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Workshop – Apologia del nudo con Monica Cordiviola

Il ritratto di nudo è uno dei generi più difficili da affrontare in fotografia. Si rischia il banale, il voyeurismo, il trash, con errori a volte commessi per ingenuità che compromettono la buona riuscita di ogni posa. Per educare i modi e lo sguardo di chi è interessato a percorrere questa strada complessa per passione o per lavoro, ecco un workshop degno di segnalazione. Lezioni il 23 e 24 giugno presso Bottega Immagine, Centro per la Fotografia di via Carlo Farini 60 a Milano, guidati da una delle più note fotografe italiane del genere. Lei è Monica Cordiviola, durenta la due giorni cercherà di sottolineare, attraverso il suo lavoro e facendovi affrontare alcune situazioni pratiche sia in studio che in esterno, l’importanza del rapporto che ci deve essere tra il fotografo e il soggetto vestito solo della sua pelle, componente essenziale per un efficacia progettuale!

Questo il programma dettagliato:

Sabato mattina
Ritrovo al mattino presso la sede di Bottega Immagine con breve presentazione dell’autore con proiezione slide di alcuni suoi lavori e presentazione dei partecipanti al workshop.

Inizio del workshop dove verranno trattate tutte le fasi della fotografia di ritratto e nudo di donna, partendo dall’interazione con la modella stessa e l’approccio migliore per ottenere un buon lavoro fino alla composizione stessa del ritratto con particolare cura delle pose in fotografia.

Sabato pomeriggio
Saranno stabilite alcune situazioni di scatto all’interno dello studio fotografico, lavorando sia con luci naturali e non.

Domenica
Si proseguirà il lavoro con scatti in esterno nella mattinata, lavorando con luce naturale e dopo pranzo ci sarà una breve lettura portfolio degli scatti effettuati durante queste due giornate e relativa discussione degli stessi visionati insieme sul pc con relativi brevi cenni e consigli sull’editing da adottare per ognuno di essi.

Si consiglia ai partecipanti di portare un computer portatile almeno nella seconda giornata. Fabiana Farina è la modella che vi farà da soggetto.

Altre info qui

 

 

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Mostra – Abitanti. Sette sguardi sull’Italia di oggi

Un modo nuovo e umanista di considerare il paesaggio che parte da una riflessione sull’abitare compiuta da nove giovani fotografi. I progetti esposti sono di Dario Bosio, Saverio Cantoni e Viola Castellano, Francesca Cirilli, Gloria Guglielmo e Marco Passaro, Rachele Maistrello, Tommaso Mori e Flavio Moriniello. La mostra, a cura di Matteo Balduzzi, è allestita alla Triennale di Milano fino al 9 settembre e chi la vede ha la possibilità di compiere un’indagine sociologica e antropologica nel vivere contemporaneo.

Sette storie raccontate da dentro, ciascuna con linguaggi e stili molto diversi, che mostrano uno spiccato radicamento nei luoghi ripresi. Si è fatto uno sforzo di collegamento tra lo spazio geografico e la presenza umana, fino ad abbracciare il tessuto sociale nel suo complesso. Ogni sguardo racconta una diversa sfumatura dell’abitare, da quanto di noi emerge durante coabitazione con sconosciuti con Airbnb, alla vita in una ex fabbrica di Penicillina oggi occupata da più di 600 persone, alla vita in un minuscolo paese delle Marche in cui internet diventa estensione del privato, creando una sorta di collisione tra reale e virtuale.

La mostra nasce con la volontà di promuovere lo sviluppo della cultura fotografica contemporanea attraverso campagne di committenza pubblica, valorizzare giovani fotografi italiani, incrementare il patrimonio fotografico delle collezioni pubbliche e sottolineare il ruolo chiave della fotografia per testimoniare, indagare e comprendere le trasformazioni culturali, sociali ed economiche.

I lavori vincitori sono stati selezionati tra le oltre trecento candidature arrivate da tutta Italia da un comitato scientifico composto da Fabio De Chirico, Dirigente della Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane, Giovanna Calvenzi, Presidente del Museo di Fotografia Contemporanea, Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea e del progetto, Stefano Mirti, fondatore di IdLab, progettista e curatore della mostra 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo, Luigi Spedicato, sociologo all’Università del Salento e Milena Farina, ricercatrice in progettazione architettonica e urbana all’Università degli Studi Roma Tre.

