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Portfolio – Mauro Pinotti, I Leocorni

In questo progetto fotografico, ho voluto attribuire all’Arca il ruolo metaforico del “pensiero comune”, quella specie di comfort zone in cui tutte le preoccupazioni sembrano svanire, tutto sembra familiare e sereno e le incertezze e la vulnerabilità vengono annullate per rivelare contestualmente l’impotenza umana. Secondo la versione tradizionale della storia, i due famosi leocorni non si presentarono mai per salire sull’arca e da quel momento nessuno li vide più.

I leocorni rappresentano “i valori estinti”, sono coloro che nell’avere opposto resistenza sono diventati destinatari dei divieti assorbendone l’esclusione sociale.

Questo progetto vuole proporre in sintesi le mie riflessioni attraverso una visione onirica della situazione di incertezza che si è generata in questi ultimi anni a seguito della pandemia e che ha evidenziato profondi sintomi di malessere sociale. Una sorta di cartina di tornasole, uno specchio, che mette a nudo i problemi strutturali della società contemporanea, una similitudine della crisi epocale sociale dove chi non accetta la salvezza è destinato all’estinzione.

(Mauro Pinotti)

Note biografiche

E’ stata l’attenzione per gli aspetti sociali e il desiderio di raccontare storie che fin da subito ha contaminato la fotografia di Mauro Pinotti. Il suo primo reportage indaga sull’inserimento territoriale da parte degli extracomunitari, fa seguito un lavoro commissionato dalla Consulta Femminile del Comune di Vigevano sul tema della violenza contro le donne. Negli anni successivi i suoi progetti fotografici si distaccano dal reportage vero e proprio e prendono forme narrative più’ elaborate, ma in questa nuova espressione non tralascia di mettere a fuoco problematiche e denunce.
I suoi progetti si sviluppano principalmente nell’ambito sociale attraverso una conoscenza diretta e personale delle problematiche che intende far conoscere . Graffianti e audaci, le sue fotografie vengono ben presto notate: un suo lavoro fotografico sul pugilato è stato scelto per la realizzazione di una scenografia del film L’Intrepido del registra Gianni Amelio.
I “7vizi “ è uno dei lavori che meglio segna il suo passaggio a una fotografia interpretativa e dai tratti surreale,  ma interamente priva di post produzioni digitali. Ogni scena viene realizzata da vivo, con l’aiuto di comparse e  costumi da lui attentamente studiati. L’immagine della “superbia” diventerà un caso mediatico e l’icona della settima edizione dell’Internazionale d’Arte di Torino.
Presente nel 2014 a Photissima di Torino, nella mostra “Tryour Home” a cura di Fortunato D’Amico dal titolo “Tryour Home”, con il lavoro “cinqueventotto” supportato da un video fotografico ha ottenuto importanti riconoscimenti in diversi concorsi europei. Nel 2015, viene selezionato per esporre alla Biennale D’arte Contemporanea Italia-Cina a Torino con i “13Re” ( progetto fotografico seriale sviluppato sulla tematica sociale dei nuovi poveri) . Opera è stata poi esposta a Roma presso l’Archivio Centrale dello Stato e alla mostra “Social Act” curata da Fortunato D’Amico e Chiara Milesi presso ex Palazzo Coin di Vigevano.
Fa seguito una ricerca sulla crisi economica attraverso la serie “poveri cristi” , dove ritrae italiani e stranieri che hanno perso tutto, dal lavoro alla famiglia e, molto spesso, anche la salute . Il progetto “Fragile ” punta l’attenzione sul silenzioso dramma dei padri separati, anche in questo caso, uomini alla deriva con difficoltà economiche senza casa e allontanati dai figli .
Si potrebbe dire che Mauro Pinotti utilizza la fotografia per dare voce agli emarginati, a quella parte di umanità che chiede attenzione. Negli anni più recenti, la sua fotografia ha assunto nuove forme di ricerca sperimentale come nel caso specifico del progetto “Far” in cui, dopo anni di studi riesce a sintetizzare una nuova forma di immagine per arrivare anche ai non vedenti.
Sempre attento alle problematiche sociali e ambientali nel 2019 realizza insieme alla fotografa Paola Rizzi “io sono il futuro” un progetto sociale patrocinato dal Comune di Broni e da Fujifilm Italia, conclusosi con la realizzazione di una pubblicazione, una mostra ma soprattutto la straordinaria piantumazione di 15 piante.
Sempre nel 2019 è uno dei diciassette fotografi selezionati per il progetto 17 graffi 50 anni di Piazza Fontana la mostra patrocinata dal Comune di Milano e tenutasi presso la Casa della Memoria al fianco di Berengo Gardin, Graziano Perotti e Francesco Cito. Nel corso degli anni ha collezionato diversi premi ed esposto in gallerie importanti, e il suo lavoro è stato pubblicato su diverse testate.

