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Mostre – Stefano Torrione, “INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini”

Il fotografo valdostano Stefano Torrione dedica un’indagine alla sua regione e ai grandi tesori che racchiude per portarli in mostra nel cuore di una città. Dal 25 settembre al 25 ottobre 2020 infatti, la milanese via Dante si trasformerà in una galleria d’arte open-air attraverso l’esposizione di 30 immagini fotografiche scattate dall’autore come omaggio alle bellezze monumentali di cui la Regione Valle d’Aosta è ricca.

Il progetto espositivo – promosso dalla Regione autonoma Valle d’Aosta e inserito nel programma espositivo annuale della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, nonché patrocinato dal Comune di Milano – si propone di far conoscere a un ampio pubblico, valorizzandoli, i siti più importanti dal punto di vista storico, culturale e architettonico presenti in questa regione incastonata nel cuore delle Alpi, “Intra Montes” appunto, dal latino “dentro le montagne”. 

Nel 2018 Torrione firma un servizio per la prestigiosa rivista National Geographic Italia dedicato alla Valle d’Aosta romana e INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini rappresenta l’ideale continuazione di quel reportage. L’obiettivo della mostra infatti è quello di approfondire e dare spazio, attraverso un lavoro di ricerca per immagini, all’immenso valore e all’infinita bellezza delle tante opere monumentali perfettamente conservate nella Regione, vere meraviglie dell’arte romana custodite in un ambiente duro e difficile come quello di una regione alpina di alta quota qual è la Valle d’Aosta: “Ho redatto una lista di 30 “capolavori” dell’Umanità senza che questi siano iscritti in alcuna lista dell’Unesco – dice il fotografo – 30 siti archeologici per rappresentare una regione nella sua completezza”. 

Per immortalare i grandi tesori della Regione – da quelli più conosciuti a quelli nascosti – Torrione ha scelto di utilizzare il linguaggio del reportage e le sue fotografie non sono mai statiche “cartoline” dei monumenti, ma immagini che fanno vivere i luoghi scelti, catturati in speciali momenti dell’anno e attraversati dall’umanità di chi li frequenta, calcando le “antiche pietre” sia nel proprio quotidiano che durante momenti di festa. Ecco allora apparire la ritualità, la tradizione popolare di una regione ricca non solo di monumenti, ma anche di cultura e di vita, secondo un approccio che è già stato il fil rouge dell’esposizione ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini, curata dallo stesso Stefano Torrione con Daria Jorioz e realizzata al Museo Archeologico Regionale di Aosta nell’inverno 2016-2017, che attualmente è allestita a Bolzano. 

È attraverso questa chiave di lettura che Torrione in INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini ritrae un’attrice mentre legge la Medea nel grandioso Teatro Romano di Aosta costruito alla fine del I° secolo d.C.; o un gruppo folk mentre sosta sul ponte che conduce al Forte di Bard, il complesso monumentale sede del Museo delle Alpi; o ancora, un anziano viticoltore mentre rientra camminando sull’antica Strada Romana delle Gallie, dove nel selciato sono ancora evidenti i segni del passaggio dei carri. 

La parola chiave della mostra è unicità, rappresentata da immagini dal forte impatto visivo, originali e in grado di colpire e incuriosire chiunque le guardi. Questo patrimonio iconografico sarà esposto nel centro di Milano, in quella Via Dante che collega il Duomo con il Castello Sforzesco e che ogni giorno viene percorsa da turisti, cittadini e pendolari e che per un mese, anche di notte – grazie a un impianto di illuminazione hi-tech alimentato da pannelli fotovoltaici – sarà visibile 7 giorni su 7 e h 24, raccontando le meraviglie più nascoste e più preziose della Regione Valle d’Aosta. 

Stefano Torrione valdostano di nascita e milanese di adozione, dopo la laurea in Scienze Politiche si dedica alla fotografia. Professionista dal 1992, inizia la carriera a Epoca e vince nel 1994 ad Arles (Francia) il Premio Kodak Europeo Panorama. Si dedica poi al reportage geografico ed etnografico viaggiando negli anni in molti paesi del mondo e pubblicando servizi su numerose riviste italiane e straniere tra cui Geo, Bell’Italia, Meridiani Montagne e National Geographic Italia. Negli ultimi anni ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine realizzando un altro grande progetto sulle Alpi esposto nella mostra del National Geographic La Guerra Bianca allestita al Forte di Bard nel 2018, a Milano nel 2017 e a Trento nel 2016. Ha recentemente fondato una propria casa editrice. www.stefanotorrione.com 

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Mostre – Enrica Gjuzi, Svestirsi

Riprendono a Istituto Italiano di Fotografia, via Enrico Caviglia 3 a Milano, le mostre appartenenti alla rassegna fotografica “Venti Rosa. Nuovi sguardi femminili sul contemporaneo”, ciclo di esposizioni inserite nel palinsesto “I Talenti delle donne” promosso dal Comune di Milano per l’anno 2020.  che sono l’occasione per dare visibilità a nuovi punti di vista originali e alle sensibilità proprie dell’universo femminile. Sono dedicate ai progetti inediti di talentuose autrici neo diplomate all’Istituto e raccontano condizioni, percorsi e aspettative dell’esistenza umana.

