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Mostre – Massimo Sestini guarda il mondo in perpendicolare

Massimo Sestini è uno dei grandi fotografi italiani. Nasce come paparazzo, ma oltre agli scoop da prima pagina di giornali scandalistici è anche autore, artista e giornalista testimone di molti fatti del mondo. Oggi viene celebrato a Roma dalla mostra “L’aria del tempo”, a cura di Alessandra Mauro, con una quarantina di fotografie di grande e medio formato. Da sempre alla ricerca del punto di vista impossibile dal quale inquadrare il mondo, questa volta ci regala uno sguardo zenitale sulla nostra penisola, preciso e appassionato itinerario alla scoperta del paesaggio e delle genti italiane. Fatti di cronaca, bellezze naturali, drammi, avvenimenti politici, tragedie e momenti di svago: è riuscito a raccontare tutto con la sua macchina fotografica e tutto con un punto di vista nuovo e diverso. Le immagini in mostra, alcune di grande formato, permettono di vivere e di sentire le visioni aeree ed eteree dei luoghi che l’autore ci propone. Sempre alla ricerca della “foto diversa”, nel corso degli anni Sestini ha perfezionato il suo metodo fino alla ripresa perpendicolare che gli permette di ottenere un impatto dimensionale amplificato. Con questa visione perpendicolare, il fotografo gioca nel capovolgere le nostre percezioni visive, fa navigare la Concordia spiaggiata, ribalta cielo e terra inseguendo un Eurofighter, osa nelle proiezioni delle ombre animate. Dall’alto di un elicottero o di un aereo, attraverso la visione completa di un fatto di cronaca (il barcone dei migranti fotografato dal cielo: un’immagine che ha fatto storia e ha vinto numerosi premi come il prestigioso World Press Photo, o ancora l’affondamento della Costa Concordia all’isola del Giglio), di una consuetudine (il ferragosto sulla spiaggia di Ostia), di un dramma naturale (il terremoto del Centro-Italia), di avvenimenti storici e culturali (dalla strage di Capaci al funerale del Papa), nelle immagini di Sestini l’Italia svela in un modo unico le sue bellezze, le sue fragilità, la sua grandiosa complessità.

L’ARIA DEL TEMPO, Fotografie di Massimo Sestini. Fino al 10 marzo 2019 presso WEGIL, Largo Ascianghi 5, Trastevere – Roma. Catalogo edizioni Contrasto.

 

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Giancarlo Vaiarelli, stampatore tra chimica e magia

Giancarlo Vaiarelli è un platinotipista. The Platinotypist, come si definisce lui stesso usando l’inglese, custode di un’arte antica e misteriosa che trasforma una fotografia in un’opera eterna. Fa lo stampatore a Milano e a breve traslocherà lo studio per cambiare registro, pur restando fedele alla tradizione e alla sua cifra stilistica. Nella sua lunga carriera di fotografo e stampatore ha girato il mondo per raggiungere un livello di specializzazione quasi unico al mondo. Lavora utilizzando un metodo poco usato a causa degli alti costi delle materie impiegate, ma che dà risultati incredibili con toni, definizione e contrasti eccezionali. Vaiarelli la applica da oltre 35 anni e rende immortali le immagini grazie a una soluzione a base di platino e palladio che lui stesso procura, produce e stende sulla carta col pennello per sensibilizzarla. Il suo laboratorio è una camera oscura al passo coi tempi, dove oltre a ingranditori e vaschette si trovano pipette, alambicchi, vetrerie ed elementi come il potassio ossalato, l’ammonio citrato e il sale bisodico che gli servono per lavorare sulle opere. Se vai a trovarlo, quell’odore che ti avvolge ti dice subito che lì dentro vige l’obbligo di sapere cosa si sta facendo e come. Lui ha radici che affondano nelle tradizioni antiche, ma è proiettato nel futuro con una contemporaneità che in molti dovrebbero invidiargli. Ti parla per formule chimiche e ci metti un po’ a capire, aspetti mentre applica la sostanza sul foglio, ma poi tutto si fa chiaro quando l’immagine impressa sulla carta cotone, dopo vari passaggi nei liquidi e un’asciugatura, affiora come su una tela di Caravaggio, piena di luce e particolari che da principio neanche avevi visto.

