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Mostre – Pendulum, un viaggio tra merci e persone al MAST di Bologna

S’intitola Pendulum – Merci e persone in movimento, la mostra curata da Urs Sthael, allestita alla fondazione Mast di Bologna fino al 13 gennaio 2019. Negli spazi della PhotoGallery sono esposte 250 opere della collezione della Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia, realizzate da fotografi italiani e stranieri.

L’industria e il mondo del lavoro per loro natura sono in continua evoluzione. A volte i cambiamenti sono minimi e non vengono percepiti, poi arrivano le rivoluzioni che influenzano ogni aspetto della società e trasformano la vita in una corsa a velocità doppia. La collettiva propone una riflessione sul tema dell’accelerazione, l’oscillare del pendolo ricorda il movimento del mondo nello spazio e nel tempo e ci fa pensare al traffico frenetico dei pendolari, ai mezzi di trasporto, allo scambio delle merci e alle numerose persone che si mettono in viaggio ogni giorno per cercare di raggiungere l’Europa. “A questo dinamismo incessante si contrappone un fenomeno di segno opposto”, spiega Stahel. “Il solo fenomeno che ci spinge a rallentare il passo, a cercare di fermare tutto, è quello delle migrazioni”.

Il percorso di visita, ispirato al moto del pendolo, oscilla dalle fotografie di Robert Doisneau agli stabilimenti Renault al Paint Shop della Bmw di Edgar Martins, passando dalle auto da corsa di Ugo Mulas ai container di Sonja Braas e dei truckers di Annica Karlsson Rixon. L’artista presente all’inaugurazione, ha parlato della sua composizione di 736 scatti di camion bianchi, realizzati anche in altri colori durante gli anni Novanta. Il moto perpetuo continua con i ritratti di Helen Levitt ai passeggeri delle metropolitane degli anni settanta e ottanta alle fotografie di Mimmo Jodice, che ritraggono i migranti italiani che si spostavano dal sud Italia al nord o in Svizzera fino agli scatti dei passeggeri delle metropolitane di oggi nelle grandi città, realizzati dall’olandese Jacqueline Hassink. Sette schermi per sette città: Tokyo, Mosca, Parigi, Londra, Seul, Shangai, Barcellona che ritraggono persone che si muovono verso la loro destinazione, impegnate in un altro viaggio, quello virtuale con i loro telefoni cellulari o tablet. E ancora, dai centri spaziali della Nasa fotografati da Vincent Fournier agli accampamenti dei migranti fotografati da Richard Mosse con una macchina a infrarossi. Nella sua opera lunga sette metri, l’artista unisce centinaia di container abitati da disperati bloccati in un’area portuale e dall’altra il trasporto di merci lungo le rotte mondiali.

Chissà se il fascino della lentezza riuscirà a resistere alla supremazia della velocità? Come la foto del bradipo, diventata virale, che cerca di attraversare una strada in Ecuador, poi rinuncia e rimane abbracciato al guardrail dell’autostrada.

FondazioneMAST, www.mast.org, fino al 13 gennaio 2019 con ingresso gratuito. Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19

(Testo a cura di Carolina Masserani)

 

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Tokjo – Il mercato Tsukiji visto da Nicola Tanzini

Intervallo, il sipario si accosta e sospende l’ennesima rappresentazione. Questa sorta di backstage in bianco e nero è silenzioso, calmo, i fotogrammi fermano i movimenti rallentati e precisi di una scena sospesa. Gli attori sono i lavoratori del più famoso mercato ittico del mondo, quello di Tokjo, che due giorni fa è stato smantellato per sempre. Dopo 83 anni di attività, quell’area diventerà un parcheggio per le Olimpiadi. Quel luogo incredibile però, tempio delle aste mondiali del tonno e dove vengono vendute ogni anno più di 700mila tonnellate di pesce, è reso immortale dallo sguardo di un fotografo italiano. Lui è Nicola Tanzini, fondatore di Street Diaries, progetto itinerante e in costante evoluzione sulla fotografia di strada, che si alimenta grazie ai numerosi viaggi compiuti dall’autore intorno al mondo. La sua ricerca si ispira prevalentemente al movimento della fotografia umanista, ponendo al centro i comportamenti, le situazioni quotidiane appartenenti alla natura umana, in quello che l’autore definisce il proprio ambiente naturale: la strada. Dal suo approfondimento giapponese deriva “Tokyo. Tsukiji” che si traduce nel suo primo libro (edito da Contrasto) e in una mostra personale ospitata da Leica Galerie in via Mengoni 4 a Milano, fino al 4 novembre con ingresso libero. Sia il volume che la sua personale sono curati da Benedetta Donato.

