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Mostra – Roberto Besana, I segni di Vaia

Dal 28 aprile al 29 ottobre, presso il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige, si terranno due manifestazioni: “I suoni di Vaia” e “I segni di Vaia”, iniziativa di forte impatto emozionale, da un’idea di Claudio Lucchin.

Centinaia di migliaia di immagini hanno raccontato la devastazione di quella tragedia avvenuta a fine ottobre 2018. Ora, con “I suoni di Vaia“, sarà l’audio a stimolare alcune urgenti riflessioni necessarie per elaborare gli effetti devastanti di quel fenomeno meteorologico estremo. La sonorizzazione e le musiche sono di Elisa Pisetta e Claudio Lucchin. L’iniziativa, in tutte le sue parti, costituisce un’opportunità per ragionare insieme sul futuro del nostro Pianeta e di noi che siamo i suoi abitanti. Forse per la prima volta, sarà possibile assistere all’incredibile sovrapposizione di suoni, armonizzazioni, rumori e dissonanze che la tempesta si è portata dietro e ci ha fatto sentire in modo sfuggente. Ma un urlo così forte, il grido di dolore di una Terra sofferente, non poteva che essere introdotto, o meglio accompagnato, da questa misurata, attenta e affascinante selezione d’immagini, che rappresenta, in termini psicologici e cognitivi, esattamente l’opposto di quello che proverete dopo.

Il percorso sonoro sarà preceduto, nell’allestimento, da “I segni di Vaia”, una serie di potenti immagini invernali del  fotografo Roberto Besana, che illustrano il prima e il dopo della distruzione di migliaia di ettari di bosco. Un video sul rapporto uomo-natura, ideato da Davide Grecchi e Roberto Besana su testo di Mimmo Sorrentino, sarà un ulteriore stimolo all’approfondimento. Besana racconta gli alberi, i boschi, la natura e la stessa tempesta con un’educazione e un punto di vista così raffinati e delicati, merito anche del sapiente uso del bianco e nero, da evitare di annichilire la nostra fragile umanità e, di conseguenza, la nostra personale curiosità. Perché queste bellissime fotografie hanno lo scopo di riattivarla, per provare a comprendere la complessità di quanto accaduto e tornare a curiosare in quei luoghi, senza timori, paure o, una più che normale titubanza, in modo da comprendere finalmente che abitare significa ontologicamente prendersi cura, dell’ambiente che ci accoglie e di tutti i viventi presenti.

I singoli fotogrammi in mostra, raccontano di presenze forti, instabili, forse ingombranti, perché Vaia ha inciso pesantemente il territorio con i segni del suo passaggio. Queste immagini, in più, ci permettono di smontare la tragedia, ci consentono una possibile interpretazione dell’evento, codificandone caratteristiche e portata, avviandoci così, sempreché se ne abbia la capacità, a capire come sia possibile procedere oltre. Sapendo, fin d’ora, che per affrontare e metabolizzare un disastro così grande è necessario innanzitutto ricorrere alla parola, con la quale provare a esorcizzare l’angoscia sul futuro; recuperare una certa capacità d’ascolto, per risintonizzare il nostro “stile di vita” con le più naturali necessità del pianeta e, infine, tornare a una più efficace cooperazione tra tutti gli uomini, meglio sarebbe fra tutti gli esseri viventi, perché, se vogliamo affrontare i problemi difficili e complessi di questo nostro tempo, è necessario connettere tra loro tutti i cervelli possibili.

Un ciclo di incontri di carattere scientifico animerà tutto il periodo di allestimento.

Con inaudita intensità la tempesta nota con il nome di Vaia, si abbatté a fine ottobre 2018 su tutto il Nordest italiano, in particolar modo sul Trentino Alto Adige e su tutta l’area delle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO. Venti fortissimi raggiunsero la velocità di 217,3 chilometri orari sul passo Rolle. Piogge torrenziali, che in soli tre giorni fecero registrare sulle montagne del Trentino e del Veneto fino a 715,8 mm caduti, superando di molto i dati dell’alluvione del 1966. Otto persone persero la vita, i danni furono elevatissimi, stimati in oltre tre miliardi di euro. Una ricchezza forestale di milioni di alberi venne schiantata al suolo dalle potentissime raffiche di vento, vennero distrutte decine di migliaia di ettari (41.000) di foreste alpine di conifere. Gli effetti della tempesta Vaia hanno posto, da subito, molti quesiti ad esperti di vari ambiti, a tutte le persone che vivono nei territori colpiti e ad un vastissimo pubblico attento alle problematiche del genere umano. Perché quella tragedia? Perché quella pioggia torrenziale così insolita per le latitudini dell’Italia settentrionale, perché quel vento di scirocco a velocità “uragano”, perché tutti quei danni da vento mai ricordati a memoria d’uomo? Che cosa ha provocato quel fortissimo vento che, secondo le stime ha abbattuto 42 milioni di alberi, un dato mai registrato in epoca recente in Italia? Al Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina saranno diverse e in varie modalità le occasioni per riflettere insieme.