La mostra è promossa dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane in collaborazione con la Triennale di Milano e il Museo di Fotografia Contemporanea, e con la partecipazione di Geico.

 

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Mostra – Greg Gorman. Beyond the portrait

Di Barbara Silbe

29 Art in Progress, galleria fotografica di via San Vittore 13 a Milano, sceglie sempre bene chi rappresentare: annovera tra i suoi autori Lucien Clergue, Lelli e Masotti, Gian Paolo Barbieri, Giuseppe Mastromatteo, Valerio Berruti. Da domani 6 giugno, in corrispondenza con l’apertura della Milano Photo Week che animerà la città con molti eventi culturali, ospiterà la prima personale italiana di uno dei più apprezzati fotografi statunitensi, Greg Gorman. In quaranta opere verrà sintetizzata la sua trentennale carriera. Il percorso espositivo affianca ritratti non convenzionali di celebrità ai suoi nudi classici, scatti in cui emerge la sua essenza purista connotati da una luce violenta, da assenza di sfondi, arredi essenziali, bianco e nero dai forti contrasti. L’obiettivo di questo maestro del ritratto si è posato sull’intero jet set hollywoodian, da Al Pacino a John Travolta a Sharon Stone o Michael Jackson e Gerard Depardieu…

Nei suoi scatti c’è un attento studio sul linguaggio del corpo, nel quale esalta rotondità e movenze delle masse muscolari, che ottiene curando il punto di ripresa, le tonalità, la posizione delle luci e la creazione delle ombre. Queste ultime giocano un ruolo importante nei suoi ritratti,  perché rappresentano quella porzione di spazio inaccessibile allo spettatore, stimolandone la curiosità e la volontà di saperne di più. Il nero è il non detto, lo spazio aperto all’interpretazione di chi osserva. Maestro della messa in scena, l’artista arricchisce la sua gamma dei volti con molti studi sulla figura e, dunque, con una varietà di linguaggi corporei. Da Leonardo di Caprio agli inizi degli anni Novanta ad Alex Pettyfer, ritratto nel 2008, la serie di immagini esposta testimonia l’incessante ricerca dell’eterna giovinezza.

Una volta Gorman ha detto: “Per me una fotografia ha più successo quando non risponde a tutte le domande e lascia qualcosa a desiderare”.
In questa affermazione è, forse, l’essenza della sua visione inconfondibile.

 

BEYOND THE PORTRAIT, Greg Gorman

29 ARTS IN PROGRESS gallery – Via San Vittore 13, Milano

Aperta da 6 giugno al 1 settembre 2018 con ingresso libero. Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00. Altri giorni e orari su appuntamento

Informazioni: tel. 02 94387188; info@29artsinprogress.com

Sito internet: www.29artsinprogress.com

 

 

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Giulia Mozzini – Liquid Generation

Piccole Storie di EyesOpen! #4

Liquid Generation è un progetto a lungo termine iniziato perché stavo soffrendo, ero preoccupata riguardo al mio futuro: nessuna certezza a livello lavorativo, nessuna garanzia sulla realizzazione personale, nessuna indicazione precisa da seguire per raggiungere un obiettivo. Mi sentivo persa e avevo l’impressione di essere inutile, di non poter realizzare nulla di concreto. Ho deciso di andare più a fondo e indagare questa sofferenza e ho scoperto che tantissimi ragazzi della mia età si ritrovano a far fronte alla stessa situazione. Mi servivano però studi e ricerche scientifiche riguardo a questo fenomeno sociologico. Ho avuto le mie risposte quando ho letto alcuni studi del sociologo Zygmunt Bauman:

“La cosiddetta generazione x conosce disturbi le cui generazioni precedenti erano inconsapevoli. Non necessariamente disturbi più numerosi, o disturbi più acuti, penosi e mortificanti, ma disturbi distintamente diversi,nuovi. Si potrebbe dire malattie e afflizioni specificamente liquido-moderne (…) Uno dei consigli più comunemente dispensati ai giovani, nel frattempo, è di essere flessibili, non particolarmente schizzinosi, di non aspettarsi troppo dal loro lavoro, di prendere i lavori come vengono senza fare troppe domande, e di viverli come un’occasione di cui approfittare nell’immediato finchè dura, piuttosto che come capitolo introduttivo a un “progetto di vita”, qualcosa che ha a vedere con l’autostima e la definizione di sé, o una garanzia di sicurezza nel lungo periodo.” – Zygmunt Bauman, Vite di Scarto

