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Libri – Ancora Marilyn in una imperdibile monografia di Milton H. Greene

La sintesi perfetta di un’icona raccontata milioni di volte dal cinema, dalla fotografia, dalla stampa, sta raccolta in un nuovo libro destinato a interessare collezionisti e appassionati del genere. Si intitola “The Essential Marilyn Monroe” (ACC Editions), e si tratta di una corposa monografia fotografica, stampata con cura estrema, che ci mostra fragilità, bellezza e civetterie della diva così come sono state indagate dall’obiettivo del grande Milton H. Greene. Un omaggio editoriale anche a lui, tra i più celebri fotografi di moda e celebrities della sua epoca, oltre che produttore cinematografico che con l’attrice entrò in una simbiosi professionale e personale. Questa serie infinita di scatti in una certa forma eclissa tutto ciò che è stato prodotto prima, proprio per l’intimità in qui riesce a entrare l’autore. Vent’anni di lavoro editoriale, contiene oltre 250 fotografie, restaurate dal figlio di Milton Greene, Joshua Greene, che svelano la Monroe nel pieno della sua bellezza e della sua struttura meteorica. Tra le immagini, ce ne sono 160 totalmente inedite, mai esposte e mai pubblicate, recuperate dal figlio del ritrattista che ha investito anni a risistemare e restaurare il suo archivio . Scene dal set, pose glamour, apparizioni pubbliche, ma anche il privato, gli animali domestici, la sua camera da letto, i nudi.

Il libro è in vendita anche su Amazon.

(Tutte le immagini qui pubblicate sono di Milton H. Greene ©2017 Joshua Greene e prese dal libro ‘The Essential Marilyn Monroe’, pubblicato da ACC Editions).

 

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Aste – Viaggio nell’erotismo dall’antichità a oggi

Ruota intorno a passione e desiderio, due pulsioni primarie che hanno sempre dominato la storia dell’umanità, e promette già di trasformarsi in un grande evento proprio nella settimana internazionalmente dedicata all’amore: dopo il successo della prima edizione tenutasi lo scorso anno, il 15 febbraio Coco de Mer e Sotheby’s allestiranno a Londra la seconda asta a tema erotico dal titolo “Passion & Desire – From Antiquity to Present Day”. Il viaggio, storico e artistico, si compie in novanta pezzi, di autori come Man Ray, Robert Mapplethorpe, Richard Avedon, Rankin (tra i fotografi), ma anche Francis Picabia, Pablo Picasso, Henri Matisse e molti altri tra pittori, scultori, artisti di ogni epoca e stile.  Inseguendo il fascino magnetico della figura umana, da cui ogni creativo è sempre stato attratto, in questa raccolta la scultura Pre-Colombiana verrà contrapposta alle opere di Picasso su carta; i maestri della fotografia da Man Ray a Rankin saranno messi a confronto con gli antichi rilievi e le opere neoclassiche di marmo del XIX secolo; l’erotismo sensuale di Gustav Klimt si unirà alle fantasie erotiche senza limiti di Keith Vaughn; ogni lavoro traccia la storia del soggetto dall’antichità ai giorni nostri.
La prevendita, già stimata duante la mostra allestita in questi giorni nelle gallerie di Sotheby’s New Bond Street,si aggira intorno all’ammontare di 3,8 milioni di sterline. L’asta di quest’anno sarà accompagnata da una vendita online e presenterà una gamma ancora più vasta tra continenti e secoli. Erotic Art Online sarà aperta per le offerte fino al 16 febbraio e comprenderà stampe, fotografie, dipinti, sculture, disegni, opere d’arte asiatiche e manifesti cinematografici.  Quest’anno Coco de Mer  presenta l’artista e fotografo di moda Rankin, sinonimo di ritrattistica, moda e rappresentazione della cultura popolare: è considerato uno dei fotografi di moda e ritrattistica più famosi al mondo. É particolarmente noto per il suo lavoro sulla forma umana e tre dei suoi ritratti evocativi verranno mostrati nelle aste.
Per il secondo anno consecutivo, Coco de Mer (celebre marchio di lingerie), collabora con Sotheby’s per la realizzazione della loro asta. Questa partnership dinamica tra due brand del lusso globale porta a Londra una selezione visionaria e ispirata di eventi nella settimana di San  Valentino e dimostra come il marketing possa ben sposarsi con la cultura. Un’occasione, per Coco de Mer, di presentare il 14 febbraio la sua esclusiva Private View presso le gallerie di Sotheby’s oltre a creare un cortometraggio, girato da Rankin, per mostrare le opere in vendita in un modo del tutto unico. Lo trovate a questo link https://vimeo.com/254690300
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MAST – Il mondo visto dai giovani fotografi

