Marco Pesaresi ci ha lasciati il 22 dicembre 2001, come è noto aveva solo 37 anni. Come è altrettanto noto, le circostanze della morte furono tragiche: un salto con l’auto nel porto della sua Rimini, quasi che volesse riconsegnare al mare il suo sguardo e tutto ciò che lo affliggeva. Come ogni fotografo complesso e sensibile, Marco usava la fotocamera come una potente torcia per fare luce sul mondo che lo circondava e, a distanza di un quarto di secolo, le sue immagini continuano a restituirci storie, emozioni e frammenti di realtà con la stessa forza di allora.
A ricordarle l’autore e l’uomo che si celava dietro quell’obiettivo, per farlo vivere eternamente, c’è anche un docufilm dal titolo “Il granchio nudo. La storia di Marco Pesaresi”, che dopo il successo ottenuto a Rimini verrà presentato al cinema Arlecchino di Milano il prossimo 16 febbraio.
Ci fa piacere segnalarlo perché si tratta di una piccolissima produzione indipendente che non dispone di una distribuzione ufficiale e che consente di conoscere più a fondo una figura così importante del panorama della fotografia italiana di qualità.
Come ci ha confessato Michela Fragomeni, autrice e produttrice esecutiva della pellicola, “Nonostante il valore della sua opera, Pesaresi è purtroppo ancora poco noto al pubblico milanese, se si esclude una ristretta cerchia di esperti di fotografia. Il nostro desiderio più profondo è quello di portare la sua arte oltre i confini in cui è rimasta confinata finora, perché siamo convinti che la sua eredità umana e artistica lo meriti ampiamente. La proiezione all’Arlecchino rappresenta per noi un’occasione unica: un buon riscontro in questa data milanese ci permetterebbe di fare leva sul successo dell’evento per promuovere ulteriori proiezioni e dare un futuro al percorso del film”.
Affidandosi ai racconti di chi gli è stato vicino, il film narra la storia del fotografo riminese Marco Pesaresi (1964-2001) che, nonostante un talento ampiamente riconosciuto, decide di suicidarsi nel fiore degli anni lanciandosi con l’auto in mare. I suoi scatti, di grande forza comunicativa, ancora ci parlano e ci invitano a riflettere, emozionarci, cercare la bellezza nei dettagli.
Gli autori si sono domandati come sia stato possibile che di lui e del suo lavoro sia rimasta così poca memoria al di fuori dei suoi luoghi e di un’élite di “addetti ai lavori”. Chiunque si avvicini alle immagini di Marco Pesaresi ne rimane inevitabilmente conquistato: sono fotografie che – ancora oggi, venticinque anni dopo – parlano a tutti e con tutti, con candore e immediatezza, senza discriminazioni e pregiudizi. “Il granchio nudo” racconta la storia di questo fotografo, e lo fa attraverso le testimonianze delle persone che, a diverso titolo, hanno fatto parte della sua vita.
L’ambientazione prevalente è Rimini: questa città dalla duplice anima che muta d’aspetto con cadenza stagionale è la protagonista del progetto fotografico più intimo di Marco. Sospeso tra le luci sguaiate e stranianti delle discoteche della riviera estiva e la malinconia della costa innevata semideserta durante l’inverno, il bianconero struggente di quelle immagini ricalca la spaccatura insanabile e ben più profonda
che lo porterà a togliersi la vita nel 2001. La narrazione ripercorre anche gli anni in cui Marco lavora e viaggia. I suoi reportage compaiono sulle più significative riviste internazionali e gli permettono di siglare la collaborazione con l’agenzia Contrasto: sono proprio le prestigiose firme dell’agenzia che lo hanno seguito in quegli anni – oggi autorevoli personalità in ambito artistico/editoriale – a raccontarci il loro particolarissimo rapporto personale e professionale con Marco. L’autore si rivela una figura complessa, stratificata e contrastante ma intrisa di una dolcezza e una vulnerabilità rare; l’ambizione di questo film è di restituirne la misura, evitando che venga dimenticato.
che lo porterà a togliersi la vita nel 2001. La narrazione ripercorre anche gli anni in cui Marco lavora e viaggia. I suoi reportage compaiono sulle più significative riviste internazionali e gli permettono di siglare la collaborazione con l’agenzia Contrasto: sono proprio le prestigiose firme dell’agenzia che lo hanno seguito in quegli anni – oggi autorevoli personalità in ambito artistico/editoriale – a raccontarci il loro particolarissimo rapporto personale e professionale con Marco. L’autore si rivela una figura complessa, stratificata e contrastante ma intrisa di una dolcezza e una vulnerabilità rare; l’ambizione di questo film è di restituirne la misura, evitando che venga dimenticato.
Per volere della madre e delle sorelle, l’intero archivio dell’autore (che si compone di 140mila documenti tra negativi, provini, stampe e fotocolor), è oggi conservato alla Fototeca comunale a lui intitolata, ed è stato acquisito da Savignano città della fotografia. .
Ideazione e soggetto di Riccardo Caccia e Michela Fragomeni, regia di Marta E. Antonioli ed Elena Padovan
L’evento al cinema Arlecchino è aperto al pubblico.
Barbara Silbe vive e lavora a Milano. Co-fondatrice e direttore responsabile di EyesOpen! Magazine, fin dagli anni Novanta scrive di arte, fotografia, tecnologia,cultura e turismo anche sulle pagine del quotidiano il Giornale. Ha inoltre collaborato con varie testate, tra cui Style, Il Fotografo, Espansione, Digitalic, Donna Moderna. Anche i suoi lavori fotografici seguono gli stessi percorsi e sconfinano spesso in altri. È specializzata nel ritratto e nel reportage di viaggio.
Ha un blog che si occupa di fotografia ospitato sulla home page del sito del quotidiano Il Giornale
