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MIA Fair torna a stupirci

Sa di primavera e di ritorno alla normalità, questa edizione 2022 di MIA Photo Fair. Rimandata per la pandemia, ripartita con una tappa lo scorso autunno in mezzo a tante incertezze, la kermesse riprende finalmente la sua collocazione temporale di sempre, per riportare a Milano lo stupore della grande fotografia d’arte e dei molti linguaggi artistici contemporanei ad essa collegati. Dal 28 aprile al 1° maggio sarà ancora SUPERSTUDIO MAXI a Milano (via Moncucco 35), in zona Famagosta, ad accogliere la XI edizione e i suoi quasi cento espositori  provenienti dall’Italia e dall’estero in 7mila metri quadrati di luminosi spazi. A partire da questa tappa, MIA Fair entra nel gruppo Fiere di Parma.

Dopo Rankin, tocca quest’anno all’artista olandese Larissa Ambachtsheer (1993) firmare l’immagine coordinata di MIA Fair, con opere tratte dalla serie You Choose, I seduce(2017), in cui indaga il comportamento umano creando set e messe in scena, per realizzare nature morte, interrogandosi sul ruolo del colore nel cibo e su come lo si possa utilizzare come strumento di manipolazione. L’autrice (1993) vive e lavora a L’Aia (Olanda), si è diplomata nel 2017 alla Royal Academy of Visual Arts deL’Aia. Il suo lavoro si concentra su temi legati al comportamento umano come la consapevolezza, lo stile di vita minimalista e la sostenibilità. Osserva ciò che accade nella vita quotidiana e lo trasforma nella sua realtà. Ciò si traduce in nature morte, creazioni di moda e serie di immagini fotografiche. Con questi lavori, Larissa Ambachtsheer pone in evidenza i meccanismi manipolatori, sociali e automatici che spesso controllano il rapporto con noi stessi e le nostre vite.

Numerosi gli appuntamenti in programma. Il più rilevante, il cuore dell’intera fiera, è rappresentato dalla Main section che accoglierà un panel di espositori, selezionato da Fabio Castelli, direttore di MIA Fair,  Gigliola Foschi ed Enrica Viganò, advisor di MIA Fair. Tra le varie sezioni, si segnala la conferma di Beyond Photography Dialogue, curata da Domenico de Chirico, che ha selezionato con le gallerie invitate artisti consolidati ed emergenti, in un dialogo tra opere di fotografia intesa come linguaggio d’arte contemporanea e altri medium  come scultura, pittura e installazione.

Si terrà la mostra Quei temerari delle strade bianche. Nuvolari, Varzi, Campari e altri eroi alla Cuneo – Colle della Maddalena, a cura di Giosuè Boetto Cohen, con il sostegno di Eberhard & Co., che racconterà, attraverso una selezione di 20 immagini, la sfida automobilistica Cuneo-Colle della Maddalena, tra il 1925 e il 1930, considerata per difficoltà e lunghezza come una delle corse più pericolose dell’epoca. Personaggio fondamentale delle fotografie in esposizione è Tazio Nuvolari, uno dei più grandi nomi dell’automobilismo mondiale, a cui, da oltre 30 anni, Eberhard & Co. dedica una speciale collezione.

Tra i premi, frutto di preziose collaborazioni con diverse istituzioni e partner culturali, segnaliamo il Premio New Post Photography, organizzato da MIA Fair, curato da Gigliola Foschi, che si propone di promuovere le tendenze più creative e innovative nel mondo della fotografia contemporanea e di essere una significativa vetrina, capace di registrare e mettere in luce i cambiamenti in atto.

La giuria, composta da Gigliola Foschi (curatrice del Premio e Advisor di MIA Fair), Sara Benaglia e Mauro Zanchi (docenti, curatori di BACO – Base Arte Contemporanea Odierna di Bergamo), Matteo Bergamini (direttore responsabile di exibart, membro del team curatoriale della biennale d’arte contemporanea milanese “BienNoLo”), Steve Bisson (direttore artistico Ragusa Foto Festival, docente al Paris College of Art), Franco Carlisi (direttore della rivista “Gente di Fotografia”) e Claudio Composti (curatore e direttore artistico di mc2 gallery), hanno selezionato Giorgia Bisanti, Mitikafe, Alessandro Cristofoletti, Daria Danilova, Francesca De Pieri, Massimiliano Gatti, Alessandro Laita / Chiaralice Rizzi, Marco Lanza, Nikola Lorenzin, Libera Mazzoleni, Sara Munari, Giangiacomo Rocco di Torrepadula, Alessandro Sambini, Filippo Tommasoli, Ulderico Tramacere, i cui lavori saranno esposti durante MIA Fair, in uno spazio dedicato.

MIA Fair 2022 accoglie la prima edizione del Premio IRINOX SAVE THE FOOD, a cura di Claudio Composti, aperto a progetti di artisti che abbiano una relazione con il tema del cibo in ogni sua forma.

Tra i molti candidati, sono stati selezionati dalla giuria finale composta da Katia Da Ros, (imprenditrice e Vicepresidente di Irinox S.p.A., Conegliano, TV), Carlo Sala (curatore e critico d’arte) ed Enrico Stefanelli (Direttore di Photolux Festival, Lucca) i 3 finalisti del Premio: Margherita del Piano, Malena Mazza e Maurizio Montagna e altri 13 autori, le cui opere saranno esposte all’interno della fiera: Simone Barberis, Giulio Cassanelli, Arnaldo Dal Bosco, Alessia De Montis, Margherita Del Piano, Mario Ermoli, Silvia Gaffurini, Giacomo Giannini, Luca Gilli, Ziqian Liu, Rohn Meijer, Ryan Mendoza, Romana Zambon, Patrizia Zelano. La giuria ha decretato Malena Mazza, Margherita Del Piano e Maurizio Montagna come vincitori del premio e l’opera Convivio di Malena Mazza entrerà a far parte della Collezione Irinox, grazie a un premio acquisto di Euro 2000. Il Premio è supportato da Irinox S.p.A., leader nella produzione di abbattitori rapidi di temperatura e di sistemi di conservazione di alta qualità per il settore professionale e domestico e di quadri elettrici in acciaio inox.

Sky Arte, media partner di MIA Fair, promuove invece il Premio Sky Arte che verrà assegnato a uno dei fotografi presenti in fiera, in palio uno speciale interamente dedicato alla sua carriera e alla sua visione artistica che sarà trasmesso sul canale tematico. La giuria è composta da Fabio Castelli, ideatore di MIA Fair, da Francesco Raganato, autore e regista, Daria Scolamacchia, photo editor e coordinatrice del dipartimento dello IED di Roma, e Dino Vannini, Head of Documentary & Factual Channels di Sky. Sky Arte, inoltre, realizzerà un servizio su MIA Fair che verrà diffuso sui canali 120 e 400 di Sky e in streaming su NOW.

I PROGETTI SPECIALI

Oltre alla Main section e ai premi, MIA Fair si completa con una serie di Progetti speciali.