Il concorso “Gd4PhotoArt” organizzato dalla Manifattura di Arti, Tecnologia e Sperimentazione di Bologna, da quest’anno è diventato “MAST Foundation for photography grant on industry and work”. Era alla quinta edizione e vive con lo scopo di documentare e sostenere l’attività di ricerca sull’immagine dell’industria, le trasformazioni che questa induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro per lo sviluppo economico e produttivo. Sara Cwynar, Mari Bastashewsky, Sohei Nishino e Cristóbal Olivares sono i giovani fotografi finalisti, selezionati dalla Fondazione MAST, quattro progetti, scelti su un totale di quaranta partecipanti. I vincitori ex aequo premiati sono Sara Cwynar (Canada) e Sohei Nishino (Giappone). La mostra che li raccoglie è curata da Urs Stahel, che è stato tra i fondatori del Museo della Fotografia di Winterthur.
Il progetto di Sohei Nishino è un viaggio alla scoperta della psico-geografia della Pianura Padana e dei suoi abitanti lungo il fiume Po. Dopo aver visto il film di Ermanno Olmi “Lungo il fiume”, affascinato dall’acqua che dal Monviso scorre fino all’Adriatico, il giovane fotografo percorre in 45 giorni un itinerario che parte dalle montagne e arriva fino al mare. Il suo reportage è una ricerca artistica che narra il paesaggio e i suoi incontri con pescatori, bambini, contadini. Un viaggio che segue il flusso dell’acqua che è il flusso della vita. In questo lavoro il fotografo giapponese combina micro e macro-prospettiva nel suo paesaggio di immagini incollate su una tela. “Ho camminato lungo il fiume per mesi scattando migliaia di fotografie. Le immagini mi sono capitate davanti agli occhi”. Una volta ritornato a Tokyo, Nishino ha sviluppato manualmente i rullini e ha ricostruito il viaggio, un’ opera a metà strada tra mappe e diorama, un panorama infinito.
“Colour Factory” (La fabbrica del colore) è titolo del progetto di Sara Cwynar che comprende un cortometraggio e nove fotografie. La fotografa canadese si interroga sulla “relazione che intercorre tra il colore è la nostra idea di bellezza e artificio”. “Non saprò mai come voi vedete il rosso e voi non saprete mai come lo vedo io” recita una voce fuori campo nel suo cortometraggio. Sara ci fa entrare nell’industria del colore in una fabbrica di cosmetici, dove i prodotti di serie e il processo di produzione non si fermano mai. Il suo video è una riflessione sull’importanza e l’influenza dei colori nella nostra vita e sull’idea di bellezza che è artificio e merce. Mari Bastashewsky, fotografa e scrittrice russa, ha raccontato l’avvelenamento della rete idrica delle città di Flint (Michigan) nel 2014, causata da un’alta quantità di piombo nell’acqua corrente. Il suo lavoro s’intitola “Emergency Managers” (Manager dell’emergenza).
Il progetto del cileno Cristóbal Olivares “The Desert” (Il Deserto) è una narrazione sul tema degli emigranti domenicani in Cile. Ritratti di uomini e donne che non mostrano il volto per paura di essere espulsi che dialogano con video in cui raccontano il viaggio nel deserto.

Al MAST, fino al 1° maggio con ingresso gratuito. Info: www.mast.org
Orari di apertura: 10 – 19. Chiuso lunedì.