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Mostre – Romanzo Italiano

Un affresco a quattro mani sul tema del matrimonio che si fa specchio della società italiana, è questo il senso della mostra che vede protagonisti i fotografi Franco Carlisi e Francesco Cito. Un corpus di 120 fotografie in bianco e nero dei due autori saranno in mostra dal 12 al 29 ottobre presso lo Spazio Field di Palazzo Brancaccio a Roma, a cura di Giusy Tigano. Organizzato dall’agenzia fotografica milanese GT Art Photo Agency in collaborazione con SMI Technologies & Consulting Srl, con il patrocinio del Municipio I Roma Centro il confronto tra loro consente un dialogo tra stili per comporre insieme una narrazione a due voci su un tema comune, quello del matrimonio. Osservando le fotografie di Carlisi e Cito ci si trova di fronte a un romanzo per immagini intenso, incalzante e sorprendente, che esce completamente dagli schemi e rimane impermeabile alle convenzioni classiche della più comune fotografia di settore, ancorata a stereotipi di stile e di linguaggio, per lasciare spazio a un’esplorazione del tema defilata, spiazzante e in controtendenza. Le immagini in mostra si susseguono e si intrecciano come elementi armonici di una partitura che si ripete quasi immutata da secoli, per raccontare – con sguardo a volte poetico e a volte ironico e disincantato – le sorprese emotive e i molteplici risvolti relazionali e sociali di uno dei riti di passaggio fondamentali della nostra società e della nostra cultura.

Le opere di Franco Carlisi sono una selezione del più ampio progetto “Il Valzer di un giorno”, il cui libro è stato vincitore del Premio Bastianelli nel 2011 e del Premio Pisa nel 2013. Il giorno è  quello delle nozze, in una Sicilia nascosta, periferica, esplorata oltre il recinto delle codificazioni e delle convenzioni entro cui i protagonisti del rito matrimoniale costruiscono la loro recita. Nel sontuoso bianco/nero delle stampe, di suggestione quasi barocca, le fotografie accettano la sfida del tempo, per sorprendere nel suo flusso caotico l’attimo in cui il senso si rapprende, in un abbraccio, in una movenza, nella lacrima di una sposa, in una coppia che si invola in una giostra, dispiegandosi in una spazialità ricca di sinuosità e di anfratti, di tonalità intermedie fra lo scuro denso delle ombre e i bianchi accesi di una luce che non si arrende.

“L’occhio di Franco Carlisi coglie continuamente dei “fuori campo” e ce li restituisce, direi proprio da narratore, con straordinaria vivezza e intensità. Le foto matrimoniali di solito anelano all’evanescenza, alla leggerezza, alla purezza, alla solennità. Invece, attraverso lo sguardo  di Carlisi, tutto diventa carnale, vissuto forte, reale, senza mezze tinte” (Andrea Camilleri, introduzione al libro fotografico “Il Valzer di un giorno” di Franco Carlisi).

