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Portfolio – LUAP, un orso rosa per indagare il mondo e noi stessi

LUAP, nella vita Paul Robinson, è un artista visuale emergente e poliedrico la cui attività è apprezzata a livello globale da Londra a New York, da Dubai a Hong Kong e Berlino. Ha esposto insieme ad artisti di fama internazionale tra cui Picasso, Banksy, Warhol e Hirst alla Andipa Gallery di Knightsbridge e ha creato grandi opere d’arte su misura per l’esclusivo London Members ‘Club e Daisy Green. Quest’anno celebra i dieci anni dalla creazione del suo “The Pink Bear”, un grosso orso rosa-fluo che usa come alter ego e che porta in luoghi esotici per porre l’accento su temi e tabù che non ci lasciano indifferenti: la salute mentale, l’ambiente, l’isolamento.

LUAP indossa la sua tuta da orso e si carica addosso 20 kg di attrezzatura fotografica professionale fino ai confini della terra, guidandoci in una perlustrazione dentro e fuori se stesso e indagando la perdita dell’innocenza dell’individuo. Ha visitato tutti i continenti tranne l’Antartide e la produzione fotografica che realizza funge da rimbalzo per la fase successiva del suo processo creativo. Impiegando diversi mezzi e tecniche, affronta le questioni legate al crescente senso di eco-ansia che affligge ormai così tanti di noi, in particolare i giovani. LUAP usa la sua arte, quindi, per attirare il suo pubblico e trasmettere un messaggio oscillante tra angoscia e speranza.

L’orso rosa vive e si muove in mezzo a noi. Esplora, si diverte, si sofferma, addirittura pensa: è fotografato mentre fissa un abisso pieno di spazzatura, evocando la realtà affrontata dalla nostra giovinezza. In un altra opera l’artista spruzza vernice acrilica per generare l’illusione di una foresta verde vista da lontano, ma avvicinandosi alla tela i grani acrilici multicromatici diventano distinguibili, richiamando le microplastiche che ora dominano paesaggi un tempo incontaminati. La sua creatività affronta tematiche come l’innocenza dell’infanzia, l’isolamento e la solitudine inquinata che spesso ci travolge nelle grandi metropoli, sensazioni che si amplificano ancora di più oggi, in tempi di Coronavirus e crisi climatica.

“Lo storytelling rende la profondità, definendo il lavoro e stabilendo un dialogo franco su verità scomode” – ci spiega LUAP – L’Orso Rosa nasce dall’essere a disagio nella propria pelle, mentre siamo alla ricerca di noi stessi, per superare la disconnessione generata dal disagio con la realtà. Allo stesso modo, il mio personaggio nella sua ricerca si connette con la natura, sperando di ristabilire un legame perduto da tempo a causa del degrado dell’ambiente. Lui in origine era un orso polare, rappresenta il più onesto ponte di connessione, guarda la realtà dritto negli occhi, sperando di trovare un paradiso perduto “. Una stampa del Pink Bear è stata recentemente venduta a un valore tre volte più alto del prezzo di listino da Christie’s per conto del Terrence Higgins Trust.

In un anno segnato dall’isolamento e dalle crisi esistenziali, l’autore vuole che l’arte stringa la mano alla società civile e aiuti ad attirare l’attenzione sulle questioni più urgenti dei nostri tempi cercando una partnership con cause specifiche, come il cambiamento climatico. Attraverso questa collaborazione cerca di confortare il suo pubblico.

“L’orso rosa – afferma LUAP – è nato per me come un alter ego, uno che cerca di sciogliere la paura e l’oscurità con la gioia e il calore di un ricordo d’infanzia. Quando qualcuno guarda la mia arte, voglio che si senta a suo agio di fronte a quel personaggio, a prescindere da cosa possa essere giustapposto. L’esperienza artistica chiude il cerchio ricreando ricordi felici per gli altri. Donando un momento condiviso di nostalgica felicità, spero di costruire un rifugio per chi osserva “.

 

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Contest Nikon

Il Nikon Photo Contest 2020-21 giunge alla 38a edizione e conferma la doppia anima foto e video, mantenendo – come nella scorsa edizione – oltre al concorso fotografico anche una competition di cortometraggi; in entrambe le categorie Open e Next Generation si potrà quindi partecipare con foto e con video dalla durata ridotta.