Testo di Roberto Besana

Silenziosa, consapevole tristezza

È nelle occasioni come questa che sento con certezza che la fotografia riesce a parlare alla nostra mente, a documentare, a tenere vivo il ricordo del passato e, in modo particolare, di quanto avvenuto nell’ottobre del 2018 sulle Dolomiti e le Prealpi Venete a causa dell’uragano Vaia.

Momenti e sensazioni che ho cercato di fissare indelebilmente con le mie immagini e di presentare in questa mostra, portandoli al vostro sguardo per non dimenticare.

Le parole, a mio avviso, non hanno altrettanta forza nel dare evidenza dell’accaduto.

Solo il suono, i rumori e le immagini possono raccontarci quanta distruzione si è abbattuta sulle montagne, quanti alberi si sono adagiati dopo essere stati estirpati con violenza.

Perché la vista e l’udito sono i sensi che più velocemente raggiungono la mente e il cuore, e che ancora meglio della parola rimangono impressi nella memoria.

Ecco, la fotografia scuote il cuore, l’anima di chiunque non ha potuto vedere né vagare per i versanti e le valli, ammutolito come me, incredulo e tristemente consapevole che siamo di fronte alla necessità di comprendere e condividere quanto la scienza ci dice da tempo: l’equilibrio ambientale si sta rompendo, si accelerano i fenomeni dirompenti per la nostra incuria di una vita dispendiosa di energia, di suolo, di risorse.

Nulla di male per la natura, lei è riuscita a sopravvivere nei milioni di anni passati a catastrofi ben più grandi e continuerà a farlo in un eterno infinito che viene prima degli uomini e continuerà dopo di loro.

Non è certo questo mammifero “Homo” che ne causerà la distruzione, ma dovrebbe essere lui ad agitarsi nel considerare l’avvenimento come presagio, avvertimento per la sua esistenza futura.

Rispettare la natura è portare rispetto a noi stessi, alla nostra qualità di vita sul Pianeta Terra, in cui siamo ospiti.

Solo così l’uragano Vaia, con il suo nome di donna madre, ci servirà per rigenerarci come gli alberi che via via ricresceranno, noi migliori di prima, più consapevoli, più umani.

Note biografiche

Roberto Besana nasce a Monza nel 1954 e risiede a La Spezia. È un uomo curioso e di talento con un lungo passato da manager editoriale che lo ha portato fino alla direzione generale della De Agostini Editore. Opera nella realizzazione di progetti culturali con mostre, convegni e pubblicazioni come i libri “Il paesaggio” del 2021 o “L’albero” del 2020. Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, quindi temi legati alla natura, all’ambiente e al paesaggio e, come tali, i suoi principali filoni di ricerca. Un continuo indagare verso questo nostro terribile e meraviglioso mondo, con una meraviglia trovata nella brina sui fili d’erba al mattino, nella pioggia, nei campi lavorati dall’uomo e, soprattutto, negli alberi. Alberi che affondano le radici nel terreno dei primordi, ma che dalle cui gemme fioriscono le stelle, il sole e l’universo.

MUSEO DEGLI USI E COSTUMI DELLA GENTE TRENTINA

Aperto da martedì a domenica, ore 9.00 – 12.30 / 14.30 – 18.00

tel. 0461 – 650314, fax 0461 – 650703

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“Patrimoni” protagonisti al Brescia Photo Festival

