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Portfolio – Vivienne B

Di Barbara Silbe

VivienneB (nome d’arte di Vivienne Bellini), è una fotografa italiana il ​​cui lavoro si concentra sulla moda e sul ritratto. Recita così l’attacco della sua biografia che dice e non dice. Ho scoperto il talento che indubbiamente possiede questa fotografa scorrendo il suo profilo Instagram e sono rimasta colpita da uno stile originale che ricorda la pittura preraffaellita di Dante Gabriele Rossetti o John Everett Millais. E’ quello il primo rimando che viene in mente guardando le sue opere. Poi pensi ad altro, a quella pittura dove fiori e frutta hanno rappresentato un genere che tornò spesso a popolare le tele fino alla fine del Settecento, epoca dove gli elementi naturali, seppure nelle evidenti diversità stilistiche, conservavano la loro doppia natura di indagine naturalistica e allusione simbolica. Viene in mente anche Proust, tra questi scatti, e il suo affresco della Recherche, dove i dettagli descrittivi di pizzi e merletti narrano la bellezza e l’incanto dell’universo femminile verso il quale il grande romanziere richiede la nostra totale attenzione nella lettura, per non venirne esclusi. Le donne di VivienneB sono creature sensuali e dolci, forti e fragili, vere eppure enigmatiche, che oscillano e fanno oscillare nelle emozioni osservate da un’altra donna, la fotografa, che su di loro fa sostare uno sguardo senza voyeurismo e scevro da ogni convenzione. Emanano luce e profumo, queste immagini, e svelano movenze, pensieri, fantasie grazie a quel lato creativo che in fotografia non andrebbe abbandonato mai.

Biografia
VivienneB ha iniziato il suo viaggio fotografico a Venezia, con un corso di fotografia e psicologia dell’immagine. Poi si è trasferita in Sudafrica, a Città del Capo, per un progetto charity e per imparare l’inglese. Al suo ritorno in Italia, ha iniziato a concentrarsi e costruire il suo stile personale sulla figura umana e sulla moda come conseguenza dei suoi studi a Torino presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, principalmente sulle Arti Didattiche, Critica d’Arte, Storia dell’Arte e Arte Contemporanea. La sua sensibilità fotografica è ispirata dal flusso costante di immaginazione che incontrava nelle sue emozioni, esperienze di vita e sentimenti riguardo alle cose che la circondano. La fotografia di VivienneB è romantica, nostalgica, appassionata con un punto di vista a tratti drammatico o delicato. I suoi personaggi sono ritratti con sensualità, dolcezza, usando uno stile cinematografico. Il suo intento è creare immagini e storie che possano impressionare le emozioni e l’immaginazione dello spettatore. Ma, soprattutto, l’obiettivo che vuole raggiungere è creare un nuovo modo di fare fotografia di moda, dove il cinema e il gusto della moda possano convivere. I suoi lavori sono stati ospitati su diverse pubblicazioni internazionali, anche con interviste personali.

 

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Mostra – Carlo Carletti, Framing stories

Barbara Silbe

Le fotografie sono oggetti che raccontano storie. Lo fanno nello spazio ristretto di una cornice, nel tempo congelato di un clic che riconsegna all’eterno quel momento inquadrato. E proprio di storie in cornice ci parla la nuova personale di Carlo Carletti allestita da Leica Galerie in via Mengoni 4 a Milano fino al 24 aprile. Una antologia sintetica del pensiero di un maestro che ha fatto della fotografia di matrimonio la sua personale ricerca autoriale. Una volta ancora, dopo il suo bel libro del 2013 edito da Marsilio “Fotografie di Matrimoni” che si trasformò in un’ampia mostra ospitata la scorsa primavera allo Spazio Tadini di Milano, in queste fotografie emerge la sua poetica capace di raccogliere emozioni e dettagli dell’umano vivere fino a restituircene il senso. Vede ciò che a noi sfugge, Carlo Carletti. Lo fa con una osservazione impeccabile e uno sguardo pieno di originalità e incanto, trasformando un mestiere commerciale in un genere artistico destinato a insegnare a molti. Ha scelto di usare un approccio documentale, reportagistico, per celebrare il rito di ogni matrimonio che è chiamato a testimoniare. Quando ha di fronte gli sposi e tutto il contorno del parentado, li tratta come farebbe un grande romanziere. Come Victor Hugo, Stendhal o il Marcel Proust della Recherche da lui stesso citata qualche settimana fa parlando con me. Per la sua oeuvre cathédrale suddivisa in categorie ontologiche, Carletti usa con sapienza un tipo di inquadratura fatta di quinte e piani sovrapposti, anch’egli attingendo al ricordo, alla malinconia, a una rievocazione che non deperisce mai. Passando dal bianco e nero al colore con naturalezza, il sipario si apre e compare un bimbo che dorme accasciato in chiesa, una sposa che si sistema una ciocca prima di entrare in scena, il fruscio del tulle, un letto disfatto, l’incertezza di un bacio o di due mani che si toccano… Ogni momento, davanti al suo obiettivo, diventa il senso di quel tempo perduto, archetipo e riflessione estetica e filosofica sul senso del ricordo che sta in ognuno di noi.

Carlo Carletti “Framing Stories”
Leica Galerie Milano – Via Mengoni, 4
Fino al 24 aprile 2018
Orari: 10.30-19.30 – domenica chiuso
Ingresso gratuito