Il tema della categoria Open è “Connect” (Connessione) e agli autori dietro all’obiettivo verrà chiesto di esplorare il significato e l’importanza della comunicazione, oltre ai legami che connettono le persone nel mondo. Dando libero sfogo all’immaginazione, i fotografi e i videomaker dovranno esprimere il loro punto di vista unico sulla “connessione” di cui sono testimoni nel proprio ambiente.

La categoria Next Generation, aperta ad artisti fino ai 25 anni, ha per tema “Passion” (Passione). Il significato stesso della parola evoca azione, suscita empatia e ha il potere di cambiare il futuro. A volte può persino spostare il mondo, che è un po’ il senso dell’intera categoria. La giuria cerca immagini che trasmettano un forte senso di passione pura, a prescindere dall’oggetto su cui essa si fissa.

L’obiettivo del concorso è quello di condividere con più persone possibile il nuovo valore che ha acquisito il mondo dell’imaging; gli artisti hanno la possibilità di esprimere la loro creatività attraverso le immagini e di ispirare emozioni e coraggio negli altri.

La giuria di questa edizione sarà ancora una volta capitanata dal Direttore artistico Neville Brody. Figura influente con carriera trentennale, Brody si è occupato di realizzazioni eterogenee, dalle copertine dei dischi al corporate branding, per alcune delle società più famose del mondo e resta un’ispirazione per molti artisti, tra cui i giovani fotografi che saranno alla guida della prossima generazione.

Il Nikon Photo Contest è uno dei più grandi concorsi di fotografia al mondo. Si tiene dal 1969 e, ad oggi, sono più di 440.000 i fotografi che hanno presentato oltre 1.710.000 opere fotografiche, rendendo il concorso un vero e proprio evento internazionale. All’edizione precedente, la 37ª, circa 33.000 fotografi totali provenienti da 170 paesi hanno inviato 97.369 opere per la selezione. Il numero di iscritti è stato il più alto mai raggiunto.

Il concorso è aperto a tutti i fotografi e videomaker, professionisti e non, indipendentemente dall’età, dal sesso o dalla nazionalità. Per ulteriori informazioni sulle categorie del concorso e sulle regole per l’iscrizione e la presentazione delle proprie opere, visitare il sito web Nikon Photo Contest. I vincitori saranno annunciati con ogni probabilità nel luglio 2021.

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Portfolio – Nelson Morales, “Fantastic Woman”

Testo e foto di Nelson Morales

Marsha Tegard è una donna transgender di settantadue anni che vive nella Carolina del Nord, ha cambiato sesso nel 2015. Da quando l’ho incontrata, ho capito che aveva il bisogno di mostrare al mondo la sua storia di vita e che Potrebbe anche essere un esempio e un’ispirazione per altre donne transgender.

Marsha è diventata la mia musa ispiratrice, molto speciale, anche una cara amica. Ho potuto ascoltare e sentire la sua affascinante storia, dall’adozione da neonata alla sua adolescenza ribelle e travagliata. Per molti anni è stato anche militare, ho passato ore ad ascoltare tutte le sue esperienze.

Mi ha dato la sua intera collezione di fotografie. Ho portato assolutamente tutto nel mio studio e ho iniziato a fare collage e sperimentare con tutti i suoi ricordi. Per diversi mesi l’ho fotografata in tanti modi, è stata un’esperienza stimolante per me, è stata emozionante e qualcosa di nuovo anche nella mia esperienza di fotografo. Ho sentito di essere davvero riuscita a ritrarla nelle sue emozioni più profonde, piene di passione e anche di nostalgia.

Parlare di donne anziane transgender è un argomento relativamente nuovo, sebbene la politica sull’argomento rimanga alquanto complicata, dato l’attuale rifiuto da parte del governo conservatore degli Stati Uniti, Marsha è riuscita a farla franca perché ha un buon lavoro, una famiglia che la sostiene. vuole e sente anche un grande amore e valore per se stessa.

Giorno dopo giorno Marsha sfida una società che la sottopone a un certo grado di rifiuto, tuttavia è stata una donna forte che ha vissuto intensamente e ha anche apprezzato le cose semplici della vita. Per queste e molte altre cose Marsha è stata una delle donne più fantastiche che abbia mai incontrato.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Nelson Morales si dedica completamente alla fotografia in modo indipendente dal 2008 e ha frequentato diversi programmi educativi sulla fotografia contemporanea in Messico. Il suo lavoro si concentra principalmente su questioni di genere, corpo, identità sessuale e diversità. Ha realizzato diverse mostre collettive e individuali in paesi come: Germania, Paesi Bassi, Spagna, Canada, Portogallo, Malesia, India, Brasile, Argentina, Colombia, Costa Rica, Grecia, Stati Uniti e Messico.

