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Interview – Alys Tomlinson and her winning series “Ex Voto”

Barbara Silbe

Alys Tomlinson is an award-winning editorial and fine art photographer based in London. She was named “Photographer of the Year” at the prestigious Sony World Photography Award 2018. The World Photography Organization assigned the prize (25.000 $) to her winning series “Ex-Voto”, focused on religious devotions she found in many Christian pilgrimage sites worldwide. She often  photographed  anonymously and hidden places where pilgrims leave ex-votos as expressions of hope and gratitude, creating a tangible narrative between faith, person and the landscape. Taken at the pilgrimage sites of Lourdes (France), Ballyvourney (Ireland) and Grabarka (Poland), the project encompasses formal portraiture, large format landscape and small, detailed still-lifes of the objects and markers left behind. Shot on 5×4, large format film, the images evoke a distinct stillness and reflect the mysterious, timeless quality present at these sites of great spiritual contemplation. People and landscape merge as place, memory and history entwine. All the images are taken in 2016/2017

Hi Alys, would you define yourself a photographer or an artist? And why?

I consider myself primarily a photographer or perhaps a photographic artist. My work is often heavily research-based and my latest project ‘Ex-Voto’ drew on my Anthropological studies, so maybe I would even call myself a photographer and researcher.

What is Photography for you?

It starts as a curious impulse or fascination and is driven by the desire to find out more about a certain subject or community. Photography gives me freedom to explore ideas and allows me to tell the stories of others, to discover the unseen and document that in a very personal way.

Tell me more about the project winner of the SWPA.

I’ve been working on ‘Ex-Voto’ for around five years, exploring Christian pilgrimage sites in Ireland, France and Poland. The project is all shot on black and white, large format film and consists of three strands – portraits of the pilgrims, still life shots of the ‘Ex-Voto’ and the wider landscapes.

Tell me more about your feeling and mood when you realized you were named Photographer of the Year SWPA 2018

I was amazed and surprised, but also very happy that that the judges had seen meaning and depth in my work. To get this type of recognition for a project I have committed to for so long is hugely rewarding.

You are a great portrait maker, you put an extraordinary formalism in your landscape and you demonstrate an out of order capability to tell stories. What you like the most, and why, if you can choose?

I am always drawn to making portraits and find the connection you have with that person very interesting, as I am fascinated by people and how we relate to each other and our environment. However, I also love the stillness of photographing landscapes. With landscapes, it is often just me and the camera and I enjoy that solitude. I’m not sure that I can pick a favorite!

What surprised you most in this work on spirituality?

How open people were about their faith and how complex their beliefs were. I was also surprisingly moved at these pilgrimage sites, even as a non-believer there is a very special aura and unique feel when you are there.

You studied English literature before studying photography, do you think this first part of your schooling shaped your vision in art?

Photography is all about storytelling and I think my interest in literature and reading has shaped my work. The structure of good writing can be transferred to photographic storytelling. I am also very influenced by cinematography and film, particularly the work of directors such as Haneke, Tarkovsky and Pawlikowski.

Tell me something about your equipment, why do you use a huge Victorian-style single frame camera for this project?

It’s a very slow and considered approach, which means I have to think carefully about each shot. As the negatives are 5×4 inches, it allows for great detail. Also, the method of using large format is almost ritualistic, reflecting the religious subject matter.

How did you start your career and when?

After graduating from my BA degree, my first job was taking photographs around New York for the Time Out Guide, which taught me to be organized, creative and independent. I’ve been working as a professional photographer for around 10 years, combining commissioned work with my personal projects.

What’s the fun part of your job? and which one is the most demanding?

The most demanding is the dedication required and the need to hold on to the conviction that the work you’re making is of value. The most fun is meeting people I would never normally meet in my everyday life and taking off on photographic adventures, never knowing where it’s going to lead…

Which are your main future project after this important victory?

Winning the SWPA has instilled in me a need to prioritize my personal projects and not lose sight of that. I am hoping for a solo exhibition of the work and I’m also planning on making the ‘Ex-Voto’ project into a book which I’m very excited about, so I am currently looking at design options for publication.

