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Moste – Linda Fregni Nagler fa rivivere il Giappone dell’Ottocento

Fino al 7 aprile con ingresso gratuito è aperta a Milano, presso la sede di Banca Generali, la mostra “Hana to Yama” (Fiori e montagna) dell’artista Linda Fregni Nagler. E’ curata da Vincenzo De Bellis e inaugura il progetto triennale “BG Art Talent” per valorizzare i giovani artisti italiani. Il percorso espositivo guida lo spettatore in un viaggio esotico attraverso 30 opere legate alla scuola di Yokohama, sviluppatasi in Giappone nella seconda metà dell’Ottocento.

La caratteristica innovativa di questa tecnica stava nella minuziosa colorazione delle immagini in bianco e nero dei pittori locali, scattate da fotografi. I lavori esposti si suddividono in due soggetti tipici della Yokohama Shashin, i “Flower sellers”, venditori di fiori e le viste del Fujiyama. La materia prima è costituita dalla collezione pluriennale di fotografie raccolte dalla giovane artista, sulle quali è intervenuta a volte con un tocco leggero, altre più evidente, ma le ha manipolate con eleganza, ri-fotografate, ristampate e colorate a mano, tutto sempre in armonia con le immagini originali. Gli scatti del suo prezioso archivio, per lo più anonimi, raccontano il fascino senza tempo di un mondo apparentemente ancora immerso nella tradizione. Il Paese del sol levante in realtà si stava già modernizzando. Linda Fregni Nagler recupera e rende visibile un materiale come lo definisce lei stessa “di per sé estinto”, ridà voce alle immagini del passato. Ricerca, raccoglie, studia e traduce le sue riflessioni attraverso il linguaggio che le appartiene, quello visivo. L’elegante estetica del passato viene così interiorizzata nell’opera moderna.

Patrocinata dal Comune di Milano, “Hana to Yama” offre un nuovo scorcio su uno stile fotografico che univa la tecnica occidentale della stampa all’albumina con la tradizionale maestria dei pittori locali, con risultati artistici innovativi e di notevole pregio. Grande collezionista di fotografie storiche e affascinata dalle peculiarità di questa scuola, Linda Fregni Nagler porta avanti da diversi anni un percorso di raccolta di soggetti appartenenti a questo genere fotografico con l’obiettivo di far rivivere un mondo in via di estinzione e richiamare il carattere artistico di queste immagini, per le quali si presenta anche una grande difficoltà di attribuzione.

Accompagna la mostra un volume Humboldt books in duplice lingua, italiano e inglese.

Banca Generali Private, piazza S. Alessandro 4. Info: 02.885521

Orari di apertura: 14,30-18,30 martedì, mercoledì e giovedì oppure su appuntamento (receptionprivatemi@bancagenerali.it)

 

(testo a cura di Carolina Masserani)

 

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Libri – Massimo Tramontana, Come Una Bella Anima

Il debutto artistico di Massimo Tramontana, imprenditore con la passione per la fotografia,avviene per mezzo di un libro dal titolo Come una bella anima che fino a pochi mesi fa era solo un progetto sognato da molto tempo, ma mai concretizzato. La decisione di realizzarlo è scaturita da un nobile scopo, una spinta di quelle che riempiono il cuore e contribuiscono a dare più senso alla vita: supportare l’Associazione CAF, Onlus che accoglie e cura bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti donando i proventi delle vendite della pubblicazione e delle iniziative a esso correlate.

Come una bella anima è è l’acronimo di Cuba, ma è anche e soprattutto il riferimento alla bellezza dell’anima dei bambini. Bambini a cui l’autore dedica il suo lavoro e il suo coinvolgimento. Le pagine raccolgono una sequenza di immagini ambientate nell’isola caraibica che colgono istanti della quotidianità, espressioni e sentimenti di persone vere. Un viaggio reale e interiore che accompagna l’osservatore dentro una Cuba lontana dagli stereotipi. La destinazione però è un pretesto, un’opportunità per guardare alla realtà con occhi diversi.