(Testo a cura di Carolina Masserani)

 

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Portfolio – Joel Marklund e il popolo Sámi

Joel Marklund è un giovane fotografo specializzato in eventi sportivi. Classe 1985, vive e lavora a Stoccolma ed è attualmente Chief Photographer presso Bildbyrån, la più importante agenzia di fotografia sportiva svedese. Joel ha lavorato in più di 45 paesi coprendo molti eventi globali, tra cui cinque Olimpiadi. Ha pubblicato i suoi lavori in tutto il mondo e ha vinto molti premi per le sue immagini. Tra questi, il Picture of the Year International, l’NPPA Best of Photojournalism e lo Swedish Picture of the Year Award.

Joel, che è anche ambassador di Nikon, utilizzando una D5 full frame corredata di tre ottiche adatte al réportage, ha realizzato un’appassionante serie di ritratti della popolazione Sámi, comunità indigena e non rappresentata della Svezia. Sono una delle poche popolazioni indigene rimaste al mondo con lingua, cultura e costumi diversi dalle società in cui vivono. Il nome “lapponi” è stato dato a questo popolo dai coloni svedesi. Vivono in parte anche in Lapponia, in un territorio che si estende dal Circolo polare artico svedese alla Norvegia, dalla Finlandia alla Russia. Per quanto divisi dai confini formali dei quattro stati, però, continuano a esistere come un solo gruppo, unito dalla stessa cultura, dalla stessa lingua e da un’identità comune. Joel aveva come obiettivo comunicare la vera natura di questa identità, andando oltre le concezioni superficiali che li associano ai “montanari mandriani di renne”.

“Le storie migliori non vengono necessariamente dai luoghi più esotici o dagli angoli più reconditi della Terra”, commenta Marklund. “Ero deciso a trattare qualcosa in cui credo, qualcosa a cui tengo davvero. Non sono in molti ad aver raccontato la storia dei sami, così, essendo cresciuto a Boden accanto a dove risiedono alcune delle loro comunità, mi sentivo obbligato e al tempo stesso onorato ad essere io a raccontarla.”

Joel ha voluto mostrarne la vita quotidiana attraverso una serie di ritratti pieni di dettagli scattando a lungo anche nella neve e all’aria aperta e catturato tutti i particolari con estrema nitidezza. Per documentare che cosa significa vivere oggi da Sámi in Svezia, il fotografo ha trascorso sei settimane facendo visita alla comunità, integrandosi nelle vite di dodici dei suoi abitanti, tra cantanti e ballerini, fabbricanti del tradizionale tamburo e studenti, per svelarne le storie personali. Le immagini mostrano queste persone nell’ambiente al quale appartengono, con indosso l’abito tradizionale, il cosiddetto “gákti”, ma anche in scene di vita quotidiana, spesso frammisti al resto della società, in un contrasto culturale caratterizza l’intera serie.

Ha per esempio ritratto Marika Renhuvud mentre aiutava la sua famiglia con la macellazione delle renne prima di scoprire, dopo alcuni giorni trascorsi a fotografarla, che Marika studiava all’accademia di danza di Stoccolma. Nel frattempo Maxida Marak, che era cresciuta a Stoccolma prima di vivere con una comunità sami tradizionale, era tornata in città per diventare una cantante di successo. Un’altra storia segue Merethe Kuhmunen, studentessa con l’obiettivo di promuovere i diritti LGBT in Lapponia… Ogni soggetto ha svelato se stesso, ogni inquadraturia è un racconto che va in profondità.

 

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Bando – Residenza d’artista a Cascina Ronco (Varese)

Una residenza d’artista promuove il territorio, la cultura, le sinergie. E’ una formula adottata in Italia ormai da un po’ di anni e ci piace proprio per quella tendenza a mettere in comunicazione le creatività e gli operatori.  Il sistema funziona anche come percorso post accademico, andando a integrare i programmi universitari o quelli di altre istituzioni artistiche. Si tratta, in fondo, di una buona alternativa ai centri espositivi tradizionali e garantisce una crescita culturale grazie alla ricerca e agli scambi tra gli autori ospitati e ai lavori prodotti. Diventa ancora più rilevante quando sa coinvolgere il territorio e i cittadini grazie alle attività svolte, come mostre, seminari, laboratori, trasformandosi in catalizzatore.