Tra i risultati che ha ottenuto, spiccano i seguenti: Menzione d’onore al concorso internazionale di fotografia: “Young people in the mirror”, (2010). Vincitore del concorso fotografico “Ti fa vedere di più” sul canale 11 dell’IPN (2012). Vincitore del concorso “I giovani, le loro crisi e speranze” Fotoensayo Grant (2013). Finalista nel concorso di fotografia documentaria latinoamericana “Work and Days”, Finalista nella categoria di ritratti individuali “Kuala Lumpur Photo Fest. Premi. Nominato al festival internazionale di fotografia “Paraty em Focus 2014 e 2015 (Fortaleza, Brasile) Menzione d’onore al POY LATAM 2015. Menzione d’onore al 2 °. Biennale Héctor García. Nel 2016 ha ottenuto la borsa di studio Young Creators (FONCA). Selezionato nelle biennali di Oaxaca 2014 e 2016. Selezionato nella terza della fotografia contemporanea (2017). Selezionato alla Biennale di fotografia dell’Image Center (2018). Finalista al concorso FOLA PHOTOBOOK (2018). È stato uno dei vincitori del bando “Arte per tutti” dell’Università Autonoma dello Stato del Messico (2019). Menzione d’onore al concorso POY Latam per il suo libro fotografico Musas Muxe (2019). Finalista al concorso The Rencontres d’Arles Book Awards, Francia (2019). Primo posto al concorso internazionale PRIDE PHOTO AWARD nei Paesi Bassi (2019). Recentemente è entrato a far parte del National System of Fonca Creators.

Il suo lavoro è stato pubblicato su Aperture, New York times, Vogue Italia, Vice, Mexicanísimo, Enfecto visual, TETU, L’ Oeil de la photograpie, The British Journal of photography, Der Greif e altri.

Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro fotografico, “Musas Muxe” e nel 2019 ha pubblicato il suo secondo libro fotografico “Fantastic Woman”.

Il suo lavoro appartiene a diverse collezioni, sia pubbliche che private.

 

 

 

 

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Portfolio – Vivienne B

Di Barbara Silbe

VivienneB (nome d’arte di Vivienne Bellini), è una fotografa italiana il ​​cui lavoro si concentra sulla moda e sul ritratto. Recita così l’attacco della sua biografia che dice e non dice. Ho scoperto il talento che indubbiamente possiede questa fotografa scorrendo il suo profilo Instagram e sono rimasta colpita da uno stile originale che ricorda la pittura preraffaellita di Dante Gabriele Rossetti o John Everett Millais. E’ quello il primo rimando che viene in mente guardando le sue opere. Poi pensi ad altro, a quella pittura dove fiori e frutta hanno rappresentato un genere che tornò spesso a popolare le tele fino alla fine del Settecento, epoca dove gli elementi naturali, seppure nelle evidenti diversità stilistiche, conservavano la loro doppia natura di indagine naturalistica e allusione simbolica. Viene in mente anche Proust, tra questi scatti, e il suo affresco della Recherche, dove i dettagli descrittivi di pizzi e merletti narrano la bellezza e l’incanto dell’universo femminile verso il quale il grande romanziere richiede la nostra totale attenzione nella lettura, per non venirne esclusi. Le donne di VivienneB sono creature sensuali e dolci, forti e fragili, vere eppure enigmatiche, che oscillano e fanno oscillare nelle emozioni osservate da un’altra donna, la fotografa, che su di loro fa sostare uno sguardo senza voyeurismo e scevro da ogni convenzione. Emanano luce e profumo, queste immagini, e svelano movenze, pensieri, fantasie grazie a quel lato creativo che in fotografia non andrebbe abbandonato mai.

Biografia
VivienneB ha iniziato il suo viaggio fotografico a Venezia, con un corso di fotografia e psicologia dell’immagine. Poi si è trasferita in Sudafrica, a Città del Capo, per un progetto charity e per imparare l’inglese. Al suo ritorno in Italia, ha iniziato a concentrarsi e costruire il suo stile personale sulla figura umana e sulla moda come conseguenza dei suoi studi a Torino presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, principalmente sulle Arti Didattiche, Critica d’Arte, Storia dell’Arte e Arte Contemporanea. La sua sensibilità fotografica è ispirata dal flusso costante di immaginazione che incontrava nelle sue emozioni, esperienze di vita e sentimenti riguardo alle cose che la circondano. La fotografia di VivienneB è romantica, nostalgica, appassionata con un punto di vista a tratti drammatico o delicato. I suoi personaggi sono ritratti con sensualità, dolcezza, usando uno stile cinematografico. Il suo intento è creare immagini e storie che possano impressionare le emozioni e l’immaginazione dello spettatore. Ma, soprattutto, l’obiettivo che vuole raggiungere è creare un nuovo modo di fare fotografia di moda, dove il cinema e il gusto della moda possano convivere. I suoi lavori sono stati ospitati su diverse pubblicazioni internazionali, anche con interviste personali.