La selezione fotografica del maestro Francesco Cito è invece parte della sua più vasta indagine dal titolo Matrimoni Napoletani” (o “Neapolitan Wedding”), vincitrice del prestigioso World Press Photo nel 1995 (categoria “Day in the life”, 3° premio). Anche in questo caso, non si rinviene traccia della staticità e della monotona ripetitività della classica fotografia matrimonialista “di mestiere”, spesso assoggettata per necessità alle specifiche richieste degli sposi; si delinea piuttosto una cifra espressiva fortemente autoriale e slegata dai dettami della fotografia di genere convenzionale e stereotipata.

“Napoli, perché sposarsi qui non è solo folclore ed esibizione. Non è solo un giorno speciale nella vita, intesa come la vita vera. Tutto il contrario è la sospensione dell’ordinario, il trasferimento momentaneo ma radicale di un’intera comunità parentale, amicale, sociale in un’altra dimensione, senza più alcun rapporto con l’esistenza ordinaria di tutti. Cito affronta una ‘struttura’ possente, coerente, collaudata, funzionante: il moderno matrimonio foto-genico nella sua fenomenologia più completa e pura. E la de-struttura per comprenderla e smontarla con cura, con i guanti e il monocolo all’occhio, come si fa con il meccanismo di un orologio di cui, da fuori, si vedrebbe solo l’ostentato ticchettio e il circuito delle lancette” Michele Smargiassi, introduzione al libro fotografico “Neapolitan Weddings” di Francesco Cito).

La mostra evento “Romanzo italiano” si sviluppa all’interno dello Spazio Field accompagnata da un’installazione artistica di particolare impatto, curata dallo studio di Architettura luoghiCOMUNI, che esalta l’intensità evocativa delle immagini e ne rafforza la potenza comunicativa. Studiata per creare suggestioni e facilitare visioni personali, l’installazione si sviluppa attraverso le diverse sale espositive in modo silenzioso e acromatico, stimolando un continuo rimando tra le immagini e la storia personale di chi visita la mostra. Accompagnando nel visitatore un crescendo emotivo e avvolgente, nell’ultima sala di questo percorso immersivo l’installazione ricrea la giusta distanza per lasciare spazio alla visione soggettiva e ad una riflessione più riservata su tutto ciò che è “il prima” ed “il poi” di  questo giorno speciale tanto atteso e carico di significati. Si tratta quindi di un progetto a tutto tondo in grado di esprimere la carica visionaria dei due fotografi che, pur differenziandosi tra loro, lavorando in geografie differenti e mantenendo intatta la propria identità autoriale distinta e singolare, sono in grado di rappresentare un tema tutto italiano in maniera congiunta e coerente, quasi simbiotica, dimostrando un’originalità inedita e sorprendente, una profonda e amabile leggerezza, e una rara e commovente sensibilità.

Come scrive Gianmaria Testa commentando il lavoro di Carlisi, “Non l’urgenza di un attimo da conservare a futura e immobile memoria. Queste fotografie sanno frugare fra le pieghe, rubano tempo al tempo, lasciano indovinare un prima e anche intravedere un poi; misurano a scatti la distanza fra il guardare e il vedere”.

Precedentemente esposti più volte – singolarmente – in altre città (sia italiane che estere) con una selezione fotografica spesso più ridotta, i due fortunati progetti di Carlisi e di Cito si coniugano per la prima volta insieme in un duetto inedito, toccante e convincente, in una location d’eccezione della nostra prima città italiana, componendo in ambienti scenografici memorabili una esposizione raffinata, intensa e indimenticabile che si fa vetrina di costume, storia sociale, emozione condivisa.

Info:

Franco Carlisi, Francesco Cito. Romanzo Italiano

SPAZIO FIELD, Palazzo Brancaccio,Via Merulana 248, Roma

Ingresso libero. Inaugurazione giovedì 12 ottobre dalle ore 18.30

Informazioni al pubblico info@spaziofield.com; GT Art Photo Agency| 02.36551643

 

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Festival – Torna “Corigliano Calabro Fotografia”

Dopo lo stop forzato dalla pandemia, torna più fertile che mai il Festival Corigliano Calabro Fotografia giunto alla XVIII edizione. L’edizione 2020/2021 si terrà dal 3 al 5 settembre presso il Castello Ducale di Corigliano Rossano, con mostre allestite fino al 31 ottobre.. Autore dell’anno sarà Lorenzo Cicconi Massi. L’evento di cui è Direttore Artistico Gaetano Gianzi, diventa maggiorenne, ma mantiene sempre la formula che ne ha decretato il successo negli scorsi anni: un contenitore di mostre, presentazioni di libri, workshop in aula e sul campo, proiezioni e chiacchierate di fotografia e lettura di portfolio.