La pratica si è diffusa anche in ambito fotografico, con successo. Segnaliamo ora un bando in scadenza il 15 marzo. Si intitola In-Between Shores ed è un’opportunità di artist-in-residence della durata di 23 giorni, aperta a fotografi di qualsiasi età e nazionalità, nata da una collaborazione tra Ardesia Projects, Jest e Witty Kiwi. Si svolgerà dal 23 maggio al 14 giugno. Cinque artisti nazionali e internazionali, un editore e un curatore saranno invitati a creare un nuovo corpo di lavoro nel territorio del lago di Varese. Gli artisti selezionati soggiorneranno a Cascina Ronco, una cascina nei boschi che circondano il comune di Daverio, dove saranno provvisti con i materiali necessari allo sviluppo dei progetti. Il fine ultimo della residenza è di provvedere a uno spazio di ricerca, sviluppo e scambio culturale. La residenza si concluderà con una mostra a Jest e con una piccola pubblicazione editoriale.

A questo link tutte le info per iscriversi.

 

 

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Mostra – Nient’altro che finzioni

La donna vestita di verde – la figlia del re dei troll – ti viene incontro subito, tra i boschi o affacciata sulla riva di un fiordo. E’ uno dei personaggi del poema drammatico Peer Gynt di Henrik Ibsen ed è una delle figura che attraversa le immagini raccolte in questo viaggio immaginario compiuto sulle tracce del grande drammaturgo norvegese. Un lavoro a quattro mani, realizzato dalla fotografa Valentina Tamborra insieme all’attrice Federica Fracassi, diventato ora una mostra ospitata allo spazio Nonostantemarras a cura di Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Sardo Marras.

Lo spunto viene dalla celebrazione del 150° anno dalla pubblicazione di Peer Gynt e in occasione del debutto dello spettacolo Rosmenrsholm prodotto dal Teatro Franco Parenti. La serie di trenta scatti realizzati da Valentina Tamborra sono pensati come una sorta di foto-romanzo dove si mescolano ambientazioni nordiche, echi della Norvegia e suggestioni teatrali, in un continuo alternarsi di piani d’invenzione e realtà, persone reali e personaggi di fantasia, tempi e spazi. Il viaggio che hanno compiuto in auto e in traghetto le ha portate attraverso le nordiche lande norvegesi, da Oslo al Gudbrandsdal, risalendo fino al porto di Ålesund e da lì verso Bergen, per poi fare ritorno nella capitale, passando dalla città natale di Ibsen, Skien. Il viaggio, in molti punti, ricalca le tappe (raggiunte a piedi, in carrozza, in nave) che il drammaturgo aveva toccato nel 1862 e che avrebbe poi costituito l‘ispirazione del Peer Gynt, terminato solo tre anni dopo a Sorrento, in Italia.
Nelle foto, Federica si cala nei personaggi che interpreta sul palcoscenico, crea commistioni di epoche, usi e costumi, mette in relazione il passato con il presente, in un tentativo luminoso di riraccontare Ibsen con un “testo parallelo”. Il progetto Nient’altro che finzioni è stato infatti concepito innanzitutto come un approfondimento e un esperimento drammaturgico, paralleli all’opera e alla realizzazione scenica, come una sorta di “training autorale d’attrice” che, per prepararsi a recitare in due opere ibseniane, vi si avvicina
in un insolito corpo a corpo. In mostra, grazie ad Ambrogio Paolinelli, sono esposte anche 12 figurine Liebig (6 del 1904 e 6 del 1960) su Peer
Gynt e i fiord. La fotografa Valentina Tamborra, classe 1983, vive e lavora a Milano.  Si occupa principalmente di reportage e ritratto: nel suo
lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Nel 2012, ha realizzato la documentazione fotografica dell’allestimento della mostra presentata a Palazzo Incontro (Roma) dedicata a Valentina (Valentina Movie) del fumettista Guido Crepax. Ha documentato, nel 2014, il progetto Ti aspetto fuori di Matteo “BruceKetta” Iuliani, in collaborazione con Salvo Spoto e Carlo Negri. Per l’occasione ha seguito i detenuti del carcere di massima sicurezza di Opera in un laboratorio teatrale che ha visto la nascita di uno spettacolo presentato a Zelig. Doppia Luce è il suo primo grande progetto personale, che dall’ottobre 2016 ad oggi è stato esposto in diverse città (Milano, Napoli, Roma).