Ho scattato foto ai miei amici o a giovani che incontravo, nelle loro case, nelle loro stanze e nei posti in cui trascorrevano più tempo. Volevo indagare la nostra situazione e raccontare le nostre paure, la nostra impotenza davanti al domani, la nostra realtà liquida e la nostra alienazione. Volevo dare la mia interpretazione di questo fenomeno di scala globale ed essere parte integrante di Liquid Generation, sia come storyteller che come giovane di questa generazione. Io e i miei compagni di sfortuna, insieme, abbiamo rappresentato un po’ di noi stessi e di cosa significhi essere la gioventù liquida.

Giulia Mozzini, (classe 1995) nasce e cresce a Verona. Dopo il diploma al Liceo Classico, frequenta il corso superiore professionale biennale all’Istituto Italiano di fotografia a Milano, dove si trasferisce.

Si orienta verso la fotografia documentaria e frequenta il corso serale di reportage tenuto da Sara Munari, al termine del quale presenta i primi due lavori alla lettura portfolio del Festival della Fotografia Europea 2015:

“Pulse” (esposto a Giugno 2016 al circolo Arci di Via Bellezza a Milano) e “Miniatures”, lavoro sul paesaggio urbano architettonico di Milano. Vince il concorso “Millebattute: Eco-viaggio”, con il progetto “Viridispes” nel Giugno 2016: il premio è un workshop di fotografia in Marocco durante il quale realizza la serie “Morocco”, che verrà esposta durante il Milano Photofestival 2018. Diverse le esposizioni: “Domus Amoena”, a cura di Erminio Annunzi, in una collettiva al Festival della Fotografia Europea nel Marzo 2016, presso Villa Pomini. “Viridispes” presso lo spazio “Vetrine Meravigli”, in Galleria Meravigli a Milano, in collaborazione con EyesOpen!  e “Il Giornale.”

Nell’Ottobre 2016, inizia un master di specializzazione in Fotografia documentaria e di reportage, tenuto da Alessandro Grassani, presso l’Accademia di Fotografia John Kaverdash. Da qui nasce “Liquid Generation”, progetto della durata di un anno sulle nuove generazioni.

 

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Lorenzo Zoppolato – La luce necessaria

Piccole Storie di EyesOpen! #3

In Messico, percorrendo una strada sterrata a mezza giornata di cammino da Huahutla de Jimenez, in un remoto cimitero, i tempi della vita e della morte si sovrappongono. Lontano dai flash artificiali delle grandi città, la luce assume la forma di una chiave che utilizzo per aprire spiragli nella realtà: qui il mondo dei vivi e quello dei morti si prendono per mano.

In questo luogo trovo “la luce necessaria” per affrontare le mie paure e parlare ai miei fantasmi. Sciolgo le redini della mia fotografia: non cerco il racconto etnografico di qualcosa di lontano, ma cerco di documentare tra me, i miei soggetti e l’ambiente che ci circonda. L’ingrediente principe di questa storia è il realismo magico che tanto amo nella letteratura e che abita e feconda il mio immaginario. In punta di piedi prendo parte a riti ancestrali preispanici che si fondono con quelli cristiani e divento intimamente parte di ciò che fotografo. Confondo il reale con l’immaginario ed è proprio lì che la luce necessaria mi permette di vedere, come un riflesso, “la sorella del sonno”. Mi lascio prendere per mano e riesco a camminare in equilibrio sul confine, prima invisibile, tra la vita e la morte.

Lorenzo Zoppolato è un fotografo professionista di 28 anni. Nel 2014 ho ottenuto una borsa di studio per il master in photography and visual design presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e inizia ad esporre presto, inizia da una mostra collettiva con il lavoro “Expoland” allo Spazio Forma Meravigli di Milano. Vince, a Bibbiena, il primo premio al festival “Foto Confronti” presso il Centro Italiano Della Fotografia a D’Autore e il secondo premio al “Portfolio Italia” organizzato dalla Fiaf. Una serie di altri riconoscimenti lo accompagnano, dal primo premio nel concorso “Black&White photographer of the year” nella categoria “Emerging Talent category”, e finalista nel concorso internazionale LensCulture Street Photography Awards 2015. Fino ad arrivare al 2018 con il riconoscimento più recente, dove è finalista, al “Italian street PhotoFestival”

Continua il suo percorso tra le soddisfazioni e le delusioni nel mondo della fotografia, andando avanti con tenacia e talento.