Barbara Silbe

Ha aperto ieri, affidandosi a nuove date e confidando nel miglioramento della situazione pandemica, la IV edizione del Brescia Photo Festival che si chiuderà il 17 ottobre 2021. Curato da Renato Corsini, è promosso dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei con la collaborazione di MaCof – Centro della fotografia italiana e celebra il tema “Patrimoni”, che si collega alle celebrazioni per il ritorno a Brescia della Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue in bronzo di epoca romana, portavoce del valore culturale e identitario del patrimonio della città, dopo due anni di restauro a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La nuova collocazione della statua nell’aula orientale del Capitolium, in un allestimento museale progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, valorizza l’intera area archeologica di Brixia. Parco Archeologico di Brescia Romana, nella ricorrenza del decennale del riconoscimento UNESCO del sito “I Longobardi in Italia. I Luoghi del potere (568-774 d.C.)” e prelude al cammino culturale che, nel 2023, consacrerà Brescia come Capitale italiana della Cultura con Bergamo.
La kermesse, avviata daFondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, ha epicentro nel Museo di Santa Giulia (nei rinnovati spazi del “Quadrilatero Occidentale”) e si diffonderà con mostre importanti in varie sedi cittadine, come il Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, il MO.CA, lo Spazio Contemporanea, il Museo Civico di Storia Naturale, la Fondazione Poliambulanza di Brescia, le gallerie d’arte della città e della provincia, con protagonisti alcuni dei più importanti maestri della fotografia, da Gianni Berengo Gardin a Ferdinando Scianna, da Francesco Cito a Franco Fontana, da Elio Ciol a Donata Pizzi, e molti altri ancora, che interpreteranno con il medium fotografico il valore culturale, archeologico, storico e sociale dei patrimoni identitari, dall’antichità romana alla contemporaneità.

Il Museo di Santa Giulia ospita l’esposizione di punta del festival, dedicata al fotografo austriaco Alfred Seiland: si intitola IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020″, sua prima retrospettiva italiana che giunge a noi dopo il successo ottenuto al Museo Romano Germanico di Colonia, ai Rencontres di Arles e all’Albertina di Vienna. Il percorso raccoglie 136 immagini, la cura è di Filippo Maggia e Francesca Morandini, co-prodotta da Skira e frutto di un accurato lavoro quindicennale che l’autore ha realizzato attorno ai luoghi mitici della romanità, reinterpretati in modo sorprendente e inatteso, con20 inediti tra cui un portfolio di 6 scatti realizzati a Brescia tra il 2019 e il 2020. Affascinato infatti dalle scenografie cinematografiche dell’antica Roma, allestite a Cinecittà, Alfred Seiland ha intrapreso un lungo viaggio nei territori in cui si estendeva il dominio di Roma, dalla Siria alla Scozia e oltre, per fotografare gli edifici costruiti dai romani e cogliere le diverse sfumature di interazione tra uomo e rovine.

“Seiland non si limita alla rappresentazione dell’antico – spiega Filippo Maggia – non racconta le statue come oggetto del passato, ma cerca una contestualizzazione delle situazioni. Per lui è importante l’attesa e la costruzione dell’immagine, c’è uno studio, c’è pazienza, le persone sono reali e le sue opere non sono mai frutto di una messa in scena costruita. Per questo l’inquadratura del Tempio di Segesta, in Sicilia, include un autobus: è il passato calato nella contemporaneità, a volte con tutte le sue contraddizioni. In molti casi percepiamo il suo intento di denuncia della condizione in cui si trovano queste importanti vestigia; è il tempo, l’antico, maltrattato. Alcune inquadrature sono perfino un po’ ridondanti, ma osserva con severità, con durezza e con ironia le nostre azioni di oggi”

La mostra si pone come un ponte ideale tra il patrimonio storico e lo sguardo attuale in coerenza con l’identità del progetto pluriennale dedicato alla celebrazione e alla valorizzazione della Vittoria Alata. Sono quaranta i paesi raccontati dai propri siti archeologici come Palmira, Samaria o Epidauro. Il progetto illustra, con fotografie talvolta iperrealiste e pop, talvolta simboliste e minimali, l’inestricabile e vitale rapporto tra le tracce residue della cultura romana e i luoghi della modernità. Le rovine emergono così in tutta chiarezza quali patrimonio comune di un immaginario collettivo, una sorta di minimo comune denominatore continentale tra passato, arte moderna e architettura contemporanea, la prima “forma” di globalizzazione dello sguardo. Il pubblico è invitato a scoprire le trasformazioni delle città e del paesaggio: l’occhio del fotografo ne esalta il riuso consapevole o quello casuale, ed espone il surreale dialogo tra le antiche glorie monumentali e i moderni tessuti urbanistici, gli spazi del turismo di massa, dello sport e della cultura del tempo libero.