Di seguito illustriamo il programma.

PORTFOLIO JONICO XIV EDIZIONE

Il Festival contiene la quattordicesima edizione del PORTFOLIO JONICO della Fiaf che si svolgerà sabato 4 e domenica 5 di mattina al castello Ducale. Numerosi e di prestigio saranno i lettori: Angelo Cucchetto, Giorgio Galimberti, Maurizio Garofalo, Elena Givone Cosmo Laera, Attilio Lauria, Lorenzo Cicconi Massi, Massimo Mazzoli, Fulvio Merlak, Roberto Strano, Valentina Tamborra,

 

CORIGLIANO CALABRO BOOK AWARD II EDIZIONE

Verrà premiato dalla giuria (Gaetano Gianzi, Francesco Cito, Angelo Cucchetto) il lavoro “Non è l’America” di Stefano Pia. il progetto vincitore del secondo Corigliano Calabro Fotografia Book Award, lanciato in partnership con Photographers.it.

 

MOSTRE

Le mostre autoriali di questa edizione saranno di: Michele Di Donato, Antonello Di Gennaro, Danilo Garcia Di Meo, Lorenzo Cicconi Massi, Maria Cristina Comparato, Francesco Faraci, Giorgio Galimberti, Rosa Mariniello, Pierpaolo Mittica, Raffaele Petralla, Roberto Polillo, Clorinda Scura (autrice del circolo organizzatore Corigliano per la Fotografia), Roberto Strano, Valentina Tamborra.

 

WORKSHOP

I workshop di quest’anno saranno due:

Il primo di Francesco Cito dal titolo «MARE NOSTRUM barche pescatori e pesca, il racconto della notte dei tempi» (3-4-5 settembre)

Il secondo di Angelo Ferrillo dal titolo: «Dal progetto al portfolio, tre giorni per raccontare una storia». (3-4-5 settembre).

 

PRESENTAZIONI DI LIBRI

Numerose saranno anche le presentazioni editoriali, con proiezione:

Giuseppe Cardoni, Vita e Morte Rapsodia Messicana

Angelo Cucchetto: DREAMLANDS A.v.

Roberto Polillo: Tra il visibile e l’invisibile

Valentina Tamborra: Skrei- Il Viaggio, una storia tra Italia e Norvegia

Francesco Faraci: Atlante Umano Siciliano

Roberto Strano: Compagni di viaggio

TALK E INCONTRI


Incontro con l’autore dell’anno Lorenzo Cicconi Massi. 
Incontro con Pierpaolo Mittica.

Lo stato dell’arte del fotogiornalismo oggi con Francesco Cito, Pierpaolo Mittica, Valentina Tamborra e Roberto Strano.

 

Trovate il programma completo e tutte le altre informazioni sul sito internet www.coriglianocalabrofotografia.it

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“Patrimoni” protagonisti al Brescia Photo Festival