 

 

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Matilde Collinassi – Radici

Piccole Storie di EyesOpen! #2

Questo progetto è nato dalla necessità, inconscia, di rientrare in contatto con le origini, con i luoghi della Carnia, dove l’autrice ha passato molto tempo durante l’infanzia, e da una ricerca di tranquillità mentale.
E’ un percorso attraverso dei luoghi bianchi, dei luoghi avvolti dalla nebbia e poetici proprio per questo, dei luoghi impregnati di silenzio e di tutti quei suoni che lo compongono.

E’ un percorso di Esperienza della fotografia che, raccogliendo in sé tutte le sensazioni e le riflessioni provate da Matilde , trasforma questi paesaggi in qualcosa di intimo.

MATILDE COLLINASSI, classe 1996 nata a San Daniele del Friuli, frequenta il terzo anno di fotografia alla LABA

“Il fulcro della mia ricerca fotografica è quello di cercare di capire la relazione tra la natura e il costruito umano. Cerco di documentare e analizzare come la connessione primordiale uomo-natura sia cambiata nel tempo modificandone l’interazione tra essi.
Vedo la fotografia come esperienza non solo dello scatto in sé ma del luogo come immersione totale e come occasione di riflessione”

 

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Riccardo Simoncini – L’inganno della bellezza

Piccole Storie di EyesOpen! #1

Marzo 2017. Il viaggio d’istruzione di quinta liceo, meta: la Grecia. Le tappe da visitare prevedono le pietre miliari dell’arte occidentale: templi, statue e siti archeologici perfettamente conservati per migliaia di anni e considerati da sempre come ideale assoluto di perfezione, di bellezza inimitabile e irraggiungibile e per questo visitati ogni anno da milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.

Quella che questi turisti visitano, così come noi studenti, è solo però una faccia della Grecia, quella del passato, quella che tutti desiderano vedere e fotografare. È una Grecia viva, forte, ricca di bellezza e armonia. Ma purtroppo questo non è il suo unico volto.

Infatti durante gli spostamenti da un luogo storico all’altro, l’atmosfera cambia e si fa carico del presente, della quotidianità di un Paese che prima di tutto sta vivendo duramente la crisi economica, ma che allo stesso tempo è parte di una contemporaneità virtuale e dinamica, dove tutto prende parte al continuo fluire del tempo, ciò che il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman chiama “modernità liquida”.

“L’inganno della bellezza”, sviluppatosi durante una semplice e breve gita scolastica, intende affrontare proprio questo confronto tra due facce coesistenti di uno stesso Paese, una legata indissolubilmente al passato e l’altra al presente. Quest’ultima, apparentemente negativa, non deve essere ignorata, ma deve essere invece considerata, documentata e soprattutto accettata. Il nostro presente non deve essere abbandonato in virtù di un passato glorioso, ma deve essere curato e valorizzato allo stesso modo, perché questo stesso presente diventerà in futuro un passato che sta a noi determinare.

 

Riccardo Simoncini è nato ad Asti nel 1998. Frequenta la facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Torino. Fin da molto giovane coltiva le passioni della fotografia, della grafica e del cinema. Nel 2015 vince il Selected Works Prize al concorso fotografico International Filter Photo Contest organizzato da Kenko Tokina. Ha scritto e diretto due cortometraggi: Eyes for All (2015), selezionato dal Sottodiciotto Film Festival e Metamorfosi (2016) selezionato dal Central Film Festival (Missouri).

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Workshop – Nuove declinazioni del ritratto

Vi segnaliamo una tre giorni fotografica di qualità che sta girando l’Italia. Dopo la tappa di Milano, è la volta di Napoli l’8, 9 e 10 giugno.  Il workshop è mirato a istruire i partecipanti all’utilizzo del ritratto come linguaggio, comunicazione, racconto, ricerca introspettiva. A guidarvi nelle giornate di laboratorio ci saranno gli Hasselblad Ambassador max&douglas e Angelo Ferrillo.