“Partivo senza meta, aspettando che la strada me la indicasse. Volevo che fosse lei, la Isla, a ispirarmi. A me toccava capire cosa volesse propormi. Sono rimasto in attesa. In attesa di segnali profondi”.

Il libro è stato presentato lo scorso giovedì a Milano, presso la Galleria Wunderkammer in via Ausonio 1/A, dove è allestita anche la mostra. Il libro e le opere in mostra sono acquistabili in loco e il ricavato sarà devoluto all’Associazione CAF Onlus che dal 1979 accoglie e cura in maniera specifica e professionale bambini e ragazzi allontanati dal proprio nucleo familiare a causa di abusi e gravi maltrattamenti, con l’obiettivo di spezzare la catena che troppo spesso trasforma i minori vittime di violenza in adulti violenti o trascuranti. Nel tempo, accanto al lavoro con i minori e in risposta ai bisogni del territorio, l’Associazione ha sviluppato anche servizi specifici di prevenzione dell’abuso e del maltrattamento infantile e interventi di supporto alle famiglie dei minori accolti e alle famiglie affidatarie. Dalla sua fondazione ad oggi, l’Associazione CAF ha accolto e curato oltre 1000 minori e offerto un importante sostegno a tante famiglie in crisi.

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Mostre – Massimo Sestini guarda il mondo in perpendicolare

Massimo Sestini è uno dei grandi fotografi italiani. Nasce come paparazzo, ma oltre agli scoop da prima pagina di giornali scandalistici è anche autore, artista e giornalista testimone di molti fatti del mondo. Oggi viene celebrato a Roma dalla mostra “L’aria del tempo”, a cura di Alessandra Mauro, con una quarantina di fotografie di grande e medio formato. Da sempre alla ricerca del punto di vista impossibile dal quale inquadrare il mondo, questa volta ci regala uno sguardo zenitale sulla nostra penisola, preciso e appassionato itinerario alla scoperta del paesaggio e delle genti italiane. Fatti di cronaca, bellezze naturali, drammi, avvenimenti politici, tragedie e momenti di svago: è riuscito a raccontare tutto con la sua macchina fotografica e tutto con un punto di vista nuovo e diverso. Le immagini in mostra, alcune di grande formato, permettono di vivere e di sentire le visioni aeree ed eteree dei luoghi che l’autore ci propone. Sempre alla ricerca della “foto diversa”, nel corso degli anni Sestini ha perfezionato il suo metodo fino alla ripresa perpendicolare che gli permette di ottenere un impatto dimensionale amplificato. Con questa visione perpendicolare, il fotografo gioca nel capovolgere le nostre percezioni visive, fa navigare la Concordia spiaggiata, ribalta cielo e terra inseguendo un Eurofighter, osa nelle proiezioni delle ombre animate. Dall’alto di un elicottero o di un aereo, attraverso la visione completa di un fatto di cronaca (il barcone dei migranti fotografato dal cielo: un’immagine che ha fatto storia e ha vinto numerosi premi come il prestigioso World Press Photo, o ancora l’affondamento della Costa Concordia all’isola del Giglio), di una consuetudine (il ferragosto sulla spiaggia di Ostia), di un dramma naturale (il terremoto del Centro-Italia), di avvenimenti storici e culturali (dalla strage di Capaci al funerale del Papa), nelle immagini di Sestini l’Italia svela in un modo unico le sue bellezze, le sue fragilità, la sua grandiosa complessità.

L’ARIA DEL TEMPO, Fotografie di Massimo Sestini. Fino al 10 marzo 2019 presso WEGIL, Largo Ascianghi 5, Trastevere – Roma. Catalogo edizioni Contrasto.