La mostra: Nient’altro che finzioni. Viaggio immaginario sulle tracce di Ibsen di Federica Fracassi e Valentina Tamborra
Curatore: Francesca Alfano Miglietti, Patrizia Sardo Marras
Sede: NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano
Aperta fino 18 febbraio 2018.
Info: tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it
Sito: www.antoniomarras.com

 

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Milano – Artisti in cerca di nuove prospettive

La prospettiva non è una regola, ma un sentimento. Recita così l’incipit della mostra evento che inaugura domani sera a Palazzo della Triennale di Milano. Da un’idea di Ogilvy Italia, agenzia di comunicazione e a cura di Denis Curti, raccoglie installazioni, fotografie e video di 23 artisti le cui opere porteranno i visitatori a guardare la realtà, spesso difficile, da un’angolazione inedita.

Si tratta di una manifestazione in favore di AIL, Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, possibile grazie anche al supporto di Takeda Italia, concepita per sensibilizzare alla lotta contro i tumori del sange, in particolare il mieloma multiplo, e per raccogliere fondi per la ricerca. Tutti i proventi ricavati dalla vendita dei biglietti d’ingresso e del catalogo, saranno infatti interamente devoluti a sostegno di progetti AIL destinati a pazienti affetti da questa malattia.

La collettiva, grazie alla regìa curatoriale che segue un registro visivo ed emotivo, presenterà autori italiani appartenenti a quella “generazione di mezzo” nata nella seconda metà del secolo scorso, che si troveranno per la prima volta a esporre insieme. Son raccolte alla Triennale le fotografie di maestri dell’obiettivo quali Lorenzo Cicconi Massi, Silvia Camporesi, Paola De Pietri, Maurizio Galimberti, Fabio Paleari, Marco Palmieri, Agnese Purgatorio, Paolo Ventura;  le installazioni di Carola Bonfili, Letizia Carriello, Carlo Cossignani, Theo Drebbel, Manuel Felisi, Martino Genchi, Fabio Giampietro, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Luca Pancrazzi, Lorenzo Vitturi e infine i video di Olivo Barbieri, Paola Di Bello, Francesco Jodice, Masbedo.

Ogni forma d’arte contemporane si trasforma così in un veicolo utile a informare attraverso un linguaggio universale, capace di segnalare nuove prospettive, nuove speranze, nuove percezioni nei confronti della malattia. Uno dei compiti degli artisti è infatti quello di registrare i cambiamenti della società con un occhio diverso e di stimolare una inedita visione del mondo, oltre a percepire la realtà da un diverso orizzonte cognitivo.

All’interno del percorso espositivo sarà creata una “camera immersiva” in cui si troverà un’installazione interattiva per scoprire come, anche per i pazienti affetti da mieloma multiplo, si possa vedere la malattia da altri punti di vista. Nel buio della stanza parole dall’accezione negativa prenderanno forma, grazie all’intervento del pubblico e si tramuteranno in vocaboli dal significato positivo, dando vita a una poesia visiva che si potrà vedere e ascoltare. In questo modo, la parola IF, che indica i dubbi e le incertezze di aver contratto un tumore del sangue, si trasformerà in LIFE, ovvero nella speranza di vita che i trattamenti a disposizione hanno significativamente migliorato; o ancora OVER, che segna la disperazione di quei giorni in cui si pensa di aver perso tutto, si trasforma in LOVER, ovvero nell’importanza di mantenere una buona qualità di vita con il supporto di medici e di chi sta intorno al malato. New Perspective si chiude idealmente con una sala esperienziale in cui si approfondirà la valenza scientifica dei contenuti proposti lungo tutta la mostra. Da un lato si informerà il visitatore sulla patologia, dall’altro si sottolineerà come, attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove cure, la qualità della vita del paziente sia notevolmente migliorata.

All’interno si troveranno delle isole multimediali, come l’installazione grazie alla quale, guardando attraverso gli oculari di un microscopio, sarà possibile distinguere le cellule aggredite dal mieloma multiplo da quelle attaccate dalla leucemia e dal linfoma. Inoltre, un tavolo interattivo focalizzerà l’attenzione sulle importanti attività di supporto ai pazienti svolte da AIL, come le cure domiciliari.