L’uso della platinotipia richiede in effetti un’adeguata preparazione nel campo della chimica e un bel po’ di esperienza, che lui ha fatto in grandi studi internazionali. Il suo interesse per la fotografia iniziò in giovane età e a Roma faceva il reporter finché, agli inizi degli anni Ottanta, si trasferì a Londra per specializzarsi come fotostampatore nel laboratorio di Joe’s Basement e poi al Metro Photographic e allo Studio Roberto’s. Rimase talmente affascinato dall’uso del platino e palladio che volle trasferirsi in America per approfondire e divenne allievo del fotografo e stampatore Dick Arentz. Oggi Vaiarelli tiene workshop e lezioni a studenti in tutta Italia e fa parte di un team di professionisti che realizzano progetti artistici, sviluppano film e lastre di grandi dimensioni, stampe da file digitali o analogiche tradizionali con ingranditore e carte baritate ai sali d’argento o, in alternativa, ai trattamenti più sofisticati e costosi che utilizzano il platino palladio. La resa, in termini di dettagli, di nitidezza, di profondità e toni di grigio, è impagabile. La durata di un lavoro simile è praticamente eterna e non varia nel tempo, per questo è tanto usato dai fotografi che operano in campo artistico e altrettanto richiesto nel circuito di gallerie d’arte e musei che hanno necessità di archiviazione e conservazione delle opere. Si rivolge a un pubblico colto, abituato al collezionismo, che ne possa comprendere costi e valore. Dietro ogni grande artista fotografo c’è sempre un grande stampatore. A dimostrazione del fatto che, oltre a saper scattare, comporre, vedere e progettare un racconto per immagini, serve qualcuno che sia in grado di confezionarlo e farlo vivere per sempre. Stiamo facendo un discorso difficile, perché siamo ormai tutti abituati a questo mondo digitale fatto di pixel e condivisioni in rete che i social hanno sdoganato, ma la fotografia, per non scomparire dai nostri hard disk e cellulari, ha bisogno di essere stampata nel miglior modo possibile. Non pensate ai selfie o allo scatto della pizza che avete davanti per cena, quella è comunicazione, non meditazione e neanche arte. Il discorso è differente se abbiamo a che fare con i ricordi di famiglia, con quelli del nostro ultimo viaggio o con un paesaggio incantato, e questa necessità aumenta quando si tratta di produrre mostre di autori quotati sul mercato di questa giovane arte. All’estero lo hanno compreso meglio di noi, ma in Italia ci sono ancora galleristi che non sanno districarsi nel vasto, misterioso mondo della stampa fine art e questa lacuna li penalizza rispetto ai concorrenti.

Per maggiori informazioni, trovate Giancarlo qui

Linke Lab –

Via Avancinio Avancini, 8

20142 Milano (a 50m dalla M2 Abbiategrasso – tram 3 – 15 – bus 65 – 79)
tel. 02.27014500; 3338216639. Email: platinoprints@gmail.com

(Barbara Silbe)

 

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Portrait of Humanity – Un progetto mondiale al quale partecipa anche EyesOpen!

 

Portrait of Humanity è una nuova iniziativa globale organizzata da 1854 Media, editore del British Journal of Photography, in collaborazione con Magnum Photos. Celebrerà il potere della fotografia che racconta l’uomo, in tutte le sue dimensioni, difficoltà, meraviglie. Concepito come se fosse una immensa comunità in grado di essere unita nonostante le differenze, questo progetto artistico andrà a formare una delle più grandi mostre fotografiche collaborative della storia. Ne faremo parte anche noi di EyesOpen! Magazine, media partner di Portrait of Humanity e con il direttore Barbara Silbe, ambasciatore di tutte le tappe di questa avventura, e fin da oggi ci attiviamo per coinvolgere i fotografi che ci seguono.
Al centro del messaggio ci sarà una attenzione ai nostri valori condivisi: individualità, comunità, unità. Possono partecipare alla competizione i fotografi di qualsiasi livello, invitati a mostrare il mondo attraverso i loro occhi, a catturare i molti volti dell’umanità e a documentare le espressioni universali della vita: risate, lacrime, coraggio, carezze, momenti di riflessione, viaggi di lavoro, primi saluti, ultimi addii e tutto quello che viene loro in mente di testimoniare attraverso uno scatto.  Una giuria di esperti selezionerà 200 finalisti che saranno pubblicati nel Portrait of Humanity Book, mentre le 50 immagini vincitrici saranno esposte in varie località in tutto il mondo come l’Organ Vida International Photography Festival di Zagabria, in Croazia,
il Lagos Photo Festival in Nigeria, il National Center For Photography di Victoria, in Australia, il Louisiana State Museum di New Orleans… Gli autori che si posizioneranno secondo e del terzo classificato riceveranno ciascuno $ 2.500 e il primo classificato riceverà $ 5.000. Tutti e tre dovrammo investire il denaro per creare un progetto che esplori la loro interpretazione dell’umanità.