 

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Mostra – Uno chef stellato e un gallerista danno voce dall’arte britannica

Beth Cullen-Kerridge, Chris Moon, Fred Coppin, Mark Beattie, Matt Roe e Robi Walters, Marc Queen, Hartland Miller sono solo alcuni dei grandi protagonisti dell’arte contemporanea radunati al Kerridge’s Bar and Grill di Londra, locale del noto chef stellato Tom Kerridge che, sotto la curatela della galleria West Contemporary di Londra, riesce a dare voce all’altra sua grande passione, quella per le opere d’arte appunto. La collettiva “Voices in British Art”, aperta fino a dicembre, presenta dunque in un luogo insolito alcuni dei migliori artisti britannici le cui opere potranno essere viste con ingresso libero in uno spazio trasformato in sala espositiva all’interno del famoso ristorante del London Corinthia Hotel (senza obbligo di consumazione), e potranno, contemporaneamente, essere acquistate da casa accendendo online sul sito www.west-contemporary.com. La sede londinese della galleria West Contemporary ha prodotto la rassegna in collaborazione con curatori ospiti ed editori di stampe artistiche Manifold Editions, mettendo in campo tutti i talenti che le ruotano intorno e sfidando ancora una volta la sua intenzione di utilizzare spazi informali e pubblici per rendere fruibile l’arte a tutti.

Il gallerista Liam West dice: “Io e Tom lavoriamo a stretto contatto sui temi e sui concetti di West Contemporary messi in mostra al Kerridge’s Bar and Grill, quindi per “Voices of British Art” abbiamo escogitato questa idea di poter ordinare l’arte britannica di alto livello in contemporanea al famoso e squisito budino britannico” Liam West aveva già da tempo in mente di collaborato con Manifold Editions, uno dei migliori editori artistici del Paese, famoso per le sue stampe in edizione limitata di grandi artisti. “Avere Manifold come curatori ospiti per questa mostra è stato fantastico”, dice West.

Tom Kerridge commenta invece così: “Voices of British Art” offre ai commensali del Kerridge’s Bar & Grill l’opportunità di ordinare opere d’arte. insieme al loro caffè e ai loro dessert! Adoriamo questo concetto unico di West Contemporary, in collaborazione con Manifold Editions. Hanno prodotto una mostra davvero impressionante nel ristorante, che sono sicuro che i miei clienti apprezzeranno”.

Se passate da Londra, andate a curiosare questo insolito evento, che include opere fotografiche di grande valore.

(Barbara Silbe)

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Portfolio – Antonio Cauciello, Intimus

Di Barbara Silbe 

Ho una spiegazione per aver voluto accompagnare questo progetto. Ha a che fare con l’impegno, con la cura che Antonio Cauciello ha messo in quello che ha realizzato. Normalmente diffido di chi fotografa spazi abbandonati: è una moda che da qualche anno ha appassionato professionisti e amatori e che affligge chi di fotografia si occupa a tutto tondo. Forse da principio era anche originale. Era un modo per aprire finestre sul patrimonio architettonico in abbandono, ma oggi questa produzione è inflazionata, abusata, post prodotta uguale ovunque e da chiunque, senza un vero pensiero di spessore e progettazione a originarla. 

Così, quando Antonio si è presentato al mio desk al Photolux2018, a Lucca, per farsi leggere il portfolio lo scorso novembre, guardando quel suo malloppo ero svagatamente sulle difensive. Ero inquieta all’idea dell’ennesimo esercizio estetico dentro palazzi fatiscenti. Lui però era serio, accompagnato da due amici a sostenerlo emotivamente e quella sua agitazione mi rivelò quanto tenesse a ciò che aveva realizzato. Così mi misi comoda e attenta e, sfogliando stampa dopo stampa (ogni opera era realizzata ottimamente), mi resi conto che il suo era un investimento importante, come fondamentale era quello che lo aveva condotto lì a scattare: l’amore per la sua terra e per l’umanità. Traspariva dagli oggetti, dalle abitudini svelate e congelate in quegli istanti, era come se lui volesse aggiustare ogni cosa, ogni crepa nei muri, e il suo attrezzo per compiere il restauro era la fotocamera. 