Dopo lo stop obbligato dettato dall’emergenza sanitaria che ha interrotto la rassegna al primo appuntamento, Istituto Italiano di Fotografia ha calendarizzato nuovamente gli appuntamenti a partire da settembre 2020, prevedendo la partecipazione delle mostre al palinsesto del Milano Photofestival 2020.

La rassegna riprende giovedì 17 settembre 2020 alle ore 18:30 con l’inaugurazione della mostra Svestirsi di Enrica Gjuzi, che resterà visitabile fino al 28 settembre.

“Un racconto intorno all’identità sessuale, tematica data per scontata ma che ancora oggi crea incomprensioni e pregiudizi”.

 

Biografia

Enrica Gjuzi nasce a Sant’Elpidio a Mare nel 1997, dove frequenta il Liceo Artistico.

Dopo l’arte comincia ad appassionarsi alla fotografia, diplomata arriva a Milano dove frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia, come studentessa e assistente.

Terminato il percorso di studi, lavora e manda avanti alcuni dei suoi progetti personali, alcuni intimi concentrati sul rapporto umano, altri sul rapporto uomo natura.

Enrica ci presenta il suo progetto “Svestirsi” dove affronta l’argomento dell’identità sessuale, intesa come infinita e mutabile, formata da strati differenti di verità e lati nascosti dove cerca di mettere a nudo il lato emotivo e non solo fisico.

 

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Lisa Borgiani – What is Europe to you?

What is Europe to you? è un progetto artistico che intende rappresentare il sentimento europeo attraverso immagini e parole espresse dalle storie e dalle idee delle singole persone che compongono la grande comunità dell’Europa.

In mostra dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 a Villa Vigoni, Menaggio, Como

What is Europe to you?
Questo è il titolo del viaggio fotografico nelle principali città e capitali europee ideato dalla fotografa Lisa Borgiani. Attraverso una mappatura delle città scelte l’autrice identifica i quartieri dove incontra le persone che ritrae in modo spontaneo e inaspettato mentre rispondono alla stessadomanda: What is Europe to you?, che cosa significa per te l’Europa? Ogni persona è ritratta mettendo in risalto la parola chiave che riassume la sua idea di Europa, riportata in una breve intervista. Immagine e parola entrano così in stretto dialogo.

Lo scopo è quello di cogliere e rappresentare ritratti e sentimenti che provengono da diverse culture ed espressi in varie lingue per rafforzare l’idea di una identità comune europea. Il progetto è iniziato nel 2019 ad Atene e a Berlino -interviste e testi a cura della giornalista Marta Ottaviani- per poi proseguire a febbraio 2020 a Milano e a Roma a luglio 2020. Il viaggio proseguirà nelle altre città europee: Parigi, Bruxelles, Madrid, Vienna etc…

Dal 1 settembre al 15 dicembre 2020 Villa Vigoni, centro italo-tedesco per il dialogo europeo, ospiterà la mostra fotografica “What is Europe to you?” con una scelta di ritratti e interviste realizzati nelle città di Milano e Berlino. La mostra si inserisce in un anno speciale: il trentesimo anniversario della riunificazione
tedesca e verrà inaugurata nell’ambito del Vigoni Forum per studenti, martedì 8 settembre 2020 alle ore 18:00.

Nel rispetto delle normative previste per l’emergenza Covid-19, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra ogni giovedì dalle ore 15:30 alle ore 16:30. I posti sono limitati, per la prenotazione vi preghiamo di scrivere a reception@villavigoni.eu  entro il lunedì antecedente la data in cui si desidera visitare la mostra.