Tanzini ha impiegato due anni di lavoro per produrre questa importante testimonianza di un microcosmo che scompare. E lo ha fatto osservando un contesto frenetico e rumoroso come Tsukiji da un punto di vista inedito: si è soffermato dietro le quinte, sul volto meno conosciuto di questa realtà, concentrando il suo obiettivo sul termine della giornata lavorativa. Usa un linguaggio caratterizzato da forti contrasti e da un’attenzione maniacale per i gesti ripetitivi e le espressioni delle persone incluse nell’inquadratura. A fine mattina i lavoratori preparano le ultime cassette, fanno i conti, spingono bancali, puliscono strumenti e banchi, si fermano a fumare, mangiare, sbadigliare, riposare guardando il cellulare. L’autore rivolge in particolare il suo sguardo sull’area interna del mercato (jonai shijō), quella famosa per le aste dei tonni, che ogni turista in visita ambisce a vedere e che rappresenta l’anima del luogo i cui protagonisti sono i grossisti ripresi negli attimi che precedono la dismissione delle attività e la conseguente chiusura. Come gli astronauti o i palombari, i soggetti vengono fotografati in un momento di decompressione, ma forse, in fondo, anche un magazziniere o un commerciante possono portarci sulla Luna. O in fondo al mare.

Oltre al testo curatoriale di Benedetta Donato, il progetto editoriale realizzato da Contrasto Books si avvarrà del contributo di Masuo Nishibayashi, Direttore dell’Istituto di Cultura Giapponese in Roma. Il libro, proposto in un’unica edizione multilingue italiana/giapponese/inglese/francese, è distribuito in Italia e all’estero.

Barbara Silbe

 

 

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Portfolio – Lucrezia Fantoni

I Saisonniers dans l’agriculture: fuga dei cervelli italiani in Francia.

Il mio reportage intende raccontare il fenomeno di giovani laureati che, come me, dopo anni di sacrifici si ritrovano a raccogliere patate, prugne o mele in Francia, soggetti a razzismo quotidianamente, abbandonati in campi isolati senza accesso all’acqua o ai beni primari, costretti a dormire in tenda, in parole povere completamente sfruttati e abbandonati a loro stessi senza alcun tipo di assistenza legale.
Al giorno d’oggi si sente sempre più spesso parlare del fenomeno dei cervelli italiani in fuga, secondo i dati Istat si è passati da 39.536 (2008) a 114.512 (2016) per un totale di 509.373 “cervelli” in otto anni. Lo scorso gennaio l’ex ministro dell’Economia Padoan durante un suo intervento alla Sapienza di Roma ha affermato che “ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all’estero” .
Quello che forse non sa Pier Carlo Padoan è che i giovani che ogni giorno scappano in cerca di un futuro migliore, non sempre trovano quel che cercano, ma anzi si ritrovano ad accettare grandi ingiustizie, razzismo e condizioni lavorative indecenti pur di riuscire a lavorare.

Biografia:

Nata e cresciuta a Livorno, Lucrezia Fantoni inizia a scattare foto durante gli anni dell’adolescenza. Più tardi, durante i suoi studi all’Alma Mater Studiorum di Bologna in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, inizia a scoprire un nuovo mondo basato sui prinicipi della vita comunitaria, dell’attivismo politico, del viaggiare e delle subculture. Terminati i suoi studi, mossa da un grande bisogno di libertà, inizia a viaggiare e lavorare in diversi ambiti creativi, approdando alla fine nel mondo dell’audiovisual. Dopo aver lavorato nella produzione di documentari e film per un breve periodo, inizia a condurre uno stile di vita nomade, attraversando via terra Europa, Nord America e Asia. E’ durante questo periodo di continui cambiamenti e viaggi, che ritorna alle proprie radici riabbracciando il mondo della fotografia.