Questo paese fantasma è un simbolo ed è pieno di rimandi metaforici che si insinuano tra vuoti e pieni, tra ingressi e scale dove sono andati i passi stessi dell’autore, testimone di un abbandono che lo rende curioso e addolorato. Da parte mia andava soltanto fatto un lavoro di presentazione, per raccontare al meglio la storia che narravano quei vani incrostati, ma lui il più l’aveva visto e reso immortale anche in caso di crollo. 

Nelle sue foto non c’è nessuno. Nessun essere umano, a parte chi scatta, è presente in quelle inquadrature. Eppure sembra di sentire rumori di passi e di vita di chi è appena stato lì. Come nei teatri di Candida Hofer, come nelle città americane di Walker Evans o nei palazzi giganteschi di Andreas Gursky e Thomas Struth, le persone vengono omesse e, nonostante questo,le si avverte presenti e tangibili. L’architettura si trasforma in un tema a sé stante, con il quale dialogare, attraverso il quale rivivere e sanare i ricordi. 

Con una lucidità assoluta e una chiarezza capace di avvolgere il più spesso dei ragionamenti, l’autore tocca uno dei problemi fondamentali della fotografia contemporanea: quella del legame tra realtà e rappresentazione estetica, sofferenza e bellezza, tragedie e uso massmediatico delle stesse. E quel problema lo aggira con un approccio di tipo accademico, lui che fa un lavoro umile, ma ha una laurea in filosofia, materia che a molti di noi risulta contorta eppure è tanto utile per analizzare la vita. Antonio cerca una sua verità senza sensazionalismi e sulla quale non è molto disposto a cambiare punto di vista. Lo so bene io, che ho dovuto seguire l’editing del lavoro battagliando per convincerlo su certe scelte e qualche volta (lo dico sorridendo sotto i baffi che non ho), ha vinto lui. Ha una precisione chirurgica nel dirti il perché di ogni scelta che ha fatto. E ha uno scopo: quello di donare l’eterno a un borgo dimenticato dove tutto è rimasto come era, dove una culla, un calendario o un soprabito appeso dicono a noi del paesaggio e dei suoi abitanti, e lo fanno senza retorica, grazie a delle armoniche, formali, immagini in bianco e nero scarnificate da ogni orpello.

Così parla invece l’autore stesso:

“L’uomo moderno è sempre più abituato a “violare” l’intimità altrui. Ormai è diventato quasi come un bisogno spiare le vite degli altri, attraverso quello che definiamo “ingresso principale”;  lo facciamo quasi inconsapevolmente postando e condividendo immagini e pensieri. Ci sentiamo, a nostra volta, osservati e ciò ci spinge a creare un’immagine distorta e fittizia di noi stessi: una sorta di alter ego che ostenta, attraverso la rete, il suo ideale di vita perfetta. Tutto questo contribuisce paradossalmente, a creare quel vuoto incolmabile che l’uomo si porta dietro e che cerca vanamente di riempire riducendosi in uno stato di insoddisfazione latente. Il mio intimus è diverso: non è una rappresentazione di un modello sociale di bellezza e perfezione bensì le mie immagini ritraggono quei luoghi in cui un evento “straordinario” e distruttivo ha stravolto lo stato delle cose. Sono luoghi improvvisamente abbandonati, “svestiti” del loro abito migliore. Un cataclisma, come fu il terremoto nell’Irpinia del 1980, che con la propria forza distruttrice ci rese infermi facendo emergere solo la parte più vera di noi. Mettendo insieme gli scatti che negli anni avevo realizzato in questi luoghi, mi si è materializzata un racconto: la storia di uomini, donne, bambini, che sorpresi nella loro intimità, dovettero abbandonare le stanze segrete del loro animo per salvarsi. Quello che per loro è stato un momento di enorme smarrimento, perché nella società moderna la casa rappresenta ancora tutto ciò che si possiede, luogo inaccessibile dove realmente si può scoprire e vedere la vera essenza dell’umanità, dove ognuno di noi è messo a nudo, dove si vivono anche momenti più dolorosi, più felici, quelli che per una certa pudicità non siano ancora pronti a condividere con gli atri, oggi è per me uno scrigno di ricordi, una narrazione, un’incursione nella loro intimità”.   