Barbara Silbe

Ha aperto ieri, affidandosi a nuove date e confidando nel miglioramento della situazione pandemica, la IV edizione del Brescia Photo Festival che si chiuderà il 17 ottobre 2021. Curato da Renato Corsini, è promosso dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei con la collaborazione di MaCof – Centro della fotografia italiana e celebra il tema “Patrimoni”, che si collega alle celebrazioni per il ritorno a Brescia della Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue in bronzo di epoca romana, portavoce del valore culturale e identitario del patrimonio della città, dopo due anni di restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La nuova collocazione della statua nell’aula orientale del Capitolium, in un allestimento museale progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, valorizza l’intera area archeologica di Brixia. Parco Archeologico di Brescia Romana, nella ricorrenza del decennale del riconoscimento UNESCO del sito “I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C.)” e prelude al cammino culturale che, nel 2023, consacrerà Brescia come Capitale italiana della Cultura con Bergamo.
La kermesse, avviata daFondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, ha epicentro nel Museo di Santa Giulia (nei rinnovati spazi del “Quadrilatero Occidentale”) e si diffonderà con mostre importanti in varie sedi cittadine, come il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, il MO.CA, lo Spazio Contemporanea, il Museo Civico di Storia Naturale, la Fondazione Poliambulanza di Brescia, le gallerie d’arte della città e della provincia, con protagonisti alcuni dei più importanti maestri della fotografia, da Gianni Berengo Gardin a Ferdinando Scianna, da Francesco Cito a Franco Fontana, da Elio Ciol a Donata Pizzi, e molti altri ancora, che interpreteranno con il medium fotografico il valore culturale, archeologico, storico e sociale dei patrimoni identitari, dall’antichità romana alla contemporaneità.

Il Museo di Santa Giulia ospita l’esposizione di punta del festival, dedicata al fotografo austriaco Alfred Seiland: si intitola IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020″, sua prima retrospettiva italiana che giunge a noi dopo il successo ottenuto al Museo Romano Germanico di Colonia, ai Rencontres di Arles e all’Albertina di Vienna. Il percorso raccoglie 136 immagini, la cura è di Filippo Maggia e Francesca Morandini, co-prodotta da Skira e frutto di un accurato lavoro quindicennale che l’autore ha realizzato attorno ai luoghi mitici della romanità, reinterpretati in modo sorprendente e inatteso, con20 inediti tra cui un portfolio di 6 scatti realizzati a Brescia tra il 2019 e il 2020. Affascinato infatti dalle scenografie cinematografiche dell’antica Roma, allestite a Cinecittà, Alfred Seiland ha intrapreso un lungo viaggio nei territori in cui si estendeva il dominio di Roma, dalla Siria alla Scozia e oltre, per fotografare gli edifici costruiti dai romani e cogliere le diverse sfumature di interazione tra uomo e rovine.

“Seiland non si limita alla rappresentazione dell’antico – spiega Filippo Maggia – non racconta le statue come oggetto del passato, ma cerca una contestualizzazione delle situazioni. Per lui è importante l’attesa e la costruzione dell’immagine, c’è uno studio, c’è pazienza, le persone sono reali e le sue opere non sono mai frutto di una messa in scena costruita. Per questo l’inquadratura del Tempio di Segesta, in Sicilia, include un autobus: è il passato calato nella contemporaneità, a volte con tutte le sue contraddizioni. In molti casi percepiamo il suo intento di denuncia della condizione in cui si trovano queste importanti vestigia; è il tempo, l’antico, maltrattato. Alcune inquadrature sono perfino un po’ ridondanti, ma osserva con severità, con durezza e con ironia le nostre azioni di oggi”

La mostra si pone come un ponte ideale tra il patrimonio storico e lo sguardo attuale in coerenza con l’identità del progetto pluriennale dedicato alla celebrazione e alla valorizzazione della Vittoria Alata. Sono quaranta i paesi raccontati dai propri siti archeologici come Palmira, Samaria o Epidauro. Il progetto illustra, con fotografie talvolta iperrealiste e pop, talvolta simboliste e minimali, l’inestricabile e vitale rapporto tra le tracce residue della cultura romana e i luoghi della modernità. Le rovine emergono così in tutta chiarezza quali patrimonio comune di un immaginario collettivo, una sorta di minimo comune denominatore continentale tra passato, arte moderna e architettura contemporanea, la prima “forma” di globalizzazione dello sguardo. Il pubblico è invitato a scoprire le trasformazioni delle città e del paesaggio: l’occhio del fotografo ne esalta il riuso consapevole o quello casuale, ed espone il surreale dialogo tra le antiche glorie monumentali e i moderni tessuti urbanistici, gli spazi del turismo di massa, dello sport e della cultura del tempo libero.