BDC – Bonanni Del Rio Catalog, polo culturale di Parma (acronimo della coppia di collezionisti parmigiani Lucia Bonanni e Mauro Del Rio e ‘C’ di Catalog) promuove la prima edizione di La Nuova Scelta Italiana, che mira a valorizzare il lavoro di tre artisti che sono stati selezionati come  eredi dei grandi maestri della fotografia italiana. Gli artisti vincitori, oltre a un premio in denaro, esporranno le loro opere a MIA Fair 2022 e, in autunno, nella sede di BDC a Parma.

Fiere di Parma ha inoltre istituito un fondo di Euro 20.000 da impiegare per l’acquisto di opere selezionate durante i giorni di MIA Fair, da una commissione composta da Fabio Castelli e da esponenti dello CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fondato da Carlo Arturo Quintavalle, che entreranno a far parte della collezione Fiere di Parma.

SNAM, principale operatore europeo nel trasporto e nello stoccaggio di gas naturale, promuove The Thin Line, progetto che documenta il viaggio fotografico lungo 4000 km, compiuto da Giada Ripa in Italia, dall’estremo nord in Friuli Venezia Giulia a Mazara del Vallo in Sicilia, il cui territorio ospita reti e infrastrutture rispettose dell’ambiente naturale e umano attraverso le quali scorrono gas verdi come idrogeno e biometano, capaci di avvicinare sempre di più le persone alle fonti di energia rinnovabili.

Il Centro di Ricerca Advanced Technology in Health and Well-Being e ICONE, il Centro Europeo di Ricerca di Storia e Teoria dell’immagine dell’Università Vita-Salute San Raffaele tornano a MIA Fair con NEFFIE, un Progetto di Neuro-Estetica Fotografica che unisce arte fotografica e innovazione tecnologica e un ciclo di incontri culturali dedicato a riflettere in senso ampio su questa relazione.

NEFFIE riattualizza l’iconica cabina delle fototessere utilizzata da Franco Vaccari nella sua opera fotografica che prendeva forma in tempo reale, Esposizione in tempo reale n. 4: Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, presentata alla Biennale di Venezia del 1972, rendendola protagonista di quella che potrebbe definirsi una nuova Esposizione virtuale in tempo reale e mostrando l’attualità anticipatrice di concetti quali “feedback” o “inconscio tecnologico”. In particolare, NEFFIE utilizza specifici biosensori e un complesso algoritmo di Intelligenza Artificiale per elaborare le risposte emotive e cognitive dei visitatori di fronte a una fotografia complessa, restituendo una rappresentazione tangibile di ciò che abbiamo visto e percepito di fronte a questa come simbolo concreto del nostro “inconscio neuro-estetico”. Dopo i riscontri ampiamenti positivi ricevuti a MIA Fair nell’ottobre del 2021, la piattaforma riapre al pubblico offrendo lo spazio per una nuova sperimentazione in prima persona, riaffermando la centralità del mezzo fotografico come dispositivo artistico di consapevolezza e di emancipazione culturale, individuale e sociale.

La Olympic Foundation for Culture and Heritage presenta Olympism Made Visible un progetto internazionale di fotografia per divulgare i valori olimpici, attraverso iniziative di sviluppo su base comunitaria in settori quali l’assistenza umanitaria, la promozione della pace, della salute e del benessere attraverso lo sport.
Per l’occasione, saranno esposte, per la prima volta in una fiera europea della fotografia, le immagini di Alex Majoli e Lorenzo Vitturi che hanno lavorato con organizzazioni, in Brasile e Cambogia, che promuovono lo sviluppo sociale attraverso lo sport.
Alex Majoli, tra i più riconosciuti fotoreporter di guerra, propone 33 scatti raccolti durante la sua visita a due organizzazioni operanti nelle favelas di Rio de Janeiro, mentre Lorenzo Vitturi, artista visivo, fotografo e scultore, espone dodici immagini ispirate dal suo incontro con la scuola di skateboard per ragazzini delle periferie povere di Phnom Penh in Cambogia.

Roberto Polillo, uno dei più conosciuti fotografi italiani a livello internazionale, porta a MIA Fair il suo progetto Invisibile. Curato da Denis Curti, Invisibile, racconta la ricerca dell’artista milanese, attraverso 21 immagini che sono lo specchio di oltre quindici anni di indagine fotografica che nei primi anni della sua carriera gli ha permesso di ritrarre alcuni dei più importanti nomi del Jazz, quindi, mosso dall’amore per il viaggio, lo ha spinto in oltre 25 paesi nel mondo, dal Marocco alla Cambogia, dal Giappone all’India. Le opere esposte a MIA Fair presentano paesaggi e architetture, colori e percezioni, che aspirano a cogliere l’anima dei luoghi e rivelare una realtà ridotta ai suoi elementi essenziali, evocativi di una realtà altra e diversa da quella registrata soltanto dagli occhi e alla volontà di trovare un linguaggio che possa diventare veicolo per una nuova espressione della realtà.
Il progetto si completa con il talk di venerdì 29 aprile alle ore 18.00 dal titolo Esplorando l’invisibile che vedrà un dialogo tra Denis Curti e Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con Mauro Pagani, polistrumentista, compositore e produttore discografico, e Francesca Taroni, direttore di Living e Abitare.

Animica è il titolo del progetto speciale di Barbara Pigazzi, curato da Angela Madesani.
Protagonista è la laguna veneta fra le provincie di Padova e Venezia, patrimonio dell’UNESCO. La mostra presenta 16 immagini, stampate su carta Hahnemühle, che propongono un paesaggio antropizzato, sul quale la fotografa lavora da molti anni. I luoghi sono teatro di brevi racconti dell’anima, popolati di personaggi, uomini e donne, in cui a dominare sono la scelta poetica della luce e il silenzio della natura. Per l’occasione Barbara Pigazzi ha realizzato un portfolio in 7 esemplari, costituito dalle 7 immagini fotografiche più significative di Animica.

La Galleria Project 2.0 de L’Aia (Paesi Bassi), con il progetto Dutch Talent Pavillion, col patrocinio del Consolato del Regno dei Paesi Bassi, ha scelto la vetrina di MIA Fair per presentare 5 tra i fotografi più originali della nuova scena olandese contemporanea: Sanja Marušič, Manon Hertog, David Hummelen, Lisanne Hoogerwerf e Larissa Ambachtsheer che ha firmato l’immagine della fiera. I cinque autori propongono altrettante visioni della vita quotidiana che si sviluppano in una narrazione fatta d’immagini collegate tra loro.

Anche in questa edizione MIA Fair rinsalda la collaborazione con Photo Independent, la fiera di fotografia di Los Angeles che sonda le nuove generazioni di fotografi indipendenti che, per l’occasione, presenterà una mostra immersiva e una selezione dei più interessanti autori, scelti tra i molti che hanno esposto nella rassegna californiana.