Si passeranno in esame le varie declinazioni del genere: dal ritratto posato a quello ambientato, dal reportage al ritratto di strada, quattro espressioni differenti che sono rami dello stesso approccio alla persona. A completare il percorso, la stampa delle immagini realizzate durante il lavori posati e ambientati.

Il programma sarà così sviluppato:

Venerdì (dalle 19:00 alle 22:00) si affronterà il ritratto da un punto di vista teorico, analizzando autori, linguaggio, semantica, tecnica e tipologie.

Sabato (dalle 10:00 alle 18:00) si affronteranno le tipologie di ritratto mettendo in pratica i canoni teorici studiati il giorno prima. I partecipanti saranno divisi in due gruppi e si alterneranno passando dallo studio alla strada.

Domenica (dalle 10:00 alle 18:00) si dedicherà la giornata all’editing, alla post produzione e alla composizione del portfolio di ogni partecipante, per arrivare a una selezione di immagini che verranno infine stampate per dare concretezza maggiore ai risultati ottenuti durante il laboratorio. Chiuderà la giornata un aperitivo conviviale di scambio.

I partecipanti NON realizzeranno ritratti di modelle, come nella tradizione della varietà formativa contemporanea, ma di soggetti comuni che verranno rintracciati tra la gente comune, approccio che differenzia questa experience dalle altre offerte dal mercato. I partecipanti non scatteranno tutti insieme, ma uno alla volta, seguiti passo passo dai docenti. Dalla ricerca del soggetto, all’impostazione tecnica, allo scatto, all’editing, alla postproduzione, alla composizione del portfolio, alla stampa alla messa in opera.

Il limite massimo di partecipanti è fissato per n. 20 (2 gruppi da 10 persone).

Il costo è fissato per € 249,00 IVA compresa.

Agli iscritti IgersItalia verrà praticato uno sconto, pagando solo € 199,00 IVA compresa.

I prossimi appuntamenti saranno Bologna e Roma.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni: info@angeloferrillo.com

 

max&douglas
Ambassador Hasselblad, lavorano insieme dal 1998, anno in cui terminano l’ Istituto Europeo di Design di Milano. Una delle prime “coppie creative” nel mondo della fotografia, sicuramente la prima in Italia. Iniziano a lavorare in campo pubblicitario e successivamente inizia la collaborazione con numerose ed importanti riviste italiane ed estere, delle quali realizzano innumerevoli copertine.

www.max-douglas.com

 

Angelo Ferrillo

Ambassador Hasselblad nasce a Napoli nel 1974 dove intraprende gli studi di Ingegneria e mentre lavora, si appassiona alla fotografia, formandosi da autodidatta, come è regola che sia, fino ad approdare nel mondo fotografico professionistico. Attualmente si occupa di fotogiornalismo come freelance, e di fotografia corporate, inoltre insegna fotografia e comunicazione visiva presso lo IED Milano e Officine Fotografiche Milano.

www.angeloferrillo.com

 

 

 

 

 

 

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Asta – Una nuova occasione per donare alla ricerca

Qui trovate le opere ancora disponibili. L’asta fotografica benefica che EyesOpen! Magazine ha organizzato, in collaborazione con Bottega Immagine Centro per la Fotografia, a favore di Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica onlus si è conclusa con enorme successo. Grazie alle donazioni di tutti i collezionisti e gli amanti dell’arte della fotografia, che si sono aggiudicati i lotti nelle due diverse edizioni dell’evento, sono stati raccolti 21.000 euro. Una cifra importante per la Fondazione, che andrà interamente a finanziare un progetto di ricerca nella speranza di sconfiggere questa terribile malattia genetica.

Delle quasi 170 opere donate da artisti italiani e internazionali, sono rimasti disponibili ancora alcuni pezzi acquistabili da oggi consultando il nostro sito, per chi ancora volesse contribuire  alle donazioni o per i ritardatari che non hanno fatto in tempo in precedenza. Questa è la gallery con i relativi importi di base. Chi fosse interessato può scrivere a redazione@eyesopen.it.

Seguite Rachele Somaschini, testimonial di FFC, e la sua campagna #CorrerePerUnRespiro. Questa giovane pilota è a sua volta malata, la sua sfida contro il tempo per guadagnare il podio in campionato al volante della sua auto è in realtà solo un modo per aiutare la ricerca a vincere una ben più grande battaglia.