Durante il periodo di apertura si terranno delle iniziative collaterali, come workshop con gli artisti, conferenze, incontri con autori e molto altro. Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale.

 

NEW PERSPECTIVE

Triennale di Milano, aperta dal 26 gennaio al 18 febbraio. Orari: martedì – domenica, 10.30-20.30

Biglietti d’ingresso: € 5,00 (Il ricavato verrà interamente devoluto ad AIL) – La mostra non è inclusa nel Biglietto Unico di Triennale

Informazioni: www.newperspective.it

 

 

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Asta benefica – La fotografia diventa nobile

EyesOpen! Magazine e Bottega Immagine Scuola di Fotografia vi invitano a partecipare alla prossima asta solidale.

Cari fotografi e amici, sosteniamo fin dalla nostra fondazione il difficile lavoro della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, agenzia nazionale e unica realtà italiana che promuove e supporta importanti progetti di ricerca su questo tema. Oltre 700 ricercatori sono costantemente impegnati nel cercare di sconfiggere questa malattia genetica così diffusa e poco conosciuta, è tempo di dar loro una mano.

Fino a oggi li abbiamo aiutati nella divulgazione delle informazioni su questo tema, invogliati e supportati dall’impegno costante di Rachele Somaschini, ambasciatrice e lei stessa malata. Da lei abbiamo imparato che questa terribile malattia altera le secrezioni di molto organi vitali e causa una terribile insufficienza respiratoria. Al momento non esiste ancora una vera cura e l’aspettativa di vita di chi ne soffre è mediamente di 40 anni.

Abbiamo deciso che è arrivato il momento di fare qualcosa di più concreto usando quello che sappiamo fare meglio: la fotografia.

Chiamiamo a raccolta tutti i professionisti che vogliano partecipare donando un’opera a questa nobile causa. I nomi di chi ha aderito finora stanno già trasformando l’iniziativa in un evento d’arte di alto livello, ma per fare in modo che questa sia un’azione corale, virale e più ampia possibile, saranno accolti anche gli autori emergenti. L’’asta benefica si trasformerà inoltre per i collezionisti in un’ottima occasione per aggiudicarsi un pezzo di valore a prezzi speciali, senza mai dimenticare che stiamo tutti facendo del bene. Le vostre fotografie saranno prima esposte in una mostra e poi battute all’asta a Milano in una location che vi comunicheremo in seguito e che sarà un grande evento con molti invitati, amplificato da una diretta Facebook che consentirà acquisti anche a chi non sarà fisicamente presente in sede.

Il ricavato delle vendite verrà reso noto e sarà interamente devoluto alla Fondazione e ai suoi progetti.  Chiunque voglia partecipare risponda a questa call via mail ai seguenti indirizzi:

redazione@eyesopen.it

info@bottegaimmagine.it

 

REGOLAMENTO

Le opere fotografiche dovranno pervenire autonomamente presso la sede di Bottega Immagine, via Carlo Farini 60 entro e non oltre il 5 marzo 2018. Dovranno essere tassativamente stampate, firmate, numerate e messe su cornice oppure su supporto rigido e, naturalmente, non verranno restituite. Quelle rimaste invendute resteranno patrimonio della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, che potrà in futuro venderle a chi le richiederà. Ogni autore dovrà anche fornire un file jpg della medesima opera donata, così da consentirci di creare on line un catalogo delle immagini che andranno battute all’asta. Parteciperanno alla mostra e all’asta solo le fotografie che corrisponderanno alle caratteristiche. Dal momento che l’evento è interamente benefico, nessun compenso è previsto per gli autori che aderiranno. Sarete invece tutti invitati alla mostra e all’asta finale.

La fotografia diventa nobile. Partecipate numerosi!

