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Sony National Awards 2021, per l’Italia vince Davide Giannetti

Davide Giannetti è il vincitore italiano del National Award assegnato nell’ambito dei Sony World Photography Awards 2021, iniziativa promossa dalla World Photography Organisation e da Sony per sostenere le comunità di fotografi locali di tutto il mondo: quest’anno, sono ben 53 i Paesi che hanno preso parte a questo concorso. L’edizione 2021 ha superato quota 330.000 candidature da 220 territori. Di queste, oltre 165.000 sono state inviate per il concorso Open, da cui è stato selezionato il vincitore del National Award.

Davide Giannetti è stato selezionato in maniera anonima dalla giuria, che ha deciso di premiare la fotografia “Ritratto di volpe” candidata nella categoria Natural World & Wildlife del concorso Open. L’immagine ritrae una volpe rossa in cerca di cibo dopo una forte pioggia nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Il vincitore italiano è un fotografo specializzato in Outdoor Photography. Nella sua ricerca dello scatto perfetto si dedica a mettere in luce l’importanza del percorso intrapreso, cercando di comunicare attraverso le sue fotografie il senso autentico del viaggio e l’affascinante rapporto tra uomo e natura.

Davide ha commentato così il traguardo: “Sono felicissimo di aver raggiunto questo risultato, che è per me un traguardo professionale e personale molto importante. La grande differenza, per me, tra la fotografia di paesaggio e quella naturalistica sta nel momento preciso in cui scatto. Mentre nella prima, grazie a un’accurata pianificazione, so sin dall’inizio quando e come avverrà lo scatto, con la fauna le incognite sono molte di più e avviene tutto in pochi secondi. Per questo spesso mi ritrovo a trattenere il fiato per equilibrare l’emozione e la concentrazione. Non saprei cosa mi soddisfi di più per arrivare al risultato finale. Però posso dire di aver adorato quei pochi secondi che ho condiviso con questa volpe, proprio perché ha deciso di sostenere il mio sguardo quel tanto che è servito per farmi tornare a respirare.”

In qualità di vincitore del National Award per l’Italia, Davide Giannetti riceverà un set di attrezzature fotografiche digitali Sony.

I primi classificati dei concorsi Student, Youth, Open e Professional dei Sony World Photography Awards 2021 saranno annunciati il prossimo 15 aprile sulle piattaforme video e digitali della World Photography Organisation. Per maggiori informazioni su vincitori e finalisti, visitare il sito www.worldlphoto.org

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Monia Marchionni – Never again the fog in the desert

Abbiamo deciso di pubblicare un altro progetto di questa autrice marchigiana, per il rinnovato valore di quanto ci ha presentato e per i diversi aspetti che ci hanno catturati nelle sue immagini. Facciamo riferimento alle valenze estetiche, ma anche alla profondità del racconto e all’originalità del linguaggio. Questa è una storia forte, dolente. Un crimine che la coscienza del mondo non può dimenticare, ma che spesso viene lasciato in un cassetto della memoria troppo faticoso da aprire. Lei lo ha fatto, con una consapevolezza acquisita una volta arrivata in Cile e che non le ha mai più permesso di ignorare il problema. Questo è la sua narrazione, poetica ma chirurgica, della storia:

“Questa serie è nata durante un viaggio nel Nord del Cile nel 2014, dopo aver conosciuto delle famiglie locali che mi hanno accompagnata alla scoperta del deserto di Atacama, ed è lì che ho visto una mano scolpita alta più di undici metri uscire dalla sabbia. Una vera e propria richiesta di aiuto, tesa a testimoniare tutte quelle mani che si trovano sotto e appartenute a persone ancora senza nome, senza identità, vittime della dittatura di Pinochet: i desaparecidos. Il dittatore fece sequestrare, torturare, uccidere e sparire tutti coloro sospettati di avere idee anti governative. Molte volte le vittime venivano portate in veri campi di concentramento dai quali non uscivano più se non per fare i “voli della morte” così tristemente chiamati perché i cadaveri venivano gettati in volo nell’oceano Atlantico. Diversi campi di prigionia si trovavano nel deserto di Atacama e perciò molti resti sono ancora seppelliti in fosse comuni e coperti da strati e strati di sabbia. Da quel momento ci sono povere figlie, mogli e madri che cercano ancora oggi senza sosta qualche resto dei loro amati padri, mariti e figli, le chiamano mujeres del desierto – le mogli del deserto. Vogliono solo piangere i propri cari e portare fiori di carta colorati sulle loro tombe, che neanche il sole potrà mai seccare.
Fino a quel momento avevo apprezzato la magia e il mistero del nord del Cile, ero rimasta affascinata dalle Salitrere, città nate nell’Ottocento nei pressi delle raffinerie e miniere che ospitavano le famiglie degli operai. Ma dopo aver visto quella mano ho preso coscienza di un dramma e non potevo più chiuderlo in qualche angolo della mente, così ogni luogo da lì in poi fotografato ha assunto una valenza metaforica. Ho lavorato sulle emozioni di una madre che perde il proprio figlio, sulla scomparsa, sul vuoto indescrivibile dopo un rapimento, sulla storia solo accennata a scuola.
L’indifferenza di molti di fronte ai crimini di guerra avvolge come una fitta e impossibile nebbia il deserto intero, perché quelli che non vedono
dimenticano e quelli che dimenticano non credono in ciò che è accaduto. La nebbia divora le strade, le montagne, il mare intero. La nebbia è l’oblio”.

Biografia

Monia Marchionni (Fermo, 1981) si diploma nel 2005 all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 2008 si laurea alla facoltà di Lettere e Filosofia con specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Dopo un periodo dedicato all’installazione, sceglie di proseguire da autodidatta lo studio della fotografia, linguaggio che le permette di allestire ambienti per le sue visioni. Lo sguardo è autoriale, lo stile riconoscibile, l’approccio è quello della staged photography.
Il punto di svolta per l’autrice si presenta nel 2014 durante un viaggio con suo marito in Cile: rimane impressionata dal deserto di Atacama e dalle atmosfere surreali e silenziose di vasti territori, così eterogenei tra loro. Porta con sé una Nikon, un vestito bianco e un libro di Isabelle Allende e torna con in grembo sua figlia e la sua prima serie fotografica “Never Again the fog in the desert”, premiata con le ”Nominee” ai FAPA Awards di Londra nel 2017 e con la “Honourable Mentions” agli IPA-Lucie Awards del 2018.
Dal 2016 al 2019 si dedica al progetto “Fermo Visioni Extra Ordinarie”, diversi scatti ottengono premi internazionali, tra questi: IPA-Lucie Awards, Artrooms Fair di Londra, Premio Arte Laguna. Nel 2019 vince il Life Framer Award di Londra con uno scatto della serie “The gardens from the sky”.
Il 2020 rappresenta un anno di conferme, il progetto di lunga data “Primo Amore” dedicato alla sua città Porto San Giorgio, vince il Premio Ghergo – Giovane Talento, si classifica al terzo Posto al FAPA – Fine Art Photography Award, è finalista al Premio Marco Pesaresi e anche SkyTG24 gli dedica un approfondimento. Sempre nel 2020 vince l’Honourable Mentions al SIPA – Siena International Photography Awards e, a seguito della lettura portfolio all’IMP Festival – International Month of Photojournalism, entra nell’“Italian Collection – Nuovi Talenti della Fotografia” curata da Italy Photo Award.
Durante il lockdown imposto per arginare la pandemia da Covid_19 realizza il progetto domestico “I Giorni Necessari” che viene ripubblicato dalle riviste e agenzie di fotografia più importanti: Contrasto, Perimetro, PhotoVogue, Collateral, EyesOpen!, Il Fotografo Magazine. Il progetto è finalista alla call “Isolation: you me we” della Lucie Foundation di Los Angeles e pubblicato sulla rivista internazionale Musée Magazine.
Monia Marchionni ha esposto in Italia e in Europa, in fiere d’arte e festival, in mostre collettive e personali; lavora a progetti personali e commerciali.