 

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Mostre – Michael Wolf alla Fondazione Stelline

L’antologica di Michael Wolf resta aperta alla Fondazione Stelline di Milano fino al 22 luglio. Pubblichiamo volentieri un intervento di Alessandra Klimciuk, co-curatrice della mostra insieme a Wim van Sinderen, che ci spiega importanza e complessità di questo pluripremiato autore.

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Hong Kong, Tokyo, Chicago e Parigi. La complessità delle metropoli nello sguardo di Michael Wolf rivela poeticamente la relazione tra struttura sociale e spazio architettonico. Il suo obiettivo mette a fuoco l’espansione verticale di Hong Kong, con i suoi palazzi simili ad alveari, e il cambiamento strutturale di Chicago, “sbirciato” attraverso le finestre dei suoi palazzi trasparenti, dove indaga le dinamiche sempre più complesse tra vita pubblica e vita privata, al confine tra privacy e voyeurismo.

La fisicità della vita nella sua individualità emerge con determinazione anche quando viene schiacciata, compressa e massificata dalla densità del paesaggio urbano e architettonico, così come la vegetazione che fotografa nella serie Informal Solutions, si fa strada caparbiamente nella giungla urbana della megalopoli.

Rigoroso nella composizione razionale dello spazio e preciso nella sua osservazione, Michael Wolf ricorre ad una vasta gamma di prospettive e approcci visivi, spingendo la fotografia ben oltre i suoi limiti e confini. Spesso sceglie tagli di visuale che portano a un appiattimento della prospettiva, dove i palazzi diventano pattern astratti, ripetizioni infinite di moduli architettonici apparentemente senza via di fuga, ma con piccole e mimetizzate tracce di vita umana, come in Architecture of Density. Altre volte adotta una prospettiva più astratta e voyeuristica, come in Tokyo Compression, in cui i pendolari giapponesi, le “vittime” di Wolf, sembrano cercare di fuggire la vista del suo obiettivo, e in The Transparent City dove la trasparenza dei grattacieli di vetro rivela la vita che si nasconde dietro le sue pareti.

Sei le serie nella prima retrospettiva italiana dell’artista tedesco, cresciuto tra gli Stati Uniti e il Canada, che dopo aver studiato all’Università di Berkeley in California, torna in Germania a completare la propria formazione alla Folkwang School di Essen dove è allievo del leggendario professore Otto Steinert. Quasi centocinquanta le opere in mostra. Dai suoi primi lavori, realizzati per la tesi di laurea nel villaggio minerario di Bottrop-Ebel (1976), fino alla più recente Paris Rooftops (2014), al confine tra rappresentazione ed astrazione; dalla serie forse più famosa Tokyo Compression (2010-2013), con i ritratti dei pendolari giapponesi schiacciati nei vagoni della metropolitana, fino a Informal Solution (2003-2018), che nasce come un archivio fotografico della vita di Hong Kong a livello strada dove lo spazio pubblico diventa un tutt’uno con quello privato, e fino alle serie iconiche di Architecture of Density (2003 – 2014) dedicate alle dinamiche tra densità umana e architettura urbana e Transparent City (2006), dove prosegue il suo studio della città urbana in un contesto radicalmente diverso i cui i ritratti sfuocati dei Details, rivelano la vita che si nasconde dietro le pareti di vetro dei suoi grattacieli.

Life in cities, premiata all’ultima edizione di Les Rencontres d’Arles, è la prima grande mostra in Italia dedicata a Michael Wolf (Monaco, 1954 – vive e lavora a Hong Kong dal 1994), due volte vincitore del World Press Photo e in finale nell’ultima edizione del prestigioso Prix Pictet. Il progetto espositivo, realizzato dalla Fondazione Stelline in collaborazione con Fotomuseum Den Haag, è stato ripensato e modulato per gli spazi di Milano, individuando una nuova immagine della mostra dalla sua ultima serie Paris Rooftops. Una scelta simbolica molto precisa che delinea la poetica sottesa alla ricerca artistica di Wolf, in cui la sensibilità per il sociale e la fotografia documentaria emergono anche nella raffinatezza delle sue immagini, in cui la riproduzione della realtà si trasforma in linee e immagini al limite dell’astrazione.