(Antonio Cauciello)

Biografia

Antonio Cauciello è nato a Salerno nel 1981. Ha conseguito la laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica e Storia dell’Arte Contemporanea sul fotografo napoletano Mimmo Jodice. La passione per la fotografia è stata alimentata nel corso degli anni ed è maturata grazie alla frequentazione di varie associazioni fotografiche amatoriali, come il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, il Circolo Fotografico Salernitano e il Photo Club Mugello, tutti associati FIAF. Dopo diverse mostre nel circuito culturale salernitano e alcune pubblicazioni, nelle sezioni amatoriali,  su riviste nazionali, come Fotografia Reflex e il Fotografo, espone per due anni consecutivi al “The Darkroom Exhibition”, manifestazione organizzata da Luciano Corvaglia nell’ex Convento dei Domenicani a  Muro Leccese. Poi, per quattro edizioni, dalla 10’ alla 13’, è tra i fotografi selezionati per la mostra collettiva “Il Mostro” tenutasi presso la TAG, Tevere Art Gallery di Luciano Corvaglia. Nel 2018, viene selezionata una sua foto per Le Festival  des Recontres d’Arles, nel circuito Voies Off.  Attualmente vive e lavora a Firenze.

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Mostra – FEELING HOME. Sentirsi a casa

Una collettiva itinerante di autori italiani, ben orchestrati dalla curatela di Giusy Tigano, per un’esposizione-evento organizzato da GT Art Photo Agency in collaborazione con F2 Progetti per la Fotografia che fa tappa ora alla Galleria d’Arte Moderna GAM di Catania, via Castello Ursino 32. Apre il 3 ottobre con opere di  Isabella Balena, Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Pierfranco Fornasieri, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini, Daniele Vita, e sarà visitabile con ingresso libero fino al 30 ottobre. Nove autori raccontano attraverso 90 fotografie il sentimento del “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni, dove il tempo non pesa mai in quanto “specchio” del tempo interiore di ognuno di noi.

L’esposizione è patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura. Dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda ora in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini e Daniele Vita.

La curatrice Giusy Tigano afferma che “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”: offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identità per ognuno di noi“.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a loro estratti bibliografici e introduzioni personali, in aggiunta a  specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano. Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa”  (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie 115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie. Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online: https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

EVENTI SATELLITE

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva. Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio con nuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevole successo di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegati sono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Orari di apertura al pubblico da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 19.00. Informazioni: tel. 095.7428008, cultura.eventi@comune.catania.it, info@gtartphotoagency.com

 

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Mostre – Stefano Torrione, “INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini”

Il fotografo valdostano Stefano Torrione dedica un’indagine alla sua regione e ai grandi tesori che racchiude per portarli in mostra nel cuore di una città. Dal 25 settembre al 25 ottobre 2020 infatti, la milanese via Dante si trasformerà in una galleria d’arte open-air attraverso l’esposizione di 30 immagini fotografiche scattate dall’autore come omaggio alle bellezze monumentali di cui la Regione Valle d’Aosta è ricca.

Il progetto espositivo – promosso dalla Regione autonoma Valle d’Aosta e inserito nel programma espositivo annuale della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, nonché patrocinato dal Comune di Milano – si propone di far conoscere a un ampio pubblico, valorizzandoli, i siti più importanti dal punto di vista storico, culturale e architettonico presenti in questa regione incastonata nel cuore delle Alpi, “Intra Montes” appunto, dal latino “dentro le montagne”. 

Nel 2018 Torrione firma un servizio per la prestigiosa rivista National Geographic Italia dedicato alla Valle d’Aosta romana e INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini rappresenta l’ideale continuazione di quel reportage. L’obiettivo della mostra infatti è quello di approfondire e dare spazio, attraverso un lavoro di ricerca per immagini, all’immenso valore e all’infinita bellezza delle tante opere monumentali perfettamente conservate nella Regione, vere meraviglie dell’arte romana custodite in un ambiente duro e difficile come quello di una regione alpina di alta quota qual è la Valle d’Aosta: “Ho redatto una lista di 30 “capolavori” dell’Umanità senza che questi siano iscritti in alcuna lista dell’Unesco – dice il fotografo – 30 siti archeologici per rappresentare una regione nella sua completezza”. 