Villa Vigoni si impegna nel rafforzamento delle relazioni italo-tedesche in un contesto europeo. Sostiene lo scambio bilaterale nei campi della politica, dell’economia, della scienza, della formazione e della cultura. La mostra è realizzata in collaborazione con POLI.DESIGN | Master in Digital Strategy
(Politecnico di Milano) e Galleria Podbielski Contemporary (Milano). Progetto grafico e dell’allestimento: Alessandro Colombo

Per ulteriori informazioni: www.villavigoni.eu e www.whatseurope.eu

What is Europe to you?- Official Video
ITALIANO: https://youtu.be/rhRkn9Ct9r0
ENGLISH: https://youtu.be/Kze9BR69Ubc
Per partecipare al progetto e sostenere la campagna di crowfunding “The European Project” clicca qui: https://www.gofundme.com/f/what-is-europe-to-you

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Portfolio – Marco Merati, “1000 metri da casa”

1000 METRI DA CASA
Questo progetto fotografico nasce dal tempo, dalla sorpresa di camminare lentamente per le vie di un quartiere che dovrei conoscere bene, considerato che ci abito da sette anni. E che invece, ho sempre vissuto di fretta. Viviamo veloci e non abbiamo tempo di fermarci a guardare quello che abbiamo intorno. Quando lo facciamo, ci stupiamo delle molte cose che ci passano davanti e che neppure vediamo. Succede con le strade, ma immagino che sia così anche con le persone che incontriamo sul nostro cammino. Ho imparato ad osservare lentamente, ad avere tempo, a ritornare più volte negli stessi luoghi e nelle stesse strade, sullo stesso angolo di strada, scoprendo sempre punti di vista differenti e angolazioni nuove. Ho cominciato a portarmi la macchina fotografica, in una tracolla, come se non ci fosse e, camminando e osservando lentamente, ho iniziato a fotografare. Le strade che avevo percorso mille volte acquistavano un aspetto nuovo. Un muro di mattoni, un giardino, una vecchia fabbrica, un grande viale, un cancello chiuso, uno spazio abbandonato, un’architettura moderna. Ho passato un mese così, poi è cresciuta la curiosità di scoprire di più. Allora sono entrato all’interno di vecchie fabbriche, di capannoni in disuso, in aree chiuse e abbandonate, nel grande bosco della Goccia, sono salito sui gasometri per ammirare il paesaggio e sono entrato in decadenti palazzotti di inizio ‘900, con enormi turbine, dove gli zingari avevano lasciato un segno del loro passaggio, negli spazi del Politecnico, in uffici di spedizionieri. Ho conosciuto tanta gente che mi ha arricchito. Vagabondi, ex operai della Montedison, proprietari di antiche fabbriche che hanno resistito al tempo, ingegneri nostalgici, rom, studenti fuori sede del Politecnico, immigrati, comitati di lotta, genuine signore milanesi dai ricordi ancora vividi, scultori ed artisti che hanno arricchito di opere d’arte un luogo sconosciuto. Mi sono spostato di solo un chilometro da casa mia ed ho scoperto il mondo. Forse è un mondo un po’ decadente per alcuni, troppo cittadino o metropolitano. Ma la poesia è ovunque. Se solo camminassimo sempre un po’ più lentamente…

BOVISA o del nessun luogo
Il progetto fotografico nasce con l’dea di cristallizzare il paesaggio e le trasformazioni urbane di un quartiere, attraverso una ricerca fotografica di luoghi e di simboli che consumiamo quotidianamente, senza però coglierne l’essenza sociale e il valore storico. Le grandi fabbriche di un tempo, amate da Testori, da Luchino Visconti e Le Corbusier, ritratte da Sironi, sede di cultura del lavoro e lotte operaie, hanno lasciato profonde cicatrici nel territorio: luoghi senza nome, capannoni silenziosi, cancelli chiusi sul vuoto e muri di cinta innalzati sul nulla. Le architetture industriali sono a ricordarci il tempo passato, come le vecchie
cascine, che a dispetto di ingombranti e colorati palazzi, sembrano quasi indifferenti al passare del tempo. Nella chiesa della Bovisa, a lato dell’altare maggiore, è quasi nascosto un affresco sacro, dove alle spalle di una Madonna in preghiera si riconoscono le ciminiere delle vecchie fabbriche della zona. Simbolo di un legame inscindibile tra la sacralità e la cultura del lavoro, che qui è sempre stato presente.
Un angolo di Milano che offre sorprendenti contrasti urbanistici, un paesaggio urbano unico in continua trasformazione, eppure immobile nelle sue contraddizioni e nelle sue dissonanze. Un luogo sospeso tra memoria e riscatto, in bilico tra passato e futuro dove il tempo sembra scorrere in modo circolare. Un luogo costellato di non luoghi. Il profondo processo di recupero edilizio di ampi insediamenti produttivi si mescola ancora con le poche architetture di un’archeologia industriale che, con le ciminiere delle vecchie fabbriche abbandonate, gli scheletri delle officine e dei gasometri dismessi, resistono schiacciati tra la ferrovia e la circonvallazione. Le scellerate decisioni di varie giunte comunali che si sono susseguite negli ultimi trent’anni hanno cancellato un patrimonio culturale, sociale e architettonico unico.
Nei luoghi dove si ergevano grandi fabbriche ora resta il vuoto. E con il vuoto si cancella la memoria. Intanto, la riqualificazione urbana avanza colorata e prepotente, come a scrollarsi di dosso la polvere dell’indifferenza, del declino. E da qui riparte la mia ricerca fotografica: una narrazione visuale per riscoprire il passato e fissare su una stampa il presente, in un dialogo onirico con il futuro.