Michael Wolf è in grado in questa mostra, attraverso la grammatica visiva così unica di ogni megalopoli, di accompagnarci dentro l’anima delle città contemporanee, rivelando sempre l’irriducibilità della vita e la vitalità dell’umano.

 

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Festival – A Courmayeur per un nuovo appuntamento con la buona fotografia

Si chiama Pho-Bo Festival, prima edizione di una kermesse all’insegna della fotografia che si terrà ai piedi del Monte Bianco, in Val Veny (Aosta), dal 26 al 29 luglio. Noi di EyesOpen! abbiamo deciso di parteciparvi per varie ragioni. Prima fra tutte la concentrazione di bravi autori che si alterneranno fra mostre, proiezioni, workshop, talk, incontri e letture portfolio (domenica mattina) a cui siamo stati invitati. Sarà presente il direttore della nostra testata, Barbara Silbe, che insieme al fotografo Angelo Ferrillo valuterà i vostri lavori per una possibile pubblicazione. Oltre a loro, citiamo tra i nomi confermati Max&Douglas, Alessandro Belluscio, Massimiliano Sticca, Giorgio Galimberti, Davide Camisasca.  Chi si iscriverà, oltre a stare al fresco in uno scenario mozzafiato circondato dal paesaggio alpino, potrà approfondire competenze tecniche e creative, sia in fase di sviluppo che di realizzazione di un progetto, confrontandosi con varie tematiche: dal paesaggio alle riprese outdoor, dal ritratto al reportage alla fotografia naturalistica alla smartphoneography.

Questo appuntamento sarà una full-immersion di creatività all’aria aperta lontani dal caos cittadino, in un territorio ricco si spunti estetici e di riflessione, ottima opportunità per raccontare i luoghi, la gente, la natura, le storie usando la fotografia come linguaggio espressivo, o semplicemente visitando una delle mostre in giro per la città o ascoltando gli autori parlare. Previsto anche un momento “touch and try” a cura di Fowa, con ingresso libero per professionisti e amatori, venerdì e sabato presso il Foyer del Centro Congressi di Courmayeur  per vedere o testare fotocamere direttamente in loco. Iniziative in programma anche per la fotografia “social” o per i più piccoli.

L’Hobo Camping (loc. Cuignon 7, Val Veny), delizioso campeggio adagiato a 1560 metri di quota immerso nella natura selvaggia di una delle valli più belle d’italia, sarà il cuore pulsante di questo lungo evento estivo. Info: info@campinghobo.com, tel. 0165/869073.

Si comincia alle ore 18 di gioveì 26 luglio. Dopo una cerimonia d’apertura durante la quale saranno presentati i docenti, le mostre e Fowa University, ci sarà un open party al quale non potete mancare.

Questo il programma dettagliato:

Venerdì 27 c/o HOBO Camping e Comune di Courmayeur:

Dalle 09:00 alle 18:00 workshop

  • Ritratto – max&douglas (Fowa University)
  • Reportage – Angelo Ferrillo (Fowa University)
  • Action Photo – Alessandro Belluscio (Fowa University)
  • Naturalistica – Massimiliano Sticca
  • Landscape – Davide Camisasca

Dalle 09:00 alle 13:00 workshop

  • Droni: normativa e tecnica – Roberto Ferrarin (Fowa University)
  • Instagram e Fotografia – Raffaele Monaco (Igers Italia)

Dalle 14:30 alle 18:30workshop

  • Droni: normativa e tecnica – Roberto Ferrarin (Fowa University)
  • Instagram e Fotografia – Raffaele Monaco (Igers Italia)

Dalle 20:00 alle 22:00 conferenze e speech autori

  • Dalle 20:00 alle 21:00 parliamo con Mattia Vacca della sua mostra
  • Dalle 21:00 alle 22:00 parliamo con Davide Camisasca della sua mostra

 

SABATO 28 c/o HOBO Camping e Comune di Courmayeur:

Dalle 09:00 alle 18:00 workshop

  • Ritratto – max&douglas (Fowa University)
  • Reportage – Angelo Ferrillo (Fowa University)
  • Action Photo – Alessandro Belluscio (Fowa University)
  • Naturalistica – Massimiliano Sticca
  • Landscape – Davide Camisasca

Dalle 09:00 alle 13:00 workshop

  • Droni: normativa e tecnica – Roberto Ferrarin (Fowa University)
  • Instagram e Fotografia – Raffaele Monaco (Igers Italia)

Dalle 14:30 alle 18:30 workshop

  • Fotografia Aerea – Enrico Pescantini (Fowa University – 2 da 2H cad.)
  • Instagram e Fotografia – Raffaele Monaco (Igers Italia)
  • Baby Photography – Fotografia Istantanea – Giorgio Galimberti (Fowa University)

Dalle 20:00 alle 22:00 conferenze e speech autori (c/o HOBO Camping):

  • Dalle 20:00 alle 21:00 parliamo con Renzino Cosson del territorio e di fotografia
  • Dalle 21:00 alle 22:00 parliamo con Raffaele Monaco e della fotografia Social

 

Domenica 28  luglio c/o HOBO Camping e Comune di Courmayeur:

Dalle 09:00 alle 13:00 workshop

  • Droni: normativa e tecnica – Roberto Ferrarin (Fowa University)
  • Fotografia Aerea – Enrico Pescantini (Fowa University)
  • Baby Photography – Fotografia Istantanea – Giorgio Galimberti (Fowa University)

 Dalle 10:00 alle 13:00 Letture portfolio a cura di EyesOpen! Magazine

Dalle 10:00 alle 18:00 Proiezione in centro delle immagini realizzate da Igers durante il festival e in supporto agli hastag creati ad hoc.

Dalle 18:00 alle 20:00 Festa di chiusura del festival in centro.

Sia venerdì che sabato saranno aperte al pubblico le mostre legate all’evento (con accesso gratuito):

GRANDI AUTORI DI FOWA c/o Sala Congressi Comune di Courmayeur

Una collettiva dei fotografi professionisti e dei docenti di fotografia

WINTER’S TALE di Mattia Vacca c/o Foyeur del Cinema di Courmayeur

Un bellissimo viaggio fotografico nel Carnevale di Schignano

NERO SU BIANCO di Davide Camisasca c/o Museo Duca degli Abruzzi – Ufficio Guide

Un excursus nei paesaggi suggestivi ed incredibili del territorio.

(l’accesso per gli iscritti a PHO-BO è gratuito)

Altre informazioni qui: https://phobofestival.com/

 

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Workshop – Apologia del nudo con Monica Cordiviola

Il ritratto di nudo è uno dei generi più difficili da affrontare in fotografia. Si rischia il banale, il voyeurismo, il trash, con errori a volte commessi per ingenuità che compromettono la buona riuscita di ogni posa. Per educare i modi e lo sguardo di chi è interessato a percorrere questa strada complessa per passione o per lavoro, ecco un workshop degno di segnalazione. Lezioni il 23 e 24 giugno presso Bottega Immagine, Centro per la Fotografia di via Carlo Farini 60 a Milano, guidati da una delle più note fotografe italiane del genere. Lei è Monica Cordiviola, durenta la due giorni cercherà di sottolineare, attraverso il suo lavoro e facendovi affrontare alcune situazioni pratiche sia in studio che in esterno, l’importanza del rapporto che ci deve essere tra il fotografo e il soggetto vestito solo della sua pelle, componente essenziale per un efficacia progettuale!

Questo il programma dettagliato:

Sabato mattina
Ritrovo al mattino presso la sede di Bottega Immagine con breve presentazione dell’autore con proiezione slide di alcuni suoi lavori e presentazione dei partecipanti al workshop.

Inizio del workshop dove verranno trattate tutte le fasi della fotografia di ritratto e nudo di donna, partendo dall’interazione con la modella stessa e l’approccio migliore per ottenere un buon lavoro fino alla composizione stessa del ritratto con particolare cura delle pose in fotografia.