Onde nella Foresta. L’invisibile che esiste è il progetto fotografico di Marco Lanzetta Bertani, ideato e curato da Claudio Composti, in collaborazione con Tenuta de l’Annunziata di Uggiate Trevano (CO), un Natural Relais nato dal recupero di un’antica proprietà a lungo abbandonata, inserito in un bosco di 13 ettari, mappato dal bio architetto Marco Nieri, nel quale si può usufruire dei percorsi meditativi guidati da Margot Errante, insegnante di discipline contemplative asiatiche.
La mostra nasce dalla consapevolezza che il binomio natura-uomo è quanto mai attuale e gli scatti di Marco Lanzetta Bertani, da sempre dedicati al tema della foresta, forniscono una chiave di lettura inedita per raccontare la relazione Uomo-Albero. Per Lanzetta, fotografare i boschi e le foreste significa aprire un “portale”, per entrare attraverso l’immagine in uno stato introspettivo e per iniziare un viaggio dentro sé stessi, in un luogo dove s’incontrano l’io cosciente e l’inconscio.
A corollario, sabato 30 aprile alle ore 18.00, nell’Area Talk di MIA Fair si terrà una conversazione tra Marco Lanzetta Bertani, Margot Errante e Marco Nieri.

Mondadori Portfolio – agenzia fotografica del Gruppo Mondadori – celebra i suoi primi dieci anni di attività con Uno sguardo gentile, fotografie di Marisa Rastellini, una monografica, curata da Maria Vittoria Baravelli in collaborazione con Mondadori Portfolio, dedicata alla raffinata fotografa che ha lavorato, dagli anni sessanta fino alla fine degli anni ottanta, per i magazine Grazia ed Epoca.
In mostra saranno esposte stampe vintage di Marisa Rastellini, in grado di documentare perfettamente lo spirito del tempo da lei vissuto e molto ben rappresentato nei suoi ritratti di attori, personaggi della letteratura e della cultura italiana, e nei numerosi reportage di moda. Una fotografa dallo sguardo profondo, il cui straordinario lavoro esce per la prima volta dagli archivi della Mondadori.

A MIA Fair sarà presentato Morpheus, un progetto sviluppato da Bit For Fun che propone il meglio della tecnologia da applicare su metaverso e mostrare gallerie di opere e NFT in uno scenario personalizzato, con un livello di definizione e di realismo finora mai visto. I visitatori avranno così la possibilità di provare le funzionalità di Morpheus, accedendo alle gallerie virtuali in tempo reale.

Con questa edizione, MIA Fair inizia una collaborazione con Instagramers Milano (@IgersMilano), la community milanese di riferimento per gli appassionati di Instagram con oltre 54mila follower, che si traduce in due iniziative. La prima è un workshop in cui Orazio Spoto, esperto di comunicazione digitale, cofondatore di Newmi B Corp e presidente di Instagramers Italia ETS, parlerà di “Instagram e fotografia: 10 profili per ispirarsi” fornendo così esempi e spunti utili a professionisti e curiosi.
La seconda è una challenge, ovvero una “sfida fotografica” su Instagram aperta a tutti in cui si chiede di rappresentare con una fotografia “l’amore” in tutte le sue forme, inclusivo e solidale, e di segnalarla con il tag #AmoreMiaFair. Una giuria presieduta dal fotografo Stefano Guindani selezionerà le più interessanti che verranno poi esposte in fiera e vendute per beneficenza in collaborazione con la Fondazione Rava.

La Fondazione Rava presenta anche il progetto Emergenza Ucraina, raccontato attraverso le intense immagini di Alfredo Bosco, fotoreporter dell’Agenzia LUZ e volontario della Fondazione in Haiti. Dal primo giorno del conflitto, Alfredo Bosco si trova in territorio ucraino, continuando a testimoniare la gravissima situazione attraverso i suoi scatti.

Quale ideale prologo della fiera, MIA Fair organizza, dall’11 aprile al 19 settembre 2022, negli spazi dedicati alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi di Milano, la mostra Ganga Ma (Madre Gange), che documenta il viaggio di dieci anni lungo il fiume sacro che il fotografo italiano Giulio Di Sturco ha intrapreso riportando gli effetti di inquinamento, industrializzazione e cambiamenti climatici. Il progetto accompagna il fiume per 2.500 miglia, dalla fonte nell’Himalaya in India al delta nella Baia di Bengal in Bangladesh, raccontando di come esso si trovi sospeso tra la crisi umanitaria e il disastro ecologico.

L’Archivio Carlo Orsi si presenta a MIA Fair con una mostra che ripercorre la carriera del fotografo milanese, attraverso 30 immagini tratte dai suoi cicli più famosi, da quelle più iconiche dedicate alla Milano degli anni sessanta, a quelle dei suoi viaggi intorno al mondo, ai ritratti di personalità della cultura, quali Riccardo Muti ed Ettore Sottsass, dello sport – Michael Schumacher, Marco Simoncelli, e altri.

Da non perdere tra gli artisti esposti durante la kermesse, il solo show di Matteo Procaccioli Della Valle presso la galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea, con book signing fissato per sabato 30 aprile alle 16.30. Per mostrare il percorso dell’artista, al MIA la galleria ha scelto di presentare una selezione di polaroid che mettono al centro la figura umana, che successivamente scompare in altri lavori che fanno parte del viaggio artistico del fotografo, e un focus di ricerca sulle architetture ipercontemporanee o antiche. Qui troviamo URBAN HIVES progetto dedicato alle megalopoli densamente abitate e alle conseguenze architettoniche e umane della sovrappopolazione; MICROCITIES vedute architettoniche dall’alto che diventano non luoghi per i quali l’artista volutamente non fornisce specifiche coordinate. E ancora VESTIGES, corpus in cui Procaccioli rende omaggio alla nostra storia e alla stratificazione geologica e territoriale come memoria collettiva, ripresa anche nel ciclo STRUCTURES dove indaga la relazione tra presente e passato recente.

Torna in fiera anche Jacopo Di Cera, con una retrospettiva sulla sua produzione “fotomaterica”.  Presso lo stand di bArt, dal 28 aprile all’1 maggio, esporrà tre suoi progetti accomunati dal suo particolare sguardo: Fino alla fine del mare, lavoro che porta a galla l’emergenza sociale dell’immigrazione, ritraendo, in maniera astratta, le barche giunte fino a Lampedusa; Il Rumore dell’Assenza, tragico racconto visivo del terremoto che nel 2016 devastò parte del Centro Italia e rase al suolo la città di Amatrice; e il più recente MIRO. Milano – Roma, narrazione diaristica dello sguardo di un pendolare lungo la tratta ferroviaria Milano – Roma e viceversa che riscopre l’emozione del “guardare dal finestrino”

Un altro fiore all’occhiello di MIA Fair è il programma culturale che, nei giorni di apertura della manifestazione, organizzerà incontri, conferenze, talk su alcuni dei temi più attuali nel campo dell’arte e della fotografia.