Grazie a tutti per gli innumerevoli gesti di solidarietà dimostrati in questi mesi. Grazie di cuore a chi ha donato, a chi ha divulgato le informazioni attraverso i canali social o a tutti i volontari che hanno aiutato in prima persona per la riuscita dell’impresa. Fare del bene fa bene e porta bene!

 

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Interview – Alys Tomlinson and her winning series “Ex Voto”

Barbara Silbe

Alys Tomlinson is an award-winning editorial and fine art photographer based in London. She was named “Photographer of the Year” at the prestigious Sony World Photography Award 2018. The World Photography Organization assigned the prize (25.000 $) to her winning series “Ex-Voto”, focused on religious devotions she found in many Christian pilgrimage sites worldwide. She often  photographed  anonymously and hidden places where pilgrims leave ex-votos as expressions of hope and gratitude, creating a tangible narrative between faith, person and the landscape. Taken at the pilgrimage sites of Lourdes (France), Ballyvourney (Ireland) and Grabarka (Poland), the project encompasses formal portraiture, large format landscape and small, detailed still-lifes of the objects and markers left behind. Shot on 5×4, large format film, the images evoke a distinct stillness and reflect the mysterious, timeless quality present at these sites of great spiritual contemplation. People and landscape merge as place, memory and history entwine. All the images are taken in 2016/2017

Hi Alys, would you define yourself a photographer or an artist? And why?

I consider myself primarily a photographer or perhaps a photographic artist. My work is often heavily research-based and my latest project ‘Ex-Voto’ drew on my Anthropological studies, so maybe I would even call myself a photographer and researcher.

What is Photography for you?

It starts as a curious impulse or fascination and is driven by the desire to find out more about a certain subject or community. Photography gives me freedom to explore ideas and allows me to tell the stories of others, to discover the unseen and document that in a very personal way.

Tell me more about the project winner of the SWPA.

I’ve been working on ‘Ex-Voto’ for around five years, exploring Christian pilgrimage sites in Ireland, France and Poland. The project is all shot on black and white, large format film and consists of three strands – portraits of the pilgrims, still life shots of the ‘Ex-Voto’ and the wider landscapes.

Tell me more about your feeling and mood when you realized you were named Photographer of the Year SWPA 2018

I was amazed and surprised, but also very happy that that the judges had seen meaning and depth in my work. To get this type of recognition for a project I have committed to for so long is hugely rewarding.

You are a great portrait maker, you put an extraordinary formalism in your landscape and you demonstrate an out of order capability to tell stories. What you like the most, and why, if you can choose?

I am always drawn to making portraits and find the connection you have with that person very interesting, as I am fascinated by people and how we relate to each other and our environment. However, I also love the stillness of photographing landscapes. With landscapes, it is often just me and the camera and I enjoy that solitude. I’m not sure that I can pick a favorite!

What surprised you most in this work on spirituality?

How open people were about their faith and how complex their beliefs were. I was also surprisingly moved at these pilgrimage sites, even as a non-believer there is a very special aura and unique feel when you are there.

You studied English literature before studying photography, do you think this first part of your schooling shaped your vision in art?

Photography is all about storytelling and I think my interest in literature and reading has shaped my work. The structure of good writing can be transferred to photographic storytelling. I am also very influenced by cinematography and film, particularly the work of directors such as Haneke, Tarkovsky and Pawlikowski.

Tell me something about your equipment, why do you use a huge Victorian-style single frame camera for this project?

It’s a very slow and considered approach, which means I have to think carefully about each shot. As the negatives are 5×4 inches, it allows for great detail. Also, the method of using large format is almost ritualistic, reflecting the religious subject matter.

How did you start your career and when?

After graduating from my BA degree, my first job was taking photographs around New York for the Time Out Guide, which taught me to be organized, creative and independent. I’ve been working as a professional photographer for around 10 years, combining commissioned work with my personal projects.

What’s the fun part of your job? and which one is the most demanding?

The most demanding is the dedication required and the need to hold on to the conviction that the work you’re making is of value. The most fun is meeting people I would never normally meet in my everyday life and taking off on photographic adventures, never knowing where it’s going to lead…

Which are your main future project after this important victory?

Winning the SWPA has instilled in me a need to prioritize my personal projects and not lose sight of that. I am hoping for a solo exhibition of the work and I’m also planning on making the ‘Ex-Voto’ project into a book which I’m very excited about, so I am currently looking at design options for publication.