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Rosa Lacavalla – F O C U

Generazioni #1

Rosa Lacavalla nasce il 10 gennaio 1993 a Barletta, Puglia, ha conseguito una laurea in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e ha poi proseguito i suoi studi in Inghilterra per frequentare il corso Photography BA (Hons) alla Coventry University.

Finalista in diversi concorsi importanti, le sue fotografie sono state esposte in mostre collettive, in Italia e all’estero. Studia ancora frequentando workshop e coltivando la sua personale ricerca sulle diverse culture del mondo, predilige soffermarsi sulle piccole storie di vita quotidiana.
I sui lavori sono caratterizzati dalla capacità di porsi nella condizione di ascoltatrice e non solo di osservatrice. Percepisce le atmosfere e le circostanze che la circondano riuscendo a raccontare e a riportarci ciò che osserva in modo personale, attuale e completo.

www.lacavallarosa.com

Su EyesOpen! #11 abbiamo pubblicato il suo lavoro dal titolo F O C U

L’aria era come fuoco sulla pelle, l’erba secca e i cuori si illuminavano sotto i cieli stellati

Focu è un flusso di coscienza, un modo per descrivere un’esperienza, per raccontare le contraddizioni della Sicilia, le sue difficoltà, ma allo stesso tempo il piacere di essere insieme, il desiderio di scoperta, i sentimenti nascosti e i paesaggi, la piccolezza degli uomini sotto un vasto cielo di stelle e tramonti infiammati. Narra una terra che continua a bruciare.

 

 

 

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Daniele Tamagni – Le Subculture del Pianeta

Daniele Tamagni, fotografo impegnato a documentare le “controculture” nel Sud del mondo che finisce per regalarci immagini in bilico tra moda e arte.

Con questa sua specializzazione ha vinto importanti premi come il World Press Photo, il Canon Young Photographer Award, l’ICP Infinity Award.

Lo abbiamo video intervistato

Riprese video a cura di Gianluca Gulluni

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Fotoreporter – Non chiamatelo solo lavoro

I reporter romani si raccontano

Non chiamatelo solo lavoro.  Vi siete mai chiesti da dove arrivano le fotografie pubblicate sui principali quotidiani? I fotoreporter sono continuamente in giro per Roma e per le città d’Italia; al caldo, al freddo documentano, spesso per pochi euro, i fatti che tutti noi leggiamo quotidianamente sui giornali.

EyesOpen! ve li mostra in un video. Una testimonianza su quello che per loro è una missione e che definiscono “il lavoro più bello del mondo” Un ringraziamento speciale ai protagonisti, Yara Nardi, Sara Cervelli, Evandro Inetti, Filippo Monteforte, Cecilia Fabiano.

Copyright 2016 Gianluca Gulluni ed EyesOpen! Magazine.

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Mayumi Suzuki – The Restoration Will – Photoboox Award 2017

Sulle pagine di EyesOpen! n. 11 in uscita lunedì 27 novembre ospitiamo quattro lavori che provengono da Oriente. Sono il vincitore e alcuni dei finalisti del Photoboox Award 2017, concorso internazionale indetto dal Photolux Festival di Lucca e dedicato al libro fotografico. Il vincitore vede pubblicato il suo libro dalla casa editrice Ceiba Editions in collaborazione con EyesOpen! Magazine e Grafiche dell’Artiere

Il contest si proponeva di individuare i migliori progetti editoriali inediti e dar loro visibilità e un’opportunità di realizzazione alle nuove generazioni di fotografi. Ha vinto il dummy The Restoration Will di Mayumi Suzuki: racconta la storia della perdita dei genitori, che l’autrice ha vissuto a seguito dello tsunami che ha colpito il Giappone nel 2011. Gli altri meritevoli autori pubblicati, tutti finalisti al concorso, sono Hiroshi Okamoto, Miki Hasegawa, Thi My Lien Nguyen.

La giuria composta da: Markus Schaden (fondatore del The PhotoBookMuseum – Colonia), Daria Birang, curatore e book maker, Benedetta Donato, curatore indipendente, Eva-Maria Kunz, co-fondatore e direttore artistico della casa editrice Ceiba editions, Manuela Cigliutti, co-fondatore e direttore artistico della rivista EyesOpen! Assegnando a Mayumi Suzuki il premio, ha voluto supportare l’autrice nel processo di compimento di questo progetto personale, trasformando un dummy già molto interessante in un libro, nella convinzione che quanto iniziato probabilmente come modo per lavorare su una perdita personale possa diventare un progetto da condividere con un ampio pubblico. La giuria ha visto chiaramente riflessa nel suo progetto la personale sfida dell’autrice e tutto il potenziale di questo lavoro, nel quale ha saputo raccontare la propria vulnerabilità senza però trovare le giuste soluzioni narrative.

Qui un’anteprima:

“I miei genitori sono scomparsi con lo tsunami del 2011. La nostra casa venne distrutta. Era il luogo dove lavoravano, ma anche dove vivevano. Io sono cresciuta lì. Dopo il disastro, ho ritrovato un obiettivo, il portfolio e l’album di famiglia di mio padre e l’album di famiglia sepolti nel fango e nelle macerie. Un giorno provai a scattare una foto di paesaggio con l’obiettivo fangoso di mio padre. L’immagine è risultata oscura e sfocata, come una visione del defunto. Nel farlo, ho sentito di poter collegare questo mondo con quell’altro. Mi sembrava di poter avere una conversazione con i miei genitori, anche se in realtà è impossibile. Le foto di famiglia che ho trovato si erano bagnate ed erano diventate bianche. I ritratti di mio padre erano macchiati, scoloriti. Queste cicatrici sono simili al danno visto nella mia città e ai miei ricordi che sto lentamente perdendo.

Spero di conservare la mia memoria e la storia della mia famiglia attraverso questo libro che è dedicato a mio padre, Atsushi Sasaki e a mia madre, Katsuko Sasaki, che non sono ancora stati trovati dall’11 marzo 2011″ – Mayumi Suzuki

Il libro sarà presentato sabato 25 novembre alle ore 12:00 (Lucca, Real Collegio) nel corso del Photolux 2017. Approfondimenti sul sito Ceiba Editions

Foto di back stage per gentile concessione di Ceiba editions:

 

 

 

 

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Massimo Lupidi – Islanda, un libro tra cielo e terra

L’Islanda è un’isola forgiata nel tempo, dove i contrasti si incontrano a formare un paesaggio che non ha eguali nel resto del Pianeta. E’ una terra fatta di giaccio e fuoco, di laghi e vette incombenti, di cascate tuonanti e balene che nuotano davanti alle sue coste nere di lava. E’ il Grande Nord, un pezzo di mondo da vedere e non dimenticare mai, ma è più dolce e accogliente di quanto lo immaginiamo. Un fotografo è riuscito a raccontare le diversità di questo Paese piantato in mezzo alle correnti dell’Atlantico, trasformando molte delle sue geografie in astrazioni. Lui si chiama Massimo Lupidi, il suo poetico lavoro è ora raccolto in un libro edito da Sassi e dal titolo “Islanda tra cielo e terra”.

Non ha il taglio paesaggistico da National Geographic, per intenderci, va oltre la pura osservazione. Va esattamente dove dovrebbe andare l’approccio al paesaggio: verso la filosofia. Il volume vanta una prefazione di Eliza Reid, first lady della Repubblica d’Islanda e riunisce una selezione di immagini che riprendono queste lande straordinarie sia da terra che dall’alto. Grazie alle inquadrature aeree, forme e colori ci vengono restituite quasi fossero altro, quasi evocassero dipinti di Pollock o Klee per assumere nuovi significati. L’autore alterna poi scatti più definiti, inquadrature ampie che svelano maggiori dettagli sui luoghi incontrati e che, di certo, conosce molto bene. Ad accompagnare il suo racconto sono impaginate anche le poesie di Sigurbjörg Þrastardóttir, una scrittrice dell’isola.

Dimensioni cm 30 / 30, copertina rigida con sovracoperta, 128 pagine, tiratura 4000 copie.

Prezzo di copertina: € 29,90, Sassi Editore.

 

Info: http://www.massimolupidi.com/books.htm

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Il PhotoBoox guarda a Oriente

Il vincitore del PhotoBoox Award 2017, concorso internazionale dedicato al libro fotografico realizzato da Photolux Festival di Lucca in collaborazione con EyesOpen! Magazine, Ceiba Editions e Grafiche dell’Artiere, è Mayumi Suzuki con il dummy The Restoration Will.

Questo dummy racconta la storia della perdita dei genitori, che l’autrice ha vissuto a seguito dello tsunami che ha colpito il Giappone nel 2011. Il suo lavoro, e quello di altri meritevoli partecipanti al contest (Hiroshi Okamoto, Miki Hasegawa, My Lien Guyen, tutti e tre giapponesi), sarà pubblicato sul numero 11 del magazine, in uscita tra pochi giorni e dedicato alle nuove generazioni di fotografi.

La giuria, composta da Markus Schaden, fondatore del The PhotoBookMuseum, Colonia (Presidente); Daria Birang, curatore e book maker; Benedetta Donato, curatore indipendente; Eva-Maria Kunz, co-fondatore e direttore artistico della casa editrice ceiba editions; Manuela Cigliutti, co-fondatore e direttore artistico della rivista EyesOpen!, ha percepito il conflitto interiore e la fatica dell’autrice nel trovare il modo giusto di raccontare la storia di una perdita così grande, con una narrazione per immagini potente ed efficace.
Assegnando a Mayumi Suzuki questo premio, la giuria ha voluto supportare l’autrice nel processo di compimento di questo progetto personale, trasformando un dummy già molto interessante in un libro, nella convinzione che quanto iniziato probabilmente come modo per lavorare su una perdita personale possa diventare un progetto da condividere con un ampio pubblico. La giuria ha visto chiaramente riflessa nelle pagine del dummy la personale sfida dell’autrice e tutto il potenziale di questo lavoro, nel quale ha saputo raccontare la propria vulnerabilità senza però trovare le giuste soluzioni narrative.

Il libro sarà presentato sabato 25 novembre alle ore 12:00 (Lucca, Real Collegio) nel corso del main weekend del Festival. Il Photolux Festival Biennale di Fotografia che prende forma sotto la lungimirante direzione artistica di Enrico Stefanelli, apre però oggi, sabato 18 novembre, e ospita fino al 10 dicembre mostre ed eventi che coinvolgeranno moltissimi spazi della città toscana. E’ un festival ricchissimo e dal carattere internazionale, il tema che farà da fil rouge dell’intera manifestazione sarà “Il Mediterraneo”, non perdetelo!

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Christian Weber – Terrestrial

Christian Weber Banc Sabadell

Parlano della vita e della morte, queste immagini enigmatiche. Per capire bisogna guardarle molte volte e andarci dentro per poi uscire e studiarle ancora da lontano. Da principio lo sguardo si posa su parti di animali: zampe, schiene, corna, pance, pelle che sembra una texture.

Le scene sono tagliate, ravvicinate, come se il racconto non volesse dirci la verità e non contasse approfondire di quale bestia si stia parlando. Si tratta di un corpus di fotografie che destruttura alcuni diorami di un museo di storia naturale dedicati alla fauna selvatica americana. L’autore non ci dice il dove o il perché. Ferma pose, l’obiettivo è a pochi centimetri e tu che guardi non capisci. Ogni scatto può avere una valenza singola, ma fa parte di una collezione e acquista valore proprio perché collocato nel suo insieme.

Il progetto porta la firma di Christian Weber, un artista universalmente noto per voler sfidare le interpretazioni più convenzionali della realtà e della bellezza. La sua narrazione si sofferma sull’evoluzione e sulle trasformazioni che affronta la vita per adattarsi e sopravvivere. Preferisce farlo attraverso i dettagli, incorniciando cose apparentemente insignificanti, sottolineando l’anonimato di ogni animale eppure mostrandocene il fascino. Questi soggetti sono morti e impagliati, inseriti immobili in un teatro statico esposto a milioni di visitatori. Eppure svelano il mistero della creazione, della formula semplice della natura che esiste in una eterna contraddizione: produce massa e per sopravvivere poi la elimina. Queste immagini parlano di vita e morte e del suo ciclo infinito e selvaggio. E stare a osservare è irresistibile.

Pubblicato su EyesOpen! n.9