Il Colosseo a Roma, le terme di Bath, il Pont du Gard in Provenza, ma anche rovine di siti meno noti al grande pubblico, riferimento per piccole comunità o territori totalmente travisati o, ancora, edifici moderni iperrealisti che alludono all’antico in tutto il loro paradosso, come il set di Cinecittà per una fiction inglese ambientata nell’antica Roma o il Caesar Palace di Las Vegas o la presenza discreta dei resti archeologici nel tessuto urbanistico attuale. I monumenti dell’Impero romano, diffusi in Europa e lungo il bacino del Mediterraneo, costituiscono per i suoi abitanti un’abitudine visiva, per i turisti un feticcio, per le infrastrutture un ostacolo. Il catalogo bilingue italiano e inglese è edito da Skira.

Il percorso espositivo al Museo di Santa Giulia prosegue, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, con Palmira. Una memoria negata, a cura di Renato Corsini, il reportage del fotografo friulano Elio Ciol, composto da 20 scatti, realizzato nel 2015 in Siria prima delle distruzioni inferte dall’ISIS a uno dei tesori più preziosi dell’umanità. La rassegna è corredata da un focus architettonico e urbanistico curato da Alberto Ferlenga, rettore dello IUAV di Venezia e professore ordinario di progettazione architettonica, dedicato alla prima rappresentazione pittorica di Palmira nel 1691, la monumentale Veduta di Palmira del pittore olandese Hofstede van Hessen, conservata presso l’Allard Pierson Museum di Amsterdam.

Donata Pizzi, con Roma in Africa, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, a cura di Renato Corsini, racconta attraverso 29 fotografie le suggestioni delle antiche città del Nord Africa, tra deserti e rovine romane. Il viaggio ha condotto l’artista da Cirene in Libia, attraverso Timgad e Djemila nella regione della Cabilia, Tipasa lungo la costa algerina, Dougga, Thuburbo Maius, Sbeitla e il grande colosseo di El Djem in Tunisia, e ancora a Sabratha e Leptis Magna. Per tradurre in immagine intima quella luce, quelle immense distanze, Donata Pizzi ha tentato di ridurre il mezzo fotografico al minimo, utilizzando una piccola macchina panoramica, con un semplice obiettivo standard, come se guardasse attraverso la fessura del turbante dei Tuareg.

Eros, a cura Clelia Belgrado, presenta invece 25 fotografie di sculture che l’artista reggiano Bruno Cattani ha scattato all’interno dei musei, svelando il lato inedito delle opere classiche. Come scrive Benedetta Donato “Eros raccoglie gli anni di appassionate indagini e affascinanti percorsi nell’universo della scultura, in cui l’autore ha saputo intercettare e plasmare quegli aspetti oscuri e nascosti del desiderio, che finalmente si rivelano, grazie ad uno sguardo capace di cogliere istinti e pulsioni, […] in figurazioni di forte impatto visivo, come corpi vigorosi, dotati di profonda vitalità.”

Quale ideale conclusione della IV edizione del Brescia Photo Festival dal 21 settembre al 17 ottobre 2021 verrà presentato al Museo di Santa Giulia “Con amore e cura grandissima”. Il restauro dell’albumina della Chiesa dei Miracoli, di Giacomo Rossetti, a cura di Roberta D’Adda. Premiata all’Esposizione Industriale di Vienna del 1873, l’opera di Rossetti fu acquistata dal Comune di Brescia nel 1903 ed è parte della collezione dell’Archivio Fotografico dei Civici Musei d’Arte e Storia, costituitosi in parallelo allo sviluppo delle collezioni museali e dotato di propri registri a partire dal 1935.

L’itinerario diffuso in città del IV Brescia Photo Festival prosegue al Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, nel Castello di Brescia, che accoglie, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, la mostra Vita da centurioni, a cura di Renato Corsini. L’esposizione documenta, attraverso 36 fotografie di scena e di backstage, oltre a 6 manifesti originali, i miti, le leggende, le avventure e le peripezie degli eroi del Peplum, uno dei generi più prolifici del cinema italiano, raccontando l’invenzione dei centurioni e dei gladiatori nelle pellicole del dopoguerra e rivedendo in forma spesso ironica e dissacrante il mito del militare romano.