Per immortalare i grandi tesori della Regione – da quelli più conosciuti a quelli nascosti – Torrione ha scelto di utilizzare il linguaggio del reportage e le sue fotografie non sono mai statiche “cartoline” dei monumenti, ma immagini che fanno vivere i luoghi scelti, catturati in speciali momenti dell’anno e attraversati dall’umanità di chi li frequenta, calcando le “antiche pietre” sia nel proprio quotidiano che durante momenti di festa. Ecco allora apparire la ritualità, la tradizione popolare di una regione ricca non solo di monumenti, ma anche di cultura e di vita, secondo un approccio che è già stato il fil rouge dell’esposizione ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini, curata dallo stesso Stefano Torrione con Daria Jorioz e realizzata al Museo Archeologico Regionale di Aosta nell’inverno 2016-2017, che attualmente è allestita a Bolzano. 

È attraverso questa chiave di lettura che Torrione in INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini ritrae un’attrice mentre legge la Medea nel grandioso Teatro Romano di Aosta costruito alla fine del I° secolo d.C.; o un gruppo folk mentre sosta sul ponte che conduce al Forte di Bard, il complesso monumentale sede del Museo delle Alpi; o ancora, un anziano viticoltore mentre rientra camminando sull’antica Strada Romana delle Gallie, dove nel selciato sono ancora evidenti i segni del passaggio dei carri. 

La parola chiave della mostra è unicità, rappresentata da immagini dal forte impatto visivo, originali e in grado di colpire e incuriosire chiunque le guardi. Questo patrimonio iconografico sarà esposto nel centro di Milano, in quella Via Dante che collega il Duomo con il Castello Sforzesco e che ogni giorno viene percorsa da turisti, cittadini e pendolari e che per un mese, anche di notte – grazie a un impianto di illuminazione hi-tech alimentato da pannelli fotovoltaici – sarà visibile 7 giorni su 7 e h 24, raccontando le meraviglie più nascoste e più preziose della Regione Valle d’Aosta. 

Stefano Torrione valdostano di nascita e milanese di adozione, dopo la laurea in Scienze Politiche si dedica alla fotografia. Professionista dal 1992, inizia la carriera a Epoca e vince nel 1994 ad Arles (Francia) il Premio Kodak Europeo Panorama. Si dedica poi al reportage geografico ed etnografico viaggiando negli anni in molti paesi del mondo e pubblicando servizi su numerose riviste italiane e straniere tra cui Geo, Bell’Italia, Meridiani Montagne e National Geographic Italia. Negli ultimi anni ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine realizzando un altro grande progetto sulle Alpi esposto nella mostra del National Geographic La Guerra Bianca allestita al Forte di Bard nel 2018, a Milano nel 2017 e a Trento nel 2016. Ha recentemente fondato una propria casa editrice. www.stefanotorrione.com 

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Mostre – Enrica Gjuzi, Svestirsi

Riprendono a Istituto Italiano di Fotografia, via Enrico Caviglia 3 a Milano, le mostre appartenenti alla rassegna fotografica “Venti Rosa. Nuovi sguardi femminili sul contemporaneo”, ciclo di esposizioni inserite nel palinsesto “I Talenti delle donne” promosso dal Comune di Milano per l’anno 2020.  che sono l’occasione per dare visibilità a nuovi punti di vista originali e alle sensibilità proprie dell’universo femminile. Sono dedicate ai progetti inediti di talentuose autrici neo diplomate all’Istituto e raccontano condizioni, percorsi e aspettative dell’esistenza umana.

Dopo lo stop obbligato dettato dall’emergenza sanitaria che ha interrotto la rassegna al primo appuntamento, Istituto Italiano di Fotografia ha calendarizzato nuovamente gli appuntamenti a partire da settembre 2020, prevedendo la partecipazione delle mostre al palinsesto del Milano Photofestival 2020.

La rassegna riprende giovedì 17 settembre 2020 alle ore 18:30 con l’inaugurazione della mostra Svestirsi di Enrica Gjuzi, che resterà visitabile fino al 28 settembre.

“Un racconto intorno all’identità sessuale, tematica data per scontata ma che ancora oggi crea incomprensioni e pregiudizi”.

 

Biografia

Enrica Gjuzi nasce a Sant’Elpidio a Mare nel 1997, dove frequenta il Liceo Artistico.

Dopo l’arte comincia ad appassionarsi alla fotografia, diplomata arriva a Milano dove frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia, come studentessa e assistente.

Terminato il percorso di studi, lavora e manda avanti alcuni dei suoi progetti personali, alcuni intimi concentrati sul rapporto umano, altri sul rapporto uomo natura.