Sabato pomeriggio
Saranno stabilite alcune situazioni di scatto all’interno dello studio fotografico, lavorando sia con luci naturali e non.

Domenica
Si proseguirà il lavoro con scatti in esterno nella mattinata, lavorando con luce naturale e dopo pranzo ci sarà una breve lettura portfolio degli scatti effettuati durante queste due giornate e relativa discussione degli stessi visionati insieme sul pc con relativi brevi cenni e consigli sull’editing da adottare per ognuno di essi.

Si consiglia ai partecipanti di portare un computer portatile almeno nella seconda giornata. Fabiana Farina è la modella che vi farà da soggetto.

Altre info qui

 

 

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Mostra – Abitanti. Sette sguardi sull’Italia di oggi

Un modo nuovo e umanista di considerare il paesaggio che parte da una riflessione sull’abitare compiuta da nove giovani fotografi. I progetti esposti sono di Dario Bosio, Saverio Cantoni e Viola Castellano, Francesca Cirilli, Gloria Guglielmo e Marco Passaro, Rachele Maistrello, Tommaso Mori e Flavio Moriniello. La mostra, a cura di Matteo Balduzzi, è allestita alla Triennale di Milano fino al 9 settembre e chi la vede ha la possibilità di compiere un’indagine sociologica e antropologica nel vivere contemporaneo.

Sette storie raccontate da dentro, ciascuna con linguaggi e stili molto diversi, che mostrano uno spiccato radicamento nei luoghi ripresi. Si è fatto uno sforzo di collegamento tra lo spazio geografico e la presenza umana, fino ad abbracciare il tessuto sociale nel suo complesso. Ogni sguardo racconta una diversa sfumatura dell’abitare, da quanto di noi emerge durante coabitazione con sconosciuti con Airbnb, alla vita in una ex fabbrica di Penicillina oggi occupata da più di 600 persone, alla vita in un minuscolo paese delle Marche in cui internet diventa estensione del privato, creando una sorta di collisione tra reale e virtuale.

La mostra nasce con la volontà di promuovere lo sviluppo della cultura fotografica contemporanea attraverso campagne di committenza pubblica, valorizzare giovani fotografi italiani, incrementare il patrimonio fotografico delle collezioni pubbliche e sottolineare il ruolo chiave della fotografia per testimoniare, indagare e comprendere le trasformazioni culturali, sociali ed economiche.

I lavori vincitori sono stati selezionati tra le oltre trecento candidature arrivate da tutta Italia da un comitato scientifico composto da Fabio De Chirico, Dirigente della Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane, Giovanna Calvenzi, Presidente del Museo di Fotografia Contemporanea, Matteo Balduzzi, curatore del Museo di Fotografia Contemporanea e del progetto, Stefano Mirti, fondatore di IdLab, progettista e curatore della mostra 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo, Luigi Spedicato, sociologo all’Università del Salento e Milena Farina, ricercatrice in progettazione architettonica e urbana all’Università degli Studi Roma Tre.

La mostra è promossa dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie urbane in collaborazione con la Triennale di Milano e il Museo di Fotografia Contemporanea, e con la partecipazione di Geico.

 

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Workshop – Nuove declinazioni del ritratto

Vi segnaliamo una tre giorni fotografica di qualità che sta girando l’Italia. Dopo la tappa di Milano, è la volta di Napoli l’8, 9 e 10 giugno.  Il workshop è mirato a istruire i partecipanti all’utilizzo del ritratto come linguaggio, comunicazione, racconto, ricerca introspettiva. A guidarvi nelle giornate di laboratorio ci saranno gli Hasselblad Ambassador max&douglas e Angelo Ferrillo.

Si passeranno in esame le varie declinazioni del genere: dal ritratto posato a quello ambientato, dal reportage al ritratto di strada, quattro espressioni differenti che sono rami dello stesso approccio alla persona. A completare il percorso, la stampa delle immagini realizzate durante il lavori posati e ambientati.

Il programma sarà così sviluppato:

Venerdì (dalle 19:00 alle 22:00) si affronterà il ritratto da un punto di vista teorico, analizzando autori, linguaggio, semantica, tecnica e tipologie.