MIA Fair – Milan Image Art Fair, organizzata da Fiere di Parma, gode del patrocinio della Regione Lombardia, della Città Metropolitana di Milano, del Comune di Milano e del Kingdom of The Netherlands.  Main sponsor BNL BNP Paribas. Sponsor Eberhard & Co.Note biografiche

MIA Fair può contare su un affezionato gruppo di sponsor. Per l’undicesimo anno consecutivo, BNL BNP Paribas è partner di MIA Fair nel ruolo di Main Sponsor, promuovendo il Premio BNL BNP Paribas, quello di maggior rilievo della manifestazione, assegnato da una giuria ad artisti che prendono parte alla fiera, esponendo con le proprie gallerie di riferimento. Il riconoscimento sottolinea il forte interesse di BNL BNP Paribas nello sviluppo della cultura e nella ricerca dell’arte contemporanea in Italia. L’opera vincitrice sarà annunciata il 27 aprile e sarà acquisita da BNL BNP Paribas entrando a far parte della collezione della banca, che a oggi conta oltre 5.000 lavori. Anche Eberhard & Co., che accompagna MIA Fair da 10 anni, conferma il proprio supporto e propone un nuovo progetto per la divulgazione di una parte dell’archivio di Adriano Scoffone (1891-1980) contenente circa 40.000 lastre e pellicole realizzate dal fotografo piemontese, nonché la contestuale digitalizzazione in una banca dati consultabile online.

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Mostra – Mario Ermoli, Analog Nature

“Niente può essere uguale ad un altra cosa nel mondo reale”. Così esordisce Mario Ermoli nella sua presentazione.

Questa serie fotografica tratta il tema dell’unicità e si intitola “Analog Nature” in contrapposizione al mondo digitale e virtuale. Proviamo a pensare che tutto quello che vediamo di fronte a noi è in realtà unico e irripetibile, ogni singolo attimo è diverso dal precedente e dal successivo, spesso non ce ne rendiamo conto, ma quello che la fotografia congela è in realtà ogni volta una piccola unica meraviglia e quando finalmente te ne accorgi è una cosa che potrebbe cambiarti la giornata.

“E’ possibile affermare che l’acqua di un bicchiere è uguale all’acqua di un altro bicchiere? – prosegue – Penso all’acqua che scorre dentro a un calorifero, apparentemente immobile e silente, ad un qualsiasi frutto, dentro come è? Ce n’è un altro uguale? Saranno mai esistite due uova veramente identiche? Proprio come le nuvole…  Il frame fotografico diventa la nostra unica certezza. All’interno troviamo le possibilità e i tentativi di rappresentare un oggetto e quando lo sguardo si posa su un dettaglio, ecco che il pensiero ci porta alla natura stessa della materia di cui è fatto. Mi accorgo, però, che quello che ho visto non è rappresentato né dall’immagine appena scattata, né tantomeno dall’oggetto reale ancora appoggiato sul set”

“La fotografia mi porta dunque ad una nuova visione delle cose, dove nulla può essere uguale perché è la memoria stessa di quell’oggetto che lo modifica e lo trasforma rispetto al suo aspetto oggettivo. Come ogni oggetto non può essere uguale ad un altro, anche un pensiero, un’emozione si comportano allo stesso modo e quindi il fotografare diventa solamente il tentativo di fermare il tempo e gli oggetti nello spazio; la fotografia è come il buco della serratura e l’abilità sta nel far guardare attraverso il buco e non il buco solamente. Però la domanda finale è : Hai visto anche tu quello che ho visto io?”

Questi pensieri nascono da una riflessione sulla bellezza che l’autore ha fatto durante il lockdown.

“Una volta trovata la chiave del romanzo giallo (cit. Blow up), ho cominciato a ragionare su come le fotografie che volevo realizzare avrebbero potuto stuzzicare in maniera sotterranea la sensibilità dello spettatore e quindi ho scelto un approccio minimale e vagamente surreale per evitare ogni tipo di didascalismo. Unica eccezione la serie dei bicchieri d’acqua che, al contrario, nella loro semplicità per me rappresenta una perfetta metafora del rapporto tra contenuto e contenitore, dove spesso il livello dell’acqua all’interno del bicchiere rappresenta più che altro una condizione umana, uno stato di coscienza. Per quanto riguarda l’aspetto estetico sento chiaramente l’influenza dei miei punti di riferimento di sempre (Man Ray, Andre Kertesz, Irving Penn) ma anche di artisti come Gino De Dominicis e Morandi. Le fotografie sono tutte realizzate con luce naturale; in alcuni casi, ho utilizzato anche una torcia elettrica. Ho usato differenti macchine fotografiche a seconda dell’esigenza (Reflex dslr, medio formato digitale e banco ottico analogico).

Aperta dal 25 febbraio al 10 marzo, inaugurazione giovedì 24 febbraio dalle 18:30 presso la Galleria Valeria Bella, Milano Via Santa Cecilia 2, entrata da Via San Damiano • 20122 Milano

 

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Mostre – Luca Casonato, Riaffioramenti

Inaugura questa sera all’Acquario Civico di Milano, e resterà aperta dall’11 febbraio al 13 marzo, la personale di Luca Casonato a cura di Giovanni Pelloso al titolo “Riaffioramenti. Asia on my mind”. Si compone di novanta fotografie di piccole (21x15cm e 44x30cm), medie (60x45cm) e grandi dimensioni (85x60cm) e si propone di “ridar vita”, attraverso il ricordo e l’azione artistica, alle magnifiche carpe che popolano gli stagni del giardino Qinghui a DaLiang in Cina. E’ promossa dal Comune di Milano, settore Cultura e dall’Acquario e Civica Stazione Idrobiologica.

Su sue stampe in bianco e nero, Luca Casonato interviene in molteplici sessioni colorando a mano con inchiostri di china il medesimo soggetto. Il progetto espositivo offre al visitatore, oltre all’espressività dell’intervento, una riflessione sulla memoria visiva e sull’inafferrabilità del colore, manifestazione di quelle vite che attraversano lo specchio d’acqua.

“Foglio dopo foglio, nella ricorsività del gesto, in quel continuo ritorno all’inizio, sempre uguale, nel suo cominciamento, e sempre diverso, nel suo epilogo, riporta a una dimensione dell’essere. Ciò che affiora alla mente non è una memoria ascrivibile a un’azione di duplicazione della realtà, tale da potersi ritenere oggettiva e cristallina, ma il risultato di un’esperienza della visione e della rievocazione filtrata da un carico emotivo ricco di suggestioni e di fascinazioni, di pulsioni dell’animo e di invenzioni immaginative che fa di quel vissuto non solo una storia personale e particolare, ma oltremodo incapace di rendersi definitiva poiché sempre in grado di accogliere nuove impressioni e reminiscenze. L’opera di Luca Casonato ci ricorda, in un mondo dove tutto si vorrebbe indubitabile e immutabile, dove a tutto è chiesto di cadere nella cesta della logica e del dato analitico, della contabilità e del metodo sperimentale, di quanto l’uomo sia un essere inafferrabile, capace di sottrarsi a ogni pretesa”.

