Generazioni #8

Greta Citti ci racconta di una casa di reclusione, un carcere, indietro di 40 anni il cui tempo è scandito da istanti sempre uguali a quelli del giorno precedente e a quelli del giorno successivo.

L’istituto penitenziario maschile di Porto Azzurro, l’unico carcere dell’Isola d’Elba, è suddiviso in tre sezioni e ospita 233 detenuti con una pena minima di sette anni, per la maggior parte ergastolani.

Osservando la natura rigogliosa che circonda la struttura, è impossibile non domandarsi se tanta bellezza aumenti il dolore per la perdita di libertà o sia solo stimolo di un’“evasione mentale”, quindi un punto di forza per andare avanti. Talvolta i giornali locali pubblicano qualche notizia, ma generalmente occorre una ragione eclatante affinché i riflettori si puntino lì, un fatto di cronaca, come evasioni, suicidi, aggressioni.

Andando oltre lo stereotipo sociale dell’individuo deviante emerge una condizione universale per la maggior parte delle carceri: la monotonia delle giornate.

 

Pubblicato integralmente su EyesOpen! n.11

 

 

 

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Davide Esposito – Capri, sogno di un’ombra

Generazioni #7

Davide Esposito fotografa per cercare e trovarsi nel mondo interiore dell’impossibile, in un surrealismo prettamente mentale. Cerca di dare luce e materia all’impossibile.

Portare il non essere nel mondo dell’essere

Giovane fotografo, vive a Capri e ci racconta la sua isola in un modo del tutto diverso dall’atteso

“L’inverno, lì c’è l’essenza di Capri. Maestosa, misteriosa, matrigna. Un’isola che obbliga all’introspezione, a fare i conti con il dualismo dell’essere umano. Ego e solitudine. Sapere chi siamo e dove stiamo andando. Luce che si staglia nel buio, ora trionfante, ora succube, ora complice del nulla. 

Capri come dimensione dell’anima, una lunga nota interiore che appartiene a ogni essere umano, Capri e il suo inverno appartengono a tutti. Si manifestano come esperienza individuale di una metarealtà, qualcosa che è possibile sentire solo ascoltando il sibilo dei cinque sensi, che insieme si incontrano con queste atmosfere”

Il suo lavoro è pubblicato su EyesOpen! n.11

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Paolo Pettigiani – Infrared NYC

Generazioni #4

Paolo Pettigiani, è un fotografo e un graphic designer di 25 anni, vive a Torino ma viaggia molto e ama la fotografia fin da bambino. Abbiamo pubblicato su EyesOpen! #11 il suo lavoro Infrared New York City e ve ne diamo un’anticipazione

William Blake disse che “Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, l’infinito”. Aveva intuito che è possibile “vedere oltre il visibile”.

L’essere umano pensa che esista solo ciò che è in grado di individuare, vedere o sentire. La realtà è molto più ampia di quanto i nostri occhi ci permettano di focalizzare. Per questo motivo che Paolo Pettigiani si è specializzato nella fotografia infrarossa e nel ricreare paesaggi surreali mediante questa tecnica fotografica.

Ha iniziato a produrre fotografie infrarosse nel 2014, dopo tre anni di corsi d’arte e di design al Politecnico di Torino, che hanno suscitato una grandissima voglia di usare il colore e di distorcere la realtà. Guarda il mondo dal suo punto di vista e con occhi diversi. Innamoratosi di New York e dei suoi contrasti ha realizzato questo nuovo progetto con l’obbiettivo principale di evidenziare soprattutto il contrasto tipico di questa città tra il cielo, la natura, i grattacieli e le costruzioni, invitando gli spettatori in un nuovo mondo “invisibile”. Il suo obiettivo è quello di mostrare qualcosa di riconoscibile sotto un nuovo punto di vista inaspettato e personale.

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Vito Margiotta – Toxicalm

Generazioni #3

Il progetto TOXICALM di Vito Margiotta è un progetto che si anima solo negli ultimi mesi, ma parte da lontano: si tratta di uno studio e una ricerca di vecchia data, a tratti incoerente con il trascorso da “fotografo tradizionale” vicino alla fotografia dall’età di quattordici anni, laureato all’Accademia di Belle Arti di Napoli e specializzato in graphic-design.

Questo lavoro comprende varie situazioni e stati d’animo in cui una scena usuale viene reinterpretata. Vito Margiotta si è ispirato alla velocità dei tempi moderni, con uno stile fatto di richiami al Futurismo e dèja-vu contemporanei. Luci e colori hanno sempre un ruolo chiave, a volte soggetti umani animano gli ambienti a prima vista calmi, tra alcune inquadrature ricche di movimenti e azioni o altre più minimal in cui anche l’unico elemento presente crea una mossa sinuosa a rubare l’intera scena. Alcuni scatti sono invece sommersi da linee, create dal gesto portato all’estremo, che portano l’occhio ad attraversare l’immagine e ripercorrerla infinite volte, in loop.

TOXICALM è la frenesia della calma.

Lo abbiamo pubblicato EyesOpen! #11