Biografia

Marco Merati è nato a Milano. Terminati gli studi di fotografia, inizia a lavorare come assistente in diversi studi fotografici che si occupano di fotografia industriale e pubblicitaria. Contemporaneamente inizia a collaborare con studi di architettura e imprese di costruzioni. Pubblica su riviste del settore ( Costruire, VetroSpazio, Abacus) e realizza diverse brochure di presentazione per imprese ed architetti. Pubblica anche su” l’Arca” e “Ville e Giardini” La passione per l’architettura lo spinge a ritrarre vari luoghi di Milano realizzatI in grande formato, e una serie di fotografie  vengono esposte nel 1995 alla galleria “Il Diaframma” di Lanfranco Colombo nell’ambito di un concorso per giovani fotografi. Da oltre vent’anni lavora nel turismo.

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Mostra – Gianmarco Maraviglia, “Under Covid”

Apre il 15 settembre, presso l’associazione culturale Zona K via Spalato 11, a Milano, la personale di Gianmarco Maraviglia a cura di Chiara Oggioni Tiepolo. La serie di fotografie esposte racconta il tempo sospeso del lockdown e la conseguente riapertura, in una narrazione a metà fra il racconto intimo e l’indagine fotogiornalistica, pur evitando la dimensione più dettagliata della malattia. Ma anche lui si è ritrovato di fronte al dilemma del “disallineamento”. Come rappresentare e sintetizzare dunque visivamente il cambio di piano sequenza del reale che le nostre esistenze hanno subito? Nasce così il glitch, l’errore di sistema. Immagini di “matrixiana” suggestione che lasciano aperto un interrogativo sul nostro futuro prossimo.

E’ come se qualcosa si fosse inceppato e poi rotto. Rotto il tempo, la realtà, le abitudini. Il senso di libertà, la leggerezza, una certa arroganza nel dare per scontata la vita, perfino. Quella vita. Poi è arrivato il giorno in cui è cambiato tutto. Stroncata la spensieratezza, annullata una gestualità tipicamente italica, spazzato via lo scorrere “normale” delle consuetudini e delle giornate. Ci si è scoperti vulnerabili, l’universo tutto da conquistare si è rimpicciolito fino a entrare
all’interno delle pareti domestiche. Polverizzate le certezze, spogliate le impalcature, ci si è stretti alle uniche sicurezze ancora solide.
Si è aspettato, come se fossimo rinchiusi in un bunker, che un’entità altra ci desse nuovamente il via libera. Si è affidata la nostra esistenza prima a un bollettino, poi alle tecnologie. La parola “controllo” ha assunto le tinte rassicuranti di un mantello di protezione. E infine la riapertura. Evviva. Ecco dunque tutti riversarsi in strada, con la fretta e l’urgenza di riappropriarsi del tempo che fu, la necessità quasi fisica di convincersi che fosse tutto finito, passato, pronto a essere dimenticato. Eppure. Abbiamo fatto finta che non fosse successo niente, volevamo che non fosse successo niente. Ma qualcosa continua a non funzionare. Ed è solo adesso, probabilmente, ora che le emozioni si depositano e sedimentano, che abbiamo il coraggio e la lucidità di comprendere quanto davvero quella frattura del normale si sia fissata dentro di noi in maniera irreversibile.

Inaugurazione – 15 settembre 2020, ore 19. Aperta fino al 24 settembre

Orari: da martedì a domenica 17.00 – 21.00, lunedì 17.00 – 19.00. Ingresso gratuito contingentato a max 20 persone contemporaneamente
ZONA K è un’associazione culturale con attività riservate ai soci. Per accedere alla mostra
occorre inviare la richiesta tesseramento almeno 24 ore prima sul sito www.zonak.it, costo tessera € 2,00.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
ZONA K – Via Spalato 11 – 20124 Milano
biglietti@zonak.it |T. 02.97378443 – CELL: 393.8767162 (da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle
19.00)
www.zonak.it

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Portfolio – Monia Marchionni, “I Giorni Necessari”

Ecco un altro sguardo diverso sui mesi del lockdown, progetto di un’autrice marchigiana che pare tenuto insieme da quei fili invisibili che sono i rapporti tra le persone. Quasi a voler sottolineare l’importanza dei valori autentici, dei sentimenti, che fanno da appiglio nei momenti più complessi da attraversare, Monia Marchionni si muove in un universo molto intimo, ma con il cuore aperto ad accogliere e l’obiettivo puntato verso un racconto praticamente perfetto. Così lei stessa presenta i suo portfolio:

“Quanti giorni dobbiamo restare chiusi in casa mamma?” E’ stata la domanda più frequente posta da mia figlia di cinque anni. E ogni volta le rispondevo: “I giorni necessari”. Ce ne sono voluti 56 per arginare la pandemia da Covid_19 in Italia, sono morte più di 33.000 persone durante il lockdown e altre continuano a morire tutt’ora.

Dal 10 marzo al 4 maggio ho documentato con immagini e parole quello che succedeva in Italia e nell’intimità della mia casa.

Lo sguardo è privato, domestico, da una finestra, dal mio cortile. E’ un progetto che guarda alle emozioni, ai racconti di ogni giorno, alle relazioni umane, perchè quando non si può osservare fuori, allora si va alla ricerca di quello che accade dentro di noi. E’ un progetto che interpreta la nostalgia, le attese, la paura, la noia, la mancanza, la solitudine, l’evasione, il sacrificio, la morte, la stasi, l’amore verso l’altro. 

I Giorni Necessari ha anche un riscontro positivo, l’amore verso l’altro: il tempo dedicato a mia figlia, gli abbracci a mio padre, l’amore di mio marito sono essi stessi delle isole che ho avuto modo di indagare letteralmente sotto un’altra luce. Le fotografie sono presentate come dittici e raccontano alcuni giorni dei 56 vissuti in isolamento, necessari per la sopravvivenza.

Biografia

Nasco a Fermo nel 1981, vivo a Porto San Giorgio. Nel 2005 mi laureo all’Accademia di Belle Arti di Bologna; nel 2008 conseguo una seconda laurea in Lettere e filosofia con specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea, ho sempre lavorato per avere l’indipendenza necessaria per realizzare progetti artistici.

Gi anni accademici sono stati importanti per sperimentare diverse tecniche e linguaggi; gli studi della seconda laurea mi hanno permesso di approfondire temi legati alla letteratura, all’antropologia, alla filosofia e di specializzarmi nella critica d’arte. Di conseguenza ho messo in discussione tutto quello realizzato fin lì, il mio sguardo s’è fatto più profondo, ho maturato un linguaggio personale, sono diventata più riflessiva e autocritica. Nel 2008 mi avvicino da autodidatta alla fotografia sentendo il bisogno di una forma d’arte che mi aiutasse a guardarmi dentro, a mostrare la realtà per come la percepisco e non per quello che è, con la fotografia posso creare mondi veritieri, ma non reali, posso inscenare le mie visioni.

Nel 2014 durante un viaggio in Cile nasce la serie ”Never Again the fog in the desert”, premiata con le ”Nominee” ai FAPA Awards di Londra nel 2017 e con le ”Honourable Mantions” agli IPA-Lucie Awards del 2018. Dal 2016 al 2019 ho lavorato al progetto ”Fermo visioni Extra Ordinarie”, diversi scatti del progetto hanno ottenuto premi e segnalazioni internazionali, tra questi: IPA-Lucie Awards, Artrooms Fair di Londra, Premio Laguna, Malamegi Prize. Dal 2018 ad oggi sto lavorando a diversi progetti fotografici a medio termine, “Primo amore” ancora in corso e già vincitore del Premio Ghergo 2020, dei FAPA Awards 2020. un altra mini serie ”The Gardens from the sky” che ha vinto il secondo premio al Life Framer International Award e premiato con Honorable Mantion al SIPA Awards di Siena 2020 e Honorable Mantion agli IPA Lucie Award 2019. Diverse riviste del settore hanno pubblicato le mie foto: Vogue, Il Fotografo Magazine, Musee Magazine, FotoIT, Inside Art, Kult Magazine, etc…

Durante il periodo di isolamento forzato dovuto alla pandemia da Covid_19, ho realizzato il progetto “I Giorni Necessari”. Il mio sguardo è privato, domestico, da una finestra, dal giardino di casa. Come un rituale, ho scritto pagine del diario e scattato foto fino all’ultimo giorno dell’isolamento, fino al 4 maggio quando è stato possibile far visita ai congiunti, sono corsa al camposanto da mia madre.

Per 56 giorni ho raccontato il mio mondo, familiare ed emotivo; quando lo sguardo fuori è limitato non si può far altro che guardarsi dentro.

 

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“7 SECONDS” – Foto distrutte per conservarne la memoria

La performance di un fotografo ritrattista pone l’accento sull’importanza di assaporare la bellezza prendendosi il giusto tempo per osservarla. L’era digitale, quella degli smartphone sempre connessi e dei social network, quella dove le informazioni sono accessibili h24, ci ha fatto fare indigestione di immagini che scorrono a ciclo continuo sulle nostre home page, un clic dopo l’altro, e la successiva ci fa dimenticare quella appena vista. Gattini, tramonti, selfie, fatti di cronaca e attualità, una bulimia fotografica che non ci lascia più il tempo per distinguere il bello dal brutto, l’arte dalla spazzatura.

Il fotografo napoletano Riccardo Piccirillo, RicPic il suo nome artistico, dieci anni di attività e tanti musicisti e attori che hanno scelto i suoi ritratti a rappresentarli, lancia www.7seconds.it, installazione artistica che segue le regole di questo mondo digitalizzato e poi le stravolge, per farci pensare, dopo soltanto sette secondi.  Tramite un semplice processo di selezione e distruzione, l’autore intende difendere apertamente l’importanza della memoria che, con l’aumentare del numero di fotografie scattate con gli smartphone, rischia di perdersi per sempre. Così, in www.7seconds.it, invita i visitatori di quello spazio a selezionare, da una griglia di foto da lui realizzate nel corso dei suoi dieci anni di attività, una o più di queste, che verranno visualizzate a schermo pieno solo per 7 secondi e poi si distruggeranno per sempre. Scomparire per trasformarsi in eternità, un po’ come per il ciclo vitale di ogni essere vivente, la cui esistenza acquista più valore proprio per la sua caducità

“La mia convinzione – afferma Piccirillo – è che se sapessimo di non poter mai più vedere una foto, ci verrebbe voglia di godercela e di conservarla. La bellezza va vissuta e 7 secondi sono una mia personale scommessa: puoi guardare un’immagine per quel tempo limitato, assaporandola, imprimendola nella tua mente, e ne conserverai per sempre il ricordo senza bisogno di possedere una stampa della stessa. Così, con l’attenzione, manterrai viva la memoria e l’emozione del momento. Preferisco che le mie fotografie vengano distrutte, piuttosto che restino inosservate in mezzo a miliardi di altre. Noi siamo fatti di ricordi, dobbiamo averne cura”.

7 seconds è il primo sito dove l’utente distrugge ciò che vede. Tecnicamente è basato sugli indirizzi IP, perciò le distruzioni rimarranno attive per sempre solo per il singolo visitatore. Il motore del sito, studiato “ad hoc”, prevede statistiche sulle foto più distrutte. RicPic pubblicherà in seguito le classifiche date dalle scelte dei visitatori.

Per il lancio di 7 Seconds, visibile dallo scorso 7 maggio, alcuni artisti fotografati da RicPic hanno lasciato un videomessaggio che ne ha accompagnato la nascita: https://youtu.be/he2usvUVvNg. Tra loro, Saturnino Celani, Cristina Donadio, Giovanni Block, Raiz, Sergio Maglietta dei Bisca, Dario Sansone dei Foja, Lorenzo Marone, Lino Vairetti, Fabrizio Poggi, Maldestro, Simona Boo, Emilia Zamuner, Greta Zuccoli, Annalisa Vandelli, Speaker Cenzou, Roberto Colella de La Maschera, Andrea Melis e Flo.   

“Ogni anno vengono scattate migliaia di miliardi di fotografie – afferma l’autore sul suo sito – la stragrande maggioranza con lo smartphone. Di queste, ne vengono stampate e conservate pochissime. Ho 12 album di famiglia di mio nonno che raccolgono i momenti più significativi della mia famiglia e della mia vita. Queste foto rappresentano la mia memoria, suscitano le mie emozioni e sono frutto di una selezione severa anche se naturale: “Questo era mio zio” dico a mio figlio sfogliando l’album, “questa la tua bisnonna e questo papà da piccolo”. Mio figlio invece avrà uno smartphone per fermare i suoi momenti e dopo avere fatto migliaia di foto difficilmente ne selezionerà qualcuna. Sarà Google piuttosto, a riproporgli le foto casualmente e senza criteri decisi da lui. Questa cosa mi lascia pensare: l’essenza della fotografia è la memoria e senza selezione rischiamo di perderla finendo per subire le immagini distrattamente invece di osservarle e conservarle. Perciò seleziona una mia foto. Con un clic avvii un processo di distruzione: sappi che la foto scelta vivrà solo per 7 secondi, il tempo massimo per imprimerla nella memoria. Voglio che sia tu a fare scomparire le mie foto. Voglio che sia tu a selezionarle per farne memoria”

Per altre informazioni: www.riccardopiccirillo.com

 

 

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Musei – La fotografia sale in quota

Esiste un luogo per le immagini situato a 2275 metri di altitudine, affacciato sulla val Pusteria dalla cima piatta di Plan de Corones come un balcone sulla bellezza. Si tratta del Lumen Museum, edificio dall’architettura moderna, ben armonizzata con il paesaggio aperto a 360 gradi verso piste e altre cime, che occupa 1800 mq di superficie espositiva suddivisa per quattro piani. E’ una bella casa per mostre permanenti e temporanee, proiezioni, incontri, eventi culturali e momenti gourmet di indimenticabile cucina del territorio, per un’esperienza unica e coinvolgente nel cuore delle Dolomiti che speriamo di poter presto visitare al termine della lunga quarantena che ci vede tutti isolati da tanto tempo. Plan de Corones, o Kronplatz, è meta molto apprezzata dagli amanti dello sci e degli sporti invernali, o da chi ama dedicarsi al trekking e alla fotografia naturalistica durante la bella stagione, ma per approfondire la conoscenza delle Alpi, imparando a guardarne tutte le diversità, non c’è nulla di meglio che osservarle con altri sguardi e altre prospettive, quelle dei grandi maestri delle ascensioni e dell’obiettivo che nel corso dei decenni hanno lasciato segni indelebili tra queste valli.

La storia della fotografia, dalle origini al contemporaneo, è passata da Lumen e questo centro è anche un vero omaggio alla montagna in tutte le sue sfaccettature che, nella sua ideazione, ha coinvolto grandi nomi come l’alpinista Reinhold Messner, o lo chef stellato Norbert Niederkofler. E’ nato in collaborazione con TAP (l’archivio tirolese per la documentazione fotografica) Durst, National Geographic, Red Bull Illume, Alinari, AlpiNN e la Provincia Autonoma di Bolzano, ed è stato ricavato recuperando una ex stazione a monte della funivia grazie a un progetto dell’architetto Gerhard Mahlknecht. Il percorso espositivo si sviluppa dall’alto verso il basso, secondo un approccio multiprospettico e multidisciplinare. Si parte da un focus storico e tecnico sull’esordio della fotografia di montagna, concepita in primis quale strumento di documentazione scientifica e, solo con il tempo, diventata testimone di imprese estreme che hanno trasformato le vette in un attraente scenario d’avventura ed emozioni. Dalla Wunderkammer, tra veri e propri cimeli del 1800, si passa al Wall of Fame, dedicato ai pionieri della fotografia del genere e al Dia Horama, l’area che presenta sequenze fotografiche dei più importanti autori del museo. Un’area importante è dedicata alle mostre temporanee che variano annualmente e stagionalmente, oltre alle esposizioni permanenti come Messner meets Messner by Dust, che propone installazioni multimediali e realtà virtuali tra scatti, citazioni, audio del pioniere alpino Reinhold Messner. Oppure ancora la sala Adrenalina, dove l’innovazione digitale svela le foto sportive più straordinarie del celebre contest internazionale Red Bull Illume. Imperdibili sono anche la Sala degli Specchi che, combinando arte e montagna, mostra l’eterna interazione della forza della natura attraverso l’illusione dei riflessi, o la Stanza dell’Otturatore, nella quale un’enorme, suggestiva apertura tonda sulla parete, incornicia il panorama visibile come se si guardasse da una fotocamera e, una volta chiusa, diventa schermo di proiezione video.

Per maggiori informazioni sulla programmazione e sulle visite: https://lumenmuseum.it

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Una mostra e un workshop dedicati a Milano

Nell’ambito di “Photo Week”, grande evento diffuso che chiude il 17 giugno, promosso da AIF, Associazione Italiana Foto & Digital Imagin e tutto dedicato alla fotografia ospitata in diversi spazi milanesi, Panasonic sponsorizza una mostre e un workshop in collaborazione con due bravi autori.
A Palazzo Castiglioni, corso Venezia 47, è allestita l’esposizione “Milano, città che sale”, in collaborazione con i fotografi Giorgio Galimberti e Daniele Barraco, che raccogli venti scatti di paesaggio urbano e otto ritratt. Rimarrà aperta fino al 17 giugno, da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 18.00.

Sempre nella stessa location, il 14 giugno, dalle 14 alle 18 si svolgerà il workshop “Visite urbane” con Giorgio Galimberti, fotografo professionista e Lumix Ambassador Europeo, sul tema della street photography: “Visioni urbane”. Sarà composto da uno spazio di approfondimento culturale sulla semantica fotografica, seguito da una sessione di pratica per le vie del centro di Milano.
Per iscriversi al workshop sarà sufficiente visitare la sezione dedicata sul sito www.panasonic.it sul quale sarà creata una landing page dedicata tra il 20 ed il 25 maggio: le iscrizioni sono aperte per un massimo di 20 partecipanti.

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Milano Photo Week, bella rassegna sulla fotografia d’autore

Apre lunedì, per proseguire fino al 9 giugno, la Milano PhotoWeek, un palinsesto diffuso che coinvolge ogni quartiere del capoluogo lombardo per tutta la settimana, promosso e coordinato da Comune di Milano – Assessorato alla Cultura in collaborazione con ArtsFor_ su una delle passioni più coinvolgenti di questo tempo: la fotografia, appunto.

Ogni giorno sarà disponibile un calendario di appuntamenti speciali che suscitano ormai grande interesse, appositamente ideati per MPW, a cui si aggiunge un’intensa programmazione di iniziative raccolte tramite open call, per un reale coinvolgimento di cittadini e visitatori.

Tra gli altri: un progetto speciale del maestro Gianni Berengo Gardin, che, per la pagina instagram @milanophotoweek, ha messo a disposizione una selezione di suoi scatti dedicati alla città di Milano degli anni Sessanta e Settanta. Le immagini vengono pubblicate alternandole a una serie dedicata allo stesso tema e realizzate da giovani fotografi selezionati da “Perimetro”. Milano A/R è un confronto tra un grande maestro e una nuova generazione che permette di raccontare il cambiamento di una città, della società, delle abitudini.

Tra i tanti appuntamenti:

martedì 4 giugno, ore 21.15, proiezione e introduzione di Luca Bigazzi
BLOW UP – EDIZIONE RESTAURATA
Il Cinemino, via Seneca 6
Il film è preceduto da un’introduzione del direttore della fotografia Luca Bigazzi che ne ha supervisionato il restauro. Proiezione in lingua originale sottotitolata in italiano. Ingresso a pagamento con tessera, info: www.ilcinemino.it

mercoledì 5 giugno, ore 7.00 – 22.00 (aperta fino al 9 giugno), mostra
IL MARE CHE VORREI
Rotonda della Besana, via Besana 12
Un percorso fotografico ambientato nelle profondità degli oceani, con il supporto di La Mer, in collaborazione con MUBA – Museo dei Bambini Milano e Underwater Photographer of the Year 2019. Nato nel 1965, UPY è il più prestigioso concorso fotografico con l’obiettivo di celebrare il mondo sottomarino. In occasione di MPW, Rotonda della Besana accoglie un racconto per immagini che mostra la natura, le meraviglie degli abissi, il rapporto con l’uomo e i pericoli ai quali stanno andando incontro i mari. Ingresso gratuito.

giovedì 6 giugno, ore 21.00 – 23.30, incontro
SIMENON 30 ANNI DOPO
Frigoriferi Milanesi, via Piranesi 10
Simenon reporter e fotografo: Diego De Silva e Giorgio Pinotti parleranno del libro di reportage di Simenon: Il mediterraneo in barca (1934); Giacomo Papi e Francesco M. Cataluccio mostrano e raccontano alcune foto scattate da Simenon. Ingresso gratuito.

giovedì 6 – sabato 8 giugno, 20.30 – 21.30, performance
LORO (THEM)
Teatro Burri, Parco Sempione
Loro (Them) è un’installazione multimediale e aerea di Krzysztof Wodiczko, artista polacco di fama internazionale, che utilizzando i droni e sfruttando le tecnologie più all’avanguardia, dà voce a migranti, rifugiati politici e cittadini emarginati per esplorare le complessità della loro vita nella società odierna. La performance si ripeterà ogni giorno dal 6 all’8 giugno. Accesso gratuito.

domenica 9 giugno, ore 10.45, proiezione
“INTERNAZIONALE”: IL GIORNALE SULLO SCHERMO
Il Cinemino, via Seneca 6
“Internazionale” propone una selezione di portfolio, come il progetto Life, Still di Alessio Romenzi, che ha lavorato a lungo in Siria alla ricerca delle tracce di vita tra paesaggi di distruzione. Camillo Pasquarelli ha invece documentato i segni lasciati dalle forze di sicurezza sul corpo di uomini e donne in Kashmir. La fotografa olandese Ilvy Njiokiktjien ci porta in Sudafrica per conoscere i desideri e le difficoltà dei giovani “nati liberi”, dopo la fine dell’apartheid. Ilaria Di Biagio ha viaggiato nei mari del Nord alla scoperta delle ipotetiche origini baltiche dei poemi omerici. Andrea & Magda seguono da anni la costruzione di Rawabi, una cittadina in Cisgiordania pensata per i palestinesi benestanti, che per ora è semidisabitata e sembra una città fantasma. Dall’altra sponda dell’Atlantico, Nicola Lo Calzo racconta l’eredità della rivoluzione haitiana, nata da una rivolta di schiavi. E poi, cosa può comprare da mangiare una persona che vive sulla soglia di povertà? Lo spiegano il fotografo Stefen Chow e l’economista Huiyi Lin. Le fotografe Bénédicte Kurzen e Sanne De Wilde, infine, hanno cercato di capire cosa vuol dire essere gemelli in Nigeria, dove i gemelli possono essere maledetti o venerati. Introduzione di Daniele Cassandro, “Internazionale”.
Ingresso gratuito con tessera obbligatoria, info: www.ilcinemino.it