Giovanni Pelloso

Un viaggio compiuto in Cina nel 2010 ha permesso all’autore di visitare il famoso Qinghui Garden nella regione del Guangdong. Ricco di alberi, fiori, rocce, padiglioni e bacini d’acqua, il classico giardino cinese in miniatura esprime pienamente l’armonia del rapporto tra l’uomo e il paesaggio naturale, ricreando artificialmente quegli equilibri visivi che si hanno in natura e che, fonte di ispirazione e di elevazione, nutrono lo spirito. Pur essendo ancora vivo il ricordo di quel luogo e di quegli istanti, l’autore non recupera mentalmente la certezza della sensazione cromatica, risultando invece indefinita, cangiante, in continuo mutamento. Pur concentrandosi, il colore, questo elemento distintivo, perdendo consistenza, oggettività, ridefinendosi ogni volta, sembra qui appartenere a una realtà soggettiva dipendente da una concatenazione emotiva.

Note biografiche

Luca Casonato (1977), conseguita la laurea in ingegneria edile e la specializzazione in fotografia, decide di completare la sua formazione professionale nel delicato ruolo di assistente: sarà Gabriele Basilico il suo mentore per alcuni anni (2004-2006). Sin dall’inizio, per scelta autoriale, affianca all’attività professionale di fotografo una costante ricerca artistica rivolta alla rappresentazione del frammentato paesaggio contemporaneo e all’estetica dell’ingegneria.

Nel 2019 è uno degli artisti segnalati dalla giuria al Premio Combat Prize 2019.

Nel 2017 vince due menzioni come finalista al One Eyeland Awards 2017, nelle sezioni “Architecture/Historic” e “Architecture/Industrial”.

Nel 2015 partecipa alla residenza d’artista Serre Salentine – Bitume Photofest. Nello stesso anno collabora con la Harvard Graduate School of Design e l’Università di Bergamo al progetto “Casoncelli: from the cow to the stomach (and viceversa)”, REAL Cities – Bergamo 2.035 | Smarter Citizens.

Nel 2014 riceve una menzione d’onore al MIFA, Moscow International Foto Awards.

Nel 2013 collabora al progetto “Watersheds” in mostra alla 2013 Bi-City Biennale of Urbanism\Architecture (UABB), Shenzhen, Cina.

Nel 2012 “Colliders” è primo classificato all’ International Photo Awards 2012 nella categoria “Architecture – Industrial”. Nello stesso anno è invitato a partecipare al festival internazionale “Darmstädter Tage der Fotografie” a Darmstadt, Germania; ed è fra i finalisti al Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee.

Nel 2010 e nel 2011 è Visiting Expert presso la South China University of Technology, Guangzhou, Cina.

Nel 2010 col progetto “Colliders” è secondo classificato al Sony World Photography Awards nella categoria “Fine Art – Architecture”. Nello stesso anno è invitato a partecipare a “Le Cose e il Paesaggio”, premio fotografico istituito dal Sistema dei Musei di Valle Camonica.

Nel 2008 partecipa alla Biennale Fotografica di Cracovia nella sezione Voice OFF. È  un autore segnalato al “Premio della Qualità Creativa in Fotografia Professionale” indetto dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti – TAU Visual.

Nel 2007 è fra i finalisti al premio “Atlante Italiano 007 Rischio Paesaggio” indetto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dalla DARC.

Nel 2005 riceve una menzione a “Netshot”, premio di fotografia-web organizzato dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano).

Nel 2004 cura la riedizione della mostra “Nelle altre città” di Gabriele Basilico presso il Design Centre, San Donà di Piave (Venezia).

Riaffioramenti. Asia on my mind, di Luca Casonato e a cura di Giovanni Pelloso

 Acquario Civico di Milano dall’11 febbraio al 13 marzo

Viale G. Gadio 2, Milano. (MM2 Lanza), Tel. 02 88465750

Orari: martedì – domenica, ore 10:00 – 17:30, ultimo ingresso ore 17:00 (con biglietto). Chiusura biglietteria ore 16:30. Chiuso il lunedì.

Ingresso: 5.00 euro intero, 3.00 euro ridotto, la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso all’Acquario.

Info: www.acquariodimilano.it, www.museicivicimilano.vivaticket.it

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Mostra – DARK CITIES Fotografie di Lynn Saville

Inaugura domani alle ore 18, presso Alessia Paladini Gallery in via Pietro Maroncelli 11 a Milano, la personale di questa fotografa americana che è anche l’occasione di celebrare il primo anniversario di attività di questo spazio espositivo focalizzato sulle produzioni al femminile. In mostra, una selezione di 20 opere a colori, scattate principalmente a New York e Brooklyn. Il critico statunitense Arthur C. Danto descrive Lynn Saville (Durham, North Carolina 1950) come “la risposta newyorkese a Eugène Atget, perchè si aggira per la sua città alla fine del giorno, raccogliendo i frammenti del passato quando passano nel presente, poco prima che vengano inghiottiti dalle ombre”.  Scattando all’alba o al tramonto – posizionando il cavalletto in modo furtivo per non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine – l’artista ritrae luoghi svuotati della loro dimensione primaria, che diventa altra, quasi un set cinematografico dietro al quale si svelano abbandoni dovuti alla dilagante crisi finanziaria, o a espansioni edilizie che cancellano un passato fatto di persone e di consuetudini ormai desuete.

Sono fotografie fatte anche di attese, sembra quasi che questi luoghi stiano aspettando una nuova possibilità di rigenerazione. La quasi totale assenza della presenza umana nelle fotografie di Lynn Saville facilita questa impressione di trasformazioni in divenire, immaginarie: i pochi passanti appaiono furtivamente, quasi dei fantasmi, spesso fuori fuoco (anche grazie alle lunghe esposizioni richieste dalla poca luce naturale). Lynn Saville non assume una posizione apertamente critica verso i temi dello sviluppo urbano. Piuttosto, la riflessione si rivolge ai segni visibili che i cambiamenti economici operano sul tessuto urbano. Il suo impegno sociale è presente, ma non interferisce con il suo senso del colore e della luce, della composizione o con la sua curiosità verso la “mano invisibile” del mercato immobiliare e i suoi effetti, molto visibili, sulla vita di ognuno. In questo modo, Lynn Saville riesce a trasformare l’ordinario, colmando i vuoti con immaginarie profondità.

Nelle sue iridiscenti, enigmatiche fotografie, Lynne Saville trasporta l’ambivalenza visuale ed emotiva del momento di passaggio tra notte e giorno suggerendo il contrasto tra ciò che è visibile e ciò che non lo è; le sue immagini sospendono il tempo, privando i paesaggi urbani delle loro consuete caratteristiche e abitanti. Il realismo è la cifra consueta della street photography e diventa quindi estremamente interessante quando un’artista trascende il genere utilizzando un approccio diverso: accanto al liricismo di Helen Levitt o al romanticismo di Saul Leiter, Lynn Saville rivolge il suo sguardo dapprima alla concretezza dei paesaggi urbani per poi ricercare e svelare le vite segrete di queste strutture, i lati nascosti e imprevedibili.

Aperta con ingresso libero fino al 26 marzo.