Sabato (dalle 10:00 alle 18:00) si affronteranno le tipologie di ritratto mettendo in pratica i canoni teorici studiati il giorno prima. I partecipanti saranno divisi in due gruppi e si alterneranno passando dallo studio alla strada.

Domenica (dalle 10:00 alle 18:00) si dedicherà la giornata all’editing, alla post produzione e alla composizione del portfolio di ogni partecipante, per arrivare a una selezione di immagini che verranno infine stampate per dare concretezza maggiore ai risultati ottenuti durante il laboratorio. Chiuderà la giornata un aperitivo conviviale di scambio.

I partecipanti NON realizzeranno ritratti di modelle, come nella tradizione della varietà formativa contemporanea, ma di soggetti comuni che verranno rintracciati tra la gente comune, approccio che differenzia questa experience dalle altre offerte dal mercato. I partecipanti non scatteranno tutti insieme, ma uno alla volta, seguiti passo passo dai docenti. Dalla ricerca del soggetto, all’impostazione tecnica, allo scatto, all’editing, alla postproduzione, alla composizione del portfolio, alla stampa alla messa in opera.

Il limite massimo di partecipanti è fissato per n. 20 (2 gruppi da 10 persone).

Il costo è fissato per € 249,00 IVA compresa.

Agli iscritti IgersItalia verrà praticato uno sconto, pagando solo € 199,00 IVA compresa.

I prossimi appuntamenti saranno Bologna e Roma.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni: info@angeloferrillo.com

 

max&douglas
Ambassador Hasselblad, lavorano insieme dal 1998, anno in cui terminano l’ Istituto Europeo di Design di Milano. Una delle prime “coppie creative” nel mondo della fotografia, sicuramente la prima in Italia. Iniziano a lavorare in campo pubblicitario e successivamente inizia la collaborazione con numerose ed importanti riviste italiane ed estere, delle quali realizzano innumerevoli copertine.

www.max-douglas.com

 

Angelo Ferrillo

Ambassador Hasselblad nasce a Napoli nel 1974 dove intraprende gli studi di Ingegneria e mentre lavora, si appassiona alla fotografia, formandosi da autodidatta, come è regola che sia, fino ad approdare nel mondo fotografico professionistico. Attualmente si occupa di fotogiornalismo come freelance, e di fotografia corporate, inoltre insegna fotografia e comunicazione visiva presso lo IED Milano e Officine Fotografiche Milano.

www.angeloferrillo.com

 

 

 

 

 

 

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Interview – Alys Tomlinson and her winning series “Ex Voto”

Barbara Silbe

Alys Tomlinson is an award-winning editorial and fine art photographer based in London. She was named “Photographer of the Year” at the prestigious Sony World Photography Award 2018. The World Photography Organization assigned the prize (25.000 $) to her winning series “Ex-Voto”, focused on religious devotions she found in many Christian pilgrimage sites worldwide. She often  photographed  anonymously and hidden places where pilgrims leave ex-votos as expressions of hope and gratitude, creating a tangible narrative between faith, person and the landscape. Taken at the pilgrimage sites of Lourdes (France), Ballyvourney (Ireland) and Grabarka (Poland), the project encompasses formal portraiture, large format landscape and small, detailed still-lifes of the objects and markers left behind. Shot on 5×4, large format film, the images evoke a distinct stillness and reflect the mysterious, timeless quality present at these sites of great spiritual contemplation. People and landscape merge as place, memory and history entwine. All the images are taken in 2016/2017

Hi Alys, would you define yourself a photographer or an artist? And why?

I consider myself primarily a photographer or perhaps a photographic artist. My work is often heavily research-based and my latest project ‘Ex-Voto’ drew on my Anthropological studies, so maybe I would even call myself a photographer and researcher.

What is Photography for you?

It starts as a curious impulse or fascination and is driven by the desire to find out more about a certain subject or community. Photography gives me freedom to explore ideas and allows me to tell the stories of others, to discover the unseen and document that in a very personal way.

Tell me more about the project winner of the SWPA.