La giuria di Portrait of Humanity è composta da leader internazionali del settore fotografico come curatori, registi, editori, giornalisti e fotografi di fama mondiale. Tra loro, nomi come Alessandra Sanguinetti o Jacob Aue Sobol di Magnum Photos; Azu Nwagbogu fondatore e direttore di African Artists e del Lagos Photo Festival; Dafna Navarro CEO, fondatore e direttore di The International Lens Magazine, Art Market Magazine, Israeli Art Market; Sarah Leen, direttore della fotografia del National Geographic Magazine e molti altri. Sono tutte figure autorevoli che contribuiranno a garantire ai partecipanti e ai vincitori serietà nelle valutazioni e una visibilità internazionale per i loro portfoli anche sugli organi di stampa.

La call per poter accedere alle selezioni chiude l’8 gennaio 2019 alle ore 16. L’annuncio dei candidati e dei vincitori avverrà tra maggio e giugno 2019. Infine la mostra globale itinerante si svolgerà tra agosto e dicembre 2019.

Come partner del progetto, vi terremo costantemente aggiornati sulle novità e sulle selezioni. E vi esortiamo a prendere parte a questo immenso ritratto del genere umano, augurandoci che la sezione italiana sia una delle più ricche di contributi.

 

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Premi internazionali – A Siena va in scena il riassunto del nostro mondo

Ve lo segnaliamo, nonostante la chiusura sia abbastanza vicina, perché questo progetto espositivo è in parte esplorazione e sguardo sul mondo. Raccoglie immagini spettacolari protagoniste di un premio internazionale di fotografia che di anno in anno acquisisce sempre più rilevanza. Il prestigioso SIPA, Siena International Photo Awards, organizzato da Art Photo Travel,  è giunto alla sua quarta edizione, la Ex-distilleria “Lo Stellino” ospita fino al 2 dicembre la mostra principale “Beyond the Lens”. Sono raccolte 143 immagini di 48 fotografi professionisti e non, provenienti da 37 Paesi, che hanno partecipato alle selezioni. Una giuria internazionale di fotografi, redattori, editori ed esperti ha selezionato 48 scatti e ha premiato come “Photographer of the year” il bengalese K M Asad con l’opera “Battle Victim”: ritrae una giovane rifugiata Rohingya in lacrime, ospitata in un campo profughi del Bangladesh. E’ il riassunto visivo della tragedia di un intero popolo, esempio perfetto dell’immenso potere della comunicazione attraverso la fotografia, linguaggio universale ed empatico. Il percorso di visita è suddiviso in 10 aree come le categorie del contest. Libero colore, Libero monocrome, Viaggi & avventure, Persone e volti accattivanti, La bellezza della natura. Animali nel loro ambiente naturale, Architettura e spazi urbani, Sport in azione, Story-telling e Schizzi di colore. In contemporanea, sempre fino al 2 dicembre, si può anche ammirare una selezione di fotografie aeree, intitolata  “Sky’s the limit” prima collettiva realizzata in Italia di opere premiate ai Drone Awards.

Queste immagini, senza scorciatoie, ci raccontano il mondo in cui viviamo. Ogni scatto propone  prospettive e orizzonti che ci aiutano a capire, ascoltare e vedere meglio la terra e i suoi abitanti attraverso una lente fotografica. Come ha detto Estevan Oriol “ le fotografie riescono a far entrare in empatia luoghi del mondo lontanissimi per cultura e fusi orari”.

Siena International Photo Awards.

“Beyond the Lens”.

Ex-distilleria “Lo Stellino”, Via Fiorentina 95 Siena

Orari: venerdì 15-19; sabato domenica e festivi 10-19

Info: www.artphototravel.it; https://sipacontest.com/

(Testo a cura di Carolina Masserani)

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Portfolio – Stefano Bernardoni

Stefano era “soltanto” un fotografo, prima di dedicare la sua vita professionale anche all’insegnamento della materia con altrettanta  competenza. Oggi è titolare di una delle più autorevoli scuole di fotografia di Milano, Bottega Immagine, luogo che il nostro pubblico già conosce per le passate (e future) collaborazioni aperte con loro. Nel tempo ci siamo presi un po’ di confidenza in più, lo abbiamo stanato dalla sua timida riservatezza, e siamo riusciti a farci raccontare la sua parte più artistica attraverso un particolare progetto dal titolo “Solaris”, che lui stesso ci descrive così:

“Nell’agosto del 2011 mi trovavo a Togliattigrad (Russia), una città affacciata sul fiume Volga, a circa 800 km a est di Mosca: ero stato invitato lì insieme a Massimo Bersani, per tenere dei masterclass e per alcune nostre mostre fotografiche tra cui la presentazione del mio ultimo lavoro “Dream in a Mirror“. Dopo alcuni giorni gli organizzatori ci accompagnarono all’ennesima inaugurazione con autori russi per commentare la mostra ai giornalisti presenti dopo averla visitata. Era la sede di un circolo per artisti chiamato “Solaris”, in onore di un vecchio film del regista Tarkovski, luogo che non mi lasciò indifferente. In quella catapecchia, oltre allo spazio al piano terra adibito a ospitare mostre ed eventi, vi era un piano soprastante che accoglieva gli artisti del circolo: era la loro casa, il loro laboratorio, il loro luogo di ispirazione. Mi incuriosii a tal punto che chiesi agli organizzatori di essere riaccompagnato li’: volevo conoscere queste persone, poter parlare con loro, poterle fotografare. Non era la prima volta che visitavo l’abitazione di artisti in Russia, ma questo luogo era singolare, per me molto diverso da tutti quelli che avevo visto fino a quel momento. A “Solais tornai il giorno dopo e fui presentato a tutti: erano pittori, parlai a lungo con loro. Nessuno conosceva l’inglese, ci esprimevamo a gesti e con quel misto di parole italiane e inglesi che tutti conoscono senza dover fare alcun corso di lingua. Mi offrirono il loro tè, i loro biscotti e un sacchetto di mele da portare a casa.

Come spesso accade in questo Paese, mi guardavano come se fossi venuto da un altro pianeta. Questi artisti vollero addirittura conservare i fogli con cui feci dei disegni per potermi spiegare. Persone umili che viveva in uno stato d’igiene singolare e in povertà, in una baracca che forse non era mai stata pulita. Ma in quelle stanze maleodoranti aleggiava qualcosa di indefinito che mi affascinò. Chiesi loro di fare delle fotografie: scattai queste immagini in quell’ultima mezz’ora prima di andarmene. Rappresentano vagamente quell’esperienza, le sensazioni vissute lì dentro con persone che vivevano solo della loro arte, passando le giornate a dipingere nella speranza di vendere qualcosa nelle mostre organizzate dal circolo. Prima di andarmene mi fecero anche dei regali, alcuni di essi mi donarono le loro opere. Una di loro mi fece capire questo: “Ti regalo questa mio dipinto, così sarò onorata di sapere che una mia opera sarà in Italia”.

E’ stato per me un onore conoscerli. Avevano tanto da insegnarci”

 

Stefano Bernardoni lo trovate qui http://www.stefanobernardoni.it/ e anche qui http://www.bottegaimmagine.it/, il sito del suo spazio didattico e culturale in via Farini 60 a Milano. Qualche volta troverete lì anche noi.

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Arte che unisce diverse culture del mondo

Una mostra che parla di dialogo e riscatto. E di come l’arte possa consentirci di creare un mondo più vivibile intorno a noi. E’ il messaggio di INDEPENDENTLY TOGETHER, breve rassegna curata da Micaela Flenda e Pelin Sozeri ospitata a Spazio Quattrocento, Via Tortona 31, Milano. Il progetto è stato ideato e prodotto da The Candybox. Riunisce dieci creativi immigrati che hanno scelto Milano per costruire un nuovo futuro raccontando i loro diversi punti di vista sul tema dell’immigrazione, del loro viaggio e delle speranze, svelandoci sogni e difficoltà che hanno vissuto in questa loro seconda casa italiana. Sono rappresentanti del mondo dell’arte, della musica, della moda, del design, della comunicazione e dell’alta cucina e attraverso le loro differenze culturali ed etnografiche stanno favorendo quello che può essere definito il nuovo Rinascimento creativo in Italia. Ecco i loro nomi: Tanya Jones, fashion editor e styling consultant, israeliana; Eugenio Boer, chef stellato, nato in Olanda; i fondatori di cc-tapis, Nelcya Chamszadeh, nata in Francia e di origini iraniane e marocchine e
Fabrizio Cantoni, italo-inglese; il designer e direttore creativo austriaco Arthur Arbesser; Ginette Caron, la design director canadese dell’omonimo studio di communication design, dove da 10 anni collabora Masami Moriyama, giapponese e grafica specializzata in advertising; Nazli Yirtar, turca e content creator per Spotify Italia; l’artista iraniano Mahmoud Saleh Mohammadi e il gallerista
venezuelano Federico Luger.
L’intero progetto parte dalla considerazione che lo straniero è prima di tutto portatore di possibilità positive e di contaminazioni che aiutano ad arricchire le reciproche competenze: le diversità in base all’origine, o meglio le peculiarità di ciascun protagonista, si uniscono per mescolarsi in una comunità contemporanea, cosmopolita e inclusiva. Il tema dell’emigrazione e del viaggio, come fonte di avventura e ottimismo, invita a porsi delle domande sulla “doppia appartenenza” dell’emigrato, sulla difficile questione dell’identità, sull’abbandono della lingua d’origine, sulla controversa condizione dello straniero in terra straniera.
Il viaggio di Independently Together comincia con un saggio di Giovanna Pisacane e si sviluppa in quattro tappe. Le fotografie di Giulia Pittioni create in collaborazione con la set designer portoghese Teresa Morais Ribeiro sono inaspettati still life rivisitati di oggetti appartenenti ai creativi coinvolti. Una Wunderkammer di ricordi della vita passata e strumenti necessari per il presente raccontano
il viaggio e la transizione tra la terra natia e il nuovo mondo. Un reggiseno, un piccolo dizionario francese-italiano, un set di coltelli, un articolo di giornale e molto altro. Una carrellata di ritratti dei creativi coinvolti in istantanea (scattati con la Lomo Instant Square) ci permettono di guardare il loro mondo attraverso il loro punto di vista, personale, intimo e diverso. Infine si aggiungono estratti in
lingua originale; citazioni, proverbi, modi di dire della cultura di appartenenza.

L’allestimento espositivo è stato progettato da Fosbury Architecture, un percorso in crescendo come una scala, come un’orchestra, che metaforicamente rappresenta il viaggio della migrazione e dà la possibilità di scoprire i soggetti della mostra attraverso i loro oggetti e le loro parole. Main sponsor della mostra è il meraviglioso Castello Di Ugento di Lecce con il CIA (www.castellodiugento.com )*, prezioso edificio settecentesco recentemente ristrutturato e parzialmente adibito a hôtellerie raffinata e lussuosa nel cuore del Salento più bello, che da tempo è promotore della cultura e delle arti italiane. Facciamo notare che una parte dell’edificio è rimasta fruibile al pubblico per visitarne stanze e affreschi dell’epoca. Il dialogo tra Independently Together e l’iniziativa di Massimo Fasanella e Diana E. Bianchi, proprietari del castello, è nato soprattutto dalla volontà condivisa di supportare lo scambio tra culture ed epoche diverse.
Le immagini sono state realizzate nello StudioMoscova40 utilizzando i tessuti di Marzotto (Tessuti di Sondrio, Linificio e Canapificio nazionale 1873, Radaelli e le coperte di Lanerossi) e stampate da Grafiche dell’Artiere su carta ecosostenibile IGLOO Offset di Arjowiggins Creative Papers. Per la location si ringrazia Spacemakers Milano.

 

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Rassegna – Esplorazioni. Nuove mappe per la fotografia

Il 16 novembre Église presenta il secondo capitolo di #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, il primo progetto di Égliselab, la fucina creativa dell’Associazione socioculturale palermitana che da oltre due anni lavora nel campo delle arti visive.E’ stato bello vederli crescere anche a distanza. Bello assistere alla loro passione, alla serietà con la quale hanno affrontato questa prima grande avventura nel mondo dell’arte guidati dalla dedizione e dalla comprensione di quanto, per elevarsi, occorra affrontare le cose con autorevolezza.

17 autori + 1 curatore

Il percorso proposto, articolato in due momenti espositivi, ha visto coinvolti diciassette fotografi siciliani, con produzioni selezionate e poste in dialogo dalla curatela, prosegue con la seconda mostra dove protagoniste saranno le esperienze fotografiche, le ricerche visive, le riflessioni e i contributi del secondo gruppo di autori.  Alberto Alicata, Iole Carollo, Nino Cannizzaro, Fabio Florio, Giuseppe Iannello, Claudio Majorana, Francesco Malavolta, Ornella Mazzola, Luca Savettiere saranno gli interpreti rappresentanti di questo nuovo momento espositivo che, in un continuum con la precedente mostra, persegue lo scopo di proporre nuovi scenari per la fotografia contemporanea che nascono in questo specifico territorio.

La Sicilia rimane il luogo in cui si articolano i diversi progetti, il punto di partenza per una riflessione più ampia e assume il ruolo di radice culturale, offrendo la possibilità di ispirazione e di vedere accostate ricerche apparentemente differenti. Produzioni che spaziano dal paesaggio al ritratto, dall’architettura al reportage, di cui tutti gli autori partecipanti sono interpreti.

Il caleidoscopico percorso di rappresentazioni, idealmente ininterrotto, è volto ad instaurare un dialogo duraturo tra i giovani autori di questo territorio e a porre le basi di nuove sinergie che guardano al mondo esterno.

Partner di questo secondo momento espositivo sarà Denis Curti, Direttore Artistico della Casa dei TreOci e Direttore della rivista IL FOTOGRAFO, che il giorno sabato 17 novembre terrà una lectio magistralis dal titolo “Le nuove mappe della fotografia”, interessante lettura delle ricerche protagoniste di #18Esplorazioni.

Il progetto #18ESPLORAZIONI. Nuove mappe per la fotografia, ideato e curato da Benedetta Donato, si inserisce nell’ambito delle iniziative di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è stato possibile grazie al supporto di Église e alla partecipazione di tutti gli autori.

LE DATE/GLI AUTORI/I PROGETTI

 

#18ESPLORAZIONI I                 dal 21 Settembre – 21 Ottobre 2018

Simona Bonanno (Chains of Silence), Gianni Cipriano (Where is my Brother?), Francesco Faraci (Atlante Umano Siciliano), Cristina Faramo (Volcanic Island), Alberto Gandolfo (Quello che resta), Salvatore Di Gregorio (Project Mirabella), Roselena Ramistella (Rochì), Dodo Veneziano (Brandelli del tempo)

 

#18ESPLORAZIONI II                dal 16 Novembre – 16 Dicembre 2018

Alberto Alicata (The Little Saint), Iole Carollo (Out of Africa), Nino Cannizzaro (Le Detroit Perdu), Fabio Florio (Rusted), Giuseppe Iannello (Gibellina 1968), Claudio Majorana (Head of the Lion), Francesco Malavolta (Linea di Confine), Ornella Mazzola (Females), Luca Savettiere (Piemonte Messina)

 

Info e Orari

Église

via dei Credenzieri, Palermo

info@egliseart.com

www.egliseart.com

*Vernissage*

Venerdì 16 Novembre ore 18.30

Durante la settimana

dal martedì al sabato ore 16:30 – 19

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Mostre – Marcello Grassi, Sine tempore

Marcello Grassi è un autore italiano originario di Reggio Emilia, dove è nato nel 1960. Da domani fino al 2 dicembre il Civico Museo Archeologico di Milano ospita una sua mostra personale. La sede, una delle culle dell’antichità, apre i suoi spazi alla fotografia per una ragione ben precisa e valida. La selezione esposta proviene dalla serie di immagini dal titolo “Sine Tempore/Anatomia del Tempo” e nasce nel 1985 in seguito alla lettura di ‘Memorie di Adriano’ e ‘Il Tempo Grande Scultore’ di Marguerite Yourcenar e alla visita ad alcune mostre organizzate in Italia per l’Anno degli Etruschi. L’obiettivo che si pone l’autore è quello di inventariare i cambiamenti intervenuti attraverso il tempo sulle sculture, sui volti, sui reperti conservati nelle collezioni archeologiche, nati per altri usi e collocazioni, cercando di restituirne una quotidianità, celebrarne una sorta di resurrezione, nella ricomposizione di annali ed effemeridi, perseguendo così un dialogo con il lascito di quelli che ci hanno preceduto negli sguardi e nei gesti modificati e fissati dallo scorrere delle stagioni; ed è come guardare a noi stessi, alla nostra immagine riflessa, assistere allo stesso tempo alla lotta perenne tra la vita e la morte, percepire il modificarsi del corpo e volgere infine uno sguardo all’immortalità dell’anima. Il bianco e nero è scelto come linguaggio fotografico, quale espressione determinante nel distogliere l’attenzione dalla realtà/quotidianità percepita a colori, nel formato quadrato in cui le opere e le architetture monumentali ritrovano espresse a compimento le teorie rinascimentali.

Marcello Grassi (qui il suo sito), fin da piccolo e grazie alla passione del padre Corrado, si occupa di fotografia. Nel 1985, dopo aver visitato alcune esposizioni in programma per l’Anno degli Etruschi, progetta e realizza un lavoro di “scavo visivo” nei luoghi, città e necropoli della civiltà etrusca; nel 1999, in occasione dell’esposizione di queste sue fotografie al Musée Reattu di Arles, Federico Motta Editore pubblica il volume ‘Etruria’ con i testi di Charles-Henri Favrod e Michele Moutashar. Nel 1992 riceve l’incarico di fotografare i reperti della collezione archeologica conservati nel Cortile e nella Galleria dei Marmi dei Civici Musei di Reggio Emilia. Dal 1994 al 1996 fotografa la città francese di Arles. Nel 1997 su incarico del Musée Archeologique de Nice-Cimiez realizza un servizio sul sito archeologico locale. Nel 1998 la provincia di Reggio Emilia, nell’ambito delle relazioni culturali previste nel programma di gemellaggio con quella dell’Enzkreis in Germania, lo invita a fotografare il monastero cistercense di Maulbronn. Nel 2002 Grassi inizia a lavorare insieme a Fabrizio Orsi a un progetto su Luzzara a cinquant’anni esatti dalla pubblicazione del libro “Un Paese” di cesare Zavattini e Paul Strand. Alla fine del 2004 viene presentato il volume ‘Luzzara.Cinquant’anni e più’ edito da Skira Editore con un testo di Luciano Ligabue.

L’autore ha esposto in personali e collettive in varie città d’Europa dove sue fotografie sono conservate presso musei e istituzioni. Nel 2013 espone nella collettiva Mon Ile de Montmajour a cura di Christian Lacroix nell’Abbaye de Montmajour nel sud della Francia. Recentemente ha esposto la serie Sine Tempore nel Palazzo dei Principi di Correggio. Nel 2018 grazie alla collaborazione con la Galleria Paola Meliga di Torino ha presentato una selezione delle fotografie di Sine Tempore alla IAGA Contemporary Art di Cluj-Napoca in Romania, galleria che porterà lo stesso lavoro alla Thessaloniki International Contemporary Art Fair prevista dal 22 al 25 novembre. Nella primavera del 2018 Grassi dona una sua opera per l’asta benefica “La Fotografia diventa Nobile”, organizzata da EyesOpen! Magazine per una raccolta fondi a favore di Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica Onlus, alla quale hanno partecipato 178 fotografi da tutto il mondo, per un monte donazioni di quasi 24mila euro totali.

© Marcello Grassi/Civico Museo Archeologico di Milano

 

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Mostre – Efrem Raimondi a Parma

Apre l’8 novembre alle 18.30, nello spazio espositivo BDC28 di Parma, “La mia famiglia”, personale intimista di Efrem Raimondi curata da Laura Manione e inserita nell’ambito di ColornoPhotoLife 2018. Promossa da Lucia Bonanni e Mauro del Rio, la coppia che ha creato il contenitore culturale “BDC – Bonanno Del Rio Catalog”, «La mia famiglia – scrive la curatrice – si pone come una frattura nello scheletro che regge le innumerevoli ricerche fotografiche condotte oggi su questo tema. La famiglia, per Efrem Raimondi, non è un’entità astratta sondata nelle sue sfumature psicologiche o nelle sue variabili geografiche. E non è neppure il frutto di un rigoroso censimento parentale. Al di là della specie e del regno di appartenenza (esseri umani, gatti e una pianta d’appartamento confluiscono infatti a pieno titolo nella serie) la famiglia, qui, è materia vera. È carne dell’autore, sostanza uscita dal suo stesso grembo nell’unica forma possibile: quella di una fotografia. Refrattario per natura a ogni codificazione espressiva, Efrem Raimondi, anche in questa occasione, si è mosso in una zona franca, libera dai dazi imposti dalla contemporaneità. Con una semplice operazione di recupero, ha radunato ritratti e autoritratti scattati nel tempo con strumenti che più hanno segnato il suo percorso.Ha trasferito se stesso e i suoi affetti più cari su un registro esclusivamente fotografico. Le immagini in mostra, quindi, non celebrano un figlio, un marito, un gattofilo o un floricoltore. Non abbozzano un’autobiografia. Bastano e badano a loro stesse. Insensibili agli sguardi del pubblico come a quelli del loro stesso autore».,

BDC – Bonanni Del Rio Catalog è il progetto di Lucia Bonanni e Mauro Del Rio dedicato all’arte contemporanea. Inaugurato a gennaio 2016 ad Artefiera a Bologna, riunisce le attività e le produzioni organizzate dalla coppia, relative all’arte contemporanea: una serie in divenire di eventi, oggetti, luoghi ognuno identificato da un numero progressivo. Il quartiere generale di BDC è BDC28, chiesa sconsacrata nel centro storico di Parma e dove, nel Seicento, una confraternita legata alla Chiesa di San Benedetto fondò l’oratorio di Santa Maria della Pace. Sconsacrato agli inizi del ‘900, fu riconvertito a officina meccanica e poi a garage, finché nel 2015 è stato riaperto con il progetto BDC. Oggi è un centro dedicato all’arte contemporanea: fotografia, disegno, musica live, performance, incontri.
L’antologica di Efrem Raimondi rimarrà allestita fino al 25 novembre. Orari: venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 21. Catalogo in edizione limitata e numerata.
www.lauramanione.it
bonannidelriocatalog.com

©Efrem Raimondi – All Rights Reserved

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Exhibition – David LaChapelle in Paris

We published the incredible work of David LaChapelle on our issue “Habitat”. He found time to give us an almost surreal and very entertaining interview where he talked about his hyper-realistic style, his thinking and the world. Now the artist is celebrated in Paris with LETTER TO THE WORLD, a large-scale exhibition designed for Galerie Templon’s new space at Rue du Grenier Saint-Lazare. Conceived as a journey through LaChapelle’s imagination, Letter to the World brings together iconic pieces as well as the photographer’s dramatic new work. The exhibition is designed to create a dialogue between two contrasting worlds: from destruction to utopia, excess to redemption. On the lower level, a dynamic selection of iconic works illustrate LaChapelle’s vision of the world we live in today.  The pieces work to represent the challenges of human civilization on the verge of collapse— faltering under the pressure of environmental dangers, the excesses of consumer culture and celebrity idolization. The virtuosic Seismic Shift (2012) as well as the defining Death by Hamburger (2001) and Addicted to Diamonds (1997) are positioned in concert with the artist’s portrait renderings of Andy Warhol, Faye Dunaway, Michael Jackson, Princess Diana and more. On the upper level, the artist responds to to the mortal world with a fantastical utopia.  Throughout the expansive space, over 50 new pictures narrate intimate and powerful scenes from the artist’s imagination – a world where nature and man coexist with joy.

David LaChapelle moved to the jungles of Hawaii 12 years ago. Inspired by his quest for spirituality and a more secluded life, his new works reveal a surprising aspect of his investigations. Drenched in an explosion of unusual, electric colors, his images are composed like collages. They bring to mind the experiments of early photography and evoke William Blake, Leonardo da Vinci and religious iconography. Included in this new world is a preview of his latest series in which LaChapelle photographs figures which he feels would be his ultimate subjects.  This includes the arresting portrait of George Harrison featured above this text, State of Consciousness, 2018.

Letter to the World is on view November 3 through December 29 at Galerie Templon, 28 Rue du Grenier-Saint-Lazare, 75003, Paris

All the images are © David LaChapelle. Courtesy Templon, Paris & Brussels