Info: www.alessiapaladinigallery.it

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Mostra – Reka Nyari, Ink Stories

DART | Dynamic Art Museum presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista Reka Nyari, aperta fino al prossimo 6 febbraio 2022 presso il Museo della Permanente di Milano.
Ink Stories è una mostra di fotografie in bianco e nero su larga scala e di opere digitali in NFT realizzate dall’artista. Questa selezione di opere fa parte di un progetto di ritrattistica in corso che Nyari ha iniziato nel 2017 con la sua prima mostra personale a New York, intitolata Geisha Ink. Questo corpus di opere, diviso in tre sezioni (Geisha Ink, Blooming Ink e Punctured Ink) continua a esplorare un elemento centrale della pratica di Nyari: studi intimi di auto-identità ed emancipazione femminile attraverso la ritrattistica di nudo.
Reka Nyari inserisce la serie Ink Stories nel filone dell’immaginario femminile senza limiti
con i racconti di quattro donne e la loro risposta alla lotta e al dolore. Gli intricati fili d’inchiostro sulla loro pelle rafforzano il loro spirito come atti di sfida, voti di potere ed emblemi di trasformazione della mente attraverso la fisicità del corpo.
Nella serie Punctured Ink, Nyari lavora attraverso un processo di perforazione della superficie di ogni stampa che, a differenza della pittura o del disegno, crea fori in rilievo che lasciano un risultato permanente, proprio come fa un tatuaggio sulla pelle. Le immagini di Nyari di figure nude non sono strettamente intese come ritratti seducenti, al contrario comunicano la loro carica emotiva ed espandono il vocabolario artistico al regno delle narrazioni, stratificando storie personali e contenuti fittizi: la nudità, il gesto, lo sguardo, così come gli oggetti, si legano intrinsecamente all’identità femminile.

Reka Nyari (Helsinki, 1979) vive e lavora a New York. Il suo lavoro è stato esposto in numerose gallerie negli Stati Uniti e in Europa. Ha ricevuto premi da organizzazioni prestigiose, tra cui il primo premio al  Miami Photo Center Vision Excellence Awards 2018 e all’International Photography Awards (IPA) 2010, categoria Beauty Pro. La sua monografia di 225 pagine intitolata “Femme Fatale: Female Erotic Photography” è pubblicata in 6 lingue ed è sold out in tutto il mondo. Ha cominciato quest’anno a pubblicare i suoi lavori come NFT e questa è la sua prima mostra in un museo in Italia.


Reka Nyari

Ink Stories

DART | Dynamic Art Museum
Via Filippo Turati, 34, 20121 Milano
Fino al 6 febbraio 2022

Orari d’apertura: lunedì – venerdì: 10-19
sabato – domenica: 11-19
biglietto intero: 10 euro
biglietto ridotto: 6 euro
card semestrale DART valida per ingressi illimitati per tutte le mostre: 15 euro

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CONTATTI

www.dartmilano.com

dart@dartmilano.it

+39 02 94382885

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Mostra – 40 ANNI POSITIVI – Dalla pandemia di AIDS a una generazione HIV FREE

di Fabrizio Bonfanti

A proposito di pandemie…

Il dramma dell’AIDS, purtroppo, non è ancora stato risolto e non sempre ci ricordiamo di questa pandemia che rischia di rimanere silenziosa, ma che continua a mietere vittime soprattuto in Paesi dove l’accesso alle cure è difficile se non impossibile.

Il 1 Dicembre ricorre il “World AIDS Day” ovvero una giornata commemorativa per le vittime dell’AIDS e di sensibilizzazione sul tema.

Pochi giorni fa è stata inaugurata la mostra “40 anni positivi” nello spazio dei Frigoriferi Milanesi, che raccoglie documenti di archivio, fotografie, campagne pubblicitarie che ripercorrono i 40 anni di lotta all’AIDS.

Accolgono i visitatori una serie di pannelli che ripercorrono la storia drammatica dei primi anni di diffusione dell’infezione di HIV, dell’evoluzione del movimenti di sensibilizzazione nel mondo e delle terapie. Vi sono poi testimonianze concrete, come un gruppo di fotografie realizzate da un anonimo in un reparto di malattie infettive, i manifesti pubblicitari degli anni in cui si stava diffondendo il virus.

Molto emozionante è vedere la stanza dedicata le coperte del Names Project AIDS Memorial Quilt che venivano realizzate, in passato, per ricordare le persone che non sono sopravvissute alla malattia.

La seconda parte del percorso espositivo, invece, racconta di come si siano evolute le terapie che permettono a un positivo di vivere una vita normale con una pillola al giorno senza il rischio di di diffondere la malattia. Sono presenti video della performance “I Miss You” di Franco B oltre che alcune sue fotografie, ritratti dell’artista Larry Stanton realizzati prima della sua morte, il video “Last Night I took a man” di David Wojnarowicz

Il percorso si chiude con il messaggio U=U (Undetectable=Untrasmittable) ovvero una persona sieropositiva in terapia non trasmette il virus e quindi è sicuro.

Promossa e organizzata da Milano Check Point, con il supporto di ALA Milano Onlus, Anlaids sezione Lombarda, ASA Milano Onlus, CIG – Arcigay Milano, Fondazione LILA Milano Onlus e NPS Italia Onlus e Simit Lombardia, col patrocinio del Consiglio Regionale di Regione Lombardia, del Comune di Milano, Assessorato alla Cultura e Assessorato al Welfare e Salute, main sponsor Viiv Healthcare, Gilead Sciences, Durex, top sponsor Janssen and Cilag, Cepheid, UniCredit, media partner Corriere della Sera e Fondazione Corriere della Sera, la

 

“40 ANNI POSITIVI. Dalla pandemia di AIDS a una generazione HIV free”

Milano, Frigoriferi Milanesi | Sala Galleria (via Piranesi 10)

Orari:

Lunedì e martedì chiuso. Da mercoledì a venerdì 15.00-20.00. Sabato e domenica 10.00-20.00

Per altre informazioni:  40annipositivi@gmail.com

www.milanocheckpoint.it

FB: milanocheckpoint

IG: milano.checkpoint

TW: @MiCheckPoi

 

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Mostre – Stefano Torrione, “INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini”

Il fotografo valdostano Stefano Torrione dedica un’indagine alla sua regione e ai grandi tesori che racchiude per portarli in mostra nel cuore di una città. Dal 25 settembre al 25 ottobre 2020 infatti, la milanese via Dante si trasformerà in una galleria d’arte open-air attraverso l’esposizione di 30 immagini fotografiche scattate dall’autore come omaggio alle bellezze monumentali di cui la Regione Valle d’Aosta è ricca.

Il progetto espositivo – promosso dalla Regione autonoma Valle d’Aosta e inserito nel programma espositivo annuale della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, nonché patrocinato dal Comune di Milano – si propone di far conoscere a un ampio pubblico, valorizzandoli, i siti più importanti dal punto di vista storico, culturale e architettonico presenti in questa regione incastonata nel cuore delle Alpi, “Intra Montes” appunto, dal latino “dentro le montagne”. 