 

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Premi internazionali – A Siena va in scena il riassunto del nostro mondo

Ve lo segnaliamo, nonostante la chiusura sia abbastanza vicina, perché questo progetto espositivo è in parte esplorazione e sguardo sul mondo. Raccoglie immagini spettacolari protagoniste di un premio internazionale di fotografia che di anno in anno acquisisce sempre più rilevanza. Il prestigioso SIPA, Siena International Photo Awards, organizzato da Art Photo Travel,  è giunto alla sua quarta edizione, la Ex-distilleria “Lo Stellino” ospita fino al 2 dicembre la mostra principale “Beyond the Lens”. Sono raccolte 143 immagini di 48 fotografi professionisti e non, provenienti da 37 Paesi, che hanno partecipato alle selezioni. Una giuria internazionale di fotografi, redattori, editori ed esperti ha selezionato 48 scatti e ha premiato come “Photographer of the year” il bengalese K M Asad con l’opera “Battle Victim”: ritrae una giovane rifugiata Rohingya in lacrime, ospitata in un campo profughi del Bangladesh. E’ il riassunto visivo della tragedia di un intero popolo, esempio perfetto dell’immenso potere della comunicazione attraverso la fotografia, linguaggio universale ed empatico. Il percorso di visita è suddiviso in 10 aree come le categorie del contest. Libero colore, Libero monocrome, Viaggi & avventure, Persone e volti accattivanti, La bellezza della natura. Animali nel loro ambiente naturale, Architettura e spazi urbani, Sport in azione, Story-telling e Schizzi di colore. In contemporanea, sempre fino al 2 dicembre, si può anche ammirare una selezione di fotografie aeree, intitolata  “Sky’s the limit” prima collettiva realizzata in Italia di opere premiate ai Drone Awards.

Queste immagini, senza scorciatoie, ci raccontano il mondo in cui viviamo. Ogni scatto propone  prospettive e orizzonti che ci aiutano a capire, ascoltare e vedere meglio la terra e i suoi abitanti attraverso una lente fotografica. Come ha detto Estevan Oriol “ le fotografie riescono a far entrare in empatia luoghi del mondo lontanissimi per cultura e fusi orari”.

Siena International Photo Awards.

“Beyond the Lens”.

Ex-distilleria “Lo Stellino”, Via Fiorentina 95 Siena

Orari: venerdì 15-19; sabato domenica e festivi 10-19

Info: www.artphototravel.it; https://sipacontest.com/

(Testo a cura di Carolina Masserani)

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Arte che unisce diverse culture del mondo

Una mostra che parla di dialogo e riscatto. E di come l’arte possa consentirci di creare un mondo più vivibile intorno a noi. E’ il messaggio di INDEPENDENTLY TOGETHER, breve rassegna curata da Micaela Flenda e Pelin Sozeri ospitata a Spazio Quattrocento, Via Tortona 31, Milano. Il progetto è stato ideato e prodotto da The Candybox. Riunisce dieci creativi immigrati che hanno scelto Milano per costruire un nuovo futuro raccontando i loro diversi punti di vista sul tema dell’immigrazione, del loro viaggio e delle speranze, svelandoci sogni e difficoltà che hanno vissuto in questa loro seconda casa italiana. Sono rappresentanti del mondo dell’arte, della musica, della moda, del design, della comunicazione e dell’alta cucina e attraverso le loro differenze culturali ed etnografiche stanno favorendo quello che può essere definito il nuovo Rinascimento creativo in Italia. Ecco i loro nomi: Tanya Jones, fashion editor e styling consultant, israeliana; Eugenio Boer, chef stellato, nato in Olanda; i fondatori di cc-tapis, Nelcya Chamszadeh, nata in Francia e di origini iraniane e marocchine e
Fabrizio Cantoni, italo-inglese; il designer e direttore creativo austriaco Arthur Arbesser; Ginette Caron, la design director canadese dell’omonimo studio di communication design, dove da 10 anni collabora Masami Moriyama, giapponese e grafica specializzata in advertising; Nazli Yirtar, turca e content creator per Spotify Italia; l’artista iraniano Mahmoud Saleh Mohammadi e il gallerista
venezuelano Federico Luger.
L’intero progetto parte dalla considerazione che lo straniero è prima di tutto portatore di possibilità positive e di contaminazioni che aiutano ad arricchire le reciproche competenze: le diversità in base all’origine, o meglio le peculiarità di ciascun protagonista, si uniscono per mescolarsi in una comunità contemporanea, cosmopolita e inclusiva. Il tema dell’emigrazione e del viaggio, come fonte di avventura e ottimismo, invita a porsi delle domande sulla “doppia appartenenza” dell’emigrato, sulla difficile questione dell’identità, sull’abbandono della lingua d’origine, sulla controversa condizione dello straniero in terra straniera.
Il viaggio di Independently Together comincia con un saggio di Giovanna Pisacane e si sviluppa in quattro tappe. Le fotografie di Giulia Pittioni create in collaborazione con la set designer portoghese Teresa Morais Ribeiro sono inaspettati still life rivisitati di oggetti appartenenti ai creativi coinvolti. Una Wunderkammer di ricordi della vita passata e strumenti necessari per il presente raccontano
il viaggio e la transizione tra la terra natia e il nuovo mondo. Un reggiseno, un piccolo dizionario francese-italiano, un set di coltelli, un articolo di giornale e molto altro. Una carrellata di ritratti dei creativi coinvolti in istantanea (scattati con la Lomo Instant Square) ci permettono di guardare il loro mondo attraverso il loro punto di vista, personale, intimo e diverso. Infine si aggiungono estratti in
lingua originale; citazioni, proverbi, modi di dire della cultura di appartenenza.

L’allestimento espositivo è stato progettato da Fosbury Architecture, un percorso in crescendo come una scala, come un’orchestra, che metaforicamente rappresenta il viaggio della migrazione e dà la possibilità di scoprire i soggetti della mostra attraverso i loro oggetti e le loro parole. Main sponsor della mostra è il meraviglioso Castello Di Ugento di Lecce con il CIA (www.castellodiugento.com )*, prezioso edificio settecentesco recentemente ristrutturato e parzialmente adibito a hôtellerie raffinata e lussuosa nel cuore del Salento più bello, che da tempo è promotore della cultura e delle arti italiane. Facciamo notare che una parte dell’edificio è rimasta fruibile al pubblico per visitarne stanze e affreschi dell’epoca. Il dialogo tra Independently Together e l’iniziativa di Massimo Fasanella e Diana E. Bianchi, proprietari del castello, è nato soprattutto dalla volontà condivisa di supportare lo scambio tra culture ed epoche diverse.
Le immagini sono state realizzate nello StudioMoscova40 utilizzando i tessuti di Marzotto (Tessuti di Sondrio, Linificio e Canapificio nazionale 1873, Radaelli e le coperte di Lanerossi) e stampate da Grafiche dell’Artiere su carta ecosostenibile IGLOO Offset di Arjowiggins Creative Papers. Per la location si ringrazia Spacemakers Milano.

 

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Mostre – Marcello Grassi, Sine tempore

Marcello Grassi è un autore italiano originario di Reggio Emilia, dove è nato nel 1960. Da domani fino al 2 dicembre il Civico Museo Archeologico di Milano ospita una sua mostra personale. La sede, una delle culle dell’antichità, apre i suoi spazi alla fotografia per una ragione ben precisa e valida. La selezione esposta proviene dalla serie di immagini dal titolo “Sine Tempore/Anatomia del Tempo” e nasce nel 1985 in seguito alla lettura di ‘Memorie di Adriano’ e ‘Il Tempo Grande Scultore’ di Marguerite Yourcenar e alla visita ad alcune mostre organizzate in Italia per l’Anno degli Etruschi. L’obiettivo che si pone l’autore è quello di inventariare i cambiamenti intervenuti attraverso il tempo sulle sculture, sui volti, sui reperti conservati nelle collezioni archeologiche, nati per altri usi e collocazioni, cercando di restituirne una quotidianità, celebrarne una sorta di resurrezione, nella ricomposizione di annali ed effemeridi, perseguendo così un dialogo con il lascito di quelli che ci hanno preceduto negli sguardi e nei gesti modificati e fissati dallo scorrere delle stagioni; ed è come guardare a noi stessi, alla nostra immagine riflessa, assistere allo stesso tempo alla lotta perenne tra la vita e la morte, percepire il modificarsi del corpo e volgere infine uno sguardo all’immortalità dell’anima. Il bianco e nero è scelto come linguaggio fotografico, quale espressione determinante nel distogliere l’attenzione dalla realtà/quotidianità percepita a colori, nel formato quadrato in cui le opere e le architetture monumentali ritrovano espresse a compimento le teorie rinascimentali.

Marcello Grassi (qui il suo sito), fin da piccolo e grazie alla passione del padre Corrado, si occupa di fotografia. Nel 1985, dopo aver visitato alcune esposizioni in programma per l’Anno degli Etruschi, progetta e realizza un lavoro di “scavo visivo” nei luoghi, città e necropoli della civiltà etrusca; nel 1999, in occasione dell’esposizione di queste sue fotografie al Musée Reattu di Arles, Federico Motta Editore pubblica il volume ‘Etruria’ con i testi di Charles-Henri Favrod e Michele Moutashar. Nel 1992 riceve l’incarico di fotografare i reperti della collezione archeologica conservati nel Cortile e nella Galleria dei Marmi dei Civici Musei di Reggio Emilia. Dal 1994 al 1996 fotografa la città francese di Arles. Nel 1997 su incarico del Musée Archeologique de Nice-Cimiez realizza un servizio sul sito archeologico locale. Nel 1998 la provincia di Reggio Emilia, nell’ambito delle relazioni culturali previste nel programma di gemellaggio con quella dell’Enzkreis in Germania, lo invita a fotografare il monastero cistercense di Maulbronn. Nel 2002 Grassi inizia a lavorare insieme a Fabrizio Orsi a un progetto su Luzzara a cinquant’anni esatti dalla pubblicazione del libro “Un Paese” di cesare Zavattini e Paul Strand. Alla fine del 2004 viene presentato il volume ‘Luzzara.Cinquant’anni e più’ edito da Skira Editore con un testo di Luciano Ligabue.

L’autore ha esposto in personali e collettive in varie città d’Europa dove sue fotografie sono conservate presso musei e istituzioni. Nel 2013 espone nella collettiva Mon Ile de Montmajour a cura di Christian Lacroix nell’Abbaye de Montmajour nel sud della Francia. Recentemente ha esposto la serie Sine Tempore nel Palazzo dei Principi di Correggio. Nel 2018 grazie alla collaborazione con la Galleria Paola Meliga di Torino ha presentato una selezione delle fotografie di Sine Tempore alla IAGA Contemporary Art di Cluj-Napoca in Romania, galleria che porterà lo stesso lavoro alla Thessaloniki International Contemporary Art Fair prevista dal 22 al 25 novembre. Nella primavera del 2018 Grassi dona una sua opera per l’asta benefica “La Fotografia diventa Nobile”, organizzata da EyesOpen! Magazine per una raccolta fondi a favore di Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica Onlus, alla quale hanno partecipato 178 fotografi da tutto il mondo, per un monte donazioni di quasi 24mila euro totali.

© Marcello Grassi/Civico Museo Archeologico di Milano

 

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Mostre – Efrem Raimondi a Parma

Apre l’8 novembre alle 18.30, nello spazio espositivo BDC28 di Parma, “La mia famiglia”, personale intimista di Efrem Raimondi curata da Laura Manione e inserita nell’ambito di ColornoPhotoLife 2018. Promossa da Lucia Bonanni e Mauro del Rio, la coppia che ha creato il contenitore culturale “BDC – Bonanno Del Rio Catalog”, «La mia famiglia – scrive la curatrice – si pone come una frattura nello scheletro che regge le innumerevoli ricerche fotografiche condotte oggi su questo tema. La famiglia, per Efrem Raimondi, non è un’entità astratta sondata nelle sue sfumature psicologiche o nelle sue variabili geografiche. E non è neppure il frutto di un rigoroso censimento parentale. Al di là della specie e del regno di appartenenza (esseri umani, gatti e una pianta d’appartamento confluiscono infatti a pieno titolo nella serie) la famiglia, qui, è materia vera. È carne dell’autore, sostanza uscita dal suo stesso grembo nell’unica forma possibile: quella di una fotografia. Refrattario per natura a ogni codificazione espressiva, Efrem Raimondi, anche in questa occasione, si è mosso in una zona franca, libera dai dazi imposti dalla contemporaneità. Con una semplice operazione di recupero, ha radunato ritratti e autoritratti scattati nel tempo con strumenti che più hanno segnato il suo percorso.Ha trasferito se stesso e i suoi affetti più cari su un registro esclusivamente fotografico. Le immagini in mostra, quindi, non celebrano un figlio, un marito, un gattofilo o un floricoltore. Non abbozzano un’autobiografia. Bastano e badano a loro stesse. Insensibili agli sguardi del pubblico come a quelli del loro stesso autore».,

BDC – Bonanni Del Rio Catalog è il progetto di Lucia Bonanni e Mauro Del Rio dedicato all’arte contemporanea. Inaugurato a gennaio 2016 ad Artefiera a Bologna, riunisce le attività e le produzioni organizzate dalla coppia, relative all’arte contemporanea: una serie in divenire di eventi, oggetti, luoghi ognuno identificato da un numero progressivo. Il quartiere generale di BDC è BDC28, chiesa sconsacrata nel centro storico di Parma e dove, nel Seicento, una confraternita legata alla Chiesa di San Benedetto fondò l’oratorio di Santa Maria della Pace. Sconsacrato agli inizi del ‘900, fu riconvertito a officina meccanica e poi a garage, finché nel 2015 è stato riaperto con il progetto BDC. Oggi è un centro dedicato all’arte contemporanea: fotografia, disegno, musica live, performance, incontri.
L’antologica di Efrem Raimondi rimarrà allestita fino al 25 novembre. Orari: venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 21. Catalogo in edizione limitata e numerata.
www.lauramanione.it
bonannidelriocatalog.com

©Efrem Raimondi – All Rights Reserved

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Exhibition – David LaChapelle in Paris

We published the incredible work of David LaChapelle on our issue “Habitat”. He found time to give us an almost surreal and very entertaining interview where he talked about his hyper-realistic style, his thinking and the world. Now the artist is celebrated in Paris with LETTER TO THE WORLD, a large-scale exhibition designed for Galerie Templon’s new space at Rue du Grenier Saint-Lazare. Conceived as a journey through LaChapelle’s imagination, Letter to the World brings together iconic pieces as well as the photographer’s dramatic new work. The exhibition is designed to create a dialogue between two contrasting worlds: from destruction to utopia, excess to redemption. On the lower level, a dynamic selection of iconic works illustrate LaChapelle’s vision of the world we live in today.  The pieces work to represent the challenges of human civilization on the verge of collapse— faltering under the pressure of environmental dangers, the excesses of consumer culture and celebrity idolization. The virtuosic Seismic Shift (2012) as well as the defining Death by Hamburger (2001) and Addicted to Diamonds (1997) are positioned in concert with the artist’s portrait renderings of Andy Warhol, Faye Dunaway, Michael Jackson, Princess Diana and more. On the upper level, the artist responds to to the mortal world with a fantastical utopia.  Throughout the expansive space, over 50 new pictures narrate intimate and powerful scenes from the artist’s imagination – a world where nature and man coexist with joy.

David LaChapelle moved to the jungles of Hawaii 12 years ago. Inspired by his quest for spirituality and a more secluded life, his new works reveal a surprising aspect of his investigations. Drenched in an explosion of unusual, electric colors, his images are composed like collages. They bring to mind the experiments of early photography and evoke William Blake, Leonardo da Vinci and religious iconography. Included in this new world is a preview of his latest series in which LaChapelle photographs figures which he feels would be his ultimate subjects.  This includes the arresting portrait of George Harrison featured above this text, State of Consciousness, 2018.

Letter to the World is on view November 3 through December 29 at Galerie Templon, 28 Rue du Grenier-Saint-Lazare, 75003, Paris

All the images are © David LaChapelle. Courtesy Templon, Paris & Brussels

 

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Mostre – Amici cani, eroi di ogni giorno

Per celebrare il suo 50esimo anniversario, Royal Canin rende omaggio alla meravigliosa relazione che esiste da secoli tra uomini e cani. Questi esseri pelosi sono i nostri eroi di ogni giorno, compagni di vita e preziosi amici, questo stretto legame viene raccontato dallo sguardo e da una doppia esposizione dell’arstita danese Charlotte Dumas. L’autrice, che da sempre è interessata ai meccanismi e al messaggio che scaturisce dalle relazioni tra uomo e donna, ha scelto di cimentarsi in questa nuova prospettiva.

La sua indagine artistica è alla FLAIR Galerie di Arles, Francia, fino al 24 novembre. In quella sede viene presentata una selezione di fotografie da lei realizzate tra il 2009 e il 2011, affiancate a quelle estratte da un progetto specifico commissionatole da Royal Canin quest’anno. Questo secondo nucleo è stato ospitato in parallelo all’ingresso del Summer Garden, boulevard des Lices dal 19 settembre al 3 ottobre. I visitatori scopriranno ritratti di cani e gatti dallo sguardo umano, animali domestici che sono come pezzi di famiglia sempre al servizio dell’essere umano.

Per l’occasione, il catalogo è pubblicato da Glénat. @ Arles, France

 

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Mostre – Pendulum, un viaggio tra merci e persone al MAST di Bologna

S’intitola Pendulum – Merci e persone in movimento, la mostra curata da Urs Sthael, allestita alla fondazione Mast di Bologna fino al 13 gennaio 2019. Negli spazi della PhotoGallery sono esposte 250 opere della collezione della Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia, realizzate da fotografi italiani e stranieri.

L’industria e il mondo del lavoro per loro natura sono in continua evoluzione. A volte i cambiamenti sono minimi e non vengono percepiti, poi arrivano le rivoluzioni che influenzano ogni aspetto della società e trasformano la vita in una corsa a velocità doppia. La collettiva propone una riflessione sul tema dell’accelerazione, l’oscillare del pendolo ricorda il movimento del mondo nello spazio e nel tempo e ci fa pensare al traffico frenetico dei pendolari, ai mezzi di trasporto, allo scambio delle merci e alle numerose persone che si mettono in viaggio ogni giorno per cercare di raggiungere l’Europa. “A questo dinamismo incessante si contrappone un fenomeno di segno opposto”, spiega Stahel. “Il solo fenomeno che ci spinge a rallentare il passo, a cercare di fermare tutto, è quello delle migrazioni”.

Il percorso di visita, ispirato al moto del pendolo, oscilla dalle fotografie di Robert Doisneau agli stabilimenti Renault al Paint Shop della Bmw di Edgar Martins, passando dalle auto da corsa di Ugo Mulas ai container di Sonja Braas e dei truckers di Annica Karlsson Rixon. L’artista presente all’inaugurazione, ha parlato della sua composizione di 736 scatti di camion bianchi, realizzati anche in altri colori durante gli anni Novanta. Il moto perpetuo continua con i ritratti di Helen Levitt ai passeggeri delle metropolitane degli anni settanta e ottanta alle fotografie di Mimmo Jodice, che ritraggono i migranti italiani che si spostavano dal sud Italia al nord o in Svizzera fino agli scatti dei passeggeri delle metropolitane di oggi nelle grandi città, realizzati dall’olandese Jacqueline Hassink. Sette schermi per sette città: Tokyo, Mosca, Parigi, Londra, Seul, Shangai, Barcellona che ritraggono persone che si muovono verso la loro destinazione, impegnate in un altro viaggio, quello virtuale con i loro telefoni cellulari o tablet. E ancora, dai centri spaziali della Nasa fotografati da Vincent Fournier agli accampamenti dei migranti fotografati da Richard Mosse con una macchina a infrarossi. Nella sua opera lunga sette metri, l’artista unisce centinaia di container abitati da disperati bloccati in un’area portuale e dall’altra il trasporto di merci lungo le rotte mondiali.

Chissà se il fascino della lentezza riuscirà a resistere alla supremazia della velocità? Come la foto del bradipo, diventata virale, che cerca di attraversare una strada in Ecuador, poi rinuncia e rimane abbracciato al guardrail dell’autostrada.

FondazioneMAST, www.mast.org, fino al 13 gennaio 2019 con ingresso gratuito. Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 10 alle 19

(Testo a cura di Carolina Masserani)