 

(La foto di copertina, che ritrae Rachele Somaschini e racconta il suo impegno, è di Benedetta Boveri)

 

 

 

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Francesca Galliani – Da qui in poi

In occasione della Milan Fashion Week dedicata alla moda uomo, inaugura venerdì 12 gennaio alle 18.30, presso lo spazio M.A.C. Musica Arte Cultura di Milano, la mostra monografica dell’artista Francesca Galliani: si intitola “From here on” (Da qui in poi), un progetto speciale realizzato in esclusiva per MANINTOWN, magazine di lifestyle maschile. La personale è stata curata da Federico Poletti e presenta due serie inedite, una composta da ritratti di uomini e donne transgender e una legata alla continua evoluzione di New York, che esplorano tematiche centrali nell’estetica dell’artista. Fin dagli anni Novanta Francesca Galliani ha mostrato tramite le sue opere la forza, la dignità e la bellezza di uomini e donne transessuali che vivono ai margini delle tradizionali categorie con cui definiamo la società e i ruoli. Sono storie di coraggio, interpretate con uno sguardo glamour, che celebrano la diversità e il diritto di essere veramente se stessi, un omaggio alla fragilità, alla fugacità e alla natura sempre mutevole di identità e memoria e concepite ruotando intorno alla Grande Mela, patria adottiva della fotografa e città che da sempre è emblema di apertura e trasformazioni sociali.

Commenta la stessa Galliani: “Le mie radici sono italiane, Milano è il mio passato, vive ancora dentro di me in un posto remoto, non dimenticato, ma oggi sono orgogliosamente newyorkese. Devo così tanto a questa città. Mi è stata di fondamentale aiuto per arrivare a conoscermi, accettare e celebrare chi sono. È una città che pulsa di libertà, tolleranza, accettazione, apertura mentale e che celebra le differenze. New York è una città che prospera e si espande proprio grazie alle differenze, alle diverse culture e religioni, alla sessualità e al gender. Molto è stato fatto per i diritti e l’accettazione LGBTQ, ma abbiamo ancora molta strada da fare. Sfortunatamente, c’è ancora molta violenza, in particolare verso le donne trans di colore. Per quanto riguarda il mio lavoro, voglio far emergere la bellezza e la dignità di queste persone che sono state rifiutate dalla società. L’educazione, l’arte, le manifestazioni in difesa dei nostri diritti, tutto contribuisce al progresso

Francesca Galliani, dal 2015 è seguita dal gallerista Davide Campi che, dopo vent’anni dedicati alla fotografia come agente e mosso da una grande passione per le foto artistiche, ha aperto a Ibiza la sua prima galleria d’arte portando sull’isola quella fine eleganza che costituisce il gusto italiano per la bellezza e la dolce vita. La galleria supporta e ospita diversi artisti contemporanei internazionali quali Hugh Arnold, Salvatore Arnone, Matthew Broussard, Rachel Dubbe, Christian Houge, Sonia Marin, Marta Piazza, Mr_Reychel, Francesca Romano e Kike Suay.

Francesca Galliani – “From Here On” a cura di Federico Poletti, presso M.A.C. Musica Arte Cultura, Piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano

Opening su invito venerdì 12 gennaio 2018 dalle 18.30 alle 00.30. La mostra resta aperta solo fino a martedì 16 gennaio.

Orari: sabato 13 gennaio: dalle ore 17 alle ore 20;  domenica 14 dalle 14 alle 19; lunedì 15 e martedì 16 dalle 10 alle 19

Per maggiori informazioni: davidecampigallery.com

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Giuseppe Della Maria – Cento ritratti di centenari in un libro

Le scelte stilistiche anticipano già molto dell’intento di un fotografo. Nel caso di Giuseppe Della Maria spiegano quasi tutto. Le sue inquadrature strette e il fondale scuro ripetuto, mettono ogni personaggio al centro della scena e tolgono tutti gli elementi superflui intorno. Spazio solo alle espressioni, ai segni lasciati dal tempo e alle storie che questi soggetti gli hanno raccontato. Di ritratti così, ne ha realizzati cento, per altrettanti volti di toscani centenari. Il risultato è un volume importante, edito da Silvana Editoriale, che è fatto di incontri e rivelazioni.