Il MO.CA – Centro per le nuove culture ospita tre rassegne: la prima, È Brescia, a cura di Albano Morandi, presenta dall’8 maggio al 31 luglio 2021 sette grandi fotografi italiani – Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Franco Fontana, Gianni Pezzani, Ferdinando Scianna, Luca Gilli – che raccontano Brescia e le sue eccellenze culturali con il loro obiettivo.

La seconda, una mostra-omaggio dedicata al ritorno della Vittoria Alata: Bellissima. 20 fotografi travolti da un insolito splendore. Curata da Mario Trevisan, propone dall’8 maggio al 27 giugno 2021 le opere di più di venti fotografi, tra i più importanti della scena italiana, quali Silvia Camporesi, Renato Corsini, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel e altri artisti, che hanno deciso di lavorare su questa straordinaria scultura, vera Musa della rassegna fotografica del 2021.

Infine, Federico Fellini / “dietro le quinte”, a cura di Renato Corsini, dal 29 giugno al 31 luglio 2021 testimonia l’opera di quello che è stato definito una pietra miliare della cinematografia del secondo Novecento e, appunto, un “patrimonio” italiano. Accanto ad alcuni manifesti dei suoi film più conosciuti, si racconta, attraverso circa 50 scatti – eseguiti da Sandro Becchetti, Tazio Secchiaroli, Agenzia Dufoto – un Fellini più privato rispetto alla sua immagine ufficiale legata al ruolo di regista.

 Spazio Contemporanea accoglie la rassegna Le cattedrali del lavoro, a cura di Renato Corsini e Paolo Conforti, con il supporto di Fondazione ASM, dall’8 maggio al 13 giugno 2021, nella quale gli scatti di Matteo e Stefano Rodella (Bams Photo), accompagnano il visitatore nei luoghi dell’archeologia industriale di Brescia e della sua provincia, sorti nell’immediato dopoguerra, documentando alcuni straordinari testimoni dello sviluppo industriale, capaci di farci riflettere su una storia economica e sociale che ha caratterizzato forti metamorfosi urbane.

Sempre a Spazio Contemporanea, per la cura di Renato Corsini e Albano Morandi, si terrà 1921/2021. Omaggio a Joseph Beuys: ritratti, sequenze fotografiche e scatti di ambientazione (16 giugno – 31 luglio 2021) – eseguiti da Renato Corsini durante la storica intervista che il critico d’arte Pierre Restany fece all’artista nel 1980 – raccolti in una mostra di grande valore iconografico e culturale, nel centenario della nascita di Beuys.

La difesa del patrimonio faunistico è l’oggetto dell’indagine che Federico Veronesi ha svolto con il suo reportage condotto in Africa. La mostra Wildlife, a cura di Carolina Zani, allestita al Museo civico di Scienze naturali dal 14 maggio al 29 agosto 2021, propone una serie di fotografie di grandi dimensioni dei più affascinanti mammiferi africani.

 Alla Fondazione Poliambulanza dall’8 maggio al 26 settembre 2021 si potrà ammirare la prima tappa di una mostra itinerante dal titolo Mirabili radici. Il sito UNESCO di Brescia nelle fotografie di Alessandra Chemollo, a cura di Alessandra Chemollo e Francesca Morandini, con le immagini dei luoghi riconosciuti patrimonio UNESCO nel 2011, come il Complesso Monumentale di Santa Giulia, prima e durante la retrospettiva dedicata all’architetto e artista Juan Navarro Baldeweg, il Capitolium, durante e a conclusione della realizzazione del nuovo allestimento della cella orientale con la Vittoria Alata restaurata, le Domus e il Santuario repubblicano.