I’ve been working on ‘Ex-Voto’ for around five years, exploring Christian pilgrimage sites in Ireland, France and Poland. The project is all shot on black and white, large format film and consists of three strands – portraits of the pilgrims, still life shots of the ‘Ex-Voto’ and the wider landscapes.

Tell me more about your feeling and mood when you realized you were named Photographer of the Year SWPA 2018

I was amazed and surprised, but also very happy that that the judges had seen meaning and depth in my work. To get this type of recognition for a project I have committed to for so long is hugely rewarding.

You are a great portrait maker, you put an extraordinary formalism in your landscape and you demonstrate an out of order capability to tell stories. What you like the most, and why, if you can choose?

I am always drawn to making portraits and find the connection you have with that person very interesting, as I am fascinated by people and how we relate to each other and our environment. However, I also love the stillness of photographing landscapes. With landscapes, it is often just me and the camera and I enjoy that solitude. I’m not sure that I can pick a favorite!

What surprised you most in this work on spirituality?

How open people were about their faith and how complex their beliefs were. I was also surprisingly moved at these pilgrimage sites, even as a non-believer there is a very special aura and unique feel when you are there.

You studied English literature before studying photography, do you think this first part of your schooling shaped your vision in art?

Photography is all about storytelling and I think my interest in literature and reading has shaped my work. The structure of good writing can be transferred to photographic storytelling. I am also very influenced by cinematography and film, particularly the work of directors such as Haneke, Tarkovsky and Pawlikowski.

Tell me something about your equipment, why do you use a huge Victorian-style single frame camera for this project?

It’s a very slow and considered approach, which means I have to think carefully about each shot. As the negatives are 5×4 inches, it allows for great detail. Also, the method of using large format is almost ritualistic, reflecting the religious subject matter.

How did you start your career and when?

After graduating from my BA degree, my first job was taking photographs around New York for the Time Out Guide, which taught me to be organized, creative and independent. I’ve been working as a professional photographer for around 10 years, combining commissioned work with my personal projects.

What’s the fun part of your job? and which one is the most demanding?

The most demanding is the dedication required and the need to hold on to the conviction that the work you’re making is of value. The most fun is meeting people I would never normally meet in my everyday life and taking off on photographic adventures, never knowing where it’s going to lead…

Which are your main future project after this important victory?

Winning the SWPA has instilled in me a need to prioritize my personal projects and not lose sight of that. I am hoping for a solo exhibition of the work and I’m also planning on making the ‘Ex-Voto’ project into a book which I’m very excited about, so I am currently looking at design options for publication.

 

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Paesaggio – Imperdibile corso con il nostro Erminio Annunzi

“Il numero minimo di partecipanti a questo corso è di cinque fotografi, fino ad un massimo di dieci. A rischio di apparire arrogante, direi che è un corso da non perdere assolutamente”. Esordisce così Erminio Annunzi sul suo profilo Facebook per introdurre la notizia del prossimo workshop che terrà. Come sanno i nostri lettori, Erminio collabora con noi tenendo una mirabile rubrica sull’edizione cartacea del magazine ed è, inoltre, un  ottimo fotografo e insegnante da trent’anni impegnato nella ricerca sul paesaggio. Egli è quanto di meno arrogante ed egocentrico si possa immaginare scandagliando l’intero genere umano. E’ più un filosofo dai modi gentili come quelli di un filo d’erba.

Il 23 e 24 giugno prossimi terrà un seminario proprio dedicato al paesaggio in bianco e nero su pellicola. E’ dedicato a chi ama  fotografare a pellicola ed è sensibile al fascino dell’immagine in bianco e nero, ma potrebbe interessare anche chi è curioso di sperimentare nuove (antiche) strade della fotografia affidando la sua formazione a chi possa infondere in lui la visione e la progettualità dell’immagine. Nei due giorni, il tempo degli iscritti sarà dedicato alla ripresa e allo sviluppo dei rulli realizzati durantela giornata di uscita fotografica e verranno affrontate le problematiche della ripresa, l’uso dei filtri, l’uso creativo delle pellicole e, infine, verrete consigliati su quale rivelatore è più adatto per il risultato desiderato. Per informazioni più precise, erminioannunzi@virgilio.it

A proposito, seguitelo anche qui