Nel 2018 Torrione firma un servizio per la prestigiosa rivista National Geographic Italia dedicato alla Valle d’Aosta romana e INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini rappresenta l’ideale continuazione di quel reportage. L’obiettivo della mostra infatti è quello di approfondire e dare spazio, attraverso un lavoro di ricerca per immagini, all’immenso valore e all’infinita bellezza delle tante opere monumentali perfettamente conservate nella Regione, vere meraviglie dell’arte romana custodite in un ambiente duro e difficile come quello di una regione alpina di alta quota qual è la Valle d’Aosta: “Ho redatto una lista di 30 “capolavori” dell’Umanità senza che questi siano iscritti in alcuna lista dell’Unesco – dice il fotografo – 30 siti archeologici per rappresentare una regione nella sua completezza”. 

Per immortalare i grandi tesori della Regione – da quelli più conosciuti a quelli nascosti – Torrione ha scelto di utilizzare il linguaggio del reportage e le sue fotografie non sono mai statiche “cartoline” dei monumenti, ma immagini che fanno vivere i luoghi scelti, catturati in speciali momenti dell’anno e attraversati dall’umanità di chi li frequenta, calcando le “antiche pietre” sia nel proprio quotidiano che durante momenti di festa. Ecco allora apparire la ritualità, la tradizione popolare di una regione ricca non solo di monumenti, ma anche di cultura e di vita, secondo un approccio che è già stato il fil rouge dell’esposizione ALPIMAGIA. Riti, leggende e misteri dei popoli alpini, curata dallo stesso Stefano Torrione con Daria Jorioz e realizzata al Museo Archeologico Regionale di Aosta nell’inverno 2016-2017, che attualmente è allestita a Bolzano. 

È attraverso questa chiave di lettura che Torrione in INTRA MONTES – La Valle d’Aosta in 30 Immagini ritrae un’attrice mentre legge la Medea nel grandioso Teatro Romano di Aosta costruito alla fine del I° secolo d.C.; o un gruppo folk mentre sosta sul ponte che conduce al Forte di Bard, il complesso monumentale sede del Museo delle Alpi; o ancora, un anziano viticoltore mentre rientra camminando sull’antica Strada Romana delle Gallie, dove nel selciato sono ancora evidenti i segni del passaggio dei carri. 

La parola chiave della mostra è unicità, rappresentata da immagini dal forte impatto visivo, originali e in grado di colpire e incuriosire chiunque le guardi. Questo patrimonio iconografico sarà esposto nel centro di Milano, in quella Via Dante che collega il Duomo con il Castello Sforzesco e che ogni giorno viene percorsa da turisti, cittadini e pendolari e che per un mese, anche di notte – grazie a un impianto di illuminazione hi-tech alimentato da pannelli fotovoltaici – sarà visibile 7 giorni su 7 e h 24, raccontando le meraviglie più nascoste e più preziose della Regione Valle d’Aosta. 

Stefano Torrione valdostano di nascita e milanese di adozione, dopo la laurea in Scienze Politiche si dedica alla fotografia. Professionista dal 1992, inizia la carriera a Epoca e vince nel 1994 ad Arles (Francia) il Premio Kodak Europeo Panorama. Si dedica poi al reportage geografico ed etnografico viaggiando negli anni in molti paesi del mondo e pubblicando servizi su numerose riviste italiane e straniere tra cui Geo, Bell’Italia, Meridiani Montagne e National Geographic Italia. Negli ultimi anni ha lavorato principalmente a progetti fotografici a lungo termine realizzando un altro grande progetto sulle Alpi esposto nella mostra del National Geographic La Guerra Bianca allestita al Forte di Bard nel 2018, a Milano nel 2017 e a Trento nel 2016. Ha recentemente fondato una propria casa editrice. www.stefanotorrione.com 

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Mostre – Enrica Gjuzi, Svestirsi

Riprendono a Istituto Italiano di Fotografia, via Enrico Caviglia 3 a Milano, le mostre appartenenti alla rassegna fotografica “Venti Rosa. Nuovi sguardi femminili sul contemporaneo”, ciclo di esposizioni inserite nel palinsesto “I Talenti delle donne” promosso dal Comune di Milano per l’anno 2020.  che sono l’occasione per dare visibilità a nuovi punti di vista originali e alle sensibilità proprie dell’universo femminile. Sono dedicate ai progetti inediti di talentuose autrici neo diplomate all’Istituto e raccontano condizioni, percorsi e aspettative dell’esistenza umana.

Dopo lo stop obbligato dettato dall’emergenza sanitaria che ha interrotto la rassegna al primo appuntamento, Istituto Italiano di Fotografia ha calendarizzato nuovamente gli appuntamenti a partire da settembre 2020, prevedendo la partecipazione delle mostre al palinsesto del Milano Photofestival 2020.

La rassegna riprende giovedì 17 settembre 2020 alle ore 18:30 con l’inaugurazione della mostra Svestirsi di Enrica Gjuzi, che resterà visitabile fino al 28 settembre.

“Un racconto intorno all’identità sessuale, tematica data per scontata ma che ancora oggi crea incomprensioni e pregiudizi”.

 

Biografia

Enrica Gjuzi nasce a Sant’Elpidio a Mare nel 1997, dove frequenta il Liceo Artistico.

Dopo l’arte comincia ad appassionarsi alla fotografia, diplomata arriva a Milano dove frequenta l’Istituto Italiano di Fotografia, come studentessa e assistente.

Terminato il percorso di studi, lavora e manda avanti alcuni dei suoi progetti personali, alcuni intimi concentrati sul rapporto umano, altri sul rapporto uomo natura.

Enrica ci presenta il suo progetto “Svestirsi” dove affronta l’argomento dell’identità sessuale, intesa come infinita e mutabile, formata da strati differenti di verità e lati nascosti dove cerca di mettere a nudo il lato emotivo e non solo fisico.

 

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Portfolio – Marco Merati, “1000 metri da casa”

1000 METRI DA CASA
Questo progetto fotografico nasce dal tempo, dalla sorpresa di camminare lentamente per le vie di un quartiere che dovrei conoscere bene, considerato che ci abito da sette anni. E che invece, ho sempre vissuto di fretta. Viviamo veloci e non abbiamo tempo di fermarci a guardare quello che abbiamo intorno. Quando lo facciamo, ci stupiamo delle molte cose che ci passano davanti e che neppure vediamo. Succede con le strade, ma immagino che sia così anche con le persone che incontriamo sul nostro cammino. Ho imparato ad osservare lentamente, ad avere tempo, a ritornare più volte negli stessi luoghi e nelle stesse strade, sullo stesso angolo di strada, scoprendo sempre punti di vista differenti e angolazioni nuove. Ho cominciato a portarmi la macchina fotografica, in una tracolla, come se non ci fosse e, camminando e osservando lentamente, ho iniziato a fotografare. Le strade che avevo percorso mille volte acquistavano un aspetto nuovo. Un muro di mattoni, un giardino, una vecchia fabbrica, un grande viale, un cancello chiuso, uno spazio abbandonato, un’architettura moderna. Ho passato un mese così, poi è cresciuta la curiosità di scoprire di più. Allora sono entrato all’interno di vecchie fabbriche, di capannoni in disuso, in aree chiuse e abbandonate, nel grande bosco della Goccia, sono salito sui gasometri per ammirare il paesaggio e sono entrato in decadenti palazzotti di inizio ‘900, con enormi turbine, dove gli zingari avevano lasciato un segno del loro passaggio, negli spazi del Politecnico, in uffici di spedizionieri. Ho conosciuto tanta gente che mi ha arricchito. Vagabondi, ex operai della Montedison, proprietari di antiche fabbriche che hanno resistito al tempo, ingegneri nostalgici, rom, studenti fuori sede del Politecnico, immigrati, comitati di lotta, genuine signore milanesi dai ricordi ancora vividi, scultori ed artisti che hanno arricchito di opere d’arte un luogo sconosciuto. Mi sono spostato di solo un chilometro da casa mia ed ho scoperto il mondo. Forse è un mondo un po’ decadente per alcuni, troppo cittadino o metropolitano. Ma la poesia è ovunque. Se solo camminassimo sempre un po’ più lentamente…

