Intervista – Zhilin Xiang, Your room

Questa intervista in tre domande alla fotografa e artista Zhilin Xiang si inserisce nell’accordo di cooperazione e media partnership con INSIGHT Foto Festival, kermesse contemporanea che si svolge a Varese dal 2021 e che ha chiuso il 25 ottobre 2026. Giunto alla sua sesta edizione, INSIGHT ha trasformato come ogni anno la città in uno spazio espositivo diffuso, focalizzandosi soprattutto su giovani artisti emergenti che vengono accompagnati, con un percorso di curatela orizzontale incentrato sul dialogo e sul confronto, a realizzare installazioni site-specific del loro lavoro. Il programma si sviluppa in una ventina di sedi, tra spazi istituzionali, urbani e percorsi open-air, coinvolgendo artisti emergenti e mid-career, scuole, accademie e realtà indipendenti attraverso mostre, incontri, performance, talk, conversazioni, presentazioni di libri, eventi sonori, opening, passeggiate con gli artisti, momenti conviviali e circuito OUT.

Ogni edizione del festival è caratterizzata dalla scelta di un tema, che gli artisti approfondiscono attraverso il proprio lavoro. Il filo conduttore di quest’anno è stato “ABITO”, inteso nella sua doppia radice di sostantivo (vestito) e verbo (io abito). ABITO è infatti ciò che indossiamo – un segno visibile dell’identità, dell’appartenenza, del ruolo sociale – ma anche il modo in cui abitiamo gli spazi, le relazioni e le istituzioni, intesi come luoghi da interrogare, trasformare e vivere in modo critico e partecipativo.

Questo lavoro, dal titolo “Your Room”, indaga lo spazio domestico come luogo di transizione, in cui la presenza di chi lo abita si manifesta attraverso l’assenza. Il progetto si concentra sulle tracce lasciate dagli abitanti — oggetti sospesi tra l’uso e l’abbandono — piuttosto che rappresentare loro direttamente. In questi momenti, la stanza diventa uno spazio in cui memoria, intimità e perdita coesistono.
Il progetto considera l’interno come un partecipante attivo dell’esperienza vissuta, una sorta di surrogato del corpo, modellato da abitudini, emozioni e relazioni. Sebbene ogni spazio sia specifico, l’accumularsi di immagini dà forma a un ritratto collettivo che riflette condizioni più ampie di mobilità, precarietà e sradicamento.
Il progetto esplora il modo in cui la fotografia può diventare un mezzo in grado di mantenere connessione e continuità quando gli spazi fisici sono temporanei, posizionando l’atto del fotografare come atto di documentazione e insieme gesto di cura.

INTERVISTA

Your Room guarda agli spazi domestici non come semplici luoghi ma come paesaggi emotivi che, anche in assenza dei loro abitanti, ne conservano memoria e identità: come è nata questa consapevolezza?

L’idea di questo progetto nasce dalle mie esperienze di spostamento tra luoghi e paesi diversi, che mi hanno portato a sviluppare una prospettiva in cui mi sembra che il mondo sia collegato proprio come da una stanza all’altra. L’esperienza fisica e i ricordi si sono fusi insieme in questo paesaggio psicologico. E ogni volta che penso alle persone che sono importanti per me, ripenso ai momenti trascorsi con loro nelle stanze in cui ho vissuto insieme a loro. Sento di avere un legame molto profondo con la memoria e con lo spazio. È proprio questo a darmi l’ispirazione per riflettere sulla relazione tra memoria, spazio e persone.

Nell’ambito di INSIGHT il tuo lavoro è stato presentato in uno spazio in cui i lavori degli artisti si focalizzavano sul corpo e sui modi di abitarlo, in relazione a sé e in relazione agli altri. Il corpo, nei tuoi scatti, non è sempre presente: come si modifica la nostra percezione in questa assenza?
L’assenza del corpo crea un diverso tipo di presenza. Quando non c’è nessuno nell’inquadratura, credo che lo spettatore sia invitato a immaginare chi ci fosse lì, chi potrebbe tornare o chi se ne sia già andato, come il pezzo mancante di un puzzle. Ognuno può colmare autonomamente gli spazi lasciati vuoti. Gli oggetti, le tracce e la disposizione di una stanza possono diventare quasi un’estensione del corpo: portano con sé gesti, abitudini, intimità e memoria.
Per me, questa assenza riflette anche l’esperienza dello sradicamento. Quando lasciamo un luogo, la nostra presenza fisica scompare, ma il rapporto che avevamo con quello spazio non svanisce necessariamente con noi: a me interessa questa tensione tra l’essere fisicamente assenti e l’essere comunque emotivamente presenti. La stanza vuota diventa così uno spazio in cui lo spettatore può proiettare i propri ricordi e le proprie esperienze, invece di limitarsi a osservare la storia di qualcun altro.

Il progetto, che ha radici nella tua esperienza individuale, arriva a parlare tematiche quali precarietà e sradicamento, che fanno parte del vissuto di molte persone, soprattutto della tua generazione: quando hai capito che il tuo lavoro poteva diventare anche un racconto collettivo?
Credo di aver iniziato a rendermene conto quando ho capito che, sebbene il punto di partenza di Your Room fosse molto personale, la sensazione di lasciare un luogo e di perdere il senso di casa non era un’esperienza esclusivamente mia. Il continuo spostarmi da un Paese all’altro e l’adattarmi costantemente a nuovi ambienti mi hanno fatto capire quanto siano numerose le persone della mia generazione che vivono una condizione di instabilità, che si tratti di migrazione, formazione, relazioni, abitazione o, più semplicemente, del crescere in un mondo in rapido cambiamento.

Più fotografavo questi spazi, più sentivo che non stavo semplicemente documentando i miei ricordi. Le stanze hanno iniziato a rappresentare un’esperienza condivisa: il tentativo di creare un senso di appartenenza pur sapendo che un luogo, così come una fase della propria vita, potrebbe non essere definitivo. Credo che sia stato proprio in quel momento che il progetto è diventato, per me, una narrazione collettiva: quando i dettagli personali hanno iniziato ad “aprirsi” abbastanza da permettere ad altre persone di riconoscersi al loro interno.

Note biografiche
Zhilin Xiang è unə artista visivə che lavora con la fotografia e pratiche espanse legate all’immagine. Il lavoro di Xiang esplora il tema della diaspora e dell’impermanenza attraverso gli interni domestici intesi come luoghi di memoria e intimità. Influenzatə dalle esperienze vissute in diverse città, Xiang riflette su come le identità si formino all’interno di ambienti temporanei.

@blueeyelili
https://zhilinx.cargo.site/

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