Il suo indirizzo Instagram è @monia_marchionni

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Stefania La Rosa – Una nuova rubrica per aiutarvi a implementare i vostri social media

Sono felice di inaugurare questa mia serie di interventi sulle pagine di EyesOpen! Magazine, con l’obiettivo di poter fornire ai lettori qualche consiglio utile su come muoversi nel vasto mondo dei social media.
Questo confronto sarà istruttivo e divertente per me quanto per voi.  Vi svelerò qualche segreto (ma non troppi), utili per il vostro loro lavoro, per comprendere l’importanza del buon utilizzo dei social media.
La figura professionale che oggi, più marcatamente, si può definire freelance, è proprio quella del fotografo, mestiere che deve sempre essere concentrato su come procacciarsi clienti in maniera autonoma, contando solo sulle proprie forze. Inizierò parlandovi delle opportunità di crescita professionale che i principali social networks possono darci, se utilizzati (o dati in gestione) nel modo corretto e con una
strategia di base rivolta a nostri potenziali clienti.
Il primo aspetto da prendere in considerazione è quello di rivolgersi ai nostri clienti finali. Da questo punto di vista, sicuramente siamo avvantaggiati: vendiamo un prodotto che, per essere apprezzato, deve essere “guardato”; e la maggior parte dei social network più utilizzati ci permette di mettere in bella mostra il nostro talento. Cerchiamo però di arrivare al punto e non di stupire il nostro cliente.
Muoviamoci per singola tipologia di cliente, postando contenuti specifici (food, eventi…). Mostriamo il nostro lavoro e spieghiamo, al nostro potenziale interlocutore, qual è il nostro approccio e come la nostra arte possa trasformare e valorizzare quello che catturiamo con il nostro obiettivo. Non dimentichiamoci mai che l’utente medio viene attirato da quello in cui si riconosce e cerchiamo di vincere le sue resistenze, spiegandogli quali sono le fasi del nostro lavoro che possono portare al risultato ottimale. Spesso il cliente potrebbe pensare che i suoi prodotti o la sua location non siano adatti ad uno scatto bellissimo come quelli che gli vengono proposti sui social.
Allarghiamo il nostro bacino di utenza con dei contenuti sponsorizzati. Se ci concentriamo su chi vogliamo che diventi il nostro cliente, ne capiremo anche esigenze e spesso (cosa molto importante) le stagionalità del loro lavoro. E’ quindi fondamentale arrivare al nostro target in un momento caldo, o con largo anticipo su di esso. Se riusciremo ad avere contenuti specifici, di qualità e se sceglieremo con cura le
caratteristiche del nostro pubblico, il momento e l’area geografica giusta, le nostre campagne pubblicitarie saranno ottimizzate e potranno darci risultati concreti senza il bisogno di budget stellari;

mail: info@stefanialarosa.com
sito web: www.stefanialarosa.com

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Paola Gallo Balma – Corniglia

Le Cinque Terre, patrimonio dell’Unesco, sono l’Appennino che si tuffa nel Mar Ligure. Una combinazione che ha portato alla creazione di meravigliosi paesaggi: le coste alte e frastagliate, scogliere scoscese con calette profonde, terrazzamenti di muretti a secco coltivati, sentieri e mulattiere fra boschi e olivi. A fare da cornice in questo territorio ci sono cinque piccoli borghi marinai, incastonati nelle insenature delle pietra, che si affacciano direttamente sul mare. Luoghi dove l’uomo di queste parti ha tenacemente ha posto le sue radici e sulla roccia ha costruito le case, strette una all’altra, separate solo da carrugi e baciate dal sole. Qui il contadino ha addomesticato i pendii , ricavando lembi di terra dove coltivare il proprio orto, piantare le vigne e gli olivi per poter celebrare ogni anno il rito della vendemmia e della spemitura delle olive. Unica eccezione dei cinque borghi è Corniglia, che si trova a 100 metri sul livello del mare ed è più un paese rurale e montano piuttosto che marino, sito permeato di una conoscenza che sa di terra, di mare e dell’odore di libro antico.

Corniglia è costituita di persone che hanno scelto questa vita e che tengono stretti i ricordi di un tempo passato. Corniglia è Mario, che ti accoglie nella sua casa e condivide le sue giornate fatte di gesti antichi e umili e che racconta di meravigliosi luoghi lontani. E’ il sapere di Stefano, un conoscenza che nemmeno i suoi 15.000 libri potrebbero contenere. E’ la memoria di una vecchia fotografia che porta Vittoria a raccontare cosa le sue stanche mani hanno raccolto.
Corniglia è oggetti sommersi sul fondo del mare, sacralità, storia, durezza, impegno e dedizione.
Corniglia è il mare che si fa rarefatto, risale la costa e si adagia leggero sulle case e sulle vite degli abitanti, il vento che cambia l’andamento delle giornate e il camminare fra i carrugi.
Corniglia è magia dove paesaggio e persone si mostrano ai miei occhi per la loro vera natura.
Corniglia è sospesa sul mare e sospesa nel tempo

BIOGRAFIA

Paola Gallo Balma è nata nel 1982 e cresciuta in un piccolo paese vicino a Torino. Si laurea prima nella specialistica e poi nella magistrale al Politecnico di Torino nella prima facoltà di Architettura.
Negli stessi anni universitari si avvicina alla fotografia come autodidatta. All’età di 24 anni inizia a collaborare con un fotografo locale dapprima in negozio, a contatto con le persone e nelle impaginazioni di album e successivamente sul campo per i vari lavori su commissione.

Architettura e fotografia diventano due percorsi di analisi, progettazione visiva e ricerca personale che viaggiano parallelamente.
Negli anni successivi decide di portare avanti entrambe le passioni nelle esperienze lavorative. Collabora così nello stesso momento sia in studi di architettura che con diversi fotografi locali.

Negli ultimi anni, spinta dalla voglia di migliorare, decide di concentrarsi solo sulla fotografia e frequenta alcuni workshop: Assisi wedding reportage nel marzo 2018 con fotografi di matrimonio quali Roberto Panciatici, Victor Lax e Sergio Pieri e il fotografo di moda Marco Onofri. Successivamente, sempre nel 2018, segue il workshop di Maria Zavaglia, fotografa di matrimonio, la quale le suggerisce di incontrare il fotografo Giovanni Marozzini.

Con quest’ultimo, ad aprile 2019, frequenta il workshop “Le vie dei pastori – Marche e Abruzzo”, e si avvicina alla fotografia autoriale, descrittiva e interpretativa.
A novembre-dicembre 2019 parte per l’Argentina e dopo due settimane di sosta a Buenos Aires si unisce al gruppo di Marrozzini viaggiando nella Patagonia tra Bahia Blanca e Ushuaia .

Partecipa a due concorsi fotografici con il progetto fotografico “il gaucho Pol” :

  • –  BIFOTO FEST 2020 (SARDEGNA) arrivando fra i 13 portfoli selezionati dalla giuria
  • –  RIAPERTURE 2020 (FERRARA) arrivando fra ii 20 portfoli selezionati dalla giuria

    Partecipo ad alcune letture portfolio del circuito FIAF (PORTFOLIO ITALIA) arrivando nella rosa dei selezionati sempre del portfolio “il Gaucho Pol” :

– Portfolio SEGNALATO nelle letture di CORIGLIANO CALABRO.

A Luglio 2020 inizia questo progetto fotografico su Corniglia.

 

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Isabella Franceschini – The garden

Isabella Franceschini vive da sedici anni a contatto con la natura della campagna circostante Ozzano dell’Emilia e il giardino è sempre stato il suo rifugio segreto, la sua oasi rigenerante, una bolla di leggerezza e libertà dove si ritrova. “Nei giorni della pandemia – racconta lei stessa – quel giardino è stato il luogo che mi ha permesso di indagare su me stessa e di confrontarmi con le mie insicurezze. Così, l’oppressione provocata in me dalla battaglia contro il nemico invisibile, è diventata matrice di sogni malinconici che mi hanno aiutato a non smarrirmi, ma di continuare a sperare”.

Un incedere poetico, il suo, attento ai dettagli, alle sensazioni, alla percezione di se stessa tradotta in gesti e brandelli di quel mondo protettivo, pieno di sorprese e di appagamento, che l’autrice racconta con uno stile carico di percezioni tattili, perfino uditive e olfattive, ottenute nonostante la “costrizione” della bidimensionali del mezzo fotografico. In questo sua oasi verde, come esistesse un Dio delle piccole cose, tutto è fondamentale, perfino l’ombra di un fiore al tramonto. Ed è importante la sua grande capacità di narrazione, che rende speciale l’ordinario e spazia dal ritratto all’indagine documentale: questa attitudine denota una grande curiosità per l’essere umano e le sue infinite sfaccettature.

BIOGRAFIA

Isabella Franceschini è una fotografa freelance italiana. Si è laureata in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Bologna. Dal 2008 si è avvicinata alla fotografia viaggiando all’estero e da allora la fotografia è diventata parte fondamentale della sua vita. Ha cominciato a studiare fotografia nella sua città approfondendo il reportage, il ritratto, il bianco e nero, la street photography. Successivamente ha frequentato a Roma la Masterclass di fotogiornalismo annuale. Attualmente Isabella si dedica alla fotografia documentaria, sviluppando progetti a lungo termine principalmente ispirati da tutto ciò che influenza gli esseri umani e le loro relazioni. Il suo interesse per il mondo è rivolto principalmente verso le persone e la quotidianità. Ha già ricevuto diversi premi e pubblicato su molte riviste specializzate e generaliste, anche all’estero. 

Sito: www.isabellafranceschini.com

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Mjriam Bon – I Muri del Silenzio

L’etico progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace, parte dall’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne:
– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il lavoro, nato lo scorso anno sotto forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma, è diventato quest’anno un libro fotografico in edizione limitata, uscito per avviare una raccolta fondi il cui ricavato andrà a sostegno proprio delle donne vittima di violenza. Tra gli scopi primari dell’autrice,  c’è quello di abbattere quel muro di omertà e silenzio di chi non vede o fa finta di non rendersi conto, di chi non parla per timore o vergogna, omertà che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Le cento pagine raccolgono scatti recenti o inediti, per un totale di 75 volti di chi ha deciso di sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti di questi trittici dove, come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese, si sono coperti con le mani occhi, orecchie e bocca in forma di protesta verso chi non prende posizione per cambiare le cose e abbattere i “Muri del silenzio”

Queste le parole della stessa ritrattista: 

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.
Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

 

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Marco Lorini – Tresigallo, Luglio 2020

Prendendo spunto dalla iscrizione (SOGNI) sovrastante un edificio dei tanti che fanno di Tresigallo, piccolo centro del ferrarese, uno degli esempi più fulgidi dell’architettura razionalista, è sorta una considerazione fra quella scritta e la struttura che la sostiene. L’architettura razionalista, sviluppatasi fra le due guerre del ‘900 in mezza Europa e principalmente in Germania, Russia e Italia, aveva nella sua concezione di progettazione e costruzione l’eliminazione di ogni componente emotiva ed estetizzante e la purificazione delle forme da ogni apparato decorativo.
Il Sogno è qualcosa di irrazionale che si contrappone, quindi, alla razionalità. In progetto fotografico composto da 8 dittici e incentrato sugli edifici di progettazione razionalista di Tresigallo, vuole mettere a confronto le rigorose e schematiche linee, frutto anche del pensiero del loro tempo, con aspetti decorativi, multiformi ed estetici di particolari presenti sulle strutture. Nei particolari si possono leggere rotture delle linee, contrapposizioni fra il razionalismo della forma con l’irrazionale del cielo, con l’estetismo dei decori, con le ombre viste come elemento di rottura

Biografia.
Marco Lorini è nato a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze, nel 1957. Ha iniziato la passione per la fotografia a fine anni Settanta, finalizzando gli scatti in camera oscura. Dopo anni in cui la fotografia è stata usata solo per raccontare la famiglia, nel 2010 ha ripreso vigore la passione venendo in contatto con il circolo fotografico di zona, il Photo Club Mugello, di cui è presidente dal 2017. Ha partecipato a varie mostre collettive di circolo e una personale (Terre di Siena) in Borgo San Lorenzo. L’interesse fotografico è volto su fotografia a progetto, concettuale, astratta, di strada, ma principalmente su ciò che desta curiosità e che pone riflessione. Ha partecipato a diversi workshop a partire dal 2014.

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Portfolio – Elsa Falciani, Parkesine

21 maggio 2019: I deputati del Parlamento europeo – 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni –
hanno confermato il loro appoggio alla proposta della Commissione Europea per ridurre l’impatto
ambientale della plastica. Nel 2021 sarà vietata la produzione di vari oggetti di plastica ritenuti più
inquinanti.
Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da
plastica in Europa fino al 2030.
Questo lavoro è titolato Parksine perché la storia della plastica comincia nell’XIX° secolo, quando, tra il
1861 e il 1862, l’Inglese Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e brevetta il
primo materiale plastico semisintetico, che battezza Parkesine Si tratta di un primo tipo di celluloide,
utilizzato per la produzione di manici e scatole, ma anche di manufatti flessibili come i polsini e i colletti
delle camicie.
La plastica nonostante il suo carattere altamente nocivo è nata e si evoluta in pochissimo tempo, negli
ultimi 60 anni, quindi un processo recente e veloce.
Il lavoro è proiettato nell’anno 3020 (per essere archeologia la distanza deve essere almeno di 1000 anni)
la fotografa ha immaginato un ipotetico ritrovamento di uno strato geologico di plastica e quindi l’inizio di
un processo archeologico.
Le domande che hanno portato avanti il lavoro della fotografa sono state:
Si può ipotizzare la nascita di un’archeologia della plastica?
La plastica diventerà una nuova parte della natura?
L’intuizione è stata quella di combinare la teoria e la pratica della disciplina Archeologica al disagio
ambientale, creato dalla plastica, seguendo le fasi di un processo di ritrovamento archeologico come fase
strutturale del processo artistico.
Secondo l’artista l’ immaginazione è un mezzo potente per comprendere dove ci troviamo e chi siamo, e
che l’invenzione poetica possa agevolare la riflessione e la comprensione dei problemi ambientali di oggi
senza dover ricorrere al messaggio visivo esplicito dei media.

Biografia

Elsa Falciani, nata nel 1977, psicoterapeuta di professione, lavora a Milano.
Dal 2017 ha iniziato a prendere sul serio il suo ruolo di fotografa.
“Fotografo perché sento visceralmente il bisogno di fotografare”.
Raccontare storie con fotografie è diventata la sua ossessione che le permette di conoscere nuove culture, nuovi punti di vista e affrontare nuove sfide tutto ciò la porta a conoscere nuove parti di sé e nuovi modi per raccontare le sue storie.
“La fotografia e le arti visive mi insegnano sempre a scavare dentro di me per poter superare i miei limiti prospettici per leggere e raccontare il mondo che incontro fuori e dentro di me”.
Autodidatta, cerca sempre di migliorare frequentando corsi e seminari.

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Mostre – Unica Bari

E’ allestita al Teatro Margherita, e raccoglie tre punti di vista diversi e momenti unici di una grande capitale del Mezzogiorno d’Italia. La collettiva Unica Bari si compone di sessanta scatti, realizzati in parti uguali da tre  talentuosi fotografi che con diversi stili e tematiche hanno raccontato le architetture, il paesaggio, le genti, le tradizioni, scegliendo tre diverse strade. Un’indagine fotografica del territorio che ha una doppia valenza. Innanzitutto è racconto del presente, per chi lo vive qui e ora, evidenziato proprio dai diversi sguardi che gli autori ci prestano. In secondo luogo è responsabilità della memoria, che loro stessi si assumono per registrarla: nell’istante stesso che questi scatti sono stati pensati, prodotti, stampati, esposti a un pubblico, sono diventati archivio documentale dei luoghi, delle persone, delle abitudini in quel determinato  momento storico, prezioso reperto da consegnare ai posteri. 
I fotografi coinvolti sono: 
Alessandro Arbusci si è concentrato sulle architetture, sui monumenti o gli edifici riconoscibili scevri da presenze umane, con una sequenza urbana carica di silenzio e quiete che registra questi giorni di lockdown: un ponte, lo stadio, l’aeroporto, la piazza della chiesa, i palazzi istituzionali, istanti dove nulla sembra accadere, tranne i movimenti dei suoi passi e dell’otturatore.  
Più umanista e aderente alla realtà il lavoro di Antonio Amendola che, con un taglio da street photography, si sofferma sui pescatori, sui lavoratori al mercato, su piazze assolate attraversate dai passanti. Lui con i soggetti sembra voler parlare, li avvicina a volte frontalmente, altre in punta di piedi da lontano, ma il dialogare è costante come costante è il mare a fare da sfondo.  
Mare che torna anche nell’indagine documentale di Marco Sacchi, ma il suo obiettivo è puntato sulle facce della gente, sulle tradizioni antiche e nuove della città, raccontate con scatti carichi di contrasto, dinamismo, ironia. I suoi soggetti hanno la forza dirompente del cinema neorealista di Zavattini che  presentava il candore dei piccoli eventi della quotidianità, per farli restare per sempre impressi in chi li guarda.
Il progetto editoriale è di Visual Crew, con la supervisione di Amedeo Novelli. La mostra è curata da Barbara Silbe, direttore di EyesOpen! Magazine.
Per approfondimenti, per ascoltare contenuti e fare un tour virtuale dell’esposizione, www.unicabari.it
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Portfolio – Noemi Cilenti

Pubblichiamo il portfolio di una giovane autrice milanese che, con un taglio introspettivo e poetico, racconta la sua storia personale utilizzando le immagini. Il suo lavoro  si concentra soprattutto sul corpo e sulle emozioni, messe in scena con l’espediente dell’autoritratto e di alcune simbologie. Noemi compie un viaggio di rinascita, un percorso a ostacoli che diventa archetipo nel quale riconoscersi, dove la sofferenza riscatta se stessa senza narcisismo, pur mettendosi al centro della ricerca. Pare piuttosto un dialogo interiore, possibile grazie al medium fotografico che la conduce a trovare risposte sulla sua identità.
Non rendermi triste, non farmi piangere. 


A volte l’amore non è abbastanza e la strada diventa dura.

Sento il mio cuore spezzarsi a ogni passo che faccio.

Scappare… Perchè? Da chi? Da cosa? Inciampare e incrociare una voce sconosciuta:
“Lasciati baciare sotto la pioggia battente” mi disse “Ti piacciono le ragazze folli!” gli risposi come sfida. Ma questa, è un’ altra “canzone”.

Fermarmi invece di correre, in un attimo mi sono ritrovata da sola sotto questa pioggia nera,  un mondo parallelo, rinchiusa in un Paradiso Oscuro.

Il cielo azzurro diventa grigio, come il mio amore, un contrasto confusionale, un vuoto incolmabile.

Hai portato via una parte di me, lasciandomi sola con la mia parte più tenebrosa.

Se fosse questa la parte migliore di me?

Ho incontrato molte persone in questo mondo.
“Chi veglierà su di te quando me ne sono andato?” Tutto brucia lentamente  come parole che macchiano una lettera.

Mi sento persa ma non spaesata,
nel cammino abbiamo perso noi stessi.
Ma io vorrei sentirmi rinata.

Il mio stomaco è stato calpestato,

il mio cuore anch’esso vuoto e soffocato.

Il dottore dice che io non sono il mio passato.

Vorrei urlare, ma la mia voce non la sente nessuno.

“Chi interromperà la tua caduta?” il fuoco brucia lasciando cadere i sensi di colpa. “Lascia che tu perda tutto” le mie mani sporche di terra mi sollevano piano piano.

Camminando parallelamente ho rotto quello specchio fatto di bugie e lacrime.
Mi sono rialzata, lasciando morire il vuoto colmandolo con la fame del coraggio.

E se fosse questo il mondo che mi appartiene?
“Chi si prenderà cura di te quando me ne sarò andato?” ME STESSA, la persona che ho ritrovato.”

 

Biografia

Noemi Cilenti è nata nel 1990 in provincia di Milano, ma risiede in un piccolo paese della Brianza. Ha iniziato il suo percorso studiando turismo da adolescente, periodo  nel quale si è interessata sempre di più al mondo dell’arte e della ristorazione. Ha conseguito un master post diploma in Comunicazione e all’università frequentato  Lettere Moderne. Sognava di fare la giornalista e questo l’ha ricondotta alla sua passione più grande di quando era bambina: la fotografia. Dopo aver approfondito diverse tematiche, studia cucina per affinare la tecnica della food photography e lavora come assistente in uno studio fotografico. Inizia così a collaborare con riviste, agenzie e ristoranti. Nel 2016 realizza la sua prima mostra personale dedicata alla fotografia del cibo durante il Fuori Salone di Milano. Ancora oggi le raccontare il mare come facevo da bambina, utilizzando una macchinetta Kodak usa e getta. Ha al suo attivo già alcune mostre personali e collettive. Per saperne di più: https://www.noemicilenti.com/food.html