Enrica ci presenta il suo progetto “Svestirsi” dove affronta l’argomento dell’identità sessuale, intesa come infinita e mutabile, formata da strati differenti di verità e lati nascosti dove cerca di mettere a nudo il lato emotivo e non solo fisico.

 

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Mostra – Angelo Ferrillo e Sara Rossatelli “Behind Three Stars”

Officine Fotografiche Milano riapre coraggiosamente la stagione espositiva con l’esposizione “Behind Three Stars” di Angelo Ferrillo e Sara Rossatelli, un progetto fotografico che coinvolge i ristoranti italiani insigniti delle tanto bramate tre stelle della Guida Michelin. La mostra è a cura di Barbara Silbe e Chiara Oggioni Tiepolo ed è parte del circuito di Photofestival.

Testo di Barbara Silbe

“La cucina, come la fotografia o qualunque altra arte, è tutta questione di ingredienti e pensiero. E il cibo è stato ed è, per l’umanità, inesauribile fonte di ispirazione. Necessità di sopravvivenza, certo, ma anche gioia per il palato, modo per esprimere il bisogno di bellezza, materia plasmabile percepita da tutti i sensi. Noi italiani mangiamo con gli occhi e, attraverso ciò che prepariamo, ci prendiamo cura degli altri. E’ segno della nostra stessa civiltà al quale molti artisti in ogni tempo si sono dedicati. Apripista della natura morta fu Caravaggio, ma andando a ritroso si trovano raffigurazioni di tavole imbandite anche nelle necropoli etrusche, nella Roma antica, nel Medioevo… Di cibo si parla nell’Odissea, nella Divina Commedia, nelle Sacre Scritture, nel Gattopardo, nel Signore degli Anelli, in Montalbano.

Cucinare, insomma, è cultura e lo spiegano bene queste immagini dedicate agli undici ristoranti che nel nostro Paese hanno ricevuto le prestigiose tre stelle dalla guida Michelin. Una faccenda seria, fatta di impegno costante, di ricerca, di creatività, collaborazione e passione, e non è strano che a indagare queste eccellenze siano stati due fotografi che in queste caratteristiche si riconoscano da diverso tempo. Sara e Angelo hanno condiviso questo percorso nella ristorazione top in perfetta simbiosi, tanto da rendere quasi impossibile distinguere chi ha scattato cosa, con l’intento di dare risposte a domande che si facevano da un po’ e che, forse, ci siamo posti anche noi. Per esempio, come si arriva a realizzare piatti che sono opere d’arte?

Affrancandosi dai classici canoni estetici con i quali tendiamo a immaginare un racconto dedicato a questo universo patinato che non tutti i palati e i portafogli possono permettersi, i due fotografi hanno privilegiato spontaneità ed empatia dietro le quinte, cercando di non interferire con i soggetti inquadrati. Si sono soffermati sui gesti, sull’atmosfera in cucina, sulla naturalezza del flusso di lavoro, sulla cura dei clienti in sala, sui rapporti tra i componenti di queste affiatate brigate organizzate come un’orchestra il cui direttore è lo chef. La ricerca stellare a quattro mani, nata da un’idea dei due autori, è durata due mesi e mezzo. Alla base c’è sicuramente uno studio iconografico approfondito sui generi più comunemente abbinati alla ristorazione, la fotografia di food o, più in generale, i lavori “corporate” e pubblicitari. Lo stile usato da Sara e Angelo si colloca però a metà fra lo storytelling e il reportage, mette in primo piano proprio il pensiero e gli ingredienti di questi piatti inarrivabili, affidandosi alle testimonianze dirette dei vari soggetti fino a svelare, a chi osserva la serie, quanto il backstage di una sfilata sia determinante per la riuscita di qualunque passerella.”

Info mostra

Inaugurazione 17 settembre, ore 19. Aperta dal 18 settembre al 16 ottobre 2020

Orario di visita
da lunedì a giovedì 15.00-20.00
venerdì 11:00 – 13:00 e 14:00 – 18:00

Ingresso gratuito*

*Stando alle attuali limitazioni previste nei regolamenti nazionali e regionali per il contenimento della diffusione del Covid-19, potrebbe essere richiesto ai visitatori della mostra di indossare protezioni personali (mascherine e guanti), oltre al rispetto delle regole di distanziamento.

L’accesso alla mostra è contingentato, max 20 persone contemporaneamente. Consigliata ma non obbligatoria la prenotazione della visita tramite email, scrivendo a ofm@officinefotografiche.org. in caso di mancata prenotazione potrebbe essere necessario attendere.