Al Museo Mille Miglia, dal 21 maggio al 18 luglio 2021, saranno esposte 60 fotografie di Giacomo Bretzel che raccontano la corsa della Mille Miglia negli ultimi vent’anni. L’autore comunica la sensazione di velocità con l’uso di più stili diversi, con il risultato di una trama fotografica che aggiunge alle immagini la potenza e l’allure di un’epoca passata.

Alla LABA, presso la sede di Via Don Vender, sarà visitabile dal 13 maggio al 31 luglio 2021 la mostra Humanitas, organizzata dagli studenti del dipartimento di Fotografia che hanno sviluppato ed evidenziato attraverso la ricerca e la personale sensibilità l’importanza del patrimonio declinato nelle sue infinite forme.

La quarta edizione del Brescia Photo Festival allarga i propri orizzonti anche alla provincia di Brescia. Alla Biblioteca Comunale di Vobarno, in Valle Sabbia, i grandi alberi sono i protagonisti della mostra Humus di Gianni Pezzani, a cura di Andrea Tinterri, che fissa il patrimonio dei boschi italiani nelle sue foto alla ricerca di una natura incantata (15 maggio – 30 settembre 2021).

Alla Fondazione Vittorio Leonesio a Puegnago sul Garda, l’esposizione Sipario – si prega di accendere i telefoni, lo spettacolo sta per cominciare di Nicola Bertellotti (23 giugno – 26 settembre 2021) incentra la sua poetica sul senso di caducità che avvolge i luoghi abbandonati e cristallizzati in un tempo statico. Gli scatti di Bertellotti rappresentano un racconto aperto su usi e costumi, patrimonio immateriale condensato negli arredi e nelle decorazioni degli ambienti ritratti di forte impatto: teatri e sale cinematografiche in disuso si mostrano in tutto il loro fascino decadente.

Come da tradizione, Brescia Photo Festival proporrà il palinsesto PHOTO FRIENDS dove gallerie d’arte, librerie, biblioteche e la rete delle boutique del centro si apriranno per accogliere interventi espositivi, focus, conferenze e proposte editoriali tematiche. Il progetto di collaborazione con le gallerie d’arte è curato da Albano Morandi che sottolinea come “anche quest’anno, grazie alla collaborazione di associazioni e gallerie private e grazie al coordinamento dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia, il nucleo dei “Friends” si presenta nutrito di ben 10 mostre in cui il tema del festival viene straordinariamente illustrano attraverso linguaggi e tematiche tra i più vari e disparati”.

La nuova edizione del Brescia Photo Festival è come di consueto l’occasione per una serie di appuntamenti dedicati a tutti i photo addicted: visite guidate, attività per famiglie, incontri con gli autori, guide d’eccezione, proiezioni dedicate al Nuovo Eden, che animeranno le mostre allestite nel Museo di Santa Giulia.

Per maggiori dettagli, visitate il sito www.bresciaphotofestival.it

 

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Mostra – FEELING HOME. Sentirsi a casa

Una collettiva itinerante di autori italiani, ben orchestrati dalla curatela di Giusy Tigano, per un’esposizione-evento organizzato da GT Art Photo Agency in collaborazione con F2 Progetti per la Fotografia che fa tappa ora alla Galleria d’Arte Moderna GAM di Catania, via Castello Ursino 32. Apre il 3 ottobre con opere di  Isabella Balena, Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Pierfranco Fornasieri, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini, Daniele Vita, e sarà visitabile con ingresso libero fino al 30 ottobre. Nove autori raccontano attraverso 90 fotografie il sentimento del “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni, dove il tempo non pesa mai in quanto “specchio” del tempo interiore di ognuno di noi.

L’esposizione è patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura. Dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda ora in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini e Daniele Vita.

La curatrice Giusy Tigano afferma che “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”: offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identità per ognuno di noi“.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a loro estratti bibliografici e introduzioni personali, in aggiunta a  specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano. Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa”  (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie 115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie. Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online: https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

EVENTI SATELLITE

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva. Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio con nuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevole successo di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegati sono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Orari di apertura al pubblico da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 19.00. Informazioni: tel. 095.7428008, cultura.eventi@comune.catania.it, info@gtartphotoagency.com