 

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Lee Jeffries – Occhi sconosciuti

Lee Jeffries vive a Manchester, nel Regno Unito. Comincia a fotografare eventi sportivi ma un incontro casuale con una giovane ragazza senzatetto per le strade di Londra cambia il suo approccio artistico per sempre. La sua percezione sui senzatetto cambia completamente: diventano il soggetto della sua arte. Le sue fotografie ritraggono le sue convinzioni e la sua compassione per il mondo.

Qui un’intervista uscita su EyesOpen! n. 0/2014

Può dirci come ha iniziato la sua esperienza nella fotografia, da dove è partito e perchè?

Ho iniziato ad usare la macchina fotografica a cinque anni. Poi, un giorno a Londra, mentre mi apprestavo a correre la maratona, ho deciso di fare qualche fotografia di strada, sperando di avere fortuna. Rannicchiata in un sacco a pelo sulla porta di un negozio, ho notato una giovane ragazza senzatetto. Ho pensato che avrei dovuto usare un teleobiettivo da 70-200 e, dalla parte opposta della strada, ho concentrato la mia attenzione su di lei. Mi ha notato subito ed era molto turbata! Ha iniziato ad urlarmi contro parole e mi sono sentito imbarazzato. In quel momento volevo solo andare via da lì e il più velocemente possibile. Poi no, qualcosa dentro di me mi ha fatto avvicinare a lei e iniziare una conversazione. Il resto è storia, come si dice. Quello è il momento che ha influenzato il mio modo di fare fotografia, le mie immagini e la loro intimità.

I suoi soggetti sono prevalentemente persone senza fissa dimora, li ha ritratti in diverse città del mondo: Londra, Parigi, Miami, Los Angeles… Come si è avvicinato a loro?

Una delle caratteristiche dell’essere umano è quella di avere paura di qualcosa che non è abituato a vedere o che non è abituato a fare. Il 99,9% della popolazione non “vede” le persone senzatetto e tanto meno pensa di parlare con loro; è naturale pensare che sia difficile socializzarci. Ma non lo è. È semplice come “vedere”, l’importante è presentarsi a loro con umanità. Il mio approccio si basa esclusivamente sulla cordialità e la gentilezza e loro rispondono con altrettanta cordialità e gentilezza.

Come fa a coinvolgerli tanto da ottenere sguardi così profondi e significativi?

Non fotografo ogni persona senza fissa dimora che vedo. Devo scorgere qualcosa ancora prima di sedermi a parlare con loro. Cammino per la strada per ore, giorni, guardando estranei negli occhi. Guardo oltre la superficie cercando di approfondire il loro essere. Questo è quello che fotografo. Non sono un documentarista di circostanza, racconto “emozioni”. La situazione in cui si trovano non è importante per ottenere l’immagine finale. Senzatetto o no, le mie immagini vogliono cogliere la spiritualità dell’essere umano.

Cosa gli dice e di cosa parlate quando si approccia a loro?

Le nostre conversazioni possono riguardare qualsiasi cosa. Alcuni di loro sono interessati a me e alla mia storia, qualcun altro ha voglia di parlare di se stesso. Parliamo di tutto e di niente.

Chi di loro l’a colpita di più e le è rimasto nel cuore?

Tutti loro mi hanno colpito con le loro storie, investo molte emozioni con ognuno di loro. In particolare, ho avuto un legame molto profondo a Miami con Latoria e Margo Stevens.

Ci può raccontare la loro storia?

