Intervista – Federica Duma, Metamorphoses

 

 

Questa intervita in tre domande alla fotografa Federica Duma inaugura la nostra media partnership con INSIGHT Foto Festival, kermesse contemporanea che si svolge a Varese dal 2021 e che si ripeterà dal 16 al 25 ottobre 2026. Giunto alla sua sesta edizione, INSIGHT trasforma ogni anno la città in uno spazio espositivo diffuso, focalizzandosi soprattutto su giovani artisti emergenti che vengono accompagnati, con un percorso di curatela orizzontale incentrato sul dialogo e sul confronto, a realizzare installazioni site-specific del loro lavoro. Il programma si sviluppa in una ventina di sedi, tra spazi istituzionali, urbani e percorsi open-air, coinvolgendo artisti emergenti e mid-career, scuole, accademie e realtà indipendenti attraverso mostre, incontri, performance, talk, conversazioni, presentazioni di libri, eventi sonori, opening, passeggiate con gli artisti, momenti conviviali e circuito OUT.

Ogni edizione del festival è caratterizzata dalla scelta di un tema, che gli artisti approfondiscono attraverso il proprio lavoro. Il filo conduttore di quest’anno è “ABITO”, inteso nella sua doppia radice di sostantivo (vestito) e verbo (io abito). ABITO è infatti ciò che indossiamo – un segno visibile dell’identità, dell’appartenenza, del ruolo sociale – ma anche il modo in cui abitiamo gli spazi, le relazioni e le istituzioni, intesi come luoghi da interrogare, trasformare e vivere in modo critico e partecipativo.

L’autrice ci parla di Metamorphoses, progetto del 2024 che esplora il corpo femminile come territorio in continua trasformazione, sospeso tra dimensione fisica e psicologica, tra fiaba e messa in scena. È un lavoro multimediale che indaga la costruzione dell’identità nel passaggio dall’adolescenza alla giovane età adulta, attraverso temi come crescita, desiderio, vulnerabilità e il legame profondo tra corpo e natura. Le immagini si configurano come frammenti di passaggio, istanti sospesi in cui il corpo diventa spazio abitato da tensioni emotive e metamorfosi silenziose.

Il progetto nasce da sketch e studi compositivi che anticipano costruzione e composizione dell’immagine, in cui ogni elemento assume valore simbolico. La fase fotografica si intreccia con la post-produzione e il fotomontaggio in Photoshop, utilizzati per amplificare la dimensione onirica e restituire una realtà rarefatta, tra il reale e l’immaginario. Ecco cosa le è stato chiesto:

Metamoprhoses indaga un momento di crescita e di trasformazione stabilendo una connessione profonda tra il corpo – in questo caso femminile – e la natura: da quali considerazioni prende avvio il riconoscimento di questo legame? Si tratta di un legame solo simbolico o ha una forma più ampia?

Il cuore dei miei progetti cela spesso la presenza della natura, splendida, selvaggia, ma anche spietata. Una consapevolezza che mi ha resa sempre più cosciente di quanto, pur essendo parte della natura e della dimensione animale, veniamo educati a percepirci come qualcosa di separato da essa. Penso inoltre che l’associazione tra femminile e natura abbia radici profonde, culturali e ancestrali. Il vissuto femminile, dai cambiamenti corporei al rapporto con il sangue, crea una connessione con una dimensione istintiva e naturale di noi. È proprio questo aspetto che mi interessa contrapporre all’immaginario nel quale sono cresciuta, che induce a prendere le distanze dalla nostra componente “naturale” e che tende, soprattutto nel corpo femminile, a nasconderne o controllarne alcuni aspetti. In Metamorphoses, mi interessava quindi tornare a un racconto simbolico, non per idealizzarlo, ma per comprenderlo e accoglierlo.

Questo lavoro combina riprese e fotografie realizzate in studio con tecniche di post-produzione: è una scelta espressiva che nasce da un’esigenza specifica di questo progetto oppure si tratta di una parte integrante della tua pratica artistica?

Al momento direi che è un’esigenza costante del mio processo creativo. Per me, la post-produzione è da sempre uno strumento che, in un modo o nell’altro, amplia le possibilità dell’immagine e mi permette di esplorare differenti possibilità. Un’estensione utile a definire e arricchire l’identità estetica della mia fotografia. Manipolare le immagini digitalmente mi consente di sperimentare e di comporre, attraverso la fotografia, un vero e proprio racconto visivo specifico e misurato, articolato con simbolismi, elementi e colori. Effettivamente non l’ho mai concepita come una semplice fase successiva allo scatto, bensì come una parte integrante del processo creativo e della costruzione dell’immagine stessa.

Metamoprhoses sarà presentato al pubblico di INSIGHT non come una sequenza di immagini, ma con una dimensione installativa: quali aspetti del lavoro saranno messi in luce attraverso questo allestimento?

Considerando che questa serie di fotografie è nata come estensione di un progetto video, la possibilità di presentare con Insight il lavoro nella sua interezza l’ho percepita come un’occasione per restituirne la natura più completa. Nell’allestimento ho trovato l’opportunità di creare un contesto immersivo, pensato per coinvolgere il pubblico e avvicinarlo, almeno idealmente, a un’atmosfera coerente con la mia ricerca. Andare oltre la semplice sequenza di immagini mi permette di mettere in luce e costruire un ambiente che possa accogliere e trasmettere proprio quelle sfumature di innocenza e aspra dolcezza che caratterizzano la mia narrazione.Per me, inoltre, riadattare questo progetto multimediale in chiave installativa rappresenterebbe uno stimolo creativo e, allo stesso tempo, una ricerca comunicativa capace di farmi approfondire la percezione e l’atmosfera che vorrei trasmettere al pubblico.

 

Note biografiche

Federica Duma (Legnano, 1999) è una fotografa e art director. Si avvicina alla fotografia a quattordici anni e sviluppa una ricerca basata sulla narrazione visiva e su immagini sospese tra realtà e immaginazione. La sua pratica indaga l’immagine fotografica come spazio simbolico, rielaborando il reale in chiave onirica e stratificata. Attraverso fotomontaggio e post-produzione costruisce visioni delicate e atmosferiche in cui la figura umana, spesso femminile, è tramite emotivo. Il suo lavoro esplora fragilità, malinconia e metamorfosi.

mei.jolie

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