Giuseppe Della Maria ha investito due anni di lavoro in questo progetto e ha corredato il tutto da una cartina che ci mostra i luoghi in cui è stato a trovare i suoi anziani. Questi signori e signore che hanno compiuto o superato il secolo di vita, sono accomunati da una sola particolarità: vivono tutti in Toscana, che nel 2015 ha raggiunto il primato di regione più longeva d’Italia con il record di 1500 centenari. I soggetti si sono prestati all’obiettivo dell’autore per svelarci la loro stessa esistenza, i ricordi e le esperienze di vita, testimoni di un secolo (il Novecento) scosso da due guerre e, subito dopo, coinvolti negli stravolgimenti dei tempi moderni, dalle nuove rivoluzioni industriali fino all’era di internet. Il fondo nero ne esalta le pose, a volte oniriche, teatrali, quasi a volerli trasformare in attori che mettono in scena la loro doppia appartenenza a questo mondo e all’aldilà che li attende. Ci sono massaie e contadini, artigiani e commercianti, marinai e fornai, scrittori e cuoche, così come partigiani, fascisti, sfollati e sopravvissuti alle grandi alluvioni di Firenze e Grosseto. Nei loro sguardi leggi fierezza e dolori, paure e allegria. Alcuni sono inquadrati mentre mostrano una foto stampata di quando erano giovani, spesso le signore sono vestite e imbellettate come andassero a teatro. E gli uomini, lo stesso, con indosso magari una sciarpa o un cappello a rivelarci le abitudini e il carattere.

C’è Milena, che di mestiere faceva la sarta e che ancora oggi fuma dieci sigarette al giorno o Rodolfo, che dopo la guerra aprì con la moglie un negozio di alimentari che trasformò in una fiorente attività; c’è Angelo, vedovo dal 2007,  che dice “non so nemmeno io come sono arrivato a questa età” oppure Ida, che era ricamatrice, o Caterina, nata in Garfagnana dove ha lavorato nei campi e ha fatto la sarta, poi con il marito ha aperto una bottega per vendere il carbone e così hanno tirato avanti…. Ogni volto è corredato da una biografia, testimonianza diretta e bell’esempio di indagine fotografica, in bilico fra il genere del ritratto, la sociologia e la documentazione, che contribuisce ad arricchire la ricerca dell’autore. Della Maria trasforma ogni scatto in una storia che ha attraversato un intero secolo.

Tra le motivazioni che mi hanno spinto a iniziare questo libro fotografico – ci racconta l’autore – ci sono sicuramente la personale curiosità per delle persone così longeve, ma soprattutto la straordinaria occasione di raccogliere le loro singole esperienze di vita. Per tutto il 2016 ho girato la Toscana in lungo e in largo, Isola d’Elba compresa, per intervistare e fotografare nelle loro case queste persone a mio parere molto speciali. Ed è cosi che, attraverso ogni testimonianza, è emersa una ricostruzione corale della storia d’Italia del Novecento. Considerando l’età e quindi le relative date di nascita, ogni intervista raccoglie il periodo di storia nazionale prima e dopo la guerra. Ogni testimonianza è interessante, ogni vita è  un piccolo romanzo con la comune cornice storica”

“Solo per fare alcuni esempi – prosegue Della Maria – ho intervistato l’ufficiale della guardia di finanza di Monticiano deportato nei campi di concentramento in Polonia, l’appuntato paracadutista dei carabinieri  impegnato nelle campagne d’Africa e successivamente nel dopo guerra nelle missioni per la cattura del bandito Giuliano, il racconto dello scrittore pisano che ha conosciuto il filosofo Benedetto Croce, quella del questore di Polizia di Grosseto durante gli anni di piombo del terrorismo italiano. C’è il pittore viareggino di fama internazionale che ha conosciuto Pablo Picasso, la nobil donna fiorentina che ha incontrato Gabriele D’Annunzio,  i gemelli centenari della Lunigiana separati dalla Seconda guerra mondiale. La parte storico-antropologica è stata redatta dal Prof. Fabio Dei dell’Università di Pisa mentre  la relazione artistica  dal Prof.Giorgio Pellegrini , docente di arte presso la facoltà di architettura di Cagliari. È in elaborazione il sito www.centenariditoscana.it , dedicato esclusivamente al libro”. 

Giuseppe Della Maria, “Ritratti di centenari toscani”, a cura di Nicoletta Mafferi, 224 pagine, 100 illustrazioni, edizione bilingue italiano/inglese. Silvana Editoriale, 35 euro.