Ho incontrato Margo durante il mio ultimo viaggio a Miami. Mi è apparsa dal nulla, sulla strada, davanti a me. Era vestita con una pelliccia di pelle di leopardo (abbiamo poi scherzato sul fatto che era nella versione “prostituta”), aveva appena finito il suo turno di notte. In circa due settimane ho avuto l’opportunità di conoscerla in modo approfondito, mi sono immerso completamente nel suo mondo interiore e non. Mi ha raccontato la sua vita, ricordando il passato. Era una famosa porno star, quando però la sua fortuna finì e di conseguenza i soldi, è stata costretta ad andare in strada a prostituirsi anche per soddisfare la sua tossicodipendenza. La sua trasformazione da quello che era a quello che era diventata mi ha colpito duramente. Solitamente non si sa o non si conosce la vita dei senzatetto prima che diventino tali, ma con Margò è stato diverso. On line c’è molto materiale che testimonia la sua bellezza e come la spirale della tossicodipendenza abbia avuto un impatto sulla sua vita oggi. La storia di Margo mi ha reso triste, mi sentivo impotente, arrabbiato per tutti gli anni di sfruttamento che aveva subito, qualcosa però le è rimasto. Ha mantenuto la sua umanità oltre ogni aspettativa: spiritosa, divertente, bella dentro. Mi è rimasta sotto la pelle.

I suoi ritratti sono un’esperienza emotiva, ci sentiamo osservati e, perché no, anche giudicati. Non siamo noi che li guardiamo, ma è come se fossero loro a guardare noi.

Gli esseri umani non possono fare a meno di riconoscere le emozioni. I sentimenti risiedono nel profondo di ognuno di noi. Le mie immagini cercano di ritrarre questo e chiedono allo spettatore di guardare dentro se stesso.

Quando ha finito di postprodurre una foto, il risultato è sempre quello che si aspetta?

Ho sviluppato uno stile. Amo che l’aspetto delle mie foto abbia una certa profondità di significato. Cerco di “confezionare” e di collegare le emozioni con alcuni elementi metafisici che alludono alla spiritualità degli esseri umani con interpretazione e licenza artistica… quindi sì, il risultato è sempre quello che voglio.

Abbiamo scelto il ritratto di Madame June per la nostra prima copertina, perché oltre ad essere bellissimo è anche un metaforico ritratto della Fotografia contemporanea: vecchia ma non vecchia, con un occhio attento, lancia messaggi di saggezza e di esperienza vissuta, è bella e ha molto da dire e se la si guarda bene negli occhi ci lascia un messaggio di pace e di speranza; oggi la Fotografia, soprattutto in Italia, è in un periodo strano e difficile. Ci piace che lei sia la nostra e ci rappresenti. Come fotografo e artista cosa pensa della Fotografia oggi?

Sono molto semplice e diretto quando si tratta di fotografia. Ho un’opinione univoca e per me è poco importante sia cosa fanno gli altri, sia la situazione della fotografia oggi. Non gli attribuisco un particolare significato. Sono felice come non mai quando esco per strada, incontro persone e si crea una relazione. Se chi guarda le mie foto ne trae qualcosa allora mi fa piacere ed è una valore aggiunto al mio lavoro.

Si definisci come “Ritrattista Umanista”, pensa che in qualche modo la fotografia possa avere un impatto sulla povera gente? che tipo di valore sociale può avere?

Non documento circostanze: la maggior parte delle mie immagini forniscono un messaggio sociale! Provocano una reazione umana che scatena l’immaginazione: “chi è questa persona?”, “come sarà la sua vita?”, “come ha fatto a trovarsi in quella situazione?”, sono le domande che si pone chi guarda, consciamente o inconsciamente. Porsi queste domande risveglia la coscienza sociale. Ho innumerevoli e-mail di persone che testimoniano il fatto che la visione delle mie immagini ha permesso loro di vedere e sentire le esigenze degli “altri”. Se il risultato è questo, allora hanno un valore sociale.

A cosa sta lavorando oggi? Ha nuovi progetti?

Autofinanzio tutti i miei progetti e li realizzo nelle vacanze o nel tempo libero. Sicuramente sto pensando a nuovi lavori, ma trovare i finanziamenti e il tempo per realizzarli è un processo lento. Vorrei stare più spesso fuori, sulla strada, ma sono comunque grato per il tempo in cui riesco a starci. Cerco sempre gli occhi degli estranei, con la macchina fotografica al collo o senza.