BOVISA o del nessun luogo
Il progetto fotografico nasce con l’dea di cristallizzare il paesaggio e le trasformazioni urbane di un quartiere, attraverso una ricerca fotografica di luoghi e di simboli che consumiamo quotidianamente, senza però coglierne l’essenza sociale e il valore storico. Le grandi fabbriche di un tempo, amate da Testori, da Luchino Visconti e Le Corbusier, ritratte da Sironi, sede di cultura del lavoro e lotte operaie, hanno lasciato profonde cicatrici nel territorio: luoghi senza nome, capannoni silenziosi, cancelli chiusi sul vuoto e muri di cinta innalzati sul nulla. Le architetture industriali sono a ricordarci il tempo passato, come le vecchie
cascine, che a dispetto di ingombranti e colorati palazzi, sembrano quasi indifferenti al passare del tempo. Nella chiesa della Bovisa, a lato dell’altare maggiore, è quasi nascosto un affresco sacro, dove alle spalle di una Madonna in preghiera si riconoscono le ciminiere delle vecchie fabbriche della zona. Simbolo di un legame inscindibile tra la sacralità e la cultura del lavoro, che qui è sempre stato presente.
Un angolo di Milano che offre sorprendenti contrasti urbanistici, un paesaggio urbano unico in continua trasformazione, eppure immobile nelle sue contraddizioni e nelle sue dissonanze. Un luogo sospeso tra memoria e riscatto, in bilico tra passato e futuro dove il tempo sembra scorrere in modo circolare. Un luogo costellato di non luoghi. Il profondo processo di recupero edilizio di ampi insediamenti produttivi si mescola ancora con le poche architetture di un’archeologia industriale che, con le ciminiere delle vecchie fabbriche abbandonate, gli scheletri delle officine e dei gasometri dismessi, resistono schiacciati tra la ferrovia e la circonvallazione. Le scellerate decisioni di varie giunte comunali che si sono susseguite negli ultimi trent’anni hanno cancellato un patrimonio culturale, sociale e architettonico unico.
Nei luoghi dove si ergevano grandi fabbriche ora resta il vuoto. E con il vuoto si cancella la memoria. Intanto, la riqualificazione urbana avanza colorata e prepotente, come a scrollarsi di dosso la polvere dell’indifferenza, del declino. E da qui riparte la mia ricerca fotografica: una narrazione visuale per riscoprire il passato e fissare su una stampa il presente, in un dialogo onirico con il futuro.

Biografia

Marco Merati è nato a Milano. Terminati gli studi di fotografia, inizia a lavorare come assistente in diversi studi fotografici che si occupano di fotografia industriale e pubblicitaria. Contemporaneamente inizia a collaborare con studi di architettura e imprese di costruzioni. Pubblica su riviste del settore ( Costruire, VetroSpazio, Abacus) e realizza diverse brochure di presentazione per imprese ed architetti. Pubblica anche su” l’Arca” e “Ville e Giardini” La passione per l’architettura lo spinge a ritrarre vari luoghi di Milano realizzatI in grande formato, e una serie di fotografie  vengono esposte nel 1995 alla galleria “Il Diaframma” di Lanfranco Colombo nell’ambito di un concorso per giovani fotografi. Da oltre vent’anni lavora nel turismo.

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Mostra – Gianmarco Maraviglia, “Under Covid”

Apre il 15 settembre, presso l’associazione culturale Zona K via Spalato 11, a Milano, la personale di Gianmarco Maraviglia a cura di Chiara Oggioni Tiepolo. La serie di fotografie esposte racconta il tempo sospeso del lockdown e la conseguente riapertura, in una narrazione a metà fra il racconto intimo e l’indagine fotogiornalistica, pur evitando la dimensione più dettagliata della malattia. Ma anche lui si è ritrovato di fronte al dilemma del “disallineamento”. Come rappresentare e sintetizzare dunque visivamente il cambio di piano sequenza del reale che le nostre esistenze hanno subito? Nasce così il glitch, l’errore di sistema. Immagini di “matrixiana” suggestione che lasciano aperto un interrogativo sul nostro futuro prossimo.

E’ come se qualcosa si fosse inceppato e poi rotto. Rotto il tempo, la realtà, le abitudini. Il senso di libertà, la leggerezza, una certa arroganza nel dare per scontata la vita, perfino. Quella vita. Poi è arrivato il giorno in cui è cambiato tutto. Stroncata la spensieratezza, annullata una gestualità tipicamente italica, spazzato via lo scorrere “normale” delle consuetudini e delle giornate. Ci si è scoperti vulnerabili, l’universo tutto da conquistare si è rimpicciolito fino a entrare
all’interno delle pareti domestiche. Polverizzate le certezze, spogliate le impalcature, ci si è stretti alle uniche sicurezze ancora solide.
Si è aspettato, come se fossimo rinchiusi in un bunker, che un’entità altra ci desse nuovamente il via libera. Si è affidata la nostra esistenza prima a un bollettino, poi alle tecnologie. La parola “controllo” ha assunto le tinte rassicuranti di un mantello di protezione. E infine la riapertura. Evviva. Ecco dunque tutti riversarsi in strada, con la fretta e l’urgenza di riappropriarsi del tempo che fu, la necessità quasi fisica di convincersi che fosse tutto finito, passato, pronto a essere dimenticato. Eppure. Abbiamo fatto finta che non fosse successo niente, volevamo che non fosse successo niente. Ma qualcosa continua a non funzionare. Ed è solo adesso, probabilmente, ora che le emozioni si depositano e sedimentano, che abbiamo il coraggio e la lucidità di comprendere quanto davvero quella frattura del normale si sia fissata dentro di noi in maniera irreversibile.

Inaugurazione – 15 settembre 2020, ore 19. Aperta fino al 24 settembre

Orari: da martedì a domenica 17.00 – 21.00, lunedì 17.00 – 19.00. Ingresso gratuito contingentato a max 20 persone contemporaneamente
ZONA K è un’associazione culturale con attività riservate ai soci. Per accedere alla mostra
occorre inviare la richiesta tesseramento almeno 24 ore prima sul sito www.zonak.it, costo tessera € 2,00.

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI:
ZONA K – Via Spalato 11 – 20124 Milano
biglietti@zonak.it |T. 02.97378443 – CELL: 393.8767162 (da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle
19.00)
www.zonak.it