Il Colosseo a Roma, le terme di Bath, il Pont du Gard in Provenza, ma anche rovine di siti meno noti al grande pubblico, riferimento per piccole comunità o territori totalmente travisati o, ancora, edifici moderni iperrealisti che alludono all’antico in tutto il loro paradosso, come il set di Cinecittà per una fiction inglese ambientata nell’antica Roma o il Caesar Palace di Las Vegas o la presenza discreta dei resti archeologici nel tessuto urbanistico attuale. I monumenti dell’Impero romano, diffusi in Europa e lungo il bacino del Mediterraneo, costituiscono per i suoi abitanti un’abitudine visiva, per i turisti un feticcio, per le infrastrutture un ostacolo. Il catalogo bilingue italiano e inglese è edito da Skira.

Il percorso espositivo al Museo di Santa Giulia prosegue, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, con Palmira. Una memoria negata, a cura di Renato Corsini, il reportage del fotografo friulano Elio Ciol, composto da 20 scatti, realizzato nel 2015 in Siria prima delle distruzioni inferte dall’ISIS a uno dei tesori più preziosi dell’umanità. La rassegna è corredata da un focus architettonico e urbanistico curato da Alberto Ferlenga, rettore dello IUAV di Venezia e professore ordinario di progettazione architettonica, dedicato alla prima rappresentazione pittorica di Palmira nel 1691, la monumentale Veduta di Palmira del pittore olandese Hofstede van Hessen, conservata presso l’Allard Pierson Museum di Amsterdam.

Donata Pizzi, con Roma in Africa, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, a cura di Renato Corsini, racconta attraverso 29 fotografie le suggestioni delle antiche città del Nord Africa, tra deserti e rovine romane. Il viaggio ha condotto l’artista da Cirene in Libia, attraverso Timgad e Djemila nella regione della Cabilia, Tipasa lungo la costa algerina, Dougga, Thuburbo Maius, Sbeitla e il grande colosseo di El Djem in Tunisia, e ancora a Sabratha e Leptis Magna. Per tradurre in immagine intima quella luce, quelle immense distanze, Donata Pizzi ha tentato di ridurre il mezzo fotografico al minimo, utilizzando una piccola macchina panoramica, con un semplice obiettivo standard, come se guardasse attraverso la fessura del turbante dei Tuareg.

Eros, a cura Clelia Belgrado, presenta invece 25 fotografie di sculture che l’artista reggiano Bruno Cattani ha scattato all’interno dei musei, svelando il lato inedito delle opere classiche. Come scrive Benedetta Donato “Eros raccoglie gli anni di appassionate indagini e affascinanti percorsi nell’universo della scultura, in cui l’autore ha saputo intercettare e plasmare quegli aspetti oscuri e nascosti del desiderio, che finalmente si rivelano, grazie ad uno sguardo capace di cogliere istinti e pulsioni, […] in figurazioni di forte impatto visivo, come corpi vigorosi, dotati di profonda vitalità.”

Quale ideale conclusione della IV edizione del Brescia Photo Festival dal 21 settembre al 17 ottobre 2021 verrà presentato al Museo di Santa Giulia “Con amore e cura grandissima”. Il restauro dell’albumina della Chiesa dei Miracoli, di Giacomo Rossetti, a cura di Roberta D’Adda. Premiata all’Esposizione Industriale di Vienna del 1873, l’opera di Rossetti fu acquistata dal Comune di Brescia nel 1903 ed è parte della collezione dell’Archivio Fotografico dei Civici Musei d’Arte e Storia, costituitosi in parallelo allo sviluppo delle collezioni museali e dotato di propri registri a partire dal 1935.

L’itinerario diffuso in città del IV Brescia Photo Festival prosegue al Museo delle Armi “Luigi Marzoli”, nel Castello di Brescia, che accoglie, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, la mostra Vita da centurioni, a cura di Renato Corsini. L’esposizione documenta, attraverso 36 fotografie di scena e di backstage, oltre a 6 manifesti originali, i miti, le leggende, le avventure e le peripezie degli eroi del Peplum, uno dei generi più prolifici del cinema italiano, raccontando l’invenzione dei centurioni e dei gladiatori nelle pellicole del dopoguerra e rivedendo in forma spesso ironica e dissacrante il mito del militare romano.

Il MO.CA – Centro per le nuove culture ospita tre rassegne: la prima, È Brescia, a cura di Albano Morandi, presenta dall’8 maggio al 31 luglio 2021 sette grandi fotografi italiani – Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Franco Fontana, Gianni Pezzani, Ferdinando Scianna, Luca Gilli – che raccontano Brescia e le sue eccellenze culturali con il loro obiettivo.

La seconda, una mostra-omaggio dedicata al ritorno della Vittoria Alata: Bellissima. 20 fotografi travolti da un insolito splendore. Curata da Mario Trevisan, propone dall’8 maggio al 27 giugno 2021 le opere di più di venti fotografi, tra i più importanti della scena italiana, quali Silvia Camporesi, Renato Corsini, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel e altri artisti, che hanno deciso di lavorare su questa straordinaria scultura, vera Musa della rassegna fotografica del 2021.

Infine, Federico Fellini / “dietro le quinte”, a cura di Renato Corsini, dal 29 giugno al 31 luglio 2021 testimonia l’opera di quello che è stato definito una pietra miliare della cinematografia del secondo Novecento e, appunto, un “patrimonio” italiano. Accanto ad alcuni manifesti dei suoi film più conosciuti, si racconta, attraverso circa 50 scatti – eseguiti da Sandro Becchetti, Tazio Secchiaroli, Agenzia Dufoto – un Fellini più privato rispetto alla sua immagine ufficiale legata al ruolo di regista.

 Spazio Contemporanea accoglie la rassegna Le cattedrali del lavoro, a cura di Renato Corsini e Paolo Conforti, con il supporto di Fondazione ASM, dall’8 maggio al 13 giugno 2021, nella quale gli scatti di Matteo e Stefano Rodella (Bams Photo), accompagnano il visitatore nei luoghi dell’archeologia industriale di Brescia e della sua provincia, sorti nell’immediato dopoguerra, documentando alcuni straordinari testimoni dello sviluppo industriale, capaci di farci riflettere su una storia economica e sociale che ha caratterizzato forti metamorfosi urbane.

Sempre a Spazio Contemporanea, per la cura di Renato Corsini e Albano Morandi, si terrà 1921/2021. Omaggio a Joseph Beuys: ritratti, sequenze fotografiche e scatti di ambientazione (16 giugno – 31 luglio 2021) – eseguiti da Renato Corsini durante la storica intervista che il critico d’arte Pierre Restany fece all’artista nel 1980 – raccolti in una mostra di grande valore iconografico e culturale, nel centenario della nascita di Beuys.

La difesa del patrimonio faunistico è l’oggetto dell’indagine che Federico Veronesi ha svolto con il suo reportage condotto in Africa. La mostra Wildlife, a cura di Carolina Zani, allestita al Museo civico di Scienze naturali dal 14 maggio al 29 agosto 2021, propone una serie di fotografie di grandi dimensioni dei più affascinanti mammiferi africani.

 Alla Fondazione Poliambulanza dall’8 maggio al 26 settembre 2021 si potrà ammirare la prima tappa di una mostra itinerante dal titolo Mirabili radici. Il sito UNESCO di Brescia nelle fotografie di Alessandra Chemollo, a cura di Alessandra Chemollo e Francesca Morandini, con le immagini dei luoghi riconosciuti patrimonio UNESCO nel 2011, come il Complesso Monumentale di Santa Giulia, prima e durante la retrospettiva dedicata all’architetto e artista Juan Navarro Baldeweg, il Capitolium, durante e a conclusione della realizzazione del nuovo allestimento della cella orientale con la Vittoria Alata restaurata, le Domus e il Santuario repubblicano.

Al Museo Mille Miglia, dal 21 maggio al 18 luglio 2021, saranno esposte 60 fotografie di Giacomo Bretzel che raccontano la corsa della Mille Miglia negli ultimi vent’anni. L’autore comunica la sensazione di velocità con l’uso di più stili diversi, con il risultato di una trama fotografica che aggiunge alle immagini la potenza e l’allure di un’epoca passata.

Alla LABA, presso la sede di Via Don Vender, sarà visitabile dal 13 maggio al 31 luglio 2021 la mostra Humanitas, organizzata dagli studenti del dipartimento di Fotografia che hanno sviluppato ed evidenziato attraverso la ricerca e la personale sensibilità l’importanza del patrimonio declinato nelle sue infinite forme.

La quarta edizione del Brescia Photo Festival allarga i propri orizzonti anche alla provincia di Brescia. Alla Biblioteca Comunale di Vobarno, in Valle Sabbia, i grandi alberi sono i protagonisti della mostra Humus di Gianni Pezzani, a cura di Andrea Tinterri, che fissa il patrimonio dei boschi italiani nelle sue foto alla ricerca di una natura incantata (15 maggio – 30 settembre 2021).

Alla Fondazione Vittorio Leonesio a Puegnago sul Garda, l’esposizione Sipario – si prega di accendere i telefoni, lo spettacolo sta per cominciare di Nicola Bertellotti (23 giugno – 26 settembre 2021) incentra la sua poetica sul senso di caducità che avvolge i luoghi abbandonati e cristallizzati in un tempo statico. Gli scatti di Bertellotti rappresentano un racconto aperto su usi e costumi, patrimonio immateriale condensato negli arredi e nelle decorazioni degli ambienti ritratti di forte impatto: teatri e sale cinematografiche in disuso si mostrano in tutto il loro fascino decadente.

Come da tradizione, Brescia Photo Festival proporrà il palinsesto PHOTO FRIENDS dove gallerie d’arte, librerie, biblioteche e la rete delle boutique del centro si apriranno per accogliere interventi espositivi, focus, conferenze e proposte editoriali tematiche. Il progetto di collaborazione con le gallerie d’arte è curato da Albano Morandi che sottolinea come “anche quest’anno, grazie alla collaborazione di associazioni e gallerie private e grazie al coordinamento dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia, il nucleo dei “Friends” si presenta nutrito di ben 10 mostre in cui il tema del festival viene straordinariamente illustrano attraverso linguaggi e tematiche tra i più vari e disparati”.

La nuova edizione del Brescia Photo Festival è come di consueto l’occasione per una serie di appuntamenti dedicati a tutti i photo addicted: visite guidate, attività per famiglie, incontri con gli autori, guide d’eccezione, proiezioni dedicate al Nuovo Eden, che animeranno le mostre allestite nel Museo di Santa Giulia.

Per maggiori dettagli, visitate il sito www.bresciaphotofestival.it

 

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Libri – Manuel Cicchetti, un omaggio alla fragilità delle Dolomiti

Un anno fa il ciclone Vaia abbatteva milioni di alberi nel Triveneto. Una ferita profondissima alle maestose Dolomiti, oggi ancora sanguinante mentre l’uomo, così piccolo di fronte al disastro, cerca con immane sforzo di riparare.

Dopo la fortunatissima e suggestiva mostra ospitata a Belluno nel cubo di Botta a Palazzo Crepadona, prosegue il viaggio di Manuel Cicchetti nelle città d’Italia, con l’intento di portare, nel linguaggio essenziale e puro delle immagini fotografiche, un deciso monito alla mano dell’uomo. Perché protegga e, dove può, ripari. E faccia un regalo ai suoi occhi.

Nel suo libro “Monocrome. Camminando tra le Dolomiti d’Ampezzo” l’anima delle montagne trova espressione nel bianco e nel nero, attraverso la suggestione di luci ed ombre di un territorio che vive di solenne e antica bellezza. Le fotografie in grande formato di Vaia sono affiancate a ricordarci il pericolo.

Una più ampia presa di coscienza sul valore del territorio parte anche dal messaggio artistico. Le fotografie di Cicchetti sono una lettera d’amore per il pianeta, ricca di speranza.

Il fotografo sarà a Torino giovedì 6 febbraio presso il Punto Touring di via S. Francesco d’Assisi, 3 dalle ore 17.30 per incontrare chiunque desideri avere uno scambio di opinioni diretto, conoscere le tecniche fotografiche utilizzate, parlare di montagna e di tutela del territorio, prendere visione del libro (le cui copie in vendita saranno con l’occasione autografate) e di una selezione delle fotografie originali di Vaia.

Parte del ricavato della vendita è devoluta per il ripristino e la cura delle foreste abbattute dalla tempesta di vento e pioggia dell’ottobre 2018.

 

“Monocrome. Camminando tra le Dolomiti d’Ampezzo” di Manuel Cicchetti, edizioni Touring Club Italiano, introduzione di Denis Curti, testi in italiano e inglese. 180 pagine, formato 30×30, cartonato. Patrocini di Fondazione Dolomiti UNESCO, Comune di Cortina d’Ampezzo, Regole d’Ampezzo e Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo.