La veridicità nella produzione e nella circolazione delle informazioni era già messa in discussione prima che la post-verità diventasse la cifra del presente. In questo contesto, la fotografia occupa una posizione particolare: pur presentandosi come prova, porta con sé fin dalla sua nascita una natura ambigua. Questo lavoro torna a un tempo antecedente al presente, per osservare la contemporaneità attraverso una sfasatura temporale che ne evidenzia le ombre.
Nel gennaio del 1995, sui media italiani circola la notizia della scomparsa di Harry Kipper, artista e cicloturista inglese. Secondo i resoconti stava attraversando il Friuli in bicicletta tracciando la parola “ART” con il percorso del suo viaggio, quando se ne perdono le tracce al confine con la Slovenia. Giornali locali e nazionali formulano ipotesi, raccolgono indizi, diffondono appelli. Del caso si interessa anche la trasmissione televisiva Chi l’ha visto?
Si scoprirà che Harry Kipper non è mai esistito: era un personaggio inventato dal collettivo Luther Blissett per mettere alla prova la permeabilità del sistema mediatico. Questo lavoro non ricostruisce quella vicenda, ma attraversa il Friuli come un territorio di plausibile ambiguità, dove una storia può essere creduta perché compatibile con le forme che assume e con l’ambiente che la ospita.
Le persone ritratte non sono testimoni di nulla. Sono abitanti di un paesaggio rimasto identico anche dopo che la verità si è rivelata accessoria. Le fotografie adottano il linguaggio della documentazione, senza in realtà documentare nulla. Non distinguono tra prova e messa in scena, tra reperto e costruzione, muovendosi sui confini di quella indeterminatezza che accompagna l’immagine fotografica fin dalla sua origine. Harry Kipper diventa così un caso attraverso cui osservare come una storia possa attraversare un territorio, essere creduta, diffusa e scomparire senza lasciare traccia.
Note biografiche
Roberto Solomita, nasce a Modena nel 1976. Si avvicina alla fotografia molto presto, tra scatti e pratica di camera oscura, grazie alla passione del padre. Parallelamente agli studi in Scienze Politiche all’Università di Bologna, lavora come fotografo professionista, attività che prosegue fino all’impegno a tempo pieno nella politica e nell’amministrazione locale. Dopo il corso di Fotografia Documentaria e Fotogiornalismo alla Fondazione Marangoni di Firenze con il Collettivo TerraProject e il Master in Fotografia Contemporanea a Spazio Labò di Bologna con Mustafa Sabbagh, sviluppa una ricerca che utilizza la messa in scena come dispositivo di indagine sulle immagini e sui loro